"Ho fatto il dosaggio degli anticorpi e sono protetto: posso evitare il richiamo dell'antitetanica?"
È una delle domande che ci arrivano più spesso da lavoratori e sportivi. La risposta onesta è che nessuna norma italiana dice che la titolazione anticorpale sostituisce la vaccinazione obbligatoria e con l'aumento della pressione mediatica sul tema vaccini, la situazione di è complicata. Ma questo non significa che sia inutile.
Usata nel modo giusto, la titolazione è uno strumento concreto di tutela:
✅ l'art. 279 del D.Lgs. 81/2008 parla di vaccini per i lavoratori "che non sono già immuni": il medico competente deve valutare il vostro risultato;
✅ la Legge 219/2017 vi dà diritto a essere informati anche sulle "possibili alternative";
✅ potete chiedere copia della vostra cartella sanitaria;
✅ contro il giudizio di idoneità potete fare ricorso all'ASL entro 30 giorni.
Nell'articolo trovate una tabella che chiarisce, ambito per ambito (lavoro, sport, minori), cosa prevede la legge, un modello di richiesta scritta al medico competente e cosa NON fare per non indebolire la vostra posizione.
👉 Leggete la guida completa: https://www.corvelva.it/area-legale/obbligo-antitetanica/approfondimenti-e-strategie/titolazione-anticorpale-antitetanica-cosa-puo-ottenere-e-cosa-non-puo-sostituire.html
#Corvelva #antitetanica #diritti #lavoro #consensoinformato
È una delle domande che ci arrivano più spesso da lavoratori e sportivi. La risposta onesta è che nessuna norma italiana dice che la titolazione anticorpale sostituisce la vaccinazione obbligatoria e con l'aumento della pressione mediatica sul tema vaccini, la situazione di è complicata. Ma questo non significa che sia inutile.
Usata nel modo giusto, la titolazione è uno strumento concreto di tutela:
✅ l'art. 279 del D.Lgs. 81/2008 parla di vaccini per i lavoratori "che non sono già immuni": il medico competente deve valutare il vostro risultato;
✅ la Legge 219/2017 vi dà diritto a essere informati anche sulle "possibili alternative";
✅ potete chiedere copia della vostra cartella sanitaria;
✅ contro il giudizio di idoneità potete fare ricorso all'ASL entro 30 giorni.
Nell'articolo trovate una tabella che chiarisce, ambito per ambito (lavoro, sport, minori), cosa prevede la legge, un modello di richiesta scritta al medico competente e cosa NON fare per non indebolire la vostra posizione.
👉 Leggete la guida completa: https://www.corvelva.it/area-legale/obbligo-antitetanica/approfondimenti-e-strategie/titolazione-anticorpale-antitetanica-cosa-puo-ottenere-e-cosa-non-puo-sostituire.html
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Titolazione anticorpale antitetanica: cosa può ottenere e cosa non può
"Ho fatto il dosaggio degli anticorpi e sono protetto: posso evitare il richiamo dell'antitetanica?" È una delle domande che riceviamo più spesso da lavoratori e sportivi. La risposta onesta è che nes
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Lo studio più ampio sulla sicurezza dei vaccini COVID-19: cosa dicono davvero i dati
Lo studio del Global Vaccine Data Network (Faksova et al., Vaccine, 2024) ha analizzato 99 milioni di vaccinati in 8 Paesi, confrontando i casi osservati di 13 eventi avversi con quelli attesi in base ai dati pre-vaccinazione.
Ha confermato segnali di sicurezza per alcuni eventi, ciascuno legato a un vaccino e a una dose specifici:
📍 Miocardite: casi osservati 6,1 volte quelli attesi (+510%) dopo la seconda dose di Moderna
📍 Encefalomielite acuta disseminata (ADEM): 3,8 volte (+278%) dopo la prima dose di Moderna, con un intervallo di incertezza ampio (da 1,5 a 7,8 volte)
📍 Trombosi dei seni venosi cerebrali: 3,2 volte (+223%) dopo la prima dose di AstraZeneca
📍 Sindrome di Guillain-Barré: 2,5 volte (+149%) dopo la prima dose di AstraZeneca
Si tratta di eventi rari: un aumento relativo elevato non equivale a un numero elevato di casi. Lo studio confronta osservati e attesi, senza un gruppo di non vaccinati: individua segnali da approfondire, non misura con precisione il rischio causale. Non valuta l’efficacia dei vaccini.
Questi dati vanno conosciuti e comunicati con trasparenza, perché ogni persona ha diritto a un’informazione completa sui rischi di un trattamento sanitario.
🔗 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38350768/
Lo studio del Global Vaccine Data Network (Faksova et al., Vaccine, 2024) ha analizzato 99 milioni di vaccinati in 8 Paesi, confrontando i casi osservati di 13 eventi avversi con quelli attesi in base ai dati pre-vaccinazione.
Ha confermato segnali di sicurezza per alcuni eventi, ciascuno legato a un vaccino e a una dose specifici:
📍 Miocardite: casi osservati 6,1 volte quelli attesi (+510%) dopo la seconda dose di Moderna
📍 Encefalomielite acuta disseminata (ADEM): 3,8 volte (+278%) dopo la prima dose di Moderna, con un intervallo di incertezza ampio (da 1,5 a 7,8 volte)
📍 Trombosi dei seni venosi cerebrali: 3,2 volte (+223%) dopo la prima dose di AstraZeneca
📍 Sindrome di Guillain-Barré: 2,5 volte (+149%) dopo la prima dose di AstraZeneca
Si tratta di eventi rari: un aumento relativo elevato non equivale a un numero elevato di casi. Lo studio confronta osservati e attesi, senza un gruppo di non vaccinati: individua segnali da approfondire, non misura con precisione il rischio causale. Non valuta l’efficacia dei vaccini.
Questi dati vanno conosciuti e comunicati con trasparenza, perché ogni persona ha diritto a un’informazione completa sui rischi di un trattamento sanitario.
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OBBLIGHI VACCINALI IN EUROPA (CONTINENTE): FACCIAMO IL PUNTO SU 49 PAESI
"In Europa l'obbligo c'è solo in pochi Paesi." "L'Italia è un'eccezione." Quante volte lo avete sentito? Ogni volta con un numero diverso: 11, 15, 17 Paesi.
Il punto è che contare i Paesi con l'obbligo non spiega nulla. E nemmeno dire che in un Paese "c'è l'obbligo".
In Lettonia i vaccini sono "obbligatori", ma basta firmare un rifiuto. In Germania l'obbligo riguarda una sola malattia, ma senza la prova di protezione si resta fuori dal nido e si rischiano 2.500 euro di multa. In Francia le multe non esistono più, ma senza vaccini non si entra in nessuna struttura per l'infanzia, scuola compresa.
Per questo abbiamo realizzato quella che, per quanto ne sappiamo, è l'analisi più completa oggi disponibile sugli obblighi vaccinali in Europa: 49 Paesi, dall'Islanda alla Turchia, dal Portogallo alla Russia, studiati uno per uno su leggi, sentenze, documenti ufficiali e, dove possibile, con le associazioni e i comitati locali. Per ogni Paese trovate:
✔️ se l'obbligo esiste davvero o solo sulla carta
✔️ quante vaccinazioni riguarda (da 1 a 13)
✔️ quanto costa dire no (da 23 a 2.500 euro di multa)
✔️ se i bambini possono andare al nido e a scuola
✔️ se è possibile istruire i figli a casa
✔️ chi paga se un vaccino provoca un danno
Alcuni dati:
✔️ 21 Paesi hanno un obbligo vero, 12 solo sulla carta, 16 nessun obbligo
✔️ 17 Paesi escludono i non vaccinati dal nido, ma solo 6 anche dalla scuola primaria
✔️ in 2 Paesi, Macedonia del Nord e Andorra, un bambino non vaccinato non può andare a scuola e non può studiare a casa
✔️ dei 21 Paesi con obbligo vero, 14 non prevedono alcun indennizzo per i danni da vaccino. Dei 16 senza obbligo, 9 lo prevedono
Chi obbliga, insomma, non sempre risarcisce.
Un lavoro di mesi, con 49 schede aggiornate a ottobre 2026, mappe, infografiche e un articolo di sintesi che mette tutto insieme.
Leggi l'analisi completa: https://www.corvelva.it/obblighi-in-europa/facciamo-il-punto.html
Tutte le schede Paese per Paese: https://www.corvelva.it/obblighi-in-europa.html
Vivi in uno di questi Paesi e la realtà è diversa da quella che descriviamo? Scrivici: ci aiuterai a rendere questo lavoro ancora più preciso.
"In Europa l'obbligo c'è solo in pochi Paesi." "L'Italia è un'eccezione." Quante volte lo avete sentito? Ogni volta con un numero diverso: 11, 15, 17 Paesi.
Il punto è che contare i Paesi con l'obbligo non spiega nulla. E nemmeno dire che in un Paese "c'è l'obbligo".
In Lettonia i vaccini sono "obbligatori", ma basta firmare un rifiuto. In Germania l'obbligo riguarda una sola malattia, ma senza la prova di protezione si resta fuori dal nido e si rischiano 2.500 euro di multa. In Francia le multe non esistono più, ma senza vaccini non si entra in nessuna struttura per l'infanzia, scuola compresa.
Per questo abbiamo realizzato quella che, per quanto ne sappiamo, è l'analisi più completa oggi disponibile sugli obblighi vaccinali in Europa: 49 Paesi, dall'Islanda alla Turchia, dal Portogallo alla Russia, studiati uno per uno su leggi, sentenze, documenti ufficiali e, dove possibile, con le associazioni e i comitati locali. Per ogni Paese trovate:
✔️ se l'obbligo esiste davvero o solo sulla carta
✔️ quante vaccinazioni riguarda (da 1 a 13)
✔️ quanto costa dire no (da 23 a 2.500 euro di multa)
✔️ se i bambini possono andare al nido e a scuola
✔️ se è possibile istruire i figli a casa
✔️ chi paga se un vaccino provoca un danno
Alcuni dati:
✔️ 21 Paesi hanno un obbligo vero, 12 solo sulla carta, 16 nessun obbligo
✔️ 17 Paesi escludono i non vaccinati dal nido, ma solo 6 anche dalla scuola primaria
✔️ in 2 Paesi, Macedonia del Nord e Andorra, un bambino non vaccinato non può andare a scuola e non può studiare a casa
✔️ dei 21 Paesi con obbligo vero, 14 non prevedono alcun indennizzo per i danni da vaccino. Dei 16 senza obbligo, 9 lo prevedono
Chi obbliga, insomma, non sempre risarcisce.
Un lavoro di mesi, con 49 schede aggiornate a ottobre 2026, mappe, infografiche e un articolo di sintesi che mette tutto insieme.
Leggi l'analisi completa: https://www.corvelva.it/obblighi-in-europa/facciamo-il-punto.html
Tutte le schede Paese per Paese: https://www.corvelva.it/obblighi-in-europa.html
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Facciamo il punto: in Europa l’obbligo vaccinale non è uguale per tutt
"In Europa l'obbligo vaccinale c'è solo in pochi Paesi". "L'Italia è un'eccezione". "In mezza Europa i vaccini sono obbligatori". Sono frasi che si leggono da anni sui giornali, nei talk show e sui so
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GLI OBBLIGHI VACCINALI STANNO CRESCENDO? I SEGNALI CI SONO, ED È DIFFICILE NON VEDERLI
Abbiamo messo in fila tutto quello che è successo in Europa dal 2015 a oggi sul fronte degli obblighi vaccinali. Il bilancio è netto: 9 strette approvate, 3 nuove proposte, 5 passi indietro o freni.
Le strette non sono episodi isolati. Arrivano a ondate.
La prima, tra il 2017 e il 2020:
✔️ ITALIA 2017: da 4 a 10 vaccinazioni obbligatorie ed esclusione da nidi e materne
✔️ FRANCIA 2017: da 3 a 11 obblighi per i nati dal 2018
✔️ GERMANIA 2019: legge sul morbillo, con esclusione dai nidi e multe fino a 2.500 euro
✔️ MACEDONIA DEL NORD 2019: senza libretto completo niente asilo né scuola
✔️ SLOVENIA 2020: morbillo-parotite-rosolia condizione per gli asili pubblici
La seconda è in corso adesso:
✔️ FRANCIA 2025: gli obblighi salgono a 12 con i meningococchi B e ACWY
✔️ MONACO 2025: 8 nuovi obblighi per i nati dal 2026, in tutto 11
✔️ MONTENEGRO 2025: dal 2026 esclusione dei non vaccinati dagli asili, confermata nel 2026 dalla Corte costituzionale
✔️ CROAZIA 2026: annunciato l'obbligo HPV dal 2027
✔️ UCRAINA 2026: un nuovo progetto di legge lega la frequenza scolastica alle vaccinazioni, in un Paese in guerra
✔️ TURCHIA 2025: l'opposizione propone 13 vaccini obbligatori, multe e carcere
In poco più di un anno, sei Paesi tra leggi approvate, annunci e proposte. E lo strumento scelto è quasi sempre lo stesso: non la multa, ma l'esclusione dei bambini da nidi e scuole.
Non mancano i freni: la Corte costituzionale turca nel 2015, il Parlamento slovacco nel 2019, il Senato olandese nel 2022, il Portogallo e l'Austria nel 2026. Ma sono resistenze, non inversioni di rotta. Nessun Paese che ha introdotto un obbligo lo ha poi tolto.
La direzione è chiara. Ed è per questo che serve conoscere quello che succede oltre confine: le strette di oggi in un Paese diventano spesso il modello di domani per un altro. Monaco ha copiato la Francia. Chi sarà il prossimo?
L'analisi completa: https://www.corvelva.it/obblighi-in-europa/facciamo-il-punto.html
Abbiamo messo in fila tutto quello che è successo in Europa dal 2015 a oggi sul fronte degli obblighi vaccinali. Il bilancio è netto: 9 strette approvate, 3 nuove proposte, 5 passi indietro o freni.
Le strette non sono episodi isolati. Arrivano a ondate.
La prima, tra il 2017 e il 2020:
✔️ ITALIA 2017: da 4 a 10 vaccinazioni obbligatorie ed esclusione da nidi e materne
✔️ FRANCIA 2017: da 3 a 11 obblighi per i nati dal 2018
✔️ GERMANIA 2019: legge sul morbillo, con esclusione dai nidi e multe fino a 2.500 euro
✔️ MACEDONIA DEL NORD 2019: senza libretto completo niente asilo né scuola
✔️ SLOVENIA 2020: morbillo-parotite-rosolia condizione per gli asili pubblici
La seconda è in corso adesso:
✔️ FRANCIA 2025: gli obblighi salgono a 12 con i meningococchi B e ACWY
✔️ MONACO 2025: 8 nuovi obblighi per i nati dal 2026, in tutto 11
✔️ MONTENEGRO 2025: dal 2026 esclusione dei non vaccinati dagli asili, confermata nel 2026 dalla Corte costituzionale
✔️ CROAZIA 2026: annunciato l'obbligo HPV dal 2027
✔️ UCRAINA 2026: un nuovo progetto di legge lega la frequenza scolastica alle vaccinazioni, in un Paese in guerra
✔️ TURCHIA 2025: l'opposizione propone 13 vaccini obbligatori, multe e carcere
In poco più di un anno, sei Paesi tra leggi approvate, annunci e proposte. E lo strumento scelto è quasi sempre lo stesso: non la multa, ma l'esclusione dei bambini da nidi e scuole.
Non mancano i freni: la Corte costituzionale turca nel 2015, il Parlamento slovacco nel 2019, il Senato olandese nel 2022, il Portogallo e l'Austria nel 2026. Ma sono resistenze, non inversioni di rotta. Nessun Paese che ha introdotto un obbligo lo ha poi tolto.
La direzione è chiara. Ed è per questo che serve conoscere quello che succede oltre confine: le strette di oggi in un Paese diventano spesso il modello di domani per un altro. Monaco ha copiato la Francia. Chi sarà il prossimo?
L'analisi completa: https://www.corvelva.it/obblighi-in-europa/facciamo-il-punto.html
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Facciamo il punto: in Europa l’obbligo vaccinale non è uguale per tutt
"In Europa l'obbligo vaccinale c'è solo in pochi Paesi". "L'Italia è un'eccezione". "In mezza Europa i vaccini sono obbligatori". Sono frasi che si leggono da anni sui giornali, nei talk show e sui so
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🗓 GLI SPORTELLI CORVELVA DI NOVEMBRE 2026
🤝 Perché partecipare?
Gli Sportelli Corvelva sono un momento di incontro con i nostri volontari, dove potrete porre domande e condividere situazioni particolari. Vengono effettuati in piccoli gruppi di 5 persone perché i dubbi sono spesso comuni: la condivisione aiuta a capire che non si è soli e che molti altri genitori stanno affrontando il medesimo percorso.
📝 Come prenotare
Per partecipare allo sportello è necessario:
✔️ Essere Soci Corvelva.
✔️ Effettuare il login sul nostro sito nell'area riservata.
✔️ Prenotare la data preferita nella sezione "Sportelli Corvelva".
⚠️ IMPORTANTE: aggiungeremo altre date sempre a novembre e ve daremo sicuramente notizia.
Link per info e prenotazioni:
🔗 https://www.corvelva.it/speciale-corvelva/sportello-informativo.html
Corvelva Staff
🤝 Perché partecipare?
Gli Sportelli Corvelva sono un momento di incontro con i nostri volontari, dove potrete porre domande e condividere situazioni particolari. Vengono effettuati in piccoli gruppi di 5 persone perché i dubbi sono spesso comuni: la condivisione aiuta a capire che non si è soli e che molti altri genitori stanno affrontando il medesimo percorso.
📝 Come prenotare
Per partecipare allo sportello è necessario:
✔️ Essere Soci Corvelva.
✔️ Effettuare il login sul nostro sito nell'area riservata.
✔️ Prenotare la data preferita nella sezione "Sportelli Corvelva".
⚠️ IMPORTANTE: aggiungeremo altre date sempre a novembre e ve daremo sicuramente notizia.
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Corvelva Staff
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Possono portarmi via mio figlio perché non l'ho vaccinato?
E se l'ASL mi segnala ai servizi sociali?
E se un giorno bussano alla porta?
Sono le domande che ci fate più spesso. A volte la sera tardi, con i bambini già a letto, dopo una frase sentita in ambulatorio o letta in un gruppo.
La risposta è NO. Oggi la sola mancata vaccinazione non è un motivo previsto dalla legge per l'intervento degli assistenti sociali o del Tribunale per i minorenni.
Ma una risposta secca non basta a far passare un'ansia così. Per questo abbiamo ricostruito la storia, documenti alla mano.
📌 Fino al 1981 non vaccinare era un reato.
📌 Fino al 1999 un bambino non vaccinato non entrava nemmeno alla scuola elementare.
📌 Nei primi anni '90, in Veneto, i Carabinieri prelevavano i bambini da casa per vaccinarli con la forza. Lo denunciava un'interrogazione parlamentare nel 1992, lo raccontava La Stampa nel 1993: circa duecento bambini.
E tutto questo con soli 4 vaccini obbligatori, non 10.
Poi le famiglie si sono organizzate. Nel 1994 il Governo ha scritto nero su bianco che i bambini non si vaccinano con la forza pubblica. Nel 1999 sono tornati a scuola. I giudici, uno dopo l'altro, hanno riconosciuto che non vaccinare non è una condotta pregiudizievole. E nel 2017 la segnalazione al Tribunale per i minorenni prevista dal decreto Lorenzin è stata cancellata in Parlamento.
La Legge 119 ci fa schifo e continueremo a combatterla. Ma non siamo più ai tempi delle divise alla porta. E se oggi è così, è perché qualcuno prima di noi ha lottato quando era molto più difficile.
Nell'articolo trovate anche, con onestà, dove sta il rischio reale oggi e cosa fare se qualcuno vi minaccia con gli assistenti sociali.
👉 https://www.corvelva.it/area-legale/obbligo-0-16-anni/guide-e-strategie/assistenti-sociali-se-non-vaccino-mio-figlio.html
Condividetelo con chi ne ha bisogno. Nessuno deve affrontare questa paura da solo.
E se l'ASL mi segnala ai servizi sociali?
E se un giorno bussano alla porta?
Sono le domande che ci fate più spesso. A volte la sera tardi, con i bambini già a letto, dopo una frase sentita in ambulatorio o letta in un gruppo.
La risposta è NO. Oggi la sola mancata vaccinazione non è un motivo previsto dalla legge per l'intervento degli assistenti sociali o del Tribunale per i minorenni.
Ma una risposta secca non basta a far passare un'ansia così. Per questo abbiamo ricostruito la storia, documenti alla mano.
📌 Fino al 1981 non vaccinare era un reato.
📌 Fino al 1999 un bambino non vaccinato non entrava nemmeno alla scuola elementare.
📌 Nei primi anni '90, in Veneto, i Carabinieri prelevavano i bambini da casa per vaccinarli con la forza. Lo denunciava un'interrogazione parlamentare nel 1992, lo raccontava La Stampa nel 1993: circa duecento bambini.
E tutto questo con soli 4 vaccini obbligatori, non 10.
Poi le famiglie si sono organizzate. Nel 1994 il Governo ha scritto nero su bianco che i bambini non si vaccinano con la forza pubblica. Nel 1999 sono tornati a scuola. I giudici, uno dopo l'altro, hanno riconosciuto che non vaccinare non è una condotta pregiudizievole. E nel 2017 la segnalazione al Tribunale per i minorenni prevista dal decreto Lorenzin è stata cancellata in Parlamento.
La Legge 119 ci fa schifo e continueremo a combatterla. Ma non siamo più ai tempi delle divise alla porta. E se oggi è così, è perché qualcuno prima di noi ha lottato quando era molto più difficile.
Nell'articolo trovate anche, con onestà, dove sta il rischio reale oggi e cosa fare se qualcuno vi minaccia con gli assistenti sociali.
👉 https://www.corvelva.it/area-legale/obbligo-0-16-anni/guide-e-strategie/assistenti-sociali-se-non-vaccino-mio-figlio.html
Condividetelo con chi ne ha bisogno. Nessuno deve affrontare questa paura da solo.
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Possono intervenire gli assistenti sociali se non vaccino mio figlio?
La risposta breve è no: oggi la sola mancata vaccinazione non è un motivo per l'intervento dei servizi sociali o del Tribunale per i minorenni. Ma per capire perché, e perché molti genitori hanno anco
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PRIMA ERA PEGGIO?
Obblighi, coercizione e battaglie dal 1939 a oggi
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Obblighi, coercizione e battaglie dal 1939 a oggi
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Ma tu sai da dove nasce la Dichiarazione di Helsinki?
È il documento che regola l’etica della ricerca medica sugli esseri umani in tutto il mondo. Ogni comitato etico, ogni rivista scientifica, ogni trial clinico serio la richiama.
Non è nata da una riflessione a tavolino. È nata dalle macerie.
Nel 1947, al processo di Norimberga, vennero giudicati i medici nazisti che avevano sperimentato sui prigionieri dei campi di concentramento. Da lì il Codice di Norimberga e, nel 1964, la Dichiarazione di Helsinki. Le regole sono arrivate dopo gli abusi, non prima.
E la storia si è ripetuta.
Nel 1994 uno studio americano dimostra che un farmaco, l’AZT, riduce drasticamente la trasmissione dell’HIV da madre a figlio. Negli anni successivi partono decine di studi in Africa e in Asia, finanziati anche da enti pubblici statunitensi, per testarne una versione più economica. In molti di questi, a una parte delle donne incinte sieropositive viene dato un placebo. Una pillola finta. Pur sapendo che un trattamento efficace esisteva.
Secondo le stime pubblicate sul New England Journal of Medicine, oltre mille neonati avrebbero contratto un’infezione evitabile. La giustificazione? “In quei Paesi lo standard di cura è nessuna cura.”
La scienza aveva deciso che la salute di quei bambini valeva meno della rapidità di un risultato.
Dopo lo scandalo, nel 2000, la Dichiarazione di Helsinki viene rivista a Edimburgo e il principio diventa netto: un nuovo trattamento va confrontato con il migliore esistente. Il placebo è ammesso solo se non esiste alternativa. Negli anni successivi il testo verrà ammorbidito, ma il principio resta: se esiste un trattamento efficace, chi è nel gruppo di controllo non può essere lasciato senza protezione se rischia un danno grave.
Giusto, no? Ecco il paradosso.
Per molti vaccini, oggi, questo significa che il gruppo di controllo non riceve un placebo inerte, ma un’altra sostanza: un altro vaccino, oppure l’adiuvante senza l’antigene. Nel trial principale del Gardasil, ad esempio, alla maggior parte del gruppo di controllo fu iniettato l’adiuvante a base di alluminio. Nel trial del Prevnar, il controllo era un vaccino contro il meningococco.
Che problema c’è? Che così non misuri il rischio del vaccino rispetto al non fare nulla, ma rispetto a un’altra sostanza che può avere i suoi effetti avversi. Se entrambi i gruppi hanno lo stesso problema, nel confronto sparisce. E ogni nuovo vaccino viene confrontato con quello precedente, in una catena dove il punto di partenza contro un vero placebo a volte non c’è mai stato.
Non è una nostra teoria: il limite è riconosciuto in letteratura ed è stato oggetto di discussione anche tra gli esperti dell’OMS.
Riassumendo: da un caso in cui la scienza se n’è fregata della salute del singolo, è nata una regola giusta. Ma applicata così, quella regola ci ha lasciato con un problema di sicurezza: sappiamo meno di quanto dovremmo su ciò che iniettiamo ai nostri figli.
Ti fidi della scienza? Bene. Allora pretendi che ti dia risposte complete.
#MiFidoDellaScienza #Corvelva #DichiarazioneDiHelsinki #EticaDellaRicerca #Placebo
È il documento che regola l’etica della ricerca medica sugli esseri umani in tutto il mondo. Ogni comitato etico, ogni rivista scientifica, ogni trial clinico serio la richiama.
Non è nata da una riflessione a tavolino. È nata dalle macerie.
Nel 1947, al processo di Norimberga, vennero giudicati i medici nazisti che avevano sperimentato sui prigionieri dei campi di concentramento. Da lì il Codice di Norimberga e, nel 1964, la Dichiarazione di Helsinki. Le regole sono arrivate dopo gli abusi, non prima.
E la storia si è ripetuta.
Nel 1994 uno studio americano dimostra che un farmaco, l’AZT, riduce drasticamente la trasmissione dell’HIV da madre a figlio. Negli anni successivi partono decine di studi in Africa e in Asia, finanziati anche da enti pubblici statunitensi, per testarne una versione più economica. In molti di questi, a una parte delle donne incinte sieropositive viene dato un placebo. Una pillola finta. Pur sapendo che un trattamento efficace esisteva.
Secondo le stime pubblicate sul New England Journal of Medicine, oltre mille neonati avrebbero contratto un’infezione evitabile. La giustificazione? “In quei Paesi lo standard di cura è nessuna cura.”
La scienza aveva deciso che la salute di quei bambini valeva meno della rapidità di un risultato.
Dopo lo scandalo, nel 2000, la Dichiarazione di Helsinki viene rivista a Edimburgo e il principio diventa netto: un nuovo trattamento va confrontato con il migliore esistente. Il placebo è ammesso solo se non esiste alternativa. Negli anni successivi il testo verrà ammorbidito, ma il principio resta: se esiste un trattamento efficace, chi è nel gruppo di controllo non può essere lasciato senza protezione se rischia un danno grave.
Giusto, no? Ecco il paradosso.
Per molti vaccini, oggi, questo significa che il gruppo di controllo non riceve un placebo inerte, ma un’altra sostanza: un altro vaccino, oppure l’adiuvante senza l’antigene. Nel trial principale del Gardasil, ad esempio, alla maggior parte del gruppo di controllo fu iniettato l’adiuvante a base di alluminio. Nel trial del Prevnar, il controllo era un vaccino contro il meningococco.
Che problema c’è? Che così non misuri il rischio del vaccino rispetto al non fare nulla, ma rispetto a un’altra sostanza che può avere i suoi effetti avversi. Se entrambi i gruppi hanno lo stesso problema, nel confronto sparisce. E ogni nuovo vaccino viene confrontato con quello precedente, in una catena dove il punto di partenza contro un vero placebo a volte non c’è mai stato.
Non è una nostra teoria: il limite è riconosciuto in letteratura ed è stato oggetto di discussione anche tra gli esperti dell’OMS.
Riassumendo: da un caso in cui la scienza se n’è fregata della salute del singolo, è nata una regola giusta. Ma applicata così, quella regola ci ha lasciato con un problema di sicurezza: sappiamo meno di quanto dovremmo su ciò che iniettiamo ai nostri figli.
Ti fidi della scienza? Bene. Allora pretendi che ti dia risposte complete.
#MiFidoDellaScienza #Corvelva #DichiarazioneDiHelsinki #EticaDellaRicerca #Placebo
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“Isolata... o vaccinata”. Ve lo ricordate?
Novembre 2018. Per le strade di Como e della provincia comparivano questi manifesti. Li aveva promossi l’Ordine dei Medici di Como, con il patrocinio della FNOMCeO (la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici). Era già la terza edizione della campagna.
Quell’anno, però, i protagonisti erano i bambini.
Guardate bene l’immagine. A sinistra un gruppo di bambini sorridenti, abbracciati. A destra una bambina sola, triste, stretta al suo orsacchiotto. Il messaggio non ha bisogno di spiegazioni: se non ti adegui, resti fuori. Fuori dal gruppo, fuori dagli amici, fuori dalla comunità.
Non era informazione sanitaria. Era una minaccia di esclusione sociale rivolta ai genitori, usando come strumento il volto di una bambina. E a firmarla era un ordine professionale, cioè chi dovrebbe garantire il rapporto di fiducia tra medico e paziente.
Era il 2018, un anno dopo la Legge 119/2017. I bambini da 0 a 6 anni non in regola erano già esclusi da nidi e scuole dell’infanzia. Il manifesto non inventava nulla: metteva in immagine quello che la legge stava già facendo.
Qualche anno dopo abbiamo visto lo stesso schema allargato a tutti. Lasciapassare, sospensioni dal lavoro, cittadini esclusi da treni, bar, palestre e università. E di nuovo, la colpa di tutto veniva data a chi non si era adeguato.
Molti hanno vissuto quel periodo come una follia improvvisa. Non lo era. Il terreno era stato preparato prima: con l’idea che si possa isolare una persona come forma di pressione, e che questo sia accettabile se fatto “per il bene comune”. Su quel terreno qualcuno ha seminato. Questi manifesti sono stati uno dei semi.
Ricordarlo serve. Chi dimentica come si arriva a certe cose non si accorge quando si ricomincia.
Nessun bambino deve essere “isolato”. Né nei manifesti, né nelle scuole, né nella vita.
#Corvelva #libertàdiscelta #Legge119 #memoria
Novembre 2018. Per le strade di Como e della provincia comparivano questi manifesti. Li aveva promossi l’Ordine dei Medici di Como, con il patrocinio della FNOMCeO (la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici). Era già la terza edizione della campagna.
Quell’anno, però, i protagonisti erano i bambini.
Guardate bene l’immagine. A sinistra un gruppo di bambini sorridenti, abbracciati. A destra una bambina sola, triste, stretta al suo orsacchiotto. Il messaggio non ha bisogno di spiegazioni: se non ti adegui, resti fuori. Fuori dal gruppo, fuori dagli amici, fuori dalla comunità.
Non era informazione sanitaria. Era una minaccia di esclusione sociale rivolta ai genitori, usando come strumento il volto di una bambina. E a firmarla era un ordine professionale, cioè chi dovrebbe garantire il rapporto di fiducia tra medico e paziente.
Era il 2018, un anno dopo la Legge 119/2017. I bambini da 0 a 6 anni non in regola erano già esclusi da nidi e scuole dell’infanzia. Il manifesto non inventava nulla: metteva in immagine quello che la legge stava già facendo.
Qualche anno dopo abbiamo visto lo stesso schema allargato a tutti. Lasciapassare, sospensioni dal lavoro, cittadini esclusi da treni, bar, palestre e università. E di nuovo, la colpa di tutto veniva data a chi non si era adeguato.
Molti hanno vissuto quel periodo come una follia improvvisa. Non lo era. Il terreno era stato preparato prima: con l’idea che si possa isolare una persona come forma di pressione, e che questo sia accettabile se fatto “per il bene comune”. Su quel terreno qualcuno ha seminato. Questi manifesti sono stati uno dei semi.
Ricordarlo serve. Chi dimentica come si arriva a certe cose non si accorge quando si ricomincia.
Nessun bambino deve essere “isolato”. Né nei manifesti, né nelle scuole, né nella vita.
#Corvelva #libertàdiscelta #Legge119 #memoria
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