Mia intervista a Metallica_mente (15/07/21 - file mp3 - 20 minuti): https://drive.google.com/file/d/1OCH1MAUgTv2bEVnwm4NN3HGbnnIdGflP/view?usp=sharing
Non più sperimentali?
Molti sanno che “quelli” utilizzati sono SPERIMENTALI, non approvati, ma solo autorizzati in nome di una supposta emergenza e di una supposta assenza di misure alternative efficaci.
Tuttavia ora è difficile sostenere anche questo.
Mi spiego: i trial clinici di Spritz, che dovrebbero continuare fino al 2023, seguono un protocollo che è stato cambiato in corsa (cosa che non dovrebbe essere permessa). Non si tratta di questioni marginali, ma del cuore stesso della “sperimentazione”. Ovvero hanno deciso di abbreviare i tempi e di offrire la pozione magica anche a chi aveva finora fatto il placebo, se prescritto dalle autorità sanitarie locali. Queste ultime lo prescrivono, perciò procedono indisturbati. Indisturbati anche da parte degli organismi sedicenti di controllo, che prendono la precauzione di dire all’inizio che quel che succede non è responsabilità loro.
Risultato: niente più in cieco, niente più randomizzazione, niente più confronto con il placebo. La sperimentazione si sta svuotando del suo scopo e resta solo … l’esoscheletro della squilla mantis (la scorza della canocchia) dopo essere stata gustata a tavola!
https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04368728
PS L’informazione è stata fornita da @BagueraDaniela.
Molti sanno che “quelli” utilizzati sono SPERIMENTALI, non approvati, ma solo autorizzati in nome di una supposta emergenza e di una supposta assenza di misure alternative efficaci.
Tuttavia ora è difficile sostenere anche questo.
Mi spiego: i trial clinici di Spritz, che dovrebbero continuare fino al 2023, seguono un protocollo che è stato cambiato in corsa (cosa che non dovrebbe essere permessa). Non si tratta di questioni marginali, ma del cuore stesso della “sperimentazione”. Ovvero hanno deciso di abbreviare i tempi e di offrire la pozione magica anche a chi aveva finora fatto il placebo, se prescritto dalle autorità sanitarie locali. Queste ultime lo prescrivono, perciò procedono indisturbati. Indisturbati anche da parte degli organismi sedicenti di controllo, che prendono la precauzione di dire all’inizio che quel che succede non è responsabilità loro.
Risultato: niente più in cieco, niente più randomizzazione, niente più confronto con il placebo. La sperimentazione si sta svuotando del suo scopo e resta solo … l’esoscheletro della squilla mantis (la scorza della canocchia) dopo essere stata gustata a tavola!
https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT04368728
PS L’informazione è stata fornita da @BagueraDaniela.
Le “cure” che ci aspettano.
Il post si articola nelle seguenti sezioni:
1) il suicidio di de Donno,
2) la cura con il plasma,
3) Esame critico studio di De Donno
4) il confronto tra plasma e terapia con monoclonali
5) Le cure che stanno per essere approvate
1) Il suicidio di de Donno
Ancora fresca e sanguinante la notizia della morte dell’ex primario dell’ospedale di Mantova, Giuseppe de Donno.
L’ipotesi del suicidio non mi convince. È vero che era deluso fortemente, che l’animo umano spesso è insondabile, ma ci sono molti elementi che inducono al sospetto.
Aveva iniziato una nuova attività come medico, forse aveva nuovi progetti in corso, era apprezzato da colleghi e pazienti, aveva ricevuto riconoscimenti internazionali, aveva una moglie e soprattutto due figli, era religioso, non era stato radiato, non ha lasciato nessuno scritto per spiegare il gesto, neppure alla famiglia. Dava l’impressione di essere una persona profondamente onesta, anche se un po’ ingenua. Si suicida uno che non vede alcuna via d’uscita alla sua situazione.
2) La terapia con il plasma iperimmune ideata da De Donno.
Come approccio era senz’altro razionale l’anno scorso, nell’ambito del paradigma che gli avevano presentato: malattia virale da un virus appena nato e poco conosciuto. Il siero di pazienti guariti doveva contenere gli anticorpi contro di esso. Semplice l’idea, veloce e pratica la soluzione. Costi ridotti al minimo. Riuscì con i suoi colleghi ad imbastire uno studio preliminare, con risultati buoni. Aveva chiesto la possibilità di svolgere uno studio più articolato, più esteso, con gruppo di controllo. Ma l’idea gli è stata scippata e poi fatta abortire. Fu messo in disparte. Come ha dimostrato Massimo Mazzucco (https://www.facebook.com/fabio.franchi.2.0/posts/332228168366674), le Autorità non dovevano ammettere l’esistenza di alcuna cura efficace, altrimenti i vaccini non sarebbero stati giustificati. Dovevano e devono restare in gioco solo i monoclonali. Per inciso Bubu ha diversi brevetti su alcuni di essi.
3) Esame critico dello studio di De Donno (vedi screenshot).
I 46 pazienti esaminati avevano in comune la diagnosi effettuata con il test farlocco, avevano età diverse, patologie concomitanti diverse, e non tutti presentavano insufficienza respiratoria (lieve o moderata). Un campione eterogeneo, dunque.
In più, oltre alla trasfusione di plasma, essi assumevano altri farmaci (antibiotici, eparina, antivirali, clorochina), e non tutti seguivano lo stesso protocollo.
Di questi 46 pazienti, ne sono morti tre invece degli 8-16 prevedibili (per confronto con altre serie).
Le obiezioni più rilevanti sono: 1) Il campione era così eterogeneo, sia come assortimento dei pazienti sia come sintomatologia presentata, che le conclusioni non possono considerarsi dimostrative; 2) l’uso di altre terapie in protocolli eterogenei impediscono di capire quale o quali fattori abbiano ottenuto il presunto vantaggio. Un esempio: l’uso di un antibiotico rispetto ad un altro poteva essere decisivo.
4) Confronto tra terapia con plasma iper immune e monoclonali.
L’uso del plasma non permette di distinguere quale o quali anticorpi (o altro fattore) possano fare la differenza. È un’arma con molte cartucce.
Gli anticorpi monoclonali invece sono un’arma (ammesso e non concesso) con una pallottola sola. Se quella sbaglia mira non ottengono niente. Non ottengono niente per modo di dire, perché tale terapia è gravata di un alto tasso di eventi avversi anche gravi (vedi screenshot).
Riporto ora le interessanti osservazioni del professor Mauro Giacca, il quale in un recente articolo su Il Piccolo spiegava come essi siano destinati al fallimento (screenshot). Infatti, diceva, l’immunità naturale si avvale di molti anticorpi contro le diverse proteine virali, mentre quelli monoclonali sono diretti verso un unico antigene che potrebbe variare. (continua)
Il post si articola nelle seguenti sezioni:
1) il suicidio di de Donno,
2) la cura con il plasma,
3) Esame critico studio di De Donno
4) il confronto tra plasma e terapia con monoclonali
5) Le cure che stanno per essere approvate
1) Il suicidio di de Donno
Ancora fresca e sanguinante la notizia della morte dell’ex primario dell’ospedale di Mantova, Giuseppe de Donno.
L’ipotesi del suicidio non mi convince. È vero che era deluso fortemente, che l’animo umano spesso è insondabile, ma ci sono molti elementi che inducono al sospetto.
Aveva iniziato una nuova attività come medico, forse aveva nuovi progetti in corso, era apprezzato da colleghi e pazienti, aveva ricevuto riconoscimenti internazionali, aveva una moglie e soprattutto due figli, era religioso, non era stato radiato, non ha lasciato nessuno scritto per spiegare il gesto, neppure alla famiglia. Dava l’impressione di essere una persona profondamente onesta, anche se un po’ ingenua. Si suicida uno che non vede alcuna via d’uscita alla sua situazione.
2) La terapia con il plasma iperimmune ideata da De Donno.
Come approccio era senz’altro razionale l’anno scorso, nell’ambito del paradigma che gli avevano presentato: malattia virale da un virus appena nato e poco conosciuto. Il siero di pazienti guariti doveva contenere gli anticorpi contro di esso. Semplice l’idea, veloce e pratica la soluzione. Costi ridotti al minimo. Riuscì con i suoi colleghi ad imbastire uno studio preliminare, con risultati buoni. Aveva chiesto la possibilità di svolgere uno studio più articolato, più esteso, con gruppo di controllo. Ma l’idea gli è stata scippata e poi fatta abortire. Fu messo in disparte. Come ha dimostrato Massimo Mazzucco (https://www.facebook.com/fabio.franchi.2.0/posts/332228168366674), le Autorità non dovevano ammettere l’esistenza di alcuna cura efficace, altrimenti i vaccini non sarebbero stati giustificati. Dovevano e devono restare in gioco solo i monoclonali. Per inciso Bubu ha diversi brevetti su alcuni di essi.
3) Esame critico dello studio di De Donno (vedi screenshot).
I 46 pazienti esaminati avevano in comune la diagnosi effettuata con il test farlocco, avevano età diverse, patologie concomitanti diverse, e non tutti presentavano insufficienza respiratoria (lieve o moderata). Un campione eterogeneo, dunque.
In più, oltre alla trasfusione di plasma, essi assumevano altri farmaci (antibiotici, eparina, antivirali, clorochina), e non tutti seguivano lo stesso protocollo.
Di questi 46 pazienti, ne sono morti tre invece degli 8-16 prevedibili (per confronto con altre serie).
Le obiezioni più rilevanti sono: 1) Il campione era così eterogeneo, sia come assortimento dei pazienti sia come sintomatologia presentata, che le conclusioni non possono considerarsi dimostrative; 2) l’uso di altre terapie in protocolli eterogenei impediscono di capire quale o quali fattori abbiano ottenuto il presunto vantaggio. Un esempio: l’uso di un antibiotico rispetto ad un altro poteva essere decisivo.
4) Confronto tra terapia con plasma iper immune e monoclonali.
L’uso del plasma non permette di distinguere quale o quali anticorpi (o altro fattore) possano fare la differenza. È un’arma con molte cartucce.
Gli anticorpi monoclonali invece sono un’arma (ammesso e non concesso) con una pallottola sola. Se quella sbaglia mira non ottengono niente. Non ottengono niente per modo di dire, perché tale terapia è gravata di un alto tasso di eventi avversi anche gravi (vedi screenshot).
Riporto ora le interessanti osservazioni del professor Mauro Giacca, il quale in un recente articolo su Il Piccolo spiegava come essi siano destinati al fallimento (screenshot). Infatti, diceva, l’immunità naturale si avvale di molti anticorpi contro le diverse proteine virali, mentre quelli monoclonali sono diretti verso un unico antigene che potrebbe variare. (continua)
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Fabio Franchi 2.0
Massimo MAZZUCCO e “Le cure proibite”
Meriti e limiti della sua inchiesta.
Anche in questa occasione (come in altre in precedenza) ho pubblicizzato e rilanciato il suo pregevole lavoro di indagine....
Meriti e limiti della sua inchiesta.
Anche in questa occasione (come in altre in precedenza) ho pubblicizzato e rilanciato il suo pregevole lavoro di indagine....
(continua) Ancora più notevole per le implicazioni è l’osservazione del professor Giorgio Palù, il quale, in un articolo su La Verità, spiegava che essi devono essere somministrati in una fase iniziale della malattia per essere efficaci, non quando i pazienti, aggravatisi, vengono ricoverati in ospedale! Insomma, si tratta di una terapia costosa (€ 2000 a dose contro i 100 del plasma), con potenziali eventi avversi gravi , da somministrare a pazienti che potrebbero essere curati in modo semplice ed efficace con l’approccio proposto per esempio da Mariano Amici ed altri. Approccio avvalorato anche da uno studio firmato dal Direttore dell’Istituto Mario Negri, prof Giuseppe Remuzzi (screenshot).
5) Le terapie che saranno approvate
Si dice che in ottobre saranno approvati dall’Ema quattro farmaci costituiti da anticorpi monoclonali ed un antivirale. Naturalmente delle cure già a disposizione, già collaudate, e che sono in grado di far scomparire il fenomeno, neanche se ne parla. Rientra in ballo l’antivirale, dopo che altri, usati all’inizio, si rivelarono controproducenti.
5) Le terapie che saranno approvate
Si dice che in ottobre saranno approvati dall’Ema quattro farmaci costituiti da anticorpi monoclonali ed un antivirale. Naturalmente delle cure già a disposizione, già collaudate, e che sono in grado di far scomparire il fenomeno, neanche se ne parla. Rientra in ballo l’antivirale, dopo che altri, usati all’inizio, si rivelarono controproducenti.