Giorgio Bianchi Photojournalist pinned «Giorgio Bianchi: “Una satira graffiante contro la guerra. Il generale Ripper, lo Squartatore, lancia l’attacco dei B-52 contro la Russia sulla base di una fake news: sembra che i russi abbiano attaccato gli Stati Uniti, e lui risponde. Quella che all’epoca…»
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
"Coloni" israeliani mascherati hanno attaccato un corteo di diplomatici europei provenienti da Francia, Belgio e Polonia durante una visita a Taybeh, un villaggio palestinese cristiano vicino a Ramallah, per la raccolta delle olive.
Sette coloni, a bordo di veicoli fuoristrada, hanno circondato le auto, chiesto i documenti d'identità, lanciato pietre e rotto il finestrino di un'auto del consolato belga.
Sette coloni, a bordo di veicoli fuoristrada, hanno circondato le auto, chiesto i documenti d'identità, lanciato pietre e rotto il finestrino di un'auto del consolato belga.
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Coloni israeliani hanno attaccato diplomatici europei, tra cui un sindaco francese, vicino al villaggio palestinese di Taybeh, nella Cisgiordania occupata.
Quattro donne palestinesi e un bambino sono tra i feriti, nei continui attacchi e pogrom israeliani.
Sabato, la delegazione si trovava in visita a dei raccoglitori di olive palestinesi quando è stata aggredita da aggressori israeliani. L'attacco è avvenuto il giorno dopo che alcuni coloni avevano aggredito e ferito gravemente la storica fotografa del Washington Post Heidi Levine.
Nell'attacco di sabato, i coloni hanno preso di mira il console generale del Belgio, diplomatici francesi e polacchi e rappresentanti cattolici, ha dichiarato il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot.
"Un sindaco francese è stato aggredito e un veicolo belga danneggiato", ha dichiarato Prevot, collegando l'attacco alla "politica di insediamento illegale" di Israele e promettendo di insistere per ulteriori sanzioni da parte dell'Unione Europea.
Bernard Baudoux, il sindaco francese aggredito, ha dichiarato all'agenzia di stampa AFP che l'attacco suggerisce una "tolleranza da parte del governo israeliano" nei confronti della violenza dei coloni.
Un video condiviso da un attivista presente sul posto, Amit Orfali, mostra Baudoux appoggiato a un veicolo mentre è seduto sul terreno polveroso. Altri filmati mostrano giovani uomini mascherati che bussano insistentemente al finestrino lato guidatore chiedendo i documenti, mentre altri uomini mascherati armati di bastoni si avvicinano in lontananza. Orfali ha affermato che gli uomini mascherati "ci hanno minacciato di morte".
L'obiettivo, neanche troppo nascosto, è quello di aumentare il livello delle provocazioni per ingenerare una violenta risposta dei palestinesi, anche in Cisgiordania, che a sua volta giustifichi l'ennesima escalation israeliana.
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Quattro donne palestinesi e un bambino sono tra i feriti, nei continui attacchi e pogrom israeliani.
Sabato, la delegazione si trovava in visita a dei raccoglitori di olive palestinesi quando è stata aggredita da aggressori israeliani. L'attacco è avvenuto il giorno dopo che alcuni coloni avevano aggredito e ferito gravemente la storica fotografa del Washington Post Heidi Levine.
Nell'attacco di sabato, i coloni hanno preso di mira il console generale del Belgio, diplomatici francesi e polacchi e rappresentanti cattolici, ha dichiarato il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot.
"Un sindaco francese è stato aggredito e un veicolo belga danneggiato", ha dichiarato Prevot, collegando l'attacco alla "politica di insediamento illegale" di Israele e promettendo di insistere per ulteriori sanzioni da parte dell'Unione Europea.
Bernard Baudoux, il sindaco francese aggredito, ha dichiarato all'agenzia di stampa AFP che l'attacco suggerisce una "tolleranza da parte del governo israeliano" nei confronti della violenza dei coloni.
Un video condiviso da un attivista presente sul posto, Amit Orfali, mostra Baudoux appoggiato a un veicolo mentre è seduto sul terreno polveroso. Altri filmati mostrano giovani uomini mascherati che bussano insistentemente al finestrino lato guidatore chiedendo i documenti, mentre altri uomini mascherati armati di bastoni si avvicinano in lontananza. Orfali ha affermato che gli uomini mascherati "ci hanno minacciato di morte".
L'obiettivo, neanche troppo nascosto, è quello di aumentare il livello delle provocazioni per ingenerare una violenta risposta dei palestinesi, anche in Cisgiordania, che a sua volta giustifichi l'ennesima escalation israeliana.
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Missili ballistici
Di Marco Travaglio
Mentre festeggiamo con Guido Crosetto la lieta novella che ha finalmente trovato casa a canone calmierato al Comando dei Carabinieri e non dovrà unirsi alla protesta degli altri senzatetto nelle tende contro il suo governo, ci incuriosisce la sua intervista alla Bbc. Lì rivela che “Putin non si fermerà all’Ucraina”, anzi “prepariamoci ad altre follie” perché “la maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?”. Infatti. Peccato che, come ex presidente dei costruttori di armi e superconsulente di Leonardo, Crosetto abbia passato la vita a ripetere che le armi non servono solo a scatenare guerre, ma anche a difendersi da guerre scatenate da altri o a spaventarli affinché non ne scatenino (la famosa “deterrenza”). Vale solo per le nostre o anche per quelle russe? E poi l’anno scorso i Paesi europei hanno speso in armi e difesa oltre 450 miliardi (prima di iniziare a finanziare i piani di riarmo Ue&Nato), contro i 150 della Russia: se la propensione a scatenare guerre dipendesse dall’entità delle spese militari, i timori russi per un attacco dall’Europa dovrebbero essere tripli rispetto ai timori europei di un attacco dalla Russia. Tantopiù che negli ultimi due secoli gli europei – italiani inclusi – hanno invaso la Russia quattro volte (con Napoleone, con la guerra di Crimea, con le truppe a sostegno degli zaristi contro i bolscevichi e con Hitler e Mussolini), senza esserne mai stati invasi.
Crosetto è affranto perché i popoli europei non vogliono più buttare miliardi in armi e aiuti all’Ucraina a causa della “disinformazione russa” che li suborna con “narrazioni volte a indebolire il clima politico ostile alla Russia”. E, di grazia, chi ha deciso che creare un clima politico ostile alla Russia è cosa buona e giusta? Per noi ciascuno è libero di creare climi politici ostili o favorevoli a chi gli pare. Ma, visto che le leggi italiane puniscono chi crea un clima politico ostile agli altri popoli (vedi legge Mancino e ddl Antisemitismo), va punito anche chi lo fa contro i russi. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli italiani è contraria a buttare soldi per il riarmo e per Kiev non per le balle che le racconta Putin, ma per quelle che le raccontano i capi di Ue&Nato. L’altroieri il comandante Nato Grynkevich ha annunciato che “siamo pronti a combattere con la Russia e a vincere anche subito”. Ottima notizia, ma allora perché dovremmo riarmarci fino al 5% del Pil (oggi siamo poco sopra l’1,5%), che per l’Italia significa passare da una trentina a oltre 100 miliardi l’anno? E, in base all’Equazione Crosetto “riarmo=guerra”, quando arriviamo a 100 miliardi che facciamo: invadiamo la Svizzera?
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Di Marco Travaglio
Mentre festeggiamo con Guido Crosetto la lieta novella che ha finalmente trovato casa a canone calmierato al Comando dei Carabinieri e non dovrà unirsi alla protesta degli altri senzatetto nelle tende contro il suo governo, ci incuriosisce la sua intervista alla Bbc. Lì rivela che “Putin non si fermerà all’Ucraina”, anzi “prepariamoci ad altre follie” perché “la maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?”. Infatti. Peccato che, come ex presidente dei costruttori di armi e superconsulente di Leonardo, Crosetto abbia passato la vita a ripetere che le armi non servono solo a scatenare guerre, ma anche a difendersi da guerre scatenate da altri o a spaventarli affinché non ne scatenino (la famosa “deterrenza”). Vale solo per le nostre o anche per quelle russe? E poi l’anno scorso i Paesi europei hanno speso in armi e difesa oltre 450 miliardi (prima di iniziare a finanziare i piani di riarmo Ue&Nato), contro i 150 della Russia: se la propensione a scatenare guerre dipendesse dall’entità delle spese militari, i timori russi per un attacco dall’Europa dovrebbero essere tripli rispetto ai timori europei di un attacco dalla Russia. Tantopiù che negli ultimi due secoli gli europei – italiani inclusi – hanno invaso la Russia quattro volte (con Napoleone, con la guerra di Crimea, con le truppe a sostegno degli zaristi contro i bolscevichi e con Hitler e Mussolini), senza esserne mai stati invasi.
Crosetto è affranto perché i popoli europei non vogliono più buttare miliardi in armi e aiuti all’Ucraina a causa della “disinformazione russa” che li suborna con “narrazioni volte a indebolire il clima politico ostile alla Russia”. E, di grazia, chi ha deciso che creare un clima politico ostile alla Russia è cosa buona e giusta? Per noi ciascuno è libero di creare climi politici ostili o favorevoli a chi gli pare. Ma, visto che le leggi italiane puniscono chi crea un clima politico ostile agli altri popoli (vedi legge Mancino e ddl Antisemitismo), va punito anche chi lo fa contro i russi. In ogni caso, la stragrande maggioranza degli italiani è contraria a buttare soldi per il riarmo e per Kiev non per le balle che le racconta Putin, ma per quelle che le raccontano i capi di Ue&Nato. L’altroieri il comandante Nato Grynkevich ha annunciato che “siamo pronti a combattere con la Russia e a vincere anche subito”. Ottima notizia, ma allora perché dovremmo riarmarci fino al 5% del Pil (oggi siamo poco sopra l’1,5%), che per l’Italia significa passare da una trentina a oltre 100 miliardi l’anno? E, in base all’Equazione Crosetto “riarmo=guerra”, quando arriviamo a 100 miliardi che facciamo: invadiamo la Svizzera?
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Forwarded from Giubbe Rosse
MILANO. IL CORTEO DEGENERA IN VIOLENZA
A Milano, il corteo “Italia in piazza” contro il carovita (che ha raccolto circa 5.000 persone, per lo più giovanissimi) è degenerato in guerriglia urbana a piazza Duomo e dintorni. Manifestanti a volto coperto hanno lanciato sassi, bombe carta, fumogeni, transenne e arredi urbani contro la polizia, che ha risposto con cariche, lacrimogeni e idranti. Piazza evacuata, negozi chiusi, turisti in fuga, danni e un veicolo dei Carabinieri devastato. Bilancio: circa 50 fermati e 25 feriti.
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A Milano, il corteo “Italia in piazza” contro il carovita (che ha raccolto circa 5.000 persone, per lo più giovanissimi) è degenerato in guerriglia urbana a piazza Duomo e dintorni. Manifestanti a volto coperto hanno lanciato sassi, bombe carta, fumogeni, transenne e arredi urbani contro la polizia, che ha risposto con cariche, lacrimogeni e idranti. Piazza evacuata, negozi chiusi, turisti in fuga, danni e un veicolo dei Carabinieri devastato. Bilancio: circa 50 fermati e 25 feriti.
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Dai Pandora Papers al video di Scott Ritter: a Grandangolo Manlio Dinucci riporta l’inchiesta del Guardian sulle società offshore di Zelensky e le proprietà elencate nel documentario Agente Zelensky.
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Forwarded from Lettera da Mosca
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ALBANIA IN RIVOLTA - Quinto giorno consecutivo di scontri tra manifestanti e polizia a Tirana, capitale dell'Albania. Oggi, un altro ministero è stato attaccato. Finora, dall'inizio delle proteste, la polizia ha arrestato più di 500 manifestanti. Secondo le autorità, 120 agenti di polizia e 45 manifestanti sono rimasti feriti. Reuters sottolinea che il numero reale di manifestanti feriti è probabilmente superiore. AFP riferisce dell'uso di proiettili di gomma, e giovani volontari presso un punto di primo soccorso hanno dichiarato di aver assistito persone con ferite alla testa, agli occhi e alle gambe, presumibilmente causate da questi proiettili.
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Forwarded from Lettera da Mosca
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UCRAINA -POLONIA, CRISI ALLA FRONTIERA - Crisi alla frontiera tra Polonia e Ucraina. Si sono formate code imponenti ai valichi di frontiera in seguito agli attacchi russi con missili e droni nell'Ucraina centrale e occidentale. Tali attacchi hanno provocato un netto aumento del numero di residenti che tentano di fuggire verso la vicina Polonia. I tempi di attesa variano notevolmente a seconda del luogo: le segnalazioni standard indicano ritardi di 8-10 ore. In alcuni valichi specifici, i tempi di attesa arrivano fino a 40 ore.
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Forwarded from Lettera da Mosca
DIESEL CARO NEGLI USA? COLPA DELLA GUERRA ALL'IRAN - New York Post: gli attacchi dell'Ucraina contro le raffinerie di petrolio russe non sembrano aver avuto ripercussioni sui prezzi del diesel negli Stati Uniti; i costi sono rimasti al di sotto dei 4 dollari al gallone dall'agosto 2025 fino all'attacco statunitense-israeliano contro l'Iran, avvenuto il 28 febbraio. Successivamente, il 21 settembre, il prezzo del diesel ha raggiunto un picco di 6,53 dollari al gallone in seguito alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran.
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Forwarded from InsideOver
Alcuni dipendenti di Meta hanno ammesso, in messaggi scambiati tra loro, che gli account Instagram del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva sono stati penalizzati da restrizioni.
In uno dei messaggi, ottenuti dal quotidiano Folha de S.Paulo, un dipendente indicato con le iniziali A. G. scrive che l’account di Lula era “limitato” rispetto a quello di Bolsonaro e che c’era un’”alta probabilità” di azioni legali.
Lula si gioca la rielezione il 25 ottobre al ballottaggio contro il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair.
Il 9 ottobre il profilo ufficiale di Lula è rimasto per quasi 24 ore senza poter sponsorizzare i post già pubblicati. Meta aveva parlato di un guasto globale su oltre 3.000 account, ma dai messaggi risulta che quel guasto era del 7 ottobre ed era durato cinque ore.
https://it.insideover.com/politica/lula-bolsonaro-sfida-per-la-presidenza-tra-riforme-sociali-e-manipolazione-digitale.html
#brasil #bolsonaro #lula #meta
In uno dei messaggi, ottenuti dal quotidiano Folha de S.Paulo, un dipendente indicato con le iniziali A. G. scrive che l’account di Lula era “limitato” rispetto a quello di Bolsonaro e che c’era un’”alta probabilità” di azioni legali.
Lula si gioca la rielezione il 25 ottobre al ballottaggio contro il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair.
Il 9 ottobre il profilo ufficiale di Lula è rimasto per quasi 24 ore senza poter sponsorizzare i post già pubblicati. Meta aveva parlato di un guasto globale su oltre 3.000 account, ma dai messaggi risulta che quel guasto era del 7 ottobre ed era durato cinque ore.
https://it.insideover.com/politica/lula-bolsonaro-sfida-per-la-presidenza-tra-riforme-sociali-e-manipolazione-digitale.html
#brasil #bolsonaro #lula #meta
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Forwarded from InsideOver
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Arrivano in quad, a volto coperto. Circondano le auto di una delegazione di diplomatici francesi, belgi e polacchi e pretendono i documenti. Poi tirano pietre e sfondano il finestrino di un’auto del consolato belga. In un video si vede uno dei diplomatici a terra.
È successo il 17 ottobre a Taybeh, villaggio cristiano della Cisgiordania a nord-est di Ramallah, durante la raccolta delle olive.
Gli aggressori erano sette secondo la radio dell’esercito israeliano, una decina secondo l’ANSA.
Nel gruppo c’erano il console francese a Gerusalemme e, scrive Haaretz, Bernard Baudoux, sindaco di Aulnoye-Aymeries.
“Sette coloni mascherati e armati di bastoni hanno circondato i nostri veicoli, ci hanno minacciati di morte e ci hanno chiesto di vedere i documenti”, ha raccontato l’attivista Amit Orfali.
Secondo un’altra attivista presente, l’esercito era stato avvisato in tempo reale ma non è arrivato. La polizia ha aperto un’indagine dopo che i video avevano cominciato a circolare.
#westbankunderattack
È successo il 17 ottobre a Taybeh, villaggio cristiano della Cisgiordania a nord-est di Ramallah, durante la raccolta delle olive.
Gli aggressori erano sette secondo la radio dell’esercito israeliano, una decina secondo l’ANSA.
Nel gruppo c’erano il console francese a Gerusalemme e, scrive Haaretz, Bernard Baudoux, sindaco di Aulnoye-Aymeries.
“Sette coloni mascherati e armati di bastoni hanno circondato i nostri veicoli, ci hanno minacciati di morte e ci hanno chiesto di vedere i documenti”, ha raccontato l’attivista Amit Orfali.
Secondo un’altra attivista presente, l’esercito era stato avvisato in tempo reale ma non è arrivato. La polizia ha aperto un’indagine dopo che i video avevano cominciato a circolare.
#westbankunderattack
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A PROPOSITO DI LIMOGES
Negli ultimi decenni è stato dato un impulso straordinario alla demolizione controllata della vecchia architettura economica e sociale, mentre nel contempo si andavano perfezionando e implementando gli strumenti tecnologici, concettuali e giuridici di controllo e repressione.
Questo processo di demolizione controllata dell'architettura socio-economica, ormai considerata obsoleta dalle classi dirigenti, è già in atto e sta avvenendo senza che l'edificio sia stato preventivamente sgomberato.
Purtroppo un numero rilevante di categorie lavorative, quelle maggiormente legate al "vecchio" assetto produttivo, rimarranno sotto le macerie.
Altre verranno portate temporaneamente al riparo attraverso strumenti tampone, ma giusto per garantire al Sistema il tempo necessario per procedere alla demolizione.
Al termine del processo, anche coloro che si ritenevano al sicuro rispetto a tutto ciò, finiranno per ingrossare la massa di "batterie viventi", tenute in vita grazie a strumenti tipo il reddito di cittadinanza e regolate con sistemi sofisticatissimi di sorveglianza digitale, attraverso i quali verranno distribuiti anche i crediti sociali.
Oramai si è capito che per sconfiggere la resistenza di un popolo, conviene prima dividerlo sulla base di presunte differenze antropologiche (il caso Ruanda insegna), combattere una parte con l'ausilio dell'altra e poi procedere alla liquidazione dei collaborazionisti.
Già così il sistema non è in grado di garantire benessere per tutti. Se poi ci aggiungiamo i colossali piani di riarmo, la rivoluzione della IA e quella della robotica, il sistema che hanno in mente, digitalizzato e integrato, si poterà via anche gran parte dei posti di lavoro legati ai servizi e alle professioni.
Per questo la militarizzazione delle società è inevitabile.
Per perfezionarla, manca soltanto una classe politica spregiudicata, sorretta da un adeguata ideologia legge-e-ordine, e una forza di polizia tipo la gestapo, modellata sull'esempio dell'ICE statunitense
Se il film di riferimento per il "ribelli rivoluzionari" dei primi due decenni del nuovo millennio è stato "V per vendetta", con tanto di maschere di Anonymous divenute simbolo delle proteste di piazza (le rivoluzioni colorate e le primavere arabe ricalcano la tipologia di lotta ipotizzata nella pellicola), presto il nuovo modello di riferimento sarà l'Arthur Fleck di Joker.
L'aspetto più inquietante del film è la giustificazione della rabbia e della violenza: se la società è ingiusta è legittimo reagire furiosamente, anche in maniera criminale.
Se in passato il Joker era un delinquente per amore del crimine, oggi il suo agire ha all'origine una giustificazione morale. Pertanto nelle società reali il malvivente si potrà sentire legittimato dall'ingiustizia sociale e potrà unirsi al cittadino comune nella ricerca di vendetta.
Il problema è che in passato l'origine dell'ingiustizia sociale era insito nelle istituzioni del paese di riferimento che erano espressione di un'élite locale.
Le società contemporanee sono espressione di élite che si trovano altrove, al sicuro, ben protette nel cuore dell'impero o in luoghi remoti come il magnate Lewis che ha edificato il suo beuen retiro in Patagonia.
Nel mondo della finanza globalizzata e delle istituzioni transnazionali la lotta contro le istituzioni statuali è indirizzata verso un falso bersaglio ed è destinata ad indebolire ulteriormente i paesi oggetto di attacco imperialistico.
Se non si capisce chi è il vero nemico e come esercita il suo potere, si finisce inevitabilmente per fare il suo gioco.
Lo abbiamo visto con i paesi non allineati.
Le rivoluzioni colorate e le primavere arabe non hanno minimamente scalfito la piramide del potere, ma si sono risolte con la distruzione, o l'ulteriore assoggettamento, dei paesi che le hanno prodotte.
Il progetto delle élite è quello di intensificare gli attacchi nei confronti di questi paesi, con l'aggiunta delle medie potenze europee che stavano rialzando la testa e avevano cominciato a guardare con interesse ad Est.
Le proteste future, non avranno luogo solo nei paesi dell'ex Patto di Varsavia o in seno al mondo arabo, ma anche nel cosiddetto "occidente allargato" con particolare riferimento all'Europa.
La mia idea è che a breve si passerà alla violenza diffusa e che questo sarà l’errore fatale, perché giustificherà la repressione vera e propria, quella che ora stanno solo mettendo a punto.
Per capire meglio il concetto possono tornare utili le parole di John Lennon:
“Quando si tratta di dover usare la violenza, allora stai giocando al gioco del sistema . L'establishment ti irrita - tira la tua barba, ti schiaffeggia la faccia - per indurti a combattere. Perché una volta che ti hanno violento, allora sanno come maneggiarti.
Le uniche cose che non sanno gestire sono la non-violenza e l'umorismo.”
La criminalità organizzata sarà parte attiva in questa seconda fase, così come i non autoctoni.
A questo punto la svolta autoritaria sarà inevitabile e come ho scritto in precedenza:
"quando il discorso vacilla, allora c'è bisogno di iniziare a controllare i corpi.
La democrazia è un lusso che ti puoi permettere fino a quando hai ben salde le redini del potere.
Se perdi il controllo allora arriva il regime.
Il nuovo inganno sarà far credere al popolo che il regime è arrivato per sua volontà e non per necessità delle élite che avevano perso il controllo della situazione."
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Negli ultimi decenni è stato dato un impulso straordinario alla demolizione controllata della vecchia architettura economica e sociale, mentre nel contempo si andavano perfezionando e implementando gli strumenti tecnologici, concettuali e giuridici di controllo e repressione.
Questo processo di demolizione controllata dell'architettura socio-economica, ormai considerata obsoleta dalle classi dirigenti, è già in atto e sta avvenendo senza che l'edificio sia stato preventivamente sgomberato.
Purtroppo un numero rilevante di categorie lavorative, quelle maggiormente legate al "vecchio" assetto produttivo, rimarranno sotto le macerie.
Altre verranno portate temporaneamente al riparo attraverso strumenti tampone, ma giusto per garantire al Sistema il tempo necessario per procedere alla demolizione.
Al termine del processo, anche coloro che si ritenevano al sicuro rispetto a tutto ciò, finiranno per ingrossare la massa di "batterie viventi", tenute in vita grazie a strumenti tipo il reddito di cittadinanza e regolate con sistemi sofisticatissimi di sorveglianza digitale, attraverso i quali verranno distribuiti anche i crediti sociali.
Oramai si è capito che per sconfiggere la resistenza di un popolo, conviene prima dividerlo sulla base di presunte differenze antropologiche (il caso Ruanda insegna), combattere una parte con l'ausilio dell'altra e poi procedere alla liquidazione dei collaborazionisti.
Già così il sistema non è in grado di garantire benessere per tutti. Se poi ci aggiungiamo i colossali piani di riarmo, la rivoluzione della IA e quella della robotica, il sistema che hanno in mente, digitalizzato e integrato, si poterà via anche gran parte dei posti di lavoro legati ai servizi e alle professioni.
Per questo la militarizzazione delle società è inevitabile.
Per perfezionarla, manca soltanto una classe politica spregiudicata, sorretta da un adeguata ideologia legge-e-ordine, e una forza di polizia tipo la gestapo, modellata sull'esempio dell'ICE statunitense
Se il film di riferimento per il "ribelli rivoluzionari" dei primi due decenni del nuovo millennio è stato "V per vendetta", con tanto di maschere di Anonymous divenute simbolo delle proteste di piazza (le rivoluzioni colorate e le primavere arabe ricalcano la tipologia di lotta ipotizzata nella pellicola), presto il nuovo modello di riferimento sarà l'Arthur Fleck di Joker.
L'aspetto più inquietante del film è la giustificazione della rabbia e della violenza: se la società è ingiusta è legittimo reagire furiosamente, anche in maniera criminale.
Se in passato il Joker era un delinquente per amore del crimine, oggi il suo agire ha all'origine una giustificazione morale. Pertanto nelle società reali il malvivente si potrà sentire legittimato dall'ingiustizia sociale e potrà unirsi al cittadino comune nella ricerca di vendetta.
Il problema è che in passato l'origine dell'ingiustizia sociale era insito nelle istituzioni del paese di riferimento che erano espressione di un'élite locale.
Le società contemporanee sono espressione di élite che si trovano altrove, al sicuro, ben protette nel cuore dell'impero o in luoghi remoti come il magnate Lewis che ha edificato il suo beuen retiro in Patagonia.
Nel mondo della finanza globalizzata e delle istituzioni transnazionali la lotta contro le istituzioni statuali è indirizzata verso un falso bersaglio ed è destinata ad indebolire ulteriormente i paesi oggetto di attacco imperialistico.
Se non si capisce chi è il vero nemico e come esercita il suo potere, si finisce inevitabilmente per fare il suo gioco.
Lo abbiamo visto con i paesi non allineati.
Le rivoluzioni colorate e le primavere arabe non hanno minimamente scalfito la piramide del potere, ma si sono risolte con la distruzione, o l'ulteriore assoggettamento, dei paesi che le hanno prodotte.
Il progetto delle élite è quello di intensificare gli attacchi nei confronti di questi paesi, con l'aggiunta delle medie potenze europee che stavano rialzando la testa e avevano cominciato a guardare con interesse ad Est.
Le proteste future, non avranno luogo solo nei paesi dell'ex Patto di Varsavia o in seno al mondo arabo, ma anche nel cosiddetto "occidente allargato" con particolare riferimento all'Europa.
La mia idea è che a breve si passerà alla violenza diffusa e che questo sarà l’errore fatale, perché giustificherà la repressione vera e propria, quella che ora stanno solo mettendo a punto.
Per capire meglio il concetto possono tornare utili le parole di John Lennon:
“Quando si tratta di dover usare la violenza, allora stai giocando al gioco del sistema . L'establishment ti irrita - tira la tua barba, ti schiaffeggia la faccia - per indurti a combattere. Perché una volta che ti hanno violento, allora sanno come maneggiarti.
Le uniche cose che non sanno gestire sono la non-violenza e l'umorismo.”
La criminalità organizzata sarà parte attiva in questa seconda fase, così come i non autoctoni.
A questo punto la svolta autoritaria sarà inevitabile e come ho scritto in precedenza:
"quando il discorso vacilla, allora c'è bisogno di iniziare a controllare i corpi.
La democrazia è un lusso che ti puoi permettere fino a quando hai ben salde le redini del potere.
Se perdi il controllo allora arriva il regime.
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Il 17 ottobre Mohammed Abu Hammad torna da scuola e si ferma al negozio del padre, in via al-Baraka, a sud di Deir al-Balah. Pochi minuti dopo un drone israeliano lo uccide.
“Non era nemmeno seduto da cinque minuti”, racconta un testimone a Drop Site News.
All’ospedale i presenti mostrano i suoi quaderni sporchi di sangue. Il padre singhiozza sul corpo del figlio: “Giuro, stavo parlando con lui. Mohammed era la persona su cui contavo”. La sorella Malak chiede: “È un bambino. Cosa ha fatto di male?”.
Nella notte del 18 ottobre le forze israeliane aprono il fuoco sulle tende degli sfollati nel campo profughi di al-Maghazi e uccidono Misk al-Dalou, 7 anni.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, l’esercito israeliano ha ucciso 1.511 palestinesi, secondo il ministero della Salute di Gaza.
“Non era nemmeno seduto da cinque minuti”, racconta un testimone a Drop Site News.
All’ospedale i presenti mostrano i suoi quaderni sporchi di sangue. Il padre singhiozza sul corpo del figlio: “Giuro, stavo parlando con lui. Mohammed era la persona su cui contavo”. La sorella Malak chiede: “È un bambino. Cosa ha fatto di male?”.
Nella notte del 18 ottobre le forze israeliane aprono il fuoco sulle tende degli sfollati nel campo profughi di al-Maghazi e uccidono Misk al-Dalou, 7 anni.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, l’esercito israeliano ha ucciso 1.511 palestinesi, secondo il ministero della Salute di Gaza.
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