Forwarded from Tutti i fatti
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☝🏻Proteste a Marsiglia: migliaia in piazza si uniscono alle proteste di massa che oggi si stanno svolgendo in tutto il Paese.
🚓I manifestanti lanciano bottiglie e pietre contro la polizia. Le forze dell'ordine rispondono con gas lacrimogeni.
@tutti_i_fatti
🚓I manifestanti lanciano bottiglie e pietre contro la polizia. Le forze dell'ordine rispondono con gas lacrimogeni.
@tutti_i_fatti
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Forwarded from ImolaOggi Channel (Imola Oggi)
Emilia Romagna, il piano del #Pd per le case popolari: prima gli immigrati
https://www.imolaoggi.it/2026/10/17/emilia-romagna-pd-case-popolari-immigrati/
https://www.imolaoggi.it/2026/10/17/emilia-romagna-pd-case-popolari-immigrati/
Imola Oggi
Emilia Romagna, il piano del Pd per le case popolari: prima gli immigrati • Imola Oggi
La Regione ha cancellato dalle norme sull’Edilizia residenziale pubblica il requisito della residenza storica.
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Forwarded from LR, Geopolitica e News
Si trovano sempre i soldi per le armi da mandare a Kiev e 100 MILA EURO da dare AD OGNI MAGISTRATO come "arretrato" o "rimborso"!
CENTOMILA EURO A OGNI MAGISTRATO! 2 MILIARDI IN FINANZIARIA SOLO PER LORO! FOLLIA!
Soldi che una persona normale NON VEDRÀ MAI in tutta la sua vita!
A operai e impiegati non aumentano mai lo stipendio e quando lo fanno lo fanno di 10 euro LORDI, a questi ne danno 100 MILA a botta!
BASTARDI!
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Forwarded from Monica Elisa
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Incontro annuale del WEF per i futuri leader globali: Percezione dell'invisibile
Un giorno, l'"intelligenza a spettro completo" unificherà tutti i segnali, come il Wi-Fi, gli ultrasuoni, il sonar e i raggi X, e sarà in grado di rilevare qualsiasi persona o oggetto ovunque.
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@monicaelis
https://www.weforum.org/media
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Forwarded from Weltanschauung Italia
FIGLI E CARRIERE
Riflettevamo in questi giorni sulla tendenza di molti genitori di oggi a parcheggiare i propri figli. Letteralmente parcheggiare.
Ai giardini, nelle scuole, i Papà specialmente, non si vedono mai, come se la cosa non li riguardasse.
Li consegnano alla scuola come si consegna un cappotto al guardaroba. Li affidano a sti poveri nonni, mentre loro inseguono una scrivania, un titolo, una scala che sale sempre e non porta in nessun posto.
Per costoro i bisogni di un bambino sono solo intralcio nell'agenda, una voce da incastrare tra una riunione e l'altra, una telefonata da sbrigare in corridoio.
Ma allora perché li mettono al mondo? Per pressione sociale? Per mostrarli su Instagram? Perché?
Un figlio non è un titolo di merito da esibire né un accessorio della vita adulta. È una persona che chiede, per anni, il nostro tempo, quello vero, con la testa presente.
Ma non vi si stringe il cuore quando lo vedete crescere a pezzi, in fotografie scattate di fretta, quando scoprite che ha perso un dente, che ha smesso di credere a una favola, che ha imparato a farsi bastare il vostro silenzio? Non lo sentite il vuoto di tutte le volte in cui non c'eravate?
Perché è questo il sale della vita, la prima parola, il primo passo storto, il disegno brutto appeso al frigo, la domanda impossibile alle undici di sera quando siete stanchi e vorreste solo dormire. Seguirli passo dopo passo non è un sacrificio, è il privilegio più grande che sia toccato a un essere umano: assistere da vicino alla nascita di un mondo.
La "carriera", un giorno, vi darà il ben servito. Un figlio che avete accompagnato vi darà qualcuno che, quando vi guarderà, saprà di essere stato amato ogni giorno. Tutto il resto è solo rumore di fondo.
WI
Riflettevamo in questi giorni sulla tendenza di molti genitori di oggi a parcheggiare i propri figli. Letteralmente parcheggiare.
Ai giardini, nelle scuole, i Papà specialmente, non si vedono mai, come se la cosa non li riguardasse.
Li consegnano alla scuola come si consegna un cappotto al guardaroba. Li affidano a sti poveri nonni, mentre loro inseguono una scrivania, un titolo, una scala che sale sempre e non porta in nessun posto.
Per costoro i bisogni di un bambino sono solo intralcio nell'agenda, una voce da incastrare tra una riunione e l'altra, una telefonata da sbrigare in corridoio.
Ma allora perché li mettono al mondo? Per pressione sociale? Per mostrarli su Instagram? Perché?
Un figlio non è un titolo di merito da esibire né un accessorio della vita adulta. È una persona che chiede, per anni, il nostro tempo, quello vero, con la testa presente.
Ma non vi si stringe il cuore quando lo vedete crescere a pezzi, in fotografie scattate di fretta, quando scoprite che ha perso un dente, che ha smesso di credere a una favola, che ha imparato a farsi bastare il vostro silenzio? Non lo sentite il vuoto di tutte le volte in cui non c'eravate?
Perché è questo il sale della vita, la prima parola, il primo passo storto, il disegno brutto appeso al frigo, la domanda impossibile alle undici di sera quando siete stanchi e vorreste solo dormire. Seguirli passo dopo passo non è un sacrificio, è il privilegio più grande che sia toccato a un essere umano: assistere da vicino alla nascita di un mondo.
La "carriera", un giorno, vi darà il ben servito. Un figlio che avete accompagnato vi darà qualcuno che, quando vi guarderà, saprà di essere stato amato ogni giorno. Tutto il resto è solo rumore di fondo.
WI
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Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
🇫🇷 L'ufficio turistico di Lione è stato dato alle fiamme, il municipio di Marsiglia è stato saccheggiato, il busto di Marianne è stato distrutto... auto in fiamme e strade di Parigi devastate...
📎 Eric Ciotti
📎 Eric Ciotti
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Forwarded from ImolaOggi Channel (Imola Oggi)
Marocco, mancano i braccianti per la raccolta di avocado: si valuta di reclutarli all'estero
("lavori che i marocchini non vogliono più fare"?)😁
https://www.imolaoggi.it/2026/10/17/marocco-mancano-braccianti/
("lavori che i marocchini non vogliono più fare"?)😁
https://www.imolaoggi.it/2026/10/17/marocco-mancano-braccianti/
Imola Oggi
Marocco, mancano braccianti per raccolta di avocado: si valuta di reclutarli all'estero • Imola Oggi
Il comparto marocchino dell'avocado deve affrontare una persistente carenza di manodopera stagionale. Secondo il presidente dell'Associazione marocchina
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Forwarded from Nogeoingegneria
Il complesso militare-industriale rassicura gli investitori: le guerre saranno infinite... https://www.caitlinjohnst.one/p/military-industrial-complex-assures? Oggi, in un mondo distopico, il complesso militare-industriale rassicura gli investitori affermando che le guerre saranno davvero infinite.
Interrogato in una recente intervista alla CNBC sulle preoccupazioni relative al calo dei titoli del settore della difesa, l'amministratore delegato di Lockheed Martin, Jim Taiclet, ha risposto : "Gli investitori devono sapere e comprendere che questa domanda non è passeggera, bensì permanente".
Nel 2023 Taiclet definì l'impennata del bilancio militare di Washington "il miglior risultato che il nostro settore o la nostra azienda potessero desiderare".
Queste persone sono dei mostri malvagi. Il profitto derivante dalla guerra dovrebbe essere fottutamente illegale.
Interrogato in una recente intervista alla CNBC sulle preoccupazioni relative al calo dei titoli del settore della difesa, l'amministratore delegato di Lockheed Martin, Jim Taiclet, ha risposto : "Gli investitori devono sapere e comprendere che questa domanda non è passeggera, bensì permanente".
Nel 2023 Taiclet definì l'impennata del bilancio militare di Washington "il miglior risultato che il nostro settore o la nostra azienda potessero desiderare".
Queste persone sono dei mostri malvagi. Il profitto derivante dalla guerra dovrebbe essere fottutamente illegale.
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Forwarded from Il Veritiero
Persino il Fondo Monetario Internazionale è arrivato ad "avvisare" gli Stati Uniti che hanno un debito pubblico insostenibile; una montagna di carta, che per anni i grandi gestori del risparmio e le banche centrali hanno ritenuto un bene rifugio, rischia ora di prendere fuoco.
Il messaggio del Fondo è stato chiaro: cari statunitensi non illudetevi di tenere in piedi il vostro debito - che peraltro avete venduto a mezzo mondo - solo con la crescita economica.
Dovete quindi, sostiene ancora il Fondo, adottare soluzioni radicali: aumentare le tasse, tagliare la spesa, smettere di fare nuovo debito.
In pratica il Fondo monetario chiede agli Stati Uniti quel regime di austerità brutale che gli stessi Stati Uniti, attraverso il Washington consensus, hanno imposto per anni in America Latina e in altre zone del pianeta.
Certo, conclude il Fondo, sarà dura "politicamente" ma l'alternativa è l'insolvenza.
Allora non lo dico solo io che il capitalismo finanziario dollarizzato ha un grosso problema. Lo confessa persino uno dei pilastri di quel capitalismo.
Alessandro Volpi
https://t.me/IlVeritiero
Il messaggio del Fondo è stato chiaro: cari statunitensi non illudetevi di tenere in piedi il vostro debito - che peraltro avete venduto a mezzo mondo - solo con la crescita economica.
Dovete quindi, sostiene ancora il Fondo, adottare soluzioni radicali: aumentare le tasse, tagliare la spesa, smettere di fare nuovo debito.
In pratica il Fondo monetario chiede agli Stati Uniti quel regime di austerità brutale che gli stessi Stati Uniti, attraverso il Washington consensus, hanno imposto per anni in America Latina e in altre zone del pianeta.
Certo, conclude il Fondo, sarà dura "politicamente" ma l'alternativa è l'insolvenza.
Allora non lo dico solo io che il capitalismo finanziario dollarizzato ha un grosso problema. Lo confessa persino uno dei pilastri di quel capitalismo.
Alessandro Volpi
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Analisi non-convenzionali, esoterismo e metapolitica
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Forwarded from Beato Fulton J. Sheen
Dio è il fatto più ovvio dell'esperienza umana. Se non siamo consapevoli di Lui, è perché siamo troppo complicati e perché abbiamo il naso sollevato in alto per l'orgoglio...
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Forwarded from Estero 24H 🌍 – Notizie dal Mondo 🗞
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❗️#NEW Il municipio storico di Limoges, in Francia, è crollato in seguito all'incendio appiccato dai rivoltosi.
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Forwarded from Operazione Verità News 📰🗞
🇮🇱🇮🇷 "Siamo pronti ad attaccare l'Iran con tutta la nostra forza
E questa volta tutti gli impianti energetici saranno obiettivi
Gli impianti energetici sono un elemento cruciale per riportare l'Iran indietro di 40 anni,all'era delle tenebre e dell'età della pietra
Colpiremo tutti questi obiettivi con una forza enorme"
Ministro della Difesa israeliano Katz
@operazioneveritanews
E questa volta tutti gli impianti energetici saranno obiettivi
Gli impianti energetici sono un elemento cruciale per riportare l'Iran indietro di 40 anni,all'era delle tenebre e dell'età della pietra
Colpiremo tutti questi obiettivi con una forza enorme"
Ministro della Difesa israeliano Katz
@operazioneveritanews
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Forwarded from l'AntiDiplomatico
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SPIRITO…
“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”
Mt 22,15-21
di Eremita
Questo Vangelo ci mette davanti a una domanda che riguarda tutta la nostra vita: a chi appartiene il nostro cuore?
I farisei si avvicinano a Gesù con parole bellissime: «Sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità». Ma dietro queste parole c’è una trappola. Non cercano una verità da accogliere; cercano una risposta da usare contro di lui.
Anche noi possiamo correre questo rischio: rivolgerci a Dio, parlare di Dio, conoscere il Vangelo, e nello stesso tempo difenderci dalla sua Parola. La ascoltiamo finché ci dà ragione. Quando tocca il nostro denaro, il nostro orgoglio, una relazione nella quale non vogliamo perdonare, cominciamo a discutere.
Gesù conosce questa resistenza. Eppure rimane lì, parla con quegli uomini, offre anche a loro una possibilità di verità. La sua parola smaschera l’ipocrisia perché possa aprirsi una strada alla conversione.
Gli domandano: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Vogliono costringerlo a schierarsi, a pronunciare una frase che lo renda accusabile. Gesù chiede una moneta: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Rispondono: «Di Cesare».
Allora dice: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Fermiamoci su questa parola: rendete.
La moneta porta l’immagine di Cesare. Ma tu, quale immagine porti?
Il libro della Genesi ci annuncia che l’uomo è creato a immagine di Dio. E allora questa domanda arriva fino al centro della nostra esistenza: se la moneta porta l’immagine di Cesare, e tu porti l’immagine di Dio, a chi appartiene la tua vita?
Tu appartieni a Dio. Prima dei tuoi successi e prima dei tuoi fallimenti. Anche quando gli altri ti giudicano soltanto per quello che produci, per quello che possiedi, per quello che riesci a dimostrare, la tua dignità rimane più profonda di tutti questi giudizi. Sei una creatura voluta e amata.
Il peccato ferisce questa immagine, la oscura, ma non cancella la tua dignità. Per questo Dio ti cerca anche quando tu ti sei allontanato.
Eppure, quante volte consegniamo il cuore a ciò che non può custodirlo! Ci affidiamo al denaro, come se potesse garantirci il domani. Cerchiamo nell’approvazione degli altri la certezza di valere qualcosa. Vogliamo controllare le persone che amiamo, perché abbiamo paura di perderle.
Così viviamo affaticati. Dobbiamo difendere continuamente la nostra posizione, la nostra ragione, la nostra immagine. Basta una parola per ferirci. Basta che qualcuno ci metta da parte perché dentro di noi sorga una ribellione.
Proprio qui arriva la buona notizia del Vangelo: Gesù Cristo viene a cercarti dentro questa schiavitù e ad aprirti una strada di libertà.
Non aspetta che tu abbia già risolto ogni contraddizione. Ti viene incontro mentre ancora hai paura, mentre sei incapace di perdonare, mentre cerchi la vita dove hai già sperimentato la delusione.
Colui che oggi viene interrogato con malizia sarà condannato, spogliato e crocifisso. Sulla croce entrerà fino in fondo nel rifiuto degli uomini. E lì continuerà ad amare. Porterà il nostro peccato senza rispondere all’odio con l’odio.
Dio lo ha risuscitato dai morti. Questa è la notizia che può cambiare la nostra vita: Gesù Cristo è vivo, il peccato può essere perdonato, la morte non ha l’ultima parola. Il suo Spirito può raggiungere anche quel luogo del tuo cuore che tu consideri ormai chiuso, indurito, perduto.
Quando ascolti: «Rendi a Dio quello che è di Dio», potresti pensare subito a qualcosa da pagare, a un debito da saldare con le tue opere. Ma che cosa puoi dare a Dio che non abbia già ricevuto da lui? Puoi offrirgli te stesso. Puoi smettere di nasconderti. Puoi presentarti nella verità della tua vita e dirgli: «Signore, eccomi. Questo sono io. Ho bisogno di essere salvato».
Anche la tua povertà può diventare preghiera. Anche il riconoscimento di un peccato può essere l’inizio di un ritorno.
Forse oggi c’è una persona davanti alla quale senti soltanto amarezza. Non fingere un amore che ancora non hai.
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“Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”
Mt 22,15-21
di Eremita
Questo Vangelo ci mette davanti a una domanda che riguarda tutta la nostra vita: a chi appartiene il nostro cuore?
I farisei si avvicinano a Gesù con parole bellissime: «Sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità». Ma dietro queste parole c’è una trappola. Non cercano una verità da accogliere; cercano una risposta da usare contro di lui.
Anche noi possiamo correre questo rischio: rivolgerci a Dio, parlare di Dio, conoscere il Vangelo, e nello stesso tempo difenderci dalla sua Parola. La ascoltiamo finché ci dà ragione. Quando tocca il nostro denaro, il nostro orgoglio, una relazione nella quale non vogliamo perdonare, cominciamo a discutere.
Gesù conosce questa resistenza. Eppure rimane lì, parla con quegli uomini, offre anche a loro una possibilità di verità. La sua parola smaschera l’ipocrisia perché possa aprirsi una strada alla conversione.
Gli domandano: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Vogliono costringerlo a schierarsi, a pronunciare una frase che lo renda accusabile. Gesù chiede una moneta: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Rispondono: «Di Cesare».
Allora dice: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Fermiamoci su questa parola: rendete.
La moneta porta l’immagine di Cesare. Ma tu, quale immagine porti?
Il libro della Genesi ci annuncia che l’uomo è creato a immagine di Dio. E allora questa domanda arriva fino al centro della nostra esistenza: se la moneta porta l’immagine di Cesare, e tu porti l’immagine di Dio, a chi appartiene la tua vita?
Tu appartieni a Dio. Prima dei tuoi successi e prima dei tuoi fallimenti. Anche quando gli altri ti giudicano soltanto per quello che produci, per quello che possiedi, per quello che riesci a dimostrare, la tua dignità rimane più profonda di tutti questi giudizi. Sei una creatura voluta e amata.
Il peccato ferisce questa immagine, la oscura, ma non cancella la tua dignità. Per questo Dio ti cerca anche quando tu ti sei allontanato.
Eppure, quante volte consegniamo il cuore a ciò che non può custodirlo! Ci affidiamo al denaro, come se potesse garantirci il domani. Cerchiamo nell’approvazione degli altri la certezza di valere qualcosa. Vogliamo controllare le persone che amiamo, perché abbiamo paura di perderle.
Così viviamo affaticati. Dobbiamo difendere continuamente la nostra posizione, la nostra ragione, la nostra immagine. Basta una parola per ferirci. Basta che qualcuno ci metta da parte perché dentro di noi sorga una ribellione.
Proprio qui arriva la buona notizia del Vangelo: Gesù Cristo viene a cercarti dentro questa schiavitù e ad aprirti una strada di libertà.
Non aspetta che tu abbia già risolto ogni contraddizione. Ti viene incontro mentre ancora hai paura, mentre sei incapace di perdonare, mentre cerchi la vita dove hai già sperimentato la delusione.
Colui che oggi viene interrogato con malizia sarà condannato, spogliato e crocifisso. Sulla croce entrerà fino in fondo nel rifiuto degli uomini. E lì continuerà ad amare. Porterà il nostro peccato senza rispondere all’odio con l’odio.
Dio lo ha risuscitato dai morti. Questa è la notizia che può cambiare la nostra vita: Gesù Cristo è vivo, il peccato può essere perdonato, la morte non ha l’ultima parola. Il suo Spirito può raggiungere anche quel luogo del tuo cuore che tu consideri ormai chiuso, indurito, perduto.
Quando ascolti: «Rendi a Dio quello che è di Dio», potresti pensare subito a qualcosa da pagare, a un debito da saldare con le tue opere. Ma che cosa puoi dare a Dio che non abbia già ricevuto da lui? Puoi offrirgli te stesso. Puoi smettere di nasconderti. Puoi presentarti nella verità della tua vita e dirgli: «Signore, eccomi. Questo sono io. Ho bisogno di essere salvato».
Anche la tua povertà può diventare preghiera. Anche il riconoscimento di un peccato può essere l’inizio di un ritorno.
Forse oggi c’è una persona davanti alla quale senti soltanto amarezza. Non fingere un amore che ancora non hai.
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Porta a Cristo quella ferita e chiedigli che non diventi il padrone della tua vita. Forse il denaro occupa ogni tuo pensiero. Chiedigli la libertà di usarlo con giustizia, di condividerlo, di non sacrificargli gli affetti e la coscienza. Forse vivi per essere riconosciuto. Lascia che questa Parola ti raggiunga: il Padre ti vede anche quando nessuno ti applaude.
Gesù ci richiama anche alle nostre responsabilità concrete. «Rendete a Cesare quello che è di Cesare»: la fede prende corpo nell’onestà, nella giustizia, nella cura del bene comune, nella fedeltà agli impegni. Chi si affida a Dio è chiamato a vivere seriamente i propri doveri verso gli altri.
Ma Cesare non è Dio. Nessun potere umano può pretendere un’obbedienza assoluta o impadronirsi della coscienza. E nessuna realtà terrena, nemmeno la più importante, può sostenere il peso della nostra speranza ultima.
A Dio appartiene l’uomo intero: la sua libertà, il suo corpo, la sua storia, il suo desiderio di vita. Restituirsi a lui significa imparare, giorno dopo giorno, a vivere da figli.
Oggi puoi cominciare da una cosa semplice: smettere di giustificare ciò che ti allontana dall’amore. Chiedere perdono. Compiere un gesto di giustizia che rimandi da tempo. Affidare al Signore una paura che finora hai portato da solo. La grazia di Cristo rende possibile un passo anche dove tu vedevi soltanto un muro.
Preghiamo: Signore Gesù, sulla moneta c’è l’immagine di Cesare; in noi il Padre ha impresso la sua immagine. Aiutaci a riconoscere la dignità che ci hai donato e a rispettarla in ogni persona. Tu conosci ciò che tiene prigioniero il nostro cuore. Conosci le nostre paure, il bisogno di essere approvati, la fatica di perdonare. Raggiungici con il tuo amore, perdona i nostri peccati e donaci il tuo Spirito. Insegnaci a vivere con onestà sulla terra e con fiducia nel Padre. Ti consegniamo la nostra vita così com’è, perché tu la guarisca e la renda capace di amare.
Amen.
Porta a Cristo quella ferita e chiedigli che non diventi il padrone della tua vita. Forse il denaro occupa ogni tuo pensiero. Chiedigli la libertà di usarlo con giustizia, di condividerlo, di non sacrificargli gli affetti e la coscienza. Forse vivi per essere riconosciuto. Lascia che questa Parola ti raggiunga: il Padre ti vede anche quando nessuno ti applaude.
Gesù ci richiama anche alle nostre responsabilità concrete. «Rendete a Cesare quello che è di Cesare»: la fede prende corpo nell’onestà, nella giustizia, nella cura del bene comune, nella fedeltà agli impegni. Chi si affida a Dio è chiamato a vivere seriamente i propri doveri verso gli altri.
Ma Cesare non è Dio. Nessun potere umano può pretendere un’obbedienza assoluta o impadronirsi della coscienza. E nessuna realtà terrena, nemmeno la più importante, può sostenere il peso della nostra speranza ultima.
A Dio appartiene l’uomo intero: la sua libertà, il suo corpo, la sua storia, il suo desiderio di vita. Restituirsi a lui significa imparare, giorno dopo giorno, a vivere da figli.
Oggi puoi cominciare da una cosa semplice: smettere di giustificare ciò che ti allontana dall’amore. Chiedere perdono. Compiere un gesto di giustizia che rimandi da tempo. Affidare al Signore una paura che finora hai portato da solo. La grazia di Cristo rende possibile un passo anche dove tu vedevi soltanto un muro.
Preghiamo: Signore Gesù, sulla moneta c’è l’immagine di Cesare; in noi il Padre ha impresso la sua immagine. Aiutaci a riconoscere la dignità che ci hai donato e a rispettarla in ogni persona. Tu conosci ciò che tiene prigioniero il nostro cuore. Conosci le nostre paure, il bisogno di essere approvati, la fatica di perdonare. Raggiungici con il tuo amore, perdona i nostri peccati e donaci il tuo Spirito. Insegnaci a vivere con onestà sulla terra e con fiducia nel Padre. Ti consegniamo la nostra vita così com’è, perché tu la guarisca e la renda capace di amare.
Amen.
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