⚠️ Le tensioni con l’Iran aumentano e Donald Trump parla di possibili attacchi “devastanti” se i negoziati falliscono. Con scadenze imminenti, cresce il timore di un’escalation globale.
💬 Si tratta di una strategia per spingere al dialogo o di un rischio concreto di conflitto?
🌍 Quali conseguenze potrebbe avere una crisi del genere per i Paesi del Sud Globale, già sotto pressione economica?
#Iran #TensioniGlobali #Geopolitica #Crisi
Fonte: Al Jazeera
—
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#ideeazione
💬 Si tratta di una strategia per spingere al dialogo o di un rischio concreto di conflitto?
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Fonte: Al Jazeera
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Al Jazeera
Iran war updates: Trump suspends US attacks, Tehran agrees to ceasefire
These were the updates on the US-Israeli attacks on Iran for Tuesday, April 7.
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
Importante messaggio del presidente del Parlamento iraniano, Qalibaf
Dichiarazione sulla violazione di tre clausole chiave della Proposta in 10 punti (Quadro concordato) prima dell'inizio dei negoziati
La profonda storica sfiducia che nutriamo nei confronti degli Stati Uniti deriva dalle ripetute violazioni di ogni tipo di impegno – uno schema che purtroppo si è ripetuto ancora una volta.
Come ha chiaramente affermato il Presidente degli Stati Uniti nella sua Dichiarazione su Truth, la Proposta in 10 punti della Repubblica Islamica dell'Iran è una “base praticabile su cui negoziare” e il quadro principale per questi colloqui. Tuttavia, finora sono state violate 3 clausole di questa proposta:
1- Mancato rispetto della prima clausola della Proposta in 10 punti relativa al cessate il fuoco in Libano – un impegno a cui anche il Primo Ministro Shehbaz Sharif ha fatto esplicito riferimento, dichiarando “un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano e altre regioni, con effetto immediato”;
2. L'ingresso di un drone nello spazio aereo iraniano, distrutto nella città di Lar, nella regione Fars, in chiara violazione della clausola che vieta qualsiasi ulteriore violazione dello spazio aereo iraniano;
3. La negazione del diritto dell'Iran all'arricchimento dell'uranio, sancito dalla sesta clausola dell'accordo quadro.
Ora, la stessa "base praticabile su cui negoziare" è stata apertamente e chiaramente violata, ancor prima dell'inizio dei negoziati.
In una situazione del genere, un cessate il fuoco bilaterale o i negoziati sono irragionevoli.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
Dichiarazione sulla violazione di tre clausole chiave della Proposta in 10 punti (Quadro concordato) prima dell'inizio dei negoziati
La profonda storica sfiducia che nutriamo nei confronti degli Stati Uniti deriva dalle ripetute violazioni di ogni tipo di impegno – uno schema che purtroppo si è ripetuto ancora una volta.
Come ha chiaramente affermato il Presidente degli Stati Uniti nella sua Dichiarazione su Truth, la Proposta in 10 punti della Repubblica Islamica dell'Iran è una “base praticabile su cui negoziare” e il quadro principale per questi colloqui. Tuttavia, finora sono state violate 3 clausole di questa proposta:
1- Mancato rispetto della prima clausola della Proposta in 10 punti relativa al cessate il fuoco in Libano – un impegno a cui anche il Primo Ministro Shehbaz Sharif ha fatto esplicito riferimento, dichiarando “un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano e altre regioni, con effetto immediato”;
2. L'ingresso di un drone nello spazio aereo iraniano, distrutto nella città di Lar, nella regione Fars, in chiara violazione della clausola che vieta qualsiasi ulteriore violazione dello spazio aereo iraniano;
3. La negazione del diritto dell'Iran all'arricchimento dell'uranio, sancito dalla sesta clausola dell'accordo quadro.
Ora, la stessa "base praticabile su cui negoziare" è stata apertamente e chiaramente violata, ancor prima dell'inizio dei negoziati.
In una situazione del genere, un cessate il fuoco bilaterale o i negoziati sono irragionevoli.
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Forwarded from Idee&Azione
LE FORME DEL POTERE - edizione 2026
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
Il seminario è aperto a tutti e si svolgere comodamente online.
Per info & iscrizioni
Francesca Ferrazza
+39 379 107 5715
universita@unidolomiti.it
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
Il seminario è aperto a tutti e si svolgere comodamente online.
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Dopo le vergognose dichiarazioni dell'amministrazione USA di questi giorni (la minaccia di distruggere per sempre un'intera civiltà), è arrivato l'amaro bagno nella realtà e la constatazione che muovere guerra ad uno Stato forte e preparato sia ideologicamente che militarmente ad un lungo conflitto non è stata poi un'idea brillante. La storia non ha nulla da insegnare a chi la ignora. L'Iran ha resistito per un otto anni ad una guerra devastante contro l'Iraq di Saddam. Una guerra in cui ha visto le sue città sotto costante bombardamento missilistico e la sua popolazione civile sottoposta agli agenti chimici iracheni. Nonostante ciò, e mezzo milione di caduti, non si è mai arreso. Trump, alla pari di Saddam, pensava di chiudere i giochi in pochi giorni o settimane. Il presidente USA aveva iniziato questa guerra nella speranza di arrivare ad un incontro con Xi Jinping da una posizione di forza (dopo aver eliminato uno dei principali “alleati” cinesi della regione, il primo è ovviamente il Pakistan). Invece si è ritrovato nella condizione di dover pregare Pechino per una mediazione (da non sottovalutare anche il ruolo fondamentale del Pakistan che da Paese paria si sta trasformando in potenza responsabile e di primo piano nel contesto eurasiatico). Ora, oltre al cessate il fuoco di due settimane, si è parlato di 10 punti che dovrebbero essere alla base di una eventuale nuova fase negoziale tra Iran e Stati Uniti. Leggendo questi dieci punti (riduzione drastica della presenza USA nella regione, garanzie di sicurezza per l'Iran, rimozione sanzioni, pagamento danni di guerra, ecc.) ci si rende immediatamente conto che una loro accettazione da parte di Washington equivarrebbe all'ammissione di una sconfitta strategica addirittura peggiore a quella subita in Vietnam. La Cina avrebbe garantito a Teheran (usiamo sempre il condizionale) che gli Stati Uniti si sarebbero impegnati a garantire il rispetto di almeno alcuni di essi. Nel migliore dei casi, per Washington, ciò comporterebbe una sorta di accordo del tutto simile al vecchio JCPOA di Obama che lo stesso Trump (prima amministrazione) aveva aspramente criticato ed unilateralmente abbandonato. Sempre Trump parla di una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz tra Iran e USA, mentre nei 10 punti si parla di una gestione congiunta tra Oman e Iran, che finirebbero per esercitare totale sovranità sul corso d'acqua. Con l'Iran che, addirittura, arriverebbe a incrementare il suo ruolo di potenza regionale. Difficile che si possa trovare un accordo su queste basi (la diffidenza iraniana nei confronti della controparte è palese). E pure per uno come Trump sarebbe complesso spacciare un simile accodo come una vittoria in prossimità delle prossime elezioni di metà mandato. Personalmente (e spero di sbagliarmi), anche alla luce del fatto che la “tregua” non sembra includere gli altri teatri regionali (dove Israele continua a bombardare anche per boicottare il cessate il fuoco), credo che questo conflitto non sia ancora terminato e che continuerà a protrarsi (da non sottovalutare mai la presa della lobby sionista a Washington). Di sicuro, soprattutto negli USA, è piuttosto impopolare. John Mearsheimer, uno dei più importanti politologi nordamericani, l'ha già definita come la guerra più stupida della storia degli Stati Uniti. Ma se continua dovremmo cercare di capire anche come si evolverà ed a quale intensità e variabilità. In questo senso, credo che i costi economici e umani per entrambi gli attori, ma in primo luogo per gli USA, non potranno che aumentare in modo esponenziale. La soluzione di un attacco di terra diventerebbe inevitabile (con il tentativo di conquista di alcune isole del Golfo o la costruzione di una testa di ponte in prossimità di Bandar Abbas). Ma stiamo parlando di soluzioni che, ad oggi, Washington non sembra potersi permettere a fronte di una crisi del debito che sta assumendo proporzioni enormi ed è sempre più insostenibile.
Daniele Perra
Daniele Perra
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Forwarded from Idee&Azione
LA PARTITA ERITREA
di Alessandro Pellegatta
Questo saggio illustra quello che quasi nessuno racconta, facendo ricorso anche a fonti recentemente desecretate. L’Eritrea, la “colonia primigenia” italiana, divenne una pedina sullo scacchiere internazionale del Secondo dopoguerra, e venne sacrificata in sede ONU agli appetiti di Inghilterra e Stati Uniti, in violazione dei principi internazionali di autodeterminazione dei popoli. L’Eritrea, in base alla Risoluzione ONU 390A(V), nel 1952 fu infatti ‘federata’ all’Etiopia e poi annessa unilateralmente nel 1962, in palese violazione delle disposizioni internazionali. Il ‘risultato’ fu che l’Eritrea e il suo popolo dovettero combattere per 30 anni per riappropriarsi di quello che era stato loro sottratto ingiustamente. Che la memoria di questi anni resti d’insegnamento per le future generazioni e per tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Corno d’Africa. Nel libro è presente anche un’Appendice che narra la “partita eritrea” che si sta ancora svolgendo.
Prefazione di Pietros Fessahazion, Ambasciatore dello Stato di Eritrea in Italia
Ordinalo su Anteo Edizioni 👇🏻
https://www.anteoedizioni.eu/negozio/popoli/la-partita-eritrea-1941-1952/
di Alessandro Pellegatta
Questo saggio illustra quello che quasi nessuno racconta, facendo ricorso anche a fonti recentemente desecretate. L’Eritrea, la “colonia primigenia” italiana, divenne una pedina sullo scacchiere internazionale del Secondo dopoguerra, e venne sacrificata in sede ONU agli appetiti di Inghilterra e Stati Uniti, in violazione dei principi internazionali di autodeterminazione dei popoli. L’Eritrea, in base alla Risoluzione ONU 390A(V), nel 1952 fu infatti ‘federata’ all’Etiopia e poi annessa unilateralmente nel 1962, in palese violazione delle disposizioni internazionali. Il ‘risultato’ fu che l’Eritrea e il suo popolo dovettero combattere per 30 anni per riappropriarsi di quello che era stato loro sottratto ingiustamente. Che la memoria di questi anni resti d’insegnamento per le future generazioni e per tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Corno d’Africa. Nel libro è presente anche un’Appendice che narra la “partita eritrea” che si sta ancora svolgendo.
Prefazione di Pietros Fessahazion, Ambasciatore dello Stato di Eritrea in Italia
Ordinalo su Anteo Edizioni 👇🏻
https://www.anteoedizioni.eu/negozio/popoli/la-partita-eritrea-1941-1952/
Anteo Edizioni
LA PARTITA ERITREA (1941-1952) - Anteo Edizioni
Questo saggio illustra quello che quasi nessuno racconta, facendo ricorso anche a fonti recentemente desecretate. L’Eritrea, la “colonia primigenia” italiana, divenne una pedina sullo scacchiere internazionale del Secondo dopoguerra, e venne sacrificata in…
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Jugoslavia: la guerra che ha cambiato le regole
Sono passati ormai 27 anni dall’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava di Serbia e Montenegro nel marzo 1999, eppure la sua importanza nel cambiamento dell’ordine internazionale continua ad essere sottovalutata.
L'autore: Stefano Vernole
L'articolo completo: https://telegra.ph/Jugoslavia-la-guerra-che-ha-cambiato-le-regole-04-07
Sono passati ormai 27 anni dall’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava di Serbia e Montenegro nel marzo 1999, eppure la sua importanza nel cambiamento dell’ordine internazionale continua ad essere sottovalutata.
L'autore: Stefano Vernole
L'articolo completo: https://telegra.ph/Jugoslavia-la-guerra-che-ha-cambiato-le-regole-04-07
Telegraph
Jugoslavia: la guerra che ha cambiato le regole
Sono passati ormai 27 anni dall’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava di Serbia e Montenegro nel marzo 1999, eppure la sua importanza nel cambiamento dell’ordine internazionale continua ad essere sottovalutata. Segue nostro Telegram. Un processo…
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LA VOCE DEI GIOVANI PROSEGUE IL TOUR NELLE SALE❗️
Una voce come non l'avete mai sentita
🔴PROSSIME TAPPE: PUGLIA E UMBRIA
➡️ 𝐄 𝐬𝐞 𝐨𝐫𝐚, 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 - 𝐔𝐧'𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞
Un film di Massimo Selis
16 aprile MANDURIA (TA)
Piccolo Cinema Ideale, ore 19:30
17 aprile TERNI
Politeama Lucioli, ore 21
IN SALA GLI AUTORI dialogheranno con il pubblico
“Un’opera coinvolgente e sconvolgente”
(Nocturno)
“Costruisce un territorio proprio: cinema dell’osservazione poetica”
(Cinecorriere)
“Un film da mostrare alle future generazioni come fulgido esempio di presa di posizione politica e sociale”
(Cinema Italiano)
Ci vediamo al cinema❗️
Se non hai ancora visto il trailer, guarda e diffondi 👇
https://www.youtube.com/watch?v=hTyWO25Ij9I
Una voce come non l'avete mai sentita
🔴PROSSIME TAPPE: PUGLIA E UMBRIA
➡️ 𝐄 𝐬𝐞 𝐨𝐫𝐚, 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 - 𝐔𝐧'𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞
Un film di Massimo Selis
16 aprile MANDURIA (TA)
Piccolo Cinema Ideale, ore 19:30
17 aprile TERNI
Politeama Lucioli, ore 21
IN SALA GLI AUTORI dialogheranno con il pubblico
“Un’opera coinvolgente e sconvolgente”
(Nocturno)
“Costruisce un territorio proprio: cinema dell’osservazione poetica”
(Cinecorriere)
“Un film da mostrare alle future generazioni come fulgido esempio di presa di posizione politica e sociale”
(Cinema Italiano)
Ci vediamo al cinema❗️
Se non hai ancora visto il trailer, guarda e diffondi 👇
https://www.youtube.com/watch?v=hTyWO25Ij9I
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Non c'è stata una guerra nucleare.
🇺🇸Durante la notte Trump ha annunciato la sua vittoria:
🔹sospenderà per due settimane gli attacchi contro l'Iran a condizione che lo Stretto di Ormuz venga completamente riaperto;
🔹che gli obiettivi militari degli Stati Uniti in Iran sono già stati superati;
🔹che anche Israele aderirà alla tregua bilaterale;
🔹che le 10 condizioni di pace iraniane possono diventare la base per i negoziati;
🔹che l'accordo imminente può diventare l'età dell'oro del Medio Oriente!
🇮🇷Anche l'Iran ha vinto:
🔹il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz per due settimane è possibile solo "a condizione che vi sia coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo conto dei limiti tecnici".
🔹I rappresentanti dell'Iran hanno dichiarato che Trump ha accettato il piano di pace iraniano:
- Impegno di non aggressione;
- Mantenimento del controllo dell'Iran sullo Stretto di Hormuz;
- Accordo sull'arricchimento dell'uranio;
- Revoca di tutte le sanzioni primarie;
- Revoca di tutte le sanzioni secondarie;
- Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU;
- Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio dei governatori dell'AIEA;
- Pagamento di un risarcimento all'Iran;
- Ritiro delle forze armate americane dalla regione;
- Cessazione della guerra su tutti i fronti, compresa la guerra contro "Hezbollah" in Libano.
Ora i negoziati faccia a faccia tra Iran e Stati Uniti si terranno il 10 aprile a Islamabad.
Una caratteristica distintiva della guerra moderna è che tutti hanno dichiarato la propria vittoria, ma finora non è stato concordato nulla di concreto. L'unico vantaggio è il cessate il fuoco di due settimane, se ovviamente verrà rispettato.
🇺🇸Durante la notte Trump ha annunciato la sua vittoria:
🔹sospenderà per due settimane gli attacchi contro l'Iran a condizione che lo Stretto di Ormuz venga completamente riaperto;
🔹che gli obiettivi militari degli Stati Uniti in Iran sono già stati superati;
🔹che anche Israele aderirà alla tregua bilaterale;
🔹che le 10 condizioni di pace iraniane possono diventare la base per i negoziati;
🔹che l'accordo imminente può diventare l'età dell'oro del Medio Oriente!
🇮🇷Anche l'Iran ha vinto:
🔹il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz per due settimane è possibile solo "a condizione che vi sia coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo conto dei limiti tecnici".
🔹I rappresentanti dell'Iran hanno dichiarato che Trump ha accettato il piano di pace iraniano:
- Impegno di non aggressione;
- Mantenimento del controllo dell'Iran sullo Stretto di Hormuz;
- Accordo sull'arricchimento dell'uranio;
- Revoca di tutte le sanzioni primarie;
- Revoca di tutte le sanzioni secondarie;
- Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU;
- Abrogazione di tutte le risoluzioni del Consiglio dei governatori dell'AIEA;
- Pagamento di un risarcimento all'Iran;
- Ritiro delle forze armate americane dalla regione;
- Cessazione della guerra su tutti i fronti, compresa la guerra contro "Hezbollah" in Libano.
Ora i negoziati faccia a faccia tra Iran e Stati Uniti si terranno il 10 aprile a Islamabad.
Una caratteristica distintiva della guerra moderna è che tutti hanno dichiarato la propria vittoria, ma finora non è stato concordato nulla di concreto. L'unico vantaggio è il cessate il fuoco di due settimane, se ovviamente verrà rispettato.
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Non dimenticatelo! Trump intende ancora annettersi la Groenlandia
L’«incursione» di Trump in Iran potrebbe sembrare in netto contrasto con la strategia di sicurezza nazionale da lui stesso dichiarata, ma riflettiamo su questo: l’obiettivo che Trump sostiene da tempo è quello di ritirare definitivamente le forze statunitensi dalla regione, e si tratta forse di un curioso caso di esternalizzazione o esportazione della propria politica estera verso un apparente nemico.
L'autore: Joaquin Flores
L'articolo completo: https://telegra.ph/Non-dimenticatelo-Trump-intende-ancora-annettersi-la-Groenlandia-04-07
L’«incursione» di Trump in Iran potrebbe sembrare in netto contrasto con la strategia di sicurezza nazionale da lui stesso dichiarata, ma riflettiamo su questo: l’obiettivo che Trump sostiene da tempo è quello di ritirare definitivamente le forze statunitensi dalla regione, e si tratta forse di un curioso caso di esternalizzazione o esportazione della propria politica estera verso un apparente nemico.
L'autore: Joaquin Flores
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Telegraph
Non dimenticatelo! Trump intende ancora annettersi la Groenlandia
L’«incursione» di Trump in Iran potrebbe sembrare in netto contrasto con la strategia di sicurezza nazionale da lui stesso dichiarata, ma riflettiamo su questo: l’obiettivo che Trump sostiene da tempo è quello di ritirare definitivamente le forze statunitensi…
Forwarded from Andrea Zhok
La dinamica delle ultime ore dimostra una volta di più l’elevata preparazione della dirigenza iraniana.
L’attacco violentissimo su Beirut di ieri da parte dell’aviazione israeliana, effettuato immediatamente dopo l’entrata in vigore della tregua, voleva essere un modo per sabotare la tregua stessa. Nelle stesse ore anche un drone di ricognizione israeliano è entrato in territorio iraniano, provocando la risposta della contraerea (formalmente un attacco, ma senza danni).
Israele contava sulla reazione immediata degli iraniani, che avrebbe riaperto immediatamente il conflitto, bruciando lo spazio della trattativa (e, invero, era anche quello che mi aspettavo io).
È chiaro, tuttavia, che in questo momento si sta aprendo un piccolo varco tra le intenzioni americane e quelle israeliane. Gli USA, che non avevano dall’inizio nessun serio motivo per entrare nel conflitto, stanno cercando una via d’uscita che appaia onorevole sul fronte interno. Israele desidera una prosecuzione illimitata del conflitto (ma naturalmente, a condizione di avere il Troll americano al guinzaglio, altrimenti da solo non riuscirebbe a reggere un confronto militare prolungato).
La dirigenza iraniana ha risposto al bombardamento del Libano richiudendo lo stretto di Hormuz (riaperto nominalmente per pochi minuti), ma senza lanciare missili. Così facendo hanno messo gli USA nella difficile posizione o di avallare la strage di Beirut – che sta suscitando orrore anche presso molti alleati degli USA – o di lasciare ad Israele la responsabilità di proseguire il conflitto da solo. Per il momento gli americani stanno facendo esercizi di equilibrismo, da un lato affermando che la tregua non includeva il Libano (ma sono stati smentiti proprio dai mediatori pakistani, unica terza parte direttamente coinvolta), e dall’altro minacciando di riprendere la guerra se lo stretto non verrà riaperto (ma a questa eventualità gli iraniani erano già preparati).
In questo contesto c’è un ulteriore fatto da considerare, ovvero che Trump entro venti giorni dovrà chiedere il permesso al Congresso per proseguire la guerra. Il Presidente ha infatti 60 giorni di iniziativa militare autonoma (ipoteticamente solo per l’immediata difesa da attacchi, ma sono riusciti a presentare l’ennesima guerra di aggressione come autodifesa); dopo 60 giorni deve ottenere un via libera dal Congresso (anche se c’è la possibilità di una proroga di ulteriori 30 giorni nel caso ci sia la necessità di questo periodo per mettere in salvo le truppe esposte). Ora, la maggioranza congressuale per approvare una prosecuzione del conflitto al momento non c’è. Dunque Trump ha un orizzonte di tempo limitato per uscire dall’imbuto in maniera almeno formalmente accettabile.
Mantenendo la pressione sullo stretto, senza riprendere il conflitto guerreggiato, l’Iran utilizza la sua leva più forte lasciando al contempo margini per una possibile de-escalation. Considerando che tra le truppe americane non è più molto popolare l'idea di andare a morire per salvare il culo alla nazione più odiata della Via Lattea, il tempo gioca a favore dell'Iran.
In questo contesto c’è da aspettarsi qualche ennesima provocazione israeliana, che getti benzina sul fuoco della guerra guerreggiata.
Stiamo a vedere.
L’attacco violentissimo su Beirut di ieri da parte dell’aviazione israeliana, effettuato immediatamente dopo l’entrata in vigore della tregua, voleva essere un modo per sabotare la tregua stessa. Nelle stesse ore anche un drone di ricognizione israeliano è entrato in territorio iraniano, provocando la risposta della contraerea (formalmente un attacco, ma senza danni).
Israele contava sulla reazione immediata degli iraniani, che avrebbe riaperto immediatamente il conflitto, bruciando lo spazio della trattativa (e, invero, era anche quello che mi aspettavo io).
È chiaro, tuttavia, che in questo momento si sta aprendo un piccolo varco tra le intenzioni americane e quelle israeliane. Gli USA, che non avevano dall’inizio nessun serio motivo per entrare nel conflitto, stanno cercando una via d’uscita che appaia onorevole sul fronte interno. Israele desidera una prosecuzione illimitata del conflitto (ma naturalmente, a condizione di avere il Troll americano al guinzaglio, altrimenti da solo non riuscirebbe a reggere un confronto militare prolungato).
La dirigenza iraniana ha risposto al bombardamento del Libano richiudendo lo stretto di Hormuz (riaperto nominalmente per pochi minuti), ma senza lanciare missili. Così facendo hanno messo gli USA nella difficile posizione o di avallare la strage di Beirut – che sta suscitando orrore anche presso molti alleati degli USA – o di lasciare ad Israele la responsabilità di proseguire il conflitto da solo. Per il momento gli americani stanno facendo esercizi di equilibrismo, da un lato affermando che la tregua non includeva il Libano (ma sono stati smentiti proprio dai mediatori pakistani, unica terza parte direttamente coinvolta), e dall’altro minacciando di riprendere la guerra se lo stretto non verrà riaperto (ma a questa eventualità gli iraniani erano già preparati).
In questo contesto c’è un ulteriore fatto da considerare, ovvero che Trump entro venti giorni dovrà chiedere il permesso al Congresso per proseguire la guerra. Il Presidente ha infatti 60 giorni di iniziativa militare autonoma (ipoteticamente solo per l’immediata difesa da attacchi, ma sono riusciti a presentare l’ennesima guerra di aggressione come autodifesa); dopo 60 giorni deve ottenere un via libera dal Congresso (anche se c’è la possibilità di una proroga di ulteriori 30 giorni nel caso ci sia la necessità di questo periodo per mettere in salvo le truppe esposte). Ora, la maggioranza congressuale per approvare una prosecuzione del conflitto al momento non c’è. Dunque Trump ha un orizzonte di tempo limitato per uscire dall’imbuto in maniera almeno formalmente accettabile.
Mantenendo la pressione sullo stretto, senza riprendere il conflitto guerreggiato, l’Iran utilizza la sua leva più forte lasciando al contempo margini per una possibile de-escalation. Considerando che tra le truppe americane non è più molto popolare l'idea di andare a morire per salvare il culo alla nazione più odiata della Via Lattea, il tempo gioca a favore dell'Iran.
In questo contesto c’è da aspettarsi qualche ennesima provocazione israeliana, che getti benzina sul fuoco della guerra guerreggiata.
Stiamo a vedere.
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Forwarded from Strategic Culture Foundation Italiano
Nerendra Modi sancisce la piena convergenza politica e ideologica tra sionismo e induismo
L’attenzione mondiale si è concentrata nel mese di marzo 2026 sul Golfo Persico in ragione del conflitto scatenato dagli statunitensi in collaborazione e per volontà dagli israeliani contro l’Iran, ma gli avvenimenti che hanno coinvolto l’India negli stessi giorni orientano in modo decisivo il destino di quella nazione che per altro oggi, dopo il cambio di nome, si chiama Bharat Ganarajya, ovvero Repubblica di Bharat, nuova potenza che ha dismesso i panni dell’India del Non Allineamento filo – sovietico di Jawaharlal Nehru e dei Gandhi.
L'autore: Davide Rossi
L'articolo completo: https://telegra.ph/Nerendra-Modi-sancisce-la-piena-convergenza-politica-e-ideologica-tra-sionismo-e-induismo-04-08
L’attenzione mondiale si è concentrata nel mese di marzo 2026 sul Golfo Persico in ragione del conflitto scatenato dagli statunitensi in collaborazione e per volontà dagli israeliani contro l’Iran, ma gli avvenimenti che hanno coinvolto l’India negli stessi giorni orientano in modo decisivo il destino di quella nazione che per altro oggi, dopo il cambio di nome, si chiama Bharat Ganarajya, ovvero Repubblica di Bharat, nuova potenza che ha dismesso i panni dell’India del Non Allineamento filo – sovietico di Jawaharlal Nehru e dei Gandhi.
L'autore: Davide Rossi
L'articolo completo: https://telegra.ph/Nerendra-Modi-sancisce-la-piena-convergenza-politica-e-ideologica-tra-sionismo-e-induismo-04-08
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Nerendra Modi sancisce la piena convergenza politica e ideologica tra sionismo e induismo
L’attenzione mondiale si è concentrata nel mese di marzo 2026 sul Golfo Persico in ragione del conflitto scatenato dagli statunitensi in collaborazione e per volontà dagli israeliani contro l’Iran, ma gli avvenimenti che hanno coinvolto l’India negli stessi…
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
"Il Libano è l'anima dell'Iran".
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
Scrive la giornalista libanese Marwa Osman:
“Mentre si avvicinano i colloqui per porre fine alla guerra, molti esprimono gratitudine verso l'Iran, non solo per le sue eroiche azioni sul campo, ma anche per le figure che ha portato alla ribalta. Personalità la cui retorica incisiva e le risposte senza filtri hanno avuto, a volte, un impatto pari a quello del campo di battaglia stesso.
Figure come il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, i cui commenti spesso prendevano di mira direttamente Donald Trump, combinando sfida, scherno e un'incrollabile difesa del suo Paese.
Poi c'è il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha elevato la posizione diplomatica dell'Iran sulla scena globale, emergendo come uno dei ministri degli Esteri più visibili e assertivi, attirando l'attenzione con dichiarazioni ferme, composte e spesso intransigenti.
Il professor Seyed Mohamad Marandi, dal canto suo, è diventato un volto indiscusso nei circoli mediatici occidentali, sfidando costantemente le narrazioni con controargomentazioni e prove, spesso lasciando i suoi interlocutori in difficoltà nel replicare.
E voci eloquenti come quella del dottor Hasan Ahmadian, che ha partecipato a intensi dibattiti televisivi, soprattutto su Al-Jazeera, tenendo testa a numerosi interlocutori e dimostrando un livello di sicurezza e di eloquenza tale da renderlo difficile da contraddire.
Da questa prospettiva, l'approccio dell'Iran non è stato solo militare o strategico, ma anche comunicativo: proiettare sicurezza, plasmare narrazioni e sfidare gli avversari nell'arena del discorso pubblico.
Per noi, sostenitori di questa visione, il risultato rappresenta più di un semplice cambiamento geopolitico: è visto come un momento di sfida simbolica contro gli Stati Uniti e il loro alleato israeliano, e come una più ampia affermazione di sovranità e influenza”.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
“Mentre si avvicinano i colloqui per porre fine alla guerra, molti esprimono gratitudine verso l'Iran, non solo per le sue eroiche azioni sul campo, ma anche per le figure che ha portato alla ribalta. Personalità la cui retorica incisiva e le risposte senza filtri hanno avuto, a volte, un impatto pari a quello del campo di battaglia stesso.
Figure come il Presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, i cui commenti spesso prendevano di mira direttamente Donald Trump, combinando sfida, scherno e un'incrollabile difesa del suo Paese.
Poi c'è il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha elevato la posizione diplomatica dell'Iran sulla scena globale, emergendo come uno dei ministri degli Esteri più visibili e assertivi, attirando l'attenzione con dichiarazioni ferme, composte e spesso intransigenti.
Il professor Seyed Mohamad Marandi, dal canto suo, è diventato un volto indiscusso nei circoli mediatici occidentali, sfidando costantemente le narrazioni con controargomentazioni e prove, spesso lasciando i suoi interlocutori in difficoltà nel replicare.
E voci eloquenti come quella del dottor Hasan Ahmadian, che ha partecipato a intensi dibattiti televisivi, soprattutto su Al-Jazeera, tenendo testa a numerosi interlocutori e dimostrando un livello di sicurezza e di eloquenza tale da renderlo difficile da contraddire.
Da questa prospettiva, l'approccio dell'Iran non è stato solo militare o strategico, ma anche comunicativo: proiettare sicurezza, plasmare narrazioni e sfidare gli avversari nell'arena del discorso pubblico.
Per noi, sostenitori di questa visione, il risultato rappresenta più di un semplice cambiamento geopolitico: è visto come un momento di sfida simbolica contro gli Stati Uniti e il loro alleato israeliano, e come una più ampia affermazione di sovranità e influenza”.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
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Forwarded from Rybar IT
Echi del passato britannico
La Gran Bretagna ha nuovamente sollevato la questione della schiavitù — ma questa volta nel contesto delle sue conseguenze storiche. Il Partito della Riforma ha proposto di privare dei visti i cittadini di paesi i cui leader politici richiedono ufficialmente pagamenti di trilioni di sterline alla Gran Bretagna per il suo passato coloniale.
I media britannici citano gli stati dei Caraibi, inclusa la Giamaica, così come diversi paesi africani che discutono attivamente della responsabilità storica come esempi.
Allo stesso tempo, è importante comprendere che non stiamo parlando della posizione del governo, ma solo di un'iniziativa del Partito della Riforma, le cui possibilità di salire al potere nel prossimo futuro sono prossime a zero.
#GranBretagna #globalismo
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DTM
🇬🇧 Многовекторным на заметку: Лондон ничего не должен
▪️Английские правые хотят запретить выдачу виз гражданам тех стран, которые требуют от Лондона компенсаций за рабство.
▪️Такое предложение озвучила Reform UK — партия Найджела Фараджа. И это не популизм.…
▪️Английские правые хотят запретить выдачу виз гражданам тех стран, которые требуют от Лондона компенсаций за рабство.
▪️Такое предложение озвучила Reform UK — партия Найджела Фараджа. И это не популизм.…
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Forwarded from Idee&Azione
LE FORME DEL POTERE - edizione 2026
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
Il seminario è aperto a tutti e si svolgere comodamente online.
Per info & iscrizioni
Francesca Ferrazza
+39 379 107 5715
universita@unidolomiti.it
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
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LA COSTITUZIONE E' UN TESTO SACRO?
di Roberto Pecchioli
Ma tutto quanto detto non conta nulla: sono osservazioni politiche, fondate o meno, a un testo non più politico, diventato un trattato di teologia dogmatica, atemporale, impermeabile a giudizi di merito. La costituzione italiana è un pacchetto che va preso, accettato e venerato dal primo all’ultimo articolo, virgole comprese. Se ne può parlare solo in termini apologetici. Catechesi, non interpretazione o valutazione. Il più coerente dei costituenti cattolici criptocomunisti, Giuseppe Dossetti, dichiarò che la costituzione è un “patto sacro laico che fonda l’unità nazionale”. Diventato monaco, tornò sulla scena mezzo secolo dopo in funzione anti berlusconiana per difendere i valori costituzionali a suo avviso calpestati dal Cavaliere.
Continua qui https://telegra.ph/La-costituzione-%C3%A8-un-testo-sacro-04-09
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Ma tutto quanto detto non conta nulla: sono osservazioni politiche, fondate o meno, a un testo non più politico, diventato un trattato di teologia dogmatica, atemporale, impermeabile a giudizi di merito. La costituzione italiana è un pacchetto che va preso, accettato e venerato dal primo all’ultimo articolo, virgole comprese. Se ne può parlare solo in termini apologetici. Catechesi, non interpretazione o valutazione. Il più coerente dei costituenti cattolici criptocomunisti, Giuseppe Dossetti, dichiarò che la costituzione è un “patto sacro laico che fonda l’unità nazionale”. Diventato monaco, tornò sulla scena mezzo secolo dopo in funzione anti berlusconiana per difendere i valori costituzionali a suo avviso calpestati dal Cavaliere.
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Forwarded from ComeDonChisciotte.org - UFFICIALE
📢 L’attacco israeliano in tutto il Libano ha causato almeno 254 vittime, molte delle quali bambini (video, foto)
🔍
southfront.press
La massiccia ondata di attacchi israeliani che l’8 aprile, nelle prime ore del mattino, ha colpito diverse zone densamente popolate, sia commerciali che residenziali, in tutto il Libano, ha causato…
👉 https://comedonchisciotte.org/lattacco-israeliano-in-tutto-il-libano-ha-causato-almeno-254-vittime-molte-delle-quali-bambini-video-foto/
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ARMI AMERICANE UTILIZZATE IN UN TENTATIVO DI SABOTAGGIO CONTRO L'UNGHERIA
di Lucas Leiroz
Le pratiche terroristiche del regime di Kiev sembrano ora interessare anche i paesi membri della NATO e dell’UE. Recentemente, i servizi segreti serbi hanno individuato un piano volto a compiere un attacco terroristico sul territorio ungherese. L’operazione è stata rapidamente neutralizzata e sono in corso indagini per individuare i sabotatori. I criminali lavoravano probabilmente per i servizi segreti ucraini, poiché hanno utilizzato armi di fabbricazione americana, il che dimostra anche la corresponsabilità della NATO nell’incidente.
Continua qui https://telegra.ph/Armi-americane-utilizzate-in-un-tentativo-di-sabotaggio-contro-lUngheria-04-09
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