IL DUCA
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Canale Ufficiale del sempre bannato Duca
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Ecco a voi l’ultimo capolavoro dell’auto-parodia europea: una bandiera che sembra uscita da un incubo grafico in cui l’UE si traveste da USA, avrei potuto fare lo scontatissimo meme con la bandiera Usa e la porcheria fatta da L’Espresso, quando la guardi su Wish e quando ti arriva a casa, ma ve lo risparmio.

Ma questo è il frutto di quelle teste piene di 💩che hanno perso l’anima, la coerenza e un minimo di dignità visiva.

“STATI UNITI D’EUROPA”, strilla trionfante la copertina. Peccato che a unirsi, qui, siano solo la confusione iconografica e l’ansia d’identità. Il risultato? Uno straccio senza senso, che fonde la bandiera americana con quella europea, coi colori dell’Ucraina, l’ultima “grande” impresa, o meglio, causa persa degli euroburacrati, tutto questo nel tentativo disperato di sembrare una potenza credibile?

Per me la verità è più squallida e triste nella sua semplicità.

Siamo davanti all’ennesima fantasia burocratica in salsa eurocratica, confezionata con lo stesso entusiasmo con cui si compila un modulo per il rimborso spese a Bruxelles.
Nessuna visione, nessun popolo, nessuna anima. Solo stelle e strisce messe a casaccio in un esercizio grafico che neanche un adolescente confuso su Paint.

Se questo è il futuro dell’Europa, allora ci meritiamo il presente.

Comunque complimenti a L’Espresso: è riuscito a dare forma all’insulsaggine. In technicolor (esiste ancora?)

Il Maresciallo
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Ho appena visto il servizio del TG5 sull’incidente del Boeing 787 indiano. E mi è sembrato più vicino a una puntata de La Vita in Diretta che a un’informazione giornalistica degna di questo nome.

Il focus? Uno dei due piloti. Hanno ricamato per minuti sulla sua vita privata: il genitore anziano da accudire, l’altro genitore già deceduto, il suo desiderio di dimettersi per stare vicino alla famiglia. Il messaggio subliminale? Che fosse un potenziale suicida. Come se avere responsabilità familiari fosse un movente per provocare la morte di decine di persone.

A un certo punto hanno citato uno spezzone della scatola nera, in cui un pilota chiede all’altro: “Perché li hai spenti?” — riferendosi alle valvole del carburante. Ma hanno omesso la parte successiva, che è registrata: il secondo pilota risponde chiaramente di non averle mai toccate. Un dettaglio fondamentale, volutamente ignorato.

E il TG5 non è stato l’unico a farlo. Anche l’ANSA ha pubblicato un titolo scandalistico:
“Per lo schianto del Boeing Air India, spunta il sospetto del pilota depresso. Fonti occidentali evocano una accesa discussione in cabina, ‘perché li hai spenti?’ si sente domandare da un pilota all’altro.”
Anche qui, nessuna menzione della risposta. Anche qui, nessun accenno al problema tecnico.

E quale sarebbe questo problema? Dal 2015, Boeing e FAA avevano segnalato un difetto agli attuatori delle valvole di spegnimento carburante nei 787, con una direttiva tecnica che ne richiedeva la verifica e la sostituzione. Una segnalazione ribadita anche di recente dalla CAA britannica. Eppure, in nessuno di questi servizi si menziona questa informazione tecnica, reale, documentata, e potenzialmente decisiva.

Invece no: si preferisce costruire un colpevole umano, meglio ancora se morto, da sbattere in prima pagina. È comodo. È emotivamente coinvolgente. Ed è perfetto per non parlare delle responsabilità vere: quelle di Boeing, che da anni colleziona difetti gravi nei suoi aerei, e delle compagnie aeree, che spesso ignorano o posticipano le correzioni per risparmiare.

I media italiani trattano il pubblico come un branco di idioti — perché probabilmente lo ritengono tale. E purtroppo, chi li guarda senza porsi domande lo conferma.

E chi scrive certe “notizie”? Una massa di scribacchini ignoranti, senza alcuna competenza tecnica, senza etica, e senza neppure il pudore di verificare le fonti. Gente che si limita a ricopiare titoli da agenzie occidentali, purché sia roba che faccia clic o audience. Un branco di nullità che, nel tentativo di “raccontare” un disastro, riesce solo a coprire la verità sotto uno strato di stupidità e fango.

E nel frattempo? I problemi restano. Gli aerei continuano a volare. E la gente continua a salire a bordo senza sapere davvero cosa stia rischiando.

Il Maresciallo.
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Il Messaggero ne fa un’altra delle sue!
L’articolo in questione che titola “Caldo africano sull’Italia, è allerta afa: picchi fino a 35 gradi al Sud” è un esempio da manuale di allarmismo climatico fuori scala. Vediamo perché.

🔥 35 🔥 gradi al Sud a metà luglio? Ma ‘ndo cazzo starebbe la notizia?

Stiamo parlando del Sud Italia, a metà luglio. Temperature di 34-36°C in questo periodo sono assolutamente nella norma, soprattutto in regioni come Sicilia, Calabria o Puglia. Non solo non sono un’anomalia, ma sono prevedibili, cicliche, e fisiologiche. Basta consultare gli archivi meteorologici dell’Aeronautica Militare o dell’ISPRA: questi valori si ripetono da decenni, ben prima dell’era dei “bollini colorati”

⚫️🟣🔴🟠🟡 I “colori”, i “bollini” diventano strumenti di panico.

L’introduzione dei bollini gialli, arancioni e rossi ha trasformato la meteorologia in un reality show ansiogeno. Un tempo si parlava semplicemente di “caldo”, oggi ci si ritrova bombardati da mappe rosso sangue e parole come “allerta afa”, “ondata africana”, “bollino arancione”.

È una strategia comunicativa, non un allarme scientificamente giustificato.

Allarmismo = Click = Soldi

Ogni titolo gridato serve a generare traffico, condivisioni, reazioni. È una forma moderna di truffa dell’attenzione, basata sulla distorsione della realtà:
• Prendono un fatto banale (fa caldo a luglio nel Sud Italia);
• Lo trasformano in minaccia (“Caldo africano!”);
• Lo accompagnano a toni catastrofici e mappe da fine del mondo;
• Ottengono clic, interazioni, visibilità… e incassi pubblicitari.

Allarmismo = Panico climatico = consenso politico + soldi

Questo allarmismo sistematico non è solo un gioco giornalistico, è anche un’arma politica. Diffondendo il terrore del clima, si vuole spianare la strada a politiche ambientali completamente scollegate dalla realtà, dannose per l’economia, spesso ridicole sul piano tecnico, e sempre più autoritarie nel linguaggio.

Tutto, naturalmente, in nome della “salvezza del pianeta”. Ma chi paga il conto? Sempre i cittadini, le imprese e la libertà individuale.

Politiche ambientali da barzelletta

Le temperature normali diventano “straordinarie” per giustificare ogni tipo di imposizione come auto elettriche forzate anche dove la rete elettrica non regge, restrizioni sul riscaldamento o condizionamento, divieti di circolazione anche per chi non può permettersi l’auto nuova e perfino campagne contro la carne o le vacanze in aereo.

Tutte misure dal dubbio impatto climatico, ma con effetti certi: peggioramento della qualità della vita e distruzione di interi settori economici.

Nel frattempo, si perde il senso della misura, e la popolazione rischia di diventare cieca di fronte alle vere emergenze, proprio perché viene bombardata ogni giorno da falsi allarmi.

Il problema reale: la credibilità perduta

L’abuso di termini come “ondata di caldo”, “afa eccezionale”, “picchi record” in contesti del tutto ordinari mina la fiducia nella meteorologia seria. Quando davvero ci sarà un evento straordinario, la gente potrebbe non crederci più. È la favola del lupo, ma in versione meteo.

Chiudo dicendo che a metà luglio nel Sud Italia non servono allarmi per 35 gradi, servono solo ventilatori e un po’ di sale in zucca. Chi urla alla catastrofe per un’estate normale non fa informazione, fa spettacolo tossico. E chi ci casca, lasciatemelo dire, è un emerito coglione!!.

Il Maresciallo
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CLAMOROSO: IL CHICCO DI GRANDINE DIMAGRITO DI 1,3 KG IN DIRETTA!

Ma come cazzo si fa a non amare il Messaggero
Secondo Il Messaggero, a Treviso è caduto un chicco di grandine da 1 chilo e mezzo.
Poi però ci mostrano la foto: 146 grammi!!!!!
Cioè meno di una tavoletta di cioccolato.
È ufficiale: la redazione ha lottato con la matematica … e ha perso .

1,5 kg = 1500 grammi
Foto: 146 grammi
La serietà giornalistica: assente ingiustificata

Ipotesi:
1) Hanno pesato il chicco mentre si percepiva meteorite.
2) Il resto del peso era l’ego e l’ignoranza del giornalista.

Prossimo scooppone?
“Un asteroide colpisce Roma, ma era una biglia”
“UFO atterra a Caserta, era un sacchetto dell’Eurospin al vento”

Il vero record?
Il livello di imbarazzo raggiunto in un singolo titolo.
Il Messaggero. Una testata… in tutti i sensi.

Il Maresciallo
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Attenzione, capolavoro!
Secondo Tommasi è bizzarro che in una classe dove si studia inglese non ci sono inglesi se non gli insegnanti! Clamoroso!
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È il primo caso storico di mutazione genetica involutiva, anziché migliorare le capacità di sopravvivenza ti ammazza.
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Il giornalismo 2.0, l'elite acculturata di cui fa parte e insulta gli altri perché sono ignoranti. 146 grammi = 1 kg e mezzo.
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La massima è presa dal web
Il Maresciallo
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ALLORA SIGNORI, COME SAPETE OGNI TANTO VI CHIEDO UNA CORTESIA E OGGI È QUEL GIORNO.

Come grandissima cortesia e ringraziandovi in anticipo vi chiedo di aiutare questa ragazza e votarla tramite link, é ovvio che parliamo di una persona con tanti problemi di cui non sto a parlarvi ma che riceverebbe una grande gioia grazie al vostro contributo.
Vi ringrazio tantissimo e credetemi è un opera buona che vi farà bene al cuore e spero di fare un post per ringraziarvi della vittoria procurata descrivendovi le liete conseguenze.
GRAZIE.

https://dantebus.com/concorsi/opera/383792
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Thomas Regnier, portavoce della Commissione Europea, si lancia in dichiarazioni a dir poco allucinanti, quasi psichedeliche: «Monitoriamo da tempo operazioni russe dirette contro l’Ue e la Presidente della Commissione. I fact-checker indipendenti hanno chiaramente identificato queste attività nel contesto della mozione di censura».

Parole usate come fossero prove schiaccianti, quando in realtà nessuno sa chi fisicamente siano questi “FACT CHECKERS”, questi “verificatori”, da chi siano pagati, quanto sono “INDIPENDENTI” ammesso e non concesso non siano dei folletti magici che appaiono nei deliri di Bruxelles, né tantomeno quanto possano dirsi davvero imparziali. Poi dove sono i dossier dove “HANNO CHIARAMENTE INDENTIFICATO” queste “attività.
Ma tanto basta alla Commissione per gridare al complotto straniero, come se questo bastasse a screditare un’iniziativa politica legittima.

Siamo al punto in cui dei politicanti come Regnier credono davvero che la gente che ha ancora un minimo di spirtito critico abbocchi ancora a queste idiozie sulle fantomatiche ingerenze russe. E il peggio è che, con ogni probabilità, i loro seguaci – rinchiusi in una bolla mentale ben sigillata – ci credono pure, senza mai farsi una domanda.

Ora, immaginiamo solo per un attimo che la mozione presentata dall’eurodeputato rumeno Gheorghe Piperea – vicepresidente del gruppo ECR, lo stesso in cui siede Fratelli d’Italia, che ha ben pensato di non votarla uscendo dall’aula – fosse passata. Cosa sarebbe successo? Quante altre volte vedremo questa tattica usata per affossare il dibattito democratico?

Nel frattempo, negli Stati Uniti, proprio in queste ore, la CIA ha ammesso che il Russiagate era una montatura bella e buona, una bufala colossale! Ma in Europa le bufale resistono più a lungo: forse perché qui c’è chi ha tutto l’interesse a mantenerle vive.

E se – e sottolineo se – queste “ingerenze” fossero reali, dimostrerebbero solo una cosa: che Putin è uno dei pochi leader che si preoccupa davvero del destino dei cittadini europei, più di tanti burattini che occupano le poltrone a Bruxelles.
Il Maresciallo
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“Quando il titolo fa comodo, la logica va in vacanza, anche l’assurdo diventa credibile, purché sia scritto dai professionisti dell’informazione.”

La Repubblica scopre l’algebra parallela: “700 Nobel firmano contro Gergiev”

Ma davvero? SETTECENTO Nobel?
Peccato che:

• I Nobel iniziano dal 1901, ne sono stati assegnati circa 627 alcuni plurimi.
• I Nobel viventi totali (di tutte le categorie) sono circa 350, e già è un calcolo generoso.
• Alcuni sono russi (oh cazzo!).
• Altri magari non sanno nemmeno chi sia Gergiev.
• Molti non si occupano di musica o geopolitica, e c’è pure chi viene da Paesi che non condannano affatto Mosca (circa 3/4 della popolazione mondiale).

Quindi:
Chi sarebbero questi 700 Nobel?
Cloni? Intelligenze artificiale? O semplicemente fantasie editoriali per far notizia?

A occhio:
• 100 Nobel veri (forse e sono molto buono),
• 200 intellettuali che si autodefiniscono tali
• 400 firme inventate o pescate dalla mailing list di Pasquetta 2003.

Ma sì, chi se ne importa della realtà quando c’è un titolo clickbait da sparare in prima pagina.
Continuate a credere che siano tutti lobotomizzati come i vostri lettori!

Il Maresciallo
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La Commissione Europea propone di introdurre revisioni annuali obbligatorie per i veicoli con più di dieci anni per salvare ambiente e, secondo loro, 7000 morti e 65000 feriti!
È un provvedimento che, dietro una patina di sicurezza stradale e tutela ambientale, nasconde elementi preoccupanti di controllo sociale, ipocrisia politica e retorica paternalistica, condita da numeri che sono pura propaganda senza base scientifica.

1. Il pretesto della sicurezza: 7.000 vite salvate?

La Commissione afferma che questa misura potrebbe “salvare 7.000 vite e prevenire 65.000 feriti ogni anno”. Ma dove sono gli studi a supporto? Su quali basi scientifiche si calcola che un semplice aumento della frequenza delle revisioni — già oggi obbligatorie ogni due anni in molti paesi — possa avere un impatto così drammatico?

È un esempio classico di “statistica magica”, usata come leva emotiva per giustificare un controllo più stretto sul cittadino. È lo stesso meccanismo retorico con cui si cerca di colpevolizzare bambini che mangiano carne o famiglie che usano l’auto per andare a lavoro: creare un senso di colpa morale per comportamenti comuni, quasi inevitabili.

2. Colpevolizzazione dei cittadini con auto vecchie

Questa proposta prende di mira in modo diretto le fasce meno abbienti della popolazione: chi possiede un’auto vecchia, spesso non lo fa per scelta, ma per necessità. Si tratta di famiglie, studenti, lavoratori precari che non possono permettersi un’auto nuova ogni cinque anni, né un veicolo elettrico da 30.000 euro.

Indicare questi veicoli come un pericolo sociale o un rischio per la sicurezza è un’operazione di puro scaricabarile morale. La colpa non è di chi guida un’auto di 15 anni fa, ma di un sistema che non ha mai investito seriamente nel trasporto pubblico, né ha garantito un vero accesso democratico alla mobilità sostenibile.

3. Controllo e tecnocrazia sotto il velo della sicurezza

La misura si inserisce in una logica ormai chiara: aumentare il controllo statale sulla vita quotidiana dei cittadini, mascherandolo da “cura” per la collettività. L’auto è uno degli ultimi spazi di libertà privata rimasti in Europa. Intervenire in modo sistematico e annuale sul suo utilizzo non è solo una questione tecnica: è un segnale politico.

In nome della sicurezza (oggi), della salute pubblica (ieri) o del cambiamento climatico (domani), si restringe sempre di più il campo delle libertà individuali, con la scusa che “è per il nostro bene”. È una tecnocrazia mascherata da progresso, che chiede obbedienza cieca e che trasforma ogni ambito della vita in una questione da normare, monitorare e giudicare.

4. L’ipocrisia verde: auto vecchie sì, ma solo se povere

La contraddizione è evidente: da un lato si spinge per una transizione ecologica, dall’altro si mantengono in commercio SUV ibridi da due tonnellate che consumano come carri armati, purché abbiano un bollino “green”. Le auto vecchie di dieci anni, magari piccole utilitarie a benzina, diventano il nemico numero uno. È greenwashing normativo.

Il messaggio è chiaro: se sei ricco puoi inquinare con stile, se sei povero sei un problema sociale da correggere, sorvegliare e tassare. Le revisioni annuali diventano così uno strumento per spingere forzatamente al ricambio dell’auto, arricchendo i produttori e svuotando i portafogli dei cittadini.

5. Conclusione: una politica miope e classista

Questa proposta UE non è solo tecnicamente discutibile: è moralmente arrogante e socialmente cieca. Costruita su numeri non verificabili e ipotesi di rischio gonfiate ad arte, punta a colpevolizzare il cittadino medio per problemi sistemici che dovrebbero essere affrontati con ben altra lucidità e onestà politica.

È l’ennesima dimostrazione di come l’Unione Europea, in nome del bene collettivo, finisca per perdere il contatto con la realtà quotidiana delle persone. Invece di imporre revisioni annuali ai veicoli vecchi, sarebbe meglio revisionare ogni anno la logica distorta con cui si fanno certe proposte.

Link con la proposta:
https://www.altalex.
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