“Quando il titolo fa comodo, la logica va in vacanza, anche l’assurdo diventa credibile, purché sia scritto dai professionisti dell’informazione.”
La Repubblica scopre l’algebra parallela: “700 Nobel firmano contro Gergiev”
Ma davvero? SETTECENTO Nobel?
Peccato che:
• I Nobel iniziano dal 1901, ne sono stati assegnati circa 627 alcuni plurimi.
• I Nobel viventi totali (di tutte le categorie) sono circa 350, e già è un calcolo generoso.
• Alcuni sono russi (oh cazzo!).
• Altri magari non sanno nemmeno chi sia Gergiev.
• Molti non si occupano di musica o geopolitica, e c’è pure chi viene da Paesi che non condannano affatto Mosca (circa 3/4 della popolazione mondiale).
Quindi:
Chi sarebbero questi 700 Nobel?
Cloni? Intelligenze artificiale? O semplicemente fantasie editoriali per far notizia?
A occhio:
• 100 Nobel veri (forse e sono molto buono),
• 200 intellettuali che si autodefiniscono tali
• 400 firme inventate o pescate dalla mailing list di Pasquetta 2003.
Ma sì, chi se ne importa della realtà quando c’è un titolo clickbait da sparare in prima pagina.
Continuate a credere che siano tutti lobotomizzati come i vostri lettori!
Il Maresciallo
La Repubblica scopre l’algebra parallela: “700 Nobel firmano contro Gergiev”
Ma davvero? SETTECENTO Nobel?
Peccato che:
• I Nobel iniziano dal 1901, ne sono stati assegnati circa 627 alcuni plurimi.
• I Nobel viventi totali (di tutte le categorie) sono circa 350, e già è un calcolo generoso.
• Alcuni sono russi (oh cazzo!).
• Altri magari non sanno nemmeno chi sia Gergiev.
• Molti non si occupano di musica o geopolitica, e c’è pure chi viene da Paesi che non condannano affatto Mosca (circa 3/4 della popolazione mondiale).
Quindi:
Chi sarebbero questi 700 Nobel?
Cloni? Intelligenze artificiale? O semplicemente fantasie editoriali per far notizia?
A occhio:
• 100 Nobel veri (forse e sono molto buono),
• 200 intellettuali che si autodefiniscono tali
• 400 firme inventate o pescate dalla mailing list di Pasquetta 2003.
Ma sì, chi se ne importa della realtà quando c’è un titolo clickbait da sparare in prima pagina.
Continuate a credere che siano tutti lobotomizzati come i vostri lettori!
Il Maresciallo
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La Commissione Europea propone di introdurre revisioni annuali obbligatorie per i veicoli con più di dieci anni per salvare ambiente e, secondo loro, 7000 morti e 65000 feriti!
È un provvedimento che, dietro una patina di sicurezza stradale e tutela ambientale, nasconde elementi preoccupanti di controllo sociale, ipocrisia politica e retorica paternalistica, condita da numeri che sono pura propaganda senza base scientifica.
1. Il pretesto della sicurezza: 7.000 vite salvate?
La Commissione afferma che questa misura potrebbe “salvare 7.000 vite e prevenire 65.000 feriti ogni anno”. Ma dove sono gli studi a supporto? Su quali basi scientifiche si calcola che un semplice aumento della frequenza delle revisioni — già oggi obbligatorie ogni due anni in molti paesi — possa avere un impatto così drammatico?
È un esempio classico di “statistica magica”, usata come leva emotiva per giustificare un controllo più stretto sul cittadino. È lo stesso meccanismo retorico con cui si cerca di colpevolizzare bambini che mangiano carne o famiglie che usano l’auto per andare a lavoro: creare un senso di colpa morale per comportamenti comuni, quasi inevitabili.
2. Colpevolizzazione dei cittadini con auto vecchie
Questa proposta prende di mira in modo diretto le fasce meno abbienti della popolazione: chi possiede un’auto vecchia, spesso non lo fa per scelta, ma per necessità. Si tratta di famiglie, studenti, lavoratori precari che non possono permettersi un’auto nuova ogni cinque anni, né un veicolo elettrico da 30.000 euro.
Indicare questi veicoli come un pericolo sociale o un rischio per la sicurezza è un’operazione di puro scaricabarile morale. La colpa non è di chi guida un’auto di 15 anni fa, ma di un sistema che non ha mai investito seriamente nel trasporto pubblico, né ha garantito un vero accesso democratico alla mobilità sostenibile.
3. Controllo e tecnocrazia sotto il velo della sicurezza
La misura si inserisce in una logica ormai chiara: aumentare il controllo statale sulla vita quotidiana dei cittadini, mascherandolo da “cura” per la collettività. L’auto è uno degli ultimi spazi di libertà privata rimasti in Europa. Intervenire in modo sistematico e annuale sul suo utilizzo non è solo una questione tecnica: è un segnale politico.
In nome della sicurezza (oggi), della salute pubblica (ieri) o del cambiamento climatico (domani), si restringe sempre di più il campo delle libertà individuali, con la scusa che “è per il nostro bene”. È una tecnocrazia mascherata da progresso, che chiede obbedienza cieca e che trasforma ogni ambito della vita in una questione da normare, monitorare e giudicare.
4. L’ipocrisia verde: auto vecchie sì, ma solo se povere
La contraddizione è evidente: da un lato si spinge per una transizione ecologica, dall’altro si mantengono in commercio SUV ibridi da due tonnellate che consumano come carri armati, purché abbiano un bollino “green”. Le auto vecchie di dieci anni, magari piccole utilitarie a benzina, diventano il nemico numero uno. È greenwashing normativo.
Il messaggio è chiaro: se sei ricco puoi inquinare con stile, se sei povero sei un problema sociale da correggere, sorvegliare e tassare. Le revisioni annuali diventano così uno strumento per spingere forzatamente al ricambio dell’auto, arricchendo i produttori e svuotando i portafogli dei cittadini.
5. Conclusione: una politica miope e classista
Questa proposta UE non è solo tecnicamente discutibile: è moralmente arrogante e socialmente cieca. Costruita su numeri non verificabili e ipotesi di rischio gonfiate ad arte, punta a colpevolizzare il cittadino medio per problemi sistemici che dovrebbero essere affrontati con ben altra lucidità e onestà politica.
È l’ennesima dimostrazione di come l’Unione Europea, in nome del bene collettivo, finisca per perdere il contatto con la realtà quotidiana delle persone. Invece di imporre revisioni annuali ai veicoli vecchi, sarebbe meglio revisionare ogni anno la logica distorta con cui si fanno certe proposte.
Link con la proposta:
https://www.altalex.
È un provvedimento che, dietro una patina di sicurezza stradale e tutela ambientale, nasconde elementi preoccupanti di controllo sociale, ipocrisia politica e retorica paternalistica, condita da numeri che sono pura propaganda senza base scientifica.
1. Il pretesto della sicurezza: 7.000 vite salvate?
La Commissione afferma che questa misura potrebbe “salvare 7.000 vite e prevenire 65.000 feriti ogni anno”. Ma dove sono gli studi a supporto? Su quali basi scientifiche si calcola che un semplice aumento della frequenza delle revisioni — già oggi obbligatorie ogni due anni in molti paesi — possa avere un impatto così drammatico?
È un esempio classico di “statistica magica”, usata come leva emotiva per giustificare un controllo più stretto sul cittadino. È lo stesso meccanismo retorico con cui si cerca di colpevolizzare bambini che mangiano carne o famiglie che usano l’auto per andare a lavoro: creare un senso di colpa morale per comportamenti comuni, quasi inevitabili.
2. Colpevolizzazione dei cittadini con auto vecchie
Questa proposta prende di mira in modo diretto le fasce meno abbienti della popolazione: chi possiede un’auto vecchia, spesso non lo fa per scelta, ma per necessità. Si tratta di famiglie, studenti, lavoratori precari che non possono permettersi un’auto nuova ogni cinque anni, né un veicolo elettrico da 30.000 euro.
Indicare questi veicoli come un pericolo sociale o un rischio per la sicurezza è un’operazione di puro scaricabarile morale. La colpa non è di chi guida un’auto di 15 anni fa, ma di un sistema che non ha mai investito seriamente nel trasporto pubblico, né ha garantito un vero accesso democratico alla mobilità sostenibile.
3. Controllo e tecnocrazia sotto il velo della sicurezza
La misura si inserisce in una logica ormai chiara: aumentare il controllo statale sulla vita quotidiana dei cittadini, mascherandolo da “cura” per la collettività. L’auto è uno degli ultimi spazi di libertà privata rimasti in Europa. Intervenire in modo sistematico e annuale sul suo utilizzo non è solo una questione tecnica: è un segnale politico.
In nome della sicurezza (oggi), della salute pubblica (ieri) o del cambiamento climatico (domani), si restringe sempre di più il campo delle libertà individuali, con la scusa che “è per il nostro bene”. È una tecnocrazia mascherata da progresso, che chiede obbedienza cieca e che trasforma ogni ambito della vita in una questione da normare, monitorare e giudicare.
4. L’ipocrisia verde: auto vecchie sì, ma solo se povere
La contraddizione è evidente: da un lato si spinge per una transizione ecologica, dall’altro si mantengono in commercio SUV ibridi da due tonnellate che consumano come carri armati, purché abbiano un bollino “green”. Le auto vecchie di dieci anni, magari piccole utilitarie a benzina, diventano il nemico numero uno. È greenwashing normativo.
Il messaggio è chiaro: se sei ricco puoi inquinare con stile, se sei povero sei un problema sociale da correggere, sorvegliare e tassare. Le revisioni annuali diventano così uno strumento per spingere forzatamente al ricambio dell’auto, arricchendo i produttori e svuotando i portafogli dei cittadini.
5. Conclusione: una politica miope e classista
Questa proposta UE non è solo tecnicamente discutibile: è moralmente arrogante e socialmente cieca. Costruita su numeri non verificabili e ipotesi di rischio gonfiate ad arte, punta a colpevolizzare il cittadino medio per problemi sistemici che dovrebbero essere affrontati con ben altra lucidità e onestà politica.
È l’ennesima dimostrazione di come l’Unione Europea, in nome del bene collettivo, finisca per perdere il contatto con la realtà quotidiana delle persone. Invece di imporre revisioni annuali ai veicoli vecchi, sarebbe meglio revisionare ogni anno la logica distorta con cui si fanno certe proposte.
Link con la proposta:
https://www.altalex.
Altalex
Veicoli decennali, la Commissione UE propone la revisione annuale | Altalex
L'obiettivo è migliorare la sicurezza stradale e la qualità dell'aria nell'Unione Europea: tra gli highlight anche la digitalizzazione dei documenti.
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"Dieci anni per salvare la Terra", 2 novembre 1989, Repubblica
"Ambiente: due anni per salvare il mondo", 16 dicembre 2007, Repubblica.
"Le cure per guarire la terra: ci sono solo 8 anni di tempo", 5 maggio 2007, Corriere della Sera.
"Dieci anni per salvare il pianeta. L'allarme degli scienziati dell'ONU (dal Quinto Rapporto IPCC)", 9 settembre 2013, Repubblica.
"Ambiente: due anni per salvare il mondo", 16 dicembre 2007, Repubblica.
"Le cure per guarire la terra: ci sono solo 8 anni di tempo", 5 maggio 2007, Corriere della Sera.
"Dieci anni per salvare il pianeta. L'allarme degli scienziati dell'ONU (dal Quinto Rapporto IPCC)", 9 settembre 2013, Repubblica.
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Pensierino dal Maresciallo preferie.
Domani parto e per una settimana probabilmente non scriverò nulla:
Eravamo la quarta potenza industriale al mondo.
Un paese che costruiva, inventava, cresceva.
Oggi siamo una colonia.
Una colonia dell’Unione Europea e delle banche.
Non è un incidente.
È stato deciso.
Nel 1992, sul panfilo Britannia.
Lì, Mario Draghi e i potenti del mondo hanno scritto la nostra condanna.
Svendere l’Italia. Distruggerne l’industria. Privatizzare tutto.
E sapete chi era su quella nave? Beppe Grillo.
Anni dopo, è stato incaricato di canalizzare la rabbia.
Il suo “vaffanculo” era la valvola di sfogo del popolo.
Il Movimento 5 Stelle è stato un progetto:
raccogliere la protesta, controllarla, spegnerla.
Con la lira costruivamo ospedali, scuole, strade.
Oggi versiamo soldi a Bruxelles per poi farceli ridare per progetti inutili approvati da Bruxelles.
Paghiamo tasse folli, abbiamo servizi di merda.
Sanità distrutta, pensioni ridicole, giovani senza futuro.
E ci trattano da colpevoli anche per una revisione dimenticata.
Ma il vero ladro è questo sistema.
Ci hanno bolliti piano piano.
Come rane nella pentola.
Ci hanno rincoglioniti con TV spazzatura, social, propaganda.
“Ce lo chiede l’Europa” è il mantra dei servi.
Il risultato?
Strade piene di crateri.
Ospedali chiusi.
Aziende vendute a stranieri.
Un popolo che non sa più dire NO.
Il 5 Stelle non ha tradito ha fatto il lavoro per cui è stato creato.
“Uno vale uno” significava che nessuno vale niente.
Hanno raccolto la speranza, l’hanno consegnata ai loro padroni, e l’hanno spenta.
Questa Europa non è un sogno. È una prigione.
L’Italia è lo schiavo più obbediente.
E la gente applaude mentre gli rubano la dignità, il lavoro e persino l’anima
Il Maresciallo
Domani parto e per una settimana probabilmente non scriverò nulla:
Eravamo la quarta potenza industriale al mondo.
Un paese che costruiva, inventava, cresceva.
Oggi siamo una colonia.
Una colonia dell’Unione Europea e delle banche.
Non è un incidente.
È stato deciso.
Nel 1992, sul panfilo Britannia.
Lì, Mario Draghi e i potenti del mondo hanno scritto la nostra condanna.
Svendere l’Italia. Distruggerne l’industria. Privatizzare tutto.
E sapete chi era su quella nave? Beppe Grillo.
Anni dopo, è stato incaricato di canalizzare la rabbia.
Il suo “vaffanculo” era la valvola di sfogo del popolo.
Il Movimento 5 Stelle è stato un progetto:
raccogliere la protesta, controllarla, spegnerla.
Con la lira costruivamo ospedali, scuole, strade.
Oggi versiamo soldi a Bruxelles per poi farceli ridare per progetti inutili approvati da Bruxelles.
Paghiamo tasse folli, abbiamo servizi di merda.
Sanità distrutta, pensioni ridicole, giovani senza futuro.
E ci trattano da colpevoli anche per una revisione dimenticata.
Ma il vero ladro è questo sistema.
Ci hanno bolliti piano piano.
Come rane nella pentola.
Ci hanno rincoglioniti con TV spazzatura, social, propaganda.
“Ce lo chiede l’Europa” è il mantra dei servi.
Il risultato?
Strade piene di crateri.
Ospedali chiusi.
Aziende vendute a stranieri.
Un popolo che non sa più dire NO.
Il 5 Stelle non ha tradito ha fatto il lavoro per cui è stato creato.
“Uno vale uno” significava che nessuno vale niente.
Hanno raccolto la speranza, l’hanno consegnata ai loro padroni, e l’hanno spenta.
Questa Europa non è un sogno. È una prigione.
L’Italia è lo schiavo più obbediente.
E la gente applaude mentre gli rubano la dignità, il lavoro e persino l’anima
Il Maresciallo
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Vi lascio il link così potete verificare la fonte, un sito del governo americano.
Ciao complottisti.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40265700/
Ciao complottisti.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40265700/
👍37😁6❤2
Facciamo un ragionamento tra noi scemi.
Quando di parla di palestina i giudei e i loro leccaculo parlano di terroristi di Hamas e del volerci proteggere.
Avete mai notato che manca un pezzo nei loro ragionamenti?
Ve lo faccio notare io.
Perché i terroristi attaccarono Charlie Hebdo? Per via di alcune vignette.
Ma perché i terroristi attaccano Israele? Perché buttarono giù le torri gemelle? Non c'è mai un perché... So terroristi se immolano per avere vergini in paradiso.
Con questa narrazione togli ogni senso alle motivazioni della guerra al terrorismo e diventa bono tutto. Attacco la Persia perché finanzia i terroristi! Bravo...ma perché dovrebbe finanziare i terroristi? Non lo chiede mai nessuno, non serve, perché il terrorismo è qualcosa di astratto, un concetto che vive nella mente degli indottrinati... Non te serve sapere perché uno rapisce a ammazza dei giovani a un rave.. Te deve basta sapere che è un terrorista e automaticamente puoi bombardare chiunque, pure l'afganistan che non c'entra un cazzo... È bono tutto. Il bello di questa roba è che funziona con chiunque (tranne l'Ucraina per ora).
Butti giù un aereo con 2 italiani, dici che quei 2 erano terroristi finanziati dalla Meloni e puoi bombardare Roma tranquillo.
Basta sventolare una provetta e dire che Macron sta preparando armi chimiche e giù, bombardi Parigi e pure mezza Africa, perché in Africa ce stanno le cellule dormienti. Io non lo so chi si è inventato sta roba ma è geniale. Ce l'hanno inculcato in testa per decenni.. Migliaia di film giudei in cui il terrorista è sempre arabo e non va processato, gli si spara a vista senza voler sapere mai le motivazioni delle gesta spietate con cui appunto ci terrorizza.
Ora, non che io sia democratico, ma ogni giorno sento la stampa Giudea ricordarmi che Israele è l'unica democrazia in medio oriente e mi domando quale criterio democratico dice che è giusto far esplodere la gente con bombe nascoste nei cercapersone senza processo e senza nemmeno sapere se in quel momento lo strumento è in mano al presunto terrorista o al nipote di 3 anni.
Il piangi e forti perpetuato dal popolo eletto fa sticazzo da 80 anni secondo me sta per finire e non sarà divertente per nessuno.
Quando di parla di palestina i giudei e i loro leccaculo parlano di terroristi di Hamas e del volerci proteggere.
Avete mai notato che manca un pezzo nei loro ragionamenti?
Ve lo faccio notare io.
Perché i terroristi attaccarono Charlie Hebdo? Per via di alcune vignette.
Ma perché i terroristi attaccano Israele? Perché buttarono giù le torri gemelle? Non c'è mai un perché... So terroristi se immolano per avere vergini in paradiso.
Con questa narrazione togli ogni senso alle motivazioni della guerra al terrorismo e diventa bono tutto. Attacco la Persia perché finanzia i terroristi! Bravo...ma perché dovrebbe finanziare i terroristi? Non lo chiede mai nessuno, non serve, perché il terrorismo è qualcosa di astratto, un concetto che vive nella mente degli indottrinati... Non te serve sapere perché uno rapisce a ammazza dei giovani a un rave.. Te deve basta sapere che è un terrorista e automaticamente puoi bombardare chiunque, pure l'afganistan che non c'entra un cazzo... È bono tutto. Il bello di questa roba è che funziona con chiunque (tranne l'Ucraina per ora).
Butti giù un aereo con 2 italiani, dici che quei 2 erano terroristi finanziati dalla Meloni e puoi bombardare Roma tranquillo.
Basta sventolare una provetta e dire che Macron sta preparando armi chimiche e giù, bombardi Parigi e pure mezza Africa, perché in Africa ce stanno le cellule dormienti. Io non lo so chi si è inventato sta roba ma è geniale. Ce l'hanno inculcato in testa per decenni.. Migliaia di film giudei in cui il terrorista è sempre arabo e non va processato, gli si spara a vista senza voler sapere mai le motivazioni delle gesta spietate con cui appunto ci terrorizza.
Ora, non che io sia democratico, ma ogni giorno sento la stampa Giudea ricordarmi che Israele è l'unica democrazia in medio oriente e mi domando quale criterio democratico dice che è giusto far esplodere la gente con bombe nascoste nei cercapersone senza processo e senza nemmeno sapere se in quel momento lo strumento è in mano al presunto terrorista o al nipote di 3 anni.
Il piangi e forti perpetuato dal popolo eletto fa sticazzo da 80 anni secondo me sta per finire e non sarà divertente per nessuno.
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Sono umbro,come molti di voi sanno. È vero, il clima è cambiato, io da piccolo passavo gli inverni tra la neve mentre i miei figli non la conoscono se non per brevissimi periodi. Tuttavia nato e cresciuto in montagna mi sono trasferito in pianura. Abituato ai vetri delle finestre che si congelavano e a mamma che metteva il "prete" (chi non sa che è chieda) mi ritrovo in pianura dove si, fa freddo siamo in Umbria, ma porca puttana in estate io muoio, così prima cosa fatta è stata mettere il climatizzatore in camera. Anno 2025 acceso forse 2 volte. Ora, lo so che casa mia non fa statistica, ma dire che è l'anno più caldo di sempre mi pare un tantino azzardato.
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Basta, davvero: ci stanno bombardando con la pubblicità (mascherata) dell’auto elettrica su tutti i social, ogni giorno. Spot, influencer, test drive “casuali”, finte opinioni… ma quando lo capiranno che questo tam tam non funziona?
Non solo è inutile, ma ormai sta irritando chi dell’elettrico non vuole proprio sentirne parlare. Non perché siamo “indietro” o “ignoranti”, ma perché non ci conviene. Punto.
Personalmente non sono affatto contro l’auto elettrica, anzi: può avere senso in certi contesti. Ma nel mio caso, come in quello di moltissimi italiani, è semplicemente una scelta illogica:
- Costa troppo,
- ricaricare non è più così economico,
- non ho una colonnina sotto casa,
- non posso aspettare ore per ripartire.
E allora perché continuate a trattarci da retrogradi solo perché non abbocchiamo?
Vi faccio un paio di esempi, il primo è il “bonus” rottamazione del governo e il secondo un post dove un presunto meccanico con quattro spicci rimette a posto una Tesla di dieci anni con un botto di chilometri sul groppone.
Parto dal bonus auto elettrica fino a 11000€ ennesima forzatura che non risolve nulla.
Il governo ci riprova: fino a 11000 € per chi rottama e passa all’elettrico. Ma il punto è sempre lo stesso:
se l’elettrico non si vende, è perché la gente NON LO VUOLE.
Per mille motivi: prezzi alti, ricariche scomode o costose, infrastrutture insufficienti, autonomia limitata e mille dubbi sull’impatto ambientale reale.
E allora continuiamo a buttare soldi pubblici in bonus inutili per far piacere alle lobby e al greenwashing di facciata?
Passiamo al post per boccaloni:
Una Tesla da 750000 km rimessa a nuovo con 10000€? Forse nei sogni…
Tutti entusiasti per un meccanico che dice di aver rimesso in sesto una Tesla con quasi un milione di chilometri… peccato che non menzioni nemmeno la batteria, che dopo tutti quei km sarà probabilmente da buttare.
E no, cambiare un pacco batterie non costa “due lire”, si parla anche di oltre 15000€.
In più, fare 750000 km in 10 anni vuol dire guidare 200 km al giorno, tutti i giorni, e con l’autonomia delle Model S del 2015 (circa 250 km reali), significa caricare ogni giorno, a volte due volte.
Tolte le batterie, magari 10.000€ bastano… ma è come dire che hai restaurato una casa ignorando il tetto.
Per non parlare delle futuristiche autostrade che ricaricano le auto elettriche o dei fantastici racconti di viaggio con auto elettriche dalla terra dei cachi al villaggio di Babbo Natale……
Volete spingere l’auto elettrica? Bene.
Ma fatelo con trasparenza, realismo e soprattutto rispetto dell’intelligenza di chi legge. La propaganda travestita da progresso non solo non convince più nessuno… ma ha seriamente rotto i coglioni.
Il Maresciallo
Non solo è inutile, ma ormai sta irritando chi dell’elettrico non vuole proprio sentirne parlare. Non perché siamo “indietro” o “ignoranti”, ma perché non ci conviene. Punto.
Personalmente non sono affatto contro l’auto elettrica, anzi: può avere senso in certi contesti. Ma nel mio caso, come in quello di moltissimi italiani, è semplicemente una scelta illogica:
- Costa troppo,
- ricaricare non è più così economico,
- non ho una colonnina sotto casa,
- non posso aspettare ore per ripartire.
E allora perché continuate a trattarci da retrogradi solo perché non abbocchiamo?
Vi faccio un paio di esempi, il primo è il “bonus” rottamazione del governo e il secondo un post dove un presunto meccanico con quattro spicci rimette a posto una Tesla di dieci anni con un botto di chilometri sul groppone.
Parto dal bonus auto elettrica fino a 11000€ ennesima forzatura che non risolve nulla.
Il governo ci riprova: fino a 11000 € per chi rottama e passa all’elettrico. Ma il punto è sempre lo stesso:
se l’elettrico non si vende, è perché la gente NON LO VUOLE.
Per mille motivi: prezzi alti, ricariche scomode o costose, infrastrutture insufficienti, autonomia limitata e mille dubbi sull’impatto ambientale reale.
E allora continuiamo a buttare soldi pubblici in bonus inutili per far piacere alle lobby e al greenwashing di facciata?
Passiamo al post per boccaloni:
Una Tesla da 750000 km rimessa a nuovo con 10000€? Forse nei sogni…
Tutti entusiasti per un meccanico che dice di aver rimesso in sesto una Tesla con quasi un milione di chilometri… peccato che non menzioni nemmeno la batteria, che dopo tutti quei km sarà probabilmente da buttare.
E no, cambiare un pacco batterie non costa “due lire”, si parla anche di oltre 15000€.
In più, fare 750000 km in 10 anni vuol dire guidare 200 km al giorno, tutti i giorni, e con l’autonomia delle Model S del 2015 (circa 250 km reali), significa caricare ogni giorno, a volte due volte.
Tolte le batterie, magari 10.000€ bastano… ma è come dire che hai restaurato una casa ignorando il tetto.
Per non parlare delle futuristiche autostrade che ricaricano le auto elettriche o dei fantastici racconti di viaggio con auto elettriche dalla terra dei cachi al villaggio di Babbo Natale……
Volete spingere l’auto elettrica? Bene.
Ma fatelo con trasparenza, realismo e soprattutto rispetto dell’intelligenza di chi legge. La propaganda travestita da progresso non solo non convince più nessuno… ma ha seriamente rotto i coglioni.
Il Maresciallo
👍37👏17❤3
Mi trovo dal gommista a cambiare i pneumatici della mia auto, tra i clienti c’è anche un signore anziano un po’ malfermo, che alla domanda del gommista “quando vai in vacanza?” risponde la settimana prossima con la moglie e aggiunge una frase spettacolare :
”non annamo più là de do stanno le galline”
Detta da un vecchietto pronto per le vacanze, ha tutta la tenerezza, l’ironia e la saggezza di chi ha capito davvero cosa conta.
Simpatica perché evoca una vacanza semplice, genuina, lontana dagli eccessi e dalle frenesie moderne: niente voli intercontinentali o mete esotiche (che per carità è bellissimo fare) solo un angolo di mondo rassicurante, forse familiare, dove il tempo sembra fermarsi.
Ma anche ammirabile, perché in quelle parole c’è una lezione profonda: la felicità non si misura in chilometri, ma in qualità del tempo e della compagnia.
A volte, per staccare davvero, basta poco: un posto tranquillo, il profumo dell’erba tagliata, il canto di un gallo al mattino. È un invito a rallentare, a godere del presente, a riscoprire la bellezza delle cose semplici.
In fondo, dovremmo tutti imparare ad andare “non più là de do stanno le galline”… almeno ogni tanto.
Il Maresciallo
”non annamo più là de do stanno le galline”
Detta da un vecchietto pronto per le vacanze, ha tutta la tenerezza, l’ironia e la saggezza di chi ha capito davvero cosa conta.
Simpatica perché evoca una vacanza semplice, genuina, lontana dagli eccessi e dalle frenesie moderne: niente voli intercontinentali o mete esotiche (che per carità è bellissimo fare) solo un angolo di mondo rassicurante, forse familiare, dove il tempo sembra fermarsi.
Ma anche ammirabile, perché in quelle parole c’è una lezione profonda: la felicità non si misura in chilometri, ma in qualità del tempo e della compagnia.
A volte, per staccare davvero, basta poco: un posto tranquillo, il profumo dell’erba tagliata, il canto di un gallo al mattino. È un invito a rallentare, a godere del presente, a riscoprire la bellezza delle cose semplici.
In fondo, dovremmo tutti imparare ad andare “non più là de do stanno le galline”… almeno ogni tanto.
Il Maresciallo
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Il ponte sullo stretto sarebbe una figata pazzesca se lo si costruisse con danaro stampato dalla zecca nazionale. Ma per farlo capire al popolo bisogna ripristinare la dittatura sovranista.
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Se mai ci sarà una missione lunare che vada a buon fine, la foto più scattata sarà quella della terra. La tera è 40 volte più grande della luna, copre quindi buona parte dell'orizzonte lunare. Questa foto durante le missioni apollo dimenticarono di farla, c'è solo un misero fotomontaggio. Perché? Perché in base a questa foto potete sapere ora e data precise e ogni tot la terra cambia completamente per via della rotazione, un lavoro gigantesco quasi impossibile da riprodurre nel 1969, intatti non c'è.
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