Vi lascio il link così potete verificare la fonte, un sito del governo americano.
Ciao complottisti.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40265700/
Ciao complottisti.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40265700/
👍37😁6❤2
Facciamo un ragionamento tra noi scemi.
Quando di parla di palestina i giudei e i loro leccaculo parlano di terroristi di Hamas e del volerci proteggere.
Avete mai notato che manca un pezzo nei loro ragionamenti?
Ve lo faccio notare io.
Perché i terroristi attaccarono Charlie Hebdo? Per via di alcune vignette.
Ma perché i terroristi attaccano Israele? Perché buttarono giù le torri gemelle? Non c'è mai un perché... So terroristi se immolano per avere vergini in paradiso.
Con questa narrazione togli ogni senso alle motivazioni della guerra al terrorismo e diventa bono tutto. Attacco la Persia perché finanzia i terroristi! Bravo...ma perché dovrebbe finanziare i terroristi? Non lo chiede mai nessuno, non serve, perché il terrorismo è qualcosa di astratto, un concetto che vive nella mente degli indottrinati... Non te serve sapere perché uno rapisce a ammazza dei giovani a un rave.. Te deve basta sapere che è un terrorista e automaticamente puoi bombardare chiunque, pure l'afganistan che non c'entra un cazzo... È bono tutto. Il bello di questa roba è che funziona con chiunque (tranne l'Ucraina per ora).
Butti giù un aereo con 2 italiani, dici che quei 2 erano terroristi finanziati dalla Meloni e puoi bombardare Roma tranquillo.
Basta sventolare una provetta e dire che Macron sta preparando armi chimiche e giù, bombardi Parigi e pure mezza Africa, perché in Africa ce stanno le cellule dormienti. Io non lo so chi si è inventato sta roba ma è geniale. Ce l'hanno inculcato in testa per decenni.. Migliaia di film giudei in cui il terrorista è sempre arabo e non va processato, gli si spara a vista senza voler sapere mai le motivazioni delle gesta spietate con cui appunto ci terrorizza.
Ora, non che io sia democratico, ma ogni giorno sento la stampa Giudea ricordarmi che Israele è l'unica democrazia in medio oriente e mi domando quale criterio democratico dice che è giusto far esplodere la gente con bombe nascoste nei cercapersone senza processo e senza nemmeno sapere se in quel momento lo strumento è in mano al presunto terrorista o al nipote di 3 anni.
Il piangi e forti perpetuato dal popolo eletto fa sticazzo da 80 anni secondo me sta per finire e non sarà divertente per nessuno.
Quando di parla di palestina i giudei e i loro leccaculo parlano di terroristi di Hamas e del volerci proteggere.
Avete mai notato che manca un pezzo nei loro ragionamenti?
Ve lo faccio notare io.
Perché i terroristi attaccarono Charlie Hebdo? Per via di alcune vignette.
Ma perché i terroristi attaccano Israele? Perché buttarono giù le torri gemelle? Non c'è mai un perché... So terroristi se immolano per avere vergini in paradiso.
Con questa narrazione togli ogni senso alle motivazioni della guerra al terrorismo e diventa bono tutto. Attacco la Persia perché finanzia i terroristi! Bravo...ma perché dovrebbe finanziare i terroristi? Non lo chiede mai nessuno, non serve, perché il terrorismo è qualcosa di astratto, un concetto che vive nella mente degli indottrinati... Non te serve sapere perché uno rapisce a ammazza dei giovani a un rave.. Te deve basta sapere che è un terrorista e automaticamente puoi bombardare chiunque, pure l'afganistan che non c'entra un cazzo... È bono tutto. Il bello di questa roba è che funziona con chiunque (tranne l'Ucraina per ora).
Butti giù un aereo con 2 italiani, dici che quei 2 erano terroristi finanziati dalla Meloni e puoi bombardare Roma tranquillo.
Basta sventolare una provetta e dire che Macron sta preparando armi chimiche e giù, bombardi Parigi e pure mezza Africa, perché in Africa ce stanno le cellule dormienti. Io non lo so chi si è inventato sta roba ma è geniale. Ce l'hanno inculcato in testa per decenni.. Migliaia di film giudei in cui il terrorista è sempre arabo e non va processato, gli si spara a vista senza voler sapere mai le motivazioni delle gesta spietate con cui appunto ci terrorizza.
Ora, non che io sia democratico, ma ogni giorno sento la stampa Giudea ricordarmi che Israele è l'unica democrazia in medio oriente e mi domando quale criterio democratico dice che è giusto far esplodere la gente con bombe nascoste nei cercapersone senza processo e senza nemmeno sapere se in quel momento lo strumento è in mano al presunto terrorista o al nipote di 3 anni.
Il piangi e forti perpetuato dal popolo eletto fa sticazzo da 80 anni secondo me sta per finire e non sarà divertente per nessuno.
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Sono umbro,come molti di voi sanno. È vero, il clima è cambiato, io da piccolo passavo gli inverni tra la neve mentre i miei figli non la conoscono se non per brevissimi periodi. Tuttavia nato e cresciuto in montagna mi sono trasferito in pianura. Abituato ai vetri delle finestre che si congelavano e a mamma che metteva il "prete" (chi non sa che è chieda) mi ritrovo in pianura dove si, fa freddo siamo in Umbria, ma porca puttana in estate io muoio, così prima cosa fatta è stata mettere il climatizzatore in camera. Anno 2025 acceso forse 2 volte. Ora, lo so che casa mia non fa statistica, ma dire che è l'anno più caldo di sempre mi pare un tantino azzardato.
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Basta, davvero: ci stanno bombardando con la pubblicità (mascherata) dell’auto elettrica su tutti i social, ogni giorno. Spot, influencer, test drive “casuali”, finte opinioni… ma quando lo capiranno che questo tam tam non funziona?
Non solo è inutile, ma ormai sta irritando chi dell’elettrico non vuole proprio sentirne parlare. Non perché siamo “indietro” o “ignoranti”, ma perché non ci conviene. Punto.
Personalmente non sono affatto contro l’auto elettrica, anzi: può avere senso in certi contesti. Ma nel mio caso, come in quello di moltissimi italiani, è semplicemente una scelta illogica:
- Costa troppo,
- ricaricare non è più così economico,
- non ho una colonnina sotto casa,
- non posso aspettare ore per ripartire.
E allora perché continuate a trattarci da retrogradi solo perché non abbocchiamo?
Vi faccio un paio di esempi, il primo è il “bonus” rottamazione del governo e il secondo un post dove un presunto meccanico con quattro spicci rimette a posto una Tesla di dieci anni con un botto di chilometri sul groppone.
Parto dal bonus auto elettrica fino a 11000€ ennesima forzatura che non risolve nulla.
Il governo ci riprova: fino a 11000 € per chi rottama e passa all’elettrico. Ma il punto è sempre lo stesso:
se l’elettrico non si vende, è perché la gente NON LO VUOLE.
Per mille motivi: prezzi alti, ricariche scomode o costose, infrastrutture insufficienti, autonomia limitata e mille dubbi sull’impatto ambientale reale.
E allora continuiamo a buttare soldi pubblici in bonus inutili per far piacere alle lobby e al greenwashing di facciata?
Passiamo al post per boccaloni:
Una Tesla da 750000 km rimessa a nuovo con 10000€? Forse nei sogni…
Tutti entusiasti per un meccanico che dice di aver rimesso in sesto una Tesla con quasi un milione di chilometri… peccato che non menzioni nemmeno la batteria, che dopo tutti quei km sarà probabilmente da buttare.
E no, cambiare un pacco batterie non costa “due lire”, si parla anche di oltre 15000€.
In più, fare 750000 km in 10 anni vuol dire guidare 200 km al giorno, tutti i giorni, e con l’autonomia delle Model S del 2015 (circa 250 km reali), significa caricare ogni giorno, a volte due volte.
Tolte le batterie, magari 10.000€ bastano… ma è come dire che hai restaurato una casa ignorando il tetto.
Per non parlare delle futuristiche autostrade che ricaricano le auto elettriche o dei fantastici racconti di viaggio con auto elettriche dalla terra dei cachi al villaggio di Babbo Natale……
Volete spingere l’auto elettrica? Bene.
Ma fatelo con trasparenza, realismo e soprattutto rispetto dell’intelligenza di chi legge. La propaganda travestita da progresso non solo non convince più nessuno… ma ha seriamente rotto i coglioni.
Il Maresciallo
Non solo è inutile, ma ormai sta irritando chi dell’elettrico non vuole proprio sentirne parlare. Non perché siamo “indietro” o “ignoranti”, ma perché non ci conviene. Punto.
Personalmente non sono affatto contro l’auto elettrica, anzi: può avere senso in certi contesti. Ma nel mio caso, come in quello di moltissimi italiani, è semplicemente una scelta illogica:
- Costa troppo,
- ricaricare non è più così economico,
- non ho una colonnina sotto casa,
- non posso aspettare ore per ripartire.
E allora perché continuate a trattarci da retrogradi solo perché non abbocchiamo?
Vi faccio un paio di esempi, il primo è il “bonus” rottamazione del governo e il secondo un post dove un presunto meccanico con quattro spicci rimette a posto una Tesla di dieci anni con un botto di chilometri sul groppone.
Parto dal bonus auto elettrica fino a 11000€ ennesima forzatura che non risolve nulla.
Il governo ci riprova: fino a 11000 € per chi rottama e passa all’elettrico. Ma il punto è sempre lo stesso:
se l’elettrico non si vende, è perché la gente NON LO VUOLE.
Per mille motivi: prezzi alti, ricariche scomode o costose, infrastrutture insufficienti, autonomia limitata e mille dubbi sull’impatto ambientale reale.
E allora continuiamo a buttare soldi pubblici in bonus inutili per far piacere alle lobby e al greenwashing di facciata?
Passiamo al post per boccaloni:
Una Tesla da 750000 km rimessa a nuovo con 10000€? Forse nei sogni…
Tutti entusiasti per un meccanico che dice di aver rimesso in sesto una Tesla con quasi un milione di chilometri… peccato che non menzioni nemmeno la batteria, che dopo tutti quei km sarà probabilmente da buttare.
E no, cambiare un pacco batterie non costa “due lire”, si parla anche di oltre 15000€.
In più, fare 750000 km in 10 anni vuol dire guidare 200 km al giorno, tutti i giorni, e con l’autonomia delle Model S del 2015 (circa 250 km reali), significa caricare ogni giorno, a volte due volte.
Tolte le batterie, magari 10.000€ bastano… ma è come dire che hai restaurato una casa ignorando il tetto.
Per non parlare delle futuristiche autostrade che ricaricano le auto elettriche o dei fantastici racconti di viaggio con auto elettriche dalla terra dei cachi al villaggio di Babbo Natale……
Volete spingere l’auto elettrica? Bene.
Ma fatelo con trasparenza, realismo e soprattutto rispetto dell’intelligenza di chi legge. La propaganda travestita da progresso non solo non convince più nessuno… ma ha seriamente rotto i coglioni.
Il Maresciallo
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Mi trovo dal gommista a cambiare i pneumatici della mia auto, tra i clienti c’è anche un signore anziano un po’ malfermo, che alla domanda del gommista “quando vai in vacanza?” risponde la settimana prossima con la moglie e aggiunge una frase spettacolare :
”non annamo più là de do stanno le galline”
Detta da un vecchietto pronto per le vacanze, ha tutta la tenerezza, l’ironia e la saggezza di chi ha capito davvero cosa conta.
Simpatica perché evoca una vacanza semplice, genuina, lontana dagli eccessi e dalle frenesie moderne: niente voli intercontinentali o mete esotiche (che per carità è bellissimo fare) solo un angolo di mondo rassicurante, forse familiare, dove il tempo sembra fermarsi.
Ma anche ammirabile, perché in quelle parole c’è una lezione profonda: la felicità non si misura in chilometri, ma in qualità del tempo e della compagnia.
A volte, per staccare davvero, basta poco: un posto tranquillo, il profumo dell’erba tagliata, il canto di un gallo al mattino. È un invito a rallentare, a godere del presente, a riscoprire la bellezza delle cose semplici.
In fondo, dovremmo tutti imparare ad andare “non più là de do stanno le galline”… almeno ogni tanto.
Il Maresciallo
”non annamo più là de do stanno le galline”
Detta da un vecchietto pronto per le vacanze, ha tutta la tenerezza, l’ironia e la saggezza di chi ha capito davvero cosa conta.
Simpatica perché evoca una vacanza semplice, genuina, lontana dagli eccessi e dalle frenesie moderne: niente voli intercontinentali o mete esotiche (che per carità è bellissimo fare) solo un angolo di mondo rassicurante, forse familiare, dove il tempo sembra fermarsi.
Ma anche ammirabile, perché in quelle parole c’è una lezione profonda: la felicità non si misura in chilometri, ma in qualità del tempo e della compagnia.
A volte, per staccare davvero, basta poco: un posto tranquillo, il profumo dell’erba tagliata, il canto di un gallo al mattino. È un invito a rallentare, a godere del presente, a riscoprire la bellezza delle cose semplici.
In fondo, dovremmo tutti imparare ad andare “non più là de do stanno le galline”… almeno ogni tanto.
Il Maresciallo
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Il ponte sullo stretto sarebbe una figata pazzesca se lo si costruisse con danaro stampato dalla zecca nazionale. Ma per farlo capire al popolo bisogna ripristinare la dittatura sovranista.
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Se mai ci sarà una missione lunare che vada a buon fine, la foto più scattata sarà quella della terra. La tera è 40 volte più grande della luna, copre quindi buona parte dell'orizzonte lunare. Questa foto durante le missioni apollo dimenticarono di farla, c'è solo un misero fotomontaggio. Perché? Perché in base a questa foto potete sapere ora e data precise e ogni tot la terra cambia completamente per via della rotazione, un lavoro gigantesco quasi impossibile da riprodurre nel 1969, intatti non c'è.
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IL PONTE SULLO STRETTO
Probabilmente anche per formazione personale, sono un ingegnere, non sono uno di quelli che si oppongono a priori ai grandi progetti.
Anzi, sono convinto che un grande Paese, se vuole essere tale, debba accettare le grandi sfide.
La nostra storia lo dimostra: il genio italico ha costruito opere ingegneristiche e artistiche di livello mondiale, portando utilità e bellezza non solo agli italiani, ma a tutto il pianeta, per oltre duemila anni.
Eppure, oggi, c’è una parte di italiani che sembra aver perso il coraggio. Gente che, alla sola parola “grande opera”, si agita per paura del “magna magna” che giustamente è una preoccupazione più legittima, ma basterebbe una vigilanza severa per limitarlo.
Il problema è che a molti conviene avere paura: così non devono assumersi la responsabilità di fare nulla, quelli del no a priori.
Bast- ricordare i pentadementi che hanno affossato le Olimpiadi di Roma per timore delle tangenti. Un’occasione sprecata che poteva sfruttare il volano delle olimpiadi per sistemare viabilità e urbanistica della capitale, proprio mentre governavano Roma dimostrando, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che gestire qualcosa di più grande di un chiosco di frutta secca non è proprio nelle loro capacità.
Quello che però mi fa davvero girare i coglioni è l’atteggiamento di un certo tipo di italiano: quello che si automartella i coglioni perché da mezzo secolo vive immerso nella propaganda anti-italiana. Sono convinti che non siamo capaci di fare nulla da soli, che siamo un popolo di incapaci tenuto in piedi dalle mancette e dalle direttive di Mamma UE. Gente che, senza qualcuno che li tenga per mano, si sente persa.
Che poi sono quelli che si fanno le foto sotto il Golden Gate, il Burj Khalifa, il London bridge e le postano orgoglioni (non è un errore) lodando quelle opere e dicendo che in Italia non ci sono.
Il Ponte sullo Stretto non è solo un’opera ingegneristica: è una sfida tecnica e politica. E non mi interessa se a portare avanti l’idea sia Salvini, Renzi o Meloni, l’importante è che venga fatto con intelligenza e giudizio.
Abbiamo i tecnici, abbiamo ancora (per poco se continuiamo così) le fabbriche, abbiamo la capacità.
L’unico vero ostacolo è la solita zavorra: chi dice sempre “no” perché ha paura di vedersi sfuggire di mano il ruolo di lamentatore professionista.
L’Italia ha costruito anfiteatri, acquedotti e cattedrali che ancora oggi il mondo ci invidia. E ora dobbiamo farcela sotto per la campata sospeso più lunga di sempre?
Per me no, è una sfida che possiamo vincere.
Il Maresciallo
Probabilmente anche per formazione personale, sono un ingegnere, non sono uno di quelli che si oppongono a priori ai grandi progetti.
Anzi, sono convinto che un grande Paese, se vuole essere tale, debba accettare le grandi sfide.
La nostra storia lo dimostra: il genio italico ha costruito opere ingegneristiche e artistiche di livello mondiale, portando utilità e bellezza non solo agli italiani, ma a tutto il pianeta, per oltre duemila anni.
Eppure, oggi, c’è una parte di italiani che sembra aver perso il coraggio. Gente che, alla sola parola “grande opera”, si agita per paura del “magna magna” che giustamente è una preoccupazione più legittima, ma basterebbe una vigilanza severa per limitarlo.
Il problema è che a molti conviene avere paura: così non devono assumersi la responsabilità di fare nulla, quelli del no a priori.
Bast- ricordare i pentadementi che hanno affossato le Olimpiadi di Roma per timore delle tangenti. Un’occasione sprecata che poteva sfruttare il volano delle olimpiadi per sistemare viabilità e urbanistica della capitale, proprio mentre governavano Roma dimostrando, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che gestire qualcosa di più grande di un chiosco di frutta secca non è proprio nelle loro capacità.
Quello che però mi fa davvero girare i coglioni è l’atteggiamento di un certo tipo di italiano: quello che si automartella i coglioni perché da mezzo secolo vive immerso nella propaganda anti-italiana. Sono convinti che non siamo capaci di fare nulla da soli, che siamo un popolo di incapaci tenuto in piedi dalle mancette e dalle direttive di Mamma UE. Gente che, senza qualcuno che li tenga per mano, si sente persa.
Che poi sono quelli che si fanno le foto sotto il Golden Gate, il Burj Khalifa, il London bridge e le postano orgoglioni (non è un errore) lodando quelle opere e dicendo che in Italia non ci sono.
Il Ponte sullo Stretto non è solo un’opera ingegneristica: è una sfida tecnica e politica. E non mi interessa se a portare avanti l’idea sia Salvini, Renzi o Meloni, l’importante è che venga fatto con intelligenza e giudizio.
Abbiamo i tecnici, abbiamo ancora (per poco se continuiamo così) le fabbriche, abbiamo la capacità.
L’unico vero ostacolo è la solita zavorra: chi dice sempre “no” perché ha paura di vedersi sfuggire di mano il ruolo di lamentatore professionista.
L’Italia ha costruito anfiteatri, acquedotti e cattedrali che ancora oggi il mondo ci invidia. E ora dobbiamo farcela sotto per la campata sospeso più lunga di sempre?
Per me no, è una sfida che possiamo vincere.
Il Maresciallo
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Ultimamente sto vedendo alcuni fenomeni filoucraini in pieno delirio da dissonanza cognitiva che dopo 3 anni di guerra, undici di ingerenze occidentali in Ucraina sono ancora ancora lì, con la faccia come il culo, a raccontare favole di “vittoria”, Russia al collasso economico, l’Ucraina che può reggere un giorno in più della Russia e stronzate del genere.
Purtroppo per loro e soprattutto per i poveri ucraini ed i contribuenti europe l’Ucraina ha perso.
Punto.
E da parecchio pure!
Oggi è un Paese zombie, tenuto in piedi solo con le flebo dei soldi dei contribuenti europei, mentre le nostre economie marciscono tra bollette stellari, materie prime introvabili e sanzioni suicide che hanno fatto più male a noi che a Mosca.
E i numeri parlano chiaro:
-Energia industriale in Europa: fino a 5 volte più cara che negli USA.
-Terre rare e metalli strategici? Li compriamo dalla Cina, mentre sognamo di “liberarci” dalla dipendenza russa.
-Industria bellica: già satura, non può reggere uno sforzo prolungato senza amputare altri settori economici.
Ma il capolavoro arriva adesso, sti fenomeni si indignano perché Putin e Trump si incontrano per parlare di Ucraina senza invitare né Kiev né l’Europa.
Cari geni, lo capite o no che non contiamo più una benemerita cippa?
Ci arrivate che la nostra irrilevanza è il frutto diretto della vostra idiozia, della vostra cieca obbedienza e delle vostre scelte suicide?
Siamo passati da “leader globali” a bancomat geopolitici: paghiamo, subiamo, ubbidiamo… e non decidiamo un emerito cazzo di nulla.
Ma tranquilli: continuate pure a sventolare le bandierine blu-gialle, mentre vi portano via la fabbrica, il lavoro e la bolletta vi divora lo stipendio.
Ps: che fine ha fatto tranquillo lo sappiamo tutti…..
Il Maresciallo
Purtroppo per loro e soprattutto per i poveri ucraini ed i contribuenti europe l’Ucraina ha perso.
Punto.
E da parecchio pure!
Oggi è un Paese zombie, tenuto in piedi solo con le flebo dei soldi dei contribuenti europei, mentre le nostre economie marciscono tra bollette stellari, materie prime introvabili e sanzioni suicide che hanno fatto più male a noi che a Mosca.
E i numeri parlano chiaro:
-Energia industriale in Europa: fino a 5 volte più cara che negli USA.
-Terre rare e metalli strategici? Li compriamo dalla Cina, mentre sognamo di “liberarci” dalla dipendenza russa.
-Industria bellica: già satura, non può reggere uno sforzo prolungato senza amputare altri settori economici.
Ma il capolavoro arriva adesso, sti fenomeni si indignano perché Putin e Trump si incontrano per parlare di Ucraina senza invitare né Kiev né l’Europa.
Cari geni, lo capite o no che non contiamo più una benemerita cippa?
Ci arrivate che la nostra irrilevanza è il frutto diretto della vostra idiozia, della vostra cieca obbedienza e delle vostre scelte suicide?
Siamo passati da “leader globali” a bancomat geopolitici: paghiamo, subiamo, ubbidiamo… e non decidiamo un emerito cazzo di nulla.
Ma tranquilli: continuate pure a sventolare le bandierine blu-gialle, mentre vi portano via la fabbrica, il lavoro e la bolletta vi divora lo stipendio.
Ps: che fine ha fatto tranquillo lo sappiamo tutti…..
Il Maresciallo
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Ah!!
Finalmente Crisanti lo ha detto, il 9 agosto su La7: “Non abbiamo avuto il coraggio di dire che quei 160 morti al giorno… non erano No-Vax ma persone vaccinate e fragili.”
Impagabile la faccia di Parenzo.
Partono immediatamente le truppe cammellate della “verità”, arriva veloce ed implacabile come una multa dell’autovelox, il fact-checking di Open!
I fenomeni di Open si affrettano a liquidare tutto con il solito “contesto mancante”, con la solita banalità: “Che i vaccinati possano infettarsi non è una novità…” E qua parte la censura del politically correct mainstream che appiattisce, banalizza e manipola
Scrivono:
“Che i vaccinati possano infettarsi non è una novità, ne parliamo dal 2021 (e per tutti i vaccini per le altre malattie da anni)”
Peccato che qualcuno, non necessariamente un No-Vax, ma semplicemente un osservatore più attento, potrebbe far notare che:
1. Non tutti i vaccini sono uguali. Un vaccino come quello per il morbillo blocca la trasmissione, crea una vera immunità di gregge. I “vaccini” Covid mRNA invece non sono vaccini nel senso tradizionale, ma profilassi, o meglio farmaci che dovrebbero ridurre la gravità della malattia ma che non hanno la capacità di impedire l’infezione o la trasmissione. Insomma: sono un’altra categoria e non si può far finta di niente.
Tengo fuori il discorso degli effetti avversi.
2. Nel 2021 il CDC (l’ente americano della sanità) ha modificato la definizione stessa di “vaccino”, togliendo l’obbligo di produrre immunità vera e propria e riducendolo a “stimolare una risposta immunitaria”. Proprio nel momento in cui approvavano i vaccini Pfizer-BioNTech.
Una cosa che nemmeno il complottista più fantasioso arriverebbe a pensare, da applausi, chapeau!
Quindi grazie a Open per la consueta parafrasi da manuale: “Eh sì, vaccini funzionano sempre, solo che cambia il contesto”. Ma il contesto, come Crisanti cerca (imbranatamente, ma ci prova) di far capire, conta eccome. Far finta che i vaccini mRNA siano identici a quelli classici è un trucco retorico degno di una disquisizione medievale, ma poco utile per capire la dimensione reale del problema.
Vabbè, alla fine Open si affida al mantra “vaccinati che si infettano è roba già nota”, noi possiamo rispondere con un bel dito medio ed una scrollata di spalle ironica (ok avevo pensato ad un altro tipo di scrollata ma stamattina mi sento inclusivo) che lo sapevamo, avevamo letto il piano per la vaccinazione covid a firma Speranza in cui c’è scritto nero su bianco che non ci sono vaccini che bloccano il contagio. Ma qui non si tratta più di “vaccini che riducono la malattia”, ma di un vero e proprio processo con cui hanno alterato il linguaggio e la percezione pubblica, con un impatto tragico su chi era fragile.
Il Maresciallo
Finalmente Crisanti lo ha detto, il 9 agosto su La7: “Non abbiamo avuto il coraggio di dire che quei 160 morti al giorno… non erano No-Vax ma persone vaccinate e fragili.”
Impagabile la faccia di Parenzo.
Partono immediatamente le truppe cammellate della “verità”, arriva veloce ed implacabile come una multa dell’autovelox, il fact-checking di Open!
I fenomeni di Open si affrettano a liquidare tutto con il solito “contesto mancante”, con la solita banalità: “Che i vaccinati possano infettarsi non è una novità…” E qua parte la censura del politically correct mainstream che appiattisce, banalizza e manipola
Scrivono:
“Che i vaccinati possano infettarsi non è una novità, ne parliamo dal 2021 (e per tutti i vaccini per le altre malattie da anni)”
Peccato che qualcuno, non necessariamente un No-Vax, ma semplicemente un osservatore più attento, potrebbe far notare che:
1. Non tutti i vaccini sono uguali. Un vaccino come quello per il morbillo blocca la trasmissione, crea una vera immunità di gregge. I “vaccini” Covid mRNA invece non sono vaccini nel senso tradizionale, ma profilassi, o meglio farmaci che dovrebbero ridurre la gravità della malattia ma che non hanno la capacità di impedire l’infezione o la trasmissione. Insomma: sono un’altra categoria e non si può far finta di niente.
Tengo fuori il discorso degli effetti avversi.
2. Nel 2021 il CDC (l’ente americano della sanità) ha modificato la definizione stessa di “vaccino”, togliendo l’obbligo di produrre immunità vera e propria e riducendolo a “stimolare una risposta immunitaria”. Proprio nel momento in cui approvavano i vaccini Pfizer-BioNTech.
Una cosa che nemmeno il complottista più fantasioso arriverebbe a pensare, da applausi, chapeau!
Quindi grazie a Open per la consueta parafrasi da manuale: “Eh sì, vaccini funzionano sempre, solo che cambia il contesto”. Ma il contesto, come Crisanti cerca (imbranatamente, ma ci prova) di far capire, conta eccome. Far finta che i vaccini mRNA siano identici a quelli classici è un trucco retorico degno di una disquisizione medievale, ma poco utile per capire la dimensione reale del problema.
Vabbè, alla fine Open si affida al mantra “vaccinati che si infettano è roba già nota”, noi possiamo rispondere con un bel dito medio ed una scrollata di spalle ironica (ok avevo pensato ad un altro tipo di scrollata ma stamattina mi sento inclusivo) che lo sapevamo, avevamo letto il piano per la vaccinazione covid a firma Speranza in cui c’è scritto nero su bianco che non ci sono vaccini che bloccano il contagio. Ma qui non si tratta più di “vaccini che riducono la malattia”, ma di un vero e proprio processo con cui hanno alterato il linguaggio e la percezione pubblica, con un impatto tragico su chi era fragile.
Il Maresciallo
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Repubblica non smette mai di stupire, ma d’altronde questo è il livello di quelli che chiamano giornalisti!
Il ponte avrebbe una superficie di 241,6 km quadrati poco più grande dell’ area urbana di Reggio Calabria che ne fa 237 circa.
Sul ponte oltre che le corsie per auto e treni ci esce lo spazio per qualche quartiere residenziale, un parco eolico, un parco fotovoltaico che alimentano una mega centrale di dissalazione e visto che ci avanza spazio ci mettiamo pure un bel acquapark, stadio, aeroporto, etc etc….
Pessimi, veramente pessimi!
Il Maresciallo
Il ponte avrebbe una superficie di 241,6 km quadrati poco più grande dell’ area urbana di Reggio Calabria che ne fa 237 circa.
Sul ponte oltre che le corsie per auto e treni ci esce lo spazio per qualche quartiere residenziale, un parco eolico, un parco fotovoltaico che alimentano una mega centrale di dissalazione e visto che ci avanza spazio ci mettiamo pure un bel acquapark, stadio, aeroporto, etc etc….
Pessimi, veramente pessimi!
Il Maresciallo
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Domenica mi stavo guardando l’amichevole estiva Borussia Dortmund–Juventus, mi stavo gustando la partita perché la Juve la stava giocando bene.
A un certo punto, mi cade l’occhio su un cartellone pubblicitario a bordo campo: “Rheinmetall – Taking responsibility in a changing world”.
Un messaggio semplice pulito, elegante, quasi rassicurante.
Ma qualcosa non mi torna. “Rheinmetall… aspetta, …cazzarola…ma non è un’azienda di armamenti?”. La curiosità vince sulla pigrizia estivodomenicale: prendo il telefono e digito la frase su Google.
Il primo risultato è un video aziendale. Si inizia con musica epica, la voce narrante parla di “un mondo in costante emergenza” e di “sfide senza precedenti” che richiedono soluzioni affidabili e questa voce calma ma preoccupata snocciola le ansie e le preoccupazioni del mondo moderno e le sfide che vanno affrontate sullo sfondo scene cariche di luoghi comuni che gettano ansia e paura, però poi, oh tranquilli ci pensano loro che sono leader della sicurezza, in tutti i campi, e la voce cambia tono partono scene con persone di ogni etnia che sorridono, bambini che corrono nei campi, operatori in divisa che collaborano davanti a monitor luminosi. Poi, quasi senza soluzione di continuità, ecco apparire carri armati lucidi come appena usciti da un concessionario, convogli militari che avanzano, elicotteri che sorvolano paesaggi idilliaci, gente felice che si gode il tempo libero!
Tutto montato in un flusso che ti fa quasi dimenticare cosa stai guardando: armi, ma raccontate come se fossero le pentole di Mastrota.
È qui che ho un illuminazione.
Non si tratta solo di pubblicità: è un’operazione di costruzione narrativa. Le parole “responsabilità” e “cambiamento” diventano il velo che copre la realtà cruda: Rheinmetall vende strumenti di guerra.
Eppure, invece di mostrarti il conflitto, ti mostra il mondo che potresti avere se accetti la loro presenza come garanzia di stabilità. Un messaggio sottile: nemmeno la guerra come male necessario, addirittura come bene in potenza.
Poi il colpo da maestro, appare sgargiante lo straccio blu a dodici stelle, per dire che non lo fai per la tua nazione e per il tuo popolo ma per un bene astratto e “superiore”.
Questa è l’essenza del marketing politico-militare: normalizzare l’idea che la guerra sia un pilastro imprescindibile della nostra sicurezza e del nostro benessere. È un lavaggio semantico che agisce a lungo termine. Non ti convince con dati, ti seduce con emozioni. Non ti mostra il sangue, ma un arcobaleno dopo la tempesta… dimenticando di dirti che, spesso, è proprio la tempesta quella a cui vogliono abituarti!
Attraverso questi messaggi, governi e industrie belliche lavorano insieme per spostare la linea del “socialmente accettabile”. Dieci, vent’anni fa, un carro armato in uno video aziendale pubblico sarebbe stato percepito come fuori luogo. Oggi passa quasi inosservato. Domani, forse, ci sembrerà perfino normale.
Il vero successo della propaganda non è convincerti di qualcosa contro la tua volontà. È farti credere che quell’idea sia nata dentro di te, spontaneamente.
Adesso però non fraintendetemi non sono assolutamente contro la spesa e la cultura militare o il difendere il proprio paese, anzi penso che un paese degno di questo nome debba avere un proprio esercito serio e preparato, ma la propaganda che sta portando avanti la UE, che andare in guerra per la UE è necessario per il bene nostro e dei nostri figli, assolutamente NO!
Il Maresciallo.
A un certo punto, mi cade l’occhio su un cartellone pubblicitario a bordo campo: “Rheinmetall – Taking responsibility in a changing world”.
Un messaggio semplice pulito, elegante, quasi rassicurante.
Ma qualcosa non mi torna. “Rheinmetall… aspetta, …cazzarola…ma non è un’azienda di armamenti?”. La curiosità vince sulla pigrizia estivodomenicale: prendo il telefono e digito la frase su Google.
Il primo risultato è un video aziendale. Si inizia con musica epica, la voce narrante parla di “un mondo in costante emergenza” e di “sfide senza precedenti” che richiedono soluzioni affidabili e questa voce calma ma preoccupata snocciola le ansie e le preoccupazioni del mondo moderno e le sfide che vanno affrontate sullo sfondo scene cariche di luoghi comuni che gettano ansia e paura, però poi, oh tranquilli ci pensano loro che sono leader della sicurezza, in tutti i campi, e la voce cambia tono partono scene con persone di ogni etnia che sorridono, bambini che corrono nei campi, operatori in divisa che collaborano davanti a monitor luminosi. Poi, quasi senza soluzione di continuità, ecco apparire carri armati lucidi come appena usciti da un concessionario, convogli militari che avanzano, elicotteri che sorvolano paesaggi idilliaci, gente felice che si gode il tempo libero!
Tutto montato in un flusso che ti fa quasi dimenticare cosa stai guardando: armi, ma raccontate come se fossero le pentole di Mastrota.
È qui che ho un illuminazione.
Non si tratta solo di pubblicità: è un’operazione di costruzione narrativa. Le parole “responsabilità” e “cambiamento” diventano il velo che copre la realtà cruda: Rheinmetall vende strumenti di guerra.
Eppure, invece di mostrarti il conflitto, ti mostra il mondo che potresti avere se accetti la loro presenza come garanzia di stabilità. Un messaggio sottile: nemmeno la guerra come male necessario, addirittura come bene in potenza.
Poi il colpo da maestro, appare sgargiante lo straccio blu a dodici stelle, per dire che non lo fai per la tua nazione e per il tuo popolo ma per un bene astratto e “superiore”.
Questa è l’essenza del marketing politico-militare: normalizzare l’idea che la guerra sia un pilastro imprescindibile della nostra sicurezza e del nostro benessere. È un lavaggio semantico che agisce a lungo termine. Non ti convince con dati, ti seduce con emozioni. Non ti mostra il sangue, ma un arcobaleno dopo la tempesta… dimenticando di dirti che, spesso, è proprio la tempesta quella a cui vogliono abituarti!
Attraverso questi messaggi, governi e industrie belliche lavorano insieme per spostare la linea del “socialmente accettabile”. Dieci, vent’anni fa, un carro armato in uno video aziendale pubblico sarebbe stato percepito come fuori luogo. Oggi passa quasi inosservato. Domani, forse, ci sembrerà perfino normale.
Il vero successo della propaganda non è convincerti di qualcosa contro la tua volontà. È farti credere che quell’idea sia nata dentro di te, spontaneamente.
Adesso però non fraintendetemi non sono assolutamente contro la spesa e la cultura militare o il difendere il proprio paese, anzi penso che un paese degno di questo nome debba avere un proprio esercito serio e preparato, ma la propaganda che sta portando avanti la UE, che andare in guerra per la UE è necessario per il bene nostro e dei nostri figli, assolutamente NO!
Il Maresciallo.
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Mi è capitato più volte di veder passare i satelliti di Musk, starlink. Ho fatto parecchie ricerche per capire come funzionano ed è affascinante... Ma alla fine mi sono accorto di un dettaglio. Questi satelliti sono circa 3 metri x 1.2, piccolini insomma. Orbitano a 550km dalla terra... Mi chiedo : che cazzo di faro montano che lo vedo da 550km?
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