Accordo di pace tra Israele e "Hamas" con lo zampino di Trump. Questo fantomatico Hamas i cui vertici hanno un nome solo quando muoiono ammazzati, sembra aver ceduto e libererà gli ostaggi, in cambio Israele lascerà i territori.
Per come la vedo io questo toglierà i riflettori su Gaza, Trump avrà il suo Nobel per la pace e Israele continuerà ad evacuare la striscia, colonizzare loro e la cisgiordania.
Ipotesi numero 2, a breve una false flag, un nuovo attacco come quello del 7 ottobre, Bibi in mondovisione dirà "visto? Inutile negoziare coi terroristi!" e avrà carta bianca e aiuti per finire il genocidio.
Per come la vedo io questo toglierà i riflettori su Gaza, Trump avrà il suo Nobel per la pace e Israele continuerà ad evacuare la striscia, colonizzare loro e la cisgiordania.
Ipotesi numero 2, a breve una false flag, un nuovo attacco come quello del 7 ottobre, Bibi in mondovisione dirà "visto? Inutile negoziare coi terroristi!" e avrà carta bianca e aiuti per finire il genocidio.
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Fino a ieri la sinistra italiana teneva la Segre come una reliquia da processione: “Guai a toccarla!”, “Chi non la venera è un fascista!”.
La utilizzavano come uno scudo umano ogni volta che dovevano giustificare qualche porcata liberticida, non si poteva criticare la povera vecchina sopravvissuta all’olocausto, e ricordiamoci pure la commissione Segre, quella specie di tribunale morale per decidere cosa si può dire e cosa no.
Addirittura, i sinitrolesi volevano pure farla Presidente della Repubblica.
Oggi? Puf. Non serve più alla narrativa.
E così la senatrice simbolo, sopravvissuta all’Olocausto, viene scaricata come un vecchio meme.
Bullizzata a distanza da personaggi come l’Albanese.
Quanto mi diverto!
La stessa gente che ieri le baciava le mani oggi applaude mentre la Albanese la prende a schiaffi mediatici.
Da queste parti, coerentemente, l’abbiamo sempre criticata e pure meme-izzata senza ipocrisia. Senza nascondersi dietro i “valori antifascisti” per poi cambiare idea a seconda del vento politico.
La verità è che alla sinistra i simboli servono solo finché sono funzionali alla narrativa. Dopo, diventano zavorra.
E la Segre, poverina, ora l’hanno messa da una parte.
Ma tranquilla senatrice, lo stipendio da senatrice a vita arriva comunque ogni mese, quindi tanto male male non va.
Il Maresciallo
La utilizzavano come uno scudo umano ogni volta che dovevano giustificare qualche porcata liberticida, non si poteva criticare la povera vecchina sopravvissuta all’olocausto, e ricordiamoci pure la commissione Segre, quella specie di tribunale morale per decidere cosa si può dire e cosa no.
Addirittura, i sinitrolesi volevano pure farla Presidente della Repubblica.
Oggi? Puf. Non serve più alla narrativa.
E così la senatrice simbolo, sopravvissuta all’Olocausto, viene scaricata come un vecchio meme.
Bullizzata a distanza da personaggi come l’Albanese.
Quanto mi diverto!
La stessa gente che ieri le baciava le mani oggi applaude mentre la Albanese la prende a schiaffi mediatici.
Da queste parti, coerentemente, l’abbiamo sempre criticata e pure meme-izzata senza ipocrisia. Senza nascondersi dietro i “valori antifascisti” per poi cambiare idea a seconda del vento politico.
La verità è che alla sinistra i simboli servono solo finché sono funzionali alla narrativa. Dopo, diventano zavorra.
E la Segre, poverina, ora l’hanno messa da una parte.
Ma tranquilla senatrice, lo stipendio da senatrice a vita arriva comunque ogni mese, quindi tanto male male non va.
Il Maresciallo
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In Italia abbiamo due certezze assolute:
🎄 A Natale su Italia 1 c’è “Una poltrona per due”.
🕯️ Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, la Rai rispolvera “La vita è bella di Benigni”, come il torrone duro il marmo che t’ha regalato la zia di Norcia, dimenticato in fondo alla dispensa.
Ma attenzione: la seconda certezza potrebbe saltare per aria.
Pare che, con l’aria che tira e le nuove “simpatie geopolitiche” delle anime belle, La vita è bella rischi di sembrare improvvisamente poco allineata.
Dicono che Benigni, preoccupato per i mancati diritti d’autore e dopo un violento brainstorming con Nicoletta, abbia deciso di rigirare il finale.
Le linee guida del restyling sarebbero più o meno queste:
Nazisti cattivi? Confermati.
Ebrei vittime? Sì, ma non troppo… non si sa mai.
Americani liberatori? Ma chi li vuole più! C’è Trump e la marchetta per l’Oscar l’abbiamo già fatta, incassata e incorniciata.
Quindi il dilemma: chi arriva a liberare il campo?
Rispettiamo la verità storica? I sovietici? Eh no, oggi sono russi, c’hanno Putin sono cattivi. No no niente russi se no poi ci toccano le recensioni negative di Iacoboni e Calenda e Lilli Gruber non ci invita piu!
Idea geniale: lo liberano insieme palestinesi e ucraini così prendiamo due piccioni con una fava, accontentiamo tutti e ci portiamo a casa pure qualche premio alla Mostra di Venezia.
Il Maresciallo.
🎄 A Natale su Italia 1 c’è “Una poltrona per due”.
🕯️ Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, la Rai rispolvera “La vita è bella di Benigni”, come il torrone duro il marmo che t’ha regalato la zia di Norcia, dimenticato in fondo alla dispensa.
Ma attenzione: la seconda certezza potrebbe saltare per aria.
Pare che, con l’aria che tira e le nuove “simpatie geopolitiche” delle anime belle, La vita è bella rischi di sembrare improvvisamente poco allineata.
Dicono che Benigni, preoccupato per i mancati diritti d’autore e dopo un violento brainstorming con Nicoletta, abbia deciso di rigirare il finale.
Le linee guida del restyling sarebbero più o meno queste:
Nazisti cattivi? Confermati.
Ebrei vittime? Sì, ma non troppo… non si sa mai.
Americani liberatori? Ma chi li vuole più! C’è Trump e la marchetta per l’Oscar l’abbiamo già fatta, incassata e incorniciata.
Quindi il dilemma: chi arriva a liberare il campo?
Rispettiamo la verità storica? I sovietici? Eh no, oggi sono russi, c’hanno Putin sono cattivi. No no niente russi se no poi ci toccano le recensioni negative di Iacoboni e Calenda e Lilli Gruber non ci invita piu!
Idea geniale: lo liberano insieme palestinesi e ucraini così prendiamo due piccioni con una fava, accontentiamo tutti e ci portiamo a casa pure qualche premio alla Mostra di Venezia.
Il Maresciallo.
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Mondiale Under 20 calcio, Usa 3 Italia 0, per gli Usa fa una doppietta Cremaschi, l’Italia schiera in attacco Alvin Obinna Okoro.
Il Maresciallo
Il Maresciallo
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Il Duca curiosità storiche.
Molti di voi già lo sapranno, comunque Stalin era un paranoico. Evita addirittura i dottori che finivano per evitare lui onde evitare i gulag.
Stalin vedeva complotti ovunque e era terrorizzato dai tradimenti.
Si fidava solo di un uomo ciecamente e se ci pensate è anche ovvio: il suo cuoco.
Sapete come si chiamava? Spiridon Ivanovič Putin.... Si era il nonno del nostro Putin.
Molti di voi già lo sapranno, comunque Stalin era un paranoico. Evita addirittura i dottori che finivano per evitare lui onde evitare i gulag.
Stalin vedeva complotti ovunque e era terrorizzato dai tradimenti.
Si fidava solo di un uomo ciecamente e se ci pensate è anche ovvio: il suo cuoco.
Sapete come si chiamava? Spiridon Ivanovič Putin.... Si era il nonno del nostro Putin.
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M’è apparso questo post in bacheca e mi sono visto il video.
Un qualcosa di squallido e stupido, costruito per un pubblico di minus habentes.
Mettono un imprenditore “contro” un ragazzo sfruttato, alimentando la solita dicotomia per idioti “povero contro ricco”.
È la solita logica dei media: semplificare tutto in uno scontro da stadio, bianco o nero, buono o cattivo, senza mai affrontare il problema vero.
Perché il pubblico deve rimanere idiota e diviso, così da non chiedersi mai chi scrive le regole del gioco.
Il ragazzo ha 24 anni, lavora 12 ore al giorno per 800 euro al mese, cioè circa 4,5 euro l’ora, e vive coi nonni perché non può permettersi l’affitto.
E invece di indignarsi per questa condizione indegna di un Paese civile, cosa fanno? Lo mettono a discutere con un imprenditore del lusso.
Ma il problema non è il ragazzo.
E nemmeno l’imprenditore.
Il problema è che la legge lo permette.
Quel ragazzo viene persino dipinto come un perdente, come se fosse colpevole di essere povero.
Invece di mettere in scena queste pagliacciate mediatiche, dovrebbero invitare un sindacalista, il Ministro del Lavoro, o chi scrive e approva le leggi che consentono di sfruttare le persone legalmente.
Perché se un giovane deve vivere con i nonni non per scelta ma per necessità, non è un dibattito televisivo, è un fallimento politico e sociale.
E poi c’è la questione più importante: la dignità del lavoro.
Lavorare non dovrebbe mai voler dire sopravvivere.
Chi lavora 12 ore al giorno deve potersi permettere una casa, una vita, un futuro.
La dignità non è un premio, è un diritto.
E quando un Paese accetta che si lavori a 4 euro l’ora, ha perso il senso stesso del lavoro e della giustizia.
Ruzza, che è probabilmente un professionista onesto, sbaglia a prestarsi a questo teatrino, anche solo per visibilità.
Ma il vero scandalo è che nel 2025 si possa ancora lavorare 12 ore al giorno, non arrivare a fine mese, e nessuno nei palazzi del potere si vergogni di questo.
Il Maresciallo
Un qualcosa di squallido e stupido, costruito per un pubblico di minus habentes.
Mettono un imprenditore “contro” un ragazzo sfruttato, alimentando la solita dicotomia per idioti “povero contro ricco”.
È la solita logica dei media: semplificare tutto in uno scontro da stadio, bianco o nero, buono o cattivo, senza mai affrontare il problema vero.
Perché il pubblico deve rimanere idiota e diviso, così da non chiedersi mai chi scrive le regole del gioco.
Il ragazzo ha 24 anni, lavora 12 ore al giorno per 800 euro al mese, cioè circa 4,5 euro l’ora, e vive coi nonni perché non può permettersi l’affitto.
E invece di indignarsi per questa condizione indegna di un Paese civile, cosa fanno? Lo mettono a discutere con un imprenditore del lusso.
Ma il problema non è il ragazzo.
E nemmeno l’imprenditore.
Il problema è che la legge lo permette.
Quel ragazzo viene persino dipinto come un perdente, come se fosse colpevole di essere povero.
Invece di mettere in scena queste pagliacciate mediatiche, dovrebbero invitare un sindacalista, il Ministro del Lavoro, o chi scrive e approva le leggi che consentono di sfruttare le persone legalmente.
Perché se un giovane deve vivere con i nonni non per scelta ma per necessità, non è un dibattito televisivo, è un fallimento politico e sociale.
E poi c’è la questione più importante: la dignità del lavoro.
Lavorare non dovrebbe mai voler dire sopravvivere.
Chi lavora 12 ore al giorno deve potersi permettere una casa, una vita, un futuro.
La dignità non è un premio, è un diritto.
E quando un Paese accetta che si lavori a 4 euro l’ora, ha perso il senso stesso del lavoro e della giustizia.
Ruzza, che è probabilmente un professionista onesto, sbaglia a prestarsi a questo teatrino, anche solo per visibilità.
Ma il vero scandalo è che nel 2025 si possa ancora lavorare 12 ore al giorno, non arrivare a fine mese, e nessuno nei palazzi del potere si vergogni di questo.
Il Maresciallo
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Ci sono parole che dovrebbero pesare come piombo, ma che in bocca a certi politici diventano piume.
“Sovranità”, per esempio. Quelli che fino a ieri si riempivano la bocca di “patria”, “identità nazionale” e “interesse italiano”, oggi parlano con candore di “cessione di sovranità”, come se fosse un gesto di saggezza, quasi una conquista.
Invocano con disarmante leggerezza una “cessione di sovranità” all’Unione Europea neanche fossero un Mario Monti qualsiasi e lo fanno con il sorriso, come se vendere un pezzo del Paese fosse un’operazione di alta diplomazia.
Ma di quale patriottismo parlano esattamente?
Chi fino a ieri si proclamava “sovranista” ora si inginocchia davanti a Bruxelles, pronto a consegnare le chiavi del Paese, come farebbe un pidiota, a un consesso di burocrati che non risponde a nessuno. L’ennesima giravolta di una classe dirigente che usa la parola “Italia” solo per far campagna elettorale, salvo poi dimenticarla appena si spengono le telecamere.
E intanto, dall’altra parte, ci sono gli “europeisti illuminati” quelli che ripetono come un mantra che l’Europa “ci regala i soldi”. Un’altra colossale bugia, buona solo per chi vive di slogan e post sui social.
Perché, per chi è ignorante come la 💩, la verità, pura e semplice, è che l’Italia è contributore netto dell’Unione Europea fin dal primo giorno: versa più di quanto riceve, finanzia gli altri e poi deve pure ringraziare quando le viene “concesso” di usare i suoi stessi soldi, magari per “progetti” approvati dai vari enti UE.
E allora sì, alla fine i vari “patrioti a parole” e gli “europeisti di professione” finiranno a braccetto, uniti dalla stessa fede cieca nel grande feticcio di Bruxelles. Uno invoca la cessione di sovranità, l’altro pontifica su fondi e PNRR “regalati”: due facce della stessa medaglia, quella di un’Italia che non crede più in se stessa, messa in mano a chi non ha interesse nel bene del proprio popolo.
Mentre a Bruxelles si decidono regole, sanzioni, puttanate, tappi che non si staccano e vincoli che schiacciano la nostra economia, qui ci si affanna a cercare l’applauso dell’euroburocrate di turno. Nessuno che alzi la testa, nessuno che dica chiaramente che questa Unione Europea non è una comunità di popoli, ma un enorme condominio di interessi, dove chi paga (cioè noi) vale sempre meno.
E così, tra una messa a 90 gradi e un comunicato stampa, l’Italia perde pezzi di sé, consegnandosi docilmente a un baraccone che da anni promette “solidarietà” e produce solo vincoli, controlli e dipendenza.
Altro che Unione: questa è sudditanza.
E di fronte a chi la chiama “realismo europeo”, c’è solo una parola da usare, RESA.
Il Maresciallo
“Sovranità”, per esempio. Quelli che fino a ieri si riempivano la bocca di “patria”, “identità nazionale” e “interesse italiano”, oggi parlano con candore di “cessione di sovranità”, come se fosse un gesto di saggezza, quasi una conquista.
Invocano con disarmante leggerezza una “cessione di sovranità” all’Unione Europea neanche fossero un Mario Monti qualsiasi e lo fanno con il sorriso, come se vendere un pezzo del Paese fosse un’operazione di alta diplomazia.
Ma di quale patriottismo parlano esattamente?
Chi fino a ieri si proclamava “sovranista” ora si inginocchia davanti a Bruxelles, pronto a consegnare le chiavi del Paese, come farebbe un pidiota, a un consesso di burocrati che non risponde a nessuno. L’ennesima giravolta di una classe dirigente che usa la parola “Italia” solo per far campagna elettorale, salvo poi dimenticarla appena si spengono le telecamere.
E intanto, dall’altra parte, ci sono gli “europeisti illuminati” quelli che ripetono come un mantra che l’Europa “ci regala i soldi”. Un’altra colossale bugia, buona solo per chi vive di slogan e post sui social.
Perché, per chi è ignorante come la 💩, la verità, pura e semplice, è che l’Italia è contributore netto dell’Unione Europea fin dal primo giorno: versa più di quanto riceve, finanzia gli altri e poi deve pure ringraziare quando le viene “concesso” di usare i suoi stessi soldi, magari per “progetti” approvati dai vari enti UE.
E allora sì, alla fine i vari “patrioti a parole” e gli “europeisti di professione” finiranno a braccetto, uniti dalla stessa fede cieca nel grande feticcio di Bruxelles. Uno invoca la cessione di sovranità, l’altro pontifica su fondi e PNRR “regalati”: due facce della stessa medaglia, quella di un’Italia che non crede più in se stessa, messa in mano a chi non ha interesse nel bene del proprio popolo.
Mentre a Bruxelles si decidono regole, sanzioni, puttanate, tappi che non si staccano e vincoli che schiacciano la nostra economia, qui ci si affanna a cercare l’applauso dell’euroburocrate di turno. Nessuno che alzi la testa, nessuno che dica chiaramente che questa Unione Europea non è una comunità di popoli, ma un enorme condominio di interessi, dove chi paga (cioè noi) vale sempre meno.
E così, tra una messa a 90 gradi e un comunicato stampa, l’Italia perde pezzi di sé, consegnandosi docilmente a un baraccone che da anni promette “solidarietà” e produce solo vincoli, controlli e dipendenza.
Altro che Unione: questa è sudditanza.
E di fronte a chi la chiama “realismo europeo”, c’è solo una parola da usare, RESA.
Il Maresciallo
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