IL DUCA
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Canale Ufficiale del sempre bannato Duca
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I PAESI EUROPEI NON DEVONO FARSI TRASCINARE IN UNA GUERRA PER PROCURA DA UN BRANCO DI AFFARISTI ESALTATI!

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Le parole di Crosetto — “Se Kiev cade, l’Europa è in guerra” — sono gravissime.

Stanno cercando di farci credere che la caduta dell’Ucraina significherebbe automaticamente un conflitto diretto tra Europa e Russia. Ma questa è una narrazione profondamente falsa oltre che pericolosa.

L’Ucraina non è membro di questa maledetta Unione Europea, che come ripeto sempre spero crolli subito, eppure da due anni ci vogliono convincere che il suo destino sia inseparabile dal nostro. Ma chi ha deciso tutto questo? Chi ha stabilito che l’Italia o altri paesi debbano diventare parte di una guerra che non ci riguarda direttamente?

Continuano imperterriti a raccontarci due storie che si contraddicono da sole:
• da una parte, Putin sarebbe un despota pronto a invadere l’intero continente;
• dall’altra, ci dicono che la Russia è allo sbando, distrutta dalle sanzioni e senza risorse.

Le due cose non possono stare insieme.
O la Russia è un colosso minaccioso o è un Paese indebolito, una narrazione esclude l’altra, ammesso ma non concesso che almeno una sia vera.

E allora viene il sospetto che questa retorica serva solo a un fine: spingere le nazioni d’Europa verso il riarmo, rilanciare l’industria bellica e far accettare all’opinione pubblica l’idea di una guerra “inevitabile”.

Non è inevitabile, è una cazzo di scelta calata dall’alto, come la UE stessa.
Una scelta fatta da chi preferisce la logica delle armi e del profitto sulla pelle delle genti, a quella della diplomazia.
Da chi parla di “difesa dei valori europei” che in realtà sono solo interessi economici e geopolitici che nulla hanno a che vedere con la sicurezza ed il benessere dei cittadini.

Se ci sarà una guerra, non sarà “per difenderci”, ma perché questa classe politica ha abbandonato la via del dialogo e della tutela dei popoli, sostituendola con la retorica del nemico e con la paura come strumento di consenso.

Io continuerò a ripeterlo sempre, se mi danno un fucile in mano per combattere per una guerra creata e voluta da loro che non ha nulla a che fare con la sicurezza mia e dei miei figli, con quel fucile mi dirigo prima a Roma poi e Bruxelles insieme a tanti altri!

Il Maresciallo
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Il principe William che prepara il discorso che terrà in Brasile sul cambiamento climatico dal Jet privato... Poesia.
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Ma andate a cagare zecche demmerda!
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È incredibile che a Molteno si sia scatenata una polemica per l’intitolazione di una via a Lucio Battisti, uno dei più grandi artisti italiani del dopoguerra. Ancora più assurdo se si guardano i numeri: 117 firme, sicuramente sinistrolesi centrosocialari, contro un paese di 3502 abitanti. Poco più del 3% della popolazione. E con questo dovremmo parlare di “controversia”?

Battisti, che ha lasciato un’impronta gigantesca nella musica italiana, conta appena 24 luoghi intitolati in tutta Italia. Ventiquattro! È paradossale che un patrimonio culturale di questa portata debba ancora fare i conti con discussioni sterili e caricature politiche.

L’argomentazione che sarebbe “divisivo” è francamente difficile da sostenere: in questo Paese sono state dedicate vie, piazze e persino lungomari a figure internazionalmente discusse come Yasser Arafat o Tito (e no, non l’imperatore romano). Però per Battisti, che ha parlato a generazioni intere, improvvisamente ci si scopre custodi della purezza simbolica dello spazio pubblico?

Ma andate a cagare zecchedemmerda.

Questo non è dibattito: è dittatura delle minoranze.
Non si deve intitolare una via ad una leggenda solo perché quattro coglioni dicono che avesse simpatie “fassciste”.
È schifoso lasciare che una minoranza minuscola determini una narrazione tossica attorno a un artista che merita solo riconoscimento per ciò che ha dato alla cultura italiana.

Sta gentaglia deve essere ignorata e sfanculata una via dedicata a Lucio Battisti è semplicemente giusta

Il Maresciallo.
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IL DUCA
Il principe William che prepara il discorso che terrà in Brasile sul cambiamento climatico dal Jet privato... Poesia.
Ho messo questo post su Facebook e subito sono arrivati due commenti da due signore.
Ho sempre pensato che uno dei grossi problemi di questo paese fosse la sindrome da TV verità che colpisce gran parte del pubblico femminile, lobotomizzando la donna portandola verso posizione buoniste ed ad uno stato di soggezione verso il VIP che gli obnubila il cervello.
Queste due ne sono la lapalissiana dimostrazione
Il Maresciallo
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Lo scopo della UE è quello di pisciare in testa ai cittadini facendogli credere che piove!
E per far ciò la cara vecchia Ursula e i suoi amichetti tra le tante porcherie che fanno tirano fuori lo “EUROPEAN DEMOCRACY SHIELD” lo scudo a difesa della democrazia europea.
Questi truffatori con vendono l’ennesimo “grande progetto” per difendere la democrazia, questa volta con il pomposo nome di “scudo per la democrazia”.
Ma come sempre dietro la retorica di Bruxelles c’è un’altra realtà: questo “scudo” non è altro che l’ennesimo meccanismo di censura mascherato, costruito su misura per mettere a tacere tutte le voci non allineate alla narrazione ufficiale dell’UE.

La Commissione, guidata dalla solita Ursula von der Leyen, rapidissima nel fare proclami e lentissima quando si tratta di garantire davvero trasparenza e pluralismo, parla di difenderci dalla disinformazione e dalle interferenze straniere.
Ma che fa in realtà? Mette in piedi un Centro europeo per la resilienza democratica che avrà il compito, guarda caso, di “coordinare il fact-checking”, individuare “operazioni di destabilizzazione”, “monitorare” chi parla online e addirittura creare una rete di influencer “volontari” per diffondere le “buone pratiche” europee.

Tradotto: un sistema in cui Bruxelles decide cosa è vero e cosa non lo è. Un modo elegante per dire: “Se non sei allineato, verrai etichettato come disinformazione.”

E poi quando usano quella parola, RESILIENZA, significa che te lo vogliono mettere il quel posto senza che ci si lamenti.

Il tutto senza misure concrete, senza fondi reali, ma con tanto, tantissimo controllo dell’informazione. Ed è evidente che Von der Leyen sta giocando proprio su questo: nascondere la censura dietro la foglia di fico della “protezione democratica”.

Si parla di Russia, di bot, di intelligenza artificiale… ma il punto è un altro: ogni voce critica, che sia contro l’UE, contro le sue politiche, contro i suoi leader, rischia di finire nel mirino di questo nuovo apparato pseudo-democratico.

E mentre le big tech americane continuano a fare il bello e il cattivo tempo, Bruxelles invece di controllarle preferisce controllare i cittadini europei e ciò che possono dire. Perché è più facile.

Alla fine, questo “scudo” non protegge la democrazia: la imbavaglia. Non protegge gli elettori: li sorveglia. Non ferma la disinformazione: ferma il dissenso.

E come sempre, l’UE si riempie la bocca di “valori”, mentre costruisce l’ennesimo strumento per decidere cosa sia giusto pensare, dire e condividere.

Uno “scudo”, sì. Ma rivolto contro i cittadini, per difendere il potere da chi lo subisce.

Il Maresciallo
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Avete mai fatto caso che le mamme, nella fattispecie mia moglie, quando parlano dei figli parlano come se il pargolo fosse un cliente e tu (papà) l'erogatore del servizio?
Tipo oggi sono andato a prendere una vespa 50 social del 65 per il pargolo ( e per me) , pensando di far cosa gradita. La mamma "eh ma lui vuole il motocross"... Lui vuole... Me disturba 'sta frase... Lui vuole, e sticazzi?
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No, un genitore che uccide un figlio è un MOSTRO!

Basta difendere l’indifendibile, di continuare a ripetere i soliti cliché femministi per cui, quando a compiere una mostruosità è una donna, allora automaticamente “era fragile”, “era depressa”, “non aveva una rete di aiuto”, e quindi va capita, compresa a prescindere da ciò che ha fatto, arrivando ad assolvere il suo gesto come se fosse una reazione inevitabile.

Un bambino è la creatura più indifesa che esista, e chi lo mette al mondo ha il dovere assoluto di proteggerlo. Tradire quel dovere nel modo più estremo possibile non è un atto “complesso”, non è un quadro psicologico da analizzare con compassione: è un orrore.

E l’orrore va chiamato con il suo nome.

E chi continua a minimizzare, relativizzare o trovare attenuanti contribuisce a una cultura tossica che normalizza l’innominabile.

NULLA GIUSTIFICA L’ASSASSINIO DI UN FIGLIO!

Il Maresciallo
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Continuano imperterriti a buttare soldi nostri a quel tossico di merda corrotto di Zelensky in quella fogna corrotta che il governo ucraino.
Lo sapete che la UE i soldi li prende dai bilanci degli stati, dalle tasse dei cittadini dei vari paesi?
Adesso vuole girare parte di quei soldi alla Francia per acquistare 100 Rafale che faranno la fine degli F16, sempre che in Ucraina ci siano ancora piloti in grado di guidare aerei da guerra.
L’Ucraina è finita, l’economia UE arranca e ancora la Von Der Leyen pensa di “vincere” la guerra, pensa veramente di andare in Ucraina dopo la guerra a ricostuire e prendere le risorse del paese.
Basta guerra, basta morti, lasciamo Zelensky al destino che merita e la guerra finisce domani.
Se proprio bisogna mandare qualcosa mandiamo in prima linea Calenda, Pina Picierno, la Kallas, Crosetto, Ursula, Draghi, Rutte e tutti qui fenomeni che vogliono continuare questa guerra.

Il Maresciallo
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Questo tipico profilo slavo è il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell'Ucraina Rustem Umerov, ex ministro della Difesa e fedelissimo di Zelensky, recentemente associato dagli investigatori al “caso Mindich” sul riciclaggio di denaro pubblico, secondo Clash Report si è rifiutato di tornare in Ucraina informando Zelensky di questa scelta.

Umerov si trovava in Turchia, ufficialmente per trattare un potenziale nuovo scambio di prigionieri. Oggi gli organi anti corruzione hanno annunciato un'indagine sul riciclaggio di denaro legata agli appalti riguardanti il settore della difesa.
Il maresciallo
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Dal Web
Il Maresciallo
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Di questa roba mi sfugge un dettaglio... Ma prima se poteva stupra la gente ed era legale?
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Sapete cos’è un’ucronia?
È una storia che parte da un presupposto storico che è andato diversamente da come è andato nella realtà.
La storia che voglio raccontare è “…E se Zenga non avesse fatto quell’uscita nella semifinale contro l’Argentina a Italia 90?”

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L’ONDA AZZURRA – UCRONIA 1990-2006

È la semifinale di Italia ’90: Argentina–Italia. Al 67°, Burruchaga crossa, Caniggia svetta e…
Zenga non esce.
Non una indecisione, una scelta.
Un’illuminazione che parve trascenderlo, come se una voce antica avesse sussurrato alle sue spalle:
“Non te move!”

Rimane piantato tra i pali, gli occhi fissi sul pallone come su un destino che non vuole cedere. Con un tuffo, devia la palla oltre il palo. Lo stadio esplode. L’Italia tiene, e va in finale contro la Germania.
8/7/1990 La partita si trascina tra duelli, urla, scontri epici. Maldini e Brehme sembrano due generali rivali; Matthäus affronta Donadoni come in un torneo cavalleresco.
Al 120°, quando il mondo si prepara ai rigori, accade ciò che gli storici chiameranno “Il fulmine di Roma”.

Schillaci riceve palla al limite da una pennellata di Baggio.
Si volta.
Vede uno spiraglio.
E calcia.

Il pallone vola come una stella che decide di cambiare orbita.
Rete.
Italia campione del mondo.

Non fu solo calcio.
Fu apoteosi.

L’Italia è campione del mondo in casa propria. Il Paese intero si riversa nelle strade, e quell’esplosione di orgoglio nazionale non resterà confinata al calcio.

1991-1993 – La politica si risveglia

C’è qualcosa nell’aria. Gli italiani riscoprono fiducia in sé stessi; i politici, travolti dalla corrente, mettono da parte rivalità e piccole guerre. Nasce un governo di unità nazionale che dura per davvero: una classe dirigente che decide di lavorare insieme, senza vincoli ideologici, con una parola d’ordine: costruire.

Quando si presenta il Trattato di Maastricht, l’Italia sorprende tutti:
“No, grazie. Non rinunciamo alla nostra sovranità monetaria.”
La lira rimane. Bruxelles insiste, ma Roma non cede. Così la nascente Unione Europea procede senza l’Italia, amputata del suo membro mediterraneo più forte.

1994-2000 – L’Italia autonoma

Svincolata dai vincoli comunitari:

ripristina il programma nucleare, costruendo nuove centrali di quarta generazione;
stringe un patto energetico strategico con la Russia per accelerare il South Stream;
firma accordi con l’Algeria per il GALSI;
consolida un rapporto privilegiato con la Libia di Gheddafi, dove ENI diventa l’unico operatore d’importanza nazionale.

Le infrastrutture esplodono come germogli dopo una pioggia primaverile:

Ponte sullo Stretto ultimato nel 1999, simbolo dell’unità ingegneristica del paese.
Alta velocità completata da Aosta a Trapani.
Nuovi porti, aeroporti, zone logistiche e poli tecnologici.

Industria, ricerca, robotica, aerospazio: l’Italia diventa la potenza emergente d’Europa, il cuore pulsante del Mediterraneo.
Con investimenti mirati in Africa, grazie alla stabilizzazione delle rotte mediterranee e a un sistema integrato di controllo marittimo (creato dall’Italia stessa), l’immigrazione clandestina scomparve.
Le città divennero tranquille come piccoli villaggi svizzeri.

Il New York Times titolò:
“ITALY: THE WORLD’S BEST COUNTRY TO LIVE IN.”

2000-2002 – L’Unione Europea senza Italia

Senza il motore mediterraneo, la UE imbarca acqua. L’euro nasce fragile; Germania e Francia sostengono il peso economico del continente. Nel 2001-2002, la crisi finanziaria globale colpisce duro.
Nel 2003, la UE già provata dalle divergenze interne, dall’assenza del mercato italiano e dalle difficoltà energetiche entra in una spirale di declino. Nel 2004, la crisi politica è irreversibile. Nel 2005, l’Unione si frammenta in pochi blocchi regionali, lasciando enormi perdite economiche soprattutto a Berlino e Parigi..
La Corsica, il Nizzardo e la Savoia vista la mal parata votarono la secessione dalla Francia e l’annessione all’Italia

2006 – I Trattati di Roma

È il 25 marzo 2006. La sala del Campidoglio era illuminata da cento lampade che sembravano stelle. Silvio Berlusconi, forte di un Paese unito e prospero, accolse il Presidente degli Stati Uniti.

I trattati firmati quel giorno erano inauditi:
le basi USA sarebbero state gradualmente ritirate dal suolo italiano, riconoscendo al Paese un ruolo internazionale autonomo.

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Quel giorno, la foto che fa il giro del mondo non mostra solo firme e sorrisi, ma un nuovo asse geopolitico:
L’Italia si pone come ponte tra Occidente e Oriente, tra Washington e Mosca, un raro esempio di equilibrio.

2006 – Il disarmo nucleare globale

Dal suo nuovo ruolo diplomatico, potenza energetica, tecnologica, economica e infrastrutturale, ma non imperialista, l’Italia guida un negoziato impossibile: un tavolo trilaterale tra USA, Russia e governi asiatici.

L’abilità mediatrice italiana, creduta un tempo folklore mediterraneo, diventa metodo diplomatico riconosciuto.
Nel dicembre 2006, dopo trattative segrete a Venezia e Palermo, viene annunciato il Trattato di Siracusa, il primo accordo per il disarmo nucleare globale controllato e verificato.

Le immagini dei primi ordigni smantellati fanno il giro del pianeta.

La Storia cambia direzione.

Tutto da una parata.

Anni dopo, un anziano Walter Zenga, intervistato in un documentario, sorride quando gli chiedono del colpo di testa di Caniggia.
«Quella parata? Una fra tante. Non pensavo avrebbe cambiato il mondo…»
Eppure, da quella frazione di secondo, da quella scelta istintiva, prese vita un’Italia diversa:
un Paese forte, indipendente, unito, orgoglioso, protagonista della scena mondiale.
Una storia impossibile?
Forse.

Ma ogni grande ucronia nasce così: da un pallone deviato oltre il palo.

Il Maresciallo
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Stavo guardando le buche che affliggono la strada che mi porta a destinazione stamattina... Per fortuna ho preso la jeep sennò avevo fatto fuori 4 assi.
Poi mi sono ricordato che il sindaco che gestisce queste buche è di sinistra.
Ora gli scriverò una lettera chiedendogli di preciso come non riesce a chiude 4 buche ma è perfettamente in grado di fermare il cambiamento climatico.
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La stampa igienica non sta 10 minuti senza umiliarsi diffondendo fake!
l’Ansa raggiunge vette sublimi, prima scrive nel post che i “comandanti russi hanno ordinato di usare i civili come scudi umani a Pokrovsk” riportando come fonte la procura della Repubblica dell’Oblast di Donetsk (oblast all’80% in mano russa), facciamo finta di crederci, poi apriamo il link e NON SI PARLA DI SCUDI UMANI, non c’è traccia dell’argomento del post.
Scrivono una puttanata confidando che la maggioranza di “scrolla” non approfondisce, e su questo hanno ragione.
Poi chi ha un minimo di pensiero critico ragiona e pensa, ma i russi avanzano, attaccano perché dovrebbero usare scudi umani che li rallenterebbero, di solito gli scudi umani li usa chi è sotto attacco.
Poi ti vai a vedere la cronologia degli eventi e vedi che l’ordine di evacuazione da Pokrovsk è stato emanato il 19 agosto 2024. Quindi a Novembre 2025 quanti civili potranno mai esserci a Pokrovsk?

Il Maresciallo
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