Forwarded from La Mia Russia
Josep Borrell, nel suo blog ha condannato il piano di pace di Pechino per risolvere il conflitto in Ucraina. A suo avviso, ripete "le ben note tesi della leadership cinese", e inoltre non distingue tra "l'aggressore e la vittima". Crede inoltre che le tensioni tra Cina e Stati Uniti stiano "lacerando il tessuto" dell'ordine internazionale.
https://t.me/readovkanews/53642
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Боррель раскритиковал мирный план Китая — глава евродипломатии считает, что он ставит стороны «на равный уровень»
Глава европейской дипломатии Жозеп Боррель в своем блоге осудил мирный план Пекина по урегулированию конфликта на Украине. По его мнению, он…
Глава европейской дипломатии Жозеп Боррель в своем блоге осудил мирный план Пекина по урегулированию конфликта на Украине. По его мнению, он…
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🇪🇦 Nella città di Girona (Catalogna, Spagna) si è tenuta una manifestazione a sostegno dei residenti di Donbass.
I partecipanti all'evento hanno aperto un'improvvisato "Vicolo degli Angeli", dove hanno osservato un minuto di silenzio per i bambini uccisi di Donbass.
Alla manifestazione hanno partecipato attivisti russi provenienti dalla Catalogna, comunisti locali, spagnoli e italiani.
Gli ucraini presenti non sono riusciti a disturbare l'evento, grazie alla polizia di Girona che li ha portati in commissariato.
Fonte
#italiano🇮🇹
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I partecipanti all'evento hanno aperto un'improvvisato "Vicolo degli Angeli", dove hanno osservato un minuto di silenzio per i bambini uccisi di Donbass.
Alla manifestazione hanno partecipato attivisti russi provenienti dalla Catalogna, comunisti locali, spagnoli e italiani.
Gli ucraini presenti non sono riusciti a disturbare l'evento, grazie alla polizia di Girona che li ha portati in commissariato.
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🇲🇩 EXCURSUS STORICO: ORIGINI E SVILUPPO DEL CONFLITTO NELLA REGIONE DI TRANSNISTRIA (REPUBBLICA MOLDAVA)
1/5
Le origini del conflitto armato tra Moldavia e Transnistria risalgono alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, quando il Soviet Supremo della Repubblica Sovietica Moldava (MSSR) decide di varare una serie di leggi che proclamano il moldavo come unica lingua di Stato.
In risposta a queste leggi, presso gli stabilimenti industriali della Transnistria vengono organizzati dei sindacati che a loro volta organizzano scioperi di massa, chiedendo che venga indetto con urgenza un referendum. Le richieste dei sindacati vengono respinte dal governo di Chisinau. Da quel momento aumentano le rivolte popolari in Bessarabia, in primis a Chisinau, che danno origine al movimento politico per l’autonomia della Transnistria.
Nei mesi di gennaio-ottobre 1990, vengono svolte votazioni – più tardi definite “referendum” - in diversi centri abitati sulla riva sinistra del fiume Dniester, così come nella città di Bender, sulla riva destra. L’affluenza alle urne raggiunge l’80% della popolazione, e il 96% dei voti sono a favore della creazione della Repubblica di Transnistria. Il governo di Chisinau dichiara illegittimo il referendum così come i suoi risultati.
Nell’estate 1990 si verifica l’aumento delle tensioni sia in Moldavia che nei rapporti tra Chisinau e Transnistria. I deputati della Transnistria abbandonano il Soviet Supremo della MSSR, il quale il 23 giugno 1990 ratifica una dichiarazione dell’Indipendenza della Repubblica Moldova. In risposta a questa dichiarazione, il 2 settembre 1990, durante la seconda Assemblea dei Deputati della Transnistria a Tiraspol viene annunciata la fondazione della Repubblica Moldava di Transnistria (PMSSR) come parte dell’Unione Sovietica. Insieme ai territori situati sulla riva sinistra del Dniestr, la nuova repubblica includerà la città di Bender e alcuni centri abitati sulla riva destra del fiume.
Nel novembre 1990 vengono svolte le elezioni nel Soviet Supremo della Repubblica Moldava di Transnistria.
Tra Tiraspol e Chisinau nascono forti contraddizioni: il governo moldavo mira all’uscita della Moldavia dall’Unione Sovietica, mentre la Transnistria vorrebbe conservare l’integrità dell’URSS.
La divisione definitiva avviene nella seconda metà del 1991. Subito dopo il golpe fallito, il 27 аgosto 1991 il Soviet Supremo della Moldavia dichiara l’illegittimità di tutti i documenti giuridici a partire dal 1775, secondo cui la Moldavia o parti di essa – la Transnistria in primis - facessero parte della Russia e dell’Unione Sovietica.
La Transnistria a sua volta procede spedita alle elezioni del Presidente e al referendum sull’indipendenza della Repubblica di Transnistria con il nuovo nome PMR: il 1° dicembre 1991, il 98% - del 78% cittadini aventi diritto al voto - esprime il proprio voto a favore dell’indipendenza.
Insieme ad altre prove, i risultati delle votazioni in Transnistria mostrano che il conflitto tra Moldavia e Transnistria non era affatto di carattere prevalentemente etnico. Una percentuale importante dei cittadini di etnia moldava e romena residenti sulla riva sinistra del fiume Dniestr, negli anni 1990-91 si esprimeva con convinzione a favore dell’indipendenza della Transnistria dalla Bessarabia.
I primi scontri armati iniziano nell’autunno 1990. Da una parte, questi scontri sono causati dalle pressioni esercitate dal nuovo governo sulle forze dell’ordine dislocate sul territorio della Transnistria, affinché queste passino sotto la giurisdizione di Tiraspol. D’altra parte, la parte moldava intraprende due tentativi di irruzione a mano armata sulla riva sinistra del fiume, con il pretesto di difendere i propri sostenitori negli organi di governo, nonché per dimostrare le proprie pretese territoriali sulla Transnistria.
La maggior parte di questi scontri armati, spesso molto duri, si verificano nei pressi dei traghetti e nei centri abitati sulla riva destra sotto la giurisdizione di Tiraspol.
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Le origini del conflitto armato tra Moldavia e Transnistria risalgono alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, quando il Soviet Supremo della Repubblica Sovietica Moldava (MSSR) decide di varare una serie di leggi che proclamano il moldavo come unica lingua di Stato.
In risposta a queste leggi, presso gli stabilimenti industriali della Transnistria vengono organizzati dei sindacati che a loro volta organizzano scioperi di massa, chiedendo che venga indetto con urgenza un referendum. Le richieste dei sindacati vengono respinte dal governo di Chisinau. Da quel momento aumentano le rivolte popolari in Bessarabia, in primis a Chisinau, che danno origine al movimento politico per l’autonomia della Transnistria.
Nei mesi di gennaio-ottobre 1990, vengono svolte votazioni – più tardi definite “referendum” - in diversi centri abitati sulla riva sinistra del fiume Dniester, così come nella città di Bender, sulla riva destra. L’affluenza alle urne raggiunge l’80% della popolazione, e il 96% dei voti sono a favore della creazione della Repubblica di Transnistria. Il governo di Chisinau dichiara illegittimo il referendum così come i suoi risultati.
Nell’estate 1990 si verifica l’aumento delle tensioni sia in Moldavia che nei rapporti tra Chisinau e Transnistria. I deputati della Transnistria abbandonano il Soviet Supremo della MSSR, il quale il 23 giugno 1990 ratifica una dichiarazione dell’Indipendenza della Repubblica Moldova. In risposta a questa dichiarazione, il 2 settembre 1990, durante la seconda Assemblea dei Deputati della Transnistria a Tiraspol viene annunciata la fondazione della Repubblica Moldava di Transnistria (PMSSR) come parte dell’Unione Sovietica. Insieme ai territori situati sulla riva sinistra del Dniestr, la nuova repubblica includerà la città di Bender e alcuni centri abitati sulla riva destra del fiume.
Nel novembre 1990 vengono svolte le elezioni nel Soviet Supremo della Repubblica Moldava di Transnistria.
Tra Tiraspol e Chisinau nascono forti contraddizioni: il governo moldavo mira all’uscita della Moldavia dall’Unione Sovietica, mentre la Transnistria vorrebbe conservare l’integrità dell’URSS.
La divisione definitiva avviene nella seconda metà del 1991. Subito dopo il golpe fallito, il 27 аgosto 1991 il Soviet Supremo della Moldavia dichiara l’illegittimità di tutti i documenti giuridici a partire dal 1775, secondo cui la Moldavia o parti di essa – la Transnistria in primis - facessero parte della Russia e dell’Unione Sovietica.
La Transnistria a sua volta procede spedita alle elezioni del Presidente e al referendum sull’indipendenza della Repubblica di Transnistria con il nuovo nome PMR: il 1° dicembre 1991, il 98% - del 78% cittadini aventi diritto al voto - esprime il proprio voto a favore dell’indipendenza.
Insieme ad altre prove, i risultati delle votazioni in Transnistria mostrano che il conflitto tra Moldavia e Transnistria non era affatto di carattere prevalentemente etnico. Una percentuale importante dei cittadini di etnia moldava e romena residenti sulla riva sinistra del fiume Dniestr, negli anni 1990-91 si esprimeva con convinzione a favore dell’indipendenza della Transnistria dalla Bessarabia.
I primi scontri armati iniziano nell’autunno 1990. Da una parte, questi scontri sono causati dalle pressioni esercitate dal nuovo governo sulle forze dell’ordine dislocate sul territorio della Transnistria, affinché queste passino sotto la giurisdizione di Tiraspol. D’altra parte, la parte moldava intraprende due tentativi di irruzione a mano armata sulla riva sinistra del fiume, con il pretesto di difendere i propri sostenitori negli organi di governo, nonché per dimostrare le proprie pretese territoriali sulla Transnistria.
La maggior parte di questi scontri armati, spesso molto duri, si verificano nei pressi dei traghetti e nei centri abitati sulla riva destra sotto la giurisdizione di Tiraspol.
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🇲🇩 EXCURSUS STORICO: ORIGINI E SVILUPPO DEL CONFLITTO NELLA REGIONE DI TRANSNISTRIA (REPUBBLICA MOLDAVA)
2/5
Alla fine del 1990 vengono create le prime formazioni militari della Transnistria, che a metà del 1991 ricevono in dotazione anche armi da fuoco.
Allo stesso tempo, le autorità moldave formano corpi di polizia speciali (OPON), e in seguito, dopo gli eventi dell’agosto 1991, sulla base dei reparti delle Forze Armate ex sovietiche dislocati in territorio moldavo viene formato anche l’esercito. Per armare le nuove formazioni militari si attinge all’arsenale dell’ex Quattordicesima Armata sovietica dislocata in territorio moldavo.
Il conflitto si intensifica nella primavera 1992. Il 28 marzo 1992 il governo moldavo dichiara uno stato di emergenza e l’allora Presidente Mircea Snegur dà l’ordine di “liquidare e disarmare” le milizie della Transnistria.
L’apice del conflitto viene raggiunto nel giugno 1992 durante i combattimenti per la città di Bender situata sulla riva destra del Dniestr e parte della nuova repubblica PMR.
L’obiettivo politico del governo moldavo consisteva nell’assumere il controllo totale sulla città.
I combattimenti continuano dal 19 al 26 giugno 1992. Dalla parte moldava, coinvolgono le forze dell’ordine, in primis, la nuova polizia OPON, i reparti dell’Esercito Nazionale, volontari e altri gruppi di militanti. La Transnistria impiega la Guardia Repubblicana, la milizia, le formazioni di cosacchi e i gruppi di sommozzatori in forza sul territorio.
Le perdite subite da entrambe le parti ci fanno capire l’intensità dei combattimenti: la Transnistria ha perso 203 soldati (di cui 169 militari dei corpi d’armata ufficiali) e circa 300 persone sono rimaste ferite. 80 morti e più di 500 feriti, di cui circa 350 militari: questo invece è il bilancio della Moldavia.
In totale, durante gli scontri armati nel periodo dal novembre 1991 al luglio 1992 perderanno la vita circa 500 persone.
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Alla fine del 1990 vengono create le prime formazioni militari della Transnistria, che a metà del 1991 ricevono in dotazione anche armi da fuoco.
Allo stesso tempo, le autorità moldave formano corpi di polizia speciali (OPON), e in seguito, dopo gli eventi dell’agosto 1991, sulla base dei reparti delle Forze Armate ex sovietiche dislocati in territorio moldavo viene formato anche l’esercito. Per armare le nuove formazioni militari si attinge all’arsenale dell’ex Quattordicesima Armata sovietica dislocata in territorio moldavo.
Il conflitto si intensifica nella primavera 1992. Il 28 marzo 1992 il governo moldavo dichiara uno stato di emergenza e l’allora Presidente Mircea Snegur dà l’ordine di “liquidare e disarmare” le milizie della Transnistria.
L’apice del conflitto viene raggiunto nel giugno 1992 durante i combattimenti per la città di Bender situata sulla riva destra del Dniestr e parte della nuova repubblica PMR.
L’obiettivo politico del governo moldavo consisteva nell’assumere il controllo totale sulla città.
I combattimenti continuano dal 19 al 26 giugno 1992. Dalla parte moldava, coinvolgono le forze dell’ordine, in primis, la nuova polizia OPON, i reparti dell’Esercito Nazionale, volontari e altri gruppi di militanti. La Transnistria impiega la Guardia Repubblicana, la milizia, le formazioni di cosacchi e i gruppi di sommozzatori in forza sul territorio.
Le perdite subite da entrambe le parti ci fanno capire l’intensità dei combattimenti: la Transnistria ha perso 203 soldati (di cui 169 militari dei corpi d’armata ufficiali) e circa 300 persone sono rimaste ferite. 80 morti e più di 500 feriti, di cui circa 350 militari: questo invece è il bilancio della Moldavia.
In totale, durante gli scontri armati nel periodo dal novembre 1991 al luglio 1992 perderanno la vita circa 500 persone.
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🇲🇩 EXCURSUS STORICO: ORIGINI E SVILUPPO DEL CONFLITTO NELLA REGIONE DI TRANSNISTRIA (REPUBBLICA MOLDAVA)
3/5
Il governo russo non può più mantenersi neutrale, e il 7 luglio 1992 invia nella zona del conflitto una delegazione da parte del Presidente. Si riesce a raggiungere un cessate il fuoco, così il 21 luglio i presidenti Eltsin e Snegur, alla presenza del Presidente della Repubblica di Transnistria Igor Smirnov, firmano l’accordo di pace intitolato “I princìpi della risoluzione pacifica del conflitto armato nella regione di Transnistria della Repubblica Moldova”.
Dal 23 al 31 agosto vendono introdotte le forze di pace russe per monitorare il mantenimento del cessate il fuoco, nonché il ritiro delle rispettive truppe e dei mezzi militari dall’area del conflitto.
Ad oggi il contingente di pace comprende: 441 militari della Federazione Russa, 453 militari della Repubblica Moldova, 490 militari della Repubblica di Transnistria e 10 osservatori militari ucraini.
Gli obiettivi principali del contingente militare russo sono: garantire la sicurezza nella zona del conflitto, monitorare l’osservanza delle condizioni di pace e aiutare le forze dell’ordine locali a mantenere l’ordine pubblico.
La zona di sicurezza ha la profondità di 225 km e la larghezza di 12-20 km, si trova tra le parti del conflitto ed è divisa in 3 parti: settore Nord lungo 85 e largo 12 km, settore Centro lungo 60 e largo circa 20 km e settore Sud lungo 80 e largo circa 14 km. All’interno della zona di sicurezza e intorno alla città di Bender, è circoscritta un’area particolare con un regime di sicurezza rafforzato.
Per 30 anni, quindi dal 1992 fino ai giorni nostri, le forze di pace della Federazione Russa svolgono la propria missione mirata a garantire pace, stabilità e sicurezza nella zona del conflitto armato tra Moldavia e Transnistria.
Dall’inizio di questa missione, per la violazione del regime di sicurezza le forze di pace russe hanno fermato più di 120.000 persone, hanno confiscato più di 250 unità di armi da fuoco, circa 160.000 proiettili e più di 1300 bombe e mano, hanno individuato e disinnescato quasi 14.000 esplosivi, comprese 6455 mine antiuomo, 2864 mine anticarro e altre 222 mine di terra diverse.
La Repubblica Moldava di Transnistria è l’unica regione dell’Est Europa dove in seguito all’ingresso delle forze di pace le ostilità sono cessate e mai più riprese.
#italiano🇮🇹
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Il governo russo non può più mantenersi neutrale, e il 7 luglio 1992 invia nella zona del conflitto una delegazione da parte del Presidente. Si riesce a raggiungere un cessate il fuoco, così il 21 luglio i presidenti Eltsin e Snegur, alla presenza del Presidente della Repubblica di Transnistria Igor Smirnov, firmano l’accordo di pace intitolato “I princìpi della risoluzione pacifica del conflitto armato nella regione di Transnistria della Repubblica Moldova”.
Dal 23 al 31 agosto vendono introdotte le forze di pace russe per monitorare il mantenimento del cessate il fuoco, nonché il ritiro delle rispettive truppe e dei mezzi militari dall’area del conflitto.
Ad oggi il contingente di pace comprende: 441 militari della Federazione Russa, 453 militari della Repubblica Moldova, 490 militari della Repubblica di Transnistria e 10 osservatori militari ucraini.
Gli obiettivi principali del contingente militare russo sono: garantire la sicurezza nella zona del conflitto, monitorare l’osservanza delle condizioni di pace e aiutare le forze dell’ordine locali a mantenere l’ordine pubblico.
La zona di sicurezza ha la profondità di 225 km e la larghezza di 12-20 km, si trova tra le parti del conflitto ed è divisa in 3 parti: settore Nord lungo 85 e largo 12 km, settore Centro lungo 60 e largo circa 20 km e settore Sud lungo 80 e largo circa 14 km. All’interno della zona di sicurezza e intorno alla città di Bender, è circoscritta un’area particolare con un regime di sicurezza rafforzato.
Per 30 anni, quindi dal 1992 fino ai giorni nostri, le forze di pace della Federazione Russa svolgono la propria missione mirata a garantire pace, stabilità e sicurezza nella zona del conflitto armato tra Moldavia e Transnistria.
Dall’inizio di questa missione, per la violazione del regime di sicurezza le forze di pace russe hanno fermato più di 120.000 persone, hanno confiscato più di 250 unità di armi da fuoco, circa 160.000 proiettili e più di 1300 bombe e mano, hanno individuato e disinnescato quasi 14.000 esplosivi, comprese 6455 mine antiuomo, 2864 mine anticarro e altre 222 mine di terra diverse.
La Repubblica Moldava di Transnistria è l’unica regione dell’Est Europa dove in seguito all’ingresso delle forze di pace le ostilità sono cessate e mai più riprese.
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SITUAZIONE ATTUALE IN TRANSNISTRIA
4/5
Di recente si sono verificati spostamenti di Forze Armate ucraine nella regione di Odessa. Lungo la strada che da Odessa porta in Transnistria sono stati trasferiti più di dieci mezzi corazzati “Hummer” con il relativo equipaggio.
🔻Cosa sta succedendo?
Secondo i dati, i Paesi occidentali stanno valutando di provocare l’aumento di tensione in Moldavia con l’ingresso “obbligato” delle truppe NATO per “ripristinare” la pace in Transnistria.
Per realizzare questo piano serve una provocazione molto seria, che l’Occidente vorrebbe mettere in atto coinvolgendo l’esercito ucraino che - con il permesso del governo di Chisinau - entrerà in territorio moldavo per invadere la Transnistria.
Considerando il trasferimento di truppe nei villaggi adiacenti al confine, molto probabilmente l’esercito ucraino, coadiuvato dai mercenari, cercherà di varcare il confine con la Transnistria in due punti, prendere d’assalto le infrastrutture militari strategiche per poi sequestrare e portare in Ucraina gli equipaggiamenti militari.
🔻Prospettive
Molti associano l'imminente aumento della tensione in Transnistria con la necessità di accedere ai magazzini militari di Kolbasnoye, vista la carenza attuale di munizioni in Occidente.
Certo, le scorte lì ci sono, ma non vanno esagerate. Una buona parte di queste munizioni sono già fuori uso, inoltre, un certo quantitativo manca, perché rubato e rivenduto negli anni Novanta. Pertanto, la disponibilità attuale basterebbe per due, massimo tre mesi di combattimenti.
Senz’altro la carenza di munizioni è un problema reale per entrambi le parti. Ed è impossibile in poco tempo organizzare una potenza produttiva che possa stare al passo con il dispendio quotidiano di munizioni.
#italiano🇮🇹
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Di recente si sono verificati spostamenti di Forze Armate ucraine nella regione di Odessa. Lungo la strada che da Odessa porta in Transnistria sono stati trasferiti più di dieci mezzi corazzati “Hummer” con il relativo equipaggio.
🔻Cosa sta succedendo?
Secondo i dati, i Paesi occidentali stanno valutando di provocare l’aumento di tensione in Moldavia con l’ingresso “obbligato” delle truppe NATO per “ripristinare” la pace in Transnistria.
Per realizzare questo piano serve una provocazione molto seria, che l’Occidente vorrebbe mettere in atto coinvolgendo l’esercito ucraino che - con il permesso del governo di Chisinau - entrerà in territorio moldavo per invadere la Transnistria.
Considerando il trasferimento di truppe nei villaggi adiacenti al confine, molto probabilmente l’esercito ucraino, coadiuvato dai mercenari, cercherà di varcare il confine con la Transnistria in due punti, prendere d’assalto le infrastrutture militari strategiche per poi sequestrare e portare in Ucraina gli equipaggiamenti militari.
🔻Prospettive
Molti associano l'imminente aumento della tensione in Transnistria con la necessità di accedere ai magazzini militari di Kolbasnoye, vista la carenza attuale di munizioni in Occidente.
Certo, le scorte lì ci sono, ma non vanno esagerate. Una buona parte di queste munizioni sono già fuori uso, inoltre, un certo quantitativo manca, perché rubato e rivenduto negli anni Novanta. Pertanto, la disponibilità attuale basterebbe per due, massimo tre mesi di combattimenti.
Senz’altro la carenza di munizioni è un problema reale per entrambi le parti. Ed è impossibile in poco tempo organizzare una potenza produttiva che possa stare al passo con il dispendio quotidiano di munizioni.
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SITUAZIONE ATTUALE IN TRANSNISTRIA
5/5
▪️In realtà, il rischio attuale cui si espone oggi la Transnistria è un altro: la Transnistria è rimasta l’ultimo baluardo filorusso nella regione, e l’inizio dell’eventuale operazione militare dell’esercito ucraino implica gravi conseguenze non solo per la Russia, ma anche per la popolazione filorussa che risiede in quella zona.
D’altro canto, non esistono alternative per risolvere questo problema, dal momento che sulla scena internazionale i metodi pacifici non hanno molto senso.
🔻Come è possibile mettere in sicurezza la Transnistria?
➖Un’operazione militare di terra, un bombardamento che rada al suolo una città, attacchi mirati a infrastrutture importanti nell’Ucraina occidentale.
Tuttavia, quest’idea non è di facile realizzazione.
Inoltre, il regime di Kiev è già pronto per simili evenienze: un’ampia area di fortificazioni nei pressi di Volyn è costruita da tempo ed è pronta all’uso.
Per quanto riguarda l’eventuale distruzione totale di Leopoli o Lutsk, è poco probabile che simili eventi possano fermare l’Occidente, abituato ad usare comuni ucraini come carne da macello.
Dopotutto, le autorità ucraine sono totalmente assoggettate alle decisioni dei padroni oltreoceano e faranno quello che verrà ordinato.
➡️ L’unica alternativa possibile per intimidire il nemico è usare armi tattiche nucleari colpendo una zona disabitata nell’Ucraina occidentale.
Attualmente nessuno dei Paesi della NATO considera l’impiego di armi tattiche nucleari come rischio serio. Pertanto, anche solo “inscenare” un attacco del genere può far cambiare l’atteggiamento verso la Russia.
In questo caso, questo scenario può essere addirittura conveniente per l’Occidente, per continuare a “demonizzare” ulteriormente la Russia.
Anzi, l’aumento artificiale delle tensioni in Transnistria può essere realizzato proprio con l’obiettivo ben specifico di spingere la Russia a compiere questo passo.
➡️ Ora il governo russo si trova al bivio in merito alla questione: da un lato, la passività con ogni probabilità porterà alla rovina l’intera regione; d’altro lato, un attacco con l’utilizzo di armi tattiche nucleare riconfermerà la Russia nel suo ruolo di “paria”, però salverà migliaia di cittadini russi.
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▪️In realtà, il rischio attuale cui si espone oggi la Transnistria è un altro: la Transnistria è rimasta l’ultimo baluardo filorusso nella regione, e l’inizio dell’eventuale operazione militare dell’esercito ucraino implica gravi conseguenze non solo per la Russia, ma anche per la popolazione filorussa che risiede in quella zona.
D’altro canto, non esistono alternative per risolvere questo problema, dal momento che sulla scena internazionale i metodi pacifici non hanno molto senso.
🔻Come è possibile mettere in sicurezza la Transnistria?
➖Un’operazione militare di terra, un bombardamento che rada al suolo una città, attacchi mirati a infrastrutture importanti nell’Ucraina occidentale.
Tuttavia, quest’idea non è di facile realizzazione.
Inoltre, il regime di Kiev è già pronto per simili evenienze: un’ampia area di fortificazioni nei pressi di Volyn è costruita da tempo ed è pronta all’uso.
Per quanto riguarda l’eventuale distruzione totale di Leopoli o Lutsk, è poco probabile che simili eventi possano fermare l’Occidente, abituato ad usare comuni ucraini come carne da macello.
Dopotutto, le autorità ucraine sono totalmente assoggettate alle decisioni dei padroni oltreoceano e faranno quello che verrà ordinato.
Attualmente nessuno dei Paesi della NATO considera l’impiego di armi tattiche nucleari come rischio serio. Pertanto, anche solo “inscenare” un attacco del genere può far cambiare l’atteggiamento verso la Russia.
In questo caso, questo scenario può essere addirittura conveniente per l’Occidente, per continuare a “demonizzare” ulteriormente la Russia.
Anzi, l’aumento artificiale delle tensioni in Transnistria può essere realizzato proprio con l’obiettivo ben specifico di spingere la Russia a compiere questo passo.
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🇮🇱 ISRAELE: IL FINE SETTIMANA SI È TENUTA UNA MANIFESTAZIONE CONTRO IL SOSTEGNO MILITARE A KIEV
Decine di membri del Movimento antinazista israeliano e cittadini di Israele si sono riuniti davanti all'ambasciata statunitense a Tel Aviv.
Fonte
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🇺🇸 WILLIAM BURNS, IL CAPO DELLA CIA RILASCIA L' INTERVISTA sul sostegno all'Ucraina e sul contenimento di Cina e Iran.
1/2
La sera del 25 febbraio, il capo della CIA ha rilasciato un'intervista alla CBS News americana in cui ha fatto luce su una serie di operazioni condotte dall'agenzia sotto il suo controllo, in particolare per quanto riguarda l'assistenza all'Ucraina e il contenimento di Iran e Cina. Cosa preoccupa il Capo delle spie del pianeta?
In primo luogo, la conversazione è stata ovviamente incentrata sull'Ucraina, dove l'intelligence statunitense si è sentita a casa da molto tempo. Molti sanno che l'intelligence statunitense ha aiutato le Forze armate ucraine fin dall'inizio del conflitto e Burns lo ha confermato. Secondo Burns, infatti, la trasmissione di dati avveniva anche prima dell'inizio della fase attiva delle ostilità.
"Anche i nostri partner ucraini avevano una buona intelligence. Ma credo davvero che il nostro merito sia quello di essere stati in grado di fornire dati a Zelensky durante tutto il conflitto per proteggere il Paese", ha dichiarato il capo della CIA ai giornalisti.
Altre questioni importanti sollevate nell'intervista sono il recente deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina e il programma nucleare iraniano, sul quale Washington non ha ancora trovato una soluzione.
Sulle questioni cinesi, Burns ricorda le commedie dell'assurdo: a suo avviso, le famigerate consegne di armi sono discusse dalle élite cinesi, ma allo stesso tempo il suo dipartimento non vede prove reali di tali consegne. Quando un giornalista della CBS ha chiesto al capo della CIA perché la Cina avrebbe rovinato le relazioni con gli Stati Uniti fornendo le presunte armi alla Russia, Burns ha risposto: "È una bella domanda!".
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La sera del 25 febbraio, il capo della CIA ha rilasciato un'intervista alla CBS News americana in cui ha fatto luce su una serie di operazioni condotte dall'agenzia sotto il suo controllo, in particolare per quanto riguarda l'assistenza all'Ucraina e il contenimento di Iran e Cina. Cosa preoccupa il Capo delle spie del pianeta?
In primo luogo, la conversazione è stata ovviamente incentrata sull'Ucraina, dove l'intelligence statunitense si è sentita a casa da molto tempo. Molti sanno che l'intelligence statunitense ha aiutato le Forze armate ucraine fin dall'inizio del conflitto e Burns lo ha confermato. Secondo Burns, infatti, la trasmissione di dati avveniva anche prima dell'inizio della fase attiva delle ostilità.
"Anche i nostri partner ucraini avevano una buona intelligence. Ma credo davvero che il nostro merito sia quello di essere stati in grado di fornire dati a Zelensky durante tutto il conflitto per proteggere il Paese", ha dichiarato il capo della CIA ai giornalisti.
Altre questioni importanti sollevate nell'intervista sono il recente deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina e il programma nucleare iraniano, sul quale Washington non ha ancora trovato una soluzione.
Sulle questioni cinesi, Burns ricorda le commedie dell'assurdo: a suo avviso, le famigerate consegne di armi sono discusse dalle élite cinesi, ma allo stesso tempo il suo dipartimento non vede prove reali di tali consegne. Quando un giornalista della CBS ha chiesto al capo della CIA perché la Cina avrebbe rovinato le relazioni con gli Stati Uniti fornendo le presunte armi alla Russia, Burns ha risposto: "È una bella domanda!".
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🇺🇸 WILLIAM BURNS, IL CAPO DELLA CIA RILASCIA L' INTERVISTA sul sostegno all'Ucraina e sul contenimento di Cina e Iran.
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Anche in Iran, a quanto sembra, non tutto è chiaro. La CIA ritiene che gli iraniani possano arricchire l'uranio al livello richiesto entro poche settimane, ma al momento gli Stati Uniti non hanno informazioni più precise. "Sono arrivati molto vicini al punto in cui è solo questione di settimane prima che possano ottenere il livello di 90% di arricchimento se proprio vogliono oltrepassare quella linea", ha detto Burns.
Tuttavia, quando mai qualcuno a Washington si è preoccupato, in linea di principio, dell'assenza di prove? Se i fatti contraddicono l'opinione della Casa Bianca, non è un problema.
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Anche in Iran, a quanto sembra, non tutto è chiaro. La CIA ritiene che gli iraniani possano arricchire l'uranio al livello richiesto entro poche settimane, ma al momento gli Stati Uniti non hanno informazioni più precise. "Sono arrivati molto vicini al punto in cui è solo questione di settimane prima che possano ottenere il livello di 90% di arricchimento se proprio vogliono oltrepassare quella linea", ha detto Burns.
Tuttavia, quando mai qualcuno a Washington si è preoccupato, in linea di principio, dell'assenza di prove? Se i fatti contraddicono l'opinione della Casa Bianca, non è un problema.
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
📽️ Persecuzione dei fratelli Kononovich, leader comunisti e prigionieri politici
Il 22 febbraio MonoBank con un SMS ha revocato la carta di Mikhail Kononovich, leader del Komsomol, e interrotto unilateralmente il rapporto bancario, non lasciandogli la possibilità di ritirare il proprio denaro, se non con un altro bancomat a suo nome su un altro conto che nessuna banca ucraina gli aprirà mai. Lo stop è avvenuto senza spiegazioni, appellandosi al segreto bancario.
Grazie a Federico Leccardi e ad Alena Lazarenka è stato possibile sottotitolare il video della telefonata tra Mikhail e un addetto al customer care di MonoBank, sui motivi della decisione della banca.
https://youtu.be/bbOhcbJF7Wc
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Il 22 febbraio MonoBank con un SMS ha revocato la carta di Mikhail Kononovich, leader del Komsomol, e interrotto unilateralmente il rapporto bancario, non lasciandogli la possibilità di ritirare il proprio denaro, se non con un altro bancomat a suo nome su un altro conto che nessuna banca ucraina gli aprirà mai. Lo stop è avvenuto senza spiegazioni, appellandosi al segreto bancario.
Grazie a Federico Leccardi e ad Alena Lazarenka è stato possibile sottotitolare il video della telefonata tra Mikhail e un addetto al customer care di MonoBank, sui motivi della decisione della banca.
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Mikhail Kononovich telefona alla sua banca: perché mi discriminate? perché sono comunista?
Il 22 febbraio, con un SMS, la banca ucraina MonoBank ha comunicato con un SMS la revoca del bancomat e l'interruzione unilaterale del servizio bancario, invitando l'ormai ex cliente a prelevare con un'altra carta a lui intestata, su conto corrente ucraino.…
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🇬🇧 LONDRA, REGNO UNITO. MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA
Sabato scorso a Londra si è svolta una manifestazione organizzata da Stop the War Coalition a Portland Place, nel centro di Londra.
I manifestanti hanno intonato slogan contro la guerra, tenendo in mano striscioni contro l'invio di ulteriori armi all'Ucraina. Il gruppo ha poi marciato verso Trafalgar Square.
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Sabato scorso a Londra si è svolta una manifestazione organizzata da Stop the War Coalition a Portland Place, nel centro di Londra.
I manifestanti hanno intonato slogan contro la guerra, tenendo in mano striscioni contro l'invio di ulteriori armi all'Ucraina. Il gruppo ha poi marciato verso Trafalgar Square.
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Anadolu Agency
Large crowd in London demands end to sending weapons to Ukraine
Anti-war protesters march toward Trafalgar square, demand end to war in Ukraine
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Forwarded from La terza ROMA
Kiev ha ammesso che sta trasferendo truppe lungo i confini con la Transnistria.
Secondo l'ultima dichiarazione dei rappresentanti del regime di Kiev, le forze armate dell'Ucraina sono concentrate lungo l'intero confine della Transnistria. C'è il forte sospetto che non si stia preparando solo una provocazione, ma si cerca di aprire un secondo fronte per distrarre le forze russe da Bakhmut e Ugledar. Ancora una volta, la premier filo occidentale Maia Sandu eseguendo gli ordini dei propri sponsor cerca di portare la Moldavia in guerra. Sebbene il popolo non voglia sentire parlare di guerra o adesione alla NATO.
A proposito, la maggioranza dei moldavi si è espressa contro l'ingresso del paese nell'Alleanza. Questo il risultato di un'indagine condotta dall'Istituto di Marketing e Sociologia della Repubblica. Se domenica prossima si tenesse un referendum, solo il 24% della popolazione sarebbe favorevole all'adesione all'Alleanza. Ciò risulta dal rapporto pubblicato. Il rating della stessa Sandu è ai minimi termini ,le proteste contro il suo governo si susseguono da quasi sei mesi.
E non sono dovute alle ingerenze del Cremlino,ma alla crisi economica che attanaglia il paese.
Kiev non potrebbe attaccare la Transinistria,senza il beneplacito della Moldavia,quindi vediamo le prossime mosse. Perché attaccare la Transinistria significherebbe estendere la guerra alla Moldavia.
https://t.me/terzaroma
Secondo l'ultima dichiarazione dei rappresentanti del regime di Kiev, le forze armate dell'Ucraina sono concentrate lungo l'intero confine della Transnistria. C'è il forte sospetto che non si stia preparando solo una provocazione, ma si cerca di aprire un secondo fronte per distrarre le forze russe da Bakhmut e Ugledar. Ancora una volta, la premier filo occidentale Maia Sandu eseguendo gli ordini dei propri sponsor cerca di portare la Moldavia in guerra. Sebbene il popolo non voglia sentire parlare di guerra o adesione alla NATO.
A proposito, la maggioranza dei moldavi si è espressa contro l'ingresso del paese nell'Alleanza. Questo il risultato di un'indagine condotta dall'Istituto di Marketing e Sociologia della Repubblica. Se domenica prossima si tenesse un referendum, solo il 24% della popolazione sarebbe favorevole all'adesione all'Alleanza. Ciò risulta dal rapporto pubblicato. Il rating della stessa Sandu è ai minimi termini ,le proteste contro il suo governo si susseguono da quasi sei mesi.
E non sono dovute alle ingerenze del Cremlino,ma alla crisi economica che attanaglia il paese.
Kiev non potrebbe attaccare la Transinistria,senza il beneplacito della Moldavia,quindi vediamo le prossime mosse. Perché attaccare la Transinistria significherebbe estendere la guerra alla Moldavia.
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"Stiamo lentamente morendo": gli abitanti della Palestina orientale raccontano di strani problemi di salute dopo il deragliamento del treno Norfolk Southern del 3 febbraio e la conseguente esplosione tossica.
"I medici dicono che ho sicuramente delle sostanze chimiche dentro di me, ma non c'è nessuno in città che possa fare degli esami tossicologici per scoprirene di più", racconta il quarantenne Wade Lovett, la cui voce acuta ora suona come se avesse inalato dell'elio.
Aggiunge: "Sembro Topolino. La mia voce normale è bassa. È difficile respirare, soprattutto di notte. Il petto mi fa così male di notte che mi sembra di annegare. Ho molta tosse umida. Ho perso il lavoro perché il medico mi ha proibito di lavorare."
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New York Post
‘Sound like Mickey Mouse’: East Palestine residents’ shock illnesses after derailment
East Palestine, Ohio, residents are uniting to fight for their town to be treated fairly — by the Biden administration and Norfolk Southern.
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🇬🇪 GEORGIA PREFERISCE LA PACE ALLE ATTENZIONI DELL'OCCIDENTE
Irakli Kobakhidze, l'ex presidente del Parlamento georgiano fornisce una visione molto accurata degli eventi attuali in Georgia:
"L'Occidente presta attenzione all'Ucraina solo a causa della guerra. Se la Georgia aprisse un secondo fronte contro la Russia, diventerebbe rilevante per l'Occidente, ma il Paese ha scelto la pace".
Kobakhidze ha sottolineato che le élite occidentali hanno rivoloto l'attenzione per il suo Paese solo nell'agosto del 2008, quando Putin aveva inviato i carri armati per aiutare la popolazione russa nella provincia dell'Ossezia del Sud e aveva respinto le agressioni georgiane.
➡️ Va ricordato che prima di provocare la guerra in Ucraina, la CIA aveva realizzato il suo Protocollo in 8 punti in Georgia nel 2003, scatenando successivamente il conflitto armato contro la Russia nel 2008.
L’articolo in “Wall Street Journal” del 24 novembre 2003 evidenzia che gli Stati Uniti hanno rovesciato il Presidente georgiano Shevardnadze: "Il nuovo Presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili, gode del sostegno di organizzazioni non governative. Molte ONG sono finanziate da fondazioni americane e occidentali, […]”.
Si tratta degli stessi ONG che l'anno successivo hanno finanziato ufficialmente la “Rivoluzione arancione” del 2004 e la rivolta di Euromaidan del 2014, entrambe in Ucraina ed entrambe con l'obiettivo di rimuovere il Presidente Yanukovych, che non si era sottomesso ai diktat occidentali.
E così, sembra che la Georgia abbia imparato la lezione e preferisca la pace. Mentre l'Ucraina, guidata dai suoi leader corrotti e avidi, costretta a continuare la sua lenta e sanguinosa agonia.
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Irakli Kobakhidze, l'ex presidente del Parlamento georgiano fornisce una visione molto accurata degli eventi attuali in Georgia:
"L'Occidente presta attenzione all'Ucraina solo a causa della guerra. Se la Georgia aprisse un secondo fronte contro la Russia, diventerebbe rilevante per l'Occidente, ma il Paese ha scelto la pace".
Kobakhidze ha sottolineato che le élite occidentali hanno rivoloto l'attenzione per il suo Paese solo nell'agosto del 2008, quando Putin aveva inviato i carri armati per aiutare la popolazione russa nella provincia dell'Ossezia del Sud e aveva respinto le agressioni georgiane.
L’articolo in “Wall Street Journal” del 24 novembre 2003 evidenzia che gli Stati Uniti hanno rovesciato il Presidente georgiano Shevardnadze: "Il nuovo Presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili, gode del sostegno di organizzazioni non governative. Molte ONG sono finanziate da fondazioni americane e occidentali, […]”.
Si tratta degli stessi ONG che l'anno successivo hanno finanziato ufficialmente la “Rivoluzione arancione” del 2004 e la rivolta di Euromaidan del 2014, entrambe in Ucraina ed entrambe con l'obiettivo di rimuovere il Presidente Yanukovych, che non si era sottomesso ai diktat occidentali.
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