GLI UFO SONO ATTERRATI SU RAI 1
Questa sera su RAI 1 è andato in onda un programma sugli UFO. Per la prima volta l’argomento è stato trattato dal nostro mainstream senza la minima sfumatura d’ironia, e senza cercare di mescolare le carte con la classica formula che dice e non dice, che prima afferma e poi smentisce, che prima sembra confermare ma poi solleva dei dubbi.
No, questa volta il filtro narrativo era a senso unico, senza ambiguità: un’ottima raccolta di fatti storici documentati e di interviste che confermavano gli avvistamenti - oltre ai lucidi interventi di Mauro Biglino - con una struttura narrativa che lasciava ben poco spazio a chi volesse dubitare di questa realtà ormai innegabile.
Naturalmente, non si può immaginare che si tratti di una scelta editoriale decisa fra le sole mura della RAI: questo è un ordine che arriva da lontano, e che deve per forza essere partito dal Pentagono. Sono loro, da 70 anni, che hanno istruito tutti i media più importanti del mondo a deridere e minimizzare ogni segnalazione UFO del passato (v. Robertson Panel), e non possono essere che loro quelli che ora li istruiscono invece a trattare seriamente questo argomento.
Che la popolazione mondiale stia venendo preparata alla cosiddetta “disclosure” ormai è evidente. L’unico dubbio che rimane è se arriverà prima la disclosure sui reali mezzi extraterrestri, o se qualcuno – sempre dalla parti del Pentagono – vorrà approfittare di questa situazione per inscenare una finta “invasione” (V. Project Blue Beam), con scopi di controllo della popolazione non dissimili a quelli che hanno usato di recente con il covid.
Ma noi – si spera – sapremo cogliere la differenza.
Massimo Mazzucco
Questa sera su RAI 1 è andato in onda un programma sugli UFO. Per la prima volta l’argomento è stato trattato dal nostro mainstream senza la minima sfumatura d’ironia, e senza cercare di mescolare le carte con la classica formula che dice e non dice, che prima afferma e poi smentisce, che prima sembra confermare ma poi solleva dei dubbi.
No, questa volta il filtro narrativo era a senso unico, senza ambiguità: un’ottima raccolta di fatti storici documentati e di interviste che confermavano gli avvistamenti - oltre ai lucidi interventi di Mauro Biglino - con una struttura narrativa che lasciava ben poco spazio a chi volesse dubitare di questa realtà ormai innegabile.
Naturalmente, non si può immaginare che si tratti di una scelta editoriale decisa fra le sole mura della RAI: questo è un ordine che arriva da lontano, e che deve per forza essere partito dal Pentagono. Sono loro, da 70 anni, che hanno istruito tutti i media più importanti del mondo a deridere e minimizzare ogni segnalazione UFO del passato (v. Robertson Panel), e non possono essere che loro quelli che ora li istruiscono invece a trattare seriamente questo argomento.
Che la popolazione mondiale stia venendo preparata alla cosiddetta “disclosure” ormai è evidente. L’unico dubbio che rimane è se arriverà prima la disclosure sui reali mezzi extraterrestri, o se qualcuno – sempre dalla parti del Pentagono – vorrà approfittare di questa situazione per inscenare una finta “invasione” (V. Project Blue Beam), con scopi di controllo della popolazione non dissimili a quelli che hanno usato di recente con il covid.
Ma noi – si spera – sapremo cogliere la differenza.
Massimo Mazzucco
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Questa sera alle 21 su www.contro.tv "Mauro Biglino: UFO, RAI e Disclosure"
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SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE: HANNO SBAGLIATO GLI AVVOCATI?
Come molti avevano previsto, il ricorso alla Corte Costituzionale sull’obbligo vaccinale si è risolto con un nulla di fatto. Una scarna e fumosa nota della Corte, nella serata di ieri, ha definito sostanzialmente “inammissibili” e “infondate” le richeste dei ricorrenti. E quindi tutto resta come prima.
Ora, io non conosco nel dettaglio le argomentazioni portate dai vari avvocati ricorrenti (ho colto solo degli stralci dei loro interventi, che mi sembravano molto contorti), ma secondo me la cosa si sarebbe potuta risolvere con un ragionamento molto semplice: poichè il vaccino disponibile non impedisce il contagio, viene a mancare il presupposto stesso per imporre l’obbligo. Punto. Non puoi obbligarmi a bere un’aranciata per fermare il Covid, se sappiamo che l’aranciata non ferma il contagio.
Non esistono altre argomentazioni. Se viene a mancare quella del famoso “dovere civico” verso gli altri, il problema non si pone nemmeno, perchè il tutto si riduce ad una scelta personale.
In fondo non lo dico io, lo ha detto la Corte Suprema dello stato di New York, non più di un mese fa. Citiamo dall’articolo della Fox: “La Corte ha riscontrato che essere vaccinati non previene gli individui dal contrarre o dal diffondere il Covid19.” Pertanto, “ordina di riassumere tutti i medici non vaccinati e di pagargli gli arretrati”. Fine del discorso.
Era così complicato fare così anche da noi?
Massimo Mazzucco
https://www.foxnews.com/us/new-york-supreme-court-reinstates-all-employees-fired-being-unvaccinated-orders-backpay
Come molti avevano previsto, il ricorso alla Corte Costituzionale sull’obbligo vaccinale si è risolto con un nulla di fatto. Una scarna e fumosa nota della Corte, nella serata di ieri, ha definito sostanzialmente “inammissibili” e “infondate” le richeste dei ricorrenti. E quindi tutto resta come prima.
Ora, io non conosco nel dettaglio le argomentazioni portate dai vari avvocati ricorrenti (ho colto solo degli stralci dei loro interventi, che mi sembravano molto contorti), ma secondo me la cosa si sarebbe potuta risolvere con un ragionamento molto semplice: poichè il vaccino disponibile non impedisce il contagio, viene a mancare il presupposto stesso per imporre l’obbligo. Punto. Non puoi obbligarmi a bere un’aranciata per fermare il Covid, se sappiamo che l’aranciata non ferma il contagio.
Non esistono altre argomentazioni. Se viene a mancare quella del famoso “dovere civico” verso gli altri, il problema non si pone nemmeno, perchè il tutto si riduce ad una scelta personale.
In fondo non lo dico io, lo ha detto la Corte Suprema dello stato di New York, non più di un mese fa. Citiamo dall’articolo della Fox: “La Corte ha riscontrato che essere vaccinati non previene gli individui dal contrarre o dal diffondere il Covid19.” Pertanto, “ordina di riassumere tutti i medici non vaccinati e di pagargli gli arretrati”. Fine del discorso.
Era così complicato fare così anche da noi?
Massimo Mazzucco
https://www.foxnews.com/us/new-york-supreme-court-reinstates-all-employees-fired-being-unvaccinated-orders-backpay
Fox News
New York Supreme Court reinstates all employees fired for being unvaccinated, orders backpay
The New York state Supreme Court reinstated all state employees fired for being unvaccinated during the pandemic Monday, saying the government violated their rights.
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LE MELE MARCE SIAMO NOI
Stupisce lo stupore con cui è stata accolta dai media la notizia dello “scandalo” di Bruxelles. “Ohibò, proprio nella sede dei diritti comuni – strillano scandalizzati i nostri pennivendoli – là dove dovrebbe regnare la democrazia più cristallina, ecco che si palesano invece storture e corruzione a livello sudamericano” .
Ed ecco partire la solita operazione di “damage control” mediatico, nella quale si cerca immediatamente di archiviare il problema con la solita scappatoia delle “mele marce”.
Quando scoppiò lo scandalo di Abu Grahib, il Pentagono fu velocissimo ad additare “alcune mele marce”, evitando così al mondo di scoprire che invece si trattava di un sistema vero e proprio, basato sulla violenza e la sopraffazione, che era stato addirittura codificato nero su bianco dal ministro della difesa Rumsfeld, nel famigerato documento Copper Green.
Quando negli anni 90’esplose lo scandalo dei preti pedofili in America, si parlò – anche lì – di “alcune mele marce”, e ci si affrettò a nascondere sotto il tappeto tutte le indicazioni che suggerivano che si trattasse invece di un sistema marcio alla radice. Un sistema fatto non solo di abusi, ma anche e soprattutto di coperture, da parte degli alti ranghi della Chiesa. E ancora oggi, grazie alla complicità dei giornalisti “distratti”, non si è riusciti a conoscere le vere dimensioni del problema della pedofilia nella Chiesa.
E così accade ogni volta che scoppia uno scandalo “inaccettabile” per la nostra società di benpensanti: la nostra stessa natura si rifiuta di credere che viviamo in un mondo marcio alla radice, e tutti noi accettiamo benvolentieri le “spiegazioni” generiche che tendono a ridurre il problema a qualcosa di locale, e non di sistemico.
La società occidentale è cresciuta nel comfort, sia materiale che psicologico. E così come non siamo disposti a rinunciare ai vantaggi che ci derivano dal depredare i paesi più poveri di noi, così non siamo disposti a rinunciare al pensiero che il nostro sia un mondo sano, nobile e moralmente solido.
Ci piace pensarlo, e siamo disposti ad ingannare noi stessi pur di farlo. Ma in realtà, le vere mele marce siamo noi. Ciascuno di noi, nella sua ipocrisia, contribuisce a perpetuare l’idea che viviamo nel migliore dei mondi possibili, e che gli altri abbiano soltanto da imparare da noi. Mentre quello che abbiamo di fronte è qualcosa di assolutamente orribile e disumano, e purtroppo sono ancora molto pochi quelli che hanno il coraggio di riconoscerlo.
Massimo Mazzucco
Stupisce lo stupore con cui è stata accolta dai media la notizia dello “scandalo” di Bruxelles. “Ohibò, proprio nella sede dei diritti comuni – strillano scandalizzati i nostri pennivendoli – là dove dovrebbe regnare la democrazia più cristallina, ecco che si palesano invece storture e corruzione a livello sudamericano” .
Ed ecco partire la solita operazione di “damage control” mediatico, nella quale si cerca immediatamente di archiviare il problema con la solita scappatoia delle “mele marce”.
Quando scoppiò lo scandalo di Abu Grahib, il Pentagono fu velocissimo ad additare “alcune mele marce”, evitando così al mondo di scoprire che invece si trattava di un sistema vero e proprio, basato sulla violenza e la sopraffazione, che era stato addirittura codificato nero su bianco dal ministro della difesa Rumsfeld, nel famigerato documento Copper Green.
Quando negli anni 90’esplose lo scandalo dei preti pedofili in America, si parlò – anche lì – di “alcune mele marce”, e ci si affrettò a nascondere sotto il tappeto tutte le indicazioni che suggerivano che si trattasse invece di un sistema marcio alla radice. Un sistema fatto non solo di abusi, ma anche e soprattutto di coperture, da parte degli alti ranghi della Chiesa. E ancora oggi, grazie alla complicità dei giornalisti “distratti”, non si è riusciti a conoscere le vere dimensioni del problema della pedofilia nella Chiesa.
E così accade ogni volta che scoppia uno scandalo “inaccettabile” per la nostra società di benpensanti: la nostra stessa natura si rifiuta di credere che viviamo in un mondo marcio alla radice, e tutti noi accettiamo benvolentieri le “spiegazioni” generiche che tendono a ridurre il problema a qualcosa di locale, e non di sistemico.
La società occidentale è cresciuta nel comfort, sia materiale che psicologico. E così come non siamo disposti a rinunciare ai vantaggi che ci derivano dal depredare i paesi più poveri di noi, così non siamo disposti a rinunciare al pensiero che il nostro sia un mondo sano, nobile e moralmente solido.
Ci piace pensarlo, e siamo disposti ad ingannare noi stessi pur di farlo. Ma in realtà, le vere mele marce siamo noi. Ciascuno di noi, nella sua ipocrisia, contribuisce a perpetuare l’idea che viviamo nel migliore dei mondi possibili, e che gli altri abbiano soltanto da imparare da noi. Mentre quello che abbiamo di fronte è qualcosa di assolutamente orribile e disumano, e purtroppo sono ancora molto pochi quelli che hanno il coraggio di riconoscerlo.
Massimo Mazzucco
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GRAHAM HANCOCK DICHIARA GUERRA AGLI ARCHEOLOGI
Da che mondo è mondo, le elites professionali si sono sempre comportate nello stesso modo. Che si tratti della professione medica, dei fisici nucleari o dei professori universitari, i membri di queste elites si sostengono a vicenda per proteggere i propri interessi, e si chiudono a riccio per respingere compatti qualunque minaccia possa derivare loro dall’esterno. E quando chiudersi a riccio non basta, contrattaccano violentemente, per eliminare l’avversario che mette in pericolo la loro sussistenza e la loro credibilità.
E’ accaduto di recente a Graham Hancock, scrittore e ricercatore esperto di antiche civiltà, che ha osato mettere in dubbio alcuni “punti fermi” sostenuti dall’archeologia tradizionale.
Tutto nasce da una serie TV mandata in onda di recente da Netflix, intitolata “Ancient Apocalypse” (che io, curiosamente, ho appena finito di vedere). L’autore di questa serie è appunto Graham Hancock, il quale ci porta in giro per il mondo, alla scoperta di indizi che indicherebbero l’esistenza di società umane altamente progredite ben prima del periodo stabilto dall’archeologia ufficiale, ovvero il 4° millennio a.C.
Dal sito indonesiano di Gunung Padang alle rovine di Gobekli Tepe, dalla famose “strade” subacquee di Bimini ad una intera città sotterranea in Turchia, Hancock mostra i segni evidenti di antiche civiltà e spiega perchè, in ciascun caso, queste civiltà sarebbero fiorite ben prima del fatidico quarto millennio, e in alcuni casi addirittura prima del cosiddetto “Grande Diluvio” (circa 12.000 a.C.).
Sia chiaro, non c’è niente di dimostrato, e lo stesso Hancock presenta le sue tesi in forma di interrogativo, non certo come affermazioni categoriche. Ma tanto è bastato per far saltare i nervi alla lobby mondiale degli archeologi, che di colpo vedono minacciate le fondamenta stesse delle loro teorie.
La reazione è stata tanto virulenta quanto disarticolata: virulenta, in quanto gli archeologi si sono scagliati contro Hanckock con furia estrema, come se fosse un ciarlatano qualunque; e disarticolata, perchè i loro attacchi si sono limitati alla solita etichettatura negativa, senza la minima argomentazione nel merito. I titoli vanno da “La città perduta di Atlantide risorge per alimentare un pericoloso mito” a “La serie di Graham Hancock promuove teorie del complotto razziste”. Da “Le antiche assurdità di Ancient Apocalypse” a “Ancient Apocalypse è la serie più pericolosa di Netflix”, per finire con l’unica verità “dal sen sfuggita”: “Con la serie Ancient Apocalypse, Graham Hancock dichiara guerra agli archeologi”.
E questo, ovviamente, non si può fare.
Ormai il vizio di ripararsi dietro le barriere della “scienza”, da parte dei gruppi di potere, sta diventando la norma in tutto il mondo. O sei con la scienza, o sei contro di noi, in qualunque campo. Il pensiero unico, con tutti i privilegi che comporta lo “stare dalla parte della ragione”, si sta stringendo a difesa di sè stesso in tutto il mondo.
Ma anche le critiche al pensiero unico, per reazione uguale e contraria, aumentano di livello man mano che questo cerca di rafforzare le proprie trincee.
Io credo che questa sia la vera battaglia che coinvolgerà l’uomo nei prossimi 30-50 anni. La battaglia per il libero pensiero. Ed è dall’esito di questa battaglia che dipenderà il futuro dell’intera umanità.
Massimo Mazzucco
https://off-guardian.org/2022/12/11/ancient-apocalypse-graham-hancocks-dangerous-ideas/
Da che mondo è mondo, le elites professionali si sono sempre comportate nello stesso modo. Che si tratti della professione medica, dei fisici nucleari o dei professori universitari, i membri di queste elites si sostengono a vicenda per proteggere i propri interessi, e si chiudono a riccio per respingere compatti qualunque minaccia possa derivare loro dall’esterno. E quando chiudersi a riccio non basta, contrattaccano violentemente, per eliminare l’avversario che mette in pericolo la loro sussistenza e la loro credibilità.
E’ accaduto di recente a Graham Hancock, scrittore e ricercatore esperto di antiche civiltà, che ha osato mettere in dubbio alcuni “punti fermi” sostenuti dall’archeologia tradizionale.
Tutto nasce da una serie TV mandata in onda di recente da Netflix, intitolata “Ancient Apocalypse” (che io, curiosamente, ho appena finito di vedere). L’autore di questa serie è appunto Graham Hancock, il quale ci porta in giro per il mondo, alla scoperta di indizi che indicherebbero l’esistenza di società umane altamente progredite ben prima del periodo stabilto dall’archeologia ufficiale, ovvero il 4° millennio a.C.
Dal sito indonesiano di Gunung Padang alle rovine di Gobekli Tepe, dalla famose “strade” subacquee di Bimini ad una intera città sotterranea in Turchia, Hancock mostra i segni evidenti di antiche civiltà e spiega perchè, in ciascun caso, queste civiltà sarebbero fiorite ben prima del fatidico quarto millennio, e in alcuni casi addirittura prima del cosiddetto “Grande Diluvio” (circa 12.000 a.C.).
Sia chiaro, non c’è niente di dimostrato, e lo stesso Hancock presenta le sue tesi in forma di interrogativo, non certo come affermazioni categoriche. Ma tanto è bastato per far saltare i nervi alla lobby mondiale degli archeologi, che di colpo vedono minacciate le fondamenta stesse delle loro teorie.
La reazione è stata tanto virulenta quanto disarticolata: virulenta, in quanto gli archeologi si sono scagliati contro Hanckock con furia estrema, come se fosse un ciarlatano qualunque; e disarticolata, perchè i loro attacchi si sono limitati alla solita etichettatura negativa, senza la minima argomentazione nel merito. I titoli vanno da “La città perduta di Atlantide risorge per alimentare un pericoloso mito” a “La serie di Graham Hancock promuove teorie del complotto razziste”. Da “Le antiche assurdità di Ancient Apocalypse” a “Ancient Apocalypse è la serie più pericolosa di Netflix”, per finire con l’unica verità “dal sen sfuggita”: “Con la serie Ancient Apocalypse, Graham Hancock dichiara guerra agli archeologi”.
E questo, ovviamente, non si può fare.
Ormai il vizio di ripararsi dietro le barriere della “scienza”, da parte dei gruppi di potere, sta diventando la norma in tutto il mondo. O sei con la scienza, o sei contro di noi, in qualunque campo. Il pensiero unico, con tutti i privilegi che comporta lo “stare dalla parte della ragione”, si sta stringendo a difesa di sè stesso in tutto il mondo.
Ma anche le critiche al pensiero unico, per reazione uguale e contraria, aumentano di livello man mano che questo cerca di rafforzare le proprie trincee.
Io credo che questa sia la vera battaglia che coinvolgerà l’uomo nei prossimi 30-50 anni. La battaglia per il libero pensiero. Ed è dall’esito di questa battaglia che dipenderà il futuro dell’intera umanità.
Massimo Mazzucco
https://off-guardian.org/2022/12/11/ancient-apocalypse-graham-hancocks-dangerous-ideas/
OffGuardian
Ancient Apocalypse & Graham Hancock’s ‘Dangerous Ideas’
JR Leach It never ceases to amaze me what seemingly innocuous ideas the establishment media find ‘dangerous’ or ‘controversial’. Netflix recently released an eight-part documentary series titled An…
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IL FUTURO GRIGIO DI DONALD TRUMP
Una volta i presidenti scomodi si ammazzavano con una pallottola in testa. Oggi si cerca di farli fuori - mediaticamente, non più fisicamente - prima che vengano eletti, oppure ri-eletti.
E’ il caso di Donald Trump, che vorrebbe tanto ricandidarsi alla presidenza nel 2024, ma che sta subendo un attacco a tenaglia da parte del deep state per cercare di impedirglielo.
Un braccio della tenaglia è costituito dall’IRS (che sarebbe l’Agenzia delle Entrate federale), la quale sta cercando da diversi anni di costringere Trump ad una revisione delle sue dichiarazioni dei redditi, senza riuscirci. Per tradizione infatti, ogni candidato presidente ha sempre reso pubbliche le proprie dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti, mentre Trump si è sempre rifiutato di farlo. Finché era presidente, è riuscito a resistere alla pressione, ma proprio ieri una commissione parlamentare – che è ancora in mano ai democratici – ha votato affinchè le sue dichiarazioni dei redditi vengano rese pubbliche.
E siccome l’ex-presidente era riuscito per molti anni a pagare addirittura zero tasse a livello federale, è probabile che molte delle complicate strategie utilizzate dei suoi commercialisti per proteggerlo verranno alla luce, rivelando degli ammanchi sostanziali. C’è chi parla già di multe di diverse centinaia di milioni di dollari per Trump. Questo senza contare eventuali incriminazioni di tipo penale (negli Stati Uniti frodare le tasse è un crimine federale).
L’altro braccio della tenaglia che sta stringendo Trump è quello della famosa “rivolta del Campidoglio” del 6 gennaio 2021. Dopo un estenuante lavorio di tipo legale, la “commissione per i fatti del 6 gennaio” ha raccomandato al Dipartimento di Giustiza di processare Trump come primo responsabile di quegli eventi. E in questo caso i democratici hanno avuto l’appoggio di una parte degli stessi repubblicani, quelli che vorrebbero liberarsi di Trump una volta per tutte. Primo fra tutti il leader dei repubblicani al senato, Mitch McConnell, il quale ha apertamente dichiarato “L’intera nazione sa chi è il responsabile per i fatti del 6 gennaio”.
Vista retrospettivamente, quella del 6 gennaio è stata una trappola geniale sapientemente orchestrata dai democratici per mettere Trump in difficoltà. E lui ci è cascato dentro in pieno.
Nel frattempo Ron De Santis gongola silenzioso, aspettando che gli tolgano di mezzo l’unico ostacolo che ancora gli rimane per candidarsi lui stesso alla presidenza per il 2024.
Massimo Mazzucco
Una volta i presidenti scomodi si ammazzavano con una pallottola in testa. Oggi si cerca di farli fuori - mediaticamente, non più fisicamente - prima che vengano eletti, oppure ri-eletti.
E’ il caso di Donald Trump, che vorrebbe tanto ricandidarsi alla presidenza nel 2024, ma che sta subendo un attacco a tenaglia da parte del deep state per cercare di impedirglielo.
Un braccio della tenaglia è costituito dall’IRS (che sarebbe l’Agenzia delle Entrate federale), la quale sta cercando da diversi anni di costringere Trump ad una revisione delle sue dichiarazioni dei redditi, senza riuscirci. Per tradizione infatti, ogni candidato presidente ha sempre reso pubbliche le proprie dichiarazioni dei redditi degli anni precedenti, mentre Trump si è sempre rifiutato di farlo. Finché era presidente, è riuscito a resistere alla pressione, ma proprio ieri una commissione parlamentare – che è ancora in mano ai democratici – ha votato affinchè le sue dichiarazioni dei redditi vengano rese pubbliche.
E siccome l’ex-presidente era riuscito per molti anni a pagare addirittura zero tasse a livello federale, è probabile che molte delle complicate strategie utilizzate dei suoi commercialisti per proteggerlo verranno alla luce, rivelando degli ammanchi sostanziali. C’è chi parla già di multe di diverse centinaia di milioni di dollari per Trump. Questo senza contare eventuali incriminazioni di tipo penale (negli Stati Uniti frodare le tasse è un crimine federale).
L’altro braccio della tenaglia che sta stringendo Trump è quello della famosa “rivolta del Campidoglio” del 6 gennaio 2021. Dopo un estenuante lavorio di tipo legale, la “commissione per i fatti del 6 gennaio” ha raccomandato al Dipartimento di Giustiza di processare Trump come primo responsabile di quegli eventi. E in questo caso i democratici hanno avuto l’appoggio di una parte degli stessi repubblicani, quelli che vorrebbero liberarsi di Trump una volta per tutte. Primo fra tutti il leader dei repubblicani al senato, Mitch McConnell, il quale ha apertamente dichiarato “L’intera nazione sa chi è il responsabile per i fatti del 6 gennaio”.
Vista retrospettivamente, quella del 6 gennaio è stata una trappola geniale sapientemente orchestrata dai democratici per mettere Trump in difficoltà. E lui ci è cascato dentro in pieno.
Nel frattempo Ron De Santis gongola silenzioso, aspettando che gli tolgano di mezzo l’unico ostacolo che ancora gli rimane per candidarsi lui stesso alla presidenza per il 2024.
Massimo Mazzucco
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I migliori meme del 2022
Raccolta dei migliori meme pubblicati nel corso dell'anno da contro.tv
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FOCUS CI SPIEGA PERCHÈ TORNARE SULLA LUNA È COSÌ DIFFICILE
A volte le dimensioni di una bugia si rivelano proprio dalla debolezza delle argomentazioni utilizzate per difenderla ad ogni costo.
Quando ci viene raccontato che Jack Ruby uccise Oswald “per evitare a Jacqueline Kennedy l’umiliazione di un pubblico processo dell’assassino”, anche la persona più disponibile verso la versione ufficiale arriccia il naso, e comincia a sospettare un inganno.
Quando ci viene raccontato che un signore che non ha mai pilotato un aereo di linea sarebbe riuscito a colpire il Pentagono volando rasoterra “per pura fortuna” (oppure “perchè lui lo guida come un camion”, cit. Attivissimo), anche la persona più disponibile verso la versione ufficiale arriccia il naso, e comincia a sospettare un inganno.
Quando le farmaceutiche ci raccontano che le impennate di problemi cardiaci sono dovute alle gente che mangia troppa pizza, anche la persona più disponibile a credergli arriccia il naso, e comincia a sospettare di essere presa in giro.
E così sta avvenendo con la questione lunare, dove i sostenitori della NASA si stanno arrampicando sugli specchi, pur di giustificare in qualche modo il fatto che improvvisamente sia diventato così difficile “tornare” sulla luna.
Di fronte ad un programma spaziale completato con pieno successo nell’arco di soli 9 anni partendo da zero (negli anni ’60), anche la persona più disponibile verso la versione ufficiale arriccia il naso, e comincia a domandarsi: “Già, come mai, con la tecnologia che abbiamo oggi, tornarci è diventato così difficile?”
E qui scattano i debunkers, sempre pronti a fornire la risposta “semplice” per le menti più credulone. “Oggi vogliamo andarci in piena sicurezza – dicono – E poi oggi non ci sono i finanziamenti che c’erano una volta”. Eccetera eccetera. E più le giustificazioni si fanno ridicole, più agli indecisi viene il sospetto che sulla luna non ci siamo mai andati.
Leggiamo ad esempio questo articolo di Focus, e guardiamo le acrobazie logiche che è costretta a fare l’autrice (Chiara Guzzonato) pur di difendere a tutti i costi la narrazione ufficiale.
https://www.focus.it/scienza/spazio/perche-tornare-sulla-luna-difficile
Il titolo è proprio “Perché tornare sulla Luna è così difficile se ci siamo già stati?”, e il sottotitolo recita: “Vedendo la fatica che stiamo facendo ora a tornare sulla Luna, sembra impossibile che ci siamo riusciti più di cinquant'anni fa: ecco perché all'epoca è stato più facile di oggi.”
Sostanzialmente, la Guzzonato elenca tre motivi per il mancato ritorno: soldi, politica e rischi.
SOLDI
Rispetto ai soldi l’articolo dice: “Sembra banale, ma il primo fattore che ha impedito per anni agli astronauti di tornare sulla Luna è la mancanza di fondi. La missione Apollo costò agli Stati Uniti il corrispettivo di 120 miliardi di dollari attuali: nonostante i fondi destinati alla Nasa siano aumentati negli ultimi anni, passando dai 21,5 miliardi del 2019 ai 24 miliardi del 2022 (per il 2023 Biden ne ha chiesti 26), un report del 2005 stimava che un nuovo programma di allunaggio sarebbe costato 104 miliardi di dollari (secondo Business Insider 133 miliardi con l'inflazione del 2019) − non proprio noccioline”.
Prendendo per buoni i dati pubblicati nell’articolo stesso (*), la contraddizione è lampante: se è vero che “la missione Apollo costò agli Stati Uniti il corrispettivo di 120 miliardi di dollari attuali”, e se è vero che “un report del 2005 stimava che un nuovo programma di allunaggio sarebbe costato 104 miliardi di dollari”, vuole dire che andarci oggi costa MENO – e non di più - che esserci andati negli anni 60.
Quindi? Dove sarebbe la giustificazione dei soldi, quando la stessa autrice ammette che andarci oggi costerebbe di meno di quanto costò l’impresa di 50 anni fa?
A volte le dimensioni di una bugia si rivelano proprio dalla debolezza delle argomentazioni utilizzate per difenderla ad ogni costo.
Quando ci viene raccontato che Jack Ruby uccise Oswald “per evitare a Jacqueline Kennedy l’umiliazione di un pubblico processo dell’assassino”, anche la persona più disponibile verso la versione ufficiale arriccia il naso, e comincia a sospettare un inganno.
Quando ci viene raccontato che un signore che non ha mai pilotato un aereo di linea sarebbe riuscito a colpire il Pentagono volando rasoterra “per pura fortuna” (oppure “perchè lui lo guida come un camion”, cit. Attivissimo), anche la persona più disponibile verso la versione ufficiale arriccia il naso, e comincia a sospettare un inganno.
Quando le farmaceutiche ci raccontano che le impennate di problemi cardiaci sono dovute alle gente che mangia troppa pizza, anche la persona più disponibile a credergli arriccia il naso, e comincia a sospettare di essere presa in giro.
E così sta avvenendo con la questione lunare, dove i sostenitori della NASA si stanno arrampicando sugli specchi, pur di giustificare in qualche modo il fatto che improvvisamente sia diventato così difficile “tornare” sulla luna.
Di fronte ad un programma spaziale completato con pieno successo nell’arco di soli 9 anni partendo da zero (negli anni ’60), anche la persona più disponibile verso la versione ufficiale arriccia il naso, e comincia a domandarsi: “Già, come mai, con la tecnologia che abbiamo oggi, tornarci è diventato così difficile?”
E qui scattano i debunkers, sempre pronti a fornire la risposta “semplice” per le menti più credulone. “Oggi vogliamo andarci in piena sicurezza – dicono – E poi oggi non ci sono i finanziamenti che c’erano una volta”. Eccetera eccetera. E più le giustificazioni si fanno ridicole, più agli indecisi viene il sospetto che sulla luna non ci siamo mai andati.
Leggiamo ad esempio questo articolo di Focus, e guardiamo le acrobazie logiche che è costretta a fare l’autrice (Chiara Guzzonato) pur di difendere a tutti i costi la narrazione ufficiale.
https://www.focus.it/scienza/spazio/perche-tornare-sulla-luna-difficile
Il titolo è proprio “Perché tornare sulla Luna è così difficile se ci siamo già stati?”, e il sottotitolo recita: “Vedendo la fatica che stiamo facendo ora a tornare sulla Luna, sembra impossibile che ci siamo riusciti più di cinquant'anni fa: ecco perché all'epoca è stato più facile di oggi.”
Sostanzialmente, la Guzzonato elenca tre motivi per il mancato ritorno: soldi, politica e rischi.
SOLDI
Rispetto ai soldi l’articolo dice: “Sembra banale, ma il primo fattore che ha impedito per anni agli astronauti di tornare sulla Luna è la mancanza di fondi. La missione Apollo costò agli Stati Uniti il corrispettivo di 120 miliardi di dollari attuali: nonostante i fondi destinati alla Nasa siano aumentati negli ultimi anni, passando dai 21,5 miliardi del 2019 ai 24 miliardi del 2022 (per il 2023 Biden ne ha chiesti 26), un report del 2005 stimava che un nuovo programma di allunaggio sarebbe costato 104 miliardi di dollari (secondo Business Insider 133 miliardi con l'inflazione del 2019) − non proprio noccioline”.
Prendendo per buoni i dati pubblicati nell’articolo stesso (*), la contraddizione è lampante: se è vero che “la missione Apollo costò agli Stati Uniti il corrispettivo di 120 miliardi di dollari attuali”, e se è vero che “un report del 2005 stimava che un nuovo programma di allunaggio sarebbe costato 104 miliardi di dollari”, vuole dire che andarci oggi costa MENO – e non di più - che esserci andati negli anni 60.
Quindi? Dove sarebbe la giustificazione dei soldi, quando la stessa autrice ammette che andarci oggi costerebbe di meno di quanto costò l’impresa di 50 anni fa?
Focus
Perché tornare sulla Luna è così difficile se ci siamo già stati?
Vedendo la fatica che stiamo facendo ora a tornare sulla Luna, sembra impossibile che ci siamo riusciti più di cinquant’anni fa: ecco perché all’epoca è stato più facile di oggi.
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(Nota *: In realtà, le missioni Apollo degli anni ‘60 costarono molto di più, con l’aggiustamento dell’inflazione. A seconda delle fonti, si va dai 150 miliardi di dollari attuali ad oltre 200 miliardi. Ma anche con la cifra dichiarata di 120 miliardi, l’articolo si contraddice comunque).
Inoltre, l’argomentazione dei soldi è una stupidaggine in ogni caso: una volta che hai stabilito che un progetto ti costerà 1000 dollari, non è che dilungandolo nel tempo ti viene a costare meno. Ti costerà sempre 1000 dollari, che tu ci metta tre mesi o tre anni a completarlo. (Anzi, allungando i tempi i costi tendono casomai ad aumentare).
POLITICA
Riguardo alla questione politica, l’autrice scrive: “Tuttavia i soldi non sono l'unico ostacolo al nostro ritorno sulla Luna: fino ad oggi ogni presidente degli Stati Uniti aveva un obiettivo diverso, e con le elezioni venivano spesso cancellati i progressi fatti in precedenza in ambito spaziale. È successo con Bush, che si è visto cancellare il programma Constellation (che avrebbe voluto riportare l'uomo sulla Luna) dal successore Obama, che a sua volta approvò la creazione del razzo Space Launch System (SLS). Con Trump l'obiettivo è tornato a essere la Luna (e Marte), e questa volta Biden ha continuato sulla scia del predecessore. Questi progetti richiedono molti anni (a volte ben più delle due legislazioni di un presidente), e per questo finiscono spesso in un nulla di fatto.”
Anche questa giustificazione non sta in piedi. Il programma Apollo fu deciso e supportato da tre presidenti diversi: Kennedy, Johnson e Nixon (due democratici e un repubblicano), e nessuno di loro si sognò mai di “cancellare i progressi fatti in precedenza”. Anzi, ogni presidente sperava di essere lui quello che si trovava nell’Ufficio Ovale, al momento di celebrare un eventuale successo. E anche in tempi più recenti, la cancellazione del programma Constellation da parte di Obama avvenne perchè era un programma sbagliato, costoso e rischioso insieme, e non perchè fosse “cambiato il presidente”. E infatti lo stesso Obama – come conferma l’autrice dell’articolo – “approvò la creazione del razzo Space Launch System (SLS). Con Trump l'obiettivo è tornato a essere la Luna (e Marte), e questa volta Biden ha continuato sulla scia del predecessore”. Quindi la domanda rimane: perchè così tanto tempo? Nel 2011 Obama approvò il progetto SLS-Orion per tornare sulla luna: sono passati 12 anni da quel giorno, e ancora non siamo riusciti a mandare nemmeno un uomo nello spazio con quella capsula. Perchè?
RISCHI
Terza argomentazione dell’autrice, a giustificazione dei ritardi: i rischi di una missione lunare. Scrive la Guzzonato: “Un ultimo fattore importante di cui tenere conto sono i rischi: negli anni Sessanta ne abbiamo corsi tantissimi, a volte anche incoscientemente. Ci è andata bene, ma nel 2022 non siamo più disposti a perdere vite umane per tornare sul nostro satellite.”
Veramente nessun astronauta perse la vita durante le missioni Apollo. L’unico incidente mortale avvvenne a terra, in una capsula che prese fuoco durante un collaudo. Ma le missioni lunari andarono tutte alla perfezione: con l’eccezione di Apollo 13 (che dovette rientrare prima del previsto per l’esplosione di un serbatoio), tutte le altre missioni lunari, da Apollo 8 ad Apollo 17, portarono a termine il programma esattamente come previsto, senza ritardi e senza problemi sostanziali.
Inoltre, l’argomentazione dei soldi è una stupidaggine in ogni caso: una volta che hai stabilito che un progetto ti costerà 1000 dollari, non è che dilungandolo nel tempo ti viene a costare meno. Ti costerà sempre 1000 dollari, che tu ci metta tre mesi o tre anni a completarlo. (Anzi, allungando i tempi i costi tendono casomai ad aumentare).
POLITICA
Riguardo alla questione politica, l’autrice scrive: “Tuttavia i soldi non sono l'unico ostacolo al nostro ritorno sulla Luna: fino ad oggi ogni presidente degli Stati Uniti aveva un obiettivo diverso, e con le elezioni venivano spesso cancellati i progressi fatti in precedenza in ambito spaziale. È successo con Bush, che si è visto cancellare il programma Constellation (che avrebbe voluto riportare l'uomo sulla Luna) dal successore Obama, che a sua volta approvò la creazione del razzo Space Launch System (SLS). Con Trump l'obiettivo è tornato a essere la Luna (e Marte), e questa volta Biden ha continuato sulla scia del predecessore. Questi progetti richiedono molti anni (a volte ben più delle due legislazioni di un presidente), e per questo finiscono spesso in un nulla di fatto.”
Anche questa giustificazione non sta in piedi. Il programma Apollo fu deciso e supportato da tre presidenti diversi: Kennedy, Johnson e Nixon (due democratici e un repubblicano), e nessuno di loro si sognò mai di “cancellare i progressi fatti in precedenza”. Anzi, ogni presidente sperava di essere lui quello che si trovava nell’Ufficio Ovale, al momento di celebrare un eventuale successo. E anche in tempi più recenti, la cancellazione del programma Constellation da parte di Obama avvenne perchè era un programma sbagliato, costoso e rischioso insieme, e non perchè fosse “cambiato il presidente”. E infatti lo stesso Obama – come conferma l’autrice dell’articolo – “approvò la creazione del razzo Space Launch System (SLS). Con Trump l'obiettivo è tornato a essere la Luna (e Marte), e questa volta Biden ha continuato sulla scia del predecessore”. Quindi la domanda rimane: perchè così tanto tempo? Nel 2011 Obama approvò il progetto SLS-Orion per tornare sulla luna: sono passati 12 anni da quel giorno, e ancora non siamo riusciti a mandare nemmeno un uomo nello spazio con quella capsula. Perchè?
RISCHI
Terza argomentazione dell’autrice, a giustificazione dei ritardi: i rischi di una missione lunare. Scrive la Guzzonato: “Un ultimo fattore importante di cui tenere conto sono i rischi: negli anni Sessanta ne abbiamo corsi tantissimi, a volte anche incoscientemente. Ci è andata bene, ma nel 2022 non siamo più disposti a perdere vite umane per tornare sul nostro satellite.”
Veramente nessun astronauta perse la vita durante le missioni Apollo. L’unico incidente mortale avvvenne a terra, in una capsula che prese fuoco durante un collaudo. Ma le missioni lunari andarono tutte alla perfezione: con l’eccezione di Apollo 13 (che dovette rientrare prima del previsto per l’esplosione di un serbatoio), tutte le altre missioni lunari, da Apollo 8 ad Apollo 17, portarono a termine il programma esattamente come previsto, senza ritardi e senza problemi sostanziali.
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Anzi – e qui si apre la vera problematica del caso: non solo nessun astronauta è mai morto durante una missione lunare, ma nessun astronauta si è mai nemmeno ammalato a causa delle radiazioni ricevute durante il viaggio (fu la stessa NASA a dichiarare che “una missione lunare comporta radiazioni complessivamente equivalenti a una radiografia"). Da cui nasce la VERA domanda che bisognerebbe porsi oggi: se è vero, come dichiarò la NASA, che la dose di radiazioni ricevute dagli astronauti durante la missione lunare era “trascurabile” (“negligible” nell’originale), come mai Artemis 1 ha dovuto portare nello spazio dei costosissimi manichini dotati di sofisticati sensori per le radiazioni? Visto che – come dice la NASA – ci sono problemi di budget, perchè andare a spendere inutilmente milioni di dollari in un esperimento del quale dovremmo già conoscere a perfezione il risultato?
Ma qui, purtroppo, irrompe il buon senso e la favola finisce. Perchè l’unica risposta logica a questa domanda è che negli anni 60 non ci siamo andati affatto, sulla luna, mentre oggi che vogliamo provarci davvero ci si trova di fronte a problemi molto difficili da superare, che comportano ovviamente i notevoli ritardi a cui stiamo assistendo.
Prima di mandare DAVVERO degli astronauti nello spazio aperto dobbiamo risolvere problemi di una portata enorme, proprio perchè non vogliamo che finiscano arrostiti come polli allo spiedo, e questo comporta un grosso investimento di tempo e di denaro.
Sarebbe così bello se la NASA ammettesse questa semplice verità, che è molto più sensata e logica della leggenda delle missioni Apollo. Ma, come sappiamo, l’uomo è affezionato alle leggende, mentre è molto meno attratto dalla semplice verità.
Massimo Mazzucco
[Un consiglio personale a Chiara Guzzonato: se vuole scrivere articoli sulla luna, eviti di andare a prendere "ispirazione" dai siti dei debunker. Si rischiano solo delle brutte figure]
Ma qui, purtroppo, irrompe il buon senso e la favola finisce. Perchè l’unica risposta logica a questa domanda è che negli anni 60 non ci siamo andati affatto, sulla luna, mentre oggi che vogliamo provarci davvero ci si trova di fronte a problemi molto difficili da superare, che comportano ovviamente i notevoli ritardi a cui stiamo assistendo.
Prima di mandare DAVVERO degli astronauti nello spazio aperto dobbiamo risolvere problemi di una portata enorme, proprio perchè non vogliamo che finiscano arrostiti come polli allo spiedo, e questo comporta un grosso investimento di tempo e di denaro.
Sarebbe così bello se la NASA ammettesse questa semplice verità, che è molto più sensata e logica della leggenda delle missioni Apollo. Ma, come sappiamo, l’uomo è affezionato alle leggende, mentre è molto meno attratto dalla semplice verità.
Massimo Mazzucco
[Un consiglio personale a Chiara Guzzonato: se vuole scrivere articoli sulla luna, eviti di andare a prendere "ispirazione" dai siti dei debunker. Si rischiano solo delle brutte figure]
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Notizia da sky Tg 24: Oggi ricorre la Giornata internazionale di preparazione alle pandemie.
https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2022/12/27/giornata-mondiale-pandemie
La giornata di preparazione delle pandemie??? Ma chiudete ‘sti cazzo di laboratori, non fate prima?
https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2022/12/27/giornata-mondiale-pandemie
La giornata di preparazione delle pandemie??? Ma chiudete ‘sti cazzo di laboratori, non fate prima?
tg24.sky.it
Oggi ricorre la Giornata internazionale di preparazione alle pandemie
Leggi su Sky TG24 l'articolo Oggi ricorre la Giornata internazionale di preparazione alle pandemie
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