DOBBIAMO AIUTARE DAVID PUENTE
David Puente deve passarsela veramente male in questo periodo. A quanto pare infatti la sua ultima trovata per raggranellare un pò di soldi è quella di mandare delle corpose “richieste di risarcimento” a tutti quelli che lo offendono in rete. (Se dovessi fare io una cosa del genere diventerei milionario in tre giorni).
Sono in possesso di svariate lettere, mandatemi da diverse persone, nelle quali l’avvocato di Puente chiede espressamente di rimuovere i contenuti offensivi, di porgere le “scuse immediate al mio assistito”, e di “prendere contatto con lo scrivente … onde pervenire alla risoluzione stragiudiziale della controversia … mediante la corresponsione da parte sua di un giusto risarcimento a ristoro di tutti i danni cagionati”. (Non posso mostrare i documenti, ma almeno in un caso la cifra richiesta supera i 5.000 euro per Puente, più le spese per l’avvocato). Se non pagherete, conclude l’avvocato, “si darà corso nelle competenti sedi … con aggravio di costi … anche e soprattutto in ragione delle inequivocabili prove documentali a mie mani.”
Calcolate che le “gravi offese alla reputazione” di Puente sono dei post che vanno da “bravo idiota” a “pagliaccio” a “andasse affanculo Puente e Mentana”. Roba gravissima, ripeto, che in rete non si era mai vista prima.
Deduco quindi che il povero Puente sia messo veramente male, dal punto di vista economico, per ritrovarsi costretto a minacciare di trascinare in tribunale chi gli ha dato del pagliaccio o dell’idiota. Per questo propongo di fare una colletta a suo favore, sperando di raggranellare una cifra sufficiente da evitargli di rendersi ancora più ridicolo di quanto abbia fatto fino ad oggi.
Scrivetegli, sulle sue pagine social, e chiedetegli dove potete mandargli i soldi. Sono certo che apprezzerà l’iniziativa.
Per concludere, faccio notare che uno degli insulti contro Puente (“bravo idiota”), è comparso come risposta ad un post dello stesso Puente intitolato “Il video di Mazzucco è una cagata pazzesca”. Ovviamente, anche questa è una offesa nei miei confronti (vigliaccamente mascherata da citazione filmica), che lede profondamente la mia reputazione di regista professionista. Chissà se l’avvocato di Puente sa suggerirmi qualche suo collega che voglia aiutarmi a fare causa a Puente per il suo insulto diffamatorio?
(Qui lo screenshot: https://www.luogocomune.net/14-debunkers/6162-dobbiamo-aiutare-david-puente)
Massimo Mazzucco
David Puente deve passarsela veramente male in questo periodo. A quanto pare infatti la sua ultima trovata per raggranellare un pò di soldi è quella di mandare delle corpose “richieste di risarcimento” a tutti quelli che lo offendono in rete. (Se dovessi fare io una cosa del genere diventerei milionario in tre giorni).
Sono in possesso di svariate lettere, mandatemi da diverse persone, nelle quali l’avvocato di Puente chiede espressamente di rimuovere i contenuti offensivi, di porgere le “scuse immediate al mio assistito”, e di “prendere contatto con lo scrivente … onde pervenire alla risoluzione stragiudiziale della controversia … mediante la corresponsione da parte sua di un giusto risarcimento a ristoro di tutti i danni cagionati”. (Non posso mostrare i documenti, ma almeno in un caso la cifra richiesta supera i 5.000 euro per Puente, più le spese per l’avvocato). Se non pagherete, conclude l’avvocato, “si darà corso nelle competenti sedi … con aggravio di costi … anche e soprattutto in ragione delle inequivocabili prove documentali a mie mani.”
Calcolate che le “gravi offese alla reputazione” di Puente sono dei post che vanno da “bravo idiota” a “pagliaccio” a “andasse affanculo Puente e Mentana”. Roba gravissima, ripeto, che in rete non si era mai vista prima.
Deduco quindi che il povero Puente sia messo veramente male, dal punto di vista economico, per ritrovarsi costretto a minacciare di trascinare in tribunale chi gli ha dato del pagliaccio o dell’idiota. Per questo propongo di fare una colletta a suo favore, sperando di raggranellare una cifra sufficiente da evitargli di rendersi ancora più ridicolo di quanto abbia fatto fino ad oggi.
Scrivetegli, sulle sue pagine social, e chiedetegli dove potete mandargli i soldi. Sono certo che apprezzerà l’iniziativa.
Per concludere, faccio notare che uno degli insulti contro Puente (“bravo idiota”), è comparso come risposta ad un post dello stesso Puente intitolato “Il video di Mazzucco è una cagata pazzesca”. Ovviamente, anche questa è una offesa nei miei confronti (vigliaccamente mascherata da citazione filmica), che lede profondamente la mia reputazione di regista professionista. Chissà se l’avvocato di Puente sa suggerirmi qualche suo collega che voglia aiutarmi a fare causa a Puente per il suo insulto diffamatorio?
(Qui lo screenshot: https://www.luogocomune.net/14-debunkers/6162-dobbiamo-aiutare-david-puente)
Massimo Mazzucco
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UCRAINA: LA MANFRINA DEI CARRI ARMATI
Dopo lunghi giorni di tira e molla, la faccenda dei carri armati sembra finalmente essersi risolta: sia gli americani che i tedeschi manderanno i loro carri armati in Ucraina. Washington manderà gli Abrahams, Berlino manderà i suoi Leopard. Si tratta di carri armati molto più moderni ed efficaci di quelli usati dai russi fino ad oggi, e questo rischia di cambiare seriamente gli equilibri in gioco sul teatro di guerra.
La cosa interessante è il modo in cui si è arrivati a questa decisione: inizialmente, Scholz ha negato i suoi Leopard agli ucraini, e questa sembrava essere una mossa di buon senso, intesa ad evitare una pericolosa escalation in questo momento della guerra.
Poi però gli americani hanno insistito, e a quel punto Scholz ha detto che avrebbe mandato i suoi Leopard, ma solo se gli americani avessero mandato i loro Abrahams. Anche gli americani, inizialmente, si sono dimostrati recalcitranti, e solo dopo molti giorni hanno “accettato” le condizioni di Berlino.
Tutto questo tira e molla ha il forte sapore di una sceneggiata: un teatrino messo in piedi di comune accordo, fra tedeschi e americani, per fingere di non voler mandare i propri carri, per poi alla fine mandarli solo “per far contento il proprio alleato”. Della serie "metti giù", "no metti giù prima tu".
Sia tedeschi che americani infatti temono una reazione asimmetrica dei russi, che hanno sempre la possibilità di utilizzare le famose “tattiche nucleari”, nel caso le cose si mettessero male per loro.
E così, con questo teatrino durato diversi giorni pensano di aver trovato la soluzione per salvare la faccia di fronte all’opinione pubblica, e mandare comunque i loro potenti carri armati in aiuto a Zelensky.
Ma il succo della faccenda non cambia. Con questi nuovi carri armati – specialmente se saranno mandati in numero considerevole – Zelensky può tranquillamente pensare di pianificare la riconquista della Crimea. E questa ovviamente è una cosa che i russi non permetterebbero mai.
A questo punto anche un bambino capirebbe quali possano essere le conseguenze di una nuova escalation sul territorio Ucraino.
I primi a ricevere le bombe atomiche dei russi, in caso di guerra nucleare, saremmo certo noi e non gli americani.
Massimo Mazzucco
Dopo lunghi giorni di tira e molla, la faccenda dei carri armati sembra finalmente essersi risolta: sia gli americani che i tedeschi manderanno i loro carri armati in Ucraina. Washington manderà gli Abrahams, Berlino manderà i suoi Leopard. Si tratta di carri armati molto più moderni ed efficaci di quelli usati dai russi fino ad oggi, e questo rischia di cambiare seriamente gli equilibri in gioco sul teatro di guerra.
La cosa interessante è il modo in cui si è arrivati a questa decisione: inizialmente, Scholz ha negato i suoi Leopard agli ucraini, e questa sembrava essere una mossa di buon senso, intesa ad evitare una pericolosa escalation in questo momento della guerra.
Poi però gli americani hanno insistito, e a quel punto Scholz ha detto che avrebbe mandato i suoi Leopard, ma solo se gli americani avessero mandato i loro Abrahams. Anche gli americani, inizialmente, si sono dimostrati recalcitranti, e solo dopo molti giorni hanno “accettato” le condizioni di Berlino.
Tutto questo tira e molla ha il forte sapore di una sceneggiata: un teatrino messo in piedi di comune accordo, fra tedeschi e americani, per fingere di non voler mandare i propri carri, per poi alla fine mandarli solo “per far contento il proprio alleato”. Della serie "metti giù", "no metti giù prima tu".
Sia tedeschi che americani infatti temono una reazione asimmetrica dei russi, che hanno sempre la possibilità di utilizzare le famose “tattiche nucleari”, nel caso le cose si mettessero male per loro.
E così, con questo teatrino durato diversi giorni pensano di aver trovato la soluzione per salvare la faccia di fronte all’opinione pubblica, e mandare comunque i loro potenti carri armati in aiuto a Zelensky.
Ma il succo della faccenda non cambia. Con questi nuovi carri armati – specialmente se saranno mandati in numero considerevole – Zelensky può tranquillamente pensare di pianificare la riconquista della Crimea. E questa ovviamente è una cosa che i russi non permetterebbero mai.
A questo punto anche un bambino capirebbe quali possano essere le conseguenze di una nuova escalation sul territorio Ucraino.
I primi a ricevere le bombe atomiche dei russi, in caso di guerra nucleare, saremmo certo noi e non gli americani.
Massimo Mazzucco
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CASO COSPITO: L’IPOCRISIA DEL POTERE
Il caso Cospito è un caso emblematico, perchè mette in luce in tutta la sua evidenza la contraddizione fra “stato” e “potere”.
Le vicende sono note: un anarchico viene arrestato per aver messo una bomba davanti a una caserma dei carabinieri, e nonostante non abbia provocato nè morti nè feriti, finisce al 41 bis. Questa ingiustizia lo ha portato a mettere in atto lo sciopero della fame, e ora che rischia di morire il suo caso è salito alla ribalta.
Le persone normali – cioè tutti noi – si domandano perchè tanta ferocia per punire un gesto che non ha causato nemmeno una vittima? Come ci spiega Wikipedia, il 41 bis “si applica in presenza di gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, e consente al Ministro della giustizia di sospendere le garanzie e gli istituti dell'ordinamento penitenziario, per applicare "le restrizioni necessarie" nei confronti dei detenuti condannati, indagati o imputati per i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso, nonché i delitti commessi per mezzo dell'associazione o per avvantaggiarla.”
Con tutto questo, Cospito non c’entra niente. Da cui, due domande: 1) perchè tanta ferocia nell’applicare a lui il carcere duro, e 2) perchè tanta ostinazione nel non voler rimuovere quella misura, quando è ormai evidente per tutti che si tratti di una condanna eccessiva?
Per rispondere alla prima domanda possiamo solo fare una illazione: che “qualcuno” di molto potente, ai vertici degli apparati militari (ricordiamo che i Carabinieri fanno parte dell’esercito) abbia voluto dare una “punizione esemplare” a Cospito, “per mandare un segnale preciso a chiunque osasse minacciare le forze armate”. In questo caso, i giudici avrebbero accontentato i vertici militari, comminando la condanna clamorosa al 41 bis.
Per rispondere alla seconda domanda invece basta il buon senso: perchè non rimuovere quella misura, ora che è palese che sia eccessiva? Perchè ovviamente “lo stato” non ammetterà mai di essersi sbagliato. Ne va della credibilità delle istituzioni (pensano loro), e quindi ormai si tira dritto, succeda quel che succeda. Anche di fronte alle montanti proteste della piazza.
Basta leggere le recenti dichiarazioni del governo, per avere la conferma di questa tesi (fonte ANSA): "Lo Stato non scende a patti con chi minaccia". "Azioni del genere - assicura la Presidenza del Consiglio - non intimidiranno le istituzioni. Tanto meno se l'obiettivo è quello di far allentare il regime detentivo più duro per i responsabili di atti terroristici".
Eccoci al punto: curiosamente, quando si tratta di votare, ci raccontano che “lo stato siamo noi”. E noi tutti felici corriamo a votare, convinti di fare parte di una grande famiglia. Poi però, quando viene messa in discussione la credibilità delle istituzioni, “lo stato” diventano “loro”, ovvero quei volti oscuri che detengono il potere e lo esercitano in modo assolutamente arbitrario. E quei volti oscuri si nascondono proprio dietro la parola “stato” per difendere le proprie posizioni acquisite, e per non ammettere di avere sbagliato.
Massimo Mazzucco
Il caso Cospito è un caso emblematico, perchè mette in luce in tutta la sua evidenza la contraddizione fra “stato” e “potere”.
Le vicende sono note: un anarchico viene arrestato per aver messo una bomba davanti a una caserma dei carabinieri, e nonostante non abbia provocato nè morti nè feriti, finisce al 41 bis. Questa ingiustizia lo ha portato a mettere in atto lo sciopero della fame, e ora che rischia di morire il suo caso è salito alla ribalta.
Le persone normali – cioè tutti noi – si domandano perchè tanta ferocia per punire un gesto che non ha causato nemmeno una vittima? Come ci spiega Wikipedia, il 41 bis “si applica in presenza di gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica, e consente al Ministro della giustizia di sospendere le garanzie e gli istituti dell'ordinamento penitenziario, per applicare "le restrizioni necessarie" nei confronti dei detenuti condannati, indagati o imputati per i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso, nonché i delitti commessi per mezzo dell'associazione o per avvantaggiarla.”
Con tutto questo, Cospito non c’entra niente. Da cui, due domande: 1) perchè tanta ferocia nell’applicare a lui il carcere duro, e 2) perchè tanta ostinazione nel non voler rimuovere quella misura, quando è ormai evidente per tutti che si tratti di una condanna eccessiva?
Per rispondere alla prima domanda possiamo solo fare una illazione: che “qualcuno” di molto potente, ai vertici degli apparati militari (ricordiamo che i Carabinieri fanno parte dell’esercito) abbia voluto dare una “punizione esemplare” a Cospito, “per mandare un segnale preciso a chiunque osasse minacciare le forze armate”. In questo caso, i giudici avrebbero accontentato i vertici militari, comminando la condanna clamorosa al 41 bis.
Per rispondere alla seconda domanda invece basta il buon senso: perchè non rimuovere quella misura, ora che è palese che sia eccessiva? Perchè ovviamente “lo stato” non ammetterà mai di essersi sbagliato. Ne va della credibilità delle istituzioni (pensano loro), e quindi ormai si tira dritto, succeda quel che succeda. Anche di fronte alle montanti proteste della piazza.
Basta leggere le recenti dichiarazioni del governo, per avere la conferma di questa tesi (fonte ANSA): "Lo Stato non scende a patti con chi minaccia". "Azioni del genere - assicura la Presidenza del Consiglio - non intimidiranno le istituzioni. Tanto meno se l'obiettivo è quello di far allentare il regime detentivo più duro per i responsabili di atti terroristici".
Eccoci al punto: curiosamente, quando si tratta di votare, ci raccontano che “lo stato siamo noi”. E noi tutti felici corriamo a votare, convinti di fare parte di una grande famiglia. Poi però, quando viene messa in discussione la credibilità delle istituzioni, “lo stato” diventano “loro”, ovvero quei volti oscuri che detengono il potere e lo esercitano in modo assolutamente arbitrario. E quei volti oscuri si nascondono proprio dietro la parola “stato” per difendere le proprie posizioni acquisite, e per non ammettere di avere sbagliato.
Massimo Mazzucco
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TERREMOTO IN TURCHIA: CATASTROFE NATURALE?
https://www.luogocomune.net/16-geopolitica/6171-terremoto-in-turchia-catastrofe-naturale
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SEYMOUR HERSH: “E’ STATO BIDEN A FAR SALTARE IL GASDOTTO NORD STREAM”
Seymour Hersh (premio Pulitzer) è senza dubbio il più famoso giornalista investigativo al mondo. Solo per citare qualche esempio, fu lui a denunciare al mondo il massacro di MyLai (Vietnam) da parte degli americani, e fu lui a denunciare al mondo l’Operazione Copper Green, con la quale Rumsfeld (allora ministro della difesa) autorizzava di fatto le torture nel carcere iracheno di Abu-Grahib. Seymour Hersh usa solo fonti di primissima mano, e a loro volta queste fonti si fidano ciecamente di lui, perchè ne conoscono la correttezza e l’accuratezza nel riportare i fatti raccontati. In questo articolo pubblicato ieri, Hersh racconta nei dettagli come sia stata concepita ed eseguita l’operazione di sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 da parte degli americani e dei loro alleati norvegesi. (L’articolo originale è molto lungo. Ne riportiamo qui i passaggi più salienti).
https://www.luogocomune.net/16-geopolitica/6172-seymour-hersh-%E2%80%9Ce%E2%80%99-stato-biden-a-far-saltare-il-gasdotto-nord-stream%E2%80%9D
Seymour Hersh (premio Pulitzer) è senza dubbio il più famoso giornalista investigativo al mondo. Solo per citare qualche esempio, fu lui a denunciare al mondo il massacro di MyLai (Vietnam) da parte degli americani, e fu lui a denunciare al mondo l’Operazione Copper Green, con la quale Rumsfeld (allora ministro della difesa) autorizzava di fatto le torture nel carcere iracheno di Abu-Grahib. Seymour Hersh usa solo fonti di primissima mano, e a loro volta queste fonti si fidano ciecamente di lui, perchè ne conoscono la correttezza e l’accuratezza nel riportare i fatti raccontati. In questo articolo pubblicato ieri, Hersh racconta nei dettagli come sia stata concepita ed eseguita l’operazione di sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 da parte degli americani e dei loro alleati norvegesi. (L’articolo originale è molto lungo. Ne riportiamo qui i passaggi più salienti).
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IL DEBUNKING È FINITO. ARRIVA IL PREBUNKING
Puente, Attivissimo, Polidoro, fatevi da parte. Ormai siete obsoleti. Il debunking è passato di moda.
A quanto pare, serve a poco inseguire le informazioni scomode per cercare di smontarle: con i tempi millesimali di oggi, il debunker arriva comunque sempre in ritardo, e quando ci mette una pezza ormai il danno è fatto.
Ecco che allora Google scopre il prebunking, ovvero anticipare la disinformazione, prima ancora che inizi a diffondersi.
Il progetto si chiama Jigsaw, e nella sua pagina di presentazione, Google scrive: “Jigsaw è una unità all’interno di Google che esplora le minacce alle società aperte (open societies), e costruisce tecnologie che ispirano soluzioni modulari. Noi prevediano le minacce emergenti ed esploriamo il modo in cui la tecnologia può proteggere gli individui e le società”. (Lo fanno sempre “per proteggerci”, questo ormai è un classico). E poi ancora: “Man mano che le campagne di disinformazione diventano più sofisticate, noi costruiamo nuove tecnologie per rafforzare le nostre difese comuni”.
In che cosa consistano queste “nuove tecnologie” non viene chiarito, ma in questa pagina del loro blog, viene spiegato ad esempio come siano stati fatti alcuni esperimenti per “prevenire la disinformazione” sulla guerra in Ucraina già nel 2022. Sono stati fatti dei video “preventivi”, che spiegavano come combattere eventuali campagne di disinformazione (che ancora non erano nate) sul potenziale effetto negativo dei rifugiati in Europa.
Naturalmente, nessuno è così ingenuo da pensare che quando Google parla di “nuove tecnologie” si limiti a qualche video propagandistico. Probabilmente, l’idea è quella di tenere sotto controllo le “fonti pericolose”, grazie ad un algoritmo, e bloccare immediatamente qualunque contenuto scomodo, prima ancora che compaia in rete.
Un pò come in Minority Report, dove il cittadino che si presume stia per commettere un reato, viene arrestato prima ancora che possa commetterlo.
Benvenuti nel Nuovo Ordine Mondiale
Massimo Mazzucco
Qui un articolo della Associated Press sul “prebunking” https://apnews.com/article/technology-science-politics-germany-business-a10273eea5a0227c38187cc4f84d8788
Puente, Attivissimo, Polidoro, fatevi da parte. Ormai siete obsoleti. Il debunking è passato di moda.
A quanto pare, serve a poco inseguire le informazioni scomode per cercare di smontarle: con i tempi millesimali di oggi, il debunker arriva comunque sempre in ritardo, e quando ci mette una pezza ormai il danno è fatto.
Ecco che allora Google scopre il prebunking, ovvero anticipare la disinformazione, prima ancora che inizi a diffondersi.
Il progetto si chiama Jigsaw, e nella sua pagina di presentazione, Google scrive: “Jigsaw è una unità all’interno di Google che esplora le minacce alle società aperte (open societies), e costruisce tecnologie che ispirano soluzioni modulari. Noi prevediano le minacce emergenti ed esploriamo il modo in cui la tecnologia può proteggere gli individui e le società”. (Lo fanno sempre “per proteggerci”, questo ormai è un classico). E poi ancora: “Man mano che le campagne di disinformazione diventano più sofisticate, noi costruiamo nuove tecnologie per rafforzare le nostre difese comuni”.
In che cosa consistano queste “nuove tecnologie” non viene chiarito, ma in questa pagina del loro blog, viene spiegato ad esempio come siano stati fatti alcuni esperimenti per “prevenire la disinformazione” sulla guerra in Ucraina già nel 2022. Sono stati fatti dei video “preventivi”, che spiegavano come combattere eventuali campagne di disinformazione (che ancora non erano nate) sul potenziale effetto negativo dei rifugiati in Europa.
Naturalmente, nessuno è così ingenuo da pensare che quando Google parla di “nuove tecnologie” si limiti a qualche video propagandistico. Probabilmente, l’idea è quella di tenere sotto controllo le “fonti pericolose”, grazie ad un algoritmo, e bloccare immediatamente qualunque contenuto scomodo, prima ancora che compaia in rete.
Un pò come in Minority Report, dove il cittadino che si presume stia per commettere un reato, viene arrestato prima ancora che possa commetterlo.
Benvenuti nel Nuovo Ordine Mondiale
Massimo Mazzucco
Qui un articolo della Associated Press sul “prebunking” https://apnews.com/article/technology-science-politics-germany-business-a10273eea5a0227c38187cc4f84d8788
AP News
Google to expand misinformation 'prebunking' in Europe
Google is expanding an initiative that shows promise in fighting online misinformation. The tech company announced Monday that it will roll out a new “prebunking” campaign in Germany.
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L’EGEMONIA AMERICANA E I SUOI PERICOLI
Il seguente articolo potrebbe sembrare il classico sfogo di un qualunque anti-americano di oggi. Il problema è che compare direttamente sulla pagina ufficiale del ministero degli esteri cinese.
https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjbxw/202302/t20230220_11027664.html
Leggi la traduzione completa su luogocomune.net (consiglio vivamente la lettura, anche se è molto lungo).
Il seguente articolo potrebbe sembrare il classico sfogo di un qualunque anti-americano di oggi. Il problema è che compare direttamente sulla pagina ufficiale del ministero degli esteri cinese.
https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjbxw/202302/t20230220_11027664.html
Leggi la traduzione completa su luogocomune.net (consiglio vivamente la lettura, anche se è molto lungo).
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COSA SUCCEDE IN ISRAELE?
Da giorni i telegiornali ci mostrano le immagini degli israeliani che protestano contro il governo di Netaniahu, ma nessuno si sforza di spiegarci bene a cosa siano dovute queste proteste. Ci proviamo noi.
La risposta sintetica è che gli israeliani protestano contro la violenta sterzata a destra del proprio governo, dopo che i risultati elettorali hanno obbligato Netaniahu a formare una alleanza innaturale con il partito di estrema destra Otzma Yehudit, guidato dall’estremista ultraconservatore Itamar Ben-Gvir (immaginate un Salvini che prenda steroidi da vent’anni).
Tanto per essere chiari, Ben-Gvir è l’attivista che nel 1995 minacciò di morte il primo ministro israeliano Rabin, che aveva appena firmato gli Accordi di Oslo con i palestinesi. Pochi giorni dopo quelle minacce, Rabin fu effettivamente assassinato da un estremista di destra. Ben-Gvir ha fatto spesso discorsi apertamente razziali contro gli arabi di Israele, è stato più volte arrestato per incitazione all’odio e alla violenza, e sostiene che tutti gli arabi dovrebbero essere cacciati da Israele “eccetto quelli che dichiarino una lealtà incondizionata al nostro paese”. Ovvero, praticamente nessuno.
In seguito alla recente alleanza di governo, Ben-Gvir è diventato Ministro della Sicurezza Nazionale, e in questo ruolo si è subito preoccupato di andare a provocare i palestinesi con una visita improvvisata alla Spianata delle Moschee, lo scorso gennaio. Dopodichè ha ordinato la demolizione di alcune case di palestinesi durante il Ramadan.
Ma il suo reale peso politico ha iniziato a farsi sentire quando Netaniahu ha tentato di introdurre una pesante riforma, che metterebbe di fatto nelle mani della coalizione di governo la scelta dei giudici, e permetterebbe alla coalizione stessa di annullare qualunque decisione da loro presa in modo indipendente.
Questa “riforma giudiziaria” – come la chiama Netaniahu – è in realtà un tentativo palese di cancellare ogni più elementare diritto democratico, annullando la separazione dei poteri, e questo ha scatenato le proteste in piazza degli israeliani.
E qui si è inserito nuovamente Ben-Gvir, che durante le manifestazioni ha obbligato il capo della polizia, Shabtai, a licenziare un comandante della polizia locale, Eshed, che si era rifiutato di usare la mano pesante contro i manifestanti.
Questo non ha fatto che alzare ulteriormente il livello delle proteste in Israele, dove si rischia ora una vera e propria crisi istituzionale.
Da tutto questo si comprende chiaramente come Netaniahu – che ha bisogno di restare in qualunque modo al governo, pur di rimandare le cause legali che lo attendono – sia letteralmente ostaggio di Ben-Gvir.
Per fortuna sono gli israeliani stessi a ribellarsi contro questa svolta a destra, tanto autoritaria quanto pericolosa per l’equilibrio stesso della loro nazione.
Come abbiamo detto tante volte, nessuno dall’esterno potrà mai risolvere la questione palestinese. Solo gli israeliani potranno farlo, dal loro interno, appianando una volta per tutte l’eterno contrasto fra il sionismo più radicale e le forze moderate e democratiche del paese.
Massimo Mazzucco
Da giorni i telegiornali ci mostrano le immagini degli israeliani che protestano contro il governo di Netaniahu, ma nessuno si sforza di spiegarci bene a cosa siano dovute queste proteste. Ci proviamo noi.
La risposta sintetica è che gli israeliani protestano contro la violenta sterzata a destra del proprio governo, dopo che i risultati elettorali hanno obbligato Netaniahu a formare una alleanza innaturale con il partito di estrema destra Otzma Yehudit, guidato dall’estremista ultraconservatore Itamar Ben-Gvir (immaginate un Salvini che prenda steroidi da vent’anni).
Tanto per essere chiari, Ben-Gvir è l’attivista che nel 1995 minacciò di morte il primo ministro israeliano Rabin, che aveva appena firmato gli Accordi di Oslo con i palestinesi. Pochi giorni dopo quelle minacce, Rabin fu effettivamente assassinato da un estremista di destra. Ben-Gvir ha fatto spesso discorsi apertamente razziali contro gli arabi di Israele, è stato più volte arrestato per incitazione all’odio e alla violenza, e sostiene che tutti gli arabi dovrebbero essere cacciati da Israele “eccetto quelli che dichiarino una lealtà incondizionata al nostro paese”. Ovvero, praticamente nessuno.
In seguito alla recente alleanza di governo, Ben-Gvir è diventato Ministro della Sicurezza Nazionale, e in questo ruolo si è subito preoccupato di andare a provocare i palestinesi con una visita improvvisata alla Spianata delle Moschee, lo scorso gennaio. Dopodichè ha ordinato la demolizione di alcune case di palestinesi durante il Ramadan.
Ma il suo reale peso politico ha iniziato a farsi sentire quando Netaniahu ha tentato di introdurre una pesante riforma, che metterebbe di fatto nelle mani della coalizione di governo la scelta dei giudici, e permetterebbe alla coalizione stessa di annullare qualunque decisione da loro presa in modo indipendente.
Questa “riforma giudiziaria” – come la chiama Netaniahu – è in realtà un tentativo palese di cancellare ogni più elementare diritto democratico, annullando la separazione dei poteri, e questo ha scatenato le proteste in piazza degli israeliani.
E qui si è inserito nuovamente Ben-Gvir, che durante le manifestazioni ha obbligato il capo della polizia, Shabtai, a licenziare un comandante della polizia locale, Eshed, che si era rifiutato di usare la mano pesante contro i manifestanti.
Questo non ha fatto che alzare ulteriormente il livello delle proteste in Israele, dove si rischia ora una vera e propria crisi istituzionale.
Da tutto questo si comprende chiaramente come Netaniahu – che ha bisogno di restare in qualunque modo al governo, pur di rimandare le cause legali che lo attendono – sia letteralmente ostaggio di Ben-Gvir.
Per fortuna sono gli israeliani stessi a ribellarsi contro questa svolta a destra, tanto autoritaria quanto pericolosa per l’equilibrio stesso della loro nazione.
Come abbiamo detto tante volte, nessuno dall’esterno potrà mai risolvere la questione palestinese. Solo gli israeliani potranno farlo, dal loro interno, appianando una volta per tutte l’eterno contrasto fra il sionismo più radicale e le forze moderate e democratiche del paese.
Massimo Mazzucco
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FUKUSHIMA: IL PEGGIO DEVE ANCORA ARRIVARE
Forse non sarà necessario aspettare una guerra atomica fra russi e americani, per goderci le piacevoli conseguenze di una contaminazione nucleare. Basterà aspettare che i giapponesi riversino in mare 1 milione e 300.000 tonnellate di acqua contaminata che fino ad oggi è stata stipata nelle centinaia di cisterne che circondano la vecchia centrale (le vedete tutte nella foto del titolo).
I giapponesi sostengono che ormai le cisterne hanno raggiunto la capacità limite, e che bisognerà iniziare a rovesciare in mare il loro contenuto. Questo naturalmente ha scatenato le proteste dei cinesi, dei coreani, dei russi, e della confederazione delle isole del Pacifico, che saranno i primi paesi a vedere il proprio mare contaminato dalle acque radioattive. Si calcola infatti che nell’arco di tre anni l’intero oceano Pacifico sarà contaminato, mentre nell’arco di 10 anni la contaminazione dovrebbe raggiungere tutti gli altri oceani del mondo.
Le conseguenze disastrose sull’ecosistema possono essere solo vagamente immaginate.
La confederazione delle Isole del Pacifico accusa apertamente il Giappone di non voler condividere i dati scientifici sulle acque contaminate, come invece avevano promesso di fare.
E mentre le varie nazioni del Pacifico lamentano apertamente i rischi di questa operazione, tutto il mondo occidentale – di cui il Giappone è alleato – sembra voler ignorare questo pericolo.
Evidentemente la “comunità internazionale” esiste solo quando dobbiamo aggredire militarmente un paese che vogliamo depredare. Ma quando si tratta di mettere in difficoltà uno di noi, allora piuttosto si tace. Anche se il prezzo, in questo caso, rischia di essere un disastro ecologico di portata planetaria.
Massimo Mazzucco https://www.globaltimes.cn/page/202303/1286726.shtml
Forse non sarà necessario aspettare una guerra atomica fra russi e americani, per goderci le piacevoli conseguenze di una contaminazione nucleare. Basterà aspettare che i giapponesi riversino in mare 1 milione e 300.000 tonnellate di acqua contaminata che fino ad oggi è stata stipata nelle centinaia di cisterne che circondano la vecchia centrale (le vedete tutte nella foto del titolo).
I giapponesi sostengono che ormai le cisterne hanno raggiunto la capacità limite, e che bisognerà iniziare a rovesciare in mare il loro contenuto. Questo naturalmente ha scatenato le proteste dei cinesi, dei coreani, dei russi, e della confederazione delle isole del Pacifico, che saranno i primi paesi a vedere il proprio mare contaminato dalle acque radioattive. Si calcola infatti che nell’arco di tre anni l’intero oceano Pacifico sarà contaminato, mentre nell’arco di 10 anni la contaminazione dovrebbe raggiungere tutti gli altri oceani del mondo.
Le conseguenze disastrose sull’ecosistema possono essere solo vagamente immaginate.
La confederazione delle Isole del Pacifico accusa apertamente il Giappone di non voler condividere i dati scientifici sulle acque contaminate, come invece avevano promesso di fare.
E mentre le varie nazioni del Pacifico lamentano apertamente i rischi di questa operazione, tutto il mondo occidentale – di cui il Giappone è alleato – sembra voler ignorare questo pericolo.
Evidentemente la “comunità internazionale” esiste solo quando dobbiamo aggredire militarmente un paese che vogliamo depredare. Ma quando si tratta di mettere in difficoltà uno di noi, allora piuttosto si tace. Anche se il prezzo, in questo caso, rischia di essere un disastro ecologico di portata planetaria.
Massimo Mazzucco https://www.globaltimes.cn/page/202303/1286726.shtml
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Chinese FM urges Japan to deal with nuclear-contaminated wastewater in a responsible manner
China's Foreign Ministry on Monday urged Japan to deal with the nuclear-contaminated wastewater from the destroyed Fukushima nuclear plant in an open, transparent, scientific and safe manner, saying it must not start discharging the water into the sea before…
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IL CASO TRUMP-DANIELS
Mentre restiamo in attesa di vedere se Donald Trump sarà arrestato dal procuratore generale di New York, molti si domandano su cosa sia basata effettivamente la potenziale imputazione.
Non risulta infatti che sia un reato pagare una porno-star, sia per fare del sesso con lei, sia per chiederle di tacere dopo averlo fatto. Al massimo questo potrà rappresentare un problema fra Trump e sua moglie, ma perchè l’ex-presidente rischia addirittura di essere incriminato?
Il problema sono i soldi che sono stati usati per tacitare Stormy Daniels. Noi sappiamo infatti che inizialmente l’avvocato di Trump, Michael Cohen, aveva anticipato alla Daniels 130.000 dollari di tasca sua, per farla tacere. Ma al momento di farsi rimborsare, Trump non ha usato soldi personali, bensì i soldi che aveva raccolto per la campagna elettorale. E non gli ha restituito solo i 130.000, gliene ha dati addirittura 400.000.
Quindi, di fatto, Trump ha utilizzato 400.000 $ raccolti per la campagna elettorale per motivi personali. E questo è chiaramente proibito: i soldi che ricevi per la campagna elettorale devono essere spesi per la campagna elettorale, in totale trasparenza. Questo è il reato di cui Trump è accusato.
Esattamente come accadde per Bill Clinton, con il caso Levinsky: il problema non era l’atto sessuale in sè, ma il fatto di aver mentito sotto giuramento quando aveva negato quell’atto.
Ed esattamente come per Bill Clinton, ora i giochi si sono rovesciati, e sono i democratici ad utilizzare la legge per cercare di azzoppare l’avversario politico.
In tutto questo gongola Ron De Santis, il potenziale sfidante di Trump alle primarie repubblicane del 2024, che interrogato sul caso Trump se n’è lavato le mani dicendo: “Cosa volete che sappia io di soldi pagati di nascosto ad una pornostar per mantenere il silenzio su un presunto rapporto sessuale?”
Ma Trump non ha digerito la stilettata, e ha subito risposto che “presto De Santis scoprirà cosa vuol dire essere accusato di un rapporto sessuale illecito, magari con una minorenne, o magari con un omosessuale”.
Non sappiamo quali carte abbia in tasca Donald Trump, ma una cosa è certa: quando c’è di mezzo lui, non c’è mai da annoiarsi.
In tutto questo, chi ci guadagna è Hunter Biden, che invece viene misteriosamente ignorato dalle procure americane per i mille affari sporchi che ha condotto con i biolaboratori in Ucraina.
Ma queste, come sappiamo, sono cose serie. Molto meglio dare in pasto alla popolazione gli exploit sessuali dei loro presidenti.
Sono i miracoli del Deep State.
Massimo Mazzucco
Mentre restiamo in attesa di vedere se Donald Trump sarà arrestato dal procuratore generale di New York, molti si domandano su cosa sia basata effettivamente la potenziale imputazione.
Non risulta infatti che sia un reato pagare una porno-star, sia per fare del sesso con lei, sia per chiederle di tacere dopo averlo fatto. Al massimo questo potrà rappresentare un problema fra Trump e sua moglie, ma perchè l’ex-presidente rischia addirittura di essere incriminato?
Il problema sono i soldi che sono stati usati per tacitare Stormy Daniels. Noi sappiamo infatti che inizialmente l’avvocato di Trump, Michael Cohen, aveva anticipato alla Daniels 130.000 dollari di tasca sua, per farla tacere. Ma al momento di farsi rimborsare, Trump non ha usato soldi personali, bensì i soldi che aveva raccolto per la campagna elettorale. E non gli ha restituito solo i 130.000, gliene ha dati addirittura 400.000.
Quindi, di fatto, Trump ha utilizzato 400.000 $ raccolti per la campagna elettorale per motivi personali. E questo è chiaramente proibito: i soldi che ricevi per la campagna elettorale devono essere spesi per la campagna elettorale, in totale trasparenza. Questo è il reato di cui Trump è accusato.
Esattamente come accadde per Bill Clinton, con il caso Levinsky: il problema non era l’atto sessuale in sè, ma il fatto di aver mentito sotto giuramento quando aveva negato quell’atto.
Ed esattamente come per Bill Clinton, ora i giochi si sono rovesciati, e sono i democratici ad utilizzare la legge per cercare di azzoppare l’avversario politico.
In tutto questo gongola Ron De Santis, il potenziale sfidante di Trump alle primarie repubblicane del 2024, che interrogato sul caso Trump se n’è lavato le mani dicendo: “Cosa volete che sappia io di soldi pagati di nascosto ad una pornostar per mantenere il silenzio su un presunto rapporto sessuale?”
Ma Trump non ha digerito la stilettata, e ha subito risposto che “presto De Santis scoprirà cosa vuol dire essere accusato di un rapporto sessuale illecito, magari con una minorenne, o magari con un omosessuale”.
Non sappiamo quali carte abbia in tasca Donald Trump, ma una cosa è certa: quando c’è di mezzo lui, non c’è mai da annoiarsi.
In tutto questo, chi ci guadagna è Hunter Biden, che invece viene misteriosamente ignorato dalle procure americane per i mille affari sporchi che ha condotto con i biolaboratori in Ucraina.
Ma queste, come sappiamo, sono cose serie. Molto meglio dare in pasto alla popolazione gli exploit sessuali dei loro presidenti.
Sono i miracoli del Deep State.
Massimo Mazzucco
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