𝗗𝗜𝗦𝗜𝗡𝗙𝗢𝗥𝗠𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘.𝗜𝗧 - Marcello Pamio
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PAVEL DUROV ANNUNCIA UN LABORATORIO AI DI TELEGRAM AD ASTANA

Il Digital Bridge 2025, il più grande evento IT dell’Asia Centrale tenutosi ad Astana il 2 ottobre, ha acceso i riflettori sull’intelligenza artificiale e sul ruolo del Kazakistan come hub tecnologico.
Tra i protagonisti, Pavel Durov, fondatore e CEO di Telegram, ha catturato l’attenzione con un discorso iniziato con una battuta sul matrimonio a proseguendo con visioni audaci per il futuro dell’IA.

🔹Una battuta per rompere il ghiaccio

Vestito interamente di nero, Durov ha aperto il suo intervento con una nota leggera: "È sempre un piacere tornare in Kazakistan, un luogo che unisce tecnologia, tradizione, istruzione e valori familiari. Un amico americano mi ha suggerito di trovare una moglie qui, ma purtroppo oggi sono qui per parlare di intelligenza artificiale!"
La battuta ha strappato sorrisi al pubblico, tra cui figuravano il Presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev e il Presidente ungherese Tamás Sulyok.

🔹Telegram apre un laboratorio AI ad Astana

Durov ha annunciato l’apertura di un laboratorio di ricerca sull’IA presso il l’International Artificial Intelligence Center di Astana, in collaborazione con il supercomputer cluster del Ministero dello Sviluppo Digitale kazako. "Negli ultimi mesi, Telegram ha lavorato silenziosamente a una tecnologia che integra blockchain e IA" ha dichiarato.
"Questa innovazione permetterà a oltre un miliardo di utenti di accedere a funzionalità IA su una rete di calcolo decentralizzata, basata su tre principi: trasparenza, efficienza e privacy."

Il fondatore di Telegram ha anche evidenziato i progressi nella collaborazione con il Kazakistan, che hanno permesso di migliorare la velocità di accesso per i 12 milioni di utenti di Telegram nel Paese.
"Questo è solo l’inizio. Insieme, possiamo portare l’IA a un miliardo di persone in modo trasparente ed efficiente," ha aggiunto.

🔹Il Kazakistan come ponte digitale

Il Presidente Tokayev ha sottolineato l’importanza di un accesso inclusivo all’IA: "È fondamentale che i cittadini comprendano come funzionano gli algoritmi, dai prestiti ai servizi pubblici. L’IA non deve approfondire le disuguaglianze sociali o diventare uno strumento di manipolazione."
Ha poi invitato filosofi, sociologi ed esperti legali a collaborare con i tecnici per garantire che l’IA rifletta valori sociali e morali diversificati.

Il Presidente ungherese Sulyok ha lodato il Kazakistan come un hub tecnologico emergente, sottolineando come le sue radici orientali e la mentalità aperta lo rendano un punto di incontro tra Est e Ovest. "L’innovazione può arrivare da molte direzioni" ha affermato.

🔹Un futuro generativo... e addio Grok?

Con il tema "Generative Nation" il Digital Bridge 2025 ha ribadito la visione del Kazakistan di diventare una società basata sulla conoscenza, sostenuta da tecnologie avanzate e dall’IA. Il forum, che continua fino al 4 ottobre, ha già coinvolto oltre 67.000 partecipanti da più di 100 Paesi, con 1.000 speaker e 500 startup.

E mentre Telegram accelera sul proprio binario IA decentralizzata, questa notizia sembra mettere il chiodo finale sulla bara del fantomatico progetto di integrazione con Grok di Elon Musk – quel deal da 300 milioni annunciato (e poi smentito) a maggio, che non ha mai visto la luce.
Durov sembra aver deciso di andare per la sua strada sviluppando un modello IA per la piattaforma di Telegram!

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Forwarded from Andrea Busato | Canale Ufficiale (Andrea Busato)
La nave della libertà digitale sta affondando?

Pavel Durov, fondatore di Telegram, ha lanciato un messaggio di allarme chiaro usando una metafora potente: l’esperienza del Titanic.
Secondo Durov, la nostra "nave" — quella delle libertà personali — ha già colpito l’iceberg. Stiamo affondando lentamente, ma molti non se ne sono ancora accorti. Così come sul Titanic molte persone attesero anche due ore prima di accorgersi del pericolo e abbandonare la nave, la "libertà digitale" è sotto attacco e molti fanno finta di nulla. E il problema più grave, dice, è che le stesse tecniche di controllo un tempo tipiche di regimi autoritari stanno comparendo sempre più spesso anche in paesi occidentali.

I segnali d’allarme

Durov elenca alcuni fatti concreti:

Nel Regno Unito migliaia di persone vengono arrestate ogni anno per post sui social media.
In Germania si rischia il carcere per aver insultato un politico online.
In Francia si registra un’impennata di sequestri legati a criptovalute e furti di dati.
Sempre più cittadini rinunciano a usare il proprio nome reale online per paura di ripercussioni.

Il meccanismo che più lo preoccupa è l’applicazione selettiva delle leggi: si creano talmente tante norme complesse e contraddittorie che nessuno riesce a rispettarle tutte. Così facendo uno Stato autoritario può decidere chi perseguire e chi no, a seconda di quanto quel soggetto sia "allineato" o disposto a cedere.

Nel mondo della comunicazione digitale questo scenario ha conseguenze dirette e concrete:

Autocensura diffusa
Quando le persone temono di essere multate o arrestate per un commento, smettono di esprimersi liberamente. Il dibattito pubblico si impoverisce e la qualità della democrazia ne risente.

Identità e privacy sotto pressione
Sempre più utenti abbandonano i profili reali per usare pseudonimi o tool di anonimato. Piattaforme che proteggono la privacy diventano rifugi, ma anche bersagli di pressioni governative.

Piattaforme vs Governi
Il caso di Durov stesso (arrestato in Francia nel 2024 e ancora sotto indagine) dimostra quanto sia difficile per un’azienda tecnologica difendere la neutralità quando uno Stato chiede di “spegnere” determinate voci o di consegnare i dati degli utenti.

Il paradosso sicurezza vs libertà
La frase finale di Durov, citando Benjamin Franklin riassume il dilemma centrale:
«Coloro che sono disposti a rinunciare alla propria libertà essenziale in cambio di una sicurezza temporanea non meritano né libertà né sicurezza.»

Cosa si può ancora fare?

Non serve drammatizzare, ma serve (come sempre) aumentare la propria conoscenza e consapevolezza. Come utenti possiamo:

Scegliere piattaforme che difendono realmente la crittografia e la neutralità.
Usare strumenti di privacy come VPN, wallet self-custody, e identità decentralizzate.
Sostenere un dibattito pubblico onesto sul confine tra moderazione dei contenuti e censura.
Non dare per scontato che "tanto in Occidente non può succedere".

La domanda di Durov resta aperta: Preferisci scambiare un po’ di sicurezza "temporanea" per la tua libertà essenziale? 

Questi concetti sono di grande qualità in quanto proprio in queste ore, dove il famigerato Chat Control 1.0 ha fatto un passo avanti verso la sua applicazione, il CEO di Telegram ha confermato che la piattaforma non effettuerà alcuna scansione dei messaggi privati, indipendentemente dalle richieste dell’Unione Europea.

Qual’è la tua opinione? Se ti va, scrivetelo nei commenti!

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