Movisol
Quando la diplomazia ha momentaneamente avuto la meglio sulla guerra
La scorsa settimana sono scattati due drammatici conti alla rovescia, con scadenze che, in assenza di una soluzione a breve termine, avrebbero potuto portare a una ripresa dei combattimenti. Uno era il Project Freedom, la minaccia di Trump di forzare militarmente il blocco dello Stretto di Hormuz sfidando il fuoco iraniano; l’altro proveniva da Zelensky, che minacciava di inviare uno sciame di droni a Mosca per interrompere la parata della Vittoria il 9 maggio. Entrambe le scadenze sono trascorse senza incidenti, grazie alle iniziative diplomatiche e alle pressioni politiche.
La sequenza di eventi che ha impedito lo scoppio di nuovi combattimenti rivela molto sulla fine dell’“Ordine basato sulle regole”, che si fondava sull’egemonia militare ed economica anglo-americana. La decisione di Trump di sospendere il Project Freedom è stata almeno in parte dovuta a due telefonate, una da Putin e l’altra dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman. Mentre il resoconto russo della telefonata di un’ora e mezza tra Putin e Trump ha messo in evidenza che l’argomento principale della conversazione era come affrontare la minaccia di Zelensky, va notato che Putin era stato coinvolto anche in un’offensiva diplomatica volta a porre fine alla guerra con l’Iran.
Il Project Freedom è stato sospeso il 5 maggio: il ministro degli Esteri iraniano Araghchi (foto) ha trascorso le ultime settimane in viaggio, prima incontrando i leader pakistani il 25 aprile. Ha lasciato Islamabad il giorno successivo, diretto in Oman, poi a San Pietroburgo, per incontrare Putin. Al termine dei colloqui con Putin, Araghchi ha ringraziato il leader russo e il suo Paese per il sostegno, elogiando al contempo la loro “partnership strategica”. È poi tornato in Pakistan per la terza volta, per riferire al primo ministro Shebaz Sharif. Il 6 maggio, il ministro iraniano era in Cina, dove ha incontrato il suo omologo Wang Yi.
Trump ha parlato con Bin Salman dopo che Riad aveva informato la Casa Bianca che i sauditi avrebbero negato l’uso della base aerea Prince Sultan per missioni contro l’Iran. Trump non è riuscito a convincere il principe ereditario a cambiare idea, causando un problema logistico per l’esercito statunitense. Trump non ha menzionato questo aspetto quando ha annunciato la “sospensione” del Project Freedom, ma il no saudita è stato interpretato come una delle cause principali della decisione.
L’offensiva diplomatica iraniana incorpora diversi elementi che hanno aperto un fianco contro lo sforzo bellico USA-Israele. Lo scorso anno, i cinesi hanno mediato un riavvicinamento tra l’Iran e i sauditi, che hanno recentemente concluso un accordo di cooperazione militare con il Pakistan che include una componente di ombrello nucleare. Trump ha già incontrato una crescente opposizione interna alla prosecuzione della guerra e si dice che stia cercando una via d’uscita. L’azione di Trump ha ricevuto il plauso del Premier pakistano Shebaz Sharif, che in un tweet del 6 maggio su “X” ne ha elogiato la “leadership coraggiosa” e la “risposta cortese” alla richiesta del Pakistan di unirsi a loro e ai sauditi nel “promuovere la pace, la stabilità e la riconciliazione”.
Siamo quindi arrivati alla celebrazione della Vittoria che si è svolta pacificamente sulla Piazza Rossa. Dopo che Zelensky aveva minacciato di lanciare sciami di droni per interrompere la parata, consigliando i dignitari stranieri di non partecipare alla manifestazione, Putin e il Ministero della Difesa hanno risposto che la Russia avrebbe preso di mira “il centro di Kiev” in caso di interruzioni. Il 7 maggio, la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova ha dichiarato che quando Trump e Putin hanno parlato al telefono il 29 aprile, il Presidente americano ha appoggiato la proposta di Putin di un cessate il fuoco. Il giorno successivo, Trum[...]
Quando la diplomazia ha momentaneamente avuto la meglio sulla guerra
La scorsa settimana sono scattati due drammatici conti alla rovescia, con scadenze che, in assenza di una soluzione a breve termine, avrebbero potuto portare a una ripresa dei combattimenti. Uno era il Project Freedom, la minaccia di Trump di forzare militarmente il blocco dello Stretto di Hormuz sfidando il fuoco iraniano; l’altro proveniva da Zelensky, che minacciava di inviare uno sciame di droni a Mosca per interrompere la parata della Vittoria il 9 maggio. Entrambe le scadenze sono trascorse senza incidenti, grazie alle iniziative diplomatiche e alle pressioni politiche.
La sequenza di eventi che ha impedito lo scoppio di nuovi combattimenti rivela molto sulla fine dell’“Ordine basato sulle regole”, che si fondava sull’egemonia militare ed economica anglo-americana. La decisione di Trump di sospendere il Project Freedom è stata almeno in parte dovuta a due telefonate, una da Putin e l’altra dal principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman. Mentre il resoconto russo della telefonata di un’ora e mezza tra Putin e Trump ha messo in evidenza che l’argomento principale della conversazione era come affrontare la minaccia di Zelensky, va notato che Putin era stato coinvolto anche in un’offensiva diplomatica volta a porre fine alla guerra con l’Iran.
Il Project Freedom è stato sospeso il 5 maggio: il ministro degli Esteri iraniano Araghchi (foto) ha trascorso le ultime settimane in viaggio, prima incontrando i leader pakistani il 25 aprile. Ha lasciato Islamabad il giorno successivo, diretto in Oman, poi a San Pietroburgo, per incontrare Putin. Al termine dei colloqui con Putin, Araghchi ha ringraziato il leader russo e il suo Paese per il sostegno, elogiando al contempo la loro “partnership strategica”. È poi tornato in Pakistan per la terza volta, per riferire al primo ministro Shebaz Sharif. Il 6 maggio, il ministro iraniano era in Cina, dove ha incontrato il suo omologo Wang Yi.
Trump ha parlato con Bin Salman dopo che Riad aveva informato la Casa Bianca che i sauditi avrebbero negato l’uso della base aerea Prince Sultan per missioni contro l’Iran. Trump non è riuscito a convincere il principe ereditario a cambiare idea, causando un problema logistico per l’esercito statunitense. Trump non ha menzionato questo aspetto quando ha annunciato la “sospensione” del Project Freedom, ma il no saudita è stato interpretato come una delle cause principali della decisione.
L’offensiva diplomatica iraniana incorpora diversi elementi che hanno aperto un fianco contro lo sforzo bellico USA-Israele. Lo scorso anno, i cinesi hanno mediato un riavvicinamento tra l’Iran e i sauditi, che hanno recentemente concluso un accordo di cooperazione militare con il Pakistan che include una componente di ombrello nucleare. Trump ha già incontrato una crescente opposizione interna alla prosecuzione della guerra e si dice che stia cercando una via d’uscita. L’azione di Trump ha ricevuto il plauso del Premier pakistano Shebaz Sharif, che in un tweet del 6 maggio su “X” ne ha elogiato la “leadership coraggiosa” e la “risposta cortese” alla richiesta del Pakistan di unirsi a loro e ai sauditi nel “promuovere la pace, la stabilità e la riconciliazione”.
Siamo quindi arrivati alla celebrazione della Vittoria che si è svolta pacificamente sulla Piazza Rossa. Dopo che Zelensky aveva minacciato di lanciare sciami di droni per interrompere la parata, consigliando i dignitari stranieri di non partecipare alla manifestazione, Putin e il Ministero della Difesa hanno risposto che la Russia avrebbe preso di mira “il centro di Kiev” in caso di interruzioni. Il 7 maggio, la portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova ha dichiarato che quando Trump e Putin hanno parlato al telefono il 29 aprile, il Presidente americano ha appoggiato la proposta di Putin di un cessate il fuoco. Il giorno successivo, Trum[...]
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p ha annunciato che Putin e Zelensky avevano concordato una tregua di tre giorni durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria.
Benché non vi sia alcuna garanzia che questi passi verso la pace durino – Trump, infatti, ha respinto l’ultima proposta iraniana per porre fine alla guerra – ciò che è evidente è che il Sud del mondo sta diventando un importante fattore nei negoziati strategici riguardanti la guerra e la pace. Ciò dimostra il potenziale per la creazione di una nuova architettura di sicurezza e la fine dell’era della Guerra Permanente promossa dalla dottrina geopolitica britannica.
Benché non vi sia alcuna garanzia che questi passi verso la pace durino – Trump, infatti, ha respinto l’ultima proposta iraniana per porre fine alla guerra – ciò che è evidente è che il Sud del mondo sta diventando un importante fattore nei negoziati strategici riguardanti la guerra e la pace. Ciò dimostra il potenziale per la creazione di una nuova architettura di sicurezza e la fine dell’era della Guerra Permanente promossa dalla dottrina geopolitica britannica.
Sulla "Trappola di Tucidide" di cui si parla in queste ore, dopo l'incontro tra i presidenti cinese e statunitense, suggeriamo, in ordine cronologico:
2012
Il Generale Dempsey: evitare la "trappola di Tucidide" verso la Cina
https://archive.movisol.org/12news099.htm
2014
Attenti alla trappola di Tucidide!
https://archive.movisol.org/14news007.htm
2022
Un intervento di Jacques Cheminade alla conferenza internazionale dello Schiller Institute per "stabilire una nuova architettura di sicurezza e sviluppo per tutte le nazioni":
Il Trattato di Westfalia per evitare la trappola di Tucidide
- https://t.me/MoviSol/5600
- https://schillerinstitute.nationbuilder.com/for_a_conference_to_establish_a_new_security_and_development_architecture_for_all_nations#reg
2012
Il Generale Dempsey: evitare la "trappola di Tucidide" verso la Cina
https://archive.movisol.org/12news099.htm
2014
Attenti alla trappola di Tucidide!
https://archive.movisol.org/14news007.htm
2022
Un intervento di Jacques Cheminade alla conferenza internazionale dello Schiller Institute per "stabilire una nuova architettura di sicurezza e sviluppo per tutte le nazioni":
Il Trattato di Westfalia per evitare la trappola di Tucidide
- https://t.me/MoviSol/5600
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Telegram
MoviSol.org
il Prof. Justin Lin, Dr. George Koo, Saeed Naqvi, Princy Mthombeni, Jacques Cheminade, Caleb Maupin, Diogène Senny, Mike Callicrate, ed altri.
Ecco nei dettagli il programma della conferenza: I. SESSIONE PLENARIA1) Helga Zepp-LaRouche; fondatrice dello…
Ecco nei dettagli il programma della conferenza: I. SESSIONE PLENARIA1) Helga Zepp-LaRouche; fondatrice dello…
Il Corriere della Sera oggi sulla "Trappola di Tucidide".
Noi negli anni:
2012
Il Generale Dempsey: evitare la "trappola di Tucidide" verso la Cina
https://archive.movisol.org/12news099.htm
2014
Attenti alla trappola di Tucidide!
https://archive.movisol.org/14news007.htm
2022
Un intervento di Jacques Cheminade alla conferenza internazionale dello Schiller Institute per "stabilire una nuova architettura di sicurezza e sviluppo per tutte le nazioni":
Il Trattato di Westfalia per evitare la trappola di Tucidide
- https://t.me/MoviSol/5600
- https://schillerinstitute.nationbuilder.com/for_a_conference_to_establish_a_new_security_and_development_architecture_for_all_nations#reg
Noi negli anni:
2012
Il Generale Dempsey: evitare la "trappola di Tucidide" verso la Cina
https://archive.movisol.org/12news099.htm
2014
Attenti alla trappola di Tucidide!
https://archive.movisol.org/14news007.htm
2022
Un intervento di Jacques Cheminade alla conferenza internazionale dello Schiller Institute per "stabilire una nuova architettura di sicurezza e sviluppo per tutte le nazioni":
Il Trattato di Westfalia per evitare la trappola di Tucidide
- https://t.me/MoviSol/5600
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Forwarded from MoviSol.org (FlaVio)
Oggi 15 maggio 2026
Alle ore 17:00
In concomitanza con la
154ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #154 / IPC #154]
🇮🇹 LA GUERRA CONTRO L'IRAN E LA 'DISINTEGRAZIONE CONTROLLATA' DELL'ECONOMIA MONDIALE
🇺🇸 The Iran War and the 'Controlled Disintegration' of the World Economy
https://www.youtube.com/live/6QQ40OEnQE0
🇪🇸 Mesa redonda de EIR: “La guerra contra Irán y la ‘desintegración controlada’ de la economía mundial”
https://www.youtube.com/live/vL6iG9hQmeU
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 Table ronde: Guerre contre l’Iran: la désintégration contrôlée de l’économie mondiale https://www.youtube.com/live/4KhpCnCSRH8
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇩🇪 ...
[youtube.com/@schiller-institutev1205]
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
--------------
Nota sulla espressione "disintegrazione controllata" adoperata da Paul Volcker:
Vedi anche:
🇮🇹 t.me/MoviSol/7034
🇺🇸 t.me/MoviSol/4062
Alle ore 17:00
In concomitanza con la
154ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #154 / IPC #154]
🇮🇹 LA GUERRA CONTRO L'IRAN E LA 'DISINTEGRAZIONE CONTROLLATA' DELL'ECONOMIA MONDIALE
🇺🇸 The Iran War and the 'Controlled Disintegration' of the World Economy
https://www.youtube.com/live/6QQ40OEnQE0
🇪🇸 Mesa redonda de EIR: “La guerra contra Irán y la ‘desintegración controlada’ de la economía mundial”
https://www.youtube.com/live/vL6iG9hQmeU
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 Table ronde: Guerre contre l’Iran: la désintégration contrôlée de l’économie mondiale https://www.youtube.com/live/4KhpCnCSRH8
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇩🇪 ...
[youtube.com/@schiller-institutev1205]
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
--------------
Nota sulla espressione "disintegrazione controllata" adoperata da Paul Volcker:
Vedi anche:
🇮🇹 t.me/MoviSol/7034
🇺🇸 t.me/MoviSol/4062
Movisol
Mosca “ha attraversato il Rubicone”
All’incontro della Coalizione Internazionale per la Pace dell’8 maggio, l’ex ispettore delle Nazioni Unite per le armi Scott Ritter ha affermato che, sulla base dell’impressione avuta durante un incontro all’ambasciata russa, Mosca “ha attraversato il Rubicone” nei confronti dell’Europa e in particolare della Germania. L’atmosfera che ha percepito alla celebrazione della Vittoria, alla quale era stato invitato per la quarta volta, “era la più militante che abbia mai visto tra i russi. Nessuna finzione diplomatica. Il tema era la resa incondizionata e la morte ai nazisti” e “hanno stabilito un chiaro collegamento tra la Germania nazista e l’Ucraina”. L’ambasciatore, in un discorso che è stato sicuramente concordato con Mosca, poiché si trattava di un intervento pubblico rivolto a un pubblico straniero, ha usato parole che “non ho mai sentito pronunciare da un diplomatico russo”.
La volontà di evitare qualsiasi escalation che ha caratterizzato finora la politica russa è svanita, perché “gli europei hanno creato uno spazio sicuro in cui è possibile produrre armi da attacco a lungo raggio e poi consegnarle agli ucraini, che le lanciano rapidamente contro obiettivi strategici all’interno della Russia, utilizzando corridoi che attraversano la Polonia, gli Stati baltici e ora il Mar Caspio e il Kazakistan”.
Secondo Ritter, è ormai solo una questione di tempo prima che scoppi una guerra tra l’Europa e la Russia. E quando scoppierà, l’Europa non avrà alcuna difesa contro Mosca. I russi producono mille droni al giorno e ne utilizzano la metà. L’altra metà viene immagazzinata. Ciò significa che la Russia può sostenere settimane di attacchi con i droni contro l’Europa, contro i quali l’Europa non ha difese (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=xQJaOxzeMdw&t=766s).
L’altro elemento che preoccupa non solo la Russia, ma anche gli alleati della Germania, è il riarmo di Berlino. I media internazionali hanno iniziato a pubblicare articoli sulla crescita dell’industria militare tedesca, trainata da Rheinmetall, un’azienda che sta rapidamente sostituendo Volkswagen come principale datore di lavoro nazionale. Le notizie sulla conversione delle fabbriche automobilistiche alla produzione militare vengono lette con preoccupazione, mentre sullo sfondo il leader tedesco proclama l’intenzione di diventare la potenza militare più forte d’Europa. Sebbene tali notizie siano vere e le preoccupazioni sul fatto che la Germania possa tornare a essere la rovina dell’Europa siano giustificate, il punto di non ritorno non è ancora stato raggiunto. Infatti, a un anno dalla “svolta strategica”, la tanto decantata ripresa dell’economia trainata dalla difesa non si è praticamente concretizzata. Al contrario, i dati ufficiali pubblicati dal ministero dell’economia mostrano che nel primo trimestre la produzione industriale ha subito una stagnazione, nonostante il massiccio aumento del settore della difesa. Infatti, i 120.000 posti di lavoro persi dal settore manifatturiero nel 2025 non possono essere compensati dai 5-6.000 posti di lavoro creati da Rheinmetall e dalle altre industrie della difesa.
Pertanto, la Germania si trova ora a un bivio: o i suoi leader comprendono che un “keynesismo militare” porta a un vicolo cieco e passano a un vero piano di ripresa, oppure, se continuano su questa strada, costringeranno Mosca ad agire preventivamente, per fermare quella che vedono come una rinascita del nazismo.
Mosca “ha attraversato il Rubicone”
All’incontro della Coalizione Internazionale per la Pace dell’8 maggio, l’ex ispettore delle Nazioni Unite per le armi Scott Ritter ha affermato che, sulla base dell’impressione avuta durante un incontro all’ambasciata russa, Mosca “ha attraversato il Rubicone” nei confronti dell’Europa e in particolare della Germania. L’atmosfera che ha percepito alla celebrazione della Vittoria, alla quale era stato invitato per la quarta volta, “era la più militante che abbia mai visto tra i russi. Nessuna finzione diplomatica. Il tema era la resa incondizionata e la morte ai nazisti” e “hanno stabilito un chiaro collegamento tra la Germania nazista e l’Ucraina”. L’ambasciatore, in un discorso che è stato sicuramente concordato con Mosca, poiché si trattava di un intervento pubblico rivolto a un pubblico straniero, ha usato parole che “non ho mai sentito pronunciare da un diplomatico russo”.
La volontà di evitare qualsiasi escalation che ha caratterizzato finora la politica russa è svanita, perché “gli europei hanno creato uno spazio sicuro in cui è possibile produrre armi da attacco a lungo raggio e poi consegnarle agli ucraini, che le lanciano rapidamente contro obiettivi strategici all’interno della Russia, utilizzando corridoi che attraversano la Polonia, gli Stati baltici e ora il Mar Caspio e il Kazakistan”.
Secondo Ritter, è ormai solo una questione di tempo prima che scoppi una guerra tra l’Europa e la Russia. E quando scoppierà, l’Europa non avrà alcuna difesa contro Mosca. I russi producono mille droni al giorno e ne utilizzano la metà. L’altra metà viene immagazzinata. Ciò significa che la Russia può sostenere settimane di attacchi con i droni contro l’Europa, contro i quali l’Europa non ha difese (vedi: https://www.youtube.com/watch?v=xQJaOxzeMdw&t=766s).
L’altro elemento che preoccupa non solo la Russia, ma anche gli alleati della Germania, è il riarmo di Berlino. I media internazionali hanno iniziato a pubblicare articoli sulla crescita dell’industria militare tedesca, trainata da Rheinmetall, un’azienda che sta rapidamente sostituendo Volkswagen come principale datore di lavoro nazionale. Le notizie sulla conversione delle fabbriche automobilistiche alla produzione militare vengono lette con preoccupazione, mentre sullo sfondo il leader tedesco proclama l’intenzione di diventare la potenza militare più forte d’Europa. Sebbene tali notizie siano vere e le preoccupazioni sul fatto che la Germania possa tornare a essere la rovina dell’Europa siano giustificate, il punto di non ritorno non è ancora stato raggiunto. Infatti, a un anno dalla “svolta strategica”, la tanto decantata ripresa dell’economia trainata dalla difesa non si è praticamente concretizzata. Al contrario, i dati ufficiali pubblicati dal ministero dell’economia mostrano che nel primo trimestre la produzione industriale ha subito una stagnazione, nonostante il massiccio aumento del settore della difesa. Infatti, i 120.000 posti di lavoro persi dal settore manifatturiero nel 2025 non possono essere compensati dai 5-6.000 posti di lavoro creati da Rheinmetall e dalle altre industrie della difesa.
Pertanto, la Germania si trova ora a un bivio: o i suoi leader comprendono che un “keynesismo militare” porta a un vicolo cieco e passano a un vero piano di ripresa, oppure, se continuano su questa strada, costringeranno Mosca ad agire preventivamente, per fermare quella che vedono come una rinascita del nazismo.
Simposio di questa notte (in Italia)
Tavola rotonda dei candidati indipendenti alla Presidenza o al Congresso degli Stati Uniti:
UNIRE LA NAZIONE PER IL 250° ANNIVERSARIO
🇺🇸
https://www.youtube.com/live/XkES4vikTwQ
🇺🇸 As I have outlined in my Tuesday Webcast: “An Economic Recovery Plan for the People of the United States", we must represent the true intention of the United States of America... The 1776 Declaration of Independence states these unifying principles clearly...
[Diane Sare was] joined by Bronx N.Y. congressional candidate Jose Vega (NY-15), Minnesota U.S. Senate candidate Rebecca Whiting, Florida House of Representatives candidate Joe Hannoush (District 28), and Georgia House candidate Quentin Postell (District 4).
Tavola rotonda dei candidati indipendenti alla Presidenza o al Congresso degli Stati Uniti:
UNIRE LA NAZIONE PER IL 250° ANNIVERSARIO
🇺🇸
https://www.youtube.com/live/XkES4vikTwQ
🇺🇸 As I have outlined in my Tuesday Webcast: “An Economic Recovery Plan for the People of the United States", we must represent the true intention of the United States of America... The 1776 Declaration of Independence states these unifying principles clearly...
[Diane Sare was] joined by Bronx N.Y. congressional candidate Jose Vega (NY-15), Minnesota U.S. Senate candidate Rebecca Whiting, Florida House of Representatives candidate Joe Hannoush (District 28), and Georgia House candidate Quentin Postell (District 4).
Movisol
C’è qualcosa di peggio dell’eurodollaro: le stablecoin
Non è certo il massimo della goduria schierarsi dalla parte delle banche centrali in una disputa; tuttavia, quando si tratta di sostituire le banche, per quanto marce possano essere, con monete private, non c’è alcun dubbio su quale sia la scelta giusta. Stiamo parlando della minaccia per il credito bancario rappresentata dalle cosiddette “stablecoin”, una minaccia di cui abbiamo parlato molto tempo fa e che sta diventando sempre più concreta, tanto che la “lobby bancaria” e le banche centrali hanno lanciato ripetutamente l’allarme.
L’ultima della serie è stata la Banca centrale europea, per bocca della presidente Christine Lagarde. Intervenendo l’8 maggio a un evento della banca centrale spagnola (https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2026/html/ecb.sp260508~dd909fbed1.en.html), Lagarde ha detto: “Quando i depositi al dettaglio migrano verso stablecoin non bancarie e tornano alle banche come finanziamento all’ingrosso, quel canale si restringe. Le banche prestano meno, o in modo meno efficiente, e il passaggio dai tassi di politica monetaria all’economia reale si indebolisce. Una ricerca della BCE ha rilevato che nell’area dell’euro, dove le banche rimangono la fonte dominante di credito per l’economia reale, una sostituzione dei depositi su larga scala indebolirebbe il credito alle imprese e la trasmissione della politica monetaria. Negli Stati Uniti, dove le imprese hanno ampio accesso ai mercati dei capitali, questo effetto potrebbe avere meno rilevanza: una contrazione del credito bancario potrebbe essere potenzialmente assorbita più facilmente.
“Nel loro insieme, questi compromessi sono significativi. Essi superano i vantaggi a breve termine in termini di condizioni di finanziamento e portata internazionale che le stablecoin denominate in euro potrebbero fornire. Se vogliamo rafforzare l’attrattiva internazionale dell’euro, le stablecoin non sono un modo efficiente per farlo”. Lagarde non scrive certo da sola i suoi discorsi. Le menti dietro i suoi testi sulle stablecoin sono molto probabilmente Piero Cipollone e Ulrich Bindseil, due funzionari della BCE che si sono occupati della questione negli ultimi anni.
Sarà determinante se gli Stati Uniti emaneranno regolamenti che consentano alle stablecoin di applicare un interesse sui depositi. Ciò è visto come un potenziale fattore di attrazione dei depositi dalle banche verso conti in stablecoin più remunerativi.
Un argomento utilizzato dalla lobby delle stablecoin, tra cui il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent, è che esse riporteranno in patria gli ingenti capitali attualmente investiti nel mercato dell’eurodollaro e creerà una domanda di titoli del Tesoro USA a breve termine. Si calcola che il 25% del mercato dell’eurodollaro verrebbe convertito dalle stablecoin in una domanda di “Treasuries”, pari a due anni di emissioni al tasso attuale, stabilizzando così il debito statunitense.
Questo è forse vero nel breve termine, ma il rovescio della medaglia è la distruzione del credito bancario, un pilastro necessario, insieme al credito pubblico, di un’economia sana. Anche nell’attuale sistema delle banche universali, dove il trading finanziario e la speculazione sono dominanti, le banche dedicano comunque ai prestiti alle famiglie e alle imprese una parte della loro attività basata sui depositi. Prendiamo l’esempio della Deutsche Bank, un’istituzione certamente non nota per le sue politiche prudenti: le cosiddette “attività legate al trading” ammontano a 500-550 miliardi di euro, mentre il portafoglio prestiti è di circa 480 miliardi. Quindi, pur speculando su azioni e derivati, la DB mantiene in qualche modo un contatto con l’economia reale, la curva inferiore nella famosa “funzione di collasso tipica” di Lyndon LaRouche. Se i clienti si lasciano ingannare dal pifferaio magico delle stablecoin, la base del credito bancario, i depositi, verrà ero[...]
C’è qualcosa di peggio dell’eurodollaro: le stablecoin
Non è certo il massimo della goduria schierarsi dalla parte delle banche centrali in una disputa; tuttavia, quando si tratta di sostituire le banche, per quanto marce possano essere, con monete private, non c’è alcun dubbio su quale sia la scelta giusta. Stiamo parlando della minaccia per il credito bancario rappresentata dalle cosiddette “stablecoin”, una minaccia di cui abbiamo parlato molto tempo fa e che sta diventando sempre più concreta, tanto che la “lobby bancaria” e le banche centrali hanno lanciato ripetutamente l’allarme.
L’ultima della serie è stata la Banca centrale europea, per bocca della presidente Christine Lagarde. Intervenendo l’8 maggio a un evento della banca centrale spagnola (https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2026/html/ecb.sp260508~dd909fbed1.en.html), Lagarde ha detto: “Quando i depositi al dettaglio migrano verso stablecoin non bancarie e tornano alle banche come finanziamento all’ingrosso, quel canale si restringe. Le banche prestano meno, o in modo meno efficiente, e il passaggio dai tassi di politica monetaria all’economia reale si indebolisce. Una ricerca della BCE ha rilevato che nell’area dell’euro, dove le banche rimangono la fonte dominante di credito per l’economia reale, una sostituzione dei depositi su larga scala indebolirebbe il credito alle imprese e la trasmissione della politica monetaria. Negli Stati Uniti, dove le imprese hanno ampio accesso ai mercati dei capitali, questo effetto potrebbe avere meno rilevanza: una contrazione del credito bancario potrebbe essere potenzialmente assorbita più facilmente.
“Nel loro insieme, questi compromessi sono significativi. Essi superano i vantaggi a breve termine in termini di condizioni di finanziamento e portata internazionale che le stablecoin denominate in euro potrebbero fornire. Se vogliamo rafforzare l’attrattiva internazionale dell’euro, le stablecoin non sono un modo efficiente per farlo”. Lagarde non scrive certo da sola i suoi discorsi. Le menti dietro i suoi testi sulle stablecoin sono molto probabilmente Piero Cipollone e Ulrich Bindseil, due funzionari della BCE che si sono occupati della questione negli ultimi anni.
Sarà determinante se gli Stati Uniti emaneranno regolamenti che consentano alle stablecoin di applicare un interesse sui depositi. Ciò è visto come un potenziale fattore di attrazione dei depositi dalle banche verso conti in stablecoin più remunerativi.
Un argomento utilizzato dalla lobby delle stablecoin, tra cui il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent, è che esse riporteranno in patria gli ingenti capitali attualmente investiti nel mercato dell’eurodollaro e creerà una domanda di titoli del Tesoro USA a breve termine. Si calcola che il 25% del mercato dell’eurodollaro verrebbe convertito dalle stablecoin in una domanda di “Treasuries”, pari a due anni di emissioni al tasso attuale, stabilizzando così il debito statunitense.
Questo è forse vero nel breve termine, ma il rovescio della medaglia è la distruzione del credito bancario, un pilastro necessario, insieme al credito pubblico, di un’economia sana. Anche nell’attuale sistema delle banche universali, dove il trading finanziario e la speculazione sono dominanti, le banche dedicano comunque ai prestiti alle famiglie e alle imprese una parte della loro attività basata sui depositi. Prendiamo l’esempio della Deutsche Bank, un’istituzione certamente non nota per le sue politiche prudenti: le cosiddette “attività legate al trading” ammontano a 500-550 miliardi di euro, mentre il portafoglio prestiti è di circa 480 miliardi. Quindi, pur speculando su azioni e derivati, la DB mantiene in qualche modo un contatto con l’economia reale, la curva inferiore nella famosa “funzione di collasso tipica” di Lyndon LaRouche. Se i clienti si lasciano ingannare dal pifferaio magico delle stablecoin, la base del credito bancario, i depositi, verrà ero[...]
MoviSol.org
Movisol C’è qualcosa di peggio dell’eurodollaro: le stablecoin Non è certo il massimo della goduria schierarsi dalla parte delle banche centrali in una disputa; tuttavia, quando si tratta di sostituire le banche, per quanto marce possano essere, con monete…
sa; i prestiti all’economia saranno ridotti e la stabilità bancaria sarà in ultima analisi compromessa.
Il fondatore di Tether, Paolo Arduino (https://eir.news/2026/01/news/the-truth-about-stablecoins-or-there-is-a-sucker-born-every-minute/), ha affermato molto chiaramente in un’intervista che “non dobbiamo prestare il denaro dei nostri clienti per mantenere la struttura, come fanno le banche tradizionali”. Quindi, sebbene l’attuale sistema basato su “banche centrali indipendenti” sia di natura oligarchica e sia stato correttamente smascherato come tale da LaRouche, l’oligarchia sta ora spingendo una mutazione del proprio sistema in uno ancora peggiore. La crisi aperta da questa mutazione offre una scelta: se il sistema bancario vuole sopravvivere, può farlo solo se torna a un sistema regolamentato di separazione bancaria, simile al Glass-Steagall. Una tale riforma salverà le banche commerciali mentre affonderà l’intera parte speculativa del sistema finanziario, compresa la fazione utopica delle stablecoin e delle criptovalute.
Il fondatore di Tether, Paolo Arduino (https://eir.news/2026/01/news/the-truth-about-stablecoins-or-there-is-a-sucker-born-every-minute/), ha affermato molto chiaramente in un’intervista che “non dobbiamo prestare il denaro dei nostri clienti per mantenere la struttura, come fanno le banche tradizionali”. Quindi, sebbene l’attuale sistema basato su “banche centrali indipendenti” sia di natura oligarchica e sia stato correttamente smascherato come tale da LaRouche, l’oligarchia sta ora spingendo una mutazione del proprio sistema in uno ancora peggiore. La crisi aperta da questa mutazione offre una scelta: se il sistema bancario vuole sopravvivere, può farlo solo se torna a un sistema regolamentato di separazione bancaria, simile al Glass-Steagall. Una tale riforma salverà le banche commerciali mentre affonderà l’intera parte speculativa del sistema finanziario, compresa la fazione utopica delle stablecoin e delle criptovalute.
EIR News
The Truth about Stablecoins, or: There Is a Sucker Born Every Minute
In an interview with the Swiss daily Corriere del Ticino on Dec. 22, 2025, Paolo Ardoino, the founder and CEO of Tether, the financial firm issuing digital tokens, insisted that Tether and in general, Stablecoins, attract depositors away from banks by promising…
Letter to the Editor of the Loudoun Times Mirror:
‘It’s Time To Reclaim the American System of Economy’
May 16, 2026 (EIRNS)—The following letter to the editor by Tim Rush was printed in the May 15 issue of the major newspaper of Loudoun County in Northern Virginia, the Loudoun Times Mirror. There are certain lords and ladies of Hunt Country who may not have been pleased:
‘It’s Time To Reclaim the American System of Economy’
May 16, 2026 (EIRNS)—The following letter to the editor by Tim Rush was printed in the May 15 issue of the major newspaper of Loudoun County in Northern Virginia, the Loudoun Times Mirror. There are certain lords and ladies of Hunt Country who may not have been pleased:
“It’s Time To Reclaim the American System of Economy”
As British King Charles III addressed a fawning Congress April 28 on the 250th anniversary of our revolution against the monarchy, a distinct whirring sound became increasingly audible. America’s Founders were spinning in their graves.
It took Times of India author Mrutyuanjai Mishra, reflecting India’s bitter experience of the British Empire, to remind the world that “The American Revolution constituted decisive rupture with monarchy and imperial rule….To celebrate monarchy at the symbolic center of American governance is therefore to invert the very principle upon which the republic was founded.”
In the 19th century, the day-and-night difference between the American system of economy founded by Alexander Hamilton, based on constant upgrades in productive power through nurture of invention, discovery and technology, applied to infrastructure, manufacturing and agriculture, clashed with the British system of slavery, “free trade” exploitation of cheap labor, drugs (think “opium wars”) and financial oligarchy with more power than elected government.
The American system, the hallmark of Lincoln’s administration in the 19th century, was most notably revived in the 20th century under Franklin Roosevelt and John Kennedy.
This unbridgeable difference of axioms of the two systems has been erased in the last 60 years of U.S. deindustrialization, “free trade” outsourcing, infrastructure decay, declining real incomes for all but the wealthiest, and subservience to a London-centered and -devised global casino of rampant speculation. We have cast aside our own economic heritage to embrace the British Empire’s.
Then there’s the virulent Malthusianism of the British monarchy, from the time Malthus himself was an employee of the British East India Company. This Malthusianism is utterly antithetical to the image of man embedded in our Declaration of Independence and Preamble to the Constitution. Charles’s father, Prince Philip, expressed this depraved outlook succinctly when he said he wanted to be “re-incarnated as a deadly virus to contribute to the cause of reducing world population.”
Let us rectify the shame of last month’s “royal visit to celebrate our 250th birthday” with resurrection of the true republican identity of our nation, and restoration of the American system of economy which has brought untold benefits to ourselves and the rest of the world when applied.
MoviSol.org
Oggi 15 maggio 2026 Alle ore 17:00 In concomitanza con la 154ª riunione della Coalizione Internazionale per la Pace [CIP #154 / IPC #154] 🇮🇹 LA GUERRA CONTRO L'IRAN E LA 'DISINTEGRAZIONE CONTROLLATA' DELL'ECONOMIA MONDIALE 🇺🇸 The Iran War and the 'Controlled…
It’s Time To Put a Real Solution for Southwest Asia on the Table
May 16, 2026 (EIRNS)—In little more than one week, on May 26, China, as the rotating chair of the United Nations Security Council, will convene a meeting under the theme “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-Centered International System.” The meeting will occur with the world at a historical branching point, creating opportunities for urgent change that we must not miss. The unprovoked and aggressive war against Iran, and its ensuing effects, has placed Southwest Asia at a dangerous impasse—with one pathway leading to a broader, and possibly nuclear war. At the same time, the meetings between Presidents Donald Trump and Xi Jinping in Beijing have opened the door to a possible new level of cooperation between the world’s two largest economies, creating an opportunity to implement an entirely different policy than that which brought the world to this crisis.
As a result, there is now a workable environment and opportunity for such a global change, not only because of the clear need to radically transform this situation, but also because the main factor that would prevent it—namely, confrontation between the U.S. and China—is now moving on a different trajectory favorable to a resolution. Therefore, this is a golden moment in history that we dare not let slip away.
The outlines of a policy to resolve the Iran war and address the regional crisis was discussed and elaborated at the recent EIR Emergency Roundtable Dialogue on May 15, “The Iran War and the ‘Controlled Disintegration’ of the World Economy.” Speaking there was former Prime Minister and former Foreign Minister of Türkiye Ahmet Davutoğlu, along with Iranian Ambassador to Mexico Abolfazl Pasandideh, former President of Guyana Donald Ramotar, former UN Special Rapporteur for Palestine Richard Falk, and Helga Zepp-LaRouche, Editor-in-Chief of EIR and founder of the Schiller Institute. Professor Davutoğlu stated to the Roundtable that bilateral U.S.-Iran negotiations cannot resolve the regional crisis, arguing that only “a comprehensive regional framework” can produce sustainable peace. He outlined his recent proposal, made up of four converging issues, where “progress on any one front is unlikely without parallel movement on the others”:
1. The Strait of Hormuz: Form a coalition of trusted intermediaries such as Türkiye, Pakistan, Malaysia, and Indonesia to administer the Strait under a UN Security Council mandate.
2. Nuclear arrangements: Establish a new agreement whereby Iran would deposit enriched uranium in Türkiye in exchange for fuel for civilian use, reaffirm its commitment not to pursue nuclear weapons, and have its right to peaceful nuclear energy formally recognized by the U.S. Over time, the region would move toward freedom from nuclear weapons “including those held by Israel.” (It should be noted that this was the basis for the 2010 Tehran Agreement, which Davutoğlu helped mediate, along with Brazil and the IAEA, and which was rejected by U.S. President Barack Obama at the time. Notably, President Lula of Brazil recently handed President Trump a copy of this agreement during his May 7 visit to Washington.)
3. Regional security architecture: A multilayered structure of confidence-building and regional security, evolving toward “a Middle Eastern equivalent of the 1975 Helsinki Accords.”
4. Palestine: Israel would be offered integration into the architecture—full diplomatic normalization and formal guarantees—in exchange for recognizing Palestinian statehood and ending military operations in Lebanon.
In response to Professor Davutoğlu’s conception, Helga Zepp-LaRouche proposed that the extended Oasis Plan for the economic development of the region as a whole be added to it and complement the initiative.
May 16, 2026 (EIRNS)—In little more than one week, on May 26, China, as the rotating chair of the United Nations Security Council, will convene a meeting under the theme “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-Centered International System.” The meeting will occur with the world at a historical branching point, creating opportunities for urgent change that we must not miss. The unprovoked and aggressive war against Iran, and its ensuing effects, has placed Southwest Asia at a dangerous impasse—with one pathway leading to a broader, and possibly nuclear war. At the same time, the meetings between Presidents Donald Trump and Xi Jinping in Beijing have opened the door to a possible new level of cooperation between the world’s two largest economies, creating an opportunity to implement an entirely different policy than that which brought the world to this crisis.
As a result, there is now a workable environment and opportunity for such a global change, not only because of the clear need to radically transform this situation, but also because the main factor that would prevent it—namely, confrontation between the U.S. and China—is now moving on a different trajectory favorable to a resolution. Therefore, this is a golden moment in history that we dare not let slip away.
The outlines of a policy to resolve the Iran war and address the regional crisis was discussed and elaborated at the recent EIR Emergency Roundtable Dialogue on May 15, “The Iran War and the ‘Controlled Disintegration’ of the World Economy.” Speaking there was former Prime Minister and former Foreign Minister of Türkiye Ahmet Davutoğlu, along with Iranian Ambassador to Mexico Abolfazl Pasandideh, former President of Guyana Donald Ramotar, former UN Special Rapporteur for Palestine Richard Falk, and Helga Zepp-LaRouche, Editor-in-Chief of EIR and founder of the Schiller Institute. Professor Davutoğlu stated to the Roundtable that bilateral U.S.-Iran negotiations cannot resolve the regional crisis, arguing that only “a comprehensive regional framework” can produce sustainable peace. He outlined his recent proposal, made up of four converging issues, where “progress on any one front is unlikely without parallel movement on the others”:
1. The Strait of Hormuz: Form a coalition of trusted intermediaries such as Türkiye, Pakistan, Malaysia, and Indonesia to administer the Strait under a UN Security Council mandate.
2. Nuclear arrangements: Establish a new agreement whereby Iran would deposit enriched uranium in Türkiye in exchange for fuel for civilian use, reaffirm its commitment not to pursue nuclear weapons, and have its right to peaceful nuclear energy formally recognized by the U.S. Over time, the region would move toward freedom from nuclear weapons “including those held by Israel.” (It should be noted that this was the basis for the 2010 Tehran Agreement, which Davutoğlu helped mediate, along with Brazil and the IAEA, and which was rejected by U.S. President Barack Obama at the time. Notably, President Lula of Brazil recently handed President Trump a copy of this agreement during his May 7 visit to Washington.)
3. Regional security architecture: A multilayered structure of confidence-building and regional security, evolving toward “a Middle Eastern equivalent of the 1975 Helsinki Accords.”
4. Palestine: Israel would be offered integration into the architecture—full diplomatic normalization and formal guarantees—in exchange for recognizing Palestinian statehood and ending military operations in Lebanon.
In response to Professor Davutoğlu’s conception, Helga Zepp-LaRouche proposed that the extended Oasis Plan for the economic development of the region as a whole be added to it and complement the initiative.
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How China Turned Barren Desert Into Massive Farmland Producing Millions Tons of Food
How China Turned Barren Desert Into Massive Farmland Producing Millions Tons of Food
Join us as we take a fascinating journey through the incredible transformation of barren deserts into vast, productive farmland across China! This documentary explores the…
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MoviSol.org
Oggi 15 maggio 2026 Alle ore 17:00 In concomitanza con la 154ª riunione della Coalizione Internazionale per la Pace [CIP #154 / IPC #154] 🇮🇹 LA GUERRA CONTRO L'IRAN E LA 'DISINTEGRAZIONE CONTROLLATA' DELL'ECONOMIA MONDIALE 🇺🇸 The Iran War and the 'Controlled…
After years of foreign intervention and wars, many countries there require “urgent reconstruction,” she noted, so “why not have the four governments you mentioned … put a joint development perspective on the table?” In the end, “you have to have a model which serves the interests of each.” China has already demonstrated that it is technologically feasible to make the deserts bloom, Zepp-LaRouche noted.
“I fully agree,” Davutoğlu replied. “The best way of peace is economic interdependency. There is no other way. You can sign peace plans, you can make many declarations, but the best way of peace is economic interdependency. Whenever you have economic interdependency, nobody will be starting a war. So, economic interdependency means development.” The best response to this war, he added, is to create a sense of “regional belonging, supporting each other. And I fully share your opinion; and we can bring these proposals together, a geopolitical solution framework, as well as a developmental, visionary project together.”
For the stated reasons, the combined Davutoglu/Oasis Plan proposals should be added to the agenda and thoroughly discussed at the upcoming May 26 UN Security Council special session.
“I fully agree,” Davutoğlu replied. “The best way of peace is economic interdependency. There is no other way. You can sign peace plans, you can make many declarations, but the best way of peace is economic interdependency. Whenever you have economic interdependency, nobody will be starting a war. So, economic interdependency means development.” The best response to this war, he added, is to create a sense of “regional belonging, supporting each other. And I fully share your opinion; and we can bring these proposals together, a geopolitical solution framework, as well as a developmental, visionary project together.”
For the stated reasons, the combined Davutoglu/Oasis Plan proposals should be added to the agenda and thoroughly discussed at the upcoming May 26 UN Security Council special session.
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How China Turned Barren Desert Into Massive Farmland Producing Millions Tons of Food
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Movisol
La via verso la pace passa attraverso lo sviluppo economico e l’interconnessione: una convergenza alla tavola rotonda dell’EIR
La tavola rotonda d’emergenza dell’EIR del 15 maggio sul tema «La guerra in Iran e la “disintegrazione controllata” dell’economia mondiale» ha prodotto una sostanziale convergenza che, se perseguita, potrebbe alterare la traiettoria della storia attuale. L’ex primo ministro turco (2014-2016) e ministro degli Esteri (2009-2014) Ahmet Davutoğlu ha illustrato la proposta che aveva presentato su Project Syndicate il mese scorso per una nuova architettura di sicurezza per il Medio Oriente, comprese proposte sullo Stretto di Hormuz, il programma nucleare iraniano, la sicurezza regionale e il popolo palestinese. Ha definito il momento come un terremoto politico che scuote il mondo e ha sottolineato che ciò di cui il mondo ha più bisogno ora è la prevedibilità, una qualità non particolarmente associata all’attuale presidente degli Stati Uniti.
Nel dialogo che è seguito, la fondatrice dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche, è intervenuta per chiedere a Davutoğlu se intendesse contattare personalmente le nazioni mediatrici da lui proposte – Turchia, Pakistan, Malesia, Indonesia – e sottoporre loro non solo la sua nuova architettura di sicurezza, ma anche il Piano Oasi di Lyndon LaRouche per lo sviluppo economico nella regione, finanziato da fonti quali i fondi sovrani degli Stati del Golfo. Davutoğlu ha acconsentito e ha approfondito il punto: unire la sua visione geostrategica alla prospettiva di sviluppo economico proposta da Helga Zepp-LaRouche, ha affermato, è l’approccio giusto — la via migliore verso la pace, secondo le sue parole, passa attraverso l’interdipendenza economica.
Il professor Richard Falk di Princeton ha appoggiato questa combinazione. La moralità del mondo intero, ha osservato, viene messa alla prova in questo momento; la risposta non può essere il contenimento o l’attrito, ma una cooperazione sostanziale che vada oltre la diplomazia.
La signora LaRouche ha individuato un’opportunità concreta: la Cina detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha stabilito che il rilancio della Carta delle Nazioni Unite sia una delle sue tre priorità principali durante tale presidenza. Secondo la sua proposta, questa rappresenta un’occasione immediata in cui portare avanti il piano congiunto Davutoğlu-Oasi. La convergenza a tre della tavola rotonda conferisce alla proposta un sostegno che prima non aveva. (Nella foto l’ex premier turco è il relatore in basso a destra, in alto la signora LaRouche e il Prof. Falk di Princeton).
La via verso la pace passa attraverso lo sviluppo economico e l’interconnessione: una convergenza alla tavola rotonda dell’EIR
La tavola rotonda d’emergenza dell’EIR del 15 maggio sul tema «La guerra in Iran e la “disintegrazione controllata” dell’economia mondiale» ha prodotto una sostanziale convergenza che, se perseguita, potrebbe alterare la traiettoria della storia attuale. L’ex primo ministro turco (2014-2016) e ministro degli Esteri (2009-2014) Ahmet Davutoğlu ha illustrato la proposta che aveva presentato su Project Syndicate il mese scorso per una nuova architettura di sicurezza per il Medio Oriente, comprese proposte sullo Stretto di Hormuz, il programma nucleare iraniano, la sicurezza regionale e il popolo palestinese. Ha definito il momento come un terremoto politico che scuote il mondo e ha sottolineato che ciò di cui il mondo ha più bisogno ora è la prevedibilità, una qualità non particolarmente associata all’attuale presidente degli Stati Uniti.
Nel dialogo che è seguito, la fondatrice dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche, è intervenuta per chiedere a Davutoğlu se intendesse contattare personalmente le nazioni mediatrici da lui proposte – Turchia, Pakistan, Malesia, Indonesia – e sottoporre loro non solo la sua nuova architettura di sicurezza, ma anche il Piano Oasi di Lyndon LaRouche per lo sviluppo economico nella regione, finanziato da fonti quali i fondi sovrani degli Stati del Golfo. Davutoğlu ha acconsentito e ha approfondito il punto: unire la sua visione geostrategica alla prospettiva di sviluppo economico proposta da Helga Zepp-LaRouche, ha affermato, è l’approccio giusto — la via migliore verso la pace, secondo le sue parole, passa attraverso l’interdipendenza economica.
Il professor Richard Falk di Princeton ha appoggiato questa combinazione. La moralità del mondo intero, ha osservato, viene messa alla prova in questo momento; la risposta non può essere il contenimento o l’attrito, ma una cooperazione sostanziale che vada oltre la diplomazia.
La signora LaRouche ha individuato un’opportunità concreta: la Cina detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha stabilito che il rilancio della Carta delle Nazioni Unite sia una delle sue tre priorità principali durante tale presidenza. Secondo la sua proposta, questa rappresenta un’occasione immediata in cui portare avanti il piano congiunto Davutoğlu-Oasi. La convergenza a tre della tavola rotonda conferisce alla proposta un sostegno che prima non aveva. (Nella foto l’ex premier turco è il relatore in basso a destra, in alto la signora LaRouche e il Prof. Falk di Princeton).
The Schiller Institute
To the Governments of the United Nations: A Policy to Bring Peace and Development to Southwest Asia
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May 17, 2026
On May 26, China, as the rotating chair of the United Nations Security Council, will convene a meeting under the theme “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-Centered International System.” The meeting will occur with the world at a historical branching point, where humanity can choose to go in one of two very different directions. The unprovoked and aggressive war against Iran, and its ensuing effects, has placed the Middle East at an impasse and threatens a potentially fatal escalation into a global economic depression or even global nuclear war. At the same time, the meetings between President Xi Jinping and President Donald Trump in Beijing have opened the door to a new level of cooperation between the world’s two largest economies, creating an opportunity to implement an entirely different policy than that which created today’s crisis. Therefore, it is a very precious moment in history, which must not be missed.
Such a policy was actually discussed and elaborated at the recent EIR Emergency Roundtable on May 15, “The Iran War and the ‘Controlled Disintegration’ of the World Economy.” Speaking there was former Prime Minister of Türkiye Ahmet Davutoğlu, along with Iranian Ambassador to Mexico Abolfazl Pasandideh, former UN Special Rapporteur for Palestine Richard Falk, and others. Prof. Davutoğlu insisted that bilateral U.S.-Iran bargaining cannot resolve the regional crisis, saying only “a comprehensive regional framework” can produce sustainable peace. He outlined his recent proposal consisting of four converging issues, where “progress on any one front is unlikely without parallel movement on the others”:
1. The Strait of Hormuz: Form a coalition of trusted intermediaries, such as Türkiye, Pakistan, Malaysia, and Indonesia, to administer the Strait under a UN Security Council mandate.
2. Nuclear arrangements: Establish a new agreement whereby Iran would deposit enriched uranium in Türkiye in exchange for fuel for civilian use, reaffirm its commitment not to pursue nuclear weapons, and have its right to peaceful nuclear energy formally recognized by the U.S. Over time, the region would move toward freedom from nuclear weapons “including those held by Israel.” (It should be noted that this was the basis for the 2010 Tehran Agreement, which Davutoğlu helped mediate, along with Brazil and the IAEA, and which was rejected by President Obama at the time. Notably, President Lula of Brazil handed President Trump a copy of this agreement during his recent May 7 visit to Washington.)
3. Regional security architecture: A multilayered structure of confidence-building and regional security would be established, evolving toward “a Middle Eastern equivalent of the 1975 Helsinki Accords.”
4. Palestine: Israel would be offered integration into the architecture—full diplomatic normalization and formal guarantees—in exchange for recognizing Palestinian statehood and ending military operations in Lebanon.
Helga Zepp-LaRouche, founder of the Schiller Institute and Editor-in-Chief of EIR magazine, had opened the roundtable dialogue by proposing a complete policy change for Southwest Asia, namely that the nations of the entire region, from India to the Mediterranean, from the Caucasus to the Gulf, adopt a joint policy of “Peace through Development.” An integrated “Extended Oasis Plan,” in which a program for reversing the desertification of Southwest Asia, modelled on China’s transformation of Xinjiang province and its northwest deserts, is combined with the extension of development corridors throughout Southwest Asia. As in the times of the ancient Silk Road, the Middle East can become the hub connecting Asia,[...]
To the Governments of the United Nations: A Policy to Bring Peace and Development to Southwest Asia
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May 17, 2026
On May 26, China, as the rotating chair of the United Nations Security Council, will convene a meeting under the theme “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-Centered International System.” The meeting will occur with the world at a historical branching point, where humanity can choose to go in one of two very different directions. The unprovoked and aggressive war against Iran, and its ensuing effects, has placed the Middle East at an impasse and threatens a potentially fatal escalation into a global economic depression or even global nuclear war. At the same time, the meetings between President Xi Jinping and President Donald Trump in Beijing have opened the door to a new level of cooperation between the world’s two largest economies, creating an opportunity to implement an entirely different policy than that which created today’s crisis. Therefore, it is a very precious moment in history, which must not be missed.
Such a policy was actually discussed and elaborated at the recent EIR Emergency Roundtable on May 15, “The Iran War and the ‘Controlled Disintegration’ of the World Economy.” Speaking there was former Prime Minister of Türkiye Ahmet Davutoğlu, along with Iranian Ambassador to Mexico Abolfazl Pasandideh, former UN Special Rapporteur for Palestine Richard Falk, and others. Prof. Davutoğlu insisted that bilateral U.S.-Iran bargaining cannot resolve the regional crisis, saying only “a comprehensive regional framework” can produce sustainable peace. He outlined his recent proposal consisting of four converging issues, where “progress on any one front is unlikely without parallel movement on the others”:
1. The Strait of Hormuz: Form a coalition of trusted intermediaries, such as Türkiye, Pakistan, Malaysia, and Indonesia, to administer the Strait under a UN Security Council mandate.
2. Nuclear arrangements: Establish a new agreement whereby Iran would deposit enriched uranium in Türkiye in exchange for fuel for civilian use, reaffirm its commitment not to pursue nuclear weapons, and have its right to peaceful nuclear energy formally recognized by the U.S. Over time, the region would move toward freedom from nuclear weapons “including those held by Israel.” (It should be noted that this was the basis for the 2010 Tehran Agreement, which Davutoğlu helped mediate, along with Brazil and the IAEA, and which was rejected by President Obama at the time. Notably, President Lula of Brazil handed President Trump a copy of this agreement during his recent May 7 visit to Washington.)
3. Regional security architecture: A multilayered structure of confidence-building and regional security would be established, evolving toward “a Middle Eastern equivalent of the 1975 Helsinki Accords.”
4. Palestine: Israel would be offered integration into the architecture—full diplomatic normalization and formal guarantees—in exchange for recognizing Palestinian statehood and ending military operations in Lebanon.
Helga Zepp-LaRouche, founder of the Schiller Institute and Editor-in-Chief of EIR magazine, had opened the roundtable dialogue by proposing a complete policy change for Southwest Asia, namely that the nations of the entire region, from India to the Mediterranean, from the Caucasus to the Gulf, adopt a joint policy of “Peace through Development.” An integrated “Extended Oasis Plan,” in which a program for reversing the desertification of Southwest Asia, modelled on China’s transformation of Xinjiang province and its northwest deserts, is combined with the extension of development corridors throughout Southwest Asia. As in the times of the ancient Silk Road, the Middle East can become the hub connecting Asia,[...]
MoviSol.org
The Schiller Institute To the Governments of the United Nations: A Policy to Bring Peace and Development to Southwest Asia Download a PDF May 17, 2026 On May 26, China, as the rotating chair of the United Nations Security Council, will convene a meeting…
Africa and Europe again, with a bright future for all countries which are now in a state of humanitarian crisis and poverty as a result of interventionist wars.
When Zepp-LaRouche proposed to add the Extended Oasis Plan to the proposal put on the table by Davotoğlu, which is actually very similar to the Tehran Agreement of 2010 signed by Türkiye, Brazil and Iran, the latter replied:
“I fully agree. The best way of peace is economic interdependency. There is no other way. You can sign peace plans, you can make many declarations, but the best way of peace is economic interdependency. Whenever you have economic interdependency, nobody will be starting a war. So, economic interdependency means development.” Davotoğlu added that the best response to this war is to create a sense of “regional belonging, supporting each other. And I fully share your opinion; and we can bring these proposals together, a geopolitical solution framework, as well as a developmental, visionary project together.”
The participants in the EIR Roundtable agreed, therefore, to send this combined proposal to the governments convening the UN Security Council special session on May 26, requesting that it be taken into consideration at this meeting. Even as the UN Charter must be upheld, the UN is nevertheless in urgent need of reform, which would give the Global Majority a proportionate representation. Part of this reform must be the establishment of a new security and development architecture, which must take into account the interest of every single country on the planet.
A combination of Mr. Davotoğlu’s proposal and the Extended Oasis Plan can be an indispensable component of such a new architecture.
Any and all of the participants in the EIR roundtable stand prepared for further assistance, if so required.
Sincerely yours,
Helga Zepp-LaRouche
Founder, Schiller Institute
Editor-in-Chief, EIR
May 17, 2026
When Zepp-LaRouche proposed to add the Extended Oasis Plan to the proposal put on the table by Davotoğlu, which is actually very similar to the Tehran Agreement of 2010 signed by Türkiye, Brazil and Iran, the latter replied:
“I fully agree. The best way of peace is economic interdependency. There is no other way. You can sign peace plans, you can make many declarations, but the best way of peace is economic interdependency. Whenever you have economic interdependency, nobody will be starting a war. So, economic interdependency means development.” Davotoğlu added that the best response to this war is to create a sense of “regional belonging, supporting each other. And I fully share your opinion; and we can bring these proposals together, a geopolitical solution framework, as well as a developmental, visionary project together.”
The participants in the EIR Roundtable agreed, therefore, to send this combined proposal to the governments convening the UN Security Council special session on May 26, requesting that it be taken into consideration at this meeting. Even as the UN Charter must be upheld, the UN is nevertheless in urgent need of reform, which would give the Global Majority a proportionate representation. Part of this reform must be the establishment of a new security and development architecture, which must take into account the interest of every single country on the planet.
A combination of Mr. Davotoğlu’s proposal and the Extended Oasis Plan can be an indispensable component of such a new architecture.
Any and all of the participants in the EIR roundtable stand prepared for further assistance, if so required.
Sincerely yours,
Helga Zepp-LaRouche
Founder, Schiller Institute
Editor-in-Chief, EIR
May 17, 2026
Movisol
Ai governi delle Nazioni Unite: una politica per portare pace e sviluppo nell’Asia sud-occidentale
Il 26 maggio, la Cina, in qualità di presidente di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocherà una riunione dal titolo «Rispettare gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e rafforzare il sistema internazionale incentrato sull’ONU». La riunione avrà luogo in un momento in cui il mondo si trova a un bivio storico, in cui l’umanità può scegliere di andare in una di due direzioni molto diverse. La guerra aggressiva e non provocata contro l’Iran, e i suoi effetti a catena, hanno portato il Medio Oriente a un punto morto e minacciano un’escalation potenzialmente fatale verso una depressione economica globale o addirittura una guerra nucleare mondiale. Al contempo, gli incontri tra il presidente Xi Jinping e il presidente Donald Trump a Pechino hanno aperto la porta a un nuovo livello di cooperazione tra le due maggiori economie mondiali, creando l’opportunità di attuare una politica completamente diversa da quella che ha generato la crisi odierna. Si tratta quindi di un momento storico molto prezioso, che non va perso.
Tale politica è stata discussa e approfondita in occasione della recente tavola rotonda d’emergenza dell’EIR tenutasi il 15 maggio, dal titolo «La guerra in Iran e la “disintegrazione controllata” dell’economia mondiale». Sono intervenuti l’ex primo ministro turco Ahmet Davutoğlu, l’ambasciatore iraniano in Messico Abolfazl Pasandideh, l’ex relatore speciale delle Nazioni Unite per la Palestina Richard Falk e altri. Il prof. Davutoğlu ha insistito sul fatto che i negoziati bilaterali tra Stati Uniti e Iran non possono risolvere la crisi regionale, affermando che solo “un approccio regionale globale” può portare a una pace sostenibile. Ha illustrato la sua recente proposta, che verte su quattro questioni correlate, in cui “è improbabile che si registrino progressi su un fronte senza un movimento parallelo sugli altri”:
1. Lo Stretto di Hormuz: formare una coalizione di intermediari di fiducia, quali Turchia, Pakistan, Malesia e Indonesia, per amministrare lo Stretto sotto il mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
2. Accordi sul nucleare: Stabilire un nuovo accordo in base al quale l’Iran depositi l’uranio arricchito in Turchia in cambio di combustibile per uso civile, riaffermi il proprio impegno a non sviluppare armi nucleari e ottenga il riconoscimento formale da parte degli Stati Uniti del proprio diritto all’energia nucleare a fini pacifici. Nel corso del tempo, la regione dovrebbe muoversi verso l’eliminazione delle armi nucleari, «comprese quelle detenute da Israele».
(Va notato che questa era la base dell’Accordo di Teheran del 2010, che Davutoğlu contribuì a mediare, insieme al Brasile e all’AIEA, e che all’epoca fu respinto dal presidente Obama. In particolare, il presidente brasiliano Lula ha consegnato al presidente Trump una copia di questo accordo durante la sua recente visita a Washington del 7 maggio).
3. Architettura di sicurezza regionale: verrebbe istituita una struttura multilivello di rafforzamento della fiducia e di sicurezza regionale, in evoluzione verso «un equivalente mediorientale degli Accordi di Helsinki del 1975».
4. Palestina: A Israele verrebbe offerta l’integrazione nell’architettura – piena normalizzazione diplomatica e garanzie formali – in cambio del riconoscimento dello Stato palestinese e della cessazione delle operazioni militari in Libano.
Helga Zepp-LaRouche, fondatrice dello Schiller Institute e caporedattrice della rivista EIR, aveva aperto il dialogo della tavola rotonda proponendo un cambiamento completo di politica per l’Asia sud-occidentale, ovvero che le nazioni dell’intera regione, dall’India al Mediterraneo, dal Caucaso al Golfo, adottassero una politica comune di “Pace attraverso lo Sviluppo”.
Un “Piano Oasi Esteso[...]
Ai governi delle Nazioni Unite: una politica per portare pace e sviluppo nell’Asia sud-occidentale
Il 26 maggio, la Cina, in qualità di presidente di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocherà una riunione dal titolo «Rispettare gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e rafforzare il sistema internazionale incentrato sull’ONU». La riunione avrà luogo in un momento in cui il mondo si trova a un bivio storico, in cui l’umanità può scegliere di andare in una di due direzioni molto diverse. La guerra aggressiva e non provocata contro l’Iran, e i suoi effetti a catena, hanno portato il Medio Oriente a un punto morto e minacciano un’escalation potenzialmente fatale verso una depressione economica globale o addirittura una guerra nucleare mondiale. Al contempo, gli incontri tra il presidente Xi Jinping e il presidente Donald Trump a Pechino hanno aperto la porta a un nuovo livello di cooperazione tra le due maggiori economie mondiali, creando l’opportunità di attuare una politica completamente diversa da quella che ha generato la crisi odierna. Si tratta quindi di un momento storico molto prezioso, che non va perso.
Tale politica è stata discussa e approfondita in occasione della recente tavola rotonda d’emergenza dell’EIR tenutasi il 15 maggio, dal titolo «La guerra in Iran e la “disintegrazione controllata” dell’economia mondiale». Sono intervenuti l’ex primo ministro turco Ahmet Davutoğlu, l’ambasciatore iraniano in Messico Abolfazl Pasandideh, l’ex relatore speciale delle Nazioni Unite per la Palestina Richard Falk e altri. Il prof. Davutoğlu ha insistito sul fatto che i negoziati bilaterali tra Stati Uniti e Iran non possono risolvere la crisi regionale, affermando che solo “un approccio regionale globale” può portare a una pace sostenibile. Ha illustrato la sua recente proposta, che verte su quattro questioni correlate, in cui “è improbabile che si registrino progressi su un fronte senza un movimento parallelo sugli altri”:
1. Lo Stretto di Hormuz: formare una coalizione di intermediari di fiducia, quali Turchia, Pakistan, Malesia e Indonesia, per amministrare lo Stretto sotto il mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
2. Accordi sul nucleare: Stabilire un nuovo accordo in base al quale l’Iran depositi l’uranio arricchito in Turchia in cambio di combustibile per uso civile, riaffermi il proprio impegno a non sviluppare armi nucleari e ottenga il riconoscimento formale da parte degli Stati Uniti del proprio diritto all’energia nucleare a fini pacifici. Nel corso del tempo, la regione dovrebbe muoversi verso l’eliminazione delle armi nucleari, «comprese quelle detenute da Israele».
(Va notato che questa era la base dell’Accordo di Teheran del 2010, che Davutoğlu contribuì a mediare, insieme al Brasile e all’AIEA, e che all’epoca fu respinto dal presidente Obama. In particolare, il presidente brasiliano Lula ha consegnato al presidente Trump una copia di questo accordo durante la sua recente visita a Washington del 7 maggio).
3. Architettura di sicurezza regionale: verrebbe istituita una struttura multilivello di rafforzamento della fiducia e di sicurezza regionale, in evoluzione verso «un equivalente mediorientale degli Accordi di Helsinki del 1975».
4. Palestina: A Israele verrebbe offerta l’integrazione nell’architettura – piena normalizzazione diplomatica e garanzie formali – in cambio del riconoscimento dello Stato palestinese e della cessazione delle operazioni militari in Libano.
Helga Zepp-LaRouche, fondatrice dello Schiller Institute e caporedattrice della rivista EIR, aveva aperto il dialogo della tavola rotonda proponendo un cambiamento completo di politica per l’Asia sud-occidentale, ovvero che le nazioni dell’intera regione, dall’India al Mediterraneo, dal Caucaso al Golfo, adottassero una politica comune di “Pace attraverso lo Sviluppo”.
Un “Piano Oasi Esteso[...]
MoviSol.org
Movisol Ai governi delle Nazioni Unite: una politica per portare pace e sviluppo nell’Asia sud-occidentale Il 26 maggio, la Cina, in qualità di presidente di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, convocherà una riunione dal titolo «Rispettare…
” integrato, in cui un programma per arrestare la desertificazione dell’Asia sud-occidentale, modellato sulla trasformazione cinese della provincia dello Xinjiang e dei suoi deserti nord-occidentali, sarà combinato con l’estensione di corridoi di sviluppo in tutta l’Asia sud-occidentale.
Come ai tempi dell’antica Via della Seta, il Medio Oriente può tornare a essere il crocevia che collega Asia, Africa ed Europa, con un futuro radioso per tutti i paesi che ora si trovano in uno stato di crisi umanitaria e povertà a causa delle guerre interventiste.
Quando la signora LaRouche ha proposto di aggiungere il Piano Oasi Esteso alla proposta messa sul tavolo da Davotoğlu, che in realtà è molto simile all’Accordo di Teheran del 2010 firmato da Turchia, Brasile e Iran, quest’ultimo ha risposto:
«Sono pienamente d’accordo. La via migliore per la pace è l’interdipendenza economica. Non c’è altra via. Si possono firmare accordi di pace, si possono fare molte dichiarazioni, ma la via migliore per la pace è l’interdipendenza economica. Quando c’è interdipendenza economica, nessuno scatenerà una guerra. Quindi, interdipendenza economica significa sviluppo.” Davutoğlu ha aggiunto che la risposta migliore a questa guerra è creare un senso di “appartenenza regionale, sostenendosi a vicenda. E condivido pienamente la tua opinione; e possiamo mettere insieme queste proposte, un quadro di soluzione geopolitica, nonché un progetto di sviluppo e visionario.”
I partecipanti alla tavola rotonda dell’EIR hanno quindi concordato di inviare questa proposta congiunta ai governi che convocano la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 26 maggio, chiedendo che venga presa in considerazione in tale riunione. Anche se la Carta delle Nazioni Unite deve essere rispettata, l’ONU ha comunque urgente bisogno di una riforma che dia alla Maggioranza Globale una rappresentanza proporzionata. Parte di questa riforma deve essere l’istituzione di una nuova architettura di sicurezza e sviluppo, che tenga conto degli interessi di ogni singolo paese del pianeta.
Una combinazione della proposta del sig. Davotoğlu e del Piano Oasi Esteso può costituire una componente indispensabile di tale nuova architettura.
Tutti i partecipanti alla tavola rotonda dell’EIR sono pronti a fornire ulteriore assistenza, se necessario.
Cordiali saluti,
Helga Zepp-LaRouche
Fondatrice, Schiller Institute
Caporedattrice, EIR
17 maggio 2026
Come ai tempi dell’antica Via della Seta, il Medio Oriente può tornare a essere il crocevia che collega Asia, Africa ed Europa, con un futuro radioso per tutti i paesi che ora si trovano in uno stato di crisi umanitaria e povertà a causa delle guerre interventiste.
Quando la signora LaRouche ha proposto di aggiungere il Piano Oasi Esteso alla proposta messa sul tavolo da Davotoğlu, che in realtà è molto simile all’Accordo di Teheran del 2010 firmato da Turchia, Brasile e Iran, quest’ultimo ha risposto:
«Sono pienamente d’accordo. La via migliore per la pace è l’interdipendenza economica. Non c’è altra via. Si possono firmare accordi di pace, si possono fare molte dichiarazioni, ma la via migliore per la pace è l’interdipendenza economica. Quando c’è interdipendenza economica, nessuno scatenerà una guerra. Quindi, interdipendenza economica significa sviluppo.” Davutoğlu ha aggiunto che la risposta migliore a questa guerra è creare un senso di “appartenenza regionale, sostenendosi a vicenda. E condivido pienamente la tua opinione; e possiamo mettere insieme queste proposte, un quadro di soluzione geopolitica, nonché un progetto di sviluppo e visionario.”
I partecipanti alla tavola rotonda dell’EIR hanno quindi concordato di inviare questa proposta congiunta ai governi che convocano la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 26 maggio, chiedendo che venga presa in considerazione in tale riunione. Anche se la Carta delle Nazioni Unite deve essere rispettata, l’ONU ha comunque urgente bisogno di una riforma che dia alla Maggioranza Globale una rappresentanza proporzionata. Parte di questa riforma deve essere l’istituzione di una nuova architettura di sicurezza e sviluppo, che tenga conto degli interessi di ogni singolo paese del pianeta.
Una combinazione della proposta del sig. Davotoğlu e del Piano Oasi Esteso può costituire una componente indispensabile di tale nuova architettura.
Tutti i partecipanti alla tavola rotonda dell’EIR sono pronti a fornire ulteriore assistenza, se necessario.
Cordiali saluti,
Helga Zepp-LaRouche
Fondatrice, Schiller Institute
Caporedattrice, EIR
17 maggio 2026
The Schiller Institute
Create Peace Where War Divides: LaRouche’s Oasis Plan
Build nuclear power plants for desalination, new transportation corridors, new ports—create a future for the next fifty years! That’s the only way to put together an idea of a common interest for everyone in the region.
This short AI generated video is available in different languages:
French, Arabic,
Create Peace Where War Divides: LaRouche’s Oasis Plan
Build nuclear power plants for desalination, new transportation corridors, new ports—create a future for the next fifty years! That’s the only way to put together an idea of a common interest for everyone in the region.
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Movisol
Vertice Xi-Trump: il messaggio sulla trappola di Tucidide è giunto a destinazione?
Il tanto atteso vertice tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, tenutosi il 14 e 15 maggio, si è concluso senza annunci di svolte spettacolari, ma si spera con un rafforzamento della stabilità internazionale. Accogliendo il suo omologo americano, il presidente cinese ha sollevato l’interrogativo fondamentale: “Possono la Cina e gli Stati Uniti superare la cosiddetta ‘trappola di Tucidide’ e forgiare un nuovo paradigma nelle relazioni tra grandi potenze?”. Forse questa riflessione è andata oltre la comprensione di Donald Trump, che però sembra sinceramente rispettare Xi Jinping.
Durante il viaggio di ritorno a Washington, il presidente statunitense ha affermato che la Cina aveva promesso diversi importanti risultati economici, tra cui l’acquisto di aerei Boeing, la ripresa degli acquisti di soia americana e un aumento delle importazioni di petrolio e gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Pur avendo dichiarato che non hanno discusso di dazi, il ministro degli Esteri Wang Yi (foto) ha riferito, nel briefing alla stampa del 15 maggio, che entrambe le parti avevano concordato un quadro per la riduzione delle tariffe doganali.
Per la Cina, come ha sottolineato Wang Yi, “la questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni sino-americane”. Ha aggiunto di sperare che “la parte statunitense rispetti il principio dell’unica Cina”. Trump, da parte sua, ha confermato che i due leader avevano “parlato molto di Taiwan” e discusso “in grande dettaglio” il pacchetto di armamenti statunitensi per Taipei da 14 miliardi di dollari che la sua amministrazione non ha ancora approvato. Ha inoltre dichiarato di non voler vedere Taiwan dichiarare l’indipendenza e ha consigliato ai leader dell’isola di “calmarsi un poco”. Questa affermazione è stata accolta favorevolmente in Cina e anche dall’opposizione a Taiwan — pur essendo tutti ben consapevoli che l’imprevedibilità è il marchio distintivo di Trump.
Per il resto, il ministro degli Esteri cinese ha evidenziato l’importanza del nuovo accordo per una “stabilità strategica costruttiva”, il cui pilastro principale è la cooperazione, affermando che esso fornirà una guida strategica alle relazioni bilaterali nei prossimi tre anni e oltre.
Benché la parte americana volesse che la Cina si impegnasse a fare pressione sull’Iran affinché accettasse un accordo proposto da americani e israeliani, Xi Jinping avrebbe apparentemente rifiutato di conformarsi. Questo sarebbe stato probabilmente uno dei motivi principali per cui il presidente Trump ha revocato la decisione di attaccare l’Iran a partire dal 19 maggio, oltre alla crescente opposizione a un attacco da parte degli stati del Medio Oriente e all’interno degli stessi Stati Uniti, inclusi molti fedelissimi di Trump.
Anche se la parte americana potrebbe non aver ottenuto da Pechino tutto ciò che si aspettava, è stato comunque sufficiente perché la direzione del Financial Times si lamentasse del fatto che la Cina si sia rifiutata di modificare le proprie politiche economiche, comprese quelle relative ai minerali delle terre rare, né di esercitare pressioni su Teheran.
Allo stato attuale, i due leader lasceranno alle rispettive squadre il compito di lavorare sui diversi aspetti della cooperazione bilaterale. Per quanto riguarda il calendario, Trump ha invitato Xi e Peng Liyuan a effettuare una visita di Stato negli Stati Uniti il 24 settembre, invito che il presidente cinese ha accettato, secondo quanto riferito da Wang. I due presidenti hanno inoltre concordato di sostenersi reciprocamente nell’organizzazione del G20 a Miami e dell’APEC (Forum Economico Asia-Pacifico) a Guangzhou più avanti nel corso dell’anno. Tre ulteriori incontri di alto livello tra i due Paesi nel 2026 rappresentano di per sé un importante strumento di potenziale stabilità.
Nel frattempo,[...]
Vertice Xi-Trump: il messaggio sulla trappola di Tucidide è giunto a destinazione?
Il tanto atteso vertice tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, tenutosi il 14 e 15 maggio, si è concluso senza annunci di svolte spettacolari, ma si spera con un rafforzamento della stabilità internazionale. Accogliendo il suo omologo americano, il presidente cinese ha sollevato l’interrogativo fondamentale: “Possono la Cina e gli Stati Uniti superare la cosiddetta ‘trappola di Tucidide’ e forgiare un nuovo paradigma nelle relazioni tra grandi potenze?”. Forse questa riflessione è andata oltre la comprensione di Donald Trump, che però sembra sinceramente rispettare Xi Jinping.
Durante il viaggio di ritorno a Washington, il presidente statunitense ha affermato che la Cina aveva promesso diversi importanti risultati economici, tra cui l’acquisto di aerei Boeing, la ripresa degli acquisti di soia americana e un aumento delle importazioni di petrolio e gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Pur avendo dichiarato che non hanno discusso di dazi, il ministro degli Esteri Wang Yi (foto) ha riferito, nel briefing alla stampa del 15 maggio, che entrambe le parti avevano concordato un quadro per la riduzione delle tariffe doganali.
Per la Cina, come ha sottolineato Wang Yi, “la questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni sino-americane”. Ha aggiunto di sperare che “la parte statunitense rispetti il principio dell’unica Cina”. Trump, da parte sua, ha confermato che i due leader avevano “parlato molto di Taiwan” e discusso “in grande dettaglio” il pacchetto di armamenti statunitensi per Taipei da 14 miliardi di dollari che la sua amministrazione non ha ancora approvato. Ha inoltre dichiarato di non voler vedere Taiwan dichiarare l’indipendenza e ha consigliato ai leader dell’isola di “calmarsi un poco”. Questa affermazione è stata accolta favorevolmente in Cina e anche dall’opposizione a Taiwan — pur essendo tutti ben consapevoli che l’imprevedibilità è il marchio distintivo di Trump.
Per il resto, il ministro degli Esteri cinese ha evidenziato l’importanza del nuovo accordo per una “stabilità strategica costruttiva”, il cui pilastro principale è la cooperazione, affermando che esso fornirà una guida strategica alle relazioni bilaterali nei prossimi tre anni e oltre.
Benché la parte americana volesse che la Cina si impegnasse a fare pressione sull’Iran affinché accettasse un accordo proposto da americani e israeliani, Xi Jinping avrebbe apparentemente rifiutato di conformarsi. Questo sarebbe stato probabilmente uno dei motivi principali per cui il presidente Trump ha revocato la decisione di attaccare l’Iran a partire dal 19 maggio, oltre alla crescente opposizione a un attacco da parte degli stati del Medio Oriente e all’interno degli stessi Stati Uniti, inclusi molti fedelissimi di Trump.
Anche se la parte americana potrebbe non aver ottenuto da Pechino tutto ciò che si aspettava, è stato comunque sufficiente perché la direzione del Financial Times si lamentasse del fatto che la Cina si sia rifiutata di modificare le proprie politiche economiche, comprese quelle relative ai minerali delle terre rare, né di esercitare pressioni su Teheran.
Allo stato attuale, i due leader lasceranno alle rispettive squadre il compito di lavorare sui diversi aspetti della cooperazione bilaterale. Per quanto riguarda il calendario, Trump ha invitato Xi e Peng Liyuan a effettuare una visita di Stato negli Stati Uniti il 24 settembre, invito che il presidente cinese ha accettato, secondo quanto riferito da Wang. I due presidenti hanno inoltre concordato di sostenersi reciprocamente nell’organizzazione del G20 a Miami e dell’APEC (Forum Economico Asia-Pacifico) a Guangzhou più avanti nel corso dell’anno. Tre ulteriori incontri di alto livello tra i due Paesi nel 2026 rappresentano di per sé un importante strumento di potenziale stabilità.
Nel frattempo,[...]
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Movisol Vertice Xi-Trump: il messaggio sulla trappola di Tucidide è giunto a destinazione? Il tanto atteso vertice tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping a Pechino, tenutosi il 14 e 15 maggio, si è concluso senza annunci di svolte spettacolari, ma si…
... Nel frattempo, quattro giorni dopo la partenza di Donald Trump, Xi Jinping ha ricevuto Vladimir Putin per una visita di Stato, durante la quale i due leader consolideranno senza dubbio la loro stretta partnership. Questa visita era stata pianificata già a febbraio, molto prima che quella di Donald Trump venisse rinviata a maggio.