Simposio di questa notte (per l'Italia) organizzato dalla candidata presidenziale indipendente Diane Sare
MAGA - Make America GOOD Again!
youtube.com/live/mlJ7DlBCMCA
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L’economia fisica: LaRouche, non Latouche
11 ott 2015
https://web.archive.org/web/20220813011612/https://movisol.org/leconomia-fisica-larouche-non-latouche/
(sul sito movisol.org, per una ragione da investigare, l'articolo pare scomparso)
11 ott 2015
https://web.archive.org/web/20220813011612/https://movisol.org/leconomia-fisica-larouche-non-latouche/
(sul sito movisol.org, per una ragione da investigare, l'articolo pare scomparso)
Movisol
La Fed è ancora in modalità QE, mentre la qualità del debito statunitense è peggiorata
Contrariamente alla percezione pubblica secondo cui la Federal Reserve continui a sfoltire il bilancio, la banca centrale degli Stati Uniti d’America è in realtà in piena modalità di salvataggio per quanto riguarda il debito del Tesoro statunitense, pari a 40.000 miliardi di dollari e da tempo impossibile da ripagare. Il bilancio della Fed è tornato a 6.700 miliardi di dollari perché, pur continuando a vendere quantità modeste di titoli garantiti da ipoteche, sta acquistando dalle banche – salvandole – quantità ben più ingenti di buoni del Tesoro a breve termine. Nell’anno conclusosi il 16 luglio 2026, la Fed ha acquistato dalle banche circa 305 miliardi di dollari in titoli del Tesoro, secondo il bollettino mensile della stessa Fed (https://www.federalreserve.gov/releases/h41/20260723). Di quei 305 miliardi di dollari in buoni del Tesoro, tutti erano titoli a brevissimo termine, che maturano e vengono rinnovati entro un anno o meno, con scadenze che arrivano fino a un mese.
Inoltre, secondo le stime di Goldman Sachs, il Tesoro emetterà 847 miliardi di dollari in buoni del Tesoro a breve termine nell’anno fiscale 2026, che si conclude il 30 settembre. Si tratta di due volte e mezzo l’emissione dell’anno fiscale 2025; dal 2023 il Tesoro fa sempre più affidamento su questa strategia a breve termine. Il fatto che gli Stati Uniti non siano più in grado di ripagare il proprio debito è diventato sempre più evidente, dato che ricorrono a tali manovre solo per continuare a pagare gli interessi, che sono diventati la voce più onerosa del bilancio federale. Inoltre, questa manovra non fa altro che favorire i gestori di hedge fund e i trader delle banche, che hanno sfruttato la massiccia emissione di buoni del Tesoro a breve termine a fini speculativi e di negoziazione di derivati finanziari. A quanto pare, la bacchetta magica del segretario al Tesoro Scott Bessent (foto), le stablecoin, volte a sostenere il debito statunitense, non sta funzionando. Il mercato delle stablecoin, pari a circa 300 miliardi, non ha rappresentato una svolta decisiva, dato che il tasso di interesse sui titoli del Tesoro a un anno è in costante aumento dal febbraio 2026, ad esempio, e la scorsa settimana ha raggiunto il 4,14% insieme ad altri tassi in rialzo, per poi scendere leggermente al di sotto del 4%. I tassi di interesse hanno continuato a salire lentamente ma inesorabilmente, anche mentre i prezzi dei prodotti petroliferi subivano oscillazioni, rivelando un mercato che può ancora rifinanziare il debito americano, ma non è in grado di ripagarlo.
Di conseguenza, la Fed è intervenuta per acquistare la crescente marea di buoni del Tesoro e si trova ora in piena modalità di “QE” e salvataggio.
Non riuscendo a sostenere il debito statunitense, le stablecoin hanno invece alimentato l’economia sommersa. Arthur Wilmarth, professore emerito alla George Washington University, avverte che le stablecoin sono diventate lo strumento preferito per le attività illegali. Il prof. Wilmarth basa i suoi giudizi su un articolo di Bloomberg secondo cui oltre il 70% delle due maggiori stablecoin, USDT e USDC, si trova in conti che utilizzano chiavi crittografate per nascondere l’identità dei propri titolari. Un altro 26% è detenuto su exchange di criptovalute non regolamentati, mentre solo il 3% è detenuto su exchange regolamentati.
Ciò significa che, essendo il valore totale di USDT e USDC emessi da Tether e Circle pari a 257 miliardi di dollari, vi sono oltre 247 miliardi di dollari in stablecoin, riscattabili in titoli del Tesoro statunitense, che sfuggono a qualsiasi regolamentazione o controllo. Nell’articolo di Bloomberg citato dal prof. Wilmarth, l’economista dell’Università di Harvard Gita Gopinath afferma: “Le stablecoin sono ormai la forma predominante di attività illecita i[...]
La Fed è ancora in modalità QE, mentre la qualità del debito statunitense è peggiorata
Contrariamente alla percezione pubblica secondo cui la Federal Reserve continui a sfoltire il bilancio, la banca centrale degli Stati Uniti d’America è in realtà in piena modalità di salvataggio per quanto riguarda il debito del Tesoro statunitense, pari a 40.000 miliardi di dollari e da tempo impossibile da ripagare. Il bilancio della Fed è tornato a 6.700 miliardi di dollari perché, pur continuando a vendere quantità modeste di titoli garantiti da ipoteche, sta acquistando dalle banche – salvandole – quantità ben più ingenti di buoni del Tesoro a breve termine. Nell’anno conclusosi il 16 luglio 2026, la Fed ha acquistato dalle banche circa 305 miliardi di dollari in titoli del Tesoro, secondo il bollettino mensile della stessa Fed (https://www.federalreserve.gov/releases/h41/20260723). Di quei 305 miliardi di dollari in buoni del Tesoro, tutti erano titoli a brevissimo termine, che maturano e vengono rinnovati entro un anno o meno, con scadenze che arrivano fino a un mese.
Inoltre, secondo le stime di Goldman Sachs, il Tesoro emetterà 847 miliardi di dollari in buoni del Tesoro a breve termine nell’anno fiscale 2026, che si conclude il 30 settembre. Si tratta di due volte e mezzo l’emissione dell’anno fiscale 2025; dal 2023 il Tesoro fa sempre più affidamento su questa strategia a breve termine. Il fatto che gli Stati Uniti non siano più in grado di ripagare il proprio debito è diventato sempre più evidente, dato che ricorrono a tali manovre solo per continuare a pagare gli interessi, che sono diventati la voce più onerosa del bilancio federale. Inoltre, questa manovra non fa altro che favorire i gestori di hedge fund e i trader delle banche, che hanno sfruttato la massiccia emissione di buoni del Tesoro a breve termine a fini speculativi e di negoziazione di derivati finanziari. A quanto pare, la bacchetta magica del segretario al Tesoro Scott Bessent (foto), le stablecoin, volte a sostenere il debito statunitense, non sta funzionando. Il mercato delle stablecoin, pari a circa 300 miliardi, non ha rappresentato una svolta decisiva, dato che il tasso di interesse sui titoli del Tesoro a un anno è in costante aumento dal febbraio 2026, ad esempio, e la scorsa settimana ha raggiunto il 4,14% insieme ad altri tassi in rialzo, per poi scendere leggermente al di sotto del 4%. I tassi di interesse hanno continuato a salire lentamente ma inesorabilmente, anche mentre i prezzi dei prodotti petroliferi subivano oscillazioni, rivelando un mercato che può ancora rifinanziare il debito americano, ma non è in grado di ripagarlo.
Di conseguenza, la Fed è intervenuta per acquistare la crescente marea di buoni del Tesoro e si trova ora in piena modalità di “QE” e salvataggio.
Non riuscendo a sostenere il debito statunitense, le stablecoin hanno invece alimentato l’economia sommersa. Arthur Wilmarth, professore emerito alla George Washington University, avverte che le stablecoin sono diventate lo strumento preferito per le attività illegali. Il prof. Wilmarth basa i suoi giudizi su un articolo di Bloomberg secondo cui oltre il 70% delle due maggiori stablecoin, USDT e USDC, si trova in conti che utilizzano chiavi crittografate per nascondere l’identità dei propri titolari. Un altro 26% è detenuto su exchange di criptovalute non regolamentati, mentre solo il 3% è detenuto su exchange regolamentati.
Ciò significa che, essendo il valore totale di USDT e USDC emessi da Tether e Circle pari a 257 miliardi di dollari, vi sono oltre 247 miliardi di dollari in stablecoin, riscattabili in titoli del Tesoro statunitense, che sfuggono a qualsiasi regolamentazione o controllo. Nell’articolo di Bloomberg citato dal prof. Wilmarth, l’economista dell’Università di Harvard Gita Gopinath afferma: “Le stablecoin sono ormai la forma predominante di attività illecita i[...]
MoviSol.org
Movisol La Fed è ancora in modalità QE, mentre la qualità del debito statunitense è peggiorata Contrariamente alla percezione pubblica secondo cui la Federal Reserve continui a sfoltire il bilancio, la banca centrale degli Stati Uniti d’America è in realtà…
dentificata” (https://www.linkedin.com/posts/arthur-wilmarth-23774a16_according-to-a-new-bloomberg-article-by-andy-share-7486521572623765504-TqJT).
LinkedIn
Stablecoins evade US laws, used by criminals, says Bloomberg | Arthur Wilmarth posted on the topic | LinkedIn
According to a new Bloomberg article by Andy MUKHERJEE, https://lnkd.in/ecQQtPzY, over 70% of the world's two largest stablecoins -- Tether's USDT and Circle's USDC -- are held in unhosted private digital wallets, which use encrypted keys to hide the identities…
Movisol
I cannoni di agosto
Nei due principali conflitti che oggi agitano il mondo, e che stanno convergendo in un unico teatro di guerra – da un lato la NATO e l’Ucraina contro la Russia, dall’altro gli Stati Uniti e Israele contro l’Iran – il pericolo di un’escalation rimane grave.
Il giorno dopo aver promesso, il 31 luglio, di colpire l’Iran “molto duramente” e dopo che il Dipartimento di Stato aveva consigliato a tutti gli americani di lasciare il Medio Oriente, Donald Trump ha fatto marcia indietro, spiegando che “l’Iran e altri paesi del Medio Oriente mi avevano chiesto di sospendere gli attacchi” per vedere se fosse possibile raggiungere un accordo. Ma se così non fosse, ha avvertito su Truth Social, gli Stati Uniti sarebbero pronti ad “affrontare la Repubblica Islamica dell’Iran, con livelli di terrore militare, forza e potenza che non si sono visti dalla Seconda Guerra Mondiale”. Israele, ha aggiunto, “si unisce a me in questo impegno”.
I leader iraniani, tuttavia, hanno negato che siano in corso negoziati con gli Stati Uniti, mentre c’è stata un’intensa attività diplomatica tra i leader regionali senza il coinvolgimento di Washington. Il 3 agosto, infatti, si sono tenuti colloqui tra l’Iran e l’Oman sull’apertura di una “rotta temporanea” attraverso lo stretto di Hormuz per consentire la ripresa di un maggior numero di trasporti marittimi. Teheran ha insistito sul fatto che non si potrà raggiungere alcun accordo finché gli Stati Uniti non porranno fine alle loro azioni aggressive e al blocco navale.
Mentre è certamente vero che i leader dei Paesi del Golfo, così come quelli dei tre Paesi coinvolti nella mediazione (Egitto, Turchia e Pakistan) sono ansiosi di evitare un’ulteriore escalation del conflitto, le pressioni provengono anche dall’interno delle forze armate statunitensi. Queste avvertono che le munizioni e le attrezzature militari si stanno esaurendo e, come abbiamo riportato la scorsa settimana, le basi statunitensi nella regione hanno subito gravi danni a causa dei contrattacchi iraniani. L’esaurimento delle scorte militari americane potrebbe rivelarsi il fattore decisivo per spingere l’amministrazione Trump ad accettare un accordo.
Secondo un nuovo studio del Center for Strategic and International Studies di Washington, le scorte di missili Patriot del Pentagono sono scese di circa due terzi, da 2.330 il 27 febbraio a 827 il 27 luglio. Le scorte di missili THAAD sono passate da 452 a un numero compreso tra 234 e 278 dall’inizio della guerra illegale condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Inoltre, le risorse sono state pesantemente impiegate in Ucraina. Kiev, con il pieno sostegno dell’Occidente, ha intensificato gli attacchi al territorio e alle infrastrutture russe, pur senza compiere progressi sul campo. Tra i bersagli figurano ora i centri di esportazione di entrambi i Paesi sul Mar Nero. La Russia si è concentrata sul blocco di Odessa, il principale punto di esportazione di cereali dell’Ucraina, prendendo di mira le strutture portuali e di collegamento nella città e nei dintorni. L’Unione Europea e la “Coalizione dei Volenterosi” europea stanno sostenendo pienamente, se non addirittura istigando, l’escalation di Kiev.
In entrambi questi conflitti, sono in gioco anche punti nevralgici fondamentali per l’economia mondiale: il Mar Nero, lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab-e-Mandeb. È una strategia geopolitica britannica di lunga data quella di controllare tutti i principali punti nevralgici del trasporto marittimo mondiale. Un altro di questi è lo Stretto di Gibilterra, dove la scorsa settimana è scoppiata una drammatica crisi migratoria che ha coinvolto Spagna e Marocco.
I cannoni di agosto
Nei due principali conflitti che oggi agitano il mondo, e che stanno convergendo in un unico teatro di guerra – da un lato la NATO e l’Ucraina contro la Russia, dall’altro gli Stati Uniti e Israele contro l’Iran – il pericolo di un’escalation rimane grave.
Il giorno dopo aver promesso, il 31 luglio, di colpire l’Iran “molto duramente” e dopo che il Dipartimento di Stato aveva consigliato a tutti gli americani di lasciare il Medio Oriente, Donald Trump ha fatto marcia indietro, spiegando che “l’Iran e altri paesi del Medio Oriente mi avevano chiesto di sospendere gli attacchi” per vedere se fosse possibile raggiungere un accordo. Ma se così non fosse, ha avvertito su Truth Social, gli Stati Uniti sarebbero pronti ad “affrontare la Repubblica Islamica dell’Iran, con livelli di terrore militare, forza e potenza che non si sono visti dalla Seconda Guerra Mondiale”. Israele, ha aggiunto, “si unisce a me in questo impegno”.
I leader iraniani, tuttavia, hanno negato che siano in corso negoziati con gli Stati Uniti, mentre c’è stata un’intensa attività diplomatica tra i leader regionali senza il coinvolgimento di Washington. Il 3 agosto, infatti, si sono tenuti colloqui tra l’Iran e l’Oman sull’apertura di una “rotta temporanea” attraverso lo stretto di Hormuz per consentire la ripresa di un maggior numero di trasporti marittimi. Teheran ha insistito sul fatto che non si potrà raggiungere alcun accordo finché gli Stati Uniti non porranno fine alle loro azioni aggressive e al blocco navale.
Mentre è certamente vero che i leader dei Paesi del Golfo, così come quelli dei tre Paesi coinvolti nella mediazione (Egitto, Turchia e Pakistan) sono ansiosi di evitare un’ulteriore escalation del conflitto, le pressioni provengono anche dall’interno delle forze armate statunitensi. Queste avvertono che le munizioni e le attrezzature militari si stanno esaurendo e, come abbiamo riportato la scorsa settimana, le basi statunitensi nella regione hanno subito gravi danni a causa dei contrattacchi iraniani. L’esaurimento delle scorte militari americane potrebbe rivelarsi il fattore decisivo per spingere l’amministrazione Trump ad accettare un accordo.
Secondo un nuovo studio del Center for Strategic and International Studies di Washington, le scorte di missili Patriot del Pentagono sono scese di circa due terzi, da 2.330 il 27 febbraio a 827 il 27 luglio. Le scorte di missili THAAD sono passate da 452 a un numero compreso tra 234 e 278 dall’inizio della guerra illegale condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Inoltre, le risorse sono state pesantemente impiegate in Ucraina. Kiev, con il pieno sostegno dell’Occidente, ha intensificato gli attacchi al territorio e alle infrastrutture russe, pur senza compiere progressi sul campo. Tra i bersagli figurano ora i centri di esportazione di entrambi i Paesi sul Mar Nero. La Russia si è concentrata sul blocco di Odessa, il principale punto di esportazione di cereali dell’Ucraina, prendendo di mira le strutture portuali e di collegamento nella città e nei dintorni. L’Unione Europea e la “Coalizione dei Volenterosi” europea stanno sostenendo pienamente, se non addirittura istigando, l’escalation di Kiev.
In entrambi questi conflitti, sono in gioco anche punti nevralgici fondamentali per l’economia mondiale: il Mar Nero, lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Bab-e-Mandeb. È una strategia geopolitica britannica di lunga data quella di controllare tutti i principali punti nevralgici del trasporto marittimo mondiale. Un altro di questi è lo Stretto di Gibilterra, dove la scorsa settimana è scoppiata una drammatica crisi migratoria che ha coinvolto Spagna e Marocco.
The Schiller Institute
Schiller Institute and International Peace Coalition Press Release
Letter to Archbishop John Wester to Urge Pope Leo XIV to Call a Peace Conference to Stop Nuclear War Signed by Prominent Peace Organizations and Activists
On Friday, July 31, at an online Roundtable Conference, “Solve the Immigration Crisis With Development: The Strategic Significance of Pope Leo’s Encyclical,” sponsored by EIR News Service and the International Peace Coalition, Jack Gilroy, a long-time peace activist with the Pax Christi New York State Council, Veterans for Peace, Ban Killer Drones, and the International Peace Coalition of the Schiller Institute, released the news that he, in collaboration with other leading peace activists, has written a letter to the U.S. Catholic Archbishop John Wester, the strongest advocate in a U.S. Archdiocese working for the banning of nuclear weapons. (Wester’s Santa Fe, New Mexico diocese is the home of Los Alamos.) The letter urges the Archbishop to request that Pope Leo XIV convene an emergency international peace conference with Presidents Putin, Xi, and Trump, to halt the present wars, stop the expansion of nuclear weapons to Russia’s border, and ban nuclear weapons, as we face the greatest threat of nuclear war since the Cuban Missile Crisis. Over 130 prominent peace activists and several leading peace organizations have already signed the letter.
Gilroy stated at the conference that, in organizing support for the diplomatic initiative called for in this letter, “It’s primarily Pax Christi and the International Peace Coalition that have worked together for the past three weeks to fulfill what the International Peace Coalition is all about: to try to prevent war—nuclear war—and to use development as the alternative, as the answer, to the constant military buildups.”
“All of that is possible”, Gilroy stated, “but we asked, ‘Where are we going to find the answer?’ And we are looking back at history, and we think diplomacy can work, does work. But getting diplomacy started is… extremely difficult.”
In recounting the history of diplomacy to stop a nuclear war, Gilroy cited the famous case of Pope John XXIII, during the 1962 Cuban Missile Crisis, which is detailed in the letter. A trio of concerned citizens—US journalist Norman Cousins, an influential Soviet citizen, and Belgian monk Fr. Felix Morlion—just happened to be discussing the need for nuclear disarmament when President Kennedy announced on national TV a blockade of Cuba in response to the discovery that Soviet missiles had been placed there. With the consent of Kennedy and Khrushchev, Morlion contacted the Pope, to whom he was an advisor, and urged him to help diffuse the crisis, which seemed to be heading toward WWIII.
The Pope agreed and delivered a very stirring message for peace. It stated in part: “With your hand on your conscience may each one hear the anguished cry which is raised to the skies from all parts of the earth: Peace, peace! We renew this solemn plea today.” This poignant cry for peace had a tremendous effect on both Kennedy, the first Catholic president, and Khrushchev, who saw that it was published in full on the front page of Pravda. Khrushchev characterized the speech as “the first ray of real light” during the crisis. Cousins then served as a liaison between Kennedy, Khrushchev and the Pope until the Pope’s death on June 3, 1963. Seven days later, Kennedy delivered his American University commencement address, which was the most powerful and visionary call for peace by a US president in the 20th Century. Cousins had written the first draft, and Kennedy refused to give the Pentagon intelligence community, or the State Department, any say.
As Jack Gilroy states in the letter to Archbishop Wester, “With this in mind, we were thinking it might be time for something similar to[...]
Schiller Institute and International Peace Coalition Press Release
Letter to Archbishop John Wester to Urge Pope Leo XIV to Call a Peace Conference to Stop Nuclear War Signed by Prominent Peace Organizations and Activists
On Friday, July 31, at an online Roundtable Conference, “Solve the Immigration Crisis With Development: The Strategic Significance of Pope Leo’s Encyclical,” sponsored by EIR News Service and the International Peace Coalition, Jack Gilroy, a long-time peace activist with the Pax Christi New York State Council, Veterans for Peace, Ban Killer Drones, and the International Peace Coalition of the Schiller Institute, released the news that he, in collaboration with other leading peace activists, has written a letter to the U.S. Catholic Archbishop John Wester, the strongest advocate in a U.S. Archdiocese working for the banning of nuclear weapons. (Wester’s Santa Fe, New Mexico diocese is the home of Los Alamos.) The letter urges the Archbishop to request that Pope Leo XIV convene an emergency international peace conference with Presidents Putin, Xi, and Trump, to halt the present wars, stop the expansion of nuclear weapons to Russia’s border, and ban nuclear weapons, as we face the greatest threat of nuclear war since the Cuban Missile Crisis. Over 130 prominent peace activists and several leading peace organizations have already signed the letter.
Gilroy stated at the conference that, in organizing support for the diplomatic initiative called for in this letter, “It’s primarily Pax Christi and the International Peace Coalition that have worked together for the past three weeks to fulfill what the International Peace Coalition is all about: to try to prevent war—nuclear war—and to use development as the alternative, as the answer, to the constant military buildups.”
“All of that is possible”, Gilroy stated, “but we asked, ‘Where are we going to find the answer?’ And we are looking back at history, and we think diplomacy can work, does work. But getting diplomacy started is… extremely difficult.”
In recounting the history of diplomacy to stop a nuclear war, Gilroy cited the famous case of Pope John XXIII, during the 1962 Cuban Missile Crisis, which is detailed in the letter. A trio of concerned citizens—US journalist Norman Cousins, an influential Soviet citizen, and Belgian monk Fr. Felix Morlion—just happened to be discussing the need for nuclear disarmament when President Kennedy announced on national TV a blockade of Cuba in response to the discovery that Soviet missiles had been placed there. With the consent of Kennedy and Khrushchev, Morlion contacted the Pope, to whom he was an advisor, and urged him to help diffuse the crisis, which seemed to be heading toward WWIII.
The Pope agreed and delivered a very stirring message for peace. It stated in part: “With your hand on your conscience may each one hear the anguished cry which is raised to the skies from all parts of the earth: Peace, peace! We renew this solemn plea today.” This poignant cry for peace had a tremendous effect on both Kennedy, the first Catholic president, and Khrushchev, who saw that it was published in full on the front page of Pravda. Khrushchev characterized the speech as “the first ray of real light” during the crisis. Cousins then served as a liaison between Kennedy, Khrushchev and the Pope until the Pope’s death on June 3, 1963. Seven days later, Kennedy delivered his American University commencement address, which was the most powerful and visionary call for peace by a US president in the 20th Century. Cousins had written the first draft, and Kennedy refused to give the Pentagon intelligence community, or the State Department, any say.
As Jack Gilroy states in the letter to Archbishop Wester, “With this in mind, we were thinking it might be time for something similar to[...]
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The Schiller Institute Schiller Institute and International Peace Coalition Press Release Letter to Archbishop John Wester to Urge Pope Leo XIV to Call a Peace Conference to Stop Nuclear War Signed by Prominent Peace Organizations and Activists On Friday…
happen today.” Pope Leo XIV, he noted, had already suggested something along these lines at the 80th anniversary of the atomic bombings of Hiroshima and Nagasaki when he prayed that the bombings would ‘serve as a call to the international community to renew its commitment to pursuing lasting peace for our whole human family—a peace that is unarmed and disarming,’ Perhaps the Vatican or another neutral location such as Vienna or Geneva could be the venue.”
Gilroy concludes the letter with this appeal to Archbishop Wester: “Would you be able to help bring this recommendation to Pope Leo? We believe you, as a strong and highly-respected advocate for the abolition of nuclear weapons, would be the ideal diplomat to encourage Pope Leo to bring Putin, Trump, and Xi Jinping together to plan an end to nuclear weapons and to pave a new road of economic conversion from a war economy to economic development for all people everywhere. Your intercession and the strong leadership of Pope Leo could move us away from the sheer madness we are now experiencing.”
Jack Gilroy stated in his presentation at the July 31 conference that one of the signers of the letter, Peter Kuznick, Professor of History and Director of the Nuclear Studies Institute at American University, Washington, D.C., was the lead speaker at a peace conference in Nagasaki, Japan on July 25, where, before many Japanese public officials, Kuznick brought up the significance of widely circulating this letter internationally. Several Japanese figures have already signed. Kuznick has also discussed this appeal to the Pope in a recent Consortium News webinar, “How Close Are We to Nuclear War?”, with fellow letter signer, Ray McGovern, former CIA analyst and Co-Founder of Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), hosted by Consortium News Editor-in-Chief, Joe Lauria.
As we head into the proverbial “Guns of August,” Gilroy’s letter makes clear that “we are getting as close to nuclear war as we were during the Cuban Missile Crisis of 1962. That crisis ended with diplomacy that saved the planet, and Pope John XXIII was a key figure in making that happen.” Today, he is calling on prominent figures around the world to urge Pope Leo XIV to play the same role, and he is calling on more peace activists and organizations to sign the letter.
This letter was written in collaboration with the Pax Christi New York State Council, and Rosemarie Pace, Ed.D., PCNYS Coordinator; USA Palestine Solidarity Working Group; Pax Christi International Sudan Working Group.
This is a link to the letter, with the list of signers: Letter To Archbishop John Wester, To Urge Pope Leo XIV to Call for a Peace Conference
The letter has been endorsed by 7 recipients of the annual Pax Christi USA “Teacher of Peace” Award: Jim Albertini (2010); Roy Bourgeois (1997); Marie Dennis (2022); James W. Douglass (1994); Kathy Kelly (1998); William Quigley (2003) and Martin Sheen (1999). Archbishop Wester is this year’s recipient of the “Teacher of Peace” award.
Some of the many prominent individuals endorsing the letter include: Professor Richard Falk; Ira Helfand; Professor Peter Kuznick; former US Congressman Dennis Kucinich; Helga Zepp-LaRouche (Founder, Schiller Institute), Melissa Parke (Executive Director of ICAN); Susan Schnall (President, Veterans for Peace USA); Col.(ret) Lawrence Wilkerson; Col.(ret) Ann Wright, and Professor Ivana Hughes (President, Nuclear Age Peace Foundation). Please consult the entire list for more on these and all other endorsers, and their organizational affiliation.
U.S. organizations that have endorsed the letter include Veterans for Peace and Historians for Peace and Democracy. For more information, and/or to add your name to the letter, please contact Ron Bettag at ronbettag@gmail.com
Gilroy concludes the letter with this appeal to Archbishop Wester: “Would you be able to help bring this recommendation to Pope Leo? We believe you, as a strong and highly-respected advocate for the abolition of nuclear weapons, would be the ideal diplomat to encourage Pope Leo to bring Putin, Trump, and Xi Jinping together to plan an end to nuclear weapons and to pave a new road of economic conversion from a war economy to economic development for all people everywhere. Your intercession and the strong leadership of Pope Leo could move us away from the sheer madness we are now experiencing.”
Jack Gilroy stated in his presentation at the July 31 conference that one of the signers of the letter, Peter Kuznick, Professor of History and Director of the Nuclear Studies Institute at American University, Washington, D.C., was the lead speaker at a peace conference in Nagasaki, Japan on July 25, where, before many Japanese public officials, Kuznick brought up the significance of widely circulating this letter internationally. Several Japanese figures have already signed. Kuznick has also discussed this appeal to the Pope in a recent Consortium News webinar, “How Close Are We to Nuclear War?”, with fellow letter signer, Ray McGovern, former CIA analyst and Co-Founder of Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), hosted by Consortium News Editor-in-Chief, Joe Lauria.
As we head into the proverbial “Guns of August,” Gilroy’s letter makes clear that “we are getting as close to nuclear war as we were during the Cuban Missile Crisis of 1962. That crisis ended with diplomacy that saved the planet, and Pope John XXIII was a key figure in making that happen.” Today, he is calling on prominent figures around the world to urge Pope Leo XIV to play the same role, and he is calling on more peace activists and organizations to sign the letter.
This letter was written in collaboration with the Pax Christi New York State Council, and Rosemarie Pace, Ed.D., PCNYS Coordinator; USA Palestine Solidarity Working Group; Pax Christi International Sudan Working Group.
This is a link to the letter, with the list of signers: Letter To Archbishop John Wester, To Urge Pope Leo XIV to Call for a Peace Conference
The letter has been endorsed by 7 recipients of the annual Pax Christi USA “Teacher of Peace” Award: Jim Albertini (2010); Roy Bourgeois (1997); Marie Dennis (2022); James W. Douglass (1994); Kathy Kelly (1998); William Quigley (2003) and Martin Sheen (1999). Archbishop Wester is this year’s recipient of the “Teacher of Peace” award.
Some of the many prominent individuals endorsing the letter include: Professor Richard Falk; Ira Helfand; Professor Peter Kuznick; former US Congressman Dennis Kucinich; Helga Zepp-LaRouche (Founder, Schiller Institute), Melissa Parke (Executive Director of ICAN); Susan Schnall (President, Veterans for Peace USA); Col.(ret) Lawrence Wilkerson; Col.(ret) Ann Wright, and Professor Ivana Hughes (President, Nuclear Age Peace Foundation). Please consult the entire list for more on these and all other endorsers, and their organizational affiliation.
U.S. organizations that have endorsed the letter include Veterans for Peace and Historians for Peace and Democracy. For more information, and/or to add your name to the letter, please contact Ron Bettag at ronbettag@gmail.com
Dalla candidata presidenziale indipendente Diane Sare
🇺🇸 Fire Trump, Hire Diane! The Containment is Cracking
Scott Ritter said he believes that anybody who supports the NDAA with this merger should be thrown out of office.. [Now] he takes it a step further:
"What Would Donnie Do?"
https://scottritter.substack.com/p/ritters-rant-096-what-would-donny
I am honored to be at the top of his short list of replacements for President Donald Trump...
Of all the people Scott named, I am the only one who actually has stepped forward to declare my candidacy, and I need your support... Also, we are working on publishing a book for the 250th anniversary of our Republic...
======
In dialogo con Cynthia Pooler contro la fusione dei servizi di intelligence statunitensi e israeliani
🇺🇸 Two days ago, Scott Ritter and I joined our mutual friend Cynthia Pooler to talk about the urgent necessity of defeating the US-Israel military and intelligence merger Sec. 1217 of the NDAA.
https://youtu.be/F2er4L3hhbo
🇺🇸 Fire Trump, Hire Diane! The Containment is Cracking
Scott Ritter said he believes that anybody who supports the NDAA with this merger should be thrown out of office.. [Now] he takes it a step further:
"What Would Donnie Do?"
https://scottritter.substack.com/p/ritters-rant-096-what-would-donny
I am honored to be at the top of his short list of replacements for President Donald Trump...
Of all the people Scott named, I am the only one who actually has stepped forward to declare my candidacy, and I need your support... Also, we are working on publishing a book for the 250th anniversary of our Republic...
======
In dialogo con Cynthia Pooler contro la fusione dei servizi di intelligence statunitensi e israeliani
🇺🇸 Two days ago, Scott Ritter and I joined our mutual friend Cynthia Pooler to talk about the urgent necessity of defeating the US-Israel military and intelligence merger Sec. 1217 of the NDAA.
https://youtu.be/F2er4L3hhbo
Movisol
La Spagna nel mirino
L’improvviso afflusso di decine di migliaia di marocchini nell’exclave spagnola di Ceuta il 31 luglio, che conta una popolazione di soli 80.000 abitanti, ha alimentato resoconti sensazionalisti dei media europei su orde incontrollabili di migranti in procinto di entrare in Europa. La crisi è rientrata nel giro di 48 ore quando tutti i marocchini sono tornati in patria. Circolano molte versioni su ciò che abbia scatenato l’improvviso esodo di massa: notizie false sui social media riguardo a “frontiere aperte”, la complicità di agenti della polizia di frontiera marocchina, un complotto israeliano per punire il governo spagnolo o un’operazione dei trafficanti di esseri umani che operano su vasta scala nella regione, ma ci vorrebbe un’indagine approfondita. Sia il primo ministro spagnolo Sanchez che il suo ministro dell’Interno, che le stesse autorità marocchine, hanno accusato i trafficanti di aver sfruttato la situazione.
Ciò che è evidente, d’altra parte, è che le recenti azioni del governo spagnolo gli hanno procurato una serie di nemici potenti:
Il 30 giugno, la Spagna ha concesso permessi di lavoro e di soggiorno della durata di un anno a circa 500.000 immigrati privi di documenti, per lo più provenienti dall’America Latina, che già vivevano e lavoravano da mesi in Spagna e parlano la stessa lingua. Ciò ha suscitato proteste veementi da parte dell’Unione Europea e minacce di sospendere gli accordi di Schengen per le persone in arrivo dalla Spagna.
L’amministrazione Trump è furiosa con il governo di Pedro Sanchez per aver rifiutato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare la base aerea di Moran e quella navale di Rota, entrambe nell’estremo sud del Paese, per bombardare l’Iran. Sanchez è stato l’unico leader dell’UE a condannare apertamente l’aggressione sin dall’inizio.
La Spagna è stata uno dei primi paesi occidentali ad accusare Israele di genocidio a Gaza e ad aderire alla causa intentata dal Sudafrica dinanzi alla Corte internazionale di giustizia. La Spagna ha inoltre riconosciuto lo Stato di Palestina nel 2024.
C’è anche un aspetto britannico indiretto nella questione. È in atto da tempo una campagna a favore del conferimento al Regno Unito del pieno controllo sullo stretto di Gibilterra, attualmente controllato congiuntamente dalla base britannica e da una base militare spagnola a Ceuta. I neoconservatori americani e altri esperti di geopolitica stanno esercitando pressioni affinché Ceuta e Melilla vengano cedute al Marocco, dopodiché le funzioni militari statunitensi potrebbero essere trasferite da Moran e Rota al paese Nordafricano.
La Spagna nel mirino
L’improvviso afflusso di decine di migliaia di marocchini nell’exclave spagnola di Ceuta il 31 luglio, che conta una popolazione di soli 80.000 abitanti, ha alimentato resoconti sensazionalisti dei media europei su orde incontrollabili di migranti in procinto di entrare in Europa. La crisi è rientrata nel giro di 48 ore quando tutti i marocchini sono tornati in patria. Circolano molte versioni su ciò che abbia scatenato l’improvviso esodo di massa: notizie false sui social media riguardo a “frontiere aperte”, la complicità di agenti della polizia di frontiera marocchina, un complotto israeliano per punire il governo spagnolo o un’operazione dei trafficanti di esseri umani che operano su vasta scala nella regione, ma ci vorrebbe un’indagine approfondita. Sia il primo ministro spagnolo Sanchez che il suo ministro dell’Interno, che le stesse autorità marocchine, hanno accusato i trafficanti di aver sfruttato la situazione.
Ciò che è evidente, d’altra parte, è che le recenti azioni del governo spagnolo gli hanno procurato una serie di nemici potenti:
Il 30 giugno, la Spagna ha concesso permessi di lavoro e di soggiorno della durata di un anno a circa 500.000 immigrati privi di documenti, per lo più provenienti dall’America Latina, che già vivevano e lavoravano da mesi in Spagna e parlano la stessa lingua. Ciò ha suscitato proteste veementi da parte dell’Unione Europea e minacce di sospendere gli accordi di Schengen per le persone in arrivo dalla Spagna.
L’amministrazione Trump è furiosa con il governo di Pedro Sanchez per aver rifiutato di consentire agli Stati Uniti di utilizzare la base aerea di Moran e quella navale di Rota, entrambe nell’estremo sud del Paese, per bombardare l’Iran. Sanchez è stato l’unico leader dell’UE a condannare apertamente l’aggressione sin dall’inizio.
La Spagna è stata uno dei primi paesi occidentali ad accusare Israele di genocidio a Gaza e ad aderire alla causa intentata dal Sudafrica dinanzi alla Corte internazionale di giustizia. La Spagna ha inoltre riconosciuto lo Stato di Palestina nel 2024.
C’è anche un aspetto britannico indiretto nella questione. È in atto da tempo una campagna a favore del conferimento al Regno Unito del pieno controllo sullo stretto di Gibilterra, attualmente controllato congiuntamente dalla base britannica e da una base militare spagnola a Ceuta. I neoconservatori americani e altri esperti di geopolitica stanno esercitando pressioni affinché Ceuta e Melilla vengano cedute al Marocco, dopodiché le funzioni militari statunitensi potrebbero essere trasferite da Moran e Rota al paese Nordafricano.
Oggi, venerdì 7 agosto 2026
dalle ore 17 in Italia
166ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #166 / IPC #166]
🇮🇹 L'ARTE DI INVERTIRE LA NOSTRA CONDOTTA CRIMINALE
🇺🇸 The Art of Reversing Our Criminal Course
youtube.com/live/9vcOe42I9r4
🇪🇸 ...
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 ...
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
dalle ore 17 in Italia
166ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #166 / IPC #166]
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Oggi, venerdì 31 luglio 2026 dalle ore 17 italiane 🕔 ☝️ ATTENZIONE ☝️ Tramite la piattaforma di Zoom, sarà disponibile la traduzione simultanea in lingua italiana 🔊🟩⬜🟥 con la sintesi vocale automatica attivata in via sperimentale per gli Amici dello…
Estratto della videoconferenza del 31 luglio 2026. Discorso di Diane Sare, candidata indipendente alla presidenza degli Stati Uniti d'America.
🇺🇸 Make America GOOD Again!
youtu.be/p1o294TGik4
🇺🇸 Make America GOOD Again!
youtu.be/p1o294TGik4
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Make America Good Again!
These remarks were delivered by LaRouche independent candidate for president Diane Sare to the second panel of the July 31 EIR Roundtable “Solve the Immigration Crisis with Development.”
By recounting the historic mission of the United States to defeat oligarchical…
By recounting the historic mission of the United States to defeat oligarchical…
Movisol
Glazyev dà una lezione di economia alla governatrice della banca centrale Nabiullina (e all’Occidente)
Il tasso di interesse di riferimento in Russia è del 14%, stabilito dalla politica di “controllo dell’inflazione” della banca centrale secondo i tipici dogmi monetaristi. Nonostante questo rappresenti un evidente ostacolo allo sviluppo, la governatrice della banca centrale Elvira Nabiullina ha recentemente difeso la propria politica, abbassando il tasso solo di un quarto di punto.
L’economista Sergey Glazyev si oppone da tempo alla politica della banca centrale e ha affrontato nuovamente l’argomento, in un articolo pubblicato sul suo canale Telegram il 30 luglio, mettendo in luce le lacune nel ragionamento della signora Nabiullina e indicando una politica alternativa. Secondo Glazyev, la Nabiullina si lascia fuorviare dai dati sulla disoccupazione e insiste sul fatto che l’espansione monetaria non si tradurrebbe in un aumento della produzione, ignorando che le capacità produttive sono al massimo utilizzate al cinquanta per cento.
“Non riconosce che, oltre alla forza lavoro, i fattori di produzione comprendono il capitale fisso, le risorse naturali e il progresso scientifico e tecnologico. Infatti, quest’ultimo è ormai da tempo il motore principale della crescita economica; stimolarlo aumenta la produttività del lavoro e aiuta a superare i vincoli legati alle risorse lavorative. La Banca Centrale sembra essere completamente all’oscuro della disoccupazione nascosta e del potenziale di spostamento della manodopera tra i settori”.
La signora Nabiulina ritiene, in linea con Marx, che il denaro sia una “merce di tipo speciale”; questa è l’ennesima manifestazione della mentalità arcaica della signora Nabiullina, che ha appreso la definizione marxista del denaro come “merce di tipo speciale”, mentre, invece, il denaro “serve principalmente come strumento per mobilitare risorse”.
“Aumentando il tasso per combattere l’inflazione, la Banca Centrale intrappola l’economia in un circolo vizioso: un tasso di riferimento più elevato limita i prestiti per gli investimenti, portando a un ampliamento del divario tecnologico e a un calo della competitività economica; tale calo viene infine compensato dalla svalutazione del rublo, che a sua volta innesca un nuovo ciclo di inflazione”. Inoltre, assecondando il dogma delle istituzioni finanziarie internazionali sulla libera circolazione transfrontaliera dei capitali, “la Banca Centrale non può abbassare il tasso di riferimento al di sotto delle aspettative di inflazione, poiché ciò provocherebbe una fuga dei capitali verso le valute estere”
Glazyev propone di superare questa situazione attraverso sette misure. “In primo luogo, è necessario bloccare le posizioni in valuta estera delle banche commerciali per impedire che il credito della Banca Centrale si riversi sul mercato dei cambi. In secondo luogo, la Banca Centrale deve ripristinare strumenti speciali di rifinanziamento destinati a sostenere i prestiti delle banche commerciali alle imprese industriali. È fondamentale che i tassi su questi strumenti non siano ancorati al tasso di riferimento. Inoltre, non dovrebbero superare la redditività dei mutuatari. È anche necessario tenere conto dello status prioritario di specifici settori di sviluppo economico. Attingendo all’esperienza globale dei paesi in via di sviluppo di successo, tali tassi dovrebbero oscillare tra lo 0,2% e il 6%, a seconda della finalità prevista dei prestiti. È attraverso questi canali che si muoverà il flusso primario di fondi per il finanziamento degli investimenti industriali, compresi i fondi reimmessi nell’economia reale dalla Banca Centrale. In terzo luogo, le istituzioni di sviluppo dovrebbero essere incluse tra gli enti creditizi ammissibili al rifinanziamento. In quinto luogo, alle banche commerciali di proprietà statale dovrebbero essere assegnati obiettivi spe[...]
Glazyev dà una lezione di economia alla governatrice della banca centrale Nabiullina (e all’Occidente)
Il tasso di interesse di riferimento in Russia è del 14%, stabilito dalla politica di “controllo dell’inflazione” della banca centrale secondo i tipici dogmi monetaristi. Nonostante questo rappresenti un evidente ostacolo allo sviluppo, la governatrice della banca centrale Elvira Nabiullina ha recentemente difeso la propria politica, abbassando il tasso solo di un quarto di punto.
L’economista Sergey Glazyev si oppone da tempo alla politica della banca centrale e ha affrontato nuovamente l’argomento, in un articolo pubblicato sul suo canale Telegram il 30 luglio, mettendo in luce le lacune nel ragionamento della signora Nabiullina e indicando una politica alternativa. Secondo Glazyev, la Nabiullina si lascia fuorviare dai dati sulla disoccupazione e insiste sul fatto che l’espansione monetaria non si tradurrebbe in un aumento della produzione, ignorando che le capacità produttive sono al massimo utilizzate al cinquanta per cento.
“Non riconosce che, oltre alla forza lavoro, i fattori di produzione comprendono il capitale fisso, le risorse naturali e il progresso scientifico e tecnologico. Infatti, quest’ultimo è ormai da tempo il motore principale della crescita economica; stimolarlo aumenta la produttività del lavoro e aiuta a superare i vincoli legati alle risorse lavorative. La Banca Centrale sembra essere completamente all’oscuro della disoccupazione nascosta e del potenziale di spostamento della manodopera tra i settori”.
La signora Nabiulina ritiene, in linea con Marx, che il denaro sia una “merce di tipo speciale”; questa è l’ennesima manifestazione della mentalità arcaica della signora Nabiullina, che ha appreso la definizione marxista del denaro come “merce di tipo speciale”, mentre, invece, il denaro “serve principalmente come strumento per mobilitare risorse”.
“Aumentando il tasso per combattere l’inflazione, la Banca Centrale intrappola l’economia in un circolo vizioso: un tasso di riferimento più elevato limita i prestiti per gli investimenti, portando a un ampliamento del divario tecnologico e a un calo della competitività economica; tale calo viene infine compensato dalla svalutazione del rublo, che a sua volta innesca un nuovo ciclo di inflazione”. Inoltre, assecondando il dogma delle istituzioni finanziarie internazionali sulla libera circolazione transfrontaliera dei capitali, “la Banca Centrale non può abbassare il tasso di riferimento al di sotto delle aspettative di inflazione, poiché ciò provocherebbe una fuga dei capitali verso le valute estere”
Glazyev propone di superare questa situazione attraverso sette misure. “In primo luogo, è necessario bloccare le posizioni in valuta estera delle banche commerciali per impedire che il credito della Banca Centrale si riversi sul mercato dei cambi. In secondo luogo, la Banca Centrale deve ripristinare strumenti speciali di rifinanziamento destinati a sostenere i prestiti delle banche commerciali alle imprese industriali. È fondamentale che i tassi su questi strumenti non siano ancorati al tasso di riferimento. Inoltre, non dovrebbero superare la redditività dei mutuatari. È anche necessario tenere conto dello status prioritario di specifici settori di sviluppo economico. Attingendo all’esperienza globale dei paesi in via di sviluppo di successo, tali tassi dovrebbero oscillare tra lo 0,2% e il 6%, a seconda della finalità prevista dei prestiti. È attraverso questi canali che si muoverà il flusso primario di fondi per il finanziamento degli investimenti industriali, compresi i fondi reimmessi nell’economia reale dalla Banca Centrale. In terzo luogo, le istituzioni di sviluppo dovrebbero essere incluse tra gli enti creditizi ammissibili al rifinanziamento. In quinto luogo, alle banche commerciali di proprietà statale dovrebbero essere assegnati obiettivi spe[...]
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Movisol Glazyev dà una lezione di economia alla governatrice della banca centrale Nabiullina (e all’Occidente) Il tasso di interesse di riferimento in Russia è del 14%, stabilito dalla politica di “controllo dell’inflazione” della banca centrale secondo i…
cifici per aumentare il volume dei prestiti destinati agli investimenti industriali. In sesto luogo, la Banca di Russia dovrebbe cessare le operazioni sui depositi e le emissioni obbligazionarie, poiché tali pratiche immobilizzano le risorse creditizie. In settimo luogo, il rendimento dei titoli di Stato dovrebbe essere abbassato a un livello normale, coerente con la stabilità del sistema finanziario (non superiore al 4%). Parallelamente, sarebbe utile attuare molte altre misure delineate nel mio libro ‘Un balzo verso il futuro’, comprese quelle volte a stabilizzare il tasso di cambio del rublo”.
Per quanto riguarda il tasso di interesse di riferimento, esso dovrebbe applicarsi ai prestiti a breve termine (overnight) destinati a far fronte alle carenze di liquidità delle banche commerciali. È necessario interrompere il collegamento di tutti gli strumenti di incentivazione degli investimenti al tasso di riferimento.
Per quanto riguarda il tasso di interesse di riferimento, esso dovrebbe applicarsi ai prestiti a breve termine (overnight) destinati a far fronte alle carenze di liquidità delle banche commerciali. È necessario interrompere il collegamento di tutti gli strumenti di incentivazione degli investimenti al tasso di riferimento.
Simposio di questa notte (per l'Italia) organizzato, come al solito, dalla candidata indipendente Diane Sare alla presidenza degli Stati Uniti d'America
🇺🇸 AIPAC Losses Lead to Roy Cohn-Style Thuggery
youtube.com/live/YD5jk1JPhI0
🇺🇸 AIPAC Losses Lead to Roy Cohn-Style Thuggery
youtube.com/live/YD5jk1JPhI0
L'ODISSEA di Omero
Segnaliamo la replica su RAI 3 del celebre sceneggiato trasmesso nel marzo-maggio 1968:
Ora, in diretta:
https://www.raiplay.it/dirette/rai3/Odissea---S1E1-a8ded814-31f0-4025-9d19-fe87d9124fd8.html
Gli otto episodi
https://www.raiplay.it/programmi/odissea
Documentarî associati:
https://www.raiplay.it/programmi/odissea/extra/extra
Vedi anche:
https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(miniserie_televisiva)
Segnaliamo la replica su RAI 3 del celebre sceneggiato trasmesso nel marzo-maggio 1968:
Ora, in diretta:
https://www.raiplay.it/dirette/rai3/Odissea---S1E1-a8ded814-31f0-4025-9d19-fe87d9124fd8.html
Gli otto episodi
https://www.raiplay.it/programmi/odissea
Documentarî associati:
https://www.raiplay.it/programmi/odissea/extra/extra
Vedi anche:
https://it.wikipedia.org/wiki/Odissea_(miniserie_televisiva)
RaiPlay
Odissea - S1E1 - Odissea - S1E1 - Video - RaiPlay
La reggia di Itaca, dopo la dipartita del suo re, è invasa dai proci, che vi gozzovigliano nell'attesa che la regina Penelope scelga fra loro un nuovo marito. Telemaco, figlio di Ulisse, salpa alla ricerca del padre e approda sull'isola di Pilo, governata…
Movisol
Tavola rotonda dell’EIR: lo sviluppo è la risposta alla crisi migratoria
L’attualità della tavola rotonda dell’EIR del 31 luglio è stata sottolineata dal fatto che, appena un giorno prima, quasi 70.000 marocchini, per lo più giovani, avevano raggiunto la città di Ceuta, l’exclave spagnola al confine con il Marocco, e diverse decine di loro avevano perso la vita nel tentativo. I fatti hanno chiarito che, indipendentemente da chi o da cosa abbia scatenato l’afflusso di massa, la soluzione alla crisi migratoria richiede un cambiamento radicale nelle relazioni internazionali, verso una nuova architettura internazionale di sicurezza e sviluppo.
Infatti, Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, ha aperto la tavola rotonda mostrando immagini drammatiche dei migranti marocchini che raggiungevano le coste di Ceuta per illustrare il lato umano del problema. Ha sottolineato che questa crisi “è uno dei sintomi più evidenti del completo fallimento delle politiche del sistema che sta crollando davanti ai nostri occhi”. Da lì ha proseguito sviluppando altri aspetti della crisi, includendo con enfasi il pericolo di una nuova guerra mondiale innescata dai conflitti nell’Asia sud-occidentale e in Ucraina, prima di arrivare alle soluzioni da lei proposte.
Il mondo, ha affermato, potrebbe sprofondare rapidamente in una depressione totale peggiore di quella degli anni ’30, accompagnata da carestie diffuse ed esplosioni sociali. “Non si può evitare il sospetto che tutte le misure a cui assistiamo in questo momento – limitazione della libertà di parola, restrizione dei diritti civili e dei diritti umani, che osserviamo negli Stati Uniti e in Europa – siano una misura preventiva da parte delle autorità in previsione delle esplosioni che stanno per verificarsi, alle quali non possono non prestare attenzione”, ha aggiunto.
Per affrontare efficacemente la crisi dei profughi, ha affermato la presidente dello Schiller Institute, dobbiamo costruire infrastrutture di base in Africa, Asia, America Latina, nonché nelle zone più povere degli Stati Uniti e dell’Europa. In Africa si possono creare reti di trasporto continentali integrate, con autostrade, sistemi ferroviari ad alta velocità, vie navigabili, produzione e distribuzione di energia, comunicazioni e “progetti rivoluzionari come la Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD), il Transaqua, che porta l’acqua dal bacino del Congo al Lago Ciad, le due dighe di Inga in Congo e altri progetti simili”.
Per l’Asia sud-occidentale, Helga Zepp-LaRouche ha ricordato l’esistenza del Piano Oasi, che collegherebbe “l’intera regione dall’India al Mediterraneo, dal Caucaso al Golfo, che è essenzialmente tutta desertica”, replicando l’enorme successo ottenuto da Pechino nel rinverdimento dei deserti, nello Xinjiang e nel nord-ovest della Cina. Possiamo “trasformare i deserti in giardini, in foreste e in terreni agricoli”.
Si possono creare ulteriori collegamenti con il Corridoio economico Cina-Pakistan, il Corridoio di trasporto nord-sud da San Pietroburgo all’India e altri corridoi. “In questo modo possiamo riportare questa regione al ruolo di snodo dei trasporti e dello scambio culturale e di idee tra Asia, Africa ed Europa, come avveniva ai tempi dell’antica Via della Seta”.
Soprattutto, ha affermato Helga Zepp-LaRouche, “dobbiamo assolutamente passare dallo scontro geopolitico alla cooperazione economica”.
Tra i numerosi relatori che hanno preso parte al dialogo figuravano rappresentanti di tre ambasciate: Liu Chang, portavoce dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti, Rostam Adabinia, dell’ambasciata iraniana in Messico e Youssuf Abassalah, ambasciatore della Repubblica del Ciad in Germania.
Le due sessioni sono disponibili su https://www.youtube.com/@EIR-News/streams.
Tavola rotonda dell’EIR: lo sviluppo è la risposta alla crisi migratoria
L’attualità della tavola rotonda dell’EIR del 31 luglio è stata sottolineata dal fatto che, appena un giorno prima, quasi 70.000 marocchini, per lo più giovani, avevano raggiunto la città di Ceuta, l’exclave spagnola al confine con il Marocco, e diverse decine di loro avevano perso la vita nel tentativo. I fatti hanno chiarito che, indipendentemente da chi o da cosa abbia scatenato l’afflusso di massa, la soluzione alla crisi migratoria richiede un cambiamento radicale nelle relazioni internazionali, verso una nuova architettura internazionale di sicurezza e sviluppo.
Infatti, Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, ha aperto la tavola rotonda mostrando immagini drammatiche dei migranti marocchini che raggiungevano le coste di Ceuta per illustrare il lato umano del problema. Ha sottolineato che questa crisi “è uno dei sintomi più evidenti del completo fallimento delle politiche del sistema che sta crollando davanti ai nostri occhi”. Da lì ha proseguito sviluppando altri aspetti della crisi, includendo con enfasi il pericolo di una nuova guerra mondiale innescata dai conflitti nell’Asia sud-occidentale e in Ucraina, prima di arrivare alle soluzioni da lei proposte.
Il mondo, ha affermato, potrebbe sprofondare rapidamente in una depressione totale peggiore di quella degli anni ’30, accompagnata da carestie diffuse ed esplosioni sociali. “Non si può evitare il sospetto che tutte le misure a cui assistiamo in questo momento – limitazione della libertà di parola, restrizione dei diritti civili e dei diritti umani, che osserviamo negli Stati Uniti e in Europa – siano una misura preventiva da parte delle autorità in previsione delle esplosioni che stanno per verificarsi, alle quali non possono non prestare attenzione”, ha aggiunto.
Per affrontare efficacemente la crisi dei profughi, ha affermato la presidente dello Schiller Institute, dobbiamo costruire infrastrutture di base in Africa, Asia, America Latina, nonché nelle zone più povere degli Stati Uniti e dell’Europa. In Africa si possono creare reti di trasporto continentali integrate, con autostrade, sistemi ferroviari ad alta velocità, vie navigabili, produzione e distribuzione di energia, comunicazioni e “progetti rivoluzionari come la Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD), il Transaqua, che porta l’acqua dal bacino del Congo al Lago Ciad, le due dighe di Inga in Congo e altri progetti simili”.
Per l’Asia sud-occidentale, Helga Zepp-LaRouche ha ricordato l’esistenza del Piano Oasi, che collegherebbe “l’intera regione dall’India al Mediterraneo, dal Caucaso al Golfo, che è essenzialmente tutta desertica”, replicando l’enorme successo ottenuto da Pechino nel rinverdimento dei deserti, nello Xinjiang e nel nord-ovest della Cina. Possiamo “trasformare i deserti in giardini, in foreste e in terreni agricoli”.
Si possono creare ulteriori collegamenti con il Corridoio economico Cina-Pakistan, il Corridoio di trasporto nord-sud da San Pietroburgo all’India e altri corridoi. “In questo modo possiamo riportare questa regione al ruolo di snodo dei trasporti e dello scambio culturale e di idee tra Asia, Africa ed Europa, come avveniva ai tempi dell’antica Via della Seta”.
Soprattutto, ha affermato Helga Zepp-LaRouche, “dobbiamo assolutamente passare dallo scontro geopolitico alla cooperazione economica”.
Tra i numerosi relatori che hanno preso parte al dialogo figuravano rappresentanti di tre ambasciate: Liu Chang, portavoce dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti, Rostam Adabinia, dell’ambasciata iraniana in Messico e Youssuf Abassalah, ambasciatore della Repubblica del Ciad in Germania.
Le due sessioni sono disponibili su https://www.youtube.com/@EIR-News/streams.
Movisol
Berlino: Merz riceve una sberla morale
Ogni anno, il 20 luglio, la Germania commemora il fallito tentativo di attentato contro Hitler condotto dal colonnello Stauffenberg e altri ufficiali della Wehrmacht nel 1944, denominato “Operazione Valchirie”, su cui sono stati girati numerosi film e documentari. Anche quest’anno personalità di spicco del mondo militare, politico e accademico hanno partecipato alla cerimonia tenutasi a Berlino. La manifestazione, che funge anche da cerimonia di giuramento per le nuove reclute della Bundeswehr, prevede solitamente un discorso di riflessione su quel fallito tentativo, pronunciato da un ospite d’onore. Questa volta è stato scelto lo scrittore e orientalista iraniano-tedesco Navid Kermani autore di numerosi libri e saggi sul Medio Oriente e sul dialogo tra cristiani e musulmani.
Nello stupore di molti, Kermani ha apostrofato senza mezzi termini il Cancelliere Merz, accusandolo di aver “preso l’abitudine di sminuire il diritto internazionale e di sorvolare sulle violazioni dello stesso ogni volta che sembra politicamente opportuno”. Rivolgendosi direttamente alle reclute, ha proseguito: “Siete all’inizio di quella che potrebbe essere una lunga carriera nell’esercito. È improbabile che i prossimi decenni rimangano pacifici come lo sono stati per la Germania, tutto sommato, quelli passati. Se un futuro governo federale dovesse cercare di trascinarvi in una guerra palesemente contraria al diritto internazionale e politicamente disastrosa, come la recente guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, sarà vostro dovere rifiutare l’ordine. Sto parlando di palesi violazioni del diritto. Il diritto internazionale, come ogni legge, è soggetto a interpretazione e comporta molti casi limite – come nel contesto della difesa preventiva o quando, nonostante un genocidio imminente, non sia possibile ottenere un mandato delle Nazioni Unite. Ma la minaccia di annientare un’intera civiltà, o un attacco dichiarato alle infrastrutture civili di un paese, costituisce un’ingiustizia talmente palese che non occorre essere giuristi né consultare la propria coscienza per riconoscerla. E la lezione fondamentale che, non solo la Germania, ma l’intera umanità ha tratto dai crimini della Seconda guerra mondiale e della Shoah è lo Stato di diritto”.
“Tuttavia, l’umanità non è solo capace di imparare dalla storia. Può anche disimparare e lo stiamo vedendo ovunque al momento, poiché quasi nessuno ha vissuto in prima persona il fascismo e la guerra mondiale. Quando proprio il governo federale tedesco assume un ruolo di primo piano nel considerare secondario il diritto internazionale, o quando proprio un cancelliere tedesco è l’unico leader occidentale a difendere la minaccia del presidente americano di spazzare via un’intera civiltà, ciò non è solo devastante per la nostra reputazione… sminuire il diritto internazionale dai livelli più alti invia anche un segnale disastroso per la democrazia. Infatti, se lo Stato di diritto si erode nelle nostre relazioni estere, non passerà molto tempo prima che venga disprezzato anche sul piano interno.”
Berlino: Merz riceve una sberla morale
Ogni anno, il 20 luglio, la Germania commemora il fallito tentativo di attentato contro Hitler condotto dal colonnello Stauffenberg e altri ufficiali della Wehrmacht nel 1944, denominato “Operazione Valchirie”, su cui sono stati girati numerosi film e documentari. Anche quest’anno personalità di spicco del mondo militare, politico e accademico hanno partecipato alla cerimonia tenutasi a Berlino. La manifestazione, che funge anche da cerimonia di giuramento per le nuove reclute della Bundeswehr, prevede solitamente un discorso di riflessione su quel fallito tentativo, pronunciato da un ospite d’onore. Questa volta è stato scelto lo scrittore e orientalista iraniano-tedesco Navid Kermani autore di numerosi libri e saggi sul Medio Oriente e sul dialogo tra cristiani e musulmani.
Nello stupore di molti, Kermani ha apostrofato senza mezzi termini il Cancelliere Merz, accusandolo di aver “preso l’abitudine di sminuire il diritto internazionale e di sorvolare sulle violazioni dello stesso ogni volta che sembra politicamente opportuno”. Rivolgendosi direttamente alle reclute, ha proseguito: “Siete all’inizio di quella che potrebbe essere una lunga carriera nell’esercito. È improbabile che i prossimi decenni rimangano pacifici come lo sono stati per la Germania, tutto sommato, quelli passati. Se un futuro governo federale dovesse cercare di trascinarvi in una guerra palesemente contraria al diritto internazionale e politicamente disastrosa, come la recente guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, sarà vostro dovere rifiutare l’ordine. Sto parlando di palesi violazioni del diritto. Il diritto internazionale, come ogni legge, è soggetto a interpretazione e comporta molti casi limite – come nel contesto della difesa preventiva o quando, nonostante un genocidio imminente, non sia possibile ottenere un mandato delle Nazioni Unite. Ma la minaccia di annientare un’intera civiltà, o un attacco dichiarato alle infrastrutture civili di un paese, costituisce un’ingiustizia talmente palese che non occorre essere giuristi né consultare la propria coscienza per riconoscerla. E la lezione fondamentale che, non solo la Germania, ma l’intera umanità ha tratto dai crimini della Seconda guerra mondiale e della Shoah è lo Stato di diritto”.
“Tuttavia, l’umanità non è solo capace di imparare dalla storia. Può anche disimparare e lo stiamo vedendo ovunque al momento, poiché quasi nessuno ha vissuto in prima persona il fascismo e la guerra mondiale. Quando proprio il governo federale tedesco assume un ruolo di primo piano nel considerare secondario il diritto internazionale, o quando proprio un cancelliere tedesco è l’unico leader occidentale a difendere la minaccia del presidente americano di spazzare via un’intera civiltà, ciò non è solo devastante per la nostra reputazione… sminuire il diritto internazionale dai livelli più alti invia anche un segnale disastroso per la democrazia. Infatti, se lo Stato di diritto si erode nelle nostre relazioni estere, non passerà molto tempo prima che venga disprezzato anche sul piano interno.”
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La Germania di Merz alla canna del gas – Dietro il Sipario – Talk show
Voci sempre più insistenti ritengono possibile una rimozione del cancelliere tedesco Friedrich Merz, mentre Afd vola nei sondaggi e alle porte dell'inverno si prospetta una grave crisi energetica. Ne parliamo con Claudio Celani e Giuseppe Masala
COME SOSTENERE…
COME SOSTENERE…
Nuova intervista
del 10 agosto 2026
youtube.com/live/bMHEiX_59FY
La Germania di Merz alla canna del gas
Giuseppe Masala (Dietro il Sipario / Visione TV)
Claudio Celani (@MoviSol, strategicalert.news/it)
del 10 agosto 2026
youtube.com/live/bMHEiX_59FY
La Germania di Merz alla canna del gas
Giuseppe Masala (Dietro il Sipario / Visione TV)
Claudio Celani (@MoviSol, strategicalert.news/it)
The Schiller Institute
Hiroshima Day –This Does Not Have to Happen Again
Report on IPC #166
The 166th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) took place on August 7, 2026—81 years after the August 6th and 9th, days in 1945 when the world’s first use of nuclear weapons laid waste to Hiroshima and Nagasaki, Japan, killing at least 110,000 civilians, with many more dying later from the impact of the radiation. With the U.S. President Donald Trump Administration now openly “revising” its nuclear doctrine, making the use of nuclear weapons more likely in the proposed wars with Russia and China, the appropriate title of the event was “The Art of Reversing Our Criminal Course.”
Helga Zepp-LaRouche, the initiator of the IPC and the founder of the Schiller Institute, opened the event, noting that we are closer to a nuclear war than at any time in history, including the time of the October 1962 Cuban Missile Crisis. She noted that there are no international arms control treaties left in existence; the international trust among nations and parties, even among so-called allies, has completely broken down and the old order no longer exists. In that context, for there to be a discussion by the so-called “U.S. Deputy Secretary of War” Elbridge Colby, as reported by NBC News, that the Pentagon is considering revising its nuclear doctrine to move away from deterrence towards nuclear war fighting—at a time when there are already two regional conflicts, in Ukraine and Southwest Asia, with the potential for the use of nuclear weapons and there is the rising danger that other nations may decide they need to acquire nuclear weapons—is incomprehensible! She noted that Iran has not only survived but defeated the most powerful military power in the world, the United States, which is backed by a strong military power, Israel. Despite Trump’s protests, the West is running out of munitions to fight forever wars. The signing of a military agreement between Saudi Arabia, Turkey (a member of NATO), and Pakistan (a nuclear power state) demonstrates the dramatic shifts taking place across the region. A new global architecture assuring both security and development for all nations is required, with justice for all, if these wars are to be stopped and no new wars are to be launched, she said.
Behind this crisis is the now over two quadrillion dollars in debt imposed on the trans-Atlantic economies, which is being addressed not by constructing a new system, but by returning to the methods of Hjalmar Schacht, Adolf Hitlerʼs president of the German Reichsbank and Minister of Economics from 1933 to 1937—diverting all available credit away from the real economy into military production and war-fighting. Underlying all of this is the Malthusian mentality of depopulation, as demonstrated by the recent call by the Sustainable Development Magazine calling for reducing the world’s population by half—to less than four billion by 2200.
The first speaker was Dr. Akiko Mikamo, the author of the book “8:15 A True Story of Survival and Forgiveness from Hiroshima,” now reprinted under the title “The Hiroshima Boy,” and producer of the documentary “8:15 Hiroshima, From Father to Daughter,” which describes in vivid detail the impact and the suffering of her father and mother, who were both in the death zone of the Hiroshima atomic bombing, but survived. She said that the annual event in Hiroshima commemorating the Aug 6, 1945 event this year saw 127 countries send representatives, while events were held around the world. She described the events, with pictures of the destruction of buildings and people. She said her father, Shinji Mikamo, refused to simply blame the United States, but blamed war. She closed by noting that people often respond to being harmed or being fearful, by striking out—which is also used to justify war. This is an endless cycle, she said, “which mu[...]
Hiroshima Day –This Does Not Have to Happen Again
Report on IPC #166
The 166th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) took place on August 7, 2026—81 years after the August 6th and 9th, days in 1945 when the world’s first use of nuclear weapons laid waste to Hiroshima and Nagasaki, Japan, killing at least 110,000 civilians, with many more dying later from the impact of the radiation. With the U.S. President Donald Trump Administration now openly “revising” its nuclear doctrine, making the use of nuclear weapons more likely in the proposed wars with Russia and China, the appropriate title of the event was “The Art of Reversing Our Criminal Course.”
Helga Zepp-LaRouche, the initiator of the IPC and the founder of the Schiller Institute, opened the event, noting that we are closer to a nuclear war than at any time in history, including the time of the October 1962 Cuban Missile Crisis. She noted that there are no international arms control treaties left in existence; the international trust among nations and parties, even among so-called allies, has completely broken down and the old order no longer exists. In that context, for there to be a discussion by the so-called “U.S. Deputy Secretary of War” Elbridge Colby, as reported by NBC News, that the Pentagon is considering revising its nuclear doctrine to move away from deterrence towards nuclear war fighting—at a time when there are already two regional conflicts, in Ukraine and Southwest Asia, with the potential for the use of nuclear weapons and there is the rising danger that other nations may decide they need to acquire nuclear weapons—is incomprehensible! She noted that Iran has not only survived but defeated the most powerful military power in the world, the United States, which is backed by a strong military power, Israel. Despite Trump’s protests, the West is running out of munitions to fight forever wars. The signing of a military agreement between Saudi Arabia, Turkey (a member of NATO), and Pakistan (a nuclear power state) demonstrates the dramatic shifts taking place across the region. A new global architecture assuring both security and development for all nations is required, with justice for all, if these wars are to be stopped and no new wars are to be launched, she said.
Behind this crisis is the now over two quadrillion dollars in debt imposed on the trans-Atlantic economies, which is being addressed not by constructing a new system, but by returning to the methods of Hjalmar Schacht, Adolf Hitlerʼs president of the German Reichsbank and Minister of Economics from 1933 to 1937—diverting all available credit away from the real economy into military production and war-fighting. Underlying all of this is the Malthusian mentality of depopulation, as demonstrated by the recent call by the Sustainable Development Magazine calling for reducing the world’s population by half—to less than four billion by 2200.
The first speaker was Dr. Akiko Mikamo, the author of the book “8:15 A True Story of Survival and Forgiveness from Hiroshima,” now reprinted under the title “The Hiroshima Boy,” and producer of the documentary “8:15 Hiroshima, From Father to Daughter,” which describes in vivid detail the impact and the suffering of her father and mother, who were both in the death zone of the Hiroshima atomic bombing, but survived. She said that the annual event in Hiroshima commemorating the Aug 6, 1945 event this year saw 127 countries send representatives, while events were held around the world. She described the events, with pictures of the destruction of buildings and people. She said her father, Shinji Mikamo, refused to simply blame the United States, but blamed war. She closed by noting that people often respond to being harmed or being fearful, by striking out—which is also used to justify war. This is an endless cycle, she said, “which mu[...]