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Germania ultimo avviso: tra pace e guerra diretta con la Russia || Claudio Celani
Berlino si trova oggi a un bivio cruciale tra la ricerca di una via diplomatica e il rischio di un coinvolgimento diretto.
In questa diretta approfondiamo gli scenari geopolitici, le pressioni internazionali e le ricadute economiche e strategiche per l'Europa…
In questa diretta approfondiamo gli scenari geopolitici, le pressioni internazionali e le ricadute economiche e strategiche per l'Europa…
Nuova intervista
del 7 ottobre 2026
Germania, ultimo avviso:
tra pace e guerra diretta con la Russia
youtube.com/live/Y_adKpz1isQ
- Clara Statello (Polivox)
- Claudio Celani (schillerinstitute.com, strategicalert.news/it)
del 7 ottobre 2026
Germania, ultimo avviso:
tra pace e guerra diretta con la Russia
youtube.com/live/Y_adKpz1isQ
- Clara Statello (Polivox)
- Claudio Celani (schillerinstitute.com, strategicalert.news/it)
Movisol
Proteste di massa in Europa: sta nascendo un nuovo movimento contro la guerra?
Nell’ultima settimana sono esplose proteste di massa in Francia, Germania, Spagna e Italia che hanno coinvolto diversi gruppi sociali, con rivendicazioni specifiche, ma accomunati da un filo conduttore: tutti chiedono che le risorse destinate al riarmo e all’Ucraina vengano reindirizzate verso misure volte ad alleviare le loro difficoltà.
Francia. Le proteste lanciate dagli studenti delle scuole superiori il 17 settembre si sono allargate a tutto il Paese e sono ormai fuori controllo. Come spesso succede in Francia, ci sono stadi episodi di violenza con studenti, professori, presidi e poliziotti feriti, scontri fisici, ingressi delle scuole superiori incendiati e centinaia di minorenni arrestati. Analogamente alle proteste dei Gilet Gialli di alcuni anni fa, la protesta si è rapidamente estesa oltre le scuole, coinvolgendo altri gruppi sociali;
Germania. Venerdì 2 ottobre, gli studenti sono scesi in piazza in oltre 100 città per protestare contro la coscrizione militare. All’insegna dello slogan “Non vogliamo combattere la vostra guerra”, gli studenti hanno respinto la politica di riarmo del governo Merz. Il 3 ottobre, Giornata dell’Unificazione tedesca, si sono tenute grandi manifestazioni contro la guerra a Berlino, Stoccarda e in altre città. Secondo gli organizzatori, 20.000 persone hanno partecipato alla manifestazione a Berlino e 15.000 a Stoccarda. Sebbene le cifre non siano da capogiro, si tratta di un segnale molto incoraggiante. È la prima volta, dopo le imponenti manifestazioni contro la guerra degli anni Ottanta, che una parte consistente della popolazione tedesca scende in piazza per protestare contro il pericolo bellico. Le manifestazioni sono state organizzate dall’organizzazione ombrello “Nie Wieder Krieg” (Mai più guerra), che riunisce oltre 300 sigle, tra cui la Società tedesco-palestinese, l’alleanza contro la coscrizione obbligatoria, alcuni settori della Chiesa protestante, nonché i partiti politici BSW e Die Linke e singoli gruppi sindacali locali;
Italia. Una protesta degli agricoltori in Calabria si è estesa alla Sicilia e ad altre regioni, coinvolgendo pescatori e autotrasportatori. La protesta è stata ignorata dai media mainstream e trova spazio solo sui social e sui media locali. È prevista una grande manifestazione per il 10 ottobre a Cosenza. Agricoltori, pescatori e autotrasportatori sono letteralmente strangolati dall’aumento del prezzo del carburante e, piuttosto che produrre in perdita, gli agricoltori minacciano di non seminare il grano per la prossima stagione, mentre pescatori e autotrasportatori minacciano di tenere barche e veicoli in porto o nei garage. La protesta popolare chiede al governo di smettere di spendere per il riarmo e per sostenere la guerra contro la Russia in Ucraina e di cambiare le proprie priorità;
Spagna. In seguito alla bocciatura dei decreti d’emergenza per fermare gli sfratti proposti dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, nel fine settimana sono scoppiate manifestazioni di massa in tutto il Paese, con i cittadini che si sono mobilitati per chiedere un intervento del governo in materia di diritto alla casa. Sebbene la maggior parte delle manifestazioni sia rimasta pacifica, in diverse città si sono registrati scontri con le forze dell’ordine. Nella città di Valencia, nel sud-est del Paese, la polizia antisommossa ha utilizzato gas lacrimogeni e proiettili di gomma dopo che circa trenta manifestanti hanno fatto irruzione nell’iconico edificio della Città delle Arti e delle Scienze. Sotto la pressione dell’opposizione, il 5 ottobre, Sánchez ha annunciato elezioni anticipate.
Proteste di massa in Europa: sta nascendo un nuovo movimento contro la guerra?
Nell’ultima settimana sono esplose proteste di massa in Francia, Germania, Spagna e Italia che hanno coinvolto diversi gruppi sociali, con rivendicazioni specifiche, ma accomunati da un filo conduttore: tutti chiedono che le risorse destinate al riarmo e all’Ucraina vengano reindirizzate verso misure volte ad alleviare le loro difficoltà.
Francia. Le proteste lanciate dagli studenti delle scuole superiori il 17 settembre si sono allargate a tutto il Paese e sono ormai fuori controllo. Come spesso succede in Francia, ci sono stadi episodi di violenza con studenti, professori, presidi e poliziotti feriti, scontri fisici, ingressi delle scuole superiori incendiati e centinaia di minorenni arrestati. Analogamente alle proteste dei Gilet Gialli di alcuni anni fa, la protesta si è rapidamente estesa oltre le scuole, coinvolgendo altri gruppi sociali;
Germania. Venerdì 2 ottobre, gli studenti sono scesi in piazza in oltre 100 città per protestare contro la coscrizione militare. All’insegna dello slogan “Non vogliamo combattere la vostra guerra”, gli studenti hanno respinto la politica di riarmo del governo Merz. Il 3 ottobre, Giornata dell’Unificazione tedesca, si sono tenute grandi manifestazioni contro la guerra a Berlino, Stoccarda e in altre città. Secondo gli organizzatori, 20.000 persone hanno partecipato alla manifestazione a Berlino e 15.000 a Stoccarda. Sebbene le cifre non siano da capogiro, si tratta di un segnale molto incoraggiante. È la prima volta, dopo le imponenti manifestazioni contro la guerra degli anni Ottanta, che una parte consistente della popolazione tedesca scende in piazza per protestare contro il pericolo bellico. Le manifestazioni sono state organizzate dall’organizzazione ombrello “Nie Wieder Krieg” (Mai più guerra), che riunisce oltre 300 sigle, tra cui la Società tedesco-palestinese, l’alleanza contro la coscrizione obbligatoria, alcuni settori della Chiesa protestante, nonché i partiti politici BSW e Die Linke e singoli gruppi sindacali locali;
Italia. Una protesta degli agricoltori in Calabria si è estesa alla Sicilia e ad altre regioni, coinvolgendo pescatori e autotrasportatori. La protesta è stata ignorata dai media mainstream e trova spazio solo sui social e sui media locali. È prevista una grande manifestazione per il 10 ottobre a Cosenza. Agricoltori, pescatori e autotrasportatori sono letteralmente strangolati dall’aumento del prezzo del carburante e, piuttosto che produrre in perdita, gli agricoltori minacciano di non seminare il grano per la prossima stagione, mentre pescatori e autotrasportatori minacciano di tenere barche e veicoli in porto o nei garage. La protesta popolare chiede al governo di smettere di spendere per il riarmo e per sostenere la guerra contro la Russia in Ucraina e di cambiare le proprie priorità;
Spagna. In seguito alla bocciatura dei decreti d’emergenza per fermare gli sfratti proposti dal primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, nel fine settimana sono scoppiate manifestazioni di massa in tutto il Paese, con i cittadini che si sono mobilitati per chiedere un intervento del governo in materia di diritto alla casa. Sebbene la maggior parte delle manifestazioni sia rimasta pacifica, in diverse città si sono registrati scontri con le forze dell’ordine. Nella città di Valencia, nel sud-est del Paese, la polizia antisommossa ha utilizzato gas lacrimogeni e proiettili di gomma dopo che circa trenta manifestanti hanno fatto irruzione nell’iconico edificio della Città delle Arti e delle Scienze. Sotto la pressione dell’opposizione, il 5 ottobre, Sánchez ha annunciato elezioni anticipate.
Domani, venerdì 9 ottobre 2026
dalle ore 17 italiane
175ª riunione settimanale della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #175 / IPC #175]
🇮🇹 PROCEDERE NELLO SVILUPPO DEL CONCETTO DI "PACE GIUSTA"
🇮🇹 🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
▶
🇺🇸 Toward Developing the Concept of a “Just Peace”
youtube.com/live/iqanOmTctqk
🇪🇸 Avanzando para desarrollar el concepto de una "paz justa"
youtube.com/live/VctgHjKLOdw
🇫🇷 Vers le développement du concept de « paix juste »
youtube.com/live/pwlwEW7M47Q
✉ Vedi la lettera aperta a Papa Leone XIV dello Schiller Institute
t.me/MoviSol/10060
✍ Vedi anche l'appello a Papa Leone XIV per il disarmo
t.me/MoviSol/10080
▶ Vedi anche il drammatico videodocumentario strategico di Lyndon LaRouche dal titolo Storm over Asia (1999)
youtube.com/live/GTF4z0F6i5w
dalle ore 17 italiane
175ª riunione settimanale della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #175 / IPC #175]
🇮🇹 PROCEDERE NELLO SVILUPPO DEL CONCETTO DI "PACE GIUSTA"
🇮🇹 🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
▶
🇺🇸 Toward Developing the Concept of a “Just Peace”
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🇪🇸 Avanzando para desarrollar el concepto de una "paz justa"
youtube.com/live/VctgHjKLOdw
🇫🇷 Vers le développement du concept de « paix juste »
youtube.com/live/pwlwEW7M47Q
✉ Vedi la lettera aperta a Papa Leone XIV dello Schiller Institute
t.me/MoviSol/10060
✍ Vedi anche l'appello a Papa Leone XIV per il disarmo
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▶ Vedi anche il drammatico videodocumentario strategico di Lyndon LaRouche dal titolo Storm over Asia (1999)
youtube.com/live/GTF4z0F6i5w
May 26, 2003
‘We Must Revive the Concept of a Just, New World Economic Order—Now!’
by Lyndon LaRouche
https://larouchepub.com/lar/2026/5339-we_must_revive_the_concept_of-lar.html
‘We Must Revive the Concept of a Just, New World Economic Order—Now!’
by Lyndon LaRouche
https://larouchepub.com/lar/2026/5339-we_must_revive_the_concept_of-lar.html
EIR
‘We Must Revive the Concept of a Just, New World Economic Order—Now!’
[Print version of this article]
Movisol
Merz scommette sulla guerra per rimanere a galla
La festa nazionale tedesca (Giornata della Riunificazione), il 3 ottobre, sarebbe stata l’occasione ideale per i rappresentanti del governo per invocare la fine dei conflitti e della guerra in Europa e per promuovere il dialogo con la Russia, ricordando come il presidente sovietico Gorbaciov avesse permesso la riunificazione pacifica delle due Germanie 36 anni fa. Ma è accaduto proprio il contrario: le uniche voci contro la guerra sono state quelle delle decine di migliaia di tedeschi, tra cui i membri dello Schiller Institute, che hanno partecipato alle manifestazioni contro la guerra a Berlino, Stoccarda e altre località.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scelto persino di effettuare una visita “a sorpresa” a Kiev il giorno successivo, sfidando (eroicamente o stupidamente?) i rinnovati attacchi russi sulla città. Lì ha annunciato un ulteriore miliardo di euro in aiuti militari a favore del regime del presidente ad interim Volodymyr Zelensky. Intervenendo in una conferenza stampa, Merz ha affermato che la Germania rimane il più forte sostenitore dell’Ucraina e fornirà oltre 5.000 droni d’attacco, con un raggio d’azione di circa 1.500 km. Ha inoltre annunciato 350 milioni di euro da destinare alle riparazioni nel settore energetico ucraino.
“Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina; lo facciamo nel nostro profondo interesse, poiché è una questione di sicurezza europea”, ha dichiarato Merz, sostenendo che la Russia starebbe conducendo attacchi informatici e campagne di disinformazione che minavano l’ordine democratico europeo. “Questo dimostra che non ci faremo intimidire” ha affermato.
I dirigenti delle aziende che hanno accompagnato Merz hanno firmato quattordici accordi con il governo di Kiev e le imprese ucraine per un valore di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figurano un accordo per i missili di difesa aerea IRIS-T e uno per droni intercettori a reazione. “Ciò che è importante in questa visita è che, non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e anche le proprie commesse”, ha detto Zelensky: “Si tratta di posti di lavoro per la Germania”.
Appena tre giorni prima della sua visita a Kiev, Friedrich Merz aveva tenuto il discorso principale alla cerimonia di consegna del Premio della Pace di Westfalia nientemeno che alla… NATO. In quell’occasione, aveva messo in guardia da qualsiasi riduzione degli aiuti all’Ucraina: “Se vacilliamo in Germania, allora vacilla l’Europa. Se vacilla l’Europa, allora vacilla anche l’Ucraina”. Si noti che l’Unione Europea ha stanziato altri 2,9 miliardi di euro in aiuti a sostegno dello sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia.
La popolarità del cancelliere Merz è indubbiamente più alta negli ambienti corrotti di Kiev e in quelli della NATO che in Germania. Secondo il sondaggio Infratest-Dimap, pubblicato il 2 ottobre, il tasso di approvazione personale di Merz è di un misero 10%, contro un 88% di insoddisfazione. Un sondaggio Insa del 5 ottobre mostra inoltre che il numero di coloro che voterebbero per la CDU-CSU di Merz è sceso al 17,5% a livello nazionale, mentre l’AfD si attesta al 30,5% (il dato relativo all’SPD, l’altro partner della coalizione di governo, è sceso al 14,5%.). Merz è, politicamente parlando, un morto che cammina.
Merz scommette sulla guerra per rimanere a galla
La festa nazionale tedesca (Giornata della Riunificazione), il 3 ottobre, sarebbe stata l’occasione ideale per i rappresentanti del governo per invocare la fine dei conflitti e della guerra in Europa e per promuovere il dialogo con la Russia, ricordando come il presidente sovietico Gorbaciov avesse permesso la riunificazione pacifica delle due Germanie 36 anni fa. Ma è accaduto proprio il contrario: le uniche voci contro la guerra sono state quelle delle decine di migliaia di tedeschi, tra cui i membri dello Schiller Institute, che hanno partecipato alle manifestazioni contro la guerra a Berlino, Stoccarda e altre località.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha scelto persino di effettuare una visita “a sorpresa” a Kiev il giorno successivo, sfidando (eroicamente o stupidamente?) i rinnovati attacchi russi sulla città. Lì ha annunciato un ulteriore miliardo di euro in aiuti militari a favore del regime del presidente ad interim Volodymyr Zelensky. Intervenendo in una conferenza stampa, Merz ha affermato che la Germania rimane il più forte sostenitore dell’Ucraina e fornirà oltre 5.000 droni d’attacco, con un raggio d’azione di circa 1.500 km. Ha inoltre annunciato 350 milioni di euro da destinare alle riparazioni nel settore energetico ucraino.
“Lo facciamo non solo per proteggere l’integrità territoriale dell’Ucraina; lo facciamo nel nostro profondo interesse, poiché è una questione di sicurezza europea”, ha dichiarato Merz, sostenendo che la Russia starebbe conducendo attacchi informatici e campagne di disinformazione che minavano l’ordine democratico europeo. “Questo dimostra che non ci faremo intimidire” ha affermato.
I dirigenti delle aziende che hanno accompagnato Merz hanno firmato quattordici accordi con il governo di Kiev e le imprese ucraine per un valore di circa 6,6 miliardi di euro. Tra questi figurano un accordo per i missili di difesa aerea IRIS-T e uno per droni intercettori a reazione. “Ciò che è importante in questa visita è che, non solo la Germania sta aiutando l’Ucraina, ma l’Ucraina sta condividendo le proprie conoscenze, la propria esperienza e anche le proprie commesse”, ha detto Zelensky: “Si tratta di posti di lavoro per la Germania”.
Appena tre giorni prima della sua visita a Kiev, Friedrich Merz aveva tenuto il discorso principale alla cerimonia di consegna del Premio della Pace di Westfalia nientemeno che alla… NATO. In quell’occasione, aveva messo in guardia da qualsiasi riduzione degli aiuti all’Ucraina: “Se vacilliamo in Germania, allora vacilla l’Europa. Se vacilla l’Europa, allora vacilla anche l’Ucraina”. Si noti che l’Unione Europea ha stanziato altri 2,9 miliardi di euro in aiuti a sostegno dello sforzo bellico dell’Ucraina contro la Russia.
La popolarità del cancelliere Merz è indubbiamente più alta negli ambienti corrotti di Kiev e in quelli della NATO che in Germania. Secondo il sondaggio Infratest-Dimap, pubblicato il 2 ottobre, il tasso di approvazione personale di Merz è di un misero 10%, contro un 88% di insoddisfazione. Un sondaggio Insa del 5 ottobre mostra inoltre che il numero di coloro che voterebbero per la CDU-CSU di Merz è sceso al 17,5% a livello nazionale, mentre l’AfD si attesta al 30,5% (il dato relativo all’SPD, l’altro partner della coalizione di governo, è sceso al 14,5%.). Merz è, politicamente parlando, un morto che cammina.
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The Historic Inevitability of the China-U.S. Partnership
This week, Diane is joined by campaign historian Robert Wesser to discuss the fascinating historic forces underpinning the recent China-U.S. summit, including the many interventions of Lyndon and Helga-Zepp LaRouche over four decades.
Visit: https://sa…
Visit: https://sa…
Simposio settimanale della candidata presidenziale indipendente Diane Sare
9 ottobre 2026
SULLA COLLABORAZIONE SINO-AMERICANA STORICAMENTE INEVITABILE
🇺🇸 The Historic Inevitability of the China-U.S. Partnership
https://youtu.be/D7JREZJJEac
9 ottobre 2026
SULLA COLLABORAZIONE SINO-AMERICANA STORICAMENTE INEVITABILE
🇺🇸 The Historic Inevitability of the China-U.S. Partnership
https://youtu.be/D7JREZJJEac
The Schiller Institute
For a ‘Just Peace’
Report on IPC #175
Oct. 9, 2026 (EIRNS)—The 175th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) began with Helga Zepp-LaRouche, Schiller Institute founder and IPC Initiator, who praised the awarding of the 2026 Nobel Peace Prize to South African judge Navi Pillay, who chaired the UN Independent International Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and Israel that concluded in a Sept. 16, 2025 report that Israel was guilty of genocide in Gaza. She went on to describe the wave of protests that have broken out around Europe, noting that “the one common denominator” is opposition to the war drive being led by the governments of the “coalition of the willing.”
As an indication of the “brutalization of the population as part of the cognitive warfare,” Zepp-LaRouche cited U.S. Secretary of War Pete Hegseth’s stated intention to live-stream the execution of the Fort Hood shooter U.S. Army psychiatrist Maj. Nidal Hasan who was convicted of murder in 2013 for the 2009 shooting rampage on the base that killed 13 people and wounded more than 30 others. The final and most important news she reported was the proclamation by Pope Leo XIV that Saint Augustine was, in fact, not the author of the “just war” doctrine, particularly the version that is presently being misused by war enthusiasts. She called for a “just peace.” Kathy Kelly is an American peace activist, three-time Nobel Peace Prize nominee, and co-coordinator of the “Ban Killer Drones” campaign and of “World BEYOND War,” of which she became board president in 2022. She began by greeting many of the prominent personalities who have spoken at past IPC meetings, including Prof. Falk, who followed her in this session. She referenced the assassination of Swedish diplomat Count Folke Bernadotte, who served as the first United Nations Mediator for the Arab-Israeli conflict of 1947-1948. He was killed by the Zionist Stern Gang on Sept. 17, 1948 to thwart the peace proposal which he and Ralph Bunche, an American diplomat and assistant to the United Nations Special Committee on Palestine had drafted and which was submitted to the UN the following day. She described how Pope Francis directed that the “popemobile” be converted to a medical relief vehicle, and how the Israelis, to this day, have refused to allow this vehicle to enter Gaza. She concluded with the famous quote by a leader of the Warsaw Ghetto uprising of Jan. 18, 1943, Marek Edelman, who asserted that “to be a Jew means always standing with the oppressed, never the oppressors.” Prof. Richard Anderson Falk is professor emeritus of international law at Princeton University, Euro-Mediterranean Human Rights Monitor’s Chairman of the Board of Trustees, and was United Nations Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories from 2008 to 2014. He recalled how, in the past, leaders of the United States welcomed immigrants—an indication of what “the American narrative could be and should be.” He described the current deportation of immigrants to “third countries” as “racism on top of xenophobia.” Falk echoed Zepp-LaRouche’s appreciation of the awarding of the Nobel Prize to his former boss at the UN, Navi Pillay, but expressed the wish that it could have been shared with his fellow Special Rapporteur on the occupied Palestinian territories, Francesca Albanese, which would have also been richly significant.
He added that Pope Leo speaks with a moral authority that the Secretary-General of the UN lacks. The latter “cringes at the point of challenging the powers of the world.” He described how leading politicians must defer to corruption in order to attain and retain their status. Zepp-LaRouche, in response, agreed that corruption has become a sort of prerequisite for political[...]
For a ‘Just Peace’
Report on IPC #175
Oct. 9, 2026 (EIRNS)—The 175th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) began with Helga Zepp-LaRouche, Schiller Institute founder and IPC Initiator, who praised the awarding of the 2026 Nobel Peace Prize to South African judge Navi Pillay, who chaired the UN Independent International Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and Israel that concluded in a Sept. 16, 2025 report that Israel was guilty of genocide in Gaza. She went on to describe the wave of protests that have broken out around Europe, noting that “the one common denominator” is opposition to the war drive being led by the governments of the “coalition of the willing.”
As an indication of the “brutalization of the population as part of the cognitive warfare,” Zepp-LaRouche cited U.S. Secretary of War Pete Hegseth’s stated intention to live-stream the execution of the Fort Hood shooter U.S. Army psychiatrist Maj. Nidal Hasan who was convicted of murder in 2013 for the 2009 shooting rampage on the base that killed 13 people and wounded more than 30 others. The final and most important news she reported was the proclamation by Pope Leo XIV that Saint Augustine was, in fact, not the author of the “just war” doctrine, particularly the version that is presently being misused by war enthusiasts. She called for a “just peace.” Kathy Kelly is an American peace activist, three-time Nobel Peace Prize nominee, and co-coordinator of the “Ban Killer Drones” campaign and of “World BEYOND War,” of which she became board president in 2022. She began by greeting many of the prominent personalities who have spoken at past IPC meetings, including Prof. Falk, who followed her in this session. She referenced the assassination of Swedish diplomat Count Folke Bernadotte, who served as the first United Nations Mediator for the Arab-Israeli conflict of 1947-1948. He was killed by the Zionist Stern Gang on Sept. 17, 1948 to thwart the peace proposal which he and Ralph Bunche, an American diplomat and assistant to the United Nations Special Committee on Palestine had drafted and which was submitted to the UN the following day. She described how Pope Francis directed that the “popemobile” be converted to a medical relief vehicle, and how the Israelis, to this day, have refused to allow this vehicle to enter Gaza. She concluded with the famous quote by a leader of the Warsaw Ghetto uprising of Jan. 18, 1943, Marek Edelman, who asserted that “to be a Jew means always standing with the oppressed, never the oppressors.” Prof. Richard Anderson Falk is professor emeritus of international law at Princeton University, Euro-Mediterranean Human Rights Monitor’s Chairman of the Board of Trustees, and was United Nations Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories from 2008 to 2014. He recalled how, in the past, leaders of the United States welcomed immigrants—an indication of what “the American narrative could be and should be.” He described the current deportation of immigrants to “third countries” as “racism on top of xenophobia.” Falk echoed Zepp-LaRouche’s appreciation of the awarding of the Nobel Prize to his former boss at the UN, Navi Pillay, but expressed the wish that it could have been shared with his fellow Special Rapporteur on the occupied Palestinian territories, Francesca Albanese, which would have also been richly significant.
He added that Pope Leo speaks with a moral authority that the Secretary-General of the UN lacks. The latter “cringes at the point of challenging the powers of the world.” He described how leading politicians must defer to corruption in order to attain and retain their status. Zepp-LaRouche, in response, agreed that corruption has become a sort of prerequisite for political[...]
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The Schiller Institute For a ‘Just Peace’ Report on IPC #175 Oct. 9, 2026 (EIRNS)—The 175th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) began with Helga Zepp-LaRouche, Schiller Institute founder and IPC Initiator, who praised the…
leadership, that a person who aspires to political power must have skeletons in his closet to ensure that he can be controlled. She presented a vision of an alternative system, based on a dialogue of civilizations, and said that Popes Leo XIV and Francis are examples of the leadership required. Kelly recounted a tale of an encounter with a U.S. Marine in Baghdad during the U.S. invasion and “shock and awe” bombing of Iraq in 2003. The Marine astonished her by identifying the book, which she had seen him reading earlier, as a copy of Joseph Conrad’s anti-colonial novel, Heart of Darkness—which he said that he was reading for the thirteenth time. She again praised Pope Leo and said, “We don’t want to give up on that edifice of international law.” Dennis Fritz, retired U.S. Air Force Command Chief Master Sergeant, reminded the participants of earlier warnings by other military men, Gen. Smedley Butler, who famously said that “war is a racket,” and Gen. Dwight Eisenhower, who warned of the Military-Industrial Complex. Today, our political leaders seek unequaled military power which they will use to get anything they want, typified by the “Wolfowitz Doctrine” of U.S. Deputy Secretary of Defense Paul Wolfowitz, which set the stage for multiple wars in the Middle East. He said that Pete Hegseth presides over “the scariest Pentagon” he has ever seen, and warned of Hegseth’s plan to use artificial intelligence (AI) to create a fully automated attack capability. The Upcoming Election in Brazil Beatriz Bissio, Associate Professor in the Post-Graduate Program of Comparative History, Federal University of Rio de Janeiro, said that “democracy in Brazil is now facing its greatest test, since the restoration of constitutional order in the mid-1980s”—with the contest between President Luiz Inácio Lula da Silva and presidential candidate Flávio Bolsonaro. The latter represents “the rise of the far right, globally,” and is supported by Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu. The first round of elections on Oct. 4, she said, had shocking results with Bolsonaro coming out on top with 47% of the vote while President Lula came in second, with 45%. She described Brazil as being encircled by right-wing regimes, with the exception of Uruguay. “The outcome of the [run-off] elections in Brazil [on Oct. 25] will have reverberations in Latin America and beyond… the far-right governments are subservient to U.S. interests.” Felipe Bombardelli, a Brazilian post-graduate student in robotics at the Federal University of Paraná, is active with the International Youth Movement of the Schiller Institute. He described that there was very little political participation of students at the universities in Brazil going into the first round of the elections—many people on the left, including in Lulaʼs Workersʼ Party (PT), thought Lula would win on the first vote. Waking up to realize that “it will take a miracle to make Lula President,” an unprecedented mobilization of students, professors and even labor has exploded in support of Lula’s candidacy—in the face of a difficult situation.
Staying on the topic of student activism, Schiller Institute activist Remi Lebrun reported on the ground from Paris, France, where there is a widespread mobilization from primarily high school students who are protesting the collapse of conditions in French public schools. The government has responded with severe repression, worse even than that directed against the “yellow vest” movement in France between 2018 and 2020. High school students are now being joined by middle school and college students, and their parents. Discussion
In response to questions, the participants discussed the proposal of E. Martin Schotz, MD, the coordinator for the JFK Peace Speech Committee and a leader of Massachusetts Peace Action (MAPA) who in last week’s IPC meeting suggested an “American National Congress” modeled on the “African National Congress,” which led the fight against aparth[...]
Staying on the topic of student activism, Schiller Institute activist Remi Lebrun reported on the ground from Paris, France, where there is a widespread mobilization from primarily high school students who are protesting the collapse of conditions in French public schools. The government has responded with severe repression, worse even than that directed against the “yellow vest” movement in France between 2018 and 2020. High school students are now being joined by middle school and college students, and their parents. Discussion
In response to questions, the participants discussed the proposal of E. Martin Schotz, MD, the coordinator for the JFK Peace Speech Committee and a leader of Massachusetts Peace Action (MAPA) who in last week’s IPC meeting suggested an “American National Congress” modeled on the “African National Congress,” which led the fight against aparth[...]
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leadership, that a person who aspires to political power must have skeletons in his closet to ensure that he can be controlled. She presented a vision of an alternative system, based on a dialogue of civilizations, and said that Popes Leo XIV and Francis are…
eid in South Africa. They moved next to the possible consequences of a Flávio Bolsonaro victory in Brazil, including the possible withdrawal of that nation from the BRICS. Independent congressional candidate Jose Vega raised the implications of the latest shooting by U.S. Customs and Immigration Enforcement (ICE) agents of a 28-year-old man with a 5-year-old child in the back seat of his car, in the Bronx, New York. He placed it in the context of worldwide anger over the mistreatment of the poor and elderly, such as the case of María del Carmen Abascal in Spain—an 87-year-old woman evicted from her apartment in Madrid after an investment fund acquired the property and raised the rent—by governments that are increasingly bankrupt but insist on transferring funds to an arms buildup. Zepp-LaRouche closed the meeting by reiterating that the world is entering an inevitable phase change, and that whether that change is for better, or worse, will depend on the courage of individuals. [eir]
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Nuova intervista
Domani 12 ottobre 2026
Alle ore 17:30
Trump riapre alla Russia: la crisi europea è arrivata al punto di rottura?
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- Luca (Tracce di Classe)
- Claudio Celani (schillerinstitute.com, strategicalert.news/it)
Domani 12 ottobre 2026
Alle ore 17:30
Trump riapre alla Russia: la crisi europea è arrivata al punto di rottura?
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- Luca (Tracce di Classe)
- Claudio Celani (schillerinstitute.com, strategicalert.news/it)
Movisol
La posta in gioco nel ballottaggio in Brasile
Gli elettori brasiliani si troveranno di fronte a una scelta difficile quando, il 25 ottobre, si recheranno alle urne per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. Dovranno, infatti, scegliere tra i due paradigmi che si contrappongono a livello internazionale.
Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente attualmente in carcere, ha vinto al primo turno il 4 ottobre con il 47,03% dei voti. Ha condotto una campagna come candidato “di destra” che, se eletto, farà uscire il Brasile dai BRICS per allinearlo agli Stati Uniti in tutti i campi. Ha promesso che il Paese aderirà all’operazione “Scudo delle Americhe” del presidente Trump. A livello interno, sostiene una politica di austerità e privatizzazione ispirata alla brutale “economia della motosega” del presidente argentino Javier Milei e la conclusione di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Gode del fermo sostegno degli elettori più abbienti e dei cristiani evangelici.
Il presidente Lula, piazzatosi secondo a ridosso di Bolsonaro col 45,16%, ha svolto un ruolo di punta nei BRICS, rivendicando il diritto del Sud del Mondo a uno sviluppo sovrano e pacifico. Il suo slogan è che “il Brasile è troppo grande per stare nel cortile di qualcuno” e deve salvaguardare la propria sovranità. Propone che le nazioni sudamericane, indipendentemente dalle ideologie dei loro governi, uniscano le forze per realizzare i progetti infrastrutturali in grado di trasformare il potenziale economico della regione. Sostiene che il governo debba svolgere un ruolo guida nell’eliminazione della fame e della povertà in Brasile e nel promuovere i progressi scientifici e tecnologici. Accoglie con favore la cooperazione con qualsiasi paese in tale impresa, Cina e Stati Uniti inclusi, ma non per saccheggiarlo e solo a condizione che la sovranità del Brasile sia rispettata.
Le elezioni saranno una battaglia serrata nelle prossime tre settimane, con un esito al momento incerto. Il Brasile è il Paese più grande dell’America latina, in termini di territorio, popolazione, economia e capacità militari. Il rifiuto del governo Lula di aderire al cosiddetto “Scudo delle Americhe” di Trump, definito una minaccia alla sovranità di tutti i paesi della regione, rappresenta il principale ostacolo alla totale sottomissione delle nazioni dell’emisfero a Washington.
Lo “Scudo” è stato istituito nel marzo scorso, come passo successivo alla presa di potere militare da parte di Trump, avvenuta il 3 gennaio, sul governo e sul petrolio del Venezuela. Molti dei 14-19 paesi che vi hanno aderito (le cifre variano) lo hanno fatto per paura di subire “il trattamento venezuelano”. Il 22 settembre, Trump ha detto ai quattordici capi di Stato e ministri dei Paesi dello Scudo, riuniti a New York, che le loro nazioni possiedono alcune delle “maggiori ricchezze naturali” del mondo e che non possono permettere che “potenze esterne ostili” – ovvero tutte tranne gli Stati Uniti – se ne impadroniscano. Ha detto loro che “le risorse delle Americhe devono sempre appartenere ai popoli delle Americhe” – traduzione: a Wall Street. La “Dichiarazione congiunta sulla difesa della sicurezza dell’emisfero” [link: https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesman/2026/09/joint-statement-on-defending-hemispheric-sovereignty] rilasciata dopo quell’incontro ha indicato che la sovranità nazionale sarà sostituita dalla cosiddetta “sovranità emisferica”, sul modello del dominio militare ed economico imposto nell’“Accordo della Groenlandia” del 21 settembre.
Se Lula dovesse vincere un quarto mandato, il rifiuto del Brasile di sottomettersi rafforzerà l’opposizione che si sta formando in tutta l’America latina contro questa operazione, persino all’interno degli Stati membri dello Scudo. Al contrario, se Bolsonaro dovesse portare il Brasile nello Scudo, rimarrebbe ben poco in grado di opporsi all’assalto degli Stati Uniti.
La posta in gioco nel ballottaggio in Brasile
Gli elettori brasiliani si troveranno di fronte a una scelta difficile quando, il 25 ottobre, si recheranno alle urne per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. Dovranno, infatti, scegliere tra i due paradigmi che si contrappongono a livello internazionale.
Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente attualmente in carcere, ha vinto al primo turno il 4 ottobre con il 47,03% dei voti. Ha condotto una campagna come candidato “di destra” che, se eletto, farà uscire il Brasile dai BRICS per allinearlo agli Stati Uniti in tutti i campi. Ha promesso che il Paese aderirà all’operazione “Scudo delle Americhe” del presidente Trump. A livello interno, sostiene una politica di austerità e privatizzazione ispirata alla brutale “economia della motosega” del presidente argentino Javier Milei e la conclusione di un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Gode del fermo sostegno degli elettori più abbienti e dei cristiani evangelici.
Il presidente Lula, piazzatosi secondo a ridosso di Bolsonaro col 45,16%, ha svolto un ruolo di punta nei BRICS, rivendicando il diritto del Sud del Mondo a uno sviluppo sovrano e pacifico. Il suo slogan è che “il Brasile è troppo grande per stare nel cortile di qualcuno” e deve salvaguardare la propria sovranità. Propone che le nazioni sudamericane, indipendentemente dalle ideologie dei loro governi, uniscano le forze per realizzare i progetti infrastrutturali in grado di trasformare il potenziale economico della regione. Sostiene che il governo debba svolgere un ruolo guida nell’eliminazione della fame e della povertà in Brasile e nel promuovere i progressi scientifici e tecnologici. Accoglie con favore la cooperazione con qualsiasi paese in tale impresa, Cina e Stati Uniti inclusi, ma non per saccheggiarlo e solo a condizione che la sovranità del Brasile sia rispettata.
Le elezioni saranno una battaglia serrata nelle prossime tre settimane, con un esito al momento incerto. Il Brasile è il Paese più grande dell’America latina, in termini di territorio, popolazione, economia e capacità militari. Il rifiuto del governo Lula di aderire al cosiddetto “Scudo delle Americhe” di Trump, definito una minaccia alla sovranità di tutti i paesi della regione, rappresenta il principale ostacolo alla totale sottomissione delle nazioni dell’emisfero a Washington.
Lo “Scudo” è stato istituito nel marzo scorso, come passo successivo alla presa di potere militare da parte di Trump, avvenuta il 3 gennaio, sul governo e sul petrolio del Venezuela. Molti dei 14-19 paesi che vi hanno aderito (le cifre variano) lo hanno fatto per paura di subire “il trattamento venezuelano”. Il 22 settembre, Trump ha detto ai quattordici capi di Stato e ministri dei Paesi dello Scudo, riuniti a New York, che le loro nazioni possiedono alcune delle “maggiori ricchezze naturali” del mondo e che non possono permettere che “potenze esterne ostili” – ovvero tutte tranne gli Stati Uniti – se ne impadroniscano. Ha detto loro che “le risorse delle Americhe devono sempre appartenere ai popoli delle Americhe” – traduzione: a Wall Street. La “Dichiarazione congiunta sulla difesa della sicurezza dell’emisfero” [link: https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesman/2026/09/joint-statement-on-defending-hemispheric-sovereignty] rilasciata dopo quell’incontro ha indicato che la sovranità nazionale sarà sostituita dalla cosiddetta “sovranità emisferica”, sul modello del dominio militare ed economico imposto nell’“Accordo della Groenlandia” del 21 settembre.
Se Lula dovesse vincere un quarto mandato, il rifiuto del Brasile di sottomettersi rafforzerà l’opposizione che si sta formando in tutta l’America latina contro questa operazione, persino all’interno degli Stati membri dello Scudo. Al contrario, se Bolsonaro dovesse portare il Brasile nello Scudo, rimarrebbe ben poco in grado di opporsi all’assalto degli Stati Uniti.
Forwarded from Cheminade et Solidarité & Progrès
Étudiants et citoyens du monde : les raisons d'une colère commune
L'éclairage de Jacques Cheminade
https://www.youtube.com/watch?v=_hUGrVGtbV8
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The Schiller Institute
Dennis Fritz: How America Got Trapped in Endless Wars
Dennis Fritz, a retired Command Chief Master Sergeant of the United States Air Force, current senior fellow and former director of the Eisenhower Media Network, reveals how U.S. foreign policy helped drive the wars in Iraq, Ukraine, Iran, and the Middle East. He warns that the military-industrial complex, imperial ambitions, and the pursuit of profit have come at an enormous human cost, while escalating tensions and nuclear weapons pose a growing danger. He calls on Americans to challenge the status quo, hold political leaders accountable, and fight for a new foreign policy centered on peace rather than endless war.
Mr.Fritz is the author of Deadly Betrayal: The Truth About Why The United States Invaded Iraq.
Dennis Fritz: How America Got Trapped in Endless Wars
Dennis Fritz, a retired Command Chief Master Sergeant of the United States Air Force, current senior fellow and former director of the Eisenhower Media Network, reveals how U.S. foreign policy helped drive the wars in Iraq, Ukraine, Iran, and the Middle East. He warns that the military-industrial complex, imperial ambitions, and the pursuit of profit have come at an enormous human cost, while escalating tensions and nuclear weapons pose a growing danger. He calls on Americans to challenge the status quo, hold political leaders accountable, and fight for a new foreign policy centered on peace rather than endless war.
Mr.Fritz is the author of Deadly Betrayal: The Truth About Why The United States Invaded Iraq.
COME GLI STATI UNITI SONO FINITI INTRAPPOLATI NELLE GUERRE SENZA FINE
🇺🇸 Dennis Fritz: How America Got Trapped in Endless Wars
https://schillerinstitute.com/blog/2026/10/12/dennis-fritz-how-america-got-trapped-in-endless-wars/
🇺🇸 Dennis Fritz: How America Got Trapped in Endless Wars
https://schillerinstitute.com/blog/2026/10/12/dennis-fritz-how-america-got-trapped-in-endless-wars/
YouTube
Ep 37-The Back Room- Diane Sare
Diane Sare provides commentary on the UN General Assembly, Trump's banning of CNN, MSNBC and Politico from the White House and the Iranian War in discussion with Hosts Lisa Schiffren and David Eisenbach.
Diane Sare is an American political activist and…
Diane Sare is an American political activist and…
Intervista con la candidata presidenziale indipendente Diane Sare
con Lisa Schiffren and David Eisenbach di "The Back Door"
12 ottobre 2026
🇺🇸 youtu.be/tmYBaJyBQSs
Diane Sare provides commentary on the UN General Assembly, Trump's banning of CNN, MSNBC and Politico from the White House and the Iranian War.
Diane Sare is an American political activist and independent candidate running for U.S. President. A prominent leader within the LaRouche movement, she officially announced her independent presidential campaign on January 10, 2026.
Sare has been a dedicated associate of the late, controversial economist and multi-time presidential candidate Lyndon LaRouche for over 32 years. Her political experience spans several federal and state campaigns.
con Lisa Schiffren and David Eisenbach di "The Back Door"
12 ottobre 2026
🇺🇸 youtu.be/tmYBaJyBQSs
Diane Sare provides commentary on the UN General Assembly, Trump's banning of CNN, MSNBC and Politico from the White House and the Iranian War.
Diane Sare is an American political activist and independent candidate running for U.S. President. A prominent leader within the LaRouche movement, she officially announced her independent presidential campaign on January 10, 2026.
Sare has been a dedicated associate of the late, controversial economist and multi-time presidential candidate Lyndon LaRouche for over 32 years. Her political experience spans several federal and state campaigns.
Messaggio appena inviato a Radio3, ospiti Giovannini e Cipolletta.
Precedente confronto - evitato da Enrico Giovannini:
https://youtu.be/J_x8joIWico
Articolo del 2008 su Cipolletta:
https://archive.movisol.org/08news183.htm
Precedente confronto - evitato da Enrico Giovannini:
https://youtu.be/J_x8joIWico
Articolo del 2008 su Cipolletta:
https://archive.movisol.org/08news183.htm
Altro messaggio inviato a Radio3.
Il CV europeista e atlantista di Riccardo Perissich:
https://archives.eui.eu/isaar/352
Il CV europeista e atlantista di Riccardo Perissich:
https://archives.eui.eu/isaar/352
Altro messaggio inviato alla redazione di Radio3.
Il CV dell'ospite Emily Tasinato, presentata come "ricercatrice indipendente":
https://ecfr.eu/profile/emily-tasinato/
Il CV dell'ospite Emily Tasinato, presentata come "ricercatrice indipendente":
https://ecfr.eu/profile/emily-tasinato/
In diretta dalla Francia, grazie a @Cheminade_SetP
Pancarte lycéenne 👌 #13octobre #Paris
🇮🇹 Lo Stato ci piscia sulle teste e i media ci raccontano che piove
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