Movisol
Chi domerà le Furie?
Per mettere in prospettiva l’enorme dramma e gli sconvolgimenti a cui il mondo sta assistendo oggi, è utile ricorrere ai poeti e ai drammaturghi. Citiamo quindi dall’EIR Daily News del 12 aprile: “Nell’Orestea di Eschilo, la più antica trilogia sopravvissuta del teatro occidentale, il ciclo di vendetta sanguinaria che ha consumato la Casa di Atreo viene finalmente spezzato, non con ulteriori omicidi, ma con l’istituzione di un tribunale della ragione. Le Furie, gli antichi spiriti della punizione che esigono sangue per sangue, trasformando ogni atto di vendetta in una causa di ulteriore vendetta, non vengono distrutte; vengono trasformate. Atena, con un atto di coraggio politico, le convince ad accettare un nuovo ruolo: quello delle Eumenidi, ovvero le ‘benigne’, protettrici della giustizia nella città. Il ciclo si conclude non perché la vendetta sia stata sconfitta in battaglia, ma perché la rabbia distruttiva è stata trasformata in ordine civile e in una sollecitudine verso il bene comune.
“Notate il nome che il Pentagono ha scelto per la guerra contro l’Iran: ‘Operazione Epic Fury’. Il nome è appropriato in un senso che i suoi autori non avrebbero immaginato. Le Furie non riconoscono limiti. Non negoziano. Si nutrono del sangue già versato per giustificare il prossimo spargimento.”
Questa sembrerebbe certamente la logica che guida attualmente il presidente Trump e il primo ministro israeliano Netanyahu (nella foto al Congresso USA). Viene dichiarato un cessate il fuoco nella guerra contro l’Iran, per esser violarlo immediatamente con i bombardamenti spietati di Israele in Libano. I negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran, i più alti di livello finora, si aprono a Islamabad per essere poi interrotti il giorno dopo, per un capriccio di Donald Trump (o di Netanyahu?). A quel punto, il presidente degli Stati Uniti ordina alla flotta di bloccare lo Stretto di Hormuz a partire dal 13 aprile, negando il transito a qualsiasi nave proveniente dai porti iraniani o diretta verso di essi.
Nel frattempo, Donald Trump approva la pubblicazione di un’immagine creata dall’intelligenza artificiale che lo raffigura come Cristo che guarisce i malati, un accostamento talmente ripugnante da dover essere rimossa poche ore dopo. Ma non prima di aver messo gravemente in discussione la salute mentale dell’attuale presidente degli Stati Uniti.
Nell’Orestea, Eschilo mostra che la saggezza (Atena) può trasformare le Furie. Chi, oggi, può svolgere quel ruolo? Scendono in campo sempre più forze a tal fine. Di grande importanza sono gli interventi intransigenti di Papa Leone XIV e di vari leader della Chiesa cattolica, affiancati da leader di altre religioni. Il movimento di LaRouche e la candidata presidenziale indipendente Diane Sare stanno mobilitando i cittadini ad agire, mentre cresce l’impulso per uscire dalla morsa della leadership sia del Partito Democratico che di quello Repubblicano.
E non va trascurato il potere della missione Artemis II della NASA attorno alla Luna. Ciò che questa missione e i suoi quattro astronauti hanno trasmesso in modo molto efficace, come hanno fatto i loro predecessori di qualsiasi paese, è la consapevolezza, dallo spazio, di quanto sia piccolo il pianeta Terra e che tutti gli esseri umani che lo abitano, indipendentemente dalle loro differenze, costituiscano un’unica preziosa umanità. Pertanto, per preservarla, devono prevalere la saggezza e la ragione.
Chi domerà le Furie?
Per mettere in prospettiva l’enorme dramma e gli sconvolgimenti a cui il mondo sta assistendo oggi, è utile ricorrere ai poeti e ai drammaturghi. Citiamo quindi dall’EIR Daily News del 12 aprile: “Nell’Orestea di Eschilo, la più antica trilogia sopravvissuta del teatro occidentale, il ciclo di vendetta sanguinaria che ha consumato la Casa di Atreo viene finalmente spezzato, non con ulteriori omicidi, ma con l’istituzione di un tribunale della ragione. Le Furie, gli antichi spiriti della punizione che esigono sangue per sangue, trasformando ogni atto di vendetta in una causa di ulteriore vendetta, non vengono distrutte; vengono trasformate. Atena, con un atto di coraggio politico, le convince ad accettare un nuovo ruolo: quello delle Eumenidi, ovvero le ‘benigne’, protettrici della giustizia nella città. Il ciclo si conclude non perché la vendetta sia stata sconfitta in battaglia, ma perché la rabbia distruttiva è stata trasformata in ordine civile e in una sollecitudine verso il bene comune.
“Notate il nome che il Pentagono ha scelto per la guerra contro l’Iran: ‘Operazione Epic Fury’. Il nome è appropriato in un senso che i suoi autori non avrebbero immaginato. Le Furie non riconoscono limiti. Non negoziano. Si nutrono del sangue già versato per giustificare il prossimo spargimento.”
Questa sembrerebbe certamente la logica che guida attualmente il presidente Trump e il primo ministro israeliano Netanyahu (nella foto al Congresso USA). Viene dichiarato un cessate il fuoco nella guerra contro l’Iran, per esser violarlo immediatamente con i bombardamenti spietati di Israele in Libano. I negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran, i più alti di livello finora, si aprono a Islamabad per essere poi interrotti il giorno dopo, per un capriccio di Donald Trump (o di Netanyahu?). A quel punto, il presidente degli Stati Uniti ordina alla flotta di bloccare lo Stretto di Hormuz a partire dal 13 aprile, negando il transito a qualsiasi nave proveniente dai porti iraniani o diretta verso di essi.
Nel frattempo, Donald Trump approva la pubblicazione di un’immagine creata dall’intelligenza artificiale che lo raffigura come Cristo che guarisce i malati, un accostamento talmente ripugnante da dover essere rimossa poche ore dopo. Ma non prima di aver messo gravemente in discussione la salute mentale dell’attuale presidente degli Stati Uniti.
Nell’Orestea, Eschilo mostra che la saggezza (Atena) può trasformare le Furie. Chi, oggi, può svolgere quel ruolo? Scendono in campo sempre più forze a tal fine. Di grande importanza sono gli interventi intransigenti di Papa Leone XIV e di vari leader della Chiesa cattolica, affiancati da leader di altre religioni. Il movimento di LaRouche e la candidata presidenziale indipendente Diane Sare stanno mobilitando i cittadini ad agire, mentre cresce l’impulso per uscire dalla morsa della leadership sia del Partito Democratico che di quello Repubblicano.
E non va trascurato il potere della missione Artemis II della NASA attorno alla Luna. Ciò che questa missione e i suoi quattro astronauti hanno trasmesso in modo molto efficace, come hanno fatto i loro predecessori di qualsiasi paese, è la consapevolezza, dallo spazio, di quanto sia piccolo il pianeta Terra e che tutti gli esseri umani che lo abitano, indipendentemente dalle loro differenze, costituiscano un’unica preziosa umanità. Pertanto, per preservarla, devono prevalere la saggezza e la ragione.
Movisol
La missione Artemis è l’America che vogliamo
Mentre da anni, e in modo crescente negli ultimi mesi, la popolazione americana è bombardata da notizie di nuove guerre e conflitti, dal genocidio a Gaza, che il governo USA ha tollerato e sostenuto, alla minaccia di Donald Trump di “distruggere una civiltà” nella guerra contro l’Iran, il successo della missione compiuta dai quattro astronauti di Artemis II, che per la prima volta dal 1972 si sono trovati faccia a faccia con la superficie lunare, ha riacceso una scintilla di ottimismo sul futuro del Paese.
Benché la missione Artemis abbia avuto un’origine “geopolitica”, ovvero come tentativo di riportare gli americani sulla Luna prima che lo faccia la Cina, la natura dell’esplorazione spaziale – e degli esploratori spaziali – trascende la mentalità limitata ed egoistica della volontà di dominio. Va sottolineato che questo è un ritorno in grande della mano pubblica, dopo decenni di missioni spaziali affidate ai privati.
Poiché gli Stati Uniti non compivano un’impresa del genere da oltre 50 anni, per la grande maggioranza della popolazione è stata la prima esperienza di assistere a una missione cis-lunare. Milioni di persone hanno seguito l’ammaraggio della capsula degli astronauti nell’Oceano Pacifico, dopo dieci giorni nello spazio e un viaggio di 250.000 miglia dalla Terra, il punto più lontano mai raggiunto dall’uomo. In tutto il Paese sono state organizzate visioni pubbliche per seguire sul grande schermo il ritorno. L’intera missione è stata trasmessa anche online sul canale della NASA, compresi i continui resoconti degli astronauti, tranne quando la capsula si trovava sul lato nascosto della Luna ed è rimasta per circa 40 minuti senza comunicazione con la Terra. Gli astronauti riferivano ciò che vedevano e facevano, cercando di identificare i luoghi che stavano sorvolando, a volte con l’aiuto di una intera squadra scientifica al Controllo Missione che incrociava le loro osservazioni con i propri dati.
Ci sono stati anche alcuni minuti di tensione mentre gli astronauti rientravano nell’atmosfera terrestre, raggiungendo i 40.000 km/h. La navicella Orion è dotata di un nuovo scudo termico per proteggersi dall’enorme calore generato durante il rientro, che a un certo punto ha raggiunto quasi i 2700 gradi Celsius. A parte qualche “piccolo intoppo”, la missione è stata un successo. Appena un paio di giorni dopo il ritorno, tutti e quattro gli astronauti hanno potuto parlare, molto commossi, con i lavoratori del Johnson Space Center.
L’astronauta Christina Koch, riflettendo sulle sue sensazioni nel vedere la Terra dall’orbita lunare, ha detto che la Terra appariva come “una scialuppa di salvataggio sospesa nell’universo”. Il canadese Jeremy Hansen ha concluso il suo breve intervento chiedendo agli altri compagni di viaggio di avvicinarsi a lui per i commenti finali. Dopo un abbraccio di gruppo, Hansen ha detto: “Quello che avete visto era un gruppo di persone che amavano dare il proprio contributo, apportare qualcosa di significativo e trarne gioia. E da quanto abbiamo sentito, per voi è stato qualcosa di speciale a cui assistere. E il motivo per cui li ho fatti avvicinare è perché vorrei suggerirvi che quando guardate, non state guardando noi. Noi siamo uno specchio che riflette voi. E se vi piace ciò che vedete, guardate solo un po’ più in profondità: questo siete voi”.
Anche se ci saranno senza dubbio molte spavalderie da parte di Donald Trump e di altri su come questa missione sia una “vittoria” per l’amministrazione sotto assedio, la vera natura di questo successo pone ancora una volta la NASA al centro di ciò che l’America dovrebbe contribuire al mondo, in termini di scoperte scientifiche e tecnologiche condivise per il progresso di tutta l’umanità.
La missione Artemis è l’America che vogliamo
Mentre da anni, e in modo crescente negli ultimi mesi, la popolazione americana è bombardata da notizie di nuove guerre e conflitti, dal genocidio a Gaza, che il governo USA ha tollerato e sostenuto, alla minaccia di Donald Trump di “distruggere una civiltà” nella guerra contro l’Iran, il successo della missione compiuta dai quattro astronauti di Artemis II, che per la prima volta dal 1972 si sono trovati faccia a faccia con la superficie lunare, ha riacceso una scintilla di ottimismo sul futuro del Paese.
Benché la missione Artemis abbia avuto un’origine “geopolitica”, ovvero come tentativo di riportare gli americani sulla Luna prima che lo faccia la Cina, la natura dell’esplorazione spaziale – e degli esploratori spaziali – trascende la mentalità limitata ed egoistica della volontà di dominio. Va sottolineato che questo è un ritorno in grande della mano pubblica, dopo decenni di missioni spaziali affidate ai privati.
Poiché gli Stati Uniti non compivano un’impresa del genere da oltre 50 anni, per la grande maggioranza della popolazione è stata la prima esperienza di assistere a una missione cis-lunare. Milioni di persone hanno seguito l’ammaraggio della capsula degli astronauti nell’Oceano Pacifico, dopo dieci giorni nello spazio e un viaggio di 250.000 miglia dalla Terra, il punto più lontano mai raggiunto dall’uomo. In tutto il Paese sono state organizzate visioni pubbliche per seguire sul grande schermo il ritorno. L’intera missione è stata trasmessa anche online sul canale della NASA, compresi i continui resoconti degli astronauti, tranne quando la capsula si trovava sul lato nascosto della Luna ed è rimasta per circa 40 minuti senza comunicazione con la Terra. Gli astronauti riferivano ciò che vedevano e facevano, cercando di identificare i luoghi che stavano sorvolando, a volte con l’aiuto di una intera squadra scientifica al Controllo Missione che incrociava le loro osservazioni con i propri dati.
Ci sono stati anche alcuni minuti di tensione mentre gli astronauti rientravano nell’atmosfera terrestre, raggiungendo i 40.000 km/h. La navicella Orion è dotata di un nuovo scudo termico per proteggersi dall’enorme calore generato durante il rientro, che a un certo punto ha raggiunto quasi i 2700 gradi Celsius. A parte qualche “piccolo intoppo”, la missione è stata un successo. Appena un paio di giorni dopo il ritorno, tutti e quattro gli astronauti hanno potuto parlare, molto commossi, con i lavoratori del Johnson Space Center.
L’astronauta Christina Koch, riflettendo sulle sue sensazioni nel vedere la Terra dall’orbita lunare, ha detto che la Terra appariva come “una scialuppa di salvataggio sospesa nell’universo”. Il canadese Jeremy Hansen ha concluso il suo breve intervento chiedendo agli altri compagni di viaggio di avvicinarsi a lui per i commenti finali. Dopo un abbraccio di gruppo, Hansen ha detto: “Quello che avete visto era un gruppo di persone che amavano dare il proprio contributo, apportare qualcosa di significativo e trarne gioia. E da quanto abbiamo sentito, per voi è stato qualcosa di speciale a cui assistere. E il motivo per cui li ho fatti avvicinare è perché vorrei suggerirvi che quando guardate, non state guardando noi. Noi siamo uno specchio che riflette voi. E se vi piace ciò che vedete, guardate solo un po’ più in profondità: questo siete voi”.
Anche se ci saranno senza dubbio molte spavalderie da parte di Donald Trump e di altri su come questa missione sia una “vittoria” per l’amministrazione sotto assedio, la vera natura di questo successo pone ancora una volta la NASA al centro di ciò che l’America dovrebbe contribuire al mondo, in termini di scoperte scientifiche e tecnologiche condivise per il progresso di tutta l’umanità.
Oggi 17 aprile 2026
alle ore 17 italiane
150ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #150 / IPC #150]
SULLA GUERRA IN IRAN: L'UMANITÀ DEVE DIVENTARE ADULTA
🇺🇸 Humanity Must Grow Up
youtube.com/live/OI9LLiM8JC8
Our intervention in the world is needed now more than ever. This Friday we will be joined by Dr. Abdullah Al-Ahsan, Islamic scholar and Pakistani Professor of Comparative Civilization and Diane Sare, Independent U.S. Presidential Candidate, and others..
🇪🇸 ¡Paren la guerra contra Irán ¡ya!
youtube.com/live/t4vl_oP4VH4
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 Citoyens, vous pouvez mettre fin à la guerre contre l'Iran
youtube.com/live/Y1q6R7Sg4yo
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇩🇪 Weltbürger, Ihr könnt den Irankrieg beenden!
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
alle ore 17 italiane
150ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #150 / IPC #150]
SULLA GUERRA IN IRAN: L'UMANITÀ DEVE DIVENTARE ADULTA
🇺🇸 Humanity Must Grow Up
youtube.com/live/OI9LLiM8JC8
Our intervention in the world is needed now more than ever. This Friday we will be joined by Dr. Abdullah Al-Ahsan, Islamic scholar and Pakistani Professor of Comparative Civilization and Diane Sare, Independent U.S. Presidential Candidate, and others..
🇪🇸 ¡Paren la guerra contra Irán ¡ya!
youtube.com/live/t4vl_oP4VH4
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 Citoyens, vous pouvez mettre fin à la guerre contre l'Iran
youtube.com/live/Y1q6R7Sg4yo
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇩🇪 Weltbürger, Ihr könnt den Irankrieg beenden!
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
Movisol
Il messaggio contro la guerra di Papa Leone XIV ha colpito nel segno
Papa Leone XIV ha indetto una veglia di preghiera mondiale per la pace l’11 aprile nella Basilica di San Pietro. Si è rivolto all’assemblea con una condanna diretta della guerra: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.” Prevost ha ammonito che “Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita”. Questo era un riferimento molto chiaro alle giustificazioni “teologiche” offerte da vari fondamentalisti cristiani per la guerra contro l’Iran, nocnhé dai fanatici religiosi in Israele.
Leone XIV ha inoltre descritto un Regno “un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono”. Ha esortato direttamente i leader delle nazioni: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”. Papa Leone è intervenuto in diverse occasioni recenti con lo stesso messaggio, affermando tra l’altro che Gesù non ascolta “coloro le cui mani grondano sangue” (https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html).
Donald Trump non l’ha presa bene. Il giorno dopo ha sferrato un attacco vergognoso contro il Pontefice: “Papa Leone è DEBOLE nei confronti della criminalità e terribile in politica estera… Non voglio un Papa che pensi che sia OK che l’Iran abbia un’arma nucleare… E non voglio un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti”. Ha poi affermato che Leone era stato eletto solo perché lui era alla Casa Bianca!
Così Trump, dopo aver insultato i due miliardi di musulmani nel mondo, ha insultato anche gli oltre 1,4 miliardi di cattolici. Ma ha attirato aspre critiche da leader religiosi e politici di tutte le fedi. Leone XIV, in viaggio verso l’Algeria come prima tappa del suo tour in Africa, ha risposto con calma, ma con forza, che non avrebbe smesso di diffondere il messaggio di pace del Vangelo, denunciando coloro che ne abusano. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti, ha definito “denigratorie” le parole di Trump contro il Papa.
Numerosi alti prelati americani hanno raccolto l’appello per la fine della guerra. Il più esplicito è stato il cardinale Robert McElroy di Washington, D.C.: nel concludere l’omelia, ha esortato dicendo: “Non basta dire che abbiamo pregato. Dobbiamo anche agire. È infatti molto probabile che i negoziati falliscano a causa della recalcitranza di una o entrambe le parti e che il nostro presidente decida di riavviare questa guerra immorale. In quel momento critico, come discepoli di Gesù Cristo chiamati ad essere operatori di pace nel mondo, dobbiamo rispondere a voce alta e all’unisono: No. Non a nostro nome. Non in questo momento. Non con il nostro Paese”.
Non appena il cardinale ha terminato, il pubblico che gremiva la cattedrale è esploso in un applauso forte e prolungato: una reazione spontanea, davvero insolita in un contesto così solenne.
Dal Vaticano a Roma, Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha rivolto una riflessione significativa agli Stati Uniti. La forza morale della Chiesa, ha affermato, non consiste nell’essere “un contro-potere, ma uno spazio in cui il potere viene giudicato secondo un criterio che esso non controlla”. Un pensiero su cui Donald Trump farebbe bene a riflettere. Come osservato in un articolo precedente, le Furie, dopotutto, furono domate da un potere superiore. (Ringraziamo Vatican News per la foto di Papa Leone XIV).
Il messaggio contro la guerra di Papa Leone XIV ha colpito nel segno
Papa Leone XIV ha indetto una veglia di preghiera mondiale per la pace l’11 aprile nella Basilica di San Pietro. Si è rivolto all’assemblea con una condanna diretta della guerra: “Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.” Prevost ha ammonito che “Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita”. Questo era un riferimento molto chiaro alle giustificazioni “teologiche” offerte da vari fondamentalisti cristiani per la guerra contro l’Iran, nocnhé dai fanatici religiosi in Israele.
Leone XIV ha inoltre descritto un Regno “un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono”. Ha esortato direttamente i leader delle nazioni: “Fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!”. Papa Leone è intervenuto in diverse occasioni recenti con lo stesso messaggio, affermando tra l’altro che Gesù non ascolta “coloro le cui mani grondano sangue” (https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260411-rosario-pace.html).
Donald Trump non l’ha presa bene. Il giorno dopo ha sferrato un attacco vergognoso contro il Pontefice: “Papa Leone è DEBOLE nei confronti della criminalità e terribile in politica estera… Non voglio un Papa che pensi che sia OK che l’Iran abbia un’arma nucleare… E non voglio un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti”. Ha poi affermato che Leone era stato eletto solo perché lui era alla Casa Bianca!
Così Trump, dopo aver insultato i due miliardi di musulmani nel mondo, ha insultato anche gli oltre 1,4 miliardi di cattolici. Ma ha attirato aspre critiche da leader religiosi e politici di tutte le fedi. Leone XIV, in viaggio verso l’Algeria come prima tappa del suo tour in Africa, ha risposto con calma, ma con forza, che non avrebbe smesso di diffondere il messaggio di pace del Vangelo, denunciando coloro che ne abusano. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti, ha definito “denigratorie” le parole di Trump contro il Papa.
Numerosi alti prelati americani hanno raccolto l’appello per la fine della guerra. Il più esplicito è stato il cardinale Robert McElroy di Washington, D.C.: nel concludere l’omelia, ha esortato dicendo: “Non basta dire che abbiamo pregato. Dobbiamo anche agire. È infatti molto probabile che i negoziati falliscano a causa della recalcitranza di una o entrambe le parti e che il nostro presidente decida di riavviare questa guerra immorale. In quel momento critico, come discepoli di Gesù Cristo chiamati ad essere operatori di pace nel mondo, dobbiamo rispondere a voce alta e all’unisono: No. Non a nostro nome. Non in questo momento. Non con il nostro Paese”.
Non appena il cardinale ha terminato, il pubblico che gremiva la cattedrale è esploso in un applauso forte e prolungato: una reazione spontanea, davvero insolita in un contesto così solenne.
Dal Vaticano a Roma, Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha rivolto una riflessione significativa agli Stati Uniti. La forza morale della Chiesa, ha affermato, non consiste nell’essere “un contro-potere, ma uno spazio in cui il potere viene giudicato secondo un criterio che esso non controlla”. Un pensiero su cui Donald Trump farebbe bene a riflettere. Come osservato in un articolo precedente, le Furie, dopotutto, furono domate da un potere superiore. (Ringraziamo Vatican News per la foto di Papa Leone XIV).
Questa notte (in Italia)
Humanity Goes Back to the Moon with Artemis II: What's Next?
youtube.com/live/Tv5uj2b54DE
🇺🇸 [Diane Sare was] joined by EIR's William Jones to discuss the exciting future of Mankind's exploration of space. The Artemis Mission represents the true potential for humanity in the face of the incredible danger at this time.
Humanity Goes Back to the Moon with Artemis II: What's Next?
youtube.com/live/Tv5uj2b54DE
🇺🇸 [Diane Sare was] joined by EIR's William Jones to discuss the exciting future of Mankind's exploration of space. The Artemis Mission represents the true potential for humanity in the face of the incredible danger at this time.
Intervista di Harley Schlanger con Yakov Rabkin, storico, sulla "Nuova Sparta" di Netanyahu
Il militarismo israeliano non ha reso più sicuro il mondo per gli ebrei
Nel corso dell'intervista, Rabkin discute anche dell'origine del sionismo nell'Inghilterra del XVI secolo e del sostegno fornito dagli imperialisti britannici, del tardo Ottocento e del primo Novecento, alla formazione di uno "stato ebraico"
🇺🇸
https://youtu.be/dDbPQHiM9O0
Il militarismo israeliano non ha reso più sicuro il mondo per gli ebrei
Nel corso dell'intervista, Rabkin discute anche dell'origine del sionismo nell'Inghilterra del XVI secolo e del sostegno fornito dagli imperialisti britannici, del tardo Ottocento e del primo Novecento, alla formazione di uno "stato ebraico"
🇺🇸
https://youtu.be/dDbPQHiM9O0
YouTube
Israeli Militarism Has Not Made the World Safer for Jews — Yakov Rabkin Interview
Historian Yakov Rabkin explains Israel’s war on Iran by noting that the Islamic Republic remains the last major state to support the Palestinian struggle for justice. The reason for targeting Iran, he argues, is not that its leadership’s purported wish to…
Nuova intervista
Giacomo Gabellini (Il Contesto)
Claudio Celani (@MoviSol, strategicalert.news/it)
18 aprile 2026
Bessent, uomo di Soros, è il regista della guerra all'Iran
https://youtu.be/IJi077EWXe8
Al culmine di lunghe trattative con le massime autorità di Tel Aviv e Beirut, il presidente Trump ha proclamato ufficialmente l’entrata in vigore del cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano, nell’ambito di un’intesa che «si spera determini progressi verso un accordo di pace parallelo tra Stati Uniti e Iran».
Teheran, dal canto suo, ha annunciato la riapertura indiscriminata – ma solo per naviglio civile – dello Stretto di Hormuz fino alla scadenza della tregua con gli Stati Uniti, a condizione che le navi paghino un pedaggio coordinandosi con i Pasdaran e che Washington scongeli determinati beni iraniani immobilizzati.
Alle affermazioni di Trump secondo cui l’Iran avrebbe accettato di consegnare il suo uranio arricchito, Teheran ha risposto negando qualsiasi prospettiva di trasferimento di uranio arricchito al di fuori dei confini nazionali, e negato che siano stati presi impegni in tal senso.
Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invece avvertito che lo Stretto di Hormuz «non rimarrà aperto» se il blocco statunitense dei porti iraniani dovesse rimanere in vigore.
Ne parliamo assieme a Claudio Celani, giornalista specializzato in questioni economiche e geopolitiche in forza da decenni presso lo Schiller Institute e l’Executive Intelligence Review.
Articoli di Claudio Celani: https://eir.news/author/claudio-celani/
Contatti: https://www.facebook.com/claudio.celani.14/
Giacomo Gabellini (Il Contesto)
Claudio Celani (@MoviSol, strategicalert.news/it)
18 aprile 2026
Bessent, uomo di Soros, è il regista della guerra all'Iran
https://youtu.be/IJi077EWXe8
Al culmine di lunghe trattative con le massime autorità di Tel Aviv e Beirut, il presidente Trump ha proclamato ufficialmente l’entrata in vigore del cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano, nell’ambito di un’intesa che «si spera determini progressi verso un accordo di pace parallelo tra Stati Uniti e Iran».
Teheran, dal canto suo, ha annunciato la riapertura indiscriminata – ma solo per naviglio civile – dello Stretto di Hormuz fino alla scadenza della tregua con gli Stati Uniti, a condizione che le navi paghino un pedaggio coordinandosi con i Pasdaran e che Washington scongeli determinati beni iraniani immobilizzati.
Alle affermazioni di Trump secondo cui l’Iran avrebbe accettato di consegnare il suo uranio arricchito, Teheran ha risposto negando qualsiasi prospettiva di trasferimento di uranio arricchito al di fuori dei confini nazionali, e negato che siano stati presi impegni in tal senso.
Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invece avvertito che lo Stretto di Hormuz «non rimarrà aperto» se il blocco statunitense dei porti iraniani dovesse rimanere in vigore.
Ne parliamo assieme a Claudio Celani, giornalista specializzato in questioni economiche e geopolitiche in forza da decenni presso lo Schiller Institute e l’Executive Intelligence Review.
Articoli di Claudio Celani: https://eir.news/author/claudio-celani/
Contatti: https://www.facebook.com/claudio.celani.14/
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Bessent, uomo di Soros, è il regista della guerra all’Iran | Claudio Celani
Al culmine di lunghe trattative con le massime autorità di Tel Aviv e Beirut, il presidente Trump ha proclamato ufficialmente l’entrata in vigore del cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano, nell’ambito di un’intesa che «si spera determini progressi…
The Schiller Institute
“We Are Not Condemned to be Bestial”
International Peace Coalition, Week 150
The International Peace Coalition (IPC) arrived at its 150th consecutive weekly meeting on Friday, April 17. The session was opened by Helga Zepp-LaRouche, Schiller Institute founder and IPC initiator. She described the current strategic juncture as one where “the world is vacillating between hope and Hell.” The ceasefire in Lebanon seems to have taken effect. The effort to invoke the War Powers Act in the U.S. Congress was defeated by only a very narrow margin, which indicates a sea change underway there, when compared to previous recent attempts.
Turning to the economic picture, she reported that shortages of food in France might be enough to “cause a second French Revolution.” German industry is just vanishing like a “Summer Sale.” “We could have a repeat of 2008 at any moment,” she warned, where the rising oil prices could trigger a collapse of the debt bubble. We need a global Glass-Steagall reorganization of the financial system, to compliment the proposed Oasis Plan and the World Landbridge.
Diane Sare, independent U.S. presidential candidate, spoke next. Referring to her recent statement, she said, “We can’t afford posturing, we have to actually prevent an escalation,” and called for the U.S. Congress to withhold funding for the war—which is how the Vietnam War was brought to an end—rather than seeking election-campaign drama with an impeachment, or invocation of the 25th Amendment. She said that in her conversations with elected officials, she often hears the lament, “I can’t do anything, I’m only a Congressman”—but the Congress has the power of the purse. The War Powers Act, which has been the subject of partisan battles, gives the President 60 days in which to ask Congress for permission and funding—we are now at day 49.
Sare concluded by saying, “The President clearly is insane.” She analyzed Trump’s latest tweet spasm, marveling at the wacky hyperbole. She said she was heartened by the fact that Democratic Representative Ro Khanna (from California’s 17th congressional district) and former Republican Representative Marjorie Taylor-Greene (from Georgia’s 14th congressional district) have agreed to a dialogue. This could provide relief from what Sare called the “super emotional hyped-up partisan bickering” that dominates American politics, and exemplifies the “dramatically shifting political terrain.” Sare and congressional candidate Jose Vega—who has qualified for ballot status as a Democrat and is now petitioning to also get on the ballot as an independent in New York’s 15th congressional district (the Bronx)—are now working with 15-20 independent candidates. These candidates need our input, because they are poorly educated on economics.
Dr. Abdullah Al-Ahsan, Islamic scholar and Pakistani Professor of Comparative Civilization, told the meeting, “I was so optimistic when the campuses woke up” in opposition to the Israeli genocide, but the protests were suppressed. Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu claims to represent Western civilization, but what is that, really? Zionism’s second leader, Chaim Weizmann, openly sided “with the mind-set of British colonialist mentality.”
Garland Nixon, veteran progressive radio and television talk show host, said that there is “a learning process” for Americans. Some people say “it’s all about Israel” doing bad things, if we could get them under control we could fix the other problems. Others say that Israel is a “cat’s paw” for the United States, they can do things that we want done but don’t wish to do ourselves, and we can pretend we can’t control them. “Israel is just a small piece of the puzzle,” he said, in the larger effort of the U.S. empire to dominate the world. Americans who voted for President Donald Trump are angry: “We voted for economic development, and we got war instead of economic devel[...]
“We Are Not Condemned to be Bestial”
International Peace Coalition, Week 150
The International Peace Coalition (IPC) arrived at its 150th consecutive weekly meeting on Friday, April 17. The session was opened by Helga Zepp-LaRouche, Schiller Institute founder and IPC initiator. She described the current strategic juncture as one where “the world is vacillating between hope and Hell.” The ceasefire in Lebanon seems to have taken effect. The effort to invoke the War Powers Act in the U.S. Congress was defeated by only a very narrow margin, which indicates a sea change underway there, when compared to previous recent attempts.
Turning to the economic picture, she reported that shortages of food in France might be enough to “cause a second French Revolution.” German industry is just vanishing like a “Summer Sale.” “We could have a repeat of 2008 at any moment,” she warned, where the rising oil prices could trigger a collapse of the debt bubble. We need a global Glass-Steagall reorganization of the financial system, to compliment the proposed Oasis Plan and the World Landbridge.
Diane Sare, independent U.S. presidential candidate, spoke next. Referring to her recent statement, she said, “We can’t afford posturing, we have to actually prevent an escalation,” and called for the U.S. Congress to withhold funding for the war—which is how the Vietnam War was brought to an end—rather than seeking election-campaign drama with an impeachment, or invocation of the 25th Amendment. She said that in her conversations with elected officials, she often hears the lament, “I can’t do anything, I’m only a Congressman”—but the Congress has the power of the purse. The War Powers Act, which has been the subject of partisan battles, gives the President 60 days in which to ask Congress for permission and funding—we are now at day 49.
Sare concluded by saying, “The President clearly is insane.” She analyzed Trump’s latest tweet spasm, marveling at the wacky hyperbole. She said she was heartened by the fact that Democratic Representative Ro Khanna (from California’s 17th congressional district) and former Republican Representative Marjorie Taylor-Greene (from Georgia’s 14th congressional district) have agreed to a dialogue. This could provide relief from what Sare called the “super emotional hyped-up partisan bickering” that dominates American politics, and exemplifies the “dramatically shifting political terrain.” Sare and congressional candidate Jose Vega—who has qualified for ballot status as a Democrat and is now petitioning to also get on the ballot as an independent in New York’s 15th congressional district (the Bronx)—are now working with 15-20 independent candidates. These candidates need our input, because they are poorly educated on economics.
Dr. Abdullah Al-Ahsan, Islamic scholar and Pakistani Professor of Comparative Civilization, told the meeting, “I was so optimistic when the campuses woke up” in opposition to the Israeli genocide, but the protests were suppressed. Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu claims to represent Western civilization, but what is that, really? Zionism’s second leader, Chaim Weizmann, openly sided “with the mind-set of British colonialist mentality.”
Garland Nixon, veteran progressive radio and television talk show host, said that there is “a learning process” for Americans. Some people say “it’s all about Israel” doing bad things, if we could get them under control we could fix the other problems. Others say that Israel is a “cat’s paw” for the United States, they can do things that we want done but don’t wish to do ourselves, and we can pretend we can’t control them. “Israel is just a small piece of the puzzle,” he said, in the larger effort of the U.S. empire to dominate the world. Americans who voted for President Donald Trump are angry: “We voted for economic development, and we got war instead of economic devel[...]
MoviSol.org
The Schiller Institute “We Are Not Condemned to be Bestial” International Peace Coalition, Week 150 The International Peace Coalition (IPC) arrived at its 150th consecutive weekly meeting on Friday, April 17. The session was opened by Helga Zepp-LaRouche…
opment.” He concluded by raising the issue of morality in foreign policy.
Zepp-LaRouche responded: “Since you addressed the issue of morality, I am very happy that the Pope is taking the role he’s taking.” She had recently published an open letter to the pontiff. “Our western civilization is collapsing, and it is collapsing morally,” she said, adding that privileges for millionaires and billionaires at the expense of everyone else, and the debased sexual activities exposed in the Epstein scandal, are both consistent with that. We need a revival of classical culture, not as art for art’s sake, but for reviving real morality. China’s democracy is much better than the Western model, because they have cultural morality as a goal.
Dr. Al-Ahsan referenced the 14th century Arab philosopher Ibn Khaldoun, who emphasized economic development as a result of human cooperation. In his time, we did not have the compartmentalization of knowledge that we have today.
Dennis Small shared results of the IPC mobilization to pressure Congress to stop funding the war, as demanded by Diane Sare. For the past 150 weeks, we have had 200-300 people from 30 to 45 nations engaged with IPC. We need those people to mobilize, and get your messages in to the U.S. Congress. A former Minister of Justice and Human Rights in Ecuador wrote a letter to the U.S. Congress. A director of an Italian cultural institute wrote a letter in which he said that “European public opinion and Italian public opinion is watching with dismay.”
General Discussion Period
Zepp-LaRouche emphasized to the participants, “Please do not make the mistake to relax and say, “everything is in order.” This could be the lull before the storm. “We could be at the end of civilization in a matter of days.”
Co-moderator Dennis Speed presented a video of a Catholic priest, speaking on the dispute between Donald Trump and Pope Leo XIV. He said that “Wars of Choice cannot be moral.” The utterances of the Trump administration cannot be reconciled with the “Just War” doctrine. “What has happened to our politics that such rhetoric can be normalized?”
Zepp-LaRouche added that the Pope is an Augustinian. If philosophy and faith arrive at the same conclusion, then there is no contradiction or conflict between science and faith. “I would just dare to have my own view on the issue of the Just War,” she added. In the era of nuclear weapons, any war can annihilate humanity, and therefore must be rejected as a means of resolving problems. “The idea that you must use violence to make your views heard… belongs to the realm of children’s diseases.”
Dr. Al-Ahsan added, “I don’t understand how a sane individual can keep silent” in the face of what is happening today, and endorsed the remarks of the Pope.
Zepp responded to a question about the Gospel of John, saying she is more prepared to talk about her husband’s conception of the Simultaneity of Eternity. She cited the revolutionary idea of 15th century Catholic Cardinal Nicholas of Cusa, that Man, acting in Imago Vive Dei, must continue the process of creation.
An Argentinian/Italian scholar living in Colombia, informed the meeting about The Seville Statement on Violence, a scientific statement which says peace is possible, because war is not a biological necessity. The Statement was written by an international team of specialists in 1986 for the United Nations sponsored International Year of Peace and its follow-up. Leading scientists debated whether violence is part of human nature, and concluded that it absolutely is not. It is learned from the outside. If violence can be learned, peace can be learned.
In response to questions from the participants about the role of Spain, Zepp-LaRouche said, “Spain has saved the honor of Europe by taking a very clear position against the genocide in Gaza.” If the Atlantic nations decided to cooperate with the Global South, rather than attempting to suppress those nations, we could solve the problems of the world overnight. This is the normal [...]
Zepp-LaRouche responded: “Since you addressed the issue of morality, I am very happy that the Pope is taking the role he’s taking.” She had recently published an open letter to the pontiff. “Our western civilization is collapsing, and it is collapsing morally,” she said, adding that privileges for millionaires and billionaires at the expense of everyone else, and the debased sexual activities exposed in the Epstein scandal, are both consistent with that. We need a revival of classical culture, not as art for art’s sake, but for reviving real morality. China’s democracy is much better than the Western model, because they have cultural morality as a goal.
Dr. Al-Ahsan referenced the 14th century Arab philosopher Ibn Khaldoun, who emphasized economic development as a result of human cooperation. In his time, we did not have the compartmentalization of knowledge that we have today.
Dennis Small shared results of the IPC mobilization to pressure Congress to stop funding the war, as demanded by Diane Sare. For the past 150 weeks, we have had 200-300 people from 30 to 45 nations engaged with IPC. We need those people to mobilize, and get your messages in to the U.S. Congress. A former Minister of Justice and Human Rights in Ecuador wrote a letter to the U.S. Congress. A director of an Italian cultural institute wrote a letter in which he said that “European public opinion and Italian public opinion is watching with dismay.”
General Discussion Period
Zepp-LaRouche emphasized to the participants, “Please do not make the mistake to relax and say, “everything is in order.” This could be the lull before the storm. “We could be at the end of civilization in a matter of days.”
Co-moderator Dennis Speed presented a video of a Catholic priest, speaking on the dispute between Donald Trump and Pope Leo XIV. He said that “Wars of Choice cannot be moral.” The utterances of the Trump administration cannot be reconciled with the “Just War” doctrine. “What has happened to our politics that such rhetoric can be normalized?”
Zepp-LaRouche added that the Pope is an Augustinian. If philosophy and faith arrive at the same conclusion, then there is no contradiction or conflict between science and faith. “I would just dare to have my own view on the issue of the Just War,” she added. In the era of nuclear weapons, any war can annihilate humanity, and therefore must be rejected as a means of resolving problems. “The idea that you must use violence to make your views heard… belongs to the realm of children’s diseases.”
Dr. Al-Ahsan added, “I don’t understand how a sane individual can keep silent” in the face of what is happening today, and endorsed the remarks of the Pope.
Zepp responded to a question about the Gospel of John, saying she is more prepared to talk about her husband’s conception of the Simultaneity of Eternity. She cited the revolutionary idea of 15th century Catholic Cardinal Nicholas of Cusa, that Man, acting in Imago Vive Dei, must continue the process of creation.
An Argentinian/Italian scholar living in Colombia, informed the meeting about The Seville Statement on Violence, a scientific statement which says peace is possible, because war is not a biological necessity. The Statement was written by an international team of specialists in 1986 for the United Nations sponsored International Year of Peace and its follow-up. Leading scientists debated whether violence is part of human nature, and concluded that it absolutely is not. It is learned from the outside. If violence can be learned, peace can be learned.
In response to questions from the participants about the role of Spain, Zepp-LaRouche said, “Spain has saved the honor of Europe by taking a very clear position against the genocide in Gaza.” If the Atlantic nations decided to cooperate with the Global South, rather than attempting to suppress those nations, we could solve the problems of the world overnight. This is the normal [...]
MoviSol.org
opment.” He concluded by raising the issue of morality in foreign policy. Zepp-LaRouche responded: “Since you addressed the issue of morality, I am very happy that the Pope is taking the role he’s taking.” She had recently published an open letter to the…
condition of human beings. “We are not condemned to be bestial.”In conclusion Zepp-LaRouche thanked the people who had called attention to the Seville Statement on violence, and voiced her opposition to the Manichean idea that good and evil must coexist. More statements and calls to the U.S. Congress are encouraged. If you would like to submit a statement for promotion contact anastasiammares@gmail.com
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
[1/3]
In tutto il mondo diversi movimenti e uomini di cultura si stanno mobilitando con messaggi e telefonate ai membri del Congresso USA (Camera e Senato) affinché ricorrano ai “powers of purse” (ovvero smettere di finanziare la guerra) per fermare la guerra in Iran.
Negli Stati Uniti il movimento LaRouche, insieme allo Schiller Institute, un think tank politico ed economico internazionale, è quello più impegnato nella campagna di sensibilizzazione in atto.
Dall’Italia un segnale è giunto al Congresso degli Stati Uniti d’America dal dott. Maurizio Abbate, presidente nazionale di ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali – mosso dalla profonda preoccupazione per l’attuale escalation bellica in Iran, che sta gravando pesantemente sull’economia italiana ed europea, e che rischiare un’imprevedibile deriva nucleare dagli effetti nefasti.
[…]
da https://www.stampaparlamento.it/2026/04/19/messaggio-dallitalia-al-congresso-usa/
[1/3]
In tutto il mondo diversi movimenti e uomini di cultura si stanno mobilitando con messaggi e telefonate ai membri del Congresso USA (Camera e Senato) affinché ricorrano ai “powers of purse” (ovvero smettere di finanziare la guerra) per fermare la guerra in Iran.
Negli Stati Uniti il movimento LaRouche, insieme allo Schiller Institute, un think tank politico ed economico internazionale, è quello più impegnato nella campagna di sensibilizzazione in atto.
Dall’Italia un segnale è giunto al Congresso degli Stati Uniti d’America dal dott. Maurizio Abbate, presidente nazionale di ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali – mosso dalla profonda preoccupazione per l’attuale escalation bellica in Iran, che sta gravando pesantemente sull’economia italiana ed europea, e che rischiare un’imprevedibile deriva nucleare dagli effetti nefasti.
[…]
da https://www.stampaparlamento.it/2026/04/19/messaggio-dallitalia-al-congresso-usa/
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
[2/3]
Il messaggio inviato da Maurizio Abbate, che potete leggere nella forma originale e tradotto in italiano, è stato recapitato ai seguenti membri del Congresso USA:
House
- Rep. Mike Johnson (R-LA-4), Majority Leader
- Rep. Hakeem Jeffries (D-NY-8), Minority Leader
- Rep. Thomas Massie, (R-KY-4) Republican sponsor of War Powers resolutions
- Rep. Ro Khanna (D-CA-17), lead Democratic sponsor of War Powers resolutions
Senate
- Sen. John Thune (R-SD), Senate Majority Leader
- Sen. Chuck Schumer (D-NY), Senate Minority Leader
- Sen. Rand Paul (R-KY), the sole Republican to co-sponsor recent War Powers resolutions
- Sen. Tim Kaine (D-Va), lead Democrat sponsoring War Powers resolutions
🇮🇹 Messaggio tradotto in Italiano:
Oggetto: Sollecitazione per un intervento diplomatico urgente e ripristino dell’equilibrio geopolitico nell’area dello Stretto di Hormuz.
Illustre Onorevole,
Le rivolgo la presente nella mia duplice veste di cittadino italiano e Presidente di un Ente culturale di rilevanza nazionale, mosso dalla profonda preoccupazione per l’attuale escalation bellica in Iran. Tale scenario non rappresenta soltanto una crisi regionale, ma una minaccia sistemica alla stabilità dell’ordine internazionale e ai valori fondanti della civiltà occidentale.
In questo frangente critico, appare imprescindibile che il Congresso degli Stati Uniti eserciti con fermezza le proprie prerogative costituzionali in materia finanziaria.
Il richiamo alla dottrina del power of the purse — che già in passato permise di porre fine al conflitto in Vietnam — si configura oggi come l’unico argine democratico atto a sospendere i finanziamenti verso operazioni belliche prive di una legittimazione internazionale e di una strategia d’uscita coerente.
L’opinione pubblica europea, e italiana in particolare, osserva con sgomento una condotta che sembra aver smarrito il senso della misura e della diplomazia.
Le recenti e incresciose tensioni causate dal Presidente Donald Trump nei confronti di Sua Santità Papa Leone XIV, unitamente alla stigmatizzazione delle Sue invocazioni pasquali per la pace, segnano un punto di rottura senza precedenti.
Tali atteggiamenti, uniti a una retorica improntata a un’auto-esaltazione disancorata dalla realtà geopolitica, minano la credibilità degli Stati Uniti e quelle degli stati europei.
Le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz stanno già gravando pesantemente sulle economie alleate.
Le restrizioni alla mobilità e il ritorno forzato a modelli lavorativi emergenziali evocano i momenti più bui dell’ultima pandemia.
Le nette distanze prese dal Presidente Macron e dalla Presidente del Consiglio Meloni testimoniano l’urgenza di ricomporre una frattura che rischia di divenire insanabile tra le due sponde dell’Atlantico.
La comunità internazionale vede nel Congresso l’ultimo baluardo della ragion di Stato e dell’equilibrio democratico.
Confido che il Suo impegno possa ricondurre l’azione della presidenza sui binari della legalità internazionale e del rispetto dei partner storici, prevenendo un irreversibile deriva nucleare.
Con i sensi della mia più alta stima e considerazione,
Maurizio Abbate
Presidente ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali
[…]
[2/3]
Il messaggio inviato da Maurizio Abbate, che potete leggere nella forma originale e tradotto in italiano, è stato recapitato ai seguenti membri del Congresso USA:
House
- Rep. Mike Johnson (R-LA-4), Majority Leader
- Rep. Hakeem Jeffries (D-NY-8), Minority Leader
- Rep. Thomas Massie, (R-KY-4) Republican sponsor of War Powers resolutions
- Rep. Ro Khanna (D-CA-17), lead Democratic sponsor of War Powers resolutions
Senate
- Sen. John Thune (R-SD), Senate Majority Leader
- Sen. Chuck Schumer (D-NY), Senate Minority Leader
- Sen. Rand Paul (R-KY), the sole Republican to co-sponsor recent War Powers resolutions
- Sen. Tim Kaine (D-Va), lead Democrat sponsoring War Powers resolutions
🇮🇹 Messaggio tradotto in Italiano:
Oggetto: Sollecitazione per un intervento diplomatico urgente e ripristino dell’equilibrio geopolitico nell’area dello Stretto di Hormuz.
Illustre Onorevole,
Le rivolgo la presente nella mia duplice veste di cittadino italiano e Presidente di un Ente culturale di rilevanza nazionale, mosso dalla profonda preoccupazione per l’attuale escalation bellica in Iran. Tale scenario non rappresenta soltanto una crisi regionale, ma una minaccia sistemica alla stabilità dell’ordine internazionale e ai valori fondanti della civiltà occidentale.
In questo frangente critico, appare imprescindibile che il Congresso degli Stati Uniti eserciti con fermezza le proprie prerogative costituzionali in materia finanziaria.
Il richiamo alla dottrina del power of the purse — che già in passato permise di porre fine al conflitto in Vietnam — si configura oggi come l’unico argine democratico atto a sospendere i finanziamenti verso operazioni belliche prive di una legittimazione internazionale e di una strategia d’uscita coerente.
L’opinione pubblica europea, e italiana in particolare, osserva con sgomento una condotta che sembra aver smarrito il senso della misura e della diplomazia.
Le recenti e incresciose tensioni causate dal Presidente Donald Trump nei confronti di Sua Santità Papa Leone XIV, unitamente alla stigmatizzazione delle Sue invocazioni pasquali per la pace, segnano un punto di rottura senza precedenti.
Tali atteggiamenti, uniti a una retorica improntata a un’auto-esaltazione disancorata dalla realtà geopolitica, minano la credibilità degli Stati Uniti e quelle degli stati europei.
Le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz stanno già gravando pesantemente sulle economie alleate.
Le restrizioni alla mobilità e il ritorno forzato a modelli lavorativi emergenziali evocano i momenti più bui dell’ultima pandemia.
Le nette distanze prese dal Presidente Macron e dalla Presidente del Consiglio Meloni testimoniano l’urgenza di ricomporre una frattura che rischia di divenire insanabile tra le due sponde dell’Atlantico.
La comunità internazionale vede nel Congresso l’ultimo baluardo della ragion di Stato e dell’equilibrio democratico.
Confido che il Suo impegno possa ricondurre l’azione della presidenza sui binari della legalità internazionale e del rispetto dei partner storici, prevenendo un irreversibile deriva nucleare.
Con i sensi della mia più alta stima e considerazione,
Maurizio Abbate
Presidente ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali
[…]
Stampa Parlamento
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
Negli Stati Uniti il movimento LaRouche, insieme allo Schiller Institute, un think tank politico ed economico internazionale, è quello più impegnato nella campagna di sensibilizzazione in atto. Dall’…
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
[3/3]
🇺🇸 Messaggio originale in Inglese:
Subject: Urgent Appeal for Diplomatic Intervention and Restoration of Geopolitical Balance in the Strait of Hormuz Region.
Honorable Member of Congress,
I am writing to you in my dual capacity as an Italian citizen and President of a cultural institution of national significance, driven by deep concern over the current escalation of the war in Iran. This scenario represents not only a regional crisis but a systemic threat to the stability of the international order and to the founding values of Western civilization.
At this critical juncture, it is essential that the United States Congress firmly exercise its constitutional prerogatives in financial matters.
The invocation of the “power of the purse”—which in the past made it possible to endthe Vietnam War—stands today as the only democratic recourse to halt funding for military operations lacking international legitimacy and a coherent exit strategy.
European public opinion, and Italian public opinion in particular, is watching with dismay a conduct that seems to have lost all sense of proportion and diplomacy.
The recent and regrettable tensions caused by President Donald Trump toward His Holiness Pope Leo XIV, together with the stigmatization of His Easter appeals for peace, mark an unprecedented breaking point.
Such attitudes, combined with rhetoric marked by a self-aggrandisement detached from geopolitical reality, undermine the credibility of the United States and that of European states.
The consequences of the closure of the Strait of Hormuz are already weighing heavily on allied economies.
Restrictions on mobility and the forced return to emergency work models evoke the darkest moments of the last pandemic.
The clear distancing by President Macron and Prime Minister Meloni underscores the urgency of healing a rift that risks becoming irreparable between the two sides of the Atlantic.
The international community sees Congress as the last bastion of the raison d’état and democratic balance.
I am confident that your commitment will steer the presidency’s actions back onto the path of international law and of respect for our long-standing partners, thereby preventing an irreversible nuclear escalation.
With my highest esteem and respect,
Maurizio Abbate
Chairman of ENAC, National Institute for Cultural Activities (Rome, Italy)
[3/3]
🇺🇸 Messaggio originale in Inglese:
Subject: Urgent Appeal for Diplomatic Intervention and Restoration of Geopolitical Balance in the Strait of Hormuz Region.
Honorable Member of Congress,
I am writing to you in my dual capacity as an Italian citizen and President of a cultural institution of national significance, driven by deep concern over the current escalation of the war in Iran. This scenario represents not only a regional crisis but a systemic threat to the stability of the international order and to the founding values of Western civilization.
At this critical juncture, it is essential that the United States Congress firmly exercise its constitutional prerogatives in financial matters.
The invocation of the “power of the purse”—which in the past made it possible to endthe Vietnam War—stands today as the only democratic recourse to halt funding for military operations lacking international legitimacy and a coherent exit strategy.
European public opinion, and Italian public opinion in particular, is watching with dismay a conduct that seems to have lost all sense of proportion and diplomacy.
The recent and regrettable tensions caused by President Donald Trump toward His Holiness Pope Leo XIV, together with the stigmatization of His Easter appeals for peace, mark an unprecedented breaking point.
Such attitudes, combined with rhetoric marked by a self-aggrandisement detached from geopolitical reality, undermine the credibility of the United States and that of European states.
The consequences of the closure of the Strait of Hormuz are already weighing heavily on allied economies.
Restrictions on mobility and the forced return to emergency work models evoke the darkest moments of the last pandemic.
The clear distancing by President Macron and Prime Minister Meloni underscores the urgency of healing a rift that risks becoming irreparable between the two sides of the Atlantic.
The international community sees Congress as the last bastion of the raison d’état and democratic balance.
I am confident that your commitment will steer the presidency’s actions back onto the path of international law and of respect for our long-standing partners, thereby preventing an irreversible nuclear escalation.
With my highest esteem and respect,
Maurizio Abbate
Chairman of ENAC, National Institute for Cultural Activities (Rome, Italy)
Stampa Parlamento
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
Negli Stati Uniti il movimento LaRouche, insieme allo Schiller Institute, un think tank politico ed economico internazionale, è quello più impegnato nella campagna di sensibilizzazione in atto. Dall’…
Movisol
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
Stampa Parlamento e Corriere Nazionale hanno pubblicato il seguente articolo sul messaggio inviato da Maurizio Abbate, presidente dell’ENAC, al Congresso USA per invitarlo a fermare la guerra in Iran:
In tutto il mondo diversi movimenti e uomini di cultura si stanno mobilitando con messaggi e telefonate ai membri del Congresso USA (Camera e Senato) affinché ricorrano ai “powers of purse” (ovvero smettere di finanziare la guerra) per fermare la guerra in Iran.
Negli Stati Uniti il movimento LaRouche, insieme allo Schiller Institute, un think tank politico ed economico internazionale, è quello più impegnato nella campagna di sensibilizzazione in atto.
Dall’Italia un segnale è giunto al Congresso degli Stati Uniti d’America dal dott. Maurizio Abbate, presidente nazionale di ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali – mosso dalla profonda preoccupazione per l’attuale escalation bellica in Iran, che sta gravando pesantemente sull’economia italiana ed europea, e che rischiare un’imprevedibile deriva nucleare dagli effetti nefasti. https://www.stampaparlamento.it/2026/04/19/messaggio-dallitalia-al-congresso-usa/
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
Stampa Parlamento e Corriere Nazionale hanno pubblicato il seguente articolo sul messaggio inviato da Maurizio Abbate, presidente dell’ENAC, al Congresso USA per invitarlo a fermare la guerra in Iran:
In tutto il mondo diversi movimenti e uomini di cultura si stanno mobilitando con messaggi e telefonate ai membri del Congresso USA (Camera e Senato) affinché ricorrano ai “powers of purse” (ovvero smettere di finanziare la guerra) per fermare la guerra in Iran.
Negli Stati Uniti il movimento LaRouche, insieme allo Schiller Institute, un think tank politico ed economico internazionale, è quello più impegnato nella campagna di sensibilizzazione in atto.
Dall’Italia un segnale è giunto al Congresso degli Stati Uniti d’America dal dott. Maurizio Abbate, presidente nazionale di ENAC – Ente Nazionale Attività Culturali – mosso dalla profonda preoccupazione per l’attuale escalation bellica in Iran, che sta gravando pesantemente sull’economia italiana ed europea, e che rischiare un’imprevedibile deriva nucleare dagli effetti nefasti. https://www.stampaparlamento.it/2026/04/19/messaggio-dallitalia-al-congresso-usa/
Stampa Parlamento
Messaggio dall’Italia al Congresso USA
Negli Stati Uniti il movimento LaRouche, insieme allo Schiller Institute, un think tank politico ed economico internazionale, è quello più impegnato nella campagna di sensibilizzazione in atto. Dall’…
The Schiller Institute
Live with Helga Zepp-LaRouche: The Agenda: From Ceasefire to Real Peace, April 22nd, 11am ET/5pm CET
Join Helga Zepp-LaRouche in her live dialogue and discuss the issues and solutions that move the world and its people. Send your questions & comments to questions@schillerinstitute.org.
Please share the YouTube link with your friends, acquaintances, and colleagues to increase the reach of the solutions presented by the LaRouche movement.
Join the 151st meeting of the International Peace Coalition, Friday, April 24, 11 am ET/ 5 pm CET.
Live with Helga Zepp-LaRouche: The Agenda: From Ceasefire to Real Peace, April 22nd, 11am ET/5pm CET
Join Helga Zepp-LaRouche in her live dialogue and discuss the issues and solutions that move the world and its people. Send your questions & comments to questions@schillerinstitute.org.
Please share the YouTube link with your friends, acquaintances, and colleagues to increase the reach of the solutions presented by the LaRouche movement.
Join the 151st meeting of the International Peace Coalition, Friday, April 24, 11 am ET/ 5 pm CET.
Movisol
La forza logora chi la USA
Quale sarà l’esito dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran che stanno per riprendere a Islamabad? Il blocco navale statunitense dello Stretto di Hormuz porterà a una nuova ripresa della guerra e al coinvolgimento di altre potenze? Mentre scriviamo queste righe, Trump sostiene di volere che i colloqui proseguano e ha prorogato il cessate il fuoco di altre 24 ore, fino alla tarda serata del 22 aprile (ora di Washington). Ma, come ben sanno gli iraniani, non ci si può fidare di Trump e la Casa Bianca non si trova in una posizione di forza in questa situazione.
Il fatto è che gli Stati Uniti e Israele non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi dichiarati bombardando l’Iran e uccidendo molti dei leader della nazione, con atti che violano indiscutibilmente il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Eppure, in un altro tentativo di escalation, il Segretario al Tesoro di Trump, Scott Bessent (foto), ex fondatore e CEO di un hedge fund, ha annunciato il lancio dell’Operazione Furia Economica, che include sanzioni secondarie contro qualsiasi paese che acquisti petrolio iraniano o ospiti attività finanziarie iraniane, mossa diretta anche contro la Cina. Come ha detto Bessent, il blocco garantirà che nessuna nave cinese o di altro tipo possa attraversare lo Stretto per prendersi il petrolio.
Sul piano militare, gli Stati Uniti hanno radunato nella regione una forza militare di oltre 50.000 soldati e circa 20 navi da guerra di stanza vicino all’Iran, tra cui tre gruppi da battaglia di portaerei: la USS Abraham Lincoln, la USS Gerald R. Ford e la USS George H.W. Bush. Anche decine di forze speciali sono pronte a svolgere azioni sotto copertura e a orchestrare provocazioni. Il 19 aprile, un cacciatorpediniere assegnato alla portaerei Abraham Lincoln ha sequestrato la nave da carico iraniana Touska, in viaggio dalla Cina.
Se la guerra dovesse riprendere, causerebbe enormi sconvolgimenti all’economia reale globale. In numerosi paesi, specialmente in Asia e in Africa, ci sono carenze di carburante e sono già state attuate misure di razionamento. I voli passeggeri vengono ridotti per mancanza di carburante per aerei. In tutto il mondo si è verificata una carenza di fertilizzanti, oltre ad un aumento astronomico dei prezzi. Brasile e India, entrambe nazioni agricole, sono duramente colpiti.
Nel frattempo, il debito pubblico statunitense sta salendo alle stelle, essendo cresciuto di altri 1.000 miliardi di dollari nel periodo di cinque mesi terminato a marzo. L’importo totale supera ora il 100% del PIL.
La buona notizia è che ci sono sempre più voci che si levano in tutto il mondo e negli Stati Uniti per sottolineare la necessità di un cambiamento radicale e mettere in discussione gli evidenti problemi mentali di Donald Trump. Se sufficientemente numerosa e sostenuta da iniziative concrete, questa dinamica può cambiare il corso della storia. Questo sarà il tema centrale dell’incontro del 24 aprile della International Peace Coalition.
La forza logora chi la USA
Quale sarà l’esito dei negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran che stanno per riprendere a Islamabad? Il blocco navale statunitense dello Stretto di Hormuz porterà a una nuova ripresa della guerra e al coinvolgimento di altre potenze? Mentre scriviamo queste righe, Trump sostiene di volere che i colloqui proseguano e ha prorogato il cessate il fuoco di altre 24 ore, fino alla tarda serata del 22 aprile (ora di Washington). Ma, come ben sanno gli iraniani, non ci si può fidare di Trump e la Casa Bianca non si trova in una posizione di forza in questa situazione.
Il fatto è che gli Stati Uniti e Israele non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi dichiarati bombardando l’Iran e uccidendo molti dei leader della nazione, con atti che violano indiscutibilmente il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Eppure, in un altro tentativo di escalation, il Segretario al Tesoro di Trump, Scott Bessent (foto), ex fondatore e CEO di un hedge fund, ha annunciato il lancio dell’Operazione Furia Economica, che include sanzioni secondarie contro qualsiasi paese che acquisti petrolio iraniano o ospiti attività finanziarie iraniane, mossa diretta anche contro la Cina. Come ha detto Bessent, il blocco garantirà che nessuna nave cinese o di altro tipo possa attraversare lo Stretto per prendersi il petrolio.
Sul piano militare, gli Stati Uniti hanno radunato nella regione una forza militare di oltre 50.000 soldati e circa 20 navi da guerra di stanza vicino all’Iran, tra cui tre gruppi da battaglia di portaerei: la USS Abraham Lincoln, la USS Gerald R. Ford e la USS George H.W. Bush. Anche decine di forze speciali sono pronte a svolgere azioni sotto copertura e a orchestrare provocazioni. Il 19 aprile, un cacciatorpediniere assegnato alla portaerei Abraham Lincoln ha sequestrato la nave da carico iraniana Touska, in viaggio dalla Cina.
Se la guerra dovesse riprendere, causerebbe enormi sconvolgimenti all’economia reale globale. In numerosi paesi, specialmente in Asia e in Africa, ci sono carenze di carburante e sono già state attuate misure di razionamento. I voli passeggeri vengono ridotti per mancanza di carburante per aerei. In tutto il mondo si è verificata una carenza di fertilizzanti, oltre ad un aumento astronomico dei prezzi. Brasile e India, entrambe nazioni agricole, sono duramente colpiti.
Nel frattempo, il debito pubblico statunitense sta salendo alle stelle, essendo cresciuto di altri 1.000 miliardi di dollari nel periodo di cinque mesi terminato a marzo. L’importo totale supera ora il 100% del PIL.
La buona notizia è che ci sono sempre più voci che si levano in tutto il mondo e negli Stati Uniti per sottolineare la necessità di un cambiamento radicale e mettere in discussione gli evidenti problemi mentali di Donald Trump. Se sufficientemente numerosa e sostenuta da iniziative concrete, questa dinamica può cambiare il corso della storia. Questo sarà il tema centrale dell’incontro del 24 aprile della International Peace Coalition.
Per i lettori rumeni
Alexandra Bellea-Houry ha scritto un articolo sulla campagna presidenziale della candidata indipendente Diane Sare con il titolo "Principî, non partiti. Negli Stati Uniti i candidati indipendenti vogliono arrestare la corsa verso la terza guerra mondiale"
L'articolo riassume la storia di Diane Sare, con paragrafi titolati "Un dominio politico oltre le etichette", "Mobilitazione dei reduci per la pace", "Dall'impero alla repubblica". È stato ripubblicato in modo riassuntivo o integralmente dal NY Magazine della comunità rumena negli Stati Uniti e dal giornalista Ion Cristoiu.
🇷🇴 Principii, nu partide. În SUA, candidați independenți vor să oprească cursa spre un al treilea război mondial
1) Romania in anul 2118 https://romania2118.org/sua-candidati-independenti-sa-opreasca-cursa-spre-un-al-treilea-razboi-mondial
2) NY Magazine Publicație Româno-Americană
https://nymagazin.ro/2026/04/20/alianta-putin-cunoscuta-dintre-o-candidata-americana-si-veteranii-militari-anti-razboi/
3) Cristoiublog https://www.cristoiublog.ro/principii-nu-partide-in-sua-candidati-independenti-vor-sa-opreasca-cursa-spre-un-al-treilea-razboi-mondial
Alexandra Bellea-Houry ha scritto un articolo sulla campagna presidenziale della candidata indipendente Diane Sare con il titolo "Principî, non partiti. Negli Stati Uniti i candidati indipendenti vogliono arrestare la corsa verso la terza guerra mondiale"
L'articolo riassume la storia di Diane Sare, con paragrafi titolati "Un dominio politico oltre le etichette", "Mobilitazione dei reduci per la pace", "Dall'impero alla repubblica". È stato ripubblicato in modo riassuntivo o integralmente dal NY Magazine della comunità rumena negli Stati Uniti e dal giornalista Ion Cristoiu.
🇷🇴 Principii, nu partide. În SUA, candidați independenți vor să oprească cursa spre un al treilea război mondial
1) Romania in anul 2118 https://romania2118.org/sua-candidati-independenti-sa-opreasca-cursa-spre-un-al-treilea-razboi-mondial
2) NY Magazine Publicație Româno-Americană
https://nymagazin.ro/2026/04/20/alianta-putin-cunoscuta-dintre-o-candidata-americana-si-veteranii-militari-anti-razboi/
3) Cristoiublog https://www.cristoiublog.ro/principii-nu-partide-in-sua-candidati-independenti-vor-sa-opreasca-cursa-spre-un-al-treilea-razboi-mondial
Despre dreptul la dezvoltare.
Principii, nu partide. În SUA, candidați independenți vor să oprească cursa spre un al treilea război mondial - Romania in anul…
Textul de față descrie un proces politic puțin vizibil în spațiul public românesc: colaborarea între candidați independenți la alegerile pentru Congres, campania Dianei Sare pentru alegerile prezidențiale și veterani militari, cu scopul de a opri cursa spre…
YouTube
The Agenda: From Ceasefire to Real Peace
Join Helga Zepp-LaRouche in her live dialogue and discuss the issues and solutions that move the world and its people. Send your questions & comments to questions@schillerinstitute.org or post them during live stream.
Join the 151st meeting of the International…
Join the 151st meeting of the International…
Videoconferenza del mercoledì di Helga Zepp-LaRouche e Harley Schlanger, sul tema "Da un cessate il fuoco a una vera pace" ( 🇺🇸 youtube.com/live/fIGMsraCVV8 ), conclusa con un invito a partecipare all'appuntamento di domani:
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Oggi, venerdì 24 aprile 2026
alle ore 17 italiane
151ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #151 / IPC #151]
MOBILITARE RISORSE PER IMPEDIRE LA "FUGA DELLA RAGIONE"
🇺🇸 Mobilize Forces to Intervene in a 'Break-Out of Reason'
youtube.com/live/OI9LLiM8JC8
Our intervention in the world is needed now more than ever. Come to the next meeting with reports on your activities. We will be joined with Helga Zepp-LaRouche, Dennis Fritz, María de los Ángeles Huerta, Larry Johnson, Joe Maxwell, Mike Callicrate, Diane Sare and Tim Rush.
🇪🇸 A movilizarnos para intervenir ante la "pérdida de la razon"
youtube.com/live/i9gLBUPnN7E
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 Mobiliser les forces citoyennes pour faire cesser la folie
youtube.com/live/BTxH0qmILCE
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇩🇪 ...
[youtube.com/@schiller-institutev1205]
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
alle ore 17 italiane
151ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #151 / IPC #151]
MOBILITARE RISORSE PER IMPEDIRE LA "FUGA DELLA RAGIONE"
🇺🇸 Mobilize Forces to Intervene in a 'Break-Out of Reason'
youtube.com/live/OI9LLiM8JC8
Our intervention in the world is needed now more than ever. Come to the next meeting with reports on your activities. We will be joined with Helga Zepp-LaRouche, Dennis Fritz, María de los Ángeles Huerta, Larry Johnson, Joe Maxwell, Mike Callicrate, Diane Sare and Tim Rush.
🇪🇸 A movilizarnos para intervenir ante la "pérdida de la razon"
youtube.com/live/i9gLBUPnN7E
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 Mobiliser les forces citoyennes pour faire cesser la folie
youtube.com/live/BTxH0qmILCE
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇩🇪 ...
[youtube.com/@schiller-institutev1205]
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255