Movisol
“Quousque tandem abutere, Europa, patientia Russiae?”
Nonostante il crescente numero di avvertimenti, i leader europei, guidati dalla cosiddetta “Coalizione dei volenterosi”, non sembrano ancora intenzionati ad avviare la diplomazia con la Russia. Al contrario, la corsa al riarmo e l’economia di guerra sono le loro priorità dichiarate, vendute all’opinione pubblica con la bufala secondo cui la Russia si starebbe preparando ad attaccare l’Europa il prima possibile. Ciò che non viene detto è che la loro politica mira proprio a provocare una tale risposta – come dimostra il fatto che, di recente, diversi paesi europei hanno aiutato Kiev a lanciare attacchi con droni e di altro tipo in profondità nel territorio russo.
I ripetuti avvertimenti dei leader russi, compreso Putin, non sono stati ascoltati. Forse daranno ascolto a Dmitry Polyanskiy (foto), un diplomatico russo di grande esperienza che, dopo aver ricoperto la carica di vice-ambasciatore russo presso le Nazioni Unite dal 2018 al 2025, è ora è ambasciatore presso l’OSCE a Vienna. In un’intervista del 16 maggio al podcast Deep Dive, il colonnello americano in pensione Daniel Davis gli ha chiesto se Mosca sia pronta a contrattaccare obiettivi in Europa. In risposta, Polyanskiy ha affermato che se gli interessi vitali della Russia fossero in pericolo, “non credo che esiteremo e tutti dovrebbero assolutamente tenerlo a mente”. Ha sottolineato il fatto che la dottrina nucleare del suo Paese è pubblica e che tutti “possono vedere quando e in quali circostanze quelle armi saranno utilizzate”.
Mosca ha agito con moderazione fino ad ora, anche in Ucraina, ha sottolineato il diplomatico russo, ma tale moderazione, motivata dalla preoccupazione per le popolazioni, non deve essere confusa con debolezza. Ha avvertito che, se l’Europa e la NATO continueranno a oltrepassare le linee rosse della Russia, Mosca potrebbe colpire e allora la gente si chiederà “perché la Russia abbia reagito in modo così duro e risoluto. Ma sarà troppo tardi”.
In un’intervista con Pavel Zarubin trasmessa il 10 maggio, a Vladimir Putin è stato chiesto se l’Occidente stia “andando troppo oltre” con gli attacchi dei droni in Russia. Il presidente russo ha iniziato la sua risposta chiedendo: “Che cos’è esattamente l’Occidente? Credo che sia la cosiddetta parte globalista delle élite occidentali. È essa che sta combattendo contro di noi per procura attraverso l’Ucraina. Naturalmente, si è sistemata piuttosto bene in questo senso, avendo provocato il conflitto”. Ha poi rivelato alcune informazioni riservate a sostegno di ciò. I russi e gli ucraini avevano concluso un accordo nel 2022, a Istanbul. E “poi un collega – beh, perché nasconderlo? Il signor Macron mi ha chiamato e ha detto: ‘L’Ucraina non può firmare documenti così storici con una pistola puntata alla testa’”. Questa è una citazione diretta; abbiamo la registrazione di quella conversazione. ‘Allora che cosa bisogna fare?’ ‘Ritirare le truppe dai dintorni di Kiev.’ Le abbiamo ritirate. E poi è spuntato un altro personaggio dello spettacolo, l’allora Primo Ministro della Gran Bretagna. Che cosa ha detto? Ha detto che l’accordo non può essere firmato perché è ingiusto… Successivamente, hanno promesso aiuti [all’Ucraina] e hanno alzato il livello dello scontro con la Russia, che continua a tutt’oggi. Credo che questo affare stia per finire ma, tuttavia, è una cosa seria”.
Putin ha concluso facendo notare che c’è “gente intelligente” in Europa e lui spera “che queste forze politiche tornino gradualmente al potere col sostegno della stragrande maggioranza dei cittadini”.
“Quousque tandem abutere, Europa, patientia Russiae?”
Nonostante il crescente numero di avvertimenti, i leader europei, guidati dalla cosiddetta “Coalizione dei volenterosi”, non sembrano ancora intenzionati ad avviare la diplomazia con la Russia. Al contrario, la corsa al riarmo e l’economia di guerra sono le loro priorità dichiarate, vendute all’opinione pubblica con la bufala secondo cui la Russia si starebbe preparando ad attaccare l’Europa il prima possibile. Ciò che non viene detto è che la loro politica mira proprio a provocare una tale risposta – come dimostra il fatto che, di recente, diversi paesi europei hanno aiutato Kiev a lanciare attacchi con droni e di altro tipo in profondità nel territorio russo.
I ripetuti avvertimenti dei leader russi, compreso Putin, non sono stati ascoltati. Forse daranno ascolto a Dmitry Polyanskiy (foto), un diplomatico russo di grande esperienza che, dopo aver ricoperto la carica di vice-ambasciatore russo presso le Nazioni Unite dal 2018 al 2025, è ora è ambasciatore presso l’OSCE a Vienna. In un’intervista del 16 maggio al podcast Deep Dive, il colonnello americano in pensione Daniel Davis gli ha chiesto se Mosca sia pronta a contrattaccare obiettivi in Europa. In risposta, Polyanskiy ha affermato che se gli interessi vitali della Russia fossero in pericolo, “non credo che esiteremo e tutti dovrebbero assolutamente tenerlo a mente”. Ha sottolineato il fatto che la dottrina nucleare del suo Paese è pubblica e che tutti “possono vedere quando e in quali circostanze quelle armi saranno utilizzate”.
Mosca ha agito con moderazione fino ad ora, anche in Ucraina, ha sottolineato il diplomatico russo, ma tale moderazione, motivata dalla preoccupazione per le popolazioni, non deve essere confusa con debolezza. Ha avvertito che, se l’Europa e la NATO continueranno a oltrepassare le linee rosse della Russia, Mosca potrebbe colpire e allora la gente si chiederà “perché la Russia abbia reagito in modo così duro e risoluto. Ma sarà troppo tardi”.
In un’intervista con Pavel Zarubin trasmessa il 10 maggio, a Vladimir Putin è stato chiesto se l’Occidente stia “andando troppo oltre” con gli attacchi dei droni in Russia. Il presidente russo ha iniziato la sua risposta chiedendo: “Che cos’è esattamente l’Occidente? Credo che sia la cosiddetta parte globalista delle élite occidentali. È essa che sta combattendo contro di noi per procura attraverso l’Ucraina. Naturalmente, si è sistemata piuttosto bene in questo senso, avendo provocato il conflitto”. Ha poi rivelato alcune informazioni riservate a sostegno di ciò. I russi e gli ucraini avevano concluso un accordo nel 2022, a Istanbul. E “poi un collega – beh, perché nasconderlo? Il signor Macron mi ha chiamato e ha detto: ‘L’Ucraina non può firmare documenti così storici con una pistola puntata alla testa’”. Questa è una citazione diretta; abbiamo la registrazione di quella conversazione. ‘Allora che cosa bisogna fare?’ ‘Ritirare le truppe dai dintorni di Kiev.’ Le abbiamo ritirate. E poi è spuntato un altro personaggio dello spettacolo, l’allora Primo Ministro della Gran Bretagna. Che cosa ha detto? Ha detto che l’accordo non può essere firmato perché è ingiusto… Successivamente, hanno promesso aiuti [all’Ucraina] e hanno alzato il livello dello scontro con la Russia, che continua a tutt’oggi. Credo che questo affare stia per finire ma, tuttavia, è una cosa seria”.
Putin ha concluso facendo notare che c’è “gente intelligente” in Europa e lui spera “che queste forze politiche tornino gradualmente al potere col sostegno della stragrande maggioranza dei cittadini”.
Un appuntamento di
venerdì 22 maggio 2026
18:15 - 20:00
Jacques Cheminade
Dibattito sulla pace: è possibile dopo delle guerre di religione?
🇫🇷 La paix est-elle possible après des guerres de religion ?
Que nous enseigne l’histoire de France sur la liberté de conscience ?
[...]
C’est dans ce contexte que Jacques Cheminade – ancien candidat à l’élection présidentielle, auteur du livre Répondre au cri du peuple – sera l’intervenant de la
conférence/débat du 22 mai à 18h15 au Dissident Club.
https://solidariteetprogres.fr/paris-22-mai-debat-avec-jacques-cheminade-sur-la-paix
venerdì 22 maggio 2026
18:15 - 20:00
Jacques Cheminade
Dibattito sulla pace: è possibile dopo delle guerre di religione?
🇫🇷 La paix est-elle possible après des guerres de religion ?
Que nous enseigne l’histoire de France sur la liberté de conscience ?
[...]
C’est dans ce contexte que Jacques Cheminade – ancien candidat à l’élection présidentielle, auteur du livre Répondre au cri du peuple – sera l’intervenant de la
conférence/débat du 22 mai à 18h15 au Dissident Club.
https://solidariteetprogres.fr/paris-22-mai-debat-avec-jacques-cheminade-sur-la-paix
Un altro appuntamento di
venerdì 22 maggio 2026
dalle ore 17:00 in Italia
155ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #155 / IPC #155]
🇮🇹 È ORA DI ATTUARE UNA VERA SOLUZIONE PER L'ASIA SUDOCCIDENTALE
🇺🇸 It’s Time To Put a Real Solution for Southwest Asia on the Table
youtube.com/live/ObyIPcyrqTI
Following up from last week’s roundtable meeting, we are sending a combination of Mr. Davutoğlu’s proposal and the Extended Oasis Plan to the governments convening the UN Security Council special session on May 26, requesting that it be taken into consideration at this meeting. Please endorse and share the open letter “To the Governments of the United Nations: A Policy to Bring Peace and Development to Southwest Asia”
This week, we will be joined with Dr. Abdullah Ahsan, Professor of Comparative Civilization; Jesus Holguin Cazares, President Kansas Cattlemen's Association; and more to be announced.
🇪🇸 ¡Este es el momento de poner al frente una solutión verdadera para el sudoeste asiático!
youtube.com/live/6W2nRgfsZYo
[youtube.com/@eirespanol3200]
🇫🇷 Une véritable solution pour l'Asie de Sud-Ouest
Qyoutube.com/live/1YZLt07ajVs
[youtube.com/@institutschillerfrance]
🇩🇪 ...
[youtube.com/@schiller-institutev1205]
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
venerdì 22 maggio 2026
dalle ore 17:00 in Italia
155ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #155 / IPC #155]
🇮🇹 È ORA DI ATTUARE UNA VERA SOLUZIONE PER L'ASIA SUDOCCIDENTALE
🇺🇸 It’s Time To Put a Real Solution for Southwest Asia on the Table
youtube.com/live/ObyIPcyrqTI
Following up from last week’s roundtable meeting, we are sending a combination of Mr. Davutoğlu’s proposal and the Extended Oasis Plan to the governments convening the UN Security Council special session on May 26, requesting that it be taken into consideration at this meeting. Please endorse and share the open letter “To the Governments of the United Nations: A Policy to Bring Peace and Development to Southwest Asia”
This week, we will be joined with Dr. Abdullah Ahsan, Professor of Comparative Civilization; Jesus Holguin Cazares, President Kansas Cattlemen's Association; and more to be announced.
🇪🇸 ¡Este es el momento de poner al frente una solutión verdadera para el sudoeste asiático!
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🇫🇷 Une véritable solution pour l'Asie de Sud-Ouest
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Oggi, venerdì 22/5/2026
dalle ore 17:00
155ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
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🇮🇹 È ORA DI ATTUARE UNA VERA SOLUZIONE PER L'ASIA SUDOCCIDENTALE
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This week, we will be joined with Dr. Abdullah Ahsan, Professor of Comparative Civilization; Jesus Holguin Cazares, President Kansas Cattlemen's Association; and more to be announced.
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dalle ore 17:00
155ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
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🇮🇹 È ORA DI ATTUARE UNA VERA SOLUZIONE PER L'ASIA SUDOCCIDENTALE
🇺🇸 It’s Time To Put a Real Solution for Southwest Asia on the Table
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This week, we will be joined with Dr. Abdullah Ahsan, Professor of Comparative Civilization; Jesus Holguin Cazares, President Kansas Cattlemen's Association; and more to be announced.
🇪🇸 ¡Este es el momento de poner al frente una solutión verdadera para el sudoeste asiático!
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Movisol
La guerra logora chi la fa
La crisi di governo in Lettonia va vista nel contesto dell’escalation della guerra contro la Russia e dell’utilizzo dello spazio aereo dei paesi NATO per i droni ucraini che penetrano le difese di Mosca. Il 14 maggio, il primo ministro Evika Silina si è dimessa in seguito alla decisione del Partito Progressista di ritirarsi dalla coalizione di governo, in reazione al licenziamento del ministro della Difesa, il membro del PP Andris Sprud. Silina aveva licenziato Sprud dopo che tre droni erano caduti in territorio lettone, due dei quali avevano colpito il terminal petrolifero East-West Transit a Rezekne, che per questo ha cessato l’attività. Sebbene la propaganda mediatica (ad esempio la BBC) sostenga che quei droni si siano “sviati” sul territorio lettone, il licenziamento del ministro della Difesa suggerisce forse che qualcuno in Lettonia pensa di aver compiuto un passo più lungo della gamba.
La creazione di “zone sicure” per colpire in profondità il territorio russo, utilizzando lo spazio aereo di paesi della NATO come Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia, nonché del Kazakistan, ha spinto la Russia ad abbandonare la sua strategia di evitare l’escalation e ad “attraversare il Rubicone”, come ha riferito Scott Ritter all’EIR.
In ottobre si terranno le elezioni politiche in Lettonia. Il presidente della Repubblica Edgars Rinkevics dovrà ora consultare i gruppi parlamentari per verificare se sia possibile formare una coalizione di governo, oppure nominare un governo di transizione fino alle elezioni. Il leader dell’opposizione Ainārs Šlesers (LPV) è in testa nei sondaggi. Viene definito un populista di destra ed è in qualche modo “euroscettico”. Piccolo oligarca, Šlesers ha legami con ambienti simili sia in Norvegia che in Russia.
Fonti informate sulla situazione in Lettonia hanno riferito all’EIR che, benché non vi sia alcun dibattito pubblico sul fatto che la Lettonia abbia permesso l’uso del proprio territorio per il sorvolo dei droni ucraini negli attacchi alla Russia – a causa del rigido controllo governativo sulla libertà di parola – il sentimento diffuso tra la popolazione è che qualcosa debba cambiare. Il Paese sta soffrendo una terribile crisi demografica: dall’indipendenza ha perso un terzo della popolazione, passando da circa 2,7 milioni a meno di 2 milioni.
Agli Stati baltici l’UE ha affidato il ruolo di mosche cocchiere nella strategia anti-russa, rappresentato ben da tre commissari: l’estone Kaja Kallas (Politica estera e di sicurezza), il lettone Valdis Dombrovskis (Economia, foto) e il lituano Andris Kubilius (Difesa). La loro storica russofobia si riflette anche nella politica interna, con la persecuzione dei diritti delle minoranze e la soppressione della libertà di parola. Abbiamo già trattato il caso dell’ex eurodeputata Tatjana Zdanoka, che è stata incriminata da un tribunale lettone sulla base di false accuse lanciate dal servizio di sicurezza VDD (vedi https://eir.news/2026/01/news/zdanoka-on-persecution-of-free-speech-in-lithuania/). Il voto di ottobre potrebbe essere l’inizio della “liberazione” per l’intera regione.
Intanto, il 19 maggio, il servizio di intelligence estero di Mosca (SVR) ha reso noto di essere a conoscenza del fatto che il governo di Riga avrebbe dato il permesso a quello di Kiev di usare direttamente il territorio lettone per lanci di droni ucraini verso la Russia. L’SVR ha reso note le località dove i droni sarebbero stati già dispiegati, stigmatizzando l’ingenuità delle autorità lettoni, che riterrebbero irrintracciabili i luoghi di lancio, esponendo il proprio paese a legittime ritorsioni da parte di Mosca, sottolineando che l’appartenenza alla NATO non li proteggerà da quest’ultime.
La guerra logora chi la fa
La crisi di governo in Lettonia va vista nel contesto dell’escalation della guerra contro la Russia e dell’utilizzo dello spazio aereo dei paesi NATO per i droni ucraini che penetrano le difese di Mosca. Il 14 maggio, il primo ministro Evika Silina si è dimessa in seguito alla decisione del Partito Progressista di ritirarsi dalla coalizione di governo, in reazione al licenziamento del ministro della Difesa, il membro del PP Andris Sprud. Silina aveva licenziato Sprud dopo che tre droni erano caduti in territorio lettone, due dei quali avevano colpito il terminal petrolifero East-West Transit a Rezekne, che per questo ha cessato l’attività. Sebbene la propaganda mediatica (ad esempio la BBC) sostenga che quei droni si siano “sviati” sul territorio lettone, il licenziamento del ministro della Difesa suggerisce forse che qualcuno in Lettonia pensa di aver compiuto un passo più lungo della gamba.
La creazione di “zone sicure” per colpire in profondità il territorio russo, utilizzando lo spazio aereo di paesi della NATO come Polonia, Lettonia, Lituania ed Estonia, nonché del Kazakistan, ha spinto la Russia ad abbandonare la sua strategia di evitare l’escalation e ad “attraversare il Rubicone”, come ha riferito Scott Ritter all’EIR.
In ottobre si terranno le elezioni politiche in Lettonia. Il presidente della Repubblica Edgars Rinkevics dovrà ora consultare i gruppi parlamentari per verificare se sia possibile formare una coalizione di governo, oppure nominare un governo di transizione fino alle elezioni. Il leader dell’opposizione Ainārs Šlesers (LPV) è in testa nei sondaggi. Viene definito un populista di destra ed è in qualche modo “euroscettico”. Piccolo oligarca, Šlesers ha legami con ambienti simili sia in Norvegia che in Russia.
Fonti informate sulla situazione in Lettonia hanno riferito all’EIR che, benché non vi sia alcun dibattito pubblico sul fatto che la Lettonia abbia permesso l’uso del proprio territorio per il sorvolo dei droni ucraini negli attacchi alla Russia – a causa del rigido controllo governativo sulla libertà di parola – il sentimento diffuso tra la popolazione è che qualcosa debba cambiare. Il Paese sta soffrendo una terribile crisi demografica: dall’indipendenza ha perso un terzo della popolazione, passando da circa 2,7 milioni a meno di 2 milioni.
Agli Stati baltici l’UE ha affidato il ruolo di mosche cocchiere nella strategia anti-russa, rappresentato ben da tre commissari: l’estone Kaja Kallas (Politica estera e di sicurezza), il lettone Valdis Dombrovskis (Economia, foto) e il lituano Andris Kubilius (Difesa). La loro storica russofobia si riflette anche nella politica interna, con la persecuzione dei diritti delle minoranze e la soppressione della libertà di parola. Abbiamo già trattato il caso dell’ex eurodeputata Tatjana Zdanoka, che è stata incriminata da un tribunale lettone sulla base di false accuse lanciate dal servizio di sicurezza VDD (vedi https://eir.news/2026/01/news/zdanoka-on-persecution-of-free-speech-in-lithuania/). Il voto di ottobre potrebbe essere l’inizio della “liberazione” per l’intera regione.
Intanto, il 19 maggio, il servizio di intelligence estero di Mosca (SVR) ha reso noto di essere a conoscenza del fatto che il governo di Riga avrebbe dato il permesso a quello di Kiev di usare direttamente il territorio lettone per lanci di droni ucraini verso la Russia. L’SVR ha reso note le località dove i droni sarebbero stati già dispiegati, stigmatizzando l’ingenuità delle autorità lettoni, che riterrebbero irrintracciabili i luoghi di lancio, esponendo il proprio paese a legittime ritorsioni da parte di Mosca, sottolineando che l’appartenenza alla NATO non li proteggerà da quest’ultime.
Simposio di questa notte (in Italia) tenuto da Diane Sare, candidata presidenziale indipendente
🇺🇸 Approximately 51% of the United States is suffering drought conditions, ranging from mild to severe. 62 years ago, in-depth plans were developed to bring fresh water down from Canada through the Rocky Mountain Trench. Named the North American Water and Power Alliance (NAWAPA), this massive project would provide large quantities of fresh water to Canada, The United States, and Mexico.
This week I will be joined by EIR economics team researcher Richard Freeman and engineer Cal Smith to discuss this exciting project which is still viable today.
https://www.youtube.com/live/WNI3A-Dd2Xk
🇺🇸 Approximately 51% of the United States is suffering drought conditions, ranging from mild to severe. 62 years ago, in-depth plans were developed to bring fresh water down from Canada through the Rocky Mountain Trench. Named the North American Water and Power Alliance (NAWAPA), this massive project would provide large quantities of fresh water to Canada, The United States, and Mexico.
This week I will be joined by EIR economics team researcher Richard Freeman and engineer Cal Smith to discuss this exciting project which is still viable today.
https://www.youtube.com/live/WNI3A-Dd2Xk
The Schiller Institute
The Confluence of Science and Faith
Report on IPC #155
May 22, 2026 (EIRNS)—The 155th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) began with comments by coalition initiator and Schiller Institute founder Helga Zepp-LaRouche. She announced that the immediate target of the IPC’s mobilization will be the special open debate of the UN Security Council which will be held on May 26, with the theme of “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-centered International System,” to be chaired personally by Foreign Minister Wang Yi of China, this month’s UNSC rotating chair.
She reviewed the proposals which came out of last week’s EIR roundtable discussion, and added that it was heartening that more proposals, such as the Africa 2063 plan, are emerging that complement her proposals and those which have been presented at IPC meetings.
Zepp-LaRouche has composed a special letter addressed to the UNSC session “What we are interested in is to be putting on the table an entirely different approach,” she said, not the usual geopolitics, but “long term survivability of the region and all the countries involved.” The United Nations Food and Agriculture Organization (FAO) warned this week that, due to resource shortages which are a consequence of the Iran war, on top of the ongoing economic financial breakdown, we are already in the initial stages of a “food price shock,” potentially leading to famines. She warned that those who planned the war anticipated such an outcome; “There are all these crazy Malthusian ideas in the background,” including the policy of so-called “controlled disintegration.”
Science and Religion
Dr. Abdullah Ahsan of Pakistan, Professor of Comparative Civilization at Istanbul Şehir University in Türkiye, identified three stages of a solution to the present crisis. In the short term, there would be former Turkish Prime Minister Ahmet Davutoğlu’s proposal for a neutral third party—he proposed Pakistan, Indonesia, Türkiye and Malaysia—to manage the Strait of Hormuz, because the United States and Iran have reached a total deadlock and the entire world has become “victim of this Hormuz situation.” In the middle term, we must revive the concept of a Dialogue of Civilizations, which has been advocated in various forms by various parties, including the Schiller Institute and the government of Iran. In the long term, we must address the view that there is a conflict between science and religion. Modern secularism, Dr. Ahsan asserted, stems from the ideas of German philosopher Immanuel Kant. Ahsan’s studies, however, “suggest that all civilizations in history are rooted in divine guidance.” He cited the subject of evolution, where science and faith appear to diverge.
Later in the discussion, co-moderator Dennis Small posed a solution to the apparent conflict. Man has the capability to creatively modify the physical universe, which is a demonstration of free will and thereby moral capability, and represents a so-called “metaphysical” dimension in what most consider physics, the existence of which refutes the theories of Kant. He cited LaRouche’s Oasis Plan as an example of a creative idea impacting the physical universe.
Still later, Helga Zepp-LaRouche weighed in on this topic. She contrasted the dogmatic vs. the philosophical view in religion. Saint Augustine pointed out that Plato had earlier arrived at similar conclusions to those of Jesus Christ, demonstrating that there is no contradiction between faith and knowledge. Fifteenth-Century Catholic Cardinal Nicholas of Cusa said that evolution takes place through the “lifting” of the lower domain by the more developed organizing principle of the higher domain, and Zepp-LaRouche went on to describe how the Russian/Ukrainian scientist Vladimir Vernadsky arrived at the same conclusion with his conception of the Noösphere. Th[...]
The Confluence of Science and Faith
Report on IPC #155
May 22, 2026 (EIRNS)—The 155th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) began with comments by coalition initiator and Schiller Institute founder Helga Zepp-LaRouche. She announced that the immediate target of the IPC’s mobilization will be the special open debate of the UN Security Council which will be held on May 26, with the theme of “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-centered International System,” to be chaired personally by Foreign Minister Wang Yi of China, this month’s UNSC rotating chair.
She reviewed the proposals which came out of last week’s EIR roundtable discussion, and added that it was heartening that more proposals, such as the Africa 2063 plan, are emerging that complement her proposals and those which have been presented at IPC meetings.
Zepp-LaRouche has composed a special letter addressed to the UNSC session “What we are interested in is to be putting on the table an entirely different approach,” she said, not the usual geopolitics, but “long term survivability of the region and all the countries involved.” The United Nations Food and Agriculture Organization (FAO) warned this week that, due to resource shortages which are a consequence of the Iran war, on top of the ongoing economic financial breakdown, we are already in the initial stages of a “food price shock,” potentially leading to famines. She warned that those who planned the war anticipated such an outcome; “There are all these crazy Malthusian ideas in the background,” including the policy of so-called “controlled disintegration.”
Science and Religion
Dr. Abdullah Ahsan of Pakistan, Professor of Comparative Civilization at Istanbul Şehir University in Türkiye, identified three stages of a solution to the present crisis. In the short term, there would be former Turkish Prime Minister Ahmet Davutoğlu’s proposal for a neutral third party—he proposed Pakistan, Indonesia, Türkiye and Malaysia—to manage the Strait of Hormuz, because the United States and Iran have reached a total deadlock and the entire world has become “victim of this Hormuz situation.” In the middle term, we must revive the concept of a Dialogue of Civilizations, which has been advocated in various forms by various parties, including the Schiller Institute and the government of Iran. In the long term, we must address the view that there is a conflict between science and religion. Modern secularism, Dr. Ahsan asserted, stems from the ideas of German philosopher Immanuel Kant. Ahsan’s studies, however, “suggest that all civilizations in history are rooted in divine guidance.” He cited the subject of evolution, where science and faith appear to diverge.
Later in the discussion, co-moderator Dennis Small posed a solution to the apparent conflict. Man has the capability to creatively modify the physical universe, which is a demonstration of free will and thereby moral capability, and represents a so-called “metaphysical” dimension in what most consider physics, the existence of which refutes the theories of Kant. He cited LaRouche’s Oasis Plan as an example of a creative idea impacting the physical universe.
Still later, Helga Zepp-LaRouche weighed in on this topic. She contrasted the dogmatic vs. the philosophical view in religion. Saint Augustine pointed out that Plato had earlier arrived at similar conclusions to those of Jesus Christ, demonstrating that there is no contradiction between faith and knowledge. Fifteenth-Century Catholic Cardinal Nicholas of Cusa said that evolution takes place through the “lifting” of the lower domain by the more developed organizing principle of the higher domain, and Zepp-LaRouche went on to describe how the Russian/Ukrainian scientist Vladimir Vernadsky arrived at the same conclusion with his conception of the Noösphere. Th[...]
MoviSol.org
The Schiller Institute The Confluence of Science and Faith Report on IPC #155 May 22, 2026 (EIRNS)—The 155th consecutive weekly meeting of the International Peace Coalition (IPC) began with comments by coalition initiator and Schiller Institute founder Helga…
is idea is also reflected in the book of Genesis, where Man is said to be imago viva Dei, in the living image of God, because of his capacity for creativity.
The Worsening Crisis in Agriculture
Jesus Holguin Cazares, President of the Kansas Cattlemen’s Association, reported that the costs of chemicals necessary for agriculture have gone up dramatically due to the Iran war. This places an extraordinary and unsustainable burden on smaller, independent producers. In addition, the cartelization of agriculture poses a threat to smaller producers who cannot compete with enormous agribusinesses, and this translates to higher prices for consumers. Corporations are buying up distressed farms, leading to further cartelization.
Jon Baker, Vice President of the Iowa Stockgrowers Association also reported on the crisis in farming and ranching, which he said was getting much worse as a result of the Iran War, for example, with its effect on pushing up prices for diesel, essential for agriculture. He also took aim at the predations of speculators and agribusiness. Baker gave the example of his own operation, which lost $80,000 in value over the past two days, just due to so-called “market factors.” The mega agro-cartels are increasing their concentration, while independent farm operations decrease.
Dennis Small followed Holguin with a report from the National Front to Save the Mexican Countryside, which just held a 3,500-person demonstration in Mexico City and met with the country’s Agriculture Minister to discuss policy solutions to the crisis. The Front calls for an agriculture policy in Mexico which prioritizes feeding the population rather than coddling the speculators of the Chicago Mercantile Exchange, and the destructive neo-liberal economic policies such as those associated with Ludwig von Mises of the Austrian School. They are calling for Mexican President Claudia Sheinbaum to change policy, but they are not joining the efforts of U.S. speculators and the U.S. President Donald Trump administration to undermine and destabilize her government.
Independent U.S. congressional candidate in New York’s 15th congressional district (The Bronx) Jose Vega offered a report on the progress of his campaign, and commented on how essential it is for American citizens to take up the profound ideas discussed at the IPC meetings. He led a rally at the United Nations yesterday to shape the discussion at the May 26 UN Security Council special session.
Discussion: Fighting the Oligarchy
Zepp-LaRouche elaborated on the various facets of the drive for war being promoted by the leading “Western” faction, emphasizing that “unilateral sanctions are a form of war,” and expressed the hope that these conflicts can be resolved with a new international security and development architecture. In response to a question, she called for global support for Cuba, a major victim of U.S. sanctions, particularly in light of Cuba’s benevolent role in assisting other nations with medical support. Zepp-LaRouche observed that the “Davos men,” AKA the Epstein Class or “the super class of the dead souls,” are interested in perpetuating the crises for the purposes of advancing their geopolitical agendas.
Dr. Ahsan raised the question of how to end oligarchic control over politics, and offered the example of the Boycott, Divestment, Sanctions (BDS) movement, which exerts economic pressure on the Israeli regime, as a small step in the right direction.
In conclusion, Zepp-LaRouche reiterated her warnings that both the Russia-Ukraine conflict, and the wars initiated by Israel in Southwest Asia, are potential flashpoints for nuclear war. Co-moderator Dennis Speed noted that next week’s meeting will mark the 156th-consecutive weekly meeting of the IPC, the three-year anniversary of its founding. The sort of persistence demonstrated by the IPC in carrying on these meetings will be important in building the grass-roots machine required to change the policies of the United States and Europe. [eir]
The Worsening Crisis in Agriculture
Jesus Holguin Cazares, President of the Kansas Cattlemen’s Association, reported that the costs of chemicals necessary for agriculture have gone up dramatically due to the Iran war. This places an extraordinary and unsustainable burden on smaller, independent producers. In addition, the cartelization of agriculture poses a threat to smaller producers who cannot compete with enormous agribusinesses, and this translates to higher prices for consumers. Corporations are buying up distressed farms, leading to further cartelization.
Jon Baker, Vice President of the Iowa Stockgrowers Association also reported on the crisis in farming and ranching, which he said was getting much worse as a result of the Iran War, for example, with its effect on pushing up prices for diesel, essential for agriculture. He also took aim at the predations of speculators and agribusiness. Baker gave the example of his own operation, which lost $80,000 in value over the past two days, just due to so-called “market factors.” The mega agro-cartels are increasing their concentration, while independent farm operations decrease.
Dennis Small followed Holguin with a report from the National Front to Save the Mexican Countryside, which just held a 3,500-person demonstration in Mexico City and met with the country’s Agriculture Minister to discuss policy solutions to the crisis. The Front calls for an agriculture policy in Mexico which prioritizes feeding the population rather than coddling the speculators of the Chicago Mercantile Exchange, and the destructive neo-liberal economic policies such as those associated with Ludwig von Mises of the Austrian School. They are calling for Mexican President Claudia Sheinbaum to change policy, but they are not joining the efforts of U.S. speculators and the U.S. President Donald Trump administration to undermine and destabilize her government.
Independent U.S. congressional candidate in New York’s 15th congressional district (The Bronx) Jose Vega offered a report on the progress of his campaign, and commented on how essential it is for American citizens to take up the profound ideas discussed at the IPC meetings. He led a rally at the United Nations yesterday to shape the discussion at the May 26 UN Security Council special session.
Discussion: Fighting the Oligarchy
Zepp-LaRouche elaborated on the various facets of the drive for war being promoted by the leading “Western” faction, emphasizing that “unilateral sanctions are a form of war,” and expressed the hope that these conflicts can be resolved with a new international security and development architecture. In response to a question, she called for global support for Cuba, a major victim of U.S. sanctions, particularly in light of Cuba’s benevolent role in assisting other nations with medical support. Zepp-LaRouche observed that the “Davos men,” AKA the Epstein Class or “the super class of the dead souls,” are interested in perpetuating the crises for the purposes of advancing their geopolitical agendas.
Dr. Ahsan raised the question of how to end oligarchic control over politics, and offered the example of the Boycott, Divestment, Sanctions (BDS) movement, which exerts economic pressure on the Israeli regime, as a small step in the right direction.
In conclusion, Zepp-LaRouche reiterated her warnings that both the Russia-Ukraine conflict, and the wars initiated by Israel in Southwest Asia, are potential flashpoints for nuclear war. Co-moderator Dennis Speed noted that next week’s meeting will mark the 156th-consecutive weekly meeting of the IPC, the three-year anniversary of its founding. The sort of persistence demonstrated by the IPC in carrying on these meetings will be important in building the grass-roots machine required to change the policies of the United States and Europe. [eir]
Forwarded from Institut Schiller
🔴 En lançant les "Années sino-russes de l'éducation" Poutine et Xi préparent le long terme et pensent excellence
Lors de leur sommet à Pékin, les deux présidents ont lancé les "Années sino-russes de l'éducation" en soulignant l'importance stratégique de l'éducation : "cruciale pour le développement individuel" pour Poutine, "une noble cause qui profite aux générations actuelles et futures" pour Xi. Avec 60 000 étudiants chinois en Russie, 21 000 Russes en Chine et 100 000 Russes apprenant le chinois, ce partenariat couvre langue, sciences, économie numérique et énergies, préparant les deux pays à l'ère de l'IA et de la quatrième révolution industrielle.
L'université Shenzhen MSU-BIT, fruit d'une collaboration entre Moscou et Pékin, incarne cette synergie : 4 400 étudiants et 110 partenariats institutionnels. Parallèlement, un "boom de la langue russe" traverse les collèges chinois, tandis que des écoles jumelées, comme celles de Nanjing et Pouchkino, tissent des liens interpersonnels durables.
Face aux pressions occidentales, cette coopération éducative devient un levier pour mutualiser les forces des deux nations. Les étudiants d'aujourd'hui, futurs scientifiques, ingénieurs ou dirigeants, porteront demain cette vision commune.
Suivez, likez et partagez : https://t.me/Institut_Schiller
Lors de leur sommet à Pékin, les deux présidents ont lancé les "Années sino-russes de l'éducation" en soulignant l'importance stratégique de l'éducation : "cruciale pour le développement individuel" pour Poutine, "une noble cause qui profite aux générations actuelles et futures" pour Xi. Avec 60 000 étudiants chinois en Russie, 21 000 Russes en Chine et 100 000 Russes apprenant le chinois, ce partenariat couvre langue, sciences, économie numérique et énergies, préparant les deux pays à l'ère de l'IA et de la quatrième révolution industrielle.
L'université Shenzhen MSU-BIT, fruit d'une collaboration entre Moscou et Pékin, incarne cette synergie : 4 400 étudiants et 110 partenariats institutionnels. Parallèlement, un "boom de la langue russe" traverse les collèges chinois, tandis que des écoles jumelées, comme celles de Nanjing et Pouchkino, tissent des liens interpersonnels durables.
Face aux pressions occidentales, cette coopération éducative devient un levier pour mutualiser les forces des deux nations. Les étudiants d'aujourd'hui, futurs scientifiques, ingénieurs ou dirigeants, porteront demain cette vision commune.
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CGTN
The China-Russia Education Years: Building a bridge of knowledge for a multipolar world
The China-Russia Education Years are more than a calendar of events and exchange programs. They are a recognition that the durability of bilateral relations depends not only on summit diplomacy and trade figures, but on the depth of understanding between…
Movisol
La Germania persevera nella cobelligeranza con l’Ucraina
La Germania e l’Ucraina svilupperanno congiuntamente droni a lungo raggio, ha annunciato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius (foto) durante una visita non annunciata a Kiev l’11 maggio, dove ha firmato un programma denominato “Brave Germany” insieme al ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov.
Berlino è emersa come il principale singolo donatore militare dell’Ucraina, dopo che gli Stati Uniti hanno smesso di fornire direttamente armi a Kiev, passando invece alla vendita di armamenti ad altri paesi NATO che poi li consegnano all’Ucraina. Tra il gennaio 2022 e il febbraio 2026, la Germania ha speso circa 20 miliardi di euro in armamenti per l’Ucraina, secondo il Kiel Institute for the World Economy. Il sostegno militare si è spostato dalla consegna di sistemi d’arma tradizionali al finanziamento di joint venture per la produzione di missili a lungo raggio. Come ha affermato Pistorius, “l’attenzione è sullo sviluppo congiunto di sistemi senza pilota avanzati di ogni tipo, soprattutto nel settore degli attacchi in profondità”.
Allo stesso tempo, il Ministero della Difesa sta cercando di convincere gli Stati Uniti a tornare sui loro passi nella decisione di non dislocare missili in Germania. Il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate tedesche, generale Carsten Breuer, è stato inviato a Washington all’inizio di maggio a questo scopo, e lo stesso Pistorius sarà negli Stati Uniti alla fine del mese.
Un terzo canale della militarizzazione tedesca è il Regno Unito. In un’intervista congiunta alla Süddeutsche Zeitung del 15 maggio, il generale Breuer e il suo omologo britannico, l’Air Chief Marshal Sir Richard Knighton, hanno presentato la loro “valutazione” dei preparativi russi per una guerra contro la NATO. “I vari indicatori – riarmo, rafforzamento delle truppe, sviluppi economici e politici – puntano tutti a una data: il 2029”, ha dichiarato il generale tedesco. “Potrebbe accadere prima? Sì”, ha poi chiosato.
Entrambi gli ufficiali hanno sottolineato che il cosiddetto Accordo di Trinity House, firmato nell’ottobre 2024 tra Germania e Regno Unito, prevede una cooperazione più stretta in materia di deterrenza, prontezza operativa e progetti di difesa, incluso lo sviluppo congiunto di sistemi missilistici capaci di raggiungere Mosca, tema centrale nell’agenda. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito l’accordo una svolta, l’apertura di un nuovo capitolo nelle relazioni anglo-tedesche.
Ciò sarà interpretato in Russia come una minaccia strategica, a cui Mosca potrebbe reagire anche prendendo di mira gli impianti di produzione militare tedeschi con la nuova generazione di missili russi a lungo raggio. Sebbene altri paesi europei abbiano programmi simili di riarmo, la Germania è vista come una minaccia particolare, dato il suo passato. Nonostante ciò, Mosca continua a proporre la ripresa del dialogo e misure di de-escalation, finora senza risultati.
La Germania persevera nella cobelligeranza con l’Ucraina
La Germania e l’Ucraina svilupperanno congiuntamente droni a lungo raggio, ha annunciato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius (foto) durante una visita non annunciata a Kiev l’11 maggio, dove ha firmato un programma denominato “Brave Germany” insieme al ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov.
Berlino è emersa come il principale singolo donatore militare dell’Ucraina, dopo che gli Stati Uniti hanno smesso di fornire direttamente armi a Kiev, passando invece alla vendita di armamenti ad altri paesi NATO che poi li consegnano all’Ucraina. Tra il gennaio 2022 e il febbraio 2026, la Germania ha speso circa 20 miliardi di euro in armamenti per l’Ucraina, secondo il Kiel Institute for the World Economy. Il sostegno militare si è spostato dalla consegna di sistemi d’arma tradizionali al finanziamento di joint venture per la produzione di missili a lungo raggio. Come ha affermato Pistorius, “l’attenzione è sullo sviluppo congiunto di sistemi senza pilota avanzati di ogni tipo, soprattutto nel settore degli attacchi in profondità”.
Allo stesso tempo, il Ministero della Difesa sta cercando di convincere gli Stati Uniti a tornare sui loro passi nella decisione di non dislocare missili in Germania. Il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate tedesche, generale Carsten Breuer, è stato inviato a Washington all’inizio di maggio a questo scopo, e lo stesso Pistorius sarà negli Stati Uniti alla fine del mese.
Un terzo canale della militarizzazione tedesca è il Regno Unito. In un’intervista congiunta alla Süddeutsche Zeitung del 15 maggio, il generale Breuer e il suo omologo britannico, l’Air Chief Marshal Sir Richard Knighton, hanno presentato la loro “valutazione” dei preparativi russi per una guerra contro la NATO. “I vari indicatori – riarmo, rafforzamento delle truppe, sviluppi economici e politici – puntano tutti a una data: il 2029”, ha dichiarato il generale tedesco. “Potrebbe accadere prima? Sì”, ha poi chiosato.
Entrambi gli ufficiali hanno sottolineato che il cosiddetto Accordo di Trinity House, firmato nell’ottobre 2024 tra Germania e Regno Unito, prevede una cooperazione più stretta in materia di deterrenza, prontezza operativa e progetti di difesa, incluso lo sviluppo congiunto di sistemi missilistici capaci di raggiungere Mosca, tema centrale nell’agenda. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito l’accordo una svolta, l’apertura di un nuovo capitolo nelle relazioni anglo-tedesche.
Ciò sarà interpretato in Russia come una minaccia strategica, a cui Mosca potrebbe reagire anche prendendo di mira gli impianti di produzione militare tedeschi con la nuova generazione di missili russi a lungo raggio. Sebbene altri paesi europei abbiano programmi simili di riarmo, la Germania è vista come una minaccia particolare, dato il suo passato. Nonostante ciò, Mosca continua a proporre la ripresa del dialogo e misure di de-escalation, finora senza risultati.
Discorso tenuto dalla candidata presidenziale indipendente Diane Sare al terzo raduno denominato "Rage against the war machine"
https://youtu.be/eXHVQMQqP14
🇺🇸 Other speakers included candidates for federal office, the director of antiwar.com Scott Horton, and the former Director of National Counterterrorism Joe Kent. In his remarks, Kent said that on Memorial Day, the most important thing for Americans to do to honor those who have made the ultimate sacrifice in so many wars, including the wars since World War II which were not declared and many of which occurred under false pretext, is to resolve that we dedicate ourselves to preventing any more such wars.
Below is the link to a video of my speech to this gathering in which I also sought to remind the American people of the intended purpose of the founding of our Republic as a bulwark against colonialism, and to create the conditions of freedom for each individual to contribute to the immortality of mankind.
https://youtu.be/eXHVQMQqP14
https://youtu.be/eXHVQMQqP14
🇺🇸 Other speakers included candidates for federal office, the director of antiwar.com Scott Horton, and the former Director of National Counterterrorism Joe Kent. In his remarks, Kent said that on Memorial Day, the most important thing for Americans to do to honor those who have made the ultimate sacrifice in so many wars, including the wars since World War II which were not declared and many of which occurred under false pretext, is to resolve that we dedicate ourselves to preventing any more such wars.
Below is the link to a video of my speech to this gathering in which I also sought to remind the American people of the intended purpose of the founding of our Republic as a bulwark against colonialism, and to create the conditions of freedom for each individual to contribute to the immortality of mankind.
https://youtu.be/eXHVQMQqP14
The Schiller Institute
Live Dialogue with Helga Zepp-LaRouche: Extended Oasis Plan Key to New Development Architecture
Join Helga Zepp-LaRouche in her live dialogue and discuss the issues and solutions that move the world and its people. Send your questions & comments to questions@schillerinstitute.org.
Please share the YouTube link with your friends, acquaintances, and colleagues to increase the reach of the solutions presented by the LaRouche movement.
Wednesday, May 27 2026, 11am ET/ 5pm CET
At 10:00 Tuesday morning in New York, Chinese Foreign Minister Wang Yi opens the United Nations Security Council’s high-level debate, “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-Centered International System.” Secretary-General António Guterres briefs. Foreign ministers and senior diplomats of the world’s nations are in the chamber. Implicitly before them is the proposal “To the Governments of the United Nations: A Policy To Bring Peace and Development to Southwest Asia,” circulated since May 17 by the Schiller Institute and the International Peace Coalition — the operational synthesis of the four-point regional framework former Turkish Prime Minister Ahmet Davutoğlu set out at the May 15 EIR Roundtable and the Extended Oasis Plan proposed there by Helga Zepp-LaRouche.
Two days later, on Thursday May 28, Wang Yi participates in the Group of Friends of Global Governance meeting in New York — the 43-country coalition, predominantly drawn from the Global South, launched at the UN on December 9, 2025 to advance President Xi Jinping’s Global Governance Initiative. Across the same window, the Russian Federation opens its First International Security Conference in the Moscow region with 140 delegations from 120 nations. And the foreign ministers of the United States, India, Japan, and Australia convene the Quad in New Delhi the same day as the UNSC debate. Multiple diplomatic architectures, on parallel display in a single week.
The present moment will not wait. Russia’s Foreign Ministry today announced a sustained campaign of strikes against the Ukrainian defense-industrial complex in Kiev, with explicit warnings to foreign diplomatic personnel to leave the city — and Foreign Minister Sergei Lavrov phoned U.S. Secretary of State Marco Rubio to inform him personally. The May 23–24 retaliation that triggered the announcement used an Oreshnik intermediate-range ballistic missile — nuclear-capable, with no NATO defense against it. But to read this only as retaliation for Starobelsk is to miss the longer shape of what is happening. Across the Russian expert and political spectrum — from Karaganov and Trenin to Medvedev, Ryabkov, and Polyanskiy, with senior military analysts naming twelve European drone-production sites as legitimate targets — the question being asked aloud in Moscow is no longer whether to escalate, but how, and against whom. Helga Zepp-LaRouche warned on Monday: “I am really extremely concerned that this thing can go out of control very, very quickly.” Whether the human race survives this passage is not an idle question.
The Iran picture is mixed, and possibly more hopeful — but against a coordinated effort to render it moot. Iranian Parliament Speaker Mohammad Bagher Ghalibaf (re-elected today), Foreign Minister Abbas Araghchi, and Central Bank Governor Abdolnaser Hemmati arrived in Doha for talks on the terms — frozen-assets release, Strait of Hormuz, uranium enrichment — that Pakistani and Chinese mediation have brought close to closure. The same day, Israel launched its largest wave of attacks on southern Lebanon in months, and the U.S. military carried out what CENTCOM called “self-defense” strikes on Iranian missile launch sites, small boats, and two empty Iranian-flagged tankers near the Strait. A last shot before a peace agreement, or a deliberate effort to[...]
Live Dialogue with Helga Zepp-LaRouche: Extended Oasis Plan Key to New Development Architecture
Join Helga Zepp-LaRouche in her live dialogue and discuss the issues and solutions that move the world and its people. Send your questions & comments to questions@schillerinstitute.org.
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Wednesday, May 27 2026, 11am ET/ 5pm CET
At 10:00 Tuesday morning in New York, Chinese Foreign Minister Wang Yi opens the United Nations Security Council’s high-level debate, “Upholding the Purposes and Principles of the UN Charter and Strengthening the UN-Centered International System.” Secretary-General António Guterres briefs. Foreign ministers and senior diplomats of the world’s nations are in the chamber. Implicitly before them is the proposal “To the Governments of the United Nations: A Policy To Bring Peace and Development to Southwest Asia,” circulated since May 17 by the Schiller Institute and the International Peace Coalition — the operational synthesis of the four-point regional framework former Turkish Prime Minister Ahmet Davutoğlu set out at the May 15 EIR Roundtable and the Extended Oasis Plan proposed there by Helga Zepp-LaRouche.
Two days later, on Thursday May 28, Wang Yi participates in the Group of Friends of Global Governance meeting in New York — the 43-country coalition, predominantly drawn from the Global South, launched at the UN on December 9, 2025 to advance President Xi Jinping’s Global Governance Initiative. Across the same window, the Russian Federation opens its First International Security Conference in the Moscow region with 140 delegations from 120 nations. And the foreign ministers of the United States, India, Japan, and Australia convene the Quad in New Delhi the same day as the UNSC debate. Multiple diplomatic architectures, on parallel display in a single week.
The present moment will not wait. Russia’s Foreign Ministry today announced a sustained campaign of strikes against the Ukrainian defense-industrial complex in Kiev, with explicit warnings to foreign diplomatic personnel to leave the city — and Foreign Minister Sergei Lavrov phoned U.S. Secretary of State Marco Rubio to inform him personally. The May 23–24 retaliation that triggered the announcement used an Oreshnik intermediate-range ballistic missile — nuclear-capable, with no NATO defense against it. But to read this only as retaliation for Starobelsk is to miss the longer shape of what is happening. Across the Russian expert and political spectrum — from Karaganov and Trenin to Medvedev, Ryabkov, and Polyanskiy, with senior military analysts naming twelve European drone-production sites as legitimate targets — the question being asked aloud in Moscow is no longer whether to escalate, but how, and against whom. Helga Zepp-LaRouche warned on Monday: “I am really extremely concerned that this thing can go out of control very, very quickly.” Whether the human race survives this passage is not an idle question.
The Iran picture is mixed, and possibly more hopeful — but against a coordinated effort to render it moot. Iranian Parliament Speaker Mohammad Bagher Ghalibaf (re-elected today), Foreign Minister Abbas Araghchi, and Central Bank Governor Abdolnaser Hemmati arrived in Doha for talks on the terms — frozen-assets release, Strait of Hormuz, uranium enrichment — that Pakistani and Chinese mediation have brought close to closure. The same day, Israel launched its largest wave of attacks on southern Lebanon in months, and the U.S. military carried out what CENTCOM called “self-defense” strikes on Iranian missile launch sites, small boats, and two empty Iranian-flagged tankers near the Strait. A last shot before a peace agreement, or a deliberate effort to[...]
MoviSol.org
The Schiller Institute Live Dialogue with Helga Zepp-LaRouche: Extended Oasis Plan Key to New Development Architecture Join Helga Zepp-LaRouche in her live dialogue and discuss the issues and solutions that move the world and its people. Send your questions…
scuttle it. The deal as currently structured — sanctions relief in exchange for nuclear concession — remains, as Trita Parsi argued on May 23, hostage to whoever next chooses to break it. The structure that would actually hold is the one Davutoğlu and Zepp-LaRouche have set out: a regional security architecture combined with the Extended Oasis Plan, a layered diplomatic and developmental order that makes war impossible among countries whose economies and cultures have come to depend on each other’s success.
Pope Leo XIV released his first encyclical, Magnifica Humanitas, on Monday. It had been signed on May 15, the 135th anniversary of his namesake Leo XIII’s Rerum Novarum and the same day as the EIR Roundtable. Leo XIV’s central arguments — that the pursuit of profit cannot justify the systematic destruction of jobs, that autonomous weapons cannot be allowed to make use-of-force decisions, that the moral fitness of civilization is what is finally at stake — echo, in another voice, the framework EIR and the Schiller Institute have placed before the world.
That the proposal now in the UN’s hands has been carried by the Moscow-based journal New Eastern Outlook — written by an IPC contributor, Tamer Mansour, who reconstructs Lyndon LaRouche’s 1990 dictum that “without a policy of economic development, the Arabs and Israelis have no common basis for political agreement: no common interest” — is a concrete measure of how far the Davutoğlu-LaRouche framework has traveled in just ten days.
The question Davutoğlu answered at the May 15 Roundtable is the question put to the foreign ministers this week: “The best way to peace is economic interdependency. There is no other way. Whenever you have economic interdependency, nobody will be starting a war.” It is also the question Lyndon LaRouche pressed on Western policymakers from 1990 onward. Writing from his prison cell in February 1991 to mark the centenary of Rerum Novarum, LaRouche warned that “any society which defies those considerations is threatening its own continued existence … a society which is not only losing the moral fitness to survive, but which, by God’s clock, will not long survive in its present form.”
Zepp-LaRouche made the case again today in the same idiom: “Unless we succeed in getting a debate on the need to have a new security and development architecture, which must take into account the interest of every single country, it will not work.” Whether tomorrow’s UNSC debate gets us that conversation, or whether the diplomatic moment is allowed to pass, is genuinely uncertain. What is not uncertain is what must be done.
Pope Leo XIV released his first encyclical, Magnifica Humanitas, on Monday. It had been signed on May 15, the 135th anniversary of his namesake Leo XIII’s Rerum Novarum and the same day as the EIR Roundtable. Leo XIV’s central arguments — that the pursuit of profit cannot justify the systematic destruction of jobs, that autonomous weapons cannot be allowed to make use-of-force decisions, that the moral fitness of civilization is what is finally at stake — echo, in another voice, the framework EIR and the Schiller Institute have placed before the world.
That the proposal now in the UN’s hands has been carried by the Moscow-based journal New Eastern Outlook — written by an IPC contributor, Tamer Mansour, who reconstructs Lyndon LaRouche’s 1990 dictum that “without a policy of economic development, the Arabs and Israelis have no common basis for political agreement: no common interest” — is a concrete measure of how far the Davutoğlu-LaRouche framework has traveled in just ten days.
The question Davutoğlu answered at the May 15 Roundtable is the question put to the foreign ministers this week: “The best way to peace is economic interdependency. There is no other way. Whenever you have economic interdependency, nobody will be starting a war.” It is also the question Lyndon LaRouche pressed on Western policymakers from 1990 onward. Writing from his prison cell in February 1991 to mark the centenary of Rerum Novarum, LaRouche warned that “any society which defies those considerations is threatening its own continued existence … a society which is not only losing the moral fitness to survive, but which, by God’s clock, will not long survive in its present form.”
Zepp-LaRouche made the case again today in the same idiom: “Unless we succeed in getting a debate on the need to have a new security and development architecture, which must take into account the interest of every single country, it will not work.” Whether tomorrow’s UNSC debate gets us that conversation, or whether the diplomatic moment is allowed to pass, is genuinely uncertain. What is not uncertain is what must be done.
La Russia conduce una massiccia rappresaglia contro le strutture militari ucraine
Il 25 maggio, il Ministero degli Esteri russo ha annunciato “una serie di attacchi sistematici” contro le strutture del complesso militare-industriale di Kiev, a partire da quelle coinvolte nella produzione e nel lancio di droni, nonché contro “i centri decisionali e i posti di comando”. Di conseguenza, ha consigliato a tutti i cittadini stranieri, compresi i diplomatici, di lasciare Kiev il prima possibile. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha telefonato al suo omologo statunitense, Marco Rubio, per informare ufficialmente l’amministrazione Trump dell’azione.
Questo annuncio fa seguito agli attacchi sulla capitale ucraina sferrati dalla Russia nella notte del 24 maggio in risposta alla strage avvenuta meno di 48 ore prima nel dormitorio di una scuola professionale a Starobelsk, Lugansk, che ha causato la morte di almeno 21 adolescenti e il ferimento di oltre quaranta di essi (foto).
La risposta immediata della Russia, secondo il Ministero della Difesa, ha preso di mira “strutture di comando e controllo militare, basi aeree e imprese dell’industria della difesa ucraina”, utilizzando almeno un missile balistico Oreshnik, missili balistici Iskander aerolanciati, missili balistici ipersonici Kinzhal anche aereolanciati e missili da crociera Tsirkon, missili da crociera aerei, marittimi e terrestri, nonché velivoli senza pilota (si noti che la NATO non dispone di alcuna difesa contro l’Oreshnik, un missile a capacità nucleare). Il Ministero della Difesa ha affermato che nessuna infrastruttura civile è stata colpita.
Gran parte dei media mainstream ha criticato aspramente il Cremlino per gli attacchi, ma ha omesso di precisare che si trattava di una rappresaglia per Starobelsk e non solo, dato che nelle ultime settimane si era registrato un forte aumento degli attacchi con droni ucraini in profondità nel territorio russo. La leadership russa è perfettamente consapevole del fatto che tali attacchi non avrebbero potuto essere sferrati senza l’intervento attivo dei paesi membri della NATO in Europa. Da qui i moniti estremamente severi rivolti ai leader europei.
Colpire il dormitorio “è stato un attacco mirato contro i civili, tratto direttamente dal manuale nazista tedesco”, ha riferito il Ministero degli Esteri russo, aggiungendo che: “Questi attacchi utilizzano armi a lungo raggio fornite al regime di Kiev dai paesi della NATO, compresi i droni, e vengono effettuati con l’assistenza tecnica di specialisti stranieri provenienti da noti Stati membri della NATO. Abbiamo informazioni attendibili secondo cui le capitali occidentali stanno fornendo intelligence alle forze armate ucraine e aiutandole nella scelta dei bersagli”. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha sottolineato più volte che l’UE è diventata “praticamente indistinguibile dalla NATO”. Ma l’attacco a un dormitorio scolastico, che non si trova vicino a installazioni militari, un attacco che si è svolto in tre ondate successive, è un enorme ritorno alla barbarie.
Lo stesso Vladimir Putin ha affermato che l’attacco era intenzionale, definendolo “una manifestazione di neonazismo” e lasciando intendere che sarebbero state intraprese adeguate azioni di ritorsione. Ha inoltre sottolineato che si trattava dell’ennesimo tentativo di provocare la Russia affinché reagisse in qualche modo, per poi incolparla delle conseguenze.
Pertanto, come ha dichiarato l’esperto statunitense di armamenti Scott Ritter alla International Peace Coalition tre settimane fa, “Mosca ha varcato il Rubicone”. La grande domanda è: quando si sveglieranno gli europei e accetteranno finalmente di appoggiare una fine negoziata del conflitto? Ricordiamo che Mosca aveva già pubblicato alcune settimane fa un elenco di siti in Europa che riforniscono la macchina da guerra ucraina e che potrebbero quindi diventare bersagli. I leader europei vogliono davvero portare la guerra nell’Unione Europea, continuando a rifiutare i negoziati?
Il 25 maggio, il Ministero degli Esteri russo ha annunciato “una serie di attacchi sistematici” contro le strutture del complesso militare-industriale di Kiev, a partire da quelle coinvolte nella produzione e nel lancio di droni, nonché contro “i centri decisionali e i posti di comando”. Di conseguenza, ha consigliato a tutti i cittadini stranieri, compresi i diplomatici, di lasciare Kiev il prima possibile. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha telefonato al suo omologo statunitense, Marco Rubio, per informare ufficialmente l’amministrazione Trump dell’azione.
Questo annuncio fa seguito agli attacchi sulla capitale ucraina sferrati dalla Russia nella notte del 24 maggio in risposta alla strage avvenuta meno di 48 ore prima nel dormitorio di una scuola professionale a Starobelsk, Lugansk, che ha causato la morte di almeno 21 adolescenti e il ferimento di oltre quaranta di essi (foto).
La risposta immediata della Russia, secondo il Ministero della Difesa, ha preso di mira “strutture di comando e controllo militare, basi aeree e imprese dell’industria della difesa ucraina”, utilizzando almeno un missile balistico Oreshnik, missili balistici Iskander aerolanciati, missili balistici ipersonici Kinzhal anche aereolanciati e missili da crociera Tsirkon, missili da crociera aerei, marittimi e terrestri, nonché velivoli senza pilota (si noti che la NATO non dispone di alcuna difesa contro l’Oreshnik, un missile a capacità nucleare). Il Ministero della Difesa ha affermato che nessuna infrastruttura civile è stata colpita.
Gran parte dei media mainstream ha criticato aspramente il Cremlino per gli attacchi, ma ha omesso di precisare che si trattava di una rappresaglia per Starobelsk e non solo, dato che nelle ultime settimane si era registrato un forte aumento degli attacchi con droni ucraini in profondità nel territorio russo. La leadership russa è perfettamente consapevole del fatto che tali attacchi non avrebbero potuto essere sferrati senza l’intervento attivo dei paesi membri della NATO in Europa. Da qui i moniti estremamente severi rivolti ai leader europei.
Colpire il dormitorio “è stato un attacco mirato contro i civili, tratto direttamente dal manuale nazista tedesco”, ha riferito il Ministero degli Esteri russo, aggiungendo che: “Questi attacchi utilizzano armi a lungo raggio fornite al regime di Kiev dai paesi della NATO, compresi i droni, e vengono effettuati con l’assistenza tecnica di specialisti stranieri provenienti da noti Stati membri della NATO. Abbiamo informazioni attendibili secondo cui le capitali occidentali stanno fornendo intelligence alle forze armate ucraine e aiutandole nella scelta dei bersagli”. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha sottolineato più volte che l’UE è diventata “praticamente indistinguibile dalla NATO”. Ma l’attacco a un dormitorio scolastico, che non si trova vicino a installazioni militari, un attacco che si è svolto in tre ondate successive, è un enorme ritorno alla barbarie.
Lo stesso Vladimir Putin ha affermato che l’attacco era intenzionale, definendolo “una manifestazione di neonazismo” e lasciando intendere che sarebbero state intraprese adeguate azioni di ritorsione. Ha inoltre sottolineato che si trattava dell’ennesimo tentativo di provocare la Russia affinché reagisse in qualche modo, per poi incolparla delle conseguenze.
Pertanto, come ha dichiarato l’esperto statunitense di armamenti Scott Ritter alla International Peace Coalition tre settimane fa, “Mosca ha varcato il Rubicone”. La grande domanda è: quando si sveglieranno gli europei e accetteranno finalmente di appoggiare una fine negoziata del conflitto? Ricordiamo che Mosca aveva già pubblicato alcune settimane fa un elenco di siti in Europa che riforniscono la macchina da guerra ucraina e che potrebbero quindi diventare bersagli. I leader europei vogliono davvero portare la guerra nell’Unione Europea, continuando a rifiutare i negoziati?
Movisol
La diplomazia messa alla prova
Il 26 maggio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (foto) ha aperto la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con il tema: “Difendere gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e rafforzare il sistema internazionale centrato sull’ONU”.
Non vi è dubbio che tali principi e le stesse fondamenta del diritto internazionale non siano mai stati violati in modo così sfacciato come oggi. Due giorni dopo, il 28 maggio a New York, Wang Yi era atteso alla riunione del Gruppo degli Amici della Governance Globale, la coalizione di quarantatré paesi, prevalentemente del Sud Globale, lanciata alle Nazioni Unite lo scorso dicembre per promuovere l’Iniziativa per la Governance Globale del presidente cinese Xi Jinping.
Alla luce di queste iniziative, lo Schiller Institute (SI) e forze alleate hanno diffuso a livello internazionale una lettera aperta intitolata “Ai governi delle Nazioni Unite: una politica per portare pace e sviluppo nell’Asia sud-occidentale”, circolata anche presso il quartier generale dell’ONU a New York. Tale proposta riflette, in parte, i risultati delle deliberazioni della tavola rotonda dell’EIR del 15 maggio sulla guerra contro l’Iran e sulla disintegrazione controllata dell’economia mondiale. Essa comprende il piano in quattro punti per la pace presentato durante quella tavola rotonda dall’ex primo ministro della Turchia Ahmet Davutoğlu, combinato con il “Piano Oasi” allargato proposto da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello SI, per invertire la desertificazione dell’Asia sud-occidentale e garantire lo sviluppo economico integrato di tutti i paesi della regione come unica base per una pace duratura.
Che il mondo abbia urgente bisogno di una nuova architettura di sicurezza e sviluppo è innegabile. Mentre i leader europei e la NATO sostengono in Ucraina un regime ormai arroccato verso provocazioni sempre più rischiose contro la Russia, rifiutandosi al contempo di negoziare, il Cremlino ha lanciato un’escalation prolungata contro l’Ucraina che potrebbe sfuggire al controllo.
Per quanto riguarda l’Iran, i negoziati si stanno avviando verso un prolungamento del cessate il fuoco, sebbene l’amministrazione Trump abbia nuovamente lanciato alcuni attacchi aerei il 25 maggio, sostenendo che fossero compiuti per “autodifesa”. Gli sforzi diplomatici proseguono senza sosta, coinvolgendo diversi paesi della regione, così come il Pakistan, che ha assunto un importante ruolo di mediatore tra Washington e Teheran. Fonti vicine ai negoziati sottolineano inoltre il ruolo unico della Cina, dove il primo ministro pakistano ha appena trascorso diversi giorni.
I principali punti in discussione riguardano la riapertura dello Stretto di Hormuz e lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero, con un possibile rinvio della controversia sul programma nucleare iraniano. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, ormai fuori controllo, rimane fermamente contrario a qualsiasi cessate il fuoco con il Libano, che invece l’Iran, d’accordo in questo con Washington, sostiene debba essere incluso. E Israele, come sappiamo, esercita ancora una notevole influenza negli Stati Uniti, anche se questa è stata significativamente erosa dall’inizio delle uccisioni di massa dei palestinesi a Gaza.
Allo stato attuale, gli Stati Uniti e Israele non hanno ottenuto nulla di sostanziale dalla guerra di aggressione illegale lanciata il 28 febbraio. Quanto a Donald Trump, ha bisogno di trovare un modo per dichiarare vittoria e porre rapidamente fine al conflitto, se non altro per la propria sopravvivenza politica e quella dei suoi alleati.
La diplomazia messa alla prova
Il 26 maggio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (foto) ha aperto la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con il tema: “Difendere gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e rafforzare il sistema internazionale centrato sull’ONU”.
Non vi è dubbio che tali principi e le stesse fondamenta del diritto internazionale non siano mai stati violati in modo così sfacciato come oggi. Due giorni dopo, il 28 maggio a New York, Wang Yi era atteso alla riunione del Gruppo degli Amici della Governance Globale, la coalizione di quarantatré paesi, prevalentemente del Sud Globale, lanciata alle Nazioni Unite lo scorso dicembre per promuovere l’Iniziativa per la Governance Globale del presidente cinese Xi Jinping.
Alla luce di queste iniziative, lo Schiller Institute (SI) e forze alleate hanno diffuso a livello internazionale una lettera aperta intitolata “Ai governi delle Nazioni Unite: una politica per portare pace e sviluppo nell’Asia sud-occidentale”, circolata anche presso il quartier generale dell’ONU a New York. Tale proposta riflette, in parte, i risultati delle deliberazioni della tavola rotonda dell’EIR del 15 maggio sulla guerra contro l’Iran e sulla disintegrazione controllata dell’economia mondiale. Essa comprende il piano in quattro punti per la pace presentato durante quella tavola rotonda dall’ex primo ministro della Turchia Ahmet Davutoğlu, combinato con il “Piano Oasi” allargato proposto da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello SI, per invertire la desertificazione dell’Asia sud-occidentale e garantire lo sviluppo economico integrato di tutti i paesi della regione come unica base per una pace duratura.
Che il mondo abbia urgente bisogno di una nuova architettura di sicurezza e sviluppo è innegabile. Mentre i leader europei e la NATO sostengono in Ucraina un regime ormai arroccato verso provocazioni sempre più rischiose contro la Russia, rifiutandosi al contempo di negoziare, il Cremlino ha lanciato un’escalation prolungata contro l’Ucraina che potrebbe sfuggire al controllo.
Per quanto riguarda l’Iran, i negoziati si stanno avviando verso un prolungamento del cessate il fuoco, sebbene l’amministrazione Trump abbia nuovamente lanciato alcuni attacchi aerei il 25 maggio, sostenendo che fossero compiuti per “autodifesa”. Gli sforzi diplomatici proseguono senza sosta, coinvolgendo diversi paesi della regione, così come il Pakistan, che ha assunto un importante ruolo di mediatore tra Washington e Teheran. Fonti vicine ai negoziati sottolineano inoltre il ruolo unico della Cina, dove il primo ministro pakistano ha appena trascorso diversi giorni.
I principali punti in discussione riguardano la riapertura dello Stretto di Hormuz e lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero, con un possibile rinvio della controversia sul programma nucleare iraniano. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, ormai fuori controllo, rimane fermamente contrario a qualsiasi cessate il fuoco con il Libano, che invece l’Iran, d’accordo in questo con Washington, sostiene debba essere incluso. E Israele, come sappiamo, esercita ancora una notevole influenza negli Stati Uniti, anche se questa è stata significativamente erosa dall’inizio delle uccisioni di massa dei palestinesi a Gaza.
Allo stato attuale, gli Stati Uniti e Israele non hanno ottenuto nulla di sostanziale dalla guerra di aggressione illegale lanciata il 28 febbraio. Quanto a Donald Trump, ha bisogno di trovare un modo per dichiarare vittoria e porre rapidamente fine al conflitto, se non altro per la propria sopravvivenza politica e quella dei suoi alleati.
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Esplorazione spaziale, energia nucleare, infrastrutture: un vertice Xi-Putin orientato al futuro
La visita di Stato di Vladimir Putin in Cina, il 19-20 maggio, ha confermato la stretta relazione tra Russia e Cina e la convergenza su una serie di importanti questioni internazionali. Sono state firmate due importanti dichiarazioni. La prima riguarda “l’istituzione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali”.
La dichiarazione, che si basa su una serie di documenti risalenti al 1997, osserva l’“alba di una nuova era” in cui gli interessi fondamentali di tutte le nazioni vengono rispettati “senza dividere il mondo in regioni e blocchi contrapposti”, in contrasto con “i tentativi di alcuni Stati di gestire unilateralmente gli affari globali, imporre i propri interessi al mondo intero e limitare le possibilità di sviluppo sovrano degli altri Paesi, nello spirito dell’epoca del colonialismo”, tentativi che, secondo il testo, “sono falliti”.
Con l’obiettivo di migliorare il sistema di governance globale, la dichiarazione propone inoltre la riforma delle Nazioni Unite e di altre istituzioni multilaterali per riflettere maggiormente la voce dei Paesi in via di sviluppo nel sistema internazionale.
Un’altra dichiarazione sul rafforzamento della partnership globale è stata firmata al termine della serie di incontri e discussioni tra i due leader. Uno dei concetti centrali della dichiarazione congiunta è la collaborazione nello sviluppo spaziale, comprese le missioni nello spazio profondo, la costruzione della Stazione Internazionale di Ricerca Lunare, i satelliti, ecc.
Sul piano dell’approvvigionamento energetico, le due parti si impegnano a portare avanti “uno sforzo straordinario nel più ampio spettro delle tecnologie d’avanguardia, sia nella fissione sia nella fusione nucleare”. Intendono “approfondire la cooperazione nell’uso pacifico dell’energia nucleare, promuovere costantemente la collaborazione nei settori della fusione nucleare, dei reattori a neutroni veloci e del ciclo chiuso del combustibile nucleare, e sviluppare la cooperazione sotto forma di accordi globali nella fase iniziale del ciclo del combustibile nucleare e nella costruzione congiunta di nuove centrali, basandosi sui principi del mutuo beneficio e dell’equilibrio degli interessi”. Oltre all’aspetto energetico, è stato firmato un memorandum sulle applicazioni della tecnologia nucleare in medicina e sulle nuove tecnologie fotoniche e quantistiche.
È interessante notare che Xi Jinping e Vladimir Putin hanno anche trovato il tempo per inaugurare gli “Anni dell’Istruzione Cina-Russia”, un’iniziativa pensata per consolidare le relazioni tra i due Paesi per una o due generazioni future, se non oltre. Attualmente circa 60.000 studenti cinesi studiano in Russia e circa 21.000 studenti russi studiano in Cina. Inoltre, circa 100.000 studenti russi studiano il cinese, mentre nelle scuole medie cinesi sarebbe in corso un vero e proprio “boom della lingua russa”. I programmi educativi congiunti sono incentrati su scienza e tecnologia e sull’economia digitale, oltre che su lingua e letteratura. (Foto Osservatore Romano).
Esplorazione spaziale, energia nucleare, infrastrutture: un vertice Xi-Putin orientato al futuro
La visita di Stato di Vladimir Putin in Cina, il 19-20 maggio, ha confermato la stretta relazione tra Russia e Cina e la convergenza su una serie di importanti questioni internazionali. Sono state firmate due importanti dichiarazioni. La prima riguarda “l’istituzione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali”.
La dichiarazione, che si basa su una serie di documenti risalenti al 1997, osserva l’“alba di una nuova era” in cui gli interessi fondamentali di tutte le nazioni vengono rispettati “senza dividere il mondo in regioni e blocchi contrapposti”, in contrasto con “i tentativi di alcuni Stati di gestire unilateralmente gli affari globali, imporre i propri interessi al mondo intero e limitare le possibilità di sviluppo sovrano degli altri Paesi, nello spirito dell’epoca del colonialismo”, tentativi che, secondo il testo, “sono falliti”.
Con l’obiettivo di migliorare il sistema di governance globale, la dichiarazione propone inoltre la riforma delle Nazioni Unite e di altre istituzioni multilaterali per riflettere maggiormente la voce dei Paesi in via di sviluppo nel sistema internazionale.
Un’altra dichiarazione sul rafforzamento della partnership globale è stata firmata al termine della serie di incontri e discussioni tra i due leader. Uno dei concetti centrali della dichiarazione congiunta è la collaborazione nello sviluppo spaziale, comprese le missioni nello spazio profondo, la costruzione della Stazione Internazionale di Ricerca Lunare, i satelliti, ecc.
Sul piano dell’approvvigionamento energetico, le due parti si impegnano a portare avanti “uno sforzo straordinario nel più ampio spettro delle tecnologie d’avanguardia, sia nella fissione sia nella fusione nucleare”. Intendono “approfondire la cooperazione nell’uso pacifico dell’energia nucleare, promuovere costantemente la collaborazione nei settori della fusione nucleare, dei reattori a neutroni veloci e del ciclo chiuso del combustibile nucleare, e sviluppare la cooperazione sotto forma di accordi globali nella fase iniziale del ciclo del combustibile nucleare e nella costruzione congiunta di nuove centrali, basandosi sui principi del mutuo beneficio e dell’equilibrio degli interessi”. Oltre all’aspetto energetico, è stato firmato un memorandum sulle applicazioni della tecnologia nucleare in medicina e sulle nuove tecnologie fotoniche e quantistiche.
È interessante notare che Xi Jinping e Vladimir Putin hanno anche trovato il tempo per inaugurare gli “Anni dell’Istruzione Cina-Russia”, un’iniziativa pensata per consolidare le relazioni tra i due Paesi per una o due generazioni future, se non oltre. Attualmente circa 60.000 studenti cinesi studiano in Russia e circa 21.000 studenti russi studiano in Cina. Inoltre, circa 100.000 studenti russi studiano il cinese, mentre nelle scuole medie cinesi sarebbe in corso un vero e proprio “boom della lingua russa”. I programmi educativi congiunti sono incentrati su scienza e tecnologia e sull’economia digitale, oltre che su lingua e letteratura. (Foto Osservatore Romano).
Ora in diretta
Venerdì 29/5/2026
dalle ore 17:00
156ª riunione della
Coalizione Internazionale per la Pace
[CIP #156 / IPC #156]
LA SPECIE UMANA È CAPACE DI GOVERNARE SÉ STESSA?
🇺🇸 Is the Human Species Capable of Governing Itself?
youtube.com/live/WqoHIUGtpAw
🇪🇸 ¿Te tomarás en serio el destino de la humanidad? ¡Actúa en consecuencia!
youtube.com/live/QJWTHhiKvJg
🇺🇸 🇪🇸 🇫🇷 🇩🇪
https://us02web.zoom.us/j/83288789255
Venerdì 29/5/2026
dalle ore 17:00
156ª riunione della
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[CIP #156 / IPC #156]
LA SPECIE UMANA È CAPACE DI GOVERNARE SÉ STESSA?
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🇪🇸 ¿Te tomarás en serio el destino de la humanidad? ¡Actúa en consecuencia!
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Simposio di questa notte (per l'Italia)
Diane Sare was joined by Bronx congressional candidate Jose Vega (NY-15) and Pennsylvania congressional candidate Jamie Frost Remmey (PA-1).
youtube.com/live/WKEDULRTPIQ
Diane Sare was joined by Bronx congressional candidate Jose Vega (NY-15) and Pennsylvania congressional candidate Jamie Frost Remmey (PA-1).
youtube.com/live/WKEDULRTPIQ
In his paper “On the Sublime,” the German poet of freedom Friedrich Schiller addresses the paradox that if man is the creature of free will, yet every man has to die, how is it that death does not nullify the species character of man?
To resolve this paradox, one must move from the physical domain where one exercises free will by opposing violence with a superior force, to the moral domain where one’s will coincides with the laws of nature.
Socrates described this state of existence in his final dialogue with his friends before drinking the hemlock that ended his life, but the influence and work of Socrates has endured for thousands of years. Dr. Martin Luther King, Jr. also expressed his understanding of this, in his own imitation of Christ at Gethsemane, when King gave his final sermon on April 3, 1968, in Memphis, Tennessee.
You have more power than you think.
These are the principles we must discuss to achieve true victory in the war to save the United States and humanity.
To resolve this paradox, one must move from the physical domain where one exercises free will by opposing violence with a superior force, to the moral domain where one’s will coincides with the laws of nature.
Socrates described this state of existence in his final dialogue with his friends before drinking the hemlock that ended his life, but the influence and work of Socrates has endured for thousands of years. Dr. Martin Luther King, Jr. also expressed his understanding of this, in his own imitation of Christ at Gethsemane, when King gave his final sermon on April 3, 1968, in Memphis, Tennessee.
You have more power than you think.
These are the principles we must discuss to achieve true victory in the war to save the United States and humanity.
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Un nuovo partito promette di rivoluzionare il sistema politico greco
Il 21 maggio, è stato inaugurato in Grecia un nuovo partito, che potrebbe spezzare il servilismo filo-NATO e filo-UE del governo di Nuova Democrazia guidato dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis. Chiamato Speranza per la Democrazia, il partito è guidato da Maria Karystianou, una pediatra che è assurta a notorietà nazionale come leader delle famiglie delle vittime dell’incidente ferroviario di Tempe del 2023, tra cui figura sua figlia. Il partito ha annunciato la propria costituzione ufficiale in un teatro di Salonicco davanti a centinaia di sostenitori, tra cui attivisti politici, agricoltori, intellettuali, militari in pensione e membri della diaspora greca.
Tra i membri fondatori e tra i consiglieri di politica estera di Karystianou figura l’ex ambasciatore Leonidas Chrysanthopoulos, attivo sostenitore dello Schiller Institute e dell’idea di una nuova architettura di sicurezza e sviluppo.
Maria Karystianou ha delineato un programma in venti punti che sottolinea la necessità di ribaltare la politica di austerità imposta alla Grecia dalla Commissione Europea e dai suoi creditori internazionali, ricostruire istruzione e sanità pubbliche, sostenere la famiglia e i giovani, che costituiscono “la speranza del nostro Paese”, attuare una riforma bancaria per garantire la trasparenza, lotta alla corruzione e una politica estera fondata sulla sovranità nazionale e sul diritto internazionale.
Un nuovo partito promette di rivoluzionare il sistema politico greco
Il 21 maggio, è stato inaugurato in Grecia un nuovo partito, che potrebbe spezzare il servilismo filo-NATO e filo-UE del governo di Nuova Democrazia guidato dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis. Chiamato Speranza per la Democrazia, il partito è guidato da Maria Karystianou, una pediatra che è assurta a notorietà nazionale come leader delle famiglie delle vittime dell’incidente ferroviario di Tempe del 2023, tra cui figura sua figlia. Il partito ha annunciato la propria costituzione ufficiale in un teatro di Salonicco davanti a centinaia di sostenitori, tra cui attivisti politici, agricoltori, intellettuali, militari in pensione e membri della diaspora greca.
Tra i membri fondatori e tra i consiglieri di politica estera di Karystianou figura l’ex ambasciatore Leonidas Chrysanthopoulos, attivo sostenitore dello Schiller Institute e dell’idea di una nuova architettura di sicurezza e sviluppo.
Maria Karystianou ha delineato un programma in venti punti che sottolinea la necessità di ribaltare la politica di austerità imposta alla Grecia dalla Commissione Europea e dai suoi creditori internazionali, ricostruire istruzione e sanità pubbliche, sostenere la famiglia e i giovani, che costituiscono “la speranza del nostro Paese”, attuare una riforma bancaria per garantire la trasparenza, lotta alla corruzione e una politica estera fondata sulla sovranità nazionale e sul diritto internazionale.