Forwarded from Antonio Porto (Antonio Porto)
𝐃𝐄𝐂𝐄𝐒𝐒𝐎 𝐂𝐎𝐋𝐋𝐄𝐆𝐀 𝐏𝐎𝐋𝐈𝐙𝐈𝐀 𝐃𝐈 𝐒𝐓𝐀𝐓𝐎
𝐏𝐔𝐑𝐓𝐑𝐎𝐏𝐏𝐎 𝐔𝐍'𝐀𝐋𝐓𝐑𝐀 𝐓𝐑𝐈𝐒𝐓𝐄 𝐍𝐎𝐓𝐈𝐙𝐈𝐀, 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐑𝐀𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐈𝐄𝐑𝐈 𝟒 𝐍𝐎𝐕𝐄𝐌𝐁𝐑𝐄 𝐀 𝐂𝐀𝐔𝐒𝐀 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐈𝐍𝐅𝐀𝐑𝐓𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐄’ 𝐏𝐈𝐔 𝐅𝐑𝐀 𝐍𝐎𝐈 𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐂𝐀𝐏𝐎 𝐏𝐀𝐓𝐑𝐎𝐍𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐅𝐀𝐁𝐑𝐈𝐙𝐈𝐎 𝐈𝐍 𝐅𝐎𝐑𝐙𝐀 𝐀𝐋 𝐑𝐄𝐏𝐀𝐑𝐓𝐎 𝐌𝐎𝐁𝐈𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐏𝐀𝐋𝐄𝐑𝐌𝐎.
Ennesimo caso di decesso di un giovane collega in stato di buona salute, la mia indignazione cresce sempre di più, come il rammarico nel registrare tanta indifferenza. Forse non si è ancora consapevoli che la regola del "𝐓𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐓𝐎𝐂𝐂𝐀 𝐀 𝐌𝐄" non è poi così certa, io non riesco a restare indifferente, 𝐎.𝐒.𝐀. 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 non è indifferente, per questo non si fermerà finché non emergerà la #verità e #giustizia sarà fatta.⚔️⚖️🇮🇹
Per chi vuole aiutare la famiglia del collega prematuramente scomparso con un piccolo gesto può utilizzare l'IBAN della moglie di Fabrizio Patronaggio 𝐈𝐓𝟓𝟏𝐘𝟑𝟔𝟎𝟖𝟏𝟎𝟓𝟏𝟑𝟖𝟐𝟏𝟕𝟒𝟗𝟕𝟔𝟏𝟕𝟓𝟎𝟗 Accomando Alessandra.
La scomparsa di Fabrizio lascia tutti noi nello sconforto e nel dolore.
Possiamo manifestare il nostro sincero affetto mostrandoci fattivamente vicini alla sua amata famiglia, a sua moglie alle piccole figlie.
È solo un piccolo gesto da parte di ognuno di noi... Grazie in anticipo a tutti voi.
𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐨
𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐺𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑂.𝑆.𝐴. 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎
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#noinontradiamo #noncifermerete #osapolizia #sindacato #diritti #verità #giustizia
𝐏𝐔𝐑𝐓𝐑𝐎𝐏𝐏𝐎 𝐔𝐍'𝐀𝐋𝐓𝐑𝐀 𝐓𝐑𝐈𝐒𝐓𝐄 𝐍𝐎𝐓𝐈𝐙𝐈𝐀, 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐄𝐑𝐀𝐓𝐀 𝐃𝐈 𝐈𝐄𝐑𝐈 𝟒 𝐍𝐎𝐕𝐄𝐌𝐁𝐑𝐄 𝐀 𝐂𝐀𝐔𝐒𝐀 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐈𝐍𝐅𝐀𝐑𝐓𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐄’ 𝐏𝐈𝐔 𝐅𝐑𝐀 𝐍𝐎𝐈 𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐈𝐒𝐓𝐄𝐍𝐓𝐄 𝐂𝐀𝐏𝐎 𝐏𝐀𝐓𝐑𝐎𝐍𝐀𝐆𝐆𝐈𝐎 𝐅𝐀𝐁𝐑𝐈𝐙𝐈𝐎 𝐈𝐍 𝐅𝐎𝐑𝐙𝐀 𝐀𝐋 𝐑𝐄𝐏𝐀𝐑𝐓𝐎 𝐌𝐎𝐁𝐈𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐏𝐀𝐋𝐄𝐑𝐌𝐎.
Ennesimo caso di decesso di un giovane collega in stato di buona salute, la mia indignazione cresce sempre di più, come il rammarico nel registrare tanta indifferenza. Forse non si è ancora consapevoli che la regola del "𝐓𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐍𝐎𝐍 𝐓𝐎𝐂𝐂𝐀 𝐀 𝐌𝐄" non è poi così certa, io non riesco a restare indifferente, 𝐎.𝐒.𝐀. 𝐏𝐨𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 non è indifferente, per questo non si fermerà finché non emergerà la #verità e #giustizia sarà fatta.⚔️⚖️🇮🇹
Per chi vuole aiutare la famiglia del collega prematuramente scomparso con un piccolo gesto può utilizzare l'IBAN della moglie di Fabrizio Patronaggio 𝐈𝐓𝟓𝟏𝐘𝟑𝟔𝟎𝟖𝟏𝟎𝟓𝟏𝟑𝟖𝟐𝟏𝟕𝟒𝟗𝟕𝟔𝟏𝟕𝟓𝟎𝟗 Accomando Alessandra.
La scomparsa di Fabrizio lascia tutti noi nello sconforto e nel dolore.
Possiamo manifestare il nostro sincero affetto mostrandoci fattivamente vicini alla sua amata famiglia, a sua moglie alle piccole figlie.
È solo un piccolo gesto da parte di ognuno di noi... Grazie in anticipo a tutti voi.
𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐨
𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐺𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑂.𝑆.𝐴. 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎
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Antonio Porto
Segretario Generale Nazionale O.S.A. Polizia
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Forwarded from Antonio Porto (Antonio Porto)
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In molti mi chiedono perché non mi fermo, perché rischiare così tanto, perché sono così testardo ad andare avanti!
Io ho giurato e ho promesso, soprattutto a loro:
Avranno le dovute risposte alle loro domande.
#noncifermerete #noncifermeremo #osapolizia #osaitalia #ali #giustizia #verità
Io ho giurato e ho promesso, soprattutto a loro:
Avranno le dovute risposte alle loro domande.
#noncifermerete #noncifermeremo #osapolizia #osaitalia #ali #giustizia #verità
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Forwarded from OSA POLIZIA (Antonio Porto)
🚨 OSA Polizia e OSA Italia segnalano il Dott. Burioni agli organi competenti.
Dopo le gravi affermazioni pubblicate dal Dott. Roberto Burioni, irrispettose verso le Forze dell'Ordine, offensive ed umilianti verso i danneggiati da vaccino anti-COVID, a seguito di invito ad un confronto pubblico sui "vaccini" anti Covid, abbiamo inviato una formale richiesta di inchiesta disciplinare all’Ordine dei Medici di Pesaro-Urbino, FNOMCeO, Ministero della Salute, Università San Raffaele e Presidenza della Repubblica.
🔴 Chi deride cittadini e istituzioni non può rappresentare la medicina pubblica.
Abbiamo chiesto anche la revoca della Medaglia al Merito della Sanità Pubblica.
⏳ Se entro 30 giorni non riceveremo risposte, agiremo pubblicamente e legalmente.
#OSAPolizia #OSAItaIia #Burioni #Vaccini #Dignità #Giustizia
Dopo le gravi affermazioni pubblicate dal Dott. Roberto Burioni, irrispettose verso le Forze dell'Ordine, offensive ed umilianti verso i danneggiati da vaccino anti-COVID, a seguito di invito ad un confronto pubblico sui "vaccini" anti Covid, abbiamo inviato una formale richiesta di inchiesta disciplinare all’Ordine dei Medici di Pesaro-Urbino, FNOMCeO, Ministero della Salute, Università San Raffaele e Presidenza della Repubblica.
🔴 Chi deride cittadini e istituzioni non può rappresentare la medicina pubblica.
Abbiamo chiesto anche la revoca della Medaglia al Merito della Sanità Pubblica.
⏳ Se entro 30 giorni non riceveremo risposte, agiremo pubblicamente e legalmente.
#OSAPolizia #OSAItaIia #Burioni #Vaccini #Dignità #Giustizia
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Forwarded from OSA POLIZIA (Antonio Porto)
𝗟𝗔 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗭𝗜𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗜𝗠𝗣𝗨𝗡𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗦𝗩𝗘𝗡𝗗𝗨𝗧𝗔 𝗘𝗗 𝗨𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗧𝗔.
𝘍𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰. 𝘍𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘍𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰.
Il 21 gennaio non c’è stato alcun vero confronto. C’è stata l’ennesima ratifica di decisioni già prese, sulla pelle dei poliziotti che lavorano, si formano e tengono in piedi l’Istituzione ogni giorno.
Un modello fallimentare, calato dall’alto, che appiattisce le carriere, svuota le qualifiche, mortifica la professionalità e trasforma la formazione in un fastidio da eliminare.
Un modello che premia l’inerzia, non la competenza.
Che garantisce avanzamenti automatici, non una Polizia più forte.
𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗕𝗔𝗦𝗧𝗔.
Né complici, né spettatori.
Il silenzio non è neutralità: è corresponsabilità.
Abbiamo inviato una 𝗟𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗔 𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 al Capo della Polizia, al Direttore DAGEP e ai Colleghi Poliziotti.
Un atto politico chiaro, duro, senza sconti, per denunciare uno scempio che mette a rischio il futuro della Polizia di Stato.
𝗟𝗲𝗴𝗴𝗲𝘁𝗲𝗹𝗮. 𝗖𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗲𝘁𝗲𝗹𝗮. 𝗗𝗶𝗳𝗳𝗼𝗻𝗱𝗲𝘁𝗲𝗹𝗮.👇
https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:6ae1d5cd-6411-496e-9a37-24904fa15f3d
Perché il futuro non si difende con la rassegnazione, ma con il coraggio di opporsi.
𝘋𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰. 𝘋𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰.
#NéCompliciNéSpettatori #Merito #Futuro #PoliziaDiStato #OSAPolizia
𝘼𝙣𝙩𝙤𝙣𝙞𝙤 𝙋𝙤𝙧𝙩𝙤
𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐺𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑂.𝑆.𝐴. 𝑃𝑜𝑙𝑖𝑧𝑖𝑎
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𝘍𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰. 𝘍𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘍𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰.
Il 21 gennaio non c’è stato alcun vero confronto. C’è stata l’ennesima ratifica di decisioni già prese, sulla pelle dei poliziotti che lavorano, si formano e tengono in piedi l’Istituzione ogni giorno.
Un modello fallimentare, calato dall’alto, che appiattisce le carriere, svuota le qualifiche, mortifica la professionalità e trasforma la formazione in un fastidio da eliminare.
Un modello che premia l’inerzia, non la competenza.
Che garantisce avanzamenti automatici, non una Polizia più forte.
𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗕𝗔𝗦𝗧𝗔.
Né complici, né spettatori.
Il silenzio non è neutralità: è corresponsabilità.
Abbiamo inviato una 𝗟𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗔 𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 al Capo della Polizia, al Direttore DAGEP e ai Colleghi Poliziotti.
Un atto politico chiaro, duro, senza sconti, per denunciare uno scempio che mette a rischio il futuro della Polizia di Stato.
𝗟𝗲𝗴𝗴𝗲𝘁𝗲𝗹𝗮. 𝗖𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗲𝘁𝗲𝗹𝗮. 𝗗𝗶𝗳𝗳𝗼𝗻𝗱𝗲𝘁𝗲𝗹𝗮.👇
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Perché il futuro non si difende con la rassegnazione, ma con il coraggio di opporsi.
𝘋𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰. 𝘋𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰.
#NéCompliciNéSpettatori #Merito #Futuro #PoliziaDiStato #OSAPolizia
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𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗰𝗮𝗿𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗹’𝗲𝗻𝗻𝗲𝘀𝗶𝗺𝗼 𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗳𝗳𝗼 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼.
Un provvedimento che non si limita ad archiviare.
Un provvedimento che tradisce la logica, svuota il diritto e calpesta il dovere fondamentale della ricerca della verità.
Perché qui non siamo davanti a una valutazione opinabile.
Siamo davanti a una contraddizione insanabile.
Da una parte si ammette, nero su bianco, che milioni di cittadini sono stati sottoposti alla somministrazione massiva di una “cura sperimentale”, anche fragili, anche senza una reale personalizzazione medica.
Dall’altra si conclude che non esiste nulla di penalmente rilevante.
Questa non è una decisione.
È una forzatura.
𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮.
Perché una premessa di questa portata non può essere enunciata e poi cancellata nelle conseguenze. Non può essere riconosciuta e poi neutralizzata. Non può essere scritta e poi resa inutile.
Se quella premessa è vera, allora impone accertamenti.
Impone verifiche.
Impone responsabilità.
Se non lo si fa, non si sta applicando il diritto.
𝗦𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼.
E allora la domanda è una sola:
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝘃𝗼𝗹𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼?
Perché qui non manca un dettaglio.
Manca il cuore dell’indagine.
Mancano gli approfondimenti essenziali: consenso informato, comunicazione ai cittadini, catena delle decisioni, responsabilità istituzionali.
Manca ciò che avrebbe potuto disturbare davvero.
E quando manca questo, l’archiviazione non è una conclusione.
È una scelta.
𝗨𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼.
Il pubblico ministero, nel nostro ordinamento, è il garante della ricerca della verità materiale. Ha il dovere di cercarla, anche quando è scomoda, anche quando mette in crisi assetti consolidati.
Qui quel dovere è stato svuotato.
E quando il GIP non rileva questa mancanza, non corregge.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗰𝗿𝗮.
Ed è in questo passaggio che il problema smette di essere giudiziario e diventa sistemico.
Perché non siamo più davanti a un singolo atto.
Siamo davanti a un meccanismo.
Un meccanismo che, quando viene toccato nei suoi punti più sensibili, non reagisce cercando la verità.
𝗦𝗶 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲.
E così si crea una zona in cui le responsabilità si dissolvono, le domande restano senza risposta e la verità viene ridotta a una presenza tollerata… purché resti senza conseguenze.
𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼.
𝗘̀ 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶𝗼.
E il prezzo lo paga il cittadino.
Perché quando la verità non viene cercata, non viene protetta la legge.
𝗩𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮.
Il punto più grave non è ciò che è stato scritto.
È ciò che non è stato fatto.
È ciò che non si è voluto vedere.
È ciò che non si è voluto accertare.
𝗘̀ 𝘂𝗻’𝗼𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲.
E quando l’omissione diventa metodo, la giustizia smette di essere tale.
Alla faccia di tutti i cosiddetti “malori improvvisi”.
𝗚𝗶𝗮𝗻𝗹𝘂𝗰𝗮 “𝗗𝗿𝗮𝗴𝗼” 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶
Presidente OSA Italia
#OSAPolizia #OSAItalia #stopalmagistratopoliziotto #OsareSempre #NonCiArrendiamo #VeritàEGiustizia #DirittiFondamentali
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Un provvedimento che non si limita ad archiviare.
Un provvedimento che tradisce la logica, svuota il diritto e calpesta il dovere fondamentale della ricerca della verità.
Perché qui non siamo davanti a una valutazione opinabile.
Siamo davanti a una contraddizione insanabile.
Da una parte si ammette, nero su bianco, che milioni di cittadini sono stati sottoposti alla somministrazione massiva di una “cura sperimentale”, anche fragili, anche senza una reale personalizzazione medica.
Dall’altra si conclude che non esiste nulla di penalmente rilevante.
Questa non è una decisione.
È una forzatura.
𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮.
Perché una premessa di questa portata non può essere enunciata e poi cancellata nelle conseguenze. Non può essere riconosciuta e poi neutralizzata. Non può essere scritta e poi resa inutile.
Se quella premessa è vera, allora impone accertamenti.
Impone verifiche.
Impone responsabilità.
Se non lo si fa, non si sta applicando il diritto.
𝗦𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼.
E allora la domanda è una sola:
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝘃𝗼𝗹𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼?
Perché qui non manca un dettaglio.
Manca il cuore dell’indagine.
Mancano gli approfondimenti essenziali: consenso informato, comunicazione ai cittadini, catena delle decisioni, responsabilità istituzionali.
Manca ciò che avrebbe potuto disturbare davvero.
E quando manca questo, l’archiviazione non è una conclusione.
È una scelta.
𝗨𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼.
Il pubblico ministero, nel nostro ordinamento, è il garante della ricerca della verità materiale. Ha il dovere di cercarla, anche quando è scomoda, anche quando mette in crisi assetti consolidati.
Qui quel dovere è stato svuotato.
E quando il GIP non rileva questa mancanza, non corregge.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗰𝗿𝗮.
Ed è in questo passaggio che il problema smette di essere giudiziario e diventa sistemico.
Perché non siamo più davanti a un singolo atto.
Siamo davanti a un meccanismo.
Un meccanismo che, quando viene toccato nei suoi punti più sensibili, non reagisce cercando la verità.
𝗦𝗶 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲.
E così si crea una zona in cui le responsabilità si dissolvono, le domande restano senza risposta e la verità viene ridotta a una presenza tollerata… purché resti senza conseguenze.
𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼.
𝗘̀ 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗾𝘂𝗶𝗹𝗶𝗯𝗿𝗶𝗼.
E il prezzo lo paga il cittadino.
Perché quando la verità non viene cercata, non viene protetta la legge.
𝗩𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮.
Il punto più grave non è ciò che è stato scritto.
È ciò che non è stato fatto.
È ciò che non si è voluto vedere.
È ciò che non si è voluto accertare.
𝗘̀ 𝘂𝗻’𝗼𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲.
E quando l’omissione diventa metodo, la giustizia smette di essere tale.
Alla faccia di tutti i cosiddetti “malori improvvisi”.
𝗚𝗶𝗮𝗻𝗹𝘂𝗰𝗮 “𝗗𝗿𝗮𝗴𝗼” 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶
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Forwarded from Drago
Circolare Hantavirus Regioni.pdf
458.8 KB
HANTAVIRUS
Protocollo pronto. Allarme mediatico. Teatro sanitario già allestito.
“Il rischio è molto basso.”
Così scrivono nella circolare.
Ma intanto preparano quarantene di 42 giorni, sorveglianza sanitaria attiva, contact tracing internazionale, isolamento, restrizioni sui voli, DPI, monitoraggi quotidiani e allerta su scala nazionale.
Ed è qui che molti iniziano a vedere il solito schema:
prima si costruisce il protocollo sanitario,
poi si crea il clima psicologico,
poi arriva l’attuazione.
Il teatro è pronto.
Perché questa circolare non è una semplice nota tecnica.
È una struttura operativa completa:
Ministeri, ISS, Protezione Civile, aeroporti, compagnie aeree, Regioni, laboratori, USMAF, sistemi di tracciamento, procedure di isolamento e sorveglianza.
Il tutto mentre lo stesso documento ammette:
* trasmissione interumana rara,
* evidenze scientifiche limitate,
* test falsamente negativi,
* assenza di protocolli scientificamente consolidati per gli asintomatici.
Eppure si parla già di:
“massima cautela”,
“misure di contenimento”,
“rafforzamento della sorveglianza”,
“quarantena fiduciaria”.
Curioso però un altro aspetto.
Per migliaia di cosiddette “sudden death”, malori improvvisi, arresti cardiaci improvvisi, giovani che crollano senza spiegazioni chiare, il silenzio istituzionale è stato quasi totale.
Nessuna conferenza permanente.
Nessun bombardamento mediatico.
Nessuna quarantena.
Nessun monitoraggio di massa.
Nessun sistema emergenziale attivato con questa velocità.
Ma per un virus definito dagli stessi organismi internazionali a “rischio molto basso” per la popolazione europea, la macchina burocratica globale si muove immediatamente.
E allora il sospetto diventa inevitabile:
non sembra più sanità pubblica, ma un copione già scritto.
Protocollo.
Allarme.
Sorveglianza.
Controllo.
Attuazione.
Il teatro è pronto.
E il sipario si chiude sempre allo stesso modo:
con archiviazioni, silenzi istituzionali e nessun responsabile.
Proprio come nel caso Magrini & Co.
OSA ITALIA
#OSAItalia #OSAPolizia #VeritàEGiustizia #OsareSempre
Protocollo pronto. Allarme mediatico. Teatro sanitario già allestito.
“Il rischio è molto basso.”
Così scrivono nella circolare.
Ma intanto preparano quarantene di 42 giorni, sorveglianza sanitaria attiva, contact tracing internazionale, isolamento, restrizioni sui voli, DPI, monitoraggi quotidiani e allerta su scala nazionale.
Ed è qui che molti iniziano a vedere il solito schema:
prima si costruisce il protocollo sanitario,
poi si crea il clima psicologico,
poi arriva l’attuazione.
Il teatro è pronto.
Perché questa circolare non è una semplice nota tecnica.
È una struttura operativa completa:
Ministeri, ISS, Protezione Civile, aeroporti, compagnie aeree, Regioni, laboratori, USMAF, sistemi di tracciamento, procedure di isolamento e sorveglianza.
Il tutto mentre lo stesso documento ammette:
* trasmissione interumana rara,
* evidenze scientifiche limitate,
* test falsamente negativi,
* assenza di protocolli scientificamente consolidati per gli asintomatici.
Eppure si parla già di:
“massima cautela”,
“misure di contenimento”,
“rafforzamento della sorveglianza”,
“quarantena fiduciaria”.
Curioso però un altro aspetto.
Per migliaia di cosiddette “sudden death”, malori improvvisi, arresti cardiaci improvvisi, giovani che crollano senza spiegazioni chiare, il silenzio istituzionale è stato quasi totale.
Nessuna conferenza permanente.
Nessun bombardamento mediatico.
Nessuna quarantena.
Nessun monitoraggio di massa.
Nessun sistema emergenziale attivato con questa velocità.
Ma per un virus definito dagli stessi organismi internazionali a “rischio molto basso” per la popolazione europea, la macchina burocratica globale si muove immediatamente.
E allora il sospetto diventa inevitabile:
non sembra più sanità pubblica, ma un copione già scritto.
Protocollo.
Allarme.
Sorveglianza.
Controllo.
Attuazione.
Il teatro è pronto.
E il sipario si chiude sempre allo stesso modo:
con archiviazioni, silenzi istituzionali e nessun responsabile.
Proprio come nel caso Magrini & Co.
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