Forwarded from Evolutamente.it
🇺🇸 RFK JR. CONTRO IL QATAR: IL TWEET CHE È DURATO POCHI ORE
Ieri sera Robert F. Kennedy Jr., Segretario alla Salute degli Stati Uniti, ha pubblicato su X un post che difficilmente dimenticherete. Poi l'ha cancellato. E qui comincia la storia interessante.
Il testo, salvato negli screenshot prima della sparizione (336.000 visualizzazioni in poche ore), diceva: "La campagna di propaganda globale della Fratellanza Musulmana, finanziata dal Qatar, fa sembrare Joseph Goebbels un dilettante. L'accusa di genocidio contro Israele è ridicola a prima vista, ma è un'efficace struttura di permesso per l'antisemitismo, il dispositivo più affidabile con cui i sistemi totalitari — come l'islamismo — costruiscono la formazione di massa, alleanze e potere. La maggior parte degli occidentali che ripetono quest'accusa sono idioti utili, illusi da questa campagna di psyops che odia ebrei, cristiani, Israele e gli USA in egual misura. Grazie per il fact-check, John, e per la tua visione e il tuo coraggio incrollabile".
Stop. Pochi minuti dopo, il post non c'era più. Nessuna spiegazione, nessuna smentita, nessuna versione rivista. Chi scrive governa la sanità federale americana, non ha alcuna competenza ufficiale sul Medio Oriente, eppure ha scelto di entrare nel dibattito più incandescente del pianeta — per poi uscirne di corsa quando il web ha cominciato a fargli lo zapping addosso.
Le due letture in campo sono note: per il Jerusalem Post la cancellazione sarebbe arrivata dopo pressioni del Qatar, alleato scomodo della Casa Bianca; per il Daily Caller è stata la semplice resa davanti al ratio, con lo staff che ha tirato giù tutto per evitare la tempesta. Scegliete voi la versione che preferite, ma notate il dettaglio che nessuna delle due cancella: un membro del gabinetto del presidente degli Stati Uniti crede, o ha creduto abbastanza da scriverlo, che esista una macchina propagandistica straniera che decide il vocabolario del dibattito occidentale. E quando ha provato a dirlo ad alta voce, qualcosa — o qualcuno — gli ha fatto capire che era meglio di no.
Il punto non è se il tweet fosse giusto o sbagliato nel merito. Il punto è il congegno: si può scrivere qualsiasi cosa purché non tocchi certi argomenti; e se li tocchi, il post sparisce, l'autore tace, e resta solo lo screenshot a dimostrare che quelle parole sono esistite. È la stessa lezione che abbiamo già imparato dalle dimissioni di chi a Washington ha alzato la voce sui vaccini e dai funerali di chi ha chiesto trasparenza sull'NIH. Si può dire qualunque cosa, purché non importi.
🔗 Jerusalem Post — RFK Jr. deletes post rejecting Israel genocide allegations, blaming Qatar 🔗 Daily Caller — RFK Jr. Deletes Muslim Brotherhood Rant
#RFKJr #Qatar #Israele #Propaganda #LibertàDiParola
Ieri sera Robert F. Kennedy Jr., Segretario alla Salute degli Stati Uniti, ha pubblicato su X un post che difficilmente dimenticherete. Poi l'ha cancellato. E qui comincia la storia interessante.
Il testo, salvato negli screenshot prima della sparizione (336.000 visualizzazioni in poche ore), diceva: "La campagna di propaganda globale della Fratellanza Musulmana, finanziata dal Qatar, fa sembrare Joseph Goebbels un dilettante. L'accusa di genocidio contro Israele è ridicola a prima vista, ma è un'efficace struttura di permesso per l'antisemitismo, il dispositivo più affidabile con cui i sistemi totalitari — come l'islamismo — costruiscono la formazione di massa, alleanze e potere. La maggior parte degli occidentali che ripetono quest'accusa sono idioti utili, illusi da questa campagna di psyops che odia ebrei, cristiani, Israele e gli USA in egual misura. Grazie per il fact-check, John, e per la tua visione e il tuo coraggio incrollabile".
Stop. Pochi minuti dopo, il post non c'era più. Nessuna spiegazione, nessuna smentita, nessuna versione rivista. Chi scrive governa la sanità federale americana, non ha alcuna competenza ufficiale sul Medio Oriente, eppure ha scelto di entrare nel dibattito più incandescente del pianeta — per poi uscirne di corsa quando il web ha cominciato a fargli lo zapping addosso.
Le due letture in campo sono note: per il Jerusalem Post la cancellazione sarebbe arrivata dopo pressioni del Qatar, alleato scomodo della Casa Bianca; per il Daily Caller è stata la semplice resa davanti al ratio, con lo staff che ha tirato giù tutto per evitare la tempesta. Scegliete voi la versione che preferite, ma notate il dettaglio che nessuna delle due cancella: un membro del gabinetto del presidente degli Stati Uniti crede, o ha creduto abbastanza da scriverlo, che esista una macchina propagandistica straniera che decide il vocabolario del dibattito occidentale. E quando ha provato a dirlo ad alta voce, qualcosa — o qualcuno — gli ha fatto capire che era meglio di no.
Il punto non è se il tweet fosse giusto o sbagliato nel merito. Il punto è il congegno: si può scrivere qualsiasi cosa purché non tocchi certi argomenti; e se li tocchi, il post sparisce, l'autore tace, e resta solo lo screenshot a dimostrare che quelle parole sono esistite. È la stessa lezione che abbiamo già imparato dalle dimissioni di chi a Washington ha alzato la voce sui vaccini e dai funerali di chi ha chiesto trasparenza sull'NIH. Si può dire qualunque cosa, purché non importi.
🔗 Jerusalem Post — RFK Jr. deletes post rejecting Israel genocide allegations, blaming Qatar 🔗 Daily Caller — RFK Jr. Deletes Muslim Brotherhood Rant
#RFKJr #Qatar #Israele #Propaganda #LibertàDiParola
The Jerusalem Post | JPost.com
RFK Jr. deletes post claiming Israel accusations stem from Qatar-funded Muslim Brotherhood campaign
The post had received approximately 336,000 views before it was removed. Neither Kennedy nor the US Health and Human Services Department has explained its deletion.
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