Sempre tardi eh, ma qualcosa si muove?
La Gran Bretagna annuncia un divieto a livello nazionale sulle importazioni provenienti dagli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata.
A seguito dell'annuncio britannico, 11 paesi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui annunciano un divieto di commercio con gli insediamenti israeliani illegali nei territori palestinesi occupati.
Ovviamente, l'Italia, diventato un paese di servi e straccioni, nonché lo scendiletto dei sionisti, non compare tra questi :
🇫🇷 Francia
🇨🇦 Canada
🇩🇰 Danimarca
🇳🇴 Norvegia
🇪🇸 Spagna
🇫🇮 Finlandia
🇵🇱 Polonia
🇮🇪 Irlanda
🇮🇸 Islanda
🇵🇹 Portogallo
🇸🇪 Svezia
La Gran Bretagna annuncia un divieto a livello nazionale sulle importazioni provenienti dagli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata.
A seguito dell'annuncio britannico, 11 paesi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui annunciano un divieto di commercio con gli insediamenti israeliani illegali nei territori palestinesi occupati.
Ovviamente, l'Italia, diventato un paese di servi e straccioni, nonché lo scendiletto dei sionisti, non compare tra questi :
🇫🇷 Francia
🇨🇦 Canada
🇩🇰 Danimarca
🇳🇴 Norvegia
🇪🇸 Spagna
🇫🇮 Finlandia
🇵🇱 Polonia
🇮🇪 Irlanda
🇮🇸 Islanda
🇵🇹 Portogallo
🇸🇪 Svezia
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La novità sarebbe quella cabalista di Madonna (o Esther, come si fa chiamare in ambito cabalistico) che smette di seguire una che ha appena avallato i crimini contro l'umanità di cui si è macchiata l'entità genocidaria denominata "israele".
🔻
Da Lascimmiasente
https://www.facebook.com/share/p/1GXzBm6txF/
Secondo quanto riportato, diversi artisti, tra cui Madonna e Katy Perry, avrebbero smesso di seguire P!nk su Instagram dopo le recenti notizie e discussioni sui social riguardanti le sue posizioni e dichiarazioni su Israele. I presunti unfollow hanno rapidamente alimentato speculazioni e discussioni online.
I fan stanno ora discutendo se queste decisioni siano legate a divergenze politiche e umanitarie: alcuni appoggiano gli artisti per aver preso posizione, mentre altri ritengono che le differenze personali e politiche dovrebbero rimanere separate dai rapporti professionali. La vicenda continua a far discutere sui social.
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Da Lascimmiasente
https://www.facebook.com/share/p/1GXzBm6txF/
Secondo quanto riportato, diversi artisti, tra cui Madonna e Katy Perry, avrebbero smesso di seguire P!nk su Instagram dopo le recenti notizie e discussioni sui social riguardanti le sue posizioni e dichiarazioni su Israele. I presunti unfollow hanno rapidamente alimentato speculazioni e discussioni online.
I fan stanno ora discutendo se queste decisioni siano legate a divergenze politiche e umanitarie: alcuni appoggiano gli artisti per aver preso posizione, mentre altri ritengono che le differenze personali e politiche dovrebbero rimanere separate dai rapporti professionali. La vicenda continua a far discutere sui social.
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Neppure davanti alle confessioni degli esecutori materiali del genocidio il nostro governo riesce ad avere un sussulto di dignità, di coscienza. Niente li smuove.
Io spero solo che l'urlo degli innocenti palestinesi uccisi ANCHE grazie al silenzio del nostro governo possa torturare ogni loro notte. Ogni volta che chiudono gli occhi, nella loro mente dovranno risuonare quelle urla strazianti provenire da case, ospedali, asili, tende, chiese, moschee...
🔻
NAZA è il nuovo documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, gli autori israeliani già noti per No Other Land. È andato in prima mondiale all’83ª Mostra di Venezia, tra i film in corsa per il Leone d’Oro. Il film è costruito sulle testimonianze anonime di 24 soldati e ufficiali israeliani, soprattutto dell’intelligence, intervistati di notte sui tetti di Tel Aviv. Raccontano come funzionava il sistema di targeting a Gaza: sorveglianza, calcoli su quante persone sarebbero morte in ogni casa, via libera ai bombardamenti.
Il titolo, NAZA, è l’acronimo ebraico di «danno collaterale»: Abraham e Szor dimostrano in modo inconfutabile che quella formula serve a mascherare un’uccisione di civili premeditata e intenzionale.
Prodotto da The Guardian e James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo, NAZA mescola le voci (alterate) dei soldati con immagini notturne di Tel Aviv, la città da cui la guerra veniva gestita mentre a 60 km di distanza Gaza veniva distrutta. A Venezia, Abraham e Szor sono apparsi tesissimi e solenni sotto un lunghissimo applauso: un film pensato per rendere più difficile negare ciò che è accaduto.
Questo è il loro articolo sul film-documentario, tradotto in italiano.
«NAZA»: svelare la macchina di uccisione di Israele a Gaza
Il nostro nuovo film mostra come il massacro di civili palestinesi da parte di Israele sia stato un atto calcolato e intenzionale, attraverso le testimonianze di chi ne è stato responsabile.
Di Yuval Abraham e Rachel Szor
Negli ultimi tre anni abbiamo condotto interviste notturne sui tetti di Tel Aviv con 24 soldati israeliani che hanno avuto un ruolo attivo nell’offensiva israeliana su Gaza. La maggior parte di loro era composta da ufficiali dell’intelligence: lavoravano dietro uno schermo e partecipavano da remoto all’uccisione di massa dei palestinesi.
Le loro testimonianze sono alla base di NAZA, un nuovo documentario da noi diretto — prodotto da The Guardian e James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo — che è andata in prima mondiale all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Non abbiamo intervistato questi soldati perché fosse l’unico modo per sapere cosa Israele ha fatto a Gaza. Chiunque abbia visto la devastazione della Striscia, abbia ascoltato i suoi abitanti o abbia semplicemente preso in parola i leader israeliani avrebbe dovuto riconoscere questa verità già da anni.
Abbiamo realizzato questo film per una ragione semplice: sapevamo che le testimonianze di ufficiali e soldati dell’esercito che ha annientato Gaza — coloro che hanno condotto la sorveglianza, calcolato quanti innocenti sarebbero stati uccisi in ogni casa e dato ripetutamente il via libera al bombardamento di intere famiglie — avrebbero reso ancora più difficile negare i crimini. E quella negazione è parte di ciò che permette a questi crimini di continuare ancora oggi.
Questo è un film su un sistema. Si concentra su ordini, politiche e schemi operativi, non su eccezioni. La conclusione che traiamo dalle testimonianze è chiara: l’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza non è stata un «tragico effetto collaterale» di una guerra contro Hamas, come viene comunemente rappresentata in Israele, ma un atto premeditato, calcolato e intenzionale. È per questo che una commissione dell’ONU, le principali organizzazioni per i diritti umani e studiosi palestinesi, israeliani e internazionali l’hanno descritta come un genocidio.
Il titolo del film, NAZA, acronimo ebraico di «danno collaterale», è una critica al modo in cui Israele rappresenta l’uccisione dei civili: oscurando sia la consapevolezza preventiva di quante persone sarebbero state uccise in ogni attacco, sia l’intento di distruggere che ha accompagnato la campagna militare fin dall’inizio.
Uno degli ufficiali intervistati racconta di essere stato pienamente consapevole, in tempo reale, di centinaia di casi in cui le famiglie vivevano la loro vita ordinaria — un uomo che parlava con la moglie, il suono di un programma televisivo, una preghiera, un bambino che piangeva — e di aver poi dato l’autorizzazione a bombardarle.
Alla domanda sul perché, ha risposto: «Capisci che l’obiettivo è distruggere».
Visto in questa luce, la presenza in una casa di una persona che Israele considera un obiettivo da assassinare diventa la questione «collaterale»; in molti casi, del resto, il bersaglio non era nemmeno presente. L’uccisione stessa era il punto.
I soldati che compaiono nel film hanno accettato di parlare a condizione che le loro identità fossero accuratamente celate, per timore di ritorsioni da parte di Israele per aver rivelato informazioni compromettenti. Alcune testimonianze erano così urgenti e orribili che le abbiamo pubblicate quasi subito in una serie di inchieste per +972 Magazine, Local Call e The Guardian.
La maggior parte dei soldati intervistati appartiene a quella che viene comunemente considerata l’élite socioeconomica israeliana e ha prestato servizio soprattutto in unità prestigiose dell’intelligence. Alcuni erano consapevoli di aver partecipato a crimini gravi e speravano che parlare avrebbe contribuito a scardinare i muri della negazione e della giustificazione, costringendo l’opinione pubblica israeliana a fare i conti con ciò che l’esercito era stato inviato a fare in loro nome. Altri hanno accettato di parlare solo dopo mesi di esitazione — per senso di colpa, vergogna, o persino per orgoglio di quelli che consideravano i propri risultati professionali.
Il film non si sofferma sulle loro motivazioni: è una scelta deliberata. È interessato soprattutto all’uccisione in sé e a ciò che la rende possibile. Dedicare troppo spazio ai sentimenti morali e politici delle fonti avrebbe rischiato di spostare il baricentro lontano dalle vittime, e questo non volevamo farlo.
Concedere l’anonimato a persone che, per loro stessa ammissione, hanno partecipato a crimini atroci non è qualcosa che prendiamo alla leggera. Ma, data la prosecuzione di questi crimini, abbiamo sentito il dovere di rendere pubbliche le loro testimonianze, nella speranza che possano contribuire agli sforzi per far cessare l’offensiva. Le loro parole implicano anche un sistema molto più ampio, di cui i vertici della leadership politica e militare israeliana portano la responsabilità ultima.
Speriamo che il film possa contribuire alla richiesta di responsabilità per i gravi crimini di Israele e alla giustizia per le vittime.
Ma il film non è soltanto una raccolta di testimonianze di soldati. Abbiamo anche rivolto la macchina da presa su Tel Aviv e sui suoi abitanti di notte, interrogando la città come una bolla in cui la vita ordinaria prosegue mentre i palestinesi vengono massacrati a soli 60 chilometri di distanza. Attraverso lo sguardo sulla città da cui viene gestita la guerra su Gaza, abbiamo cercato di osservare i meccanismi di conformismo che rendono possibile un’indifferenza così diffusa.
Così facendo, ci siamo trovati a porre le domande che si pose la generazione dei nostri nonni — le domande che persone in tutto il mondo si sono fatte dopo aver conosciuto atrocità e genocidi altrove: come può un gruppo di esseri umani acconsentire alla disumanizzazione totale di un altro? E com’è fatto, visto dall’interno, un sistema genocidario?
Nei prossimi anni — forse in un’era post-Netanyahu, se mai arriverà — parte del campo liberale israeliano potrebbe cercare di prendere le distanze dai crimini commessi a Gaza e attribuirli al governo di estrema destra. Certo, questo governo porta la responsabilità primaria dell’uccisione di più di 73.000 persone, in gran parte civili, dopo i massacri criminali di Hamas del 7 ottobre.
Continua sotto🔻
Io spero solo che l'urlo degli innocenti palestinesi uccisi ANCHE grazie al silenzio del nostro governo possa torturare ogni loro notte. Ogni volta che chiudono gli occhi, nella loro mente dovranno risuonare quelle urla strazianti provenire da case, ospedali, asili, tende, chiese, moschee...
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NAZA è il nuovo documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, gli autori israeliani già noti per No Other Land. È andato in prima mondiale all’83ª Mostra di Venezia, tra i film in corsa per il Leone d’Oro. Il film è costruito sulle testimonianze anonime di 24 soldati e ufficiali israeliani, soprattutto dell’intelligence, intervistati di notte sui tetti di Tel Aviv. Raccontano come funzionava il sistema di targeting a Gaza: sorveglianza, calcoli su quante persone sarebbero morte in ogni casa, via libera ai bombardamenti.
Il titolo, NAZA, è l’acronimo ebraico di «danno collaterale»: Abraham e Szor dimostrano in modo inconfutabile che quella formula serve a mascherare un’uccisione di civili premeditata e intenzionale.
Prodotto da The Guardian e James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo, NAZA mescola le voci (alterate) dei soldati con immagini notturne di Tel Aviv, la città da cui la guerra veniva gestita mentre a 60 km di distanza Gaza veniva distrutta. A Venezia, Abraham e Szor sono apparsi tesissimi e solenni sotto un lunghissimo applauso: un film pensato per rendere più difficile negare ciò che è accaduto.
Questo è il loro articolo sul film-documentario, tradotto in italiano.
«NAZA»: svelare la macchina di uccisione di Israele a Gaza
Il nostro nuovo film mostra come il massacro di civili palestinesi da parte di Israele sia stato un atto calcolato e intenzionale, attraverso le testimonianze di chi ne è stato responsabile.
Di Yuval Abraham e Rachel Szor
Negli ultimi tre anni abbiamo condotto interviste notturne sui tetti di Tel Aviv con 24 soldati israeliani che hanno avuto un ruolo attivo nell’offensiva israeliana su Gaza. La maggior parte di loro era composta da ufficiali dell’intelligence: lavoravano dietro uno schermo e partecipavano da remoto all’uccisione di massa dei palestinesi.
Le loro testimonianze sono alla base di NAZA, un nuovo documentario da noi diretto — prodotto da The Guardian e James Wilson, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo — che è andata in prima mondiale all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Non abbiamo intervistato questi soldati perché fosse l’unico modo per sapere cosa Israele ha fatto a Gaza. Chiunque abbia visto la devastazione della Striscia, abbia ascoltato i suoi abitanti o abbia semplicemente preso in parola i leader israeliani avrebbe dovuto riconoscere questa verità già da anni.
Abbiamo realizzato questo film per una ragione semplice: sapevamo che le testimonianze di ufficiali e soldati dell’esercito che ha annientato Gaza — coloro che hanno condotto la sorveglianza, calcolato quanti innocenti sarebbero stati uccisi in ogni casa e dato ripetutamente il via libera al bombardamento di intere famiglie — avrebbero reso ancora più difficile negare i crimini. E quella negazione è parte di ciò che permette a questi crimini di continuare ancora oggi.
Questo è un film su un sistema. Si concentra su ordini, politiche e schemi operativi, non su eccezioni. La conclusione che traiamo dalle testimonianze è chiara: l’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza non è stata un «tragico effetto collaterale» di una guerra contro Hamas, come viene comunemente rappresentata in Israele, ma un atto premeditato, calcolato e intenzionale. È per questo che una commissione dell’ONU, le principali organizzazioni per i diritti umani e studiosi palestinesi, israeliani e internazionali l’hanno descritta come un genocidio.
Il titolo del film, NAZA, acronimo ebraico di «danno collaterale», è una critica al modo in cui Israele rappresenta l’uccisione dei civili: oscurando sia la consapevolezza preventiva di quante persone sarebbero state uccise in ogni attacco, sia l’intento di distruggere che ha accompagnato la campagna militare fin dall’inizio.
Uno degli ufficiali intervistati racconta di essere stato pienamente consapevole, in tempo reale, di centinaia di casi in cui le famiglie vivevano la loro vita ordinaria — un uomo che parlava con la moglie, il suono di un programma televisivo, una preghiera, un bambino che piangeva — e di aver poi dato l’autorizzazione a bombardarle.
Alla domanda sul perché, ha risposto: «Capisci che l’obiettivo è distruggere».
Visto in questa luce, la presenza in una casa di una persona che Israele considera un obiettivo da assassinare diventa la questione «collaterale»; in molti casi, del resto, il bersaglio non era nemmeno presente. L’uccisione stessa era il punto.
I soldati che compaiono nel film hanno accettato di parlare a condizione che le loro identità fossero accuratamente celate, per timore di ritorsioni da parte di Israele per aver rivelato informazioni compromettenti. Alcune testimonianze erano così urgenti e orribili che le abbiamo pubblicate quasi subito in una serie di inchieste per +972 Magazine, Local Call e The Guardian.
La maggior parte dei soldati intervistati appartiene a quella che viene comunemente considerata l’élite socioeconomica israeliana e ha prestato servizio soprattutto in unità prestigiose dell’intelligence. Alcuni erano consapevoli di aver partecipato a crimini gravi e speravano che parlare avrebbe contribuito a scardinare i muri della negazione e della giustificazione, costringendo l’opinione pubblica israeliana a fare i conti con ciò che l’esercito era stato inviato a fare in loro nome. Altri hanno accettato di parlare solo dopo mesi di esitazione — per senso di colpa, vergogna, o persino per orgoglio di quelli che consideravano i propri risultati professionali.
Il film non si sofferma sulle loro motivazioni: è una scelta deliberata. È interessato soprattutto all’uccisione in sé e a ciò che la rende possibile. Dedicare troppo spazio ai sentimenti morali e politici delle fonti avrebbe rischiato di spostare il baricentro lontano dalle vittime, e questo non volevamo farlo.
Concedere l’anonimato a persone che, per loro stessa ammissione, hanno partecipato a crimini atroci non è qualcosa che prendiamo alla leggera. Ma, data la prosecuzione di questi crimini, abbiamo sentito il dovere di rendere pubbliche le loro testimonianze, nella speranza che possano contribuire agli sforzi per far cessare l’offensiva. Le loro parole implicano anche un sistema molto più ampio, di cui i vertici della leadership politica e militare israeliana portano la responsabilità ultima.
Speriamo che il film possa contribuire alla richiesta di responsabilità per i gravi crimini di Israele e alla giustizia per le vittime.
Ma il film non è soltanto una raccolta di testimonianze di soldati. Abbiamo anche rivolto la macchina da presa su Tel Aviv e sui suoi abitanti di notte, interrogando la città come una bolla in cui la vita ordinaria prosegue mentre i palestinesi vengono massacrati a soli 60 chilometri di distanza. Attraverso lo sguardo sulla città da cui viene gestita la guerra su Gaza, abbiamo cercato di osservare i meccanismi di conformismo che rendono possibile un’indifferenza così diffusa.
Così facendo, ci siamo trovati a porre le domande che si pose la generazione dei nostri nonni — le domande che persone in tutto il mondo si sono fatte dopo aver conosciuto atrocità e genocidi altrove: come può un gruppo di esseri umani acconsentire alla disumanizzazione totale di un altro? E com’è fatto, visto dall’interno, un sistema genocidario?
Nei prossimi anni — forse in un’era post-Netanyahu, se mai arriverà — parte del campo liberale israeliano potrebbe cercare di prendere le distanze dai crimini commessi a Gaza e attribuirli al governo di estrema destra. Certo, questo governo porta la responsabilità primaria dell’uccisione di più di 73.000 persone, in gran parte civili, dopo i massacri criminali di Hamas del 7 ottobre.
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Eppure una parte significativa di queste uccisioni è stata compiuta da soldati usciti dal cuore del campo liberale israeliano: ufficiali dell’intelligence e dell’aviazione in servizio nelle unità più prestigiose dell’esercito.
I piloti dell’aviazione potrebbero sostenere di aver semplicemente eseguito gli ordini: di aver ricevuto un set di coordinate, sganciato la bomba e fatto ritorno a casa senza sapere cosa avessero colpito. I soldati di fanteria si difenderanno dicendo di non aver sempre saputo chi stessero colpendo, anche a causa della nebbia della guerra. Per quanto discutibili siano queste difese, non si può negare ciò che il personale dell’intelligence sapeva.
Hanno visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie che le case che stavano «incriminando» erano piene di famiglie. Sapevano che le vastissime «autorizzazioni NAZA» non erano legate a obiettivi di reale valore militare. Eppure hanno svolto la loro parte nella macchina della morte, praticamente senza atti di rifiuto o di resistenza.
Il film mostra com’è fatta una macchina di uccisione quando si fonda sull’idea che «a Gaza non ci sono innocenti» — o, nel linguaggio dell’intelligence, che «a Gaza non esiste NAZA». Per questo, probabilmente, scuoterà i negazionisti, chi semina il dubbio e chi ancora si sente a proprio agio nella zona grigia tra il sapere e il non voler sapere ciò che accade a 60 chilometri a sud di Tel Aviv.
Il film è andato in prima a Venezia e arriverà presto a New York, prima di essere distribuito nel mondo. Ma è rivolto anche verso l’interno, verso la società israeliana. È stato interamente girato di notte, a riflesso della profonda oscurità in cui è nato e in cui viviamo. Ma senza un onesto confronto con ciò che è accaduto nel buio, nessuno di noi potrà vedere la luce.
Yuval Abraham è un giornalista e regista di Gerusalemme.
Rachel Szor è una regista e direttrice della fotografia.
Fonte :https://www.972mag.com/naza-exposing-israels-killing-machine-in-gaza/?fbclid=IwdGRjcAUQmyNjbGNrBRCbFnBkb2YBZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeoPxjvWQPrbYwpP_COGGdkg1hvKN-Vyhjf3rV7Ov2KYD_SJ-YHlmtfFIC5ow_aem_1gMC_hFMLWRs68eqJgc1oQ
I piloti dell’aviazione potrebbero sostenere di aver semplicemente eseguito gli ordini: di aver ricevuto un set di coordinate, sganciato la bomba e fatto ritorno a casa senza sapere cosa avessero colpito. I soldati di fanteria si difenderanno dicendo di non aver sempre saputo chi stessero colpendo, anche a causa della nebbia della guerra. Per quanto discutibili siano queste difese, non si può negare ciò che il personale dell’intelligence sapeva.
Hanno visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie che le case che stavano «incriminando» erano piene di famiglie. Sapevano che le vastissime «autorizzazioni NAZA» non erano legate a obiettivi di reale valore militare. Eppure hanno svolto la loro parte nella macchina della morte, praticamente senza atti di rifiuto o di resistenza.
Il film mostra com’è fatta una macchina di uccisione quando si fonda sull’idea che «a Gaza non ci sono innocenti» — o, nel linguaggio dell’intelligence, che «a Gaza non esiste NAZA». Per questo, probabilmente, scuoterà i negazionisti, chi semina il dubbio e chi ancora si sente a proprio agio nella zona grigia tra il sapere e il non voler sapere ciò che accade a 60 chilometri a sud di Tel Aviv.
Il film è andato in prima a Venezia e arriverà presto a New York, prima di essere distribuito nel mondo. Ma è rivolto anche verso l’interno, verso la società israeliana. È stato interamente girato di notte, a riflesso della profonda oscurità in cui è nato e in cui viviamo. Ma senza un onesto confronto con ciò che è accaduto nel buio, nessuno di noi potrà vedere la luce.
Yuval Abraham è un giornalista e regista di Gerusalemme.
Rachel Szor è una regista e direttrice della fotografia.
Fonte :https://www.972mag.com/naza-exposing-israels-killing-machine-in-gaza/?fbclid=IwdGRjcAUQmyNjbGNrBRCbFnBkb2YBZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEeoPxjvWQPrbYwpP_COGGdkg1hvKN-Vyhjf3rV7Ov2KYD_SJ-YHlmtfFIC5ow_aem_1gMC_hFMLWRs68eqJgc1oQ
+972 Magazine
‘NAZA’: Exposing Israel’s killing machine in Gaza
Our new film shows how Israel’s slaughter of Palestinian civilians was a calculated and intentional act, through the testimonies of those responsible.
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Il Sultanato dell’#Oman e la Repubblica Islamica dell’#Iran avrebbero concordato, nei giorni scorsi, una nuova regolamentazione dell’attraversamento dello Stretto di #Hormuz.
Muscat, in particolare, avrebbe accettato che una parte significativa del traffico commerciale transiti lungo la sponda dello stretto più prossima al territorio iraniano, riconoscendo così, almeno sul piano pragmatico, i mutati rapporti di forza nella regione e la crescente capacità di Teheran di condizionare uno dei principali snodi marittimi mondiali.
Poco dopo, gli #Houthi yemeniti, al termine di una fulminea offensiva, hanno acquisito il controllo di Mokha e dei territori circostanti, estendendo inoltre la propria presenza alle strategiche isole di Mayyun e Zuqar, nel Mar Rosso.
Il consolidamento lungo la costa occidentale dello Yemen rafforza sensibilmente la loro capacità di condizionare il traffico navale internazionale e li avvicina ulteriormente al Bab el-Mandeb, uno dei colli di bottiglia marittimi di maggiore rilevanza geopolitica al mondo.
Si delinea così una nuova geografia del potere: Hormuz a est, Bab el-Mandeb a ovest. Due porte della Penisola Arabica decisive per il commercio e gli approvvigionamenti energetici globali, sulle quali l’influenza iraniana, diretta o indiretta, appare oggi sensibilmente accresciuta.
Con questi sviluppi, l’architettura di sicurezza regionale garantita per decenni dalla supremazia americana mostra crepe sempre più profonde. Vacilla l’ordine che ha assicurato la libertà delle grandi rotte marittime e sostenuto la globalizzazione commerciale. La Pax Americana sembra avviarsi al tramonto.
Per l’Italia, potenza mediterranea e grande economia dipendente dalla sicurezza delle rotte commerciali, non è una crisi lontana. Roma non può permettersi di stare a guardare.
- Samuele Vasapollo, #RenovatioImperii
Muscat, in particolare, avrebbe accettato che una parte significativa del traffico commerciale transiti lungo la sponda dello stretto più prossima al territorio iraniano, riconoscendo così, almeno sul piano pragmatico, i mutati rapporti di forza nella regione e la crescente capacità di Teheran di condizionare uno dei principali snodi marittimi mondiali.
Poco dopo, gli #Houthi yemeniti, al termine di una fulminea offensiva, hanno acquisito il controllo di Mokha e dei territori circostanti, estendendo inoltre la propria presenza alle strategiche isole di Mayyun e Zuqar, nel Mar Rosso.
Il consolidamento lungo la costa occidentale dello Yemen rafforza sensibilmente la loro capacità di condizionare il traffico navale internazionale e li avvicina ulteriormente al Bab el-Mandeb, uno dei colli di bottiglia marittimi di maggiore rilevanza geopolitica al mondo.
Si delinea così una nuova geografia del potere: Hormuz a est, Bab el-Mandeb a ovest. Due porte della Penisola Arabica decisive per il commercio e gli approvvigionamenti energetici globali, sulle quali l’influenza iraniana, diretta o indiretta, appare oggi sensibilmente accresciuta.
Con questi sviluppi, l’architettura di sicurezza regionale garantita per decenni dalla supremazia americana mostra crepe sempre più profonde. Vacilla l’ordine che ha assicurato la libertà delle grandi rotte marittime e sostenuto la globalizzazione commerciale. La Pax Americana sembra avviarsi al tramonto.
Per l’Italia, potenza mediterranea e grande economia dipendente dalla sicurezza delle rotte commerciali, non è una crisi lontana. Roma non può permettersi di stare a guardare.
- Samuele Vasapollo, #RenovatioImperii
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Forwarded from L'Interferenza - giornale online
l'interferenza
Mohammad Hossein Mokhtari (ambasciatore iraniano presso la Santa Sede):" l'Iran non permetterà a nessun governo straniero di decidere…
La testata online L’Interferenza intervista l’ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, Sua Eccellenza Mohammad Hossein Mokhtari, analizzando le conseguenze geopolitiche della nuova aggressione imperialista USA alla Repubblica Islamica dell’Iran ed entrando…
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SPEGNIAMO SUBITO IL ROGO SIONISTA DEI LIBRI
Assoluta vicinanza e solidarietà all’autore Sergio Lazzeri e a Sensibili alle foglie editore per la comunicazione minatoria di messa all’indice del libro “Sionismo e Nazismo facce della stessa medaglia - Un connubio storico pericoloso dalle nefaste e attuali conseguenze” da parte dell’Associazione Italiana Avvocati e Giuristi Ebrei. La comunicazione chiede categoricamente “senza indebito ritardo” la rimozione del libro dal catalogo.
Come scrittore, come fratello del popolo palestinese e libanese, come oppresso e fratello degli oppressi, come orgoglioso antisionista, come essere umano che vuole vivere ancora e vuole che tutti possano vivere il diritto di leggere, scrivere, pubblicare parole divergenti rispetto al colonialismo genocidario israeliano e al totalitarismo che intende apertamente instaurare in ogni angolo del pianeta, credo che la migliore risposta possibile a simile intollerabile violenza sia acquistare subito il libro, ordinarlo dall’editore, leggerlo, pubblicarne stralci sui nostri profili social.
Il DDL 1004 non è ancora passato e siamo già al rogo dei libri. A proposito di connubi pericolosi…
Vogliamo davvero lasciar passare anche questo?
Questo è il link per ordinare il libro e acquistarlo:
https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/ricerca?controller=search&s=sionismo+e+nazismo+facce+della+stessa+medaglia
Riporto una breve descrizione del libro: È qui documentato il collaborazionismo tra sionismo e nazismo in funzione di colonizzazione della Palestina, già esplorato dall'autore con un lavoro di tesi nel 2000. Il 7 ottobre 2023, la Resistenza Palestinese ha riportato la questione della Palestina sulla scena internazionale, mettendo davanti agli occhi di tutti le pratiche israeliane, e posto con maggiore forza l’esigenza di trovare spiegazioni: molti infatti si chiedono come una comunità religiosa che ha subìto un genocidio possa praticarlo a sua volta contro un’altra popolazione. Questo libro offre spunti di riflessione chiarendo, sul piano storico, i rapporti tra i due movimenti politico-ideologici del sionismo e del nazismo. Ideologie e politiche parimenti reazionarie, razziste, colonialiste e genocidarie. I trattati, gli scritti, le dichiarazioni, gli esempi umani e i processi legali qui riportati conducono alla tragica conferma della similitudine anche nei metodi repressivi messi in atto oggi da Israele. Come parliamo di nazifascismo, inglobando l’esempio storico e la categoria minore nella maggiore, così possiamo parlare di nazisionismo, arrivando a dire che il sionismo è il nazismo del Ventunesimo secolo.
E qui una breve descrizione della copertina: le due facce della medaglia prodotta nel 1934 dal giornale Der Angriff, per commemorare la collaborazione tra nazisti e sionisti dopo una visita ufficiale delle SS agli insediamenti sionisti in Palestina. La scritta che circonda la Stella di David si può tradurre “Un nazista viaggia in Palestina”, quella che circonda la svastica “E ne parla [sul giornale] Der Angriff”.
I libri di F. K.
Assoluta vicinanza e solidarietà all’autore Sergio Lazzeri e a Sensibili alle foglie editore per la comunicazione minatoria di messa all’indice del libro “Sionismo e Nazismo facce della stessa medaglia - Un connubio storico pericoloso dalle nefaste e attuali conseguenze” da parte dell’Associazione Italiana Avvocati e Giuristi Ebrei. La comunicazione chiede categoricamente “senza indebito ritardo” la rimozione del libro dal catalogo.
Come scrittore, come fratello del popolo palestinese e libanese, come oppresso e fratello degli oppressi, come orgoglioso antisionista, come essere umano che vuole vivere ancora e vuole che tutti possano vivere il diritto di leggere, scrivere, pubblicare parole divergenti rispetto al colonialismo genocidario israeliano e al totalitarismo che intende apertamente instaurare in ogni angolo del pianeta, credo che la migliore risposta possibile a simile intollerabile violenza sia acquistare subito il libro, ordinarlo dall’editore, leggerlo, pubblicarne stralci sui nostri profili social.
Il DDL 1004 non è ancora passato e siamo già al rogo dei libri. A proposito di connubi pericolosi…
Vogliamo davvero lasciar passare anche questo?
Questo è il link per ordinare il libro e acquistarlo:
https://www.libreriasensibiliallefoglie.com/ricerca?controller=search&s=sionismo+e+nazismo+facce+della+stessa+medaglia
Riporto una breve descrizione del libro: È qui documentato il collaborazionismo tra sionismo e nazismo in funzione di colonizzazione della Palestina, già esplorato dall'autore con un lavoro di tesi nel 2000. Il 7 ottobre 2023, la Resistenza Palestinese ha riportato la questione della Palestina sulla scena internazionale, mettendo davanti agli occhi di tutti le pratiche israeliane, e posto con maggiore forza l’esigenza di trovare spiegazioni: molti infatti si chiedono come una comunità religiosa che ha subìto un genocidio possa praticarlo a sua volta contro un’altra popolazione. Questo libro offre spunti di riflessione chiarendo, sul piano storico, i rapporti tra i due movimenti politico-ideologici del sionismo e del nazismo. Ideologie e politiche parimenti reazionarie, razziste, colonialiste e genocidarie. I trattati, gli scritti, le dichiarazioni, gli esempi umani e i processi legali qui riportati conducono alla tragica conferma della similitudine anche nei metodi repressivi messi in atto oggi da Israele. Come parliamo di nazifascismo, inglobando l’esempio storico e la categoria minore nella maggiore, così possiamo parlare di nazisionismo, arrivando a dire che il sionismo è il nazismo del Ventunesimo secolo.
E qui una breve descrizione della copertina: le due facce della medaglia prodotta nel 1934 dal giornale Der Angriff, per commemorare la collaborazione tra nazisti e sionisti dopo una visita ufficiale delle SS agli insediamenti sionisti in Palestina. La scritta che circonda la Stella di David si può tradurre “Un nazista viaggia in Palestina”, quella che circonda la svastica “E ne parla [sul giornale] Der Angriff”.
I libri di F. K.
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Forwarded from GPI - Giovani Palestinesi d'Italia
‼️🇾🇪🇸🇦 Ansar Allah ha sferrato una vasta ondata di attacchi missilistici e con droni in tutta l’Arabia Saudita, provocando l’attivazione delle sirene e esplosioni ad Abha, Jazan, Jeddah, Taif, Yanbu e nella provincia di Al-Ula. Sono state segnalate esplosioni anche a Taiz.
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
La giornalista libanese Marwa Osman a proposito delle pressioni americane sui vari governi, soprattutto dell’Asia Occidentale, affinché impediscano i voli di compagnie iraniane nei propri aeroporti:
“Vietare agli aerei iraniani l'accesso ai propri aeroporti può sembrare un'astuta dimostrazione di obbedienza verso Washington. Tuttavia, Teheran potrebbe semplicemente ricambiare il favore imponendo le stesse restrizioni agli aeroporti – ben più trafficati – delle dittature arabe.
L'ironia è quasi perfetta: monarchie che aiutano volontariamente Washington a "stringere la morsa sull'Iran", proprio mentre le politiche di Washington stanno attivamente destabilizzando la sicurezza, il commercio, i flussi energetici e le economie della regione.
Beh, nulla è più emblematico di una "indipendenza strategica" che ricevere ordini dalla potenza che sta attivamente incendiando il proprio vicinato”.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
“Vietare agli aerei iraniani l'accesso ai propri aeroporti può sembrare un'astuta dimostrazione di obbedienza verso Washington. Tuttavia, Teheran potrebbe semplicemente ricambiare il favore imponendo le stesse restrizioni agli aeroporti – ben più trafficati – delle dittature arabe.
L'ironia è quasi perfetta: monarchie che aiutano volontariamente Washington a "stringere la morsa sull'Iran", proprio mentre le politiche di Washington stanno attivamente destabilizzando la sicurezza, il commercio, i flussi energetici e le economie della regione.
Beh, nulla è più emblematico di una "indipendenza strategica" che ricevere ordini dalla potenza che sta attivamente incendiando il proprio vicinato”.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
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Il teatro dell'assurdo...sempre più conferma di quanto sia diventato (o forse lo è sempre stato) un baraccone l'Onu.
I rappresentanti di una entità sotto processo presso la Corte Penale Internazionale per genocidio che inseguono, infastidiscono e provocano i rappresentanti iraniani con una scatola di Starlink.
Una pagliacciata che fa incazzare non solo per la totale protervia di questi criminali di guerra, ma anche per il livello di CHUTZPAH (faccia tosta) : accusare l'Iran di censura mentre loro impediscono l'accesso a giornalisti indipendenti a Gaza, Per tentare di impedire al mondo di vedere la reale portata dei loro crikin idi guerra.
Bene ha fatto il rappresentate iraniano ad ignorarlo, certi soggetti dovrebbero essere arrestati e giudicati seduta stante. Schifo.
I rappresentanti di una entità sotto processo presso la Corte Penale Internazionale per genocidio che inseguono, infastidiscono e provocano i rappresentanti iraniani con una scatola di Starlink.
Una pagliacciata che fa incazzare non solo per la totale protervia di questi criminali di guerra, ma anche per il livello di CHUTZPAH (faccia tosta) : accusare l'Iran di censura mentre loro impediscono l'accesso a giornalisti indipendenti a Gaza, Per tentare di impedire al mondo di vedere la reale portata dei loro crikin idi guerra.
Bene ha fatto il rappresentate iraniano ad ignorarlo, certi soggetti dovrebbero essere arrestati e giudicati seduta stante. Schifo.
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Ho visto NAZA al cinema. Naza signifiica “danni collaterali”
Alla fine della proiezione, è calato un silenzio surreale, si percepiva nettamente la sensazione di annichilimento, un peso insostenibile per la consapevolezza di ciò che è stato Proiettato. Nulla che la maggior parte della gente non conoscesse già, eh...
Allora, al di là dell’assunto dal quale parte sugli eventi del 7 ottobre, che si allinea, ovviamente, alla narrazione sionista…il documentario mostra una piccolissima parte dell’apparato tecnologico e militare dell’entità cosiddetta israeliana.
È la dimostrazione perfetta di come la deumanizzazione dei palestinesi non sia un incidente di percorso, ma un sistema SCIENTIFICO, programmatico studiato in ogni minimo particolare e da molti anni.
Mostra la freddezza con cui i sionisti non abbiano alcuno scrupolo e si divertano ad inventare tecnologia e burocrazia per uccidere quanto più possibile.
Per loro era solo videogioco…c’era qualcuno degli intervistati che diceva, oltre che essere di sinistra (e qui cade anche la narrazione secondo cui sarebbe la destra messianica che fa riferimento a Netanyahu l'unico male di “israele“ ) , ma che gli “gli arabi” gli stavano pure "simpatici" , ma li uccidevano per divertimento, si esaltavano… Pensate se gli stavano sul cazzo eh?
E questo sistema di deumanizzazione delle vite umane di BAMBINI, DONNE, UOMINI,VECCHI che vengono ridotte a calcoli, numeri, “effetti collaterali” si riflette anche nelle testate italiane come Il Sole 24 Ore che arrivano a definire il sangue innocente e le vite spezzate del popolo palestinese come semplici “unità”…UNITà, capite??
Questo non è né un errore, né un tecnicismo, ma è la prosecuzione ESATTA dello stesso intento di deumanizzazione di stampo sionista nei confronti del popolo palestinese: ridurlo a dei numeri freddi su un grafico di borsa serve a far abituare l’opinione pubblica al massacro. Svuotando qualsiasi cosa di ogni empatia.
C’è però ancora un’altra cosa che, personalmente, mi rende tutto questo ancora più insopportabile ed inaccettabile…sia nel film che nella realtà, ovvero laTOTALE mancanza di assunzione di responsabilità, la percezione della vigliaccheria di fondo.
Chi si nasconde dietro l’anonimato, volti oscurati, voci alterate o dietro la scusa del linguaggio tecnico o “eseguivo gli ordini” (esattamente come i nazisti a Norimberga) cerca solo di NON pagare il conto delle proprie azioni. Se ci fosse davvero un briciolo di intenzione di fare luce e cercare la verità o perseguire un MINIMO di reale giustizia, queste persone dovrebbero uscire dall’ombra e presentarsi di propria spontanea volontà davanti alla Corte Penale Internazionale e autodenunciarsi come criminali di guerra che si sono macchiati di crimini contro l’umanità!
Non che ci si fa scudo dell’anonimato e dietro la figura di Netanyahu!
Questi sono tutti ingranaggi di un sistema che andrebbe spezzato il prima possibile , e per sempre, perché è un pericolo per l’umanità intera!
Lunga vita al POPOLO PALESTINESE! ONORE E GLORIA ETERNA AI MARTIRI PALESTINESI e ALLA RESISTENZA PALESTINESE, in qualsiasi forma essa venga esercitata!!! Palestina libera dal fiume al mare 🇵🇸 ❤️
Alla fine della proiezione, è calato un silenzio surreale, si percepiva nettamente la sensazione di annichilimento, un peso insostenibile per la consapevolezza di ciò che è stato Proiettato. Nulla che la maggior parte della gente non conoscesse già, eh...
Allora, al di là dell’assunto dal quale parte sugli eventi del 7 ottobre, che si allinea, ovviamente, alla narrazione sionista…il documentario mostra una piccolissima parte dell’apparato tecnologico e militare dell’entità cosiddetta israeliana.
È la dimostrazione perfetta di come la deumanizzazione dei palestinesi non sia un incidente di percorso, ma un sistema SCIENTIFICO, programmatico studiato in ogni minimo particolare e da molti anni.
Mostra la freddezza con cui i sionisti non abbiano alcuno scrupolo e si divertano ad inventare tecnologia e burocrazia per uccidere quanto più possibile.
Per loro era solo videogioco…c’era qualcuno degli intervistati che diceva, oltre che essere di sinistra (e qui cade anche la narrazione secondo cui sarebbe la destra messianica che fa riferimento a Netanyahu l'unico male di “israele“ ) , ma che gli “gli arabi” gli stavano pure "simpatici" , ma li uccidevano per divertimento, si esaltavano… Pensate se gli stavano sul cazzo eh?
E questo sistema di deumanizzazione delle vite umane di BAMBINI, DONNE, UOMINI,VECCHI che vengono ridotte a calcoli, numeri, “effetti collaterali” si riflette anche nelle testate italiane come Il Sole 24 Ore che arrivano a definire il sangue innocente e le vite spezzate del popolo palestinese come semplici “unità”…UNITà, capite??
Questo non è né un errore, né un tecnicismo, ma è la prosecuzione ESATTA dello stesso intento di deumanizzazione di stampo sionista nei confronti del popolo palestinese: ridurlo a dei numeri freddi su un grafico di borsa serve a far abituare l’opinione pubblica al massacro. Svuotando qualsiasi cosa di ogni empatia.
C’è però ancora un’altra cosa che, personalmente, mi rende tutto questo ancora più insopportabile ed inaccettabile…sia nel film che nella realtà, ovvero laTOTALE mancanza di assunzione di responsabilità, la percezione della vigliaccheria di fondo.
Chi si nasconde dietro l’anonimato, volti oscurati, voci alterate o dietro la scusa del linguaggio tecnico o “eseguivo gli ordini” (esattamente come i nazisti a Norimberga) cerca solo di NON pagare il conto delle proprie azioni. Se ci fosse davvero un briciolo di intenzione di fare luce e cercare la verità o perseguire un MINIMO di reale giustizia, queste persone dovrebbero uscire dall’ombra e presentarsi di propria spontanea volontà davanti alla Corte Penale Internazionale e autodenunciarsi come criminali di guerra che si sono macchiati di crimini contro l’umanità!
Non che ci si fa scudo dell’anonimato e dietro la figura di Netanyahu!
Questi sono tutti ingranaggi di un sistema che andrebbe spezzato il prima possibile , e per sempre, perché è un pericolo per l’umanità intera!
Lunga vita al POPOLO PALESTINESE! ONORE E GLORIA ETERNA AI MARTIRI PALESTINESI e ALLA RESISTENZA PALESTINESE, in qualsiasi forma essa venga esercitata!!! Palestina libera dal fiume al mare 🇵🇸 ❤️
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Forwarded from byebyeunclesam
Un mondo in fiamme con una crisi economica devastante alle porte, ma alla Perseguitata Ufficiale di regime interessa una sola e unica cosa : "Approvare all'unanimità il ddl antisemitismo", cioè tappare la bocca e perseguire penalmente chiunque osi criticare lo stato di barbarie a cui costringono il mondo dei sudditi.
Del resto il suo mandato istituzionale è quello sin da quando l'hanno fatta entrare in Senato, e dunque si procederà a tappe forzate sinché non avranno posto fine agli ultimi baluardi di libertà della parola.
P.S.
Del resto il suo mandato istituzionale è quello sin da quando l'hanno fatta entrare in Senato, e dunque si procederà a tappe forzate sinché non avranno posto fine agli ultimi baluardi di libertà della parola.
P.S.
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Ha imparato nelle serie tv lui.
HA IMPARATO DALLE SERIE TV.
Scusate, leggetevi i commenti e le reaction sotto i post di ogni testa "giornalistica" relativi a questa pagliacciata.
Se non fosse che molti soldi pubblici finiscano nelle tasche di questi servi e cialtroni, ci sarebbe da ridere
Qui il post di Tgcom 24
https://www.facebook.com/share/p/1EsUFAwD9v/
HA IMPARATO DALLE SERIE TV.
Scusate, leggetevi i commenti e le reaction sotto i post di ogni testa "giornalistica" relativi a questa pagliacciata.
Se non fosse che molti soldi pubblici finiscano nelle tasche di questi servi e cialtroni, ci sarebbe da ridere
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Forwarded from L'Interferenza - giornale online
l'interferenza
I Mujahedin-e Khalq/MEK fra sionismo e neofascismo - l'interferenza
Il 18 settembre, alle ore 17, durante la festa del partito neocons erede della tradizione neofascista “Fratelli d’Italia”, per arricchire il palcoscenico della propaganda filo-imperialista titolato “Giovani in rivolta – Storie dal confine” è stato assegnato…
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Forwarded from ATTIVIAMOCI TUTTI
Media is too big
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Ineccepibile
VI invito ad ascoltare il discorso fatto da questo piccolo-grande uomo.
Ha solamente 12 anni, ma ha dato una lezione di vita a tutti noi
CAPO d'ORLANDO: #FREEPALESTINE! ❤️
#NoArmi #NoGuerre #PaceUniversale
#IlLookDownlofacciamoNoi
https://www.facebook.com/reel/1477181670971595
VI invito ad ascoltare il discorso fatto da questo piccolo-grande uomo.
Ha solamente 12 anni, ma ha dato una lezione di vita a tutti noi
CAPO d'ORLANDO: #FREEPALESTINE! ❤️
#NoArmi #NoGuerre #PaceUniversale
#IlLookDownlofacciamoNoi
https://www.facebook.com/reel/1477181670971595
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Forwarded from Laluce.news
Chi finanzia la propaganda israeliana in Italia?
Partendo dalla Who Funded Genocide Interactive Map, il nostro quotidiano ha condotto un’inchiesta incrociando dati, contratti pubblici e documenti societari. Ne emerge una rete che attraversa politica, grandi gruppi editoriali e società di comunicazione.
Milioni di shekel autorizzati dal governo israeliano per campagne pubblicitarie digitali. Tra le piattaforme coinvolte, Outbrain e Teads. Ma Outbrain è anche legata da un accordo quinquennale a GEDI, gruppo editoriale di la Repubblica, con il coinvolgimento della concessionaria A. Manzoni & C.
E poi Havas, coinvolta in operazioni di comunicazione per Israele e presente nel nostro Paese attraverso Havas Media Italia; il caso ACEA–Mekorot a Roma; e la rete politica di ELNET Italia, con Roberta Anati e Ludovico Seppilli, segretario internazionale di Forza Italia Giovani.
https://laluce.news/inchiesta-chi-finanzia-la-narrazione-su-israele-da-gedi-a-lapam-la-mappa-globale-che-arriva-fino-allitalia/
Partendo dalla Who Funded Genocide Interactive Map, il nostro quotidiano ha condotto un’inchiesta incrociando dati, contratti pubblici e documenti societari. Ne emerge una rete che attraversa politica, grandi gruppi editoriali e società di comunicazione.
Milioni di shekel autorizzati dal governo israeliano per campagne pubblicitarie digitali. Tra le piattaforme coinvolte, Outbrain e Teads. Ma Outbrain è anche legata da un accordo quinquennale a GEDI, gruppo editoriale di la Repubblica, con il coinvolgimento della concessionaria A. Manzoni & C.
E poi Havas, coinvolta in operazioni di comunicazione per Israele e presente nel nostro Paese attraverso Havas Media Italia; il caso ACEA–Mekorot a Roma; e la rete politica di ELNET Italia, con Roberta Anati e Ludovico Seppilli, segretario internazionale di Forza Italia Giovani.
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Forwarded from CONTRONARRAZIONE
📢🇪🇺🤡—Segnaliamo la circolare diffusa dai sindacati di regime contro gli scioperi degli autotrasportatori.
Quando una protesta non è funzionale al dominio euro-atlantico, la feccia della Triplice è sempre in prima linea per combatterla.
🇮🇹Segui Contronarrazione
Quando una protesta non è funzionale al dominio euro-atlantico, la feccia della Triplice è sempre in prima linea per combatterla.
🇮🇹Segui Contronarrazione
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Non so perché, sarà che Mercurio retrogrado mi sta facendo questo effetto, ma oggi sono in vena di esprimermi su alcune questioni.
Ora, tra le varie robe che mi vengono in mente ho pensato di fare un applauso nostalgico a due veri visionari : Massimo Carminati e Salvatore Buzzi.
Il primo un ex terrorista dei NAR, nero che più nero non si può. L'altro il re delle cooperative rosse.
Due mondi e ideologie apparentemente opposte con un unico grande amore : I SOLDI PUBBLICI.
Sapete su cosa hanno costruito per anni il loro impero? Sull'immigrazione. Lo stesso argomento che oggi fa perdere il sonno all'italiano, nonché indignato, medio.
Buzzi, il gombagno, ce lo spiego con la delicatezza di un poeta:
« tu c'hai idea di quanto si guadagna sui migranti? Il traffico di droga rende meno »
Capito il livello? E qui parlano di invasioni e musulmani che ci vogliono sottomettere.
Gli unici che ci guadagnano da queste cose sono i potenti, i sionisti, quelli che voglio distruggere ogni cultura che possa testimoniare la vera fuffa dei sionisti.
E l'italiano medio, cioè quello che si trova al penultimo gradino di una piramide sociale, che se la prende con l'immigrsto in generale, e con i musulmani in particolare, che sono posizionati sull'ultimo gradino della stessa piramide sociale.
Cioè fa proprio pena quando i penultimi se la prendono con gli ultimi perché quelli sopra sopra sopra di lui glieli indicano come nemici.
Avete rotto il cazzo, il mio nemico non è chi sta peggio di me! E il sodalizio della presunta "destra" e presunta "sinistra" sulle questioni dirimenti è palese.
Giocano nella stessa metà campo, nell'altra ci siamo tutti noi.
Vi dovete svegliare che siamo già molto oltre il tempo massimo.
IF
Ora, tra le varie robe che mi vengono in mente ho pensato di fare un applauso nostalgico a due veri visionari : Massimo Carminati e Salvatore Buzzi.
Il primo un ex terrorista dei NAR, nero che più nero non si può. L'altro il re delle cooperative rosse.
Due mondi e ideologie apparentemente opposte con un unico grande amore : I SOLDI PUBBLICI.
Sapete su cosa hanno costruito per anni il loro impero? Sull'immigrazione. Lo stesso argomento che oggi fa perdere il sonno all'italiano, nonché indignato, medio.
Buzzi, il gombagno, ce lo spiego con la delicatezza di un poeta:
« tu c'hai idea di quanto si guadagna sui migranti? Il traffico di droga rende meno »
Capito il livello? E qui parlano di invasioni e musulmani che ci vogliono sottomettere.
Gli unici che ci guadagnano da queste cose sono i potenti, i sionisti, quelli che voglio distruggere ogni cultura che possa testimoniare la vera fuffa dei sionisti.
E l'italiano medio, cioè quello che si trova al penultimo gradino di una piramide sociale, che se la prende con l'immigrsto in generale, e con i musulmani in particolare, che sono posizionati sull'ultimo gradino della stessa piramide sociale.
Cioè fa proprio pena quando i penultimi se la prendono con gli ultimi perché quelli sopra sopra sopra di lui glieli indicano come nemici.
Avete rotto il cazzo, il mio nemico non è chi sta peggio di me! E il sodalizio della presunta "destra" e presunta "sinistra" sulle questioni dirimenti è palese.
Giocano nella stessa metà campo, nell'altra ci siamo tutti noi.
Vi dovete svegliare che siamo già molto oltre il tempo massimo.
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Forse non è chiara una cosa, non è Vučić o il governo di turno, chiunque esso sia, ad avere la licenza di stringere alleanze o buoni rapporti o meno con la Russia. Il rapporto tra Russia e Serbia non appartiene a questo o quello, il rapporto tra Russia e Serbia appartiene alla memoria del popolo serbo e basta! Qui i rapporti di tipo commerciale e i posizionamenti di carattere geopolitico sono una conseguenza delle profonde radici culturali e storiche che legano questi due Paesi e non il contrario. Leggo castronerie di ogni tipo su tg e media italiani rispetto a ciò che sta succedendo in Serbia. Osservo grida di giubilo e tentativi maldestri da parte dei soliti europeisti pidioti di intestarsi la vittoria degli Studenti in Serbia, ancora una volta non ci hanno compreso nulla. Da Zingaretti, a Bonaccini sino alla Picierno, ma giusto per citarne alcuni, tentano di vendervi la vittoria della Lista Studenti come una vittoria dell'Europa, non quella dei popoli però ma quella delle banche e della finanza, dei fondi privati, delle lobby delle armi e dell'industria farmaceutica che loro trasversalmente e meschinamente dalla Meloni a Schlein rappresentano senza batter ciglio, ora ci mancava anche Vannacci a completare la lista dei pupazzi a destra.
In sostanza sta passando il messaggio che la Serbia si è liberata da 14 anni di dittatura ultrafascionazionalista e filorussa e che da ieri si sono spalancate le porte per un futuro roseo dentro il "giardino fiorito dell'UE". Ovvio che si tratta di un abbraccio mortale da cui tenersi alla larga! Quello che bisogna però conoscere di questa Lista è che è molto eterogenea, ci sono molte entità, per dirne una al suo interno esprime elementi di carattere anche nazionalista, perciò la lettura offerta da media e politica è totalmente falsa e fuorviante per chi ha voglia di capirci qualcosina in più.
Di seguito le dichiarazioni di Jovo Bakić, rappresentante della Lista Studenti ad RT Balkan:
"Il nuovo governo non introdurrà sanzioni contro la Russia, nonostante le affermazioni dell'ex presidente Aleksandar Vučić che ciò avverrebbe entro pochi mesi. Rispettiamo la Russia sia come grande potenza che come nostro partner storicamente importante e in molti casi protettrice. Non ci saranno cambiamenti nella politica estera del Paese"
Direi un buon auspicio. E' chiaro che alle parole devono seguire i fatti. Servirà comprendere quale sarà il posizionamento e le relazioni che la Lista degli Studenti avvierà con l'UE. Uno dei primi indicatori essenziali per comprendere la natura e l'orientamento reale di questo movimento, cioè quale strada imboccherà sarà comprendere come affronterà le due questioni vitali, ovvero la Republika Srpska e soprattutto il Kosovo e Metohija.
Che poi vengano a pontificare e dirci che finalmente la Serbia è libera da un sistema autocratico e di corruzione che la opprimeva, quelli che a capo di quella organizzazione criminale di nome Unione Europea difendono il sistema malato della Von der Leyen, una che puntualmente ad ogni indagine distrugge archivi e messaggi per confondere le acque rispetto a procedimenti a suo carico su acquisto di vaccini, appalti esterni milionari in armi e "aiuti" all'Ucraina tradotti in cessi d'oro suona veramente ridicolo. Giù le mani dalla Serbia depravati, la Serbia sceglie da sè e ieri ha scelto!
Viva la Serbia libera e sovrana! Dio benedica la Serbia!
Danny Sguera
In sostanza sta passando il messaggio che la Serbia si è liberata da 14 anni di dittatura ultrafascionazionalista e filorussa e che da ieri si sono spalancate le porte per un futuro roseo dentro il "giardino fiorito dell'UE". Ovvio che si tratta di un abbraccio mortale da cui tenersi alla larga! Quello che bisogna però conoscere di questa Lista è che è molto eterogenea, ci sono molte entità, per dirne una al suo interno esprime elementi di carattere anche nazionalista, perciò la lettura offerta da media e politica è totalmente falsa e fuorviante per chi ha voglia di capirci qualcosina in più.
Di seguito le dichiarazioni di Jovo Bakić, rappresentante della Lista Studenti ad RT Balkan:
"Il nuovo governo non introdurrà sanzioni contro la Russia, nonostante le affermazioni dell'ex presidente Aleksandar Vučić che ciò avverrebbe entro pochi mesi. Rispettiamo la Russia sia come grande potenza che come nostro partner storicamente importante e in molti casi protettrice. Non ci saranno cambiamenti nella politica estera del Paese"
Direi un buon auspicio. E' chiaro che alle parole devono seguire i fatti. Servirà comprendere quale sarà il posizionamento e le relazioni che la Lista degli Studenti avvierà con l'UE. Uno dei primi indicatori essenziali per comprendere la natura e l'orientamento reale di questo movimento, cioè quale strada imboccherà sarà comprendere come affronterà le due questioni vitali, ovvero la Republika Srpska e soprattutto il Kosovo e Metohija.
Che poi vengano a pontificare e dirci che finalmente la Serbia è libera da un sistema autocratico e di corruzione che la opprimeva, quelli che a capo di quella organizzazione criminale di nome Unione Europea difendono il sistema malato della Von der Leyen, una che puntualmente ad ogni indagine distrugge archivi e messaggi per confondere le acque rispetto a procedimenti a suo carico su acquisto di vaccini, appalti esterni milionari in armi e "aiuti" all'Ucraina tradotti in cessi d'oro suona veramente ridicolo. Giù le mani dalla Serbia depravati, la Serbia sceglie da sè e ieri ha scelto!
Viva la Serbia libera e sovrana! Dio benedica la Serbia!
Danny Sguera
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