L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
https://www.sabinopaciolla.com/luomo-non-al-posto-di-dio-ma-davanti-a-dio-la-magnifica-humanitas-come-antidoto-alla-nuova-babele-tecnocratica/
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Il blog di Sabino Paciolla
L'uomo non al posto di Dio, ma davanti a Dio: La "Magnifica Humanitas" come antidoto alla nuova babele tecnocratica - Il blog di…
Magnifica Humanitas enciclica
di Daniele Trabucco
L’enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone XIV deve essere letta non come un documento di accomodamento alla modernità
di Daniele Trabucco
L’enciclica "Magnifica Humanitas" di Papa Leone XIV deve essere letta non come un documento di accomodamento alla modernità
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A VERONA:
Ieri pomeriggio una splendida giornata a Verona per la presentazione del mio libro: "San Pio X. Il Papa che condannò il modernismo". Ne ho discusso con il Prof. Don Paolo Poli (Storico della Chiesa). Tante domande e tanta partecipazione. Un sentito ringraziamento all'Associazione "San Michele Arcangelo"-sezione di Verona per l'organizzazione dell'evento e la squisita accoglienza.
Ieri pomeriggio una splendida giornata a Verona per la presentazione del mio libro: "San Pio X. Il Papa che condannò il modernismo". Ne ho discusso con il Prof. Don Paolo Poli (Storico della Chiesa). Tante domande e tanta partecipazione. Un sentito ringraziamento all'Associazione "San Michele Arcangelo"-sezione di Verona per l'organizzazione dell'evento e la squisita accoglienza.
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SIGARANDO 😂:
Ieri, dopo mesi, un piccolo sfizio passeggiando per le vie della splendida Verona.
"Fuori dalle mura di Verona non esiste mondo: solo purgatorio, tortura, inferno stesso" (cit. William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto III, scena III).
Seguimi sul canale Telegram Il Giusnaturalista https://t.me/Giusnaturalista
Ieri, dopo mesi, un piccolo sfizio passeggiando per le vie della splendida Verona.
"Fuori dalle mura di Verona non esiste mondo: solo purgatorio, tortura, inferno stesso" (cit. William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto III, scena III).
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
NICHILISMO ED INDIFFERENTISMO COME EFFETTI DEL COSTITUZIONALISMO:
Il nichilismo è la negazione di un ordine oggettivo del vero e del bene, cioè la convinzione, talvolta esplicita e talvolta solo implicita, che non esista una misura della giustizia anteriore alla volontà umana. Non significa soltanto assenza di valori, ma trasformazione dei valori in prodotti storici, mutevoli e disponibili, affidati alla decisione politica, alla procedura, al consenso o all’interpretazione. In questo senso, il costituzionalismo moderno porta con sé una tendenza nichilistica quando pretende di fondare l’ordine politico esclusivamente sulla volontà costituente, sul patto, sul bilanciamento dei diritti e sulla legalità procedurale, senza riconoscere un criterio superiore di giustizia radicato nella natura dell’uomo e nel bene comune. La Costituzione, da limite del potere, rischia allora di diventare il luogo nel quale ogni contenuto può essere ridefinito, purché venga espresso nel linguaggio dei diritti, della libertà e dell’eguaglianza. Il diritto non dice più ciò che è giusto perché conforme a un ordine vero, ma ciò che è valido perché prodotto, interpretato o riconosciuto dal sistema. Da qui nasce il nichilismo giuridico, poiché il fondamento non è più la verità della cosa giusta, quanto la decisione dell’uomo su ciò che, in un determinato momento storico, deve essere considerato giuridicamente rilevante. Dopo il nichilismo viene l’indifferentismo. Esso consiste nell’atteggiamento per cui tutte le concezioni del bene, della vita, della famiglia, della libertà e della dignità vengono considerate equivalenti nello spazio pubblico. Non perché siano tutte vere, ma perché lo Stato costituzionale, proclamandosi neutrale, rinuncia a giudicare il loro rapporto con la verità dell’uomo. L’indifferentismo è quindi la conseguenza pratica del nichilismo. Se non esiste una verità oggettiva da riconoscere, il potere pubblico non può che limitarsi ad amministrare opzioni diverse, spesso incompatibili, presentandole come egualmente legittime. La neutralità diventa così una scelta sostanziale, perché esclude che il bene comune abbia un contenuto proprio e riduce la convivenza civile a equilibrio provvisorio tra pretese individuali. Il costituzionalismo, quando si separa dalla legge naturale e da una concezione sostanziale della giustizia, non elimina il problema del fondamento, ma lo sposta. Non fonda più il diritto sulla verità, bensì sulla procedura. Non misura più la libertà sul bene, ma sull’autodeterminazione. Non ordina più la società al fine comune, ma organizza la coesistenza di volontà soggettive. Il percorso è, dunque, lineare. Prima il nichilismo, perché viene negato che il diritto debba dipendere da una verità anteriore alla decisione umana. Poi l’indifferentismo, perché, una volta smarrita quella verità, ogni visione dell’uomo pretende di essere trattata come equivalente. E infine la crisi della comunità politica, che non è più comunione ordinata al bene, bensì spazio instabile di rivendicazioni, desideri e diritti continuamente ridefiniti.
NICHILISMO ED INDIFFERENTISMO COME EFFETTI DEL COSTITUZIONALISMO:
Il nichilismo è la negazione di un ordine oggettivo del vero e del bene, cioè la convinzione, talvolta esplicita e talvolta solo implicita, che non esista una misura della giustizia anteriore alla volontà umana. Non significa soltanto assenza di valori, ma trasformazione dei valori in prodotti storici, mutevoli e disponibili, affidati alla decisione politica, alla procedura, al consenso o all’interpretazione. In questo senso, il costituzionalismo moderno porta con sé una tendenza nichilistica quando pretende di fondare l’ordine politico esclusivamente sulla volontà costituente, sul patto, sul bilanciamento dei diritti e sulla legalità procedurale, senza riconoscere un criterio superiore di giustizia radicato nella natura dell’uomo e nel bene comune. La Costituzione, da limite del potere, rischia allora di diventare il luogo nel quale ogni contenuto può essere ridefinito, purché venga espresso nel linguaggio dei diritti, della libertà e dell’eguaglianza. Il diritto non dice più ciò che è giusto perché conforme a un ordine vero, ma ciò che è valido perché prodotto, interpretato o riconosciuto dal sistema. Da qui nasce il nichilismo giuridico, poiché il fondamento non è più la verità della cosa giusta, quanto la decisione dell’uomo su ciò che, in un determinato momento storico, deve essere considerato giuridicamente rilevante. Dopo il nichilismo viene l’indifferentismo. Esso consiste nell’atteggiamento per cui tutte le concezioni del bene, della vita, della famiglia, della libertà e della dignità vengono considerate equivalenti nello spazio pubblico. Non perché siano tutte vere, ma perché lo Stato costituzionale, proclamandosi neutrale, rinuncia a giudicare il loro rapporto con la verità dell’uomo. L’indifferentismo è quindi la conseguenza pratica del nichilismo. Se non esiste una verità oggettiva da riconoscere, il potere pubblico non può che limitarsi ad amministrare opzioni diverse, spesso incompatibili, presentandole come egualmente legittime. La neutralità diventa così una scelta sostanziale, perché esclude che il bene comune abbia un contenuto proprio e riduce la convivenza civile a equilibrio provvisorio tra pretese individuali. Il costituzionalismo, quando si separa dalla legge naturale e da una concezione sostanziale della giustizia, non elimina il problema del fondamento, ma lo sposta. Non fonda più il diritto sulla verità, bensì sulla procedura. Non misura più la libertà sul bene, ma sull’autodeterminazione. Non ordina più la società al fine comune, ma organizza la coesistenza di volontà soggettive. Il percorso è, dunque, lineare. Prima il nichilismo, perché viene negato che il diritto debba dipendere da una verità anteriore alla decisione umana. Poi l’indifferentismo, perché, una volta smarrita quella verità, ogni visione dell’uomo pretende di essere trattata come equivalente. E infine la crisi della comunità politica, che non è più comunione ordinata al bene, bensì spazio instabile di rivendicazioni, desideri e diritti continuamente ridefiniti.
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"Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno, quando lo circondavo di nubi per veste e per fasce di caligine folta? Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo chiavistello e porte
e ho detto: "Fin qui giungerai e non oltre e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde"" (cit. Giobbe, cap. 38, 8-11).
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https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/53677-2-giugno-festa-della-repubblica-riflessioni
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2 Giugno Festa della Repubblica. Riflessioni.
Festa della Repubblica, Festa della Democrazia, Festa dell’apertura ai popoli, Festa dell’uguaglianza, Festa dell’inclusione, Festa del Politically Correct, Festa del Buonismo, Festa delle Feste, Fest...