IL GIUSNATURALISTA
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Canale pubblico ispirato al pensiero giusnaturalistico classico.
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Fonte: Italia Oggi.
L’Europa come civiltà multipolare e la diplomazia dei Logoi

Dal mito di Europa alla doppia identità del Rimland, dal Mediterraneo come “cuore del mare” alla tradizione messa a tacere di de Gaulle e Dugin, il continente deve ricordare che è nato da un incontro.

L'autore: Lorenzo Maria Pacini

L'articolo completo: https://telegra.ph/LEuropa-come-civiltà-multipolare-e-la-diplomazia-dei-Logoi-09-29
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LEGGIAMO I CLASSICI: OMERO

Si parte oggi alle ore 21:00 su piattaforma Microsoft Teams.

"Non possiamo certo regnare tutti noi Achei. Non è un bene il governo di molti: uno solo sia il capo, uno solo il re, al quale il figlio di Crono dai tortuosi pensieri diede lo scettro e le leggi, affinché deliberi per loro" (cit. Omero, Iliade, Canto II).

Nel passo omerico, lo scettro e le thémistes non sono il segno di una volontà sovrana sciolta da ogni misura. Al contrario, indicano che il re riceve una potestà vincolata a un ordine oggettivo di giustizia. Egli non è re perché vuole, né perché la sua volontà crea il giusto. È re perché deve deliberare per il bene della comunità secondo un ordine che lo precede e che egli non inventa.

Per iscriversi al corso e ricevere tutti i materiali: E-mail: universita@unidolomiti.it oppure cell. +39 3791075715.

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Grazie a quanti hanno partecipato alla I lezione su Omero. Uno splendido dibattito.
L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:

LAÏCITÉ, LA NEUTRALITÀ CHE DIVENTA METAFISICA

L’articolo 1 della Costituzione della V Repubblica francese del 1958 definisce la Francia una Repubblica «laïque» e afferma insieme che essa rispetta tutte le credenze. Fin qui, la laicità potrebbe significare soltanto autonomia dell’ordine temporale e distinzione delle competenze. La difficoltà nasce quando la distinzione viene trasformata in separazione e l’autonomia in autosufficienza. È su questo punto che la continuità della dottrina cattolica appare particolarmente limpida. Leone XIII, nell’"Immortale Dei" del 1885, pone il principio, distinguendo realmente l’ordine civile da quello ecclesiastico senza concepirli come reciprocamente estranei. San Pio X, nella "Vehementer Nos" del 1906, assume quello stesso principio e lo applica precisamente alla crisi aperta dalla legge francese del 1905, mostrando che la separazione diventa falsa quando pretende di rendere il temporale chiuso in se stesso. Il potere civile possiede, dunque, un proprio fine e una propria competenza, ma il fine politico non esaurisce il fine dell’uomo. Proprio qui la laïcité diventa filosoficamente problematica, quando pretende che lo spazio pubblico sia neutrale soltanto a condizione che il cristianesimo vi divenga irrilevante. Questa non è più neutralità, bensì una scelta metafisica implicita, perché presuppone che l’uomo possa essere pensato pubblicamente entro il solo orizzonte dell’immanenza. La contraddizione è sottile ma radicale. Lo Stato afferma di non pronunciarsi sulla verità e, nello stesso tempo, decide quali verità possano avere rilevanza pubblica: aborto, gender, eutanasia, immigrazione incontrollata, cultura woke etc.. Pretende di limitare il religioso e finisce per ampliare il politico. La visita apostolica di Papa Leone XIV ha reso quasi visibili queste aporie. La Santa Messa celebrata a Place de la Concorde, nel luogo simbolico della ghigliottina rivoluzionaria, ha mostrato quanto sia fragile l’idea che il cristianesimo possa essere semplicemente ricondotto alla sfera privata. Non perché una folla immensa dimostri una tesi, ma perché rende evidente che la domanda sul vero, sul bene e sul destino dell’uomo continua a eccedere ogni costruzione politica, nonostante le assenze del Presidente Macron...
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Il nostro Polo universitario ed i suoi studenti.
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In diretta su Canale Italia, ospite del dott. Gianluca Versace.
L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:

DAL PREZZO ALLA POMPA ALLA CORSA VERSO L’ELETTRICO

Il caro benzina risente certamente della situazione internazionale, ma sarebbe eccessivo spiegare con la geopolitica tutto ciò che vediamo alla pompa. Il prezzo del greggio rappresenta infatti soltanto una parte del prezzo finale, sul quale pesano anche raffinazione, distribuzione, fiscalità e margini delle compagnie. Per questo, quando il petrolio aumenta, il rincaro non dovrebbe trasferirsi automaticamente e nella stessa proporzione sul litro di benzina o di gasolio. In queste settimane, anzi, una parte importante della pressione sembra essersi concentrata proprio sulla raffinazione, dove i margini sono cresciuti sensibilmente. Parlare di speculazione in senso stretto richiede prudenza, ma è altrettanto difficile sostenere che ogni aumento dipenda inevitabilmente dalla crisi internazionale. Il tetto volontario introdotto da Eni e seguito da altre compagnie sembra confermarlo. Ha contribuito a contenere i prezzi, senza però risolvere il problema alla radice, perché può comprimere alcuni margini ma non eliminare né i costi internazionali né quelli strutturali della filiera. Resta poi un effetto meno immediato, ma forse più interessante. Più benzina e gasolio diventano cari e instabili, più cambia il confronto con l’auto elettrica. Non è certo il solo prezzo dei carburanti a spiegare la crescita dell’elettrico, ma contribuisce a renderlo economicamente più interessante. Così, quasi per paradosso, il caro benzina finisce per accelerare proprio quella transizione che dovrebbe ridurre, nel tempo, la nostra dipendenza dalla pompa.