Forwarded from Idee&Azione
LE FORME DEL POTERE - edizione 2026
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
Il seminario è aperto a tutti e si svolgere comodamente online.
Per info & iscrizioni
Francesca Ferrazza
+39 379 107 5715
universita@unidolomiti.it
Dopo il successo del primo ciclo seminariale, tornano i dibattiti suddivisi in incontri tematici, nei quali verranno approfondite le forme del potere tramite le parole di grandi pensatori e autori del pensiero mondiale, da Oriente a Occidente. Gli incontri uniranno la lettura commentata di brani scelti e la riflessione e discussione condivisa con tutti i partecipanti, in modo da sviluppare il pensiero critico e trarre, assieme, delle soluzioni.
Il seminario è aperto a tutti e si svolgere comodamente online.
Per info & iscrizioni
Francesca Ferrazza
+39 379 107 5715
universita@unidolomiti.it
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
https://lanuovabq.it/it/quello-fra-trump-e-il-papa-e-uno-scontro-tra-potere-e-verita
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lanuovabq.it
Quello fra Trump e il Papa è uno scontro tra potere e verità
Alle parole sprezzanti del presidente americano, Leone XIV ha risposto sul piano metafisico. Un episodio simbolico, segno di una politica che pretende di legittimarsi da sé e non accetta un limite superiore.
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L'ANGOLO DEL GIUSNATURALISTA:
IL BLUFF DELLA SOSPENSIONE
L’accordo tra Italia e Israele sulla cooperazione militare e della difesa è stato firmato a Parigi il 16 giugno 2003 ed è entrato nell’ordinamento italiano con la legge ordinaria dello Stato 17 maggio 2005, n. 94. Quel testo non è un singolo contratto operativo, ma un accordo generale quadro. In parole semplici, è la cornice giuridica che regola una serie di possibili rapporti nel settore della difesa, come addestramento, approvvigionamenti, scambio di materiali, ricerca e contatti tra apparati militari. Gli stessi atti parlamentari spiegano che, per le attività specifiche derivanti dalla sua attuazione, possono essere conclusi accordi tecnici specifici. Qui sta il punto essenziale. Se il Governo della Repubblica blocca il rinnovo automatico della cornice generale, non fa cadere per ciò solo tutto ciò che quella cornice ha già consentito di costruire. Colpisce il titolo generale, non necessariamente ogni singolo rapporto concreto che da esso dipende. Per questo la misura è politicamente rumorosa, ma giuridicamente molto meno radicale di come viene presentata. Il Memorandum prevede, infatti, una durata, una disciplina del recesso e la possibilità di intese tecniche di attuazione. Ciò significa che fermare il rinnovo automatico non equivale, da solo, a spegnere immediatamente la cooperazione reale. Per ottenere questo risultato servirebbero atti ulteriori, chiari e specifici, capaci di incidere sui rapporti attuativi, sulle attività già avviate e sulle questioni ancora pendenti. Se quegli atti non ci sono, resta in piedi una continuità sostanziale della cooperazione, almeno in tutte le parti che non vengono espressamente travolte. Ed è proprio qui che si vede il bluff. Il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, On. Giorgia Meloni, ha colpito l’automatismo della proroga, non ha dimostrato di avere chiuso davvero la macchina della cooperazione. Ha prodotto l’immagine della rottura, ma ha lasciato aperto lo spazio della prosecuzione concreta.
IL BLUFF DELLA SOSPENSIONE
L’accordo tra Italia e Israele sulla cooperazione militare e della difesa è stato firmato a Parigi il 16 giugno 2003 ed è entrato nell’ordinamento italiano con la legge ordinaria dello Stato 17 maggio 2005, n. 94. Quel testo non è un singolo contratto operativo, ma un accordo generale quadro. In parole semplici, è la cornice giuridica che regola una serie di possibili rapporti nel settore della difesa, come addestramento, approvvigionamenti, scambio di materiali, ricerca e contatti tra apparati militari. Gli stessi atti parlamentari spiegano che, per le attività specifiche derivanti dalla sua attuazione, possono essere conclusi accordi tecnici specifici. Qui sta il punto essenziale. Se il Governo della Repubblica blocca il rinnovo automatico della cornice generale, non fa cadere per ciò solo tutto ciò che quella cornice ha già consentito di costruire. Colpisce il titolo generale, non necessariamente ogni singolo rapporto concreto che da esso dipende. Per questo la misura è politicamente rumorosa, ma giuridicamente molto meno radicale di come viene presentata. Il Memorandum prevede, infatti, una durata, una disciplina del recesso e la possibilità di intese tecniche di attuazione. Ciò significa che fermare il rinnovo automatico non equivale, da solo, a spegnere immediatamente la cooperazione reale. Per ottenere questo risultato servirebbero atti ulteriori, chiari e specifici, capaci di incidere sui rapporti attuativi, sulle attività già avviate e sulle questioni ancora pendenti. Se quegli atti non ci sono, resta in piedi una continuità sostanziale della cooperazione, almeno in tutte le parti che non vengono espressamente travolte. Ed è proprio qui che si vede il bluff. Il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, On. Giorgia Meloni, ha colpito l’automatismo della proroga, non ha dimostrato di avere chiuso davvero la macchina della cooperazione. Ha prodotto l’immagine della rottura, ma ha lasciato aperto lo spazio della prosecuzione concreta.
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