IL PAESE DEI BALOCCHI 🌺🌺🌺
In questi giorni ben pochi media hanno ritenuto di passare la notizia dell'Italia fanalino di coda della spesa sanitaria. Non abbiamo in altri termini imparato nulla dalla pandemia, durante la quale - al netto della gestione irrazionalmente inappropriata dell'emergenza - si constatava l'evidenza di un servizio sanitario nazionale vittima di decenni di sottofinanziamento e in carenza cronica di personale e strutture. E questo ha pesato tremendamente sul bilancio della pandemia, rispetto agli altri paesi messi più o meno meglio di noi per posti letto, rianimazioni, medici e compagnia briscola. Che non sia una questione di governi di destra o sinistra è altrettanto sotto gli occhi di tutti, e che probabilmente la condizione sia il risultato di una serie di "vincoli esterni", dall'UE alla Nato agli USA, è banalmente ovvio visto che non può sfuggire a nessuno che mentre la sanità, come del resto la scuola, l'università, i servizi e lo stato sociale nel suo complesso sono pesantemente definanziati, gettiamo miliardi per alimentare la guerra in Ucraina, guerra oltre tutto rivolta contro la Russia, che pochi anni fa era nostro partner commerciale con benefici economici enormi e alla quale ci legano rapporti storici di amicizia, buttati ora in discarica da una manica di criminali guerrafondai. E dunque vorrei concludere dicendo che abbiamo quel che ci meritiamo, ma in realtà non credo che sia così: non ce la meritiamo per nulla questa situazione, anche se si fatica a capire cosa possiamo fare per cambiarla.
https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/spesa-sanitaria-gimbe-italia-sempre-pi-lontana-dall-europa-la-pubblica-al-6-2-del-pil-contro-una-media-del-7-1-e-questo-gap-vale-36-miliardi/
In questi giorni ben pochi media hanno ritenuto di passare la notizia dell'Italia fanalino di coda della spesa sanitaria. Non abbiamo in altri termini imparato nulla dalla pandemia, durante la quale - al netto della gestione irrazionalmente inappropriata dell'emergenza - si constatava l'evidenza di un servizio sanitario nazionale vittima di decenni di sottofinanziamento e in carenza cronica di personale e strutture. E questo ha pesato tremendamente sul bilancio della pandemia, rispetto agli altri paesi messi più o meno meglio di noi per posti letto, rianimazioni, medici e compagnia briscola. Che non sia una questione di governi di destra o sinistra è altrettanto sotto gli occhi di tutti, e che probabilmente la condizione sia il risultato di una serie di "vincoli esterni", dall'UE alla Nato agli USA, è banalmente ovvio visto che non può sfuggire a nessuno che mentre la sanità, come del resto la scuola, l'università, i servizi e lo stato sociale nel suo complesso sono pesantemente definanziati, gettiamo miliardi per alimentare la guerra in Ucraina, guerra oltre tutto rivolta contro la Russia, che pochi anni fa era nostro partner commerciale con benefici economici enormi e alla quale ci legano rapporti storici di amicizia, buttati ora in discarica da una manica di criminali guerrafondai. E dunque vorrei concludere dicendo che abbiamo quel che ci meritiamo, ma in realtà non credo che sia così: non ce la meritiamo per nulla questa situazione, anche se si fatica a capire cosa possiamo fare per cambiarla.
https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/spesa-sanitaria-gimbe-italia-sempre-pi-lontana-dall-europa-la-pubblica-al-6-2-del-pil-contro-una-media-del-7-1-e-questo-gap-vale-36-miliardi/
Quotidiano Sanità
Spesa sanitaria. Gimbe: Italia sempre più lontana dall’Europa: la pubblica è al 6,2% del Pil contro una media del 7,1%. E questo…
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite italiana è di 1.013 dollari inferiore alla media dei Paesi europei OCSE: siamo 15esimi su 27 e ultimi nel G7.
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IL TRAUMA IRRISOLTO 🌺🌺🌺
L'esperienza della pandemia è unica per molti versi, a partire dal dato di fatto della sua ancora oggi mancata elaborazione. E' evidente che ancora non esiste, e chissà mai se esisterà in futuro, una narrazione almeno parzialmente condivisa che consenta di discuterne. Prova ne sia la totale mancanza ancora oggi di film o romanzi sugli anni pandemici, quando invece l'industria dello show business di regola divora qualsiasi argomento per risputarlo fuori in forma di prodotti commerciali. Ma non per la pandemia. L'unico altro evento che sta avendo sorte simile ancora oggi è l'11 settembre 2001 in USA con i quattro aerei dirottati e le tre torri crollate. Anche in quel caso, solo un paio di film di stretta osservanza mainstream, uno in particolare fatto apposta per consolidare nell'immaginario collettivo l'improbabile storia dei passeggeri del quarto aereo.
Prosegue così ancora oggi una polarizzazione feroce, tra i sostenitori di visioni diametralmente opposte degli eventi, alimentata soprattutto dalla palese e a tratti ostentata attitudine del "sistema" a sopprimere ogni voce dissenziente. Questo atteggiamento è teatralmente evidente nella ricerca scientifica, dove dopo tutti questi anni, persiste una censura ormai grottesca ma non per questo meno feroce. Ieri la giornalista investigativa Maryanne Demasi documentava il rigetto senza precedenti di cui è vittima uno studio sui dati V-Safe che ha la colpa di documentare disturbi persistenti per mesi post-vaccinazione covid in una percentuale particolarmente elevata di soggetti. Lo studio sta venendo rifiutato senza nemmeno passare la valutazione dei revisori, e addirittura vedendosi negato il caricamento sulla piattaforma dedicata ai preprint Medrxiv, senza alcuna spiegazione. Se il rifiuto preventivo da parte di una rivista può far parte delle "regole del gioco", il rifiuto della piattaforma per preprint è invece indubbiamente indicatrice di un pregiudizio. Tanto più che studi analoghi sui medesimi dati MA con conclusioni favorevoli ai vaccini sono stati e continuano ad essere ampiamente accettati senza particolari difficoltà.
https://blog.maryannedemasi.com/p/exclusive-is-mits-vaccine-safety
Un'altra più sottile e subdola forma di censura è ben documentata d vari post sulla pagina di Stefano Re, che seguo sempre con interesse. Oggi ad esempio ci informa della pubblicazione in rivista di uno studio estremamente interessante che tratta del noto squilibrio di decessi nello studio registrativo del vaccino covid Pfizer/BioNTech, che prima di essere rapidamente liquidato fece in tempo a registrare 38 decessi di cui 15 morti improvvise, 5 tra i controlli e 10 tra i vaccinati, uno squilibrio quanto meno preoccupante, in pratica un decesso in più ogni 2.000 vaccinati. Bene, questo studio è finito su una rivista che lo scientismo facilmente potrà denigrare dal momento che è una delle poche che rifiuta esplicitamente la metrica citazionale del "publish or perish", il che non toglie nulla alla validità dello studio stesso (e posso facilmente immaginare la lunga lista di riviste indicizzate che avranno in precedenza rifiutato il lavoro). Ma qui il punto è che il post di Stefano Re documenta "per tabulas" come anche i motori di ricerca, nello specifico Google, siano esplicitamente impostati per impedire che studi del genere vengano facilmente trovati. Provare per credere.
https://www.facebook.com/stefano.re/posts/pfbid02njT9JesnbeUUT1L8Jsp9GXdKCvPyNh2ajxzuTnDaNCFirNyqR7vN4u3ibQ72jP2Bl
A fine agosto, d'altra parte, Stefano Re aveva pubblicato il video di inchiesta di Massimo Mazzucco sul "caso Wakefield" Il video rappresenta a oggi una delle migliori se non la migliore indagine divulgativa sulla vicenda, e riporta informazioni corrette e verificabili. Malgrado questo, il social lo etichetta come "falso e bugiardo". Da piccoli avremmo ribattuto: "Chi lo dice sa di esserlo".
https://www.facebook.com/reel/2569565523482744
(continua nel prossimo post)
L'esperienza della pandemia è unica per molti versi, a partire dal dato di fatto della sua ancora oggi mancata elaborazione. E' evidente che ancora non esiste, e chissà mai se esisterà in futuro, una narrazione almeno parzialmente condivisa che consenta di discuterne. Prova ne sia la totale mancanza ancora oggi di film o romanzi sugli anni pandemici, quando invece l'industria dello show business di regola divora qualsiasi argomento per risputarlo fuori in forma di prodotti commerciali. Ma non per la pandemia. L'unico altro evento che sta avendo sorte simile ancora oggi è l'11 settembre 2001 in USA con i quattro aerei dirottati e le tre torri crollate. Anche in quel caso, solo un paio di film di stretta osservanza mainstream, uno in particolare fatto apposta per consolidare nell'immaginario collettivo l'improbabile storia dei passeggeri del quarto aereo.
Prosegue così ancora oggi una polarizzazione feroce, tra i sostenitori di visioni diametralmente opposte degli eventi, alimentata soprattutto dalla palese e a tratti ostentata attitudine del "sistema" a sopprimere ogni voce dissenziente. Questo atteggiamento è teatralmente evidente nella ricerca scientifica, dove dopo tutti questi anni, persiste una censura ormai grottesca ma non per questo meno feroce. Ieri la giornalista investigativa Maryanne Demasi documentava il rigetto senza precedenti di cui è vittima uno studio sui dati V-Safe che ha la colpa di documentare disturbi persistenti per mesi post-vaccinazione covid in una percentuale particolarmente elevata di soggetti. Lo studio sta venendo rifiutato senza nemmeno passare la valutazione dei revisori, e addirittura vedendosi negato il caricamento sulla piattaforma dedicata ai preprint Medrxiv, senza alcuna spiegazione. Se il rifiuto preventivo da parte di una rivista può far parte delle "regole del gioco", il rifiuto della piattaforma per preprint è invece indubbiamente indicatrice di un pregiudizio. Tanto più che studi analoghi sui medesimi dati MA con conclusioni favorevoli ai vaccini sono stati e continuano ad essere ampiamente accettati senza particolari difficoltà.
https://blog.maryannedemasi.com/p/exclusive-is-mits-vaccine-safety
Un'altra più sottile e subdola forma di censura è ben documentata d vari post sulla pagina di Stefano Re, che seguo sempre con interesse. Oggi ad esempio ci informa della pubblicazione in rivista di uno studio estremamente interessante che tratta del noto squilibrio di decessi nello studio registrativo del vaccino covid Pfizer/BioNTech, che prima di essere rapidamente liquidato fece in tempo a registrare 38 decessi di cui 15 morti improvvise, 5 tra i controlli e 10 tra i vaccinati, uno squilibrio quanto meno preoccupante, in pratica un decesso in più ogni 2.000 vaccinati. Bene, questo studio è finito su una rivista che lo scientismo facilmente potrà denigrare dal momento che è una delle poche che rifiuta esplicitamente la metrica citazionale del "publish or perish", il che non toglie nulla alla validità dello studio stesso (e posso facilmente immaginare la lunga lista di riviste indicizzate che avranno in precedenza rifiutato il lavoro). Ma qui il punto è che il post di Stefano Re documenta "per tabulas" come anche i motori di ricerca, nello specifico Google, siano esplicitamente impostati per impedire che studi del genere vengano facilmente trovati. Provare per credere.
https://www.facebook.com/stefano.re/posts/pfbid02njT9JesnbeUUT1L8Jsp9GXdKCvPyNh2ajxzuTnDaNCFirNyqR7vN4u3ibQ72jP2Bl
A fine agosto, d'altra parte, Stefano Re aveva pubblicato il video di inchiesta di Massimo Mazzucco sul "caso Wakefield" Il video rappresenta a oggi una delle migliori se non la migliore indagine divulgativa sulla vicenda, e riporta informazioni corrette e verificabili. Malgrado questo, il social lo etichetta come "falso e bugiardo". Da piccoli avremmo ribattuto: "Chi lo dice sa di esserlo".
https://www.facebook.com/reel/2569565523482744
(continua nel prossimo post)
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(continua dal post precedente)
E così rimaniamo prigionieri del trauma pandemico irrisolto e di una serie infinita di lutti non rielaborati, non tanto per colpa nostra quanto per esplicita volontà di una rete di soggetti che stanno in posizioni di controllo del funzionamento del sistema, e truccano le carte per impedire alla fonte un confronto aperto e trasparente di evidenze e analisi. Conviene per il momento esserne quanto meno consapevoli, preparandosi intanto per tempi migliori.
E così rimaniamo prigionieri del trauma pandemico irrisolto e di una serie infinita di lutti non rielaborati, non tanto per colpa nostra quanto per esplicita volontà di una rete di soggetti che stanno in posizioni di controllo del funzionamento del sistema, e truccano le carte per impedire alla fonte un confronto aperto e trasparente di evidenze e analisi. Conviene per il momento esserne quanto meno consapevoli, preparandosi intanto per tempi migliori.
Maryannedemasi
EXCLUSIVE: Is MIT’s vaccine safety study too risky for peer review?
MIT researchers found a potential safety signal in V-SAFE. A leading vaccine journal rejected the study without peer review—despite having published reassuring findings from the same CDC database.
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IN DUBIO, PRO VITA 🌺🌺🌺
"L’inganno della morte cerebrale", pubblicato quest'anno, riflette in maniera profonda e documentata sulla definizione di morte e sulla torsione che essa ha subito nell'ultimo secolo, abbandonando la clasica definizione di cessazione definitiva delle tre fondamentali e inscindibili funzioni cerebrale, respiratoria e cardiaca per limitarsi a una tuttora controversa cessazione delle funzioni cerebrali. Si finisce in tal modo per identificare nel solo cervello "il principio d'integrazione del corpo, la sede della persona, il fondamento dell'identità". Una tale torsione inevitabilmente diventa fondamento di alcuni assunti che oggi diamo per scientificamente dimostrati quando invece non esiste alcuna evidenza certa a riguardo. Essi sono:
"a. l'embrione non è persona perché privo di cervello sviluppato;
b. il neonato gravemente malformato non è pienamente persona;
c. il malato in stato vegetativo non è più persona;
d. il morente che perde coscienza può essere privato di cure e di alimentazione"
Da qui il fiorire di leggi e norme sull'aborto, l'utero artificiale, l'eutanasia e il suicidio assistito, con sullo sfondo l'inquietante questione dei trapianti d'organo.
Un lubro che mi sento di consigliare, la cui lettura scorre veloce, ricchissima di spunti di riflessione, da leggere comunque la si pensi sull'argomento.
https://www.manierodelmirto.it/linganno-dellla-morte-cerebrale/
"L’inganno della morte cerebrale", pubblicato quest'anno, riflette in maniera profonda e documentata sulla definizione di morte e sulla torsione che essa ha subito nell'ultimo secolo, abbandonando la clasica definizione di cessazione definitiva delle tre fondamentali e inscindibili funzioni cerebrale, respiratoria e cardiaca per limitarsi a una tuttora controversa cessazione delle funzioni cerebrali. Si finisce in tal modo per identificare nel solo cervello "il principio d'integrazione del corpo, la sede della persona, il fondamento dell'identità". Una tale torsione inevitabilmente diventa fondamento di alcuni assunti che oggi diamo per scientificamente dimostrati quando invece non esiste alcuna evidenza certa a riguardo. Essi sono:
"a. l'embrione non è persona perché privo di cervello sviluppato;
b. il neonato gravemente malformato non è pienamente persona;
c. il malato in stato vegetativo non è più persona;
d. il morente che perde coscienza può essere privato di cure e di alimentazione"
Da qui il fiorire di leggi e norme sull'aborto, l'utero artificiale, l'eutanasia e il suicidio assistito, con sullo sfondo l'inquietante questione dei trapianti d'organo.
Un lubro che mi sento di consigliare, la cui lettura scorre veloce, ricchissima di spunti di riflessione, da leggere comunque la si pensi sull'argomento.
https://www.manierodelmirto.it/linganno-dellla-morte-cerebrale/
Editore Maniero del Mirto
L'inganno della morte cerebrale - Editore Maniero del Mirto
Un quadro ricco di spunti di riflessione e chiarimenti sulla illiceità morale dei vaccini utile a comprenderne il problema morale posto.
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LA RUSSIA NON E' IL NEMICO 🌺🌺🌺
"La cosa è tanto più impressionante in quanto a questa sostanziale unanimità delle elite politiche e culturali corrisponde un atteggiamento ben diverso, se non opposto, da parte dell'opinione pubblica. L'uomo della strada, a prescindere da ogni valutazione di ordine etico, si rende conto di non aver nulla da guadagnare dalla guerra. Se anche non si arrivasse ad un'escalation, la politica di riarmo sottrarrà risorse alla sanità, all'istruzione e all'assistenza, rendendo più costosi l'abbonamento dell'autobus, la retta per per l'asilo del figlio, la bolletta della luce e del gas. Avviene così il paradosso per cui l'elite politica e culturale, sia essa di destra o di sinistra , è favorevole alla guerra, mentre le persone comuni , siano esse di destra o di sinistra, chiedono solo di essere lasciate in pace e non ne vogliono sapere di un conflitto con un paese col quale l'Italia non aveva e non ha nessun contenzioso."
Silvio Dalla Torre
https://www.facebook.com/silvio.dallatorre.7/posts/pfbid02U2ZLXMLeB7Y8gnCPpPEgXmRGLrugCx4ZZjfnoyir3dwXGSCF8wYwS7ppqhEEyYxLl
"La cosa è tanto più impressionante in quanto a questa sostanziale unanimità delle elite politiche e culturali corrisponde un atteggiamento ben diverso, se non opposto, da parte dell'opinione pubblica. L'uomo della strada, a prescindere da ogni valutazione di ordine etico, si rende conto di non aver nulla da guadagnare dalla guerra. Se anche non si arrivasse ad un'escalation, la politica di riarmo sottrarrà risorse alla sanità, all'istruzione e all'assistenza, rendendo più costosi l'abbonamento dell'autobus, la retta per per l'asilo del figlio, la bolletta della luce e del gas. Avviene così il paradosso per cui l'elite politica e culturale, sia essa di destra o di sinistra , è favorevole alla guerra, mentre le persone comuni , siano esse di destra o di sinistra, chiedono solo di essere lasciate in pace e non ne vogliono sapere di un conflitto con un paese col quale l'Italia non aveva e non ha nessun contenzioso."
Silvio Dalla Torre
https://www.facebook.com/silvio.dallatorre.7/posts/pfbid02U2ZLXMLeB7Y8gnCPpPEgXmRGLrugCx4ZZjfnoyir3dwXGSCF8wYwS7ppqhEEyYxLl
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Silvio Dalla Torre
La discriminante tra Destra e Sinistra è venuta meno. Lo dico senza compiacimento. Mi sono formato nel Novecento e provo una grande nostalgia per le passioni e gli ideali forti. Devo però prendere...
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LA MEGLIO SANITA' 🌺🌺🌺
https://www.prealpina.it/news/lettere-al-direttore/541999/la-sanita-ormai-si-paga.html
https://www.prealpina.it/news/lettere-al-direttore/541999/la-sanita-ormai-si-paga.html
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CUPIO DISSOLVI 🌺🌺🌺
Il post di oggi sul blog The Oncology Shot, a cura dell'oncologo svizzero Timothée Olivier, confronta i risultati principali di due studi per molti versi simili, che hanno esaminato le preferenze di pazienti con cancro pancreatico metastatico in Olanda e in USA, scoprendo che le cure verrebbero rifiutate nel 72% dei casi in Olanda, rispetto al solo 33% degli USA. Di questo 72%, il 39% delle scelte si spiegherebbe con orientamenti personali o famigliari. Oltre tutto, ben il 68% di coloro che in Olanda rifiutano le cure avrebbe indicatori prognostici di successo terapeutico favorevoli. Come risultato, in Olanda chi rifiuta le cure finisce per avere una sopravvivenza mediana di 42 giorni rispetto ai 213 giorni di chi invece vi si sottopone (nello studio USA, la mediana era 3,7 mesi senza terapia vs 7-10 mesi per le diverse terapie). Ora, il cancro pancreatico metastatico è una condizione estrema ed è del tutto comprensibile che una persona possa rifiutare le cure per i motivi più differenti e che sia dunque un atteggiamento quanto meno rispettoso sospendere il giudizio e rispettare le scelte individuali, specialmente quelle prese in condizioni del genere. Lo stesso autore del post conclude che "Questi dati mettono in discussione un presupposto implicito in oncologia: che una vita più lunga sia necessariamente migliore. Vivere più a lungo non è sempre sinonimo di vivere meglio, e il concetto di "meglio" può essere definito solo dal paziente." Parole condivisibili, e tuttavia non ho potuto fare a meno per parte mia di andare a verificare le statistiche su eutanasie e suicidi assistiti in USA vs Olanda, scoprendo che nel 2024 negli USA sono stati meno dell'1% dei decessi totali, mentre in Olanda nel medesimo periodo sono stati il 5,8%, che corrispondono a 9.958 persone uccise con eutanasia o suicidio assistito. Ora, se metto insieme questo dato con lo studio da cui il post è partito, che mostra come persone in condizioni pur gravissime ma con ottime prospettive di sopravvivenza quanto meno a breve-medio termine rifiutano le cure, non posso che concludere per l'ipotesi che, una volta che la morte è offerta come scelta ordinaria in condizioni nelle quali vi è la prospettiva concreta di perdere autonomia e divenire un peso, la medesima morte, magari perseguita semplicemente rinunciando a cercare di vivere, diviene un'opzione concreta anche in assenza di sofferenze attuali più o meno insopportabili. Questa considerazione semplicemente per indurre a una riflessione anche coloro che, quando si parla di eutanasia e suicidio assistito, corrono immediatamente al caso delle sofferenze estreme e della mancanza di opzioni di cura per giustificare la possibilità che sia lo stato a uccidere o ad aiutare a morire. A me pare invece che la morte "di stato" sia un piano inclinato e scivoloso, che una volta intrapreso è difficile dire fino a dove possa portare, ma dal quale è certamente estremamente difficile se non impossibile tornare indietro.
https://www.theoncologyshot.com/p/a-cultural-gap-how-many-patients
Il post di oggi sul blog The Oncology Shot, a cura dell'oncologo svizzero Timothée Olivier, confronta i risultati principali di due studi per molti versi simili, che hanno esaminato le preferenze di pazienti con cancro pancreatico metastatico in Olanda e in USA, scoprendo che le cure verrebbero rifiutate nel 72% dei casi in Olanda, rispetto al solo 33% degli USA. Di questo 72%, il 39% delle scelte si spiegherebbe con orientamenti personali o famigliari. Oltre tutto, ben il 68% di coloro che in Olanda rifiutano le cure avrebbe indicatori prognostici di successo terapeutico favorevoli. Come risultato, in Olanda chi rifiuta le cure finisce per avere una sopravvivenza mediana di 42 giorni rispetto ai 213 giorni di chi invece vi si sottopone (nello studio USA, la mediana era 3,7 mesi senza terapia vs 7-10 mesi per le diverse terapie). Ora, il cancro pancreatico metastatico è una condizione estrema ed è del tutto comprensibile che una persona possa rifiutare le cure per i motivi più differenti e che sia dunque un atteggiamento quanto meno rispettoso sospendere il giudizio e rispettare le scelte individuali, specialmente quelle prese in condizioni del genere. Lo stesso autore del post conclude che "Questi dati mettono in discussione un presupposto implicito in oncologia: che una vita più lunga sia necessariamente migliore. Vivere più a lungo non è sempre sinonimo di vivere meglio, e il concetto di "meglio" può essere definito solo dal paziente." Parole condivisibili, e tuttavia non ho potuto fare a meno per parte mia di andare a verificare le statistiche su eutanasie e suicidi assistiti in USA vs Olanda, scoprendo che nel 2024 negli USA sono stati meno dell'1% dei decessi totali, mentre in Olanda nel medesimo periodo sono stati il 5,8%, che corrispondono a 9.958 persone uccise con eutanasia o suicidio assistito. Ora, se metto insieme questo dato con lo studio da cui il post è partito, che mostra come persone in condizioni pur gravissime ma con ottime prospettive di sopravvivenza quanto meno a breve-medio termine rifiutano le cure, non posso che concludere per l'ipotesi che, una volta che la morte è offerta come scelta ordinaria in condizioni nelle quali vi è la prospettiva concreta di perdere autonomia e divenire un peso, la medesima morte, magari perseguita semplicemente rinunciando a cercare di vivere, diviene un'opzione concreta anche in assenza di sofferenze attuali più o meno insopportabili. Questa considerazione semplicemente per indurre a una riflessione anche coloro che, quando si parla di eutanasia e suicidio assistito, corrono immediatamente al caso delle sofferenze estreme e della mancanza di opzioni di cura per giustificare la possibilità che sia lo stato a uccidere o ad aiutare a morire. A me pare invece che la morte "di stato" sia un piano inclinato e scivoloso, che una volta intrapreso è difficile dire fino a dove possa portare, ma dal quale è certamente estremamente difficile se non impossibile tornare indietro.
https://www.theoncologyshot.com/p/a-cultural-gap-how-many-patients
Theoncologyshot
A Cultural Gap: How Many Patients With Metastatic Pancreatic Cancer Do Not Start Systemic Therapy?
Different cultural approches between the Netherlands and the US.
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Forwarded from Giubbe Rosse
SASSONIA-ANHALT. CHI HA VOTATO PER CHI
In Sassonia-Anhalt i partiti istituzionali sono stati abbandonati dalla classe lavoratrice (quella che un tempo si chiamava la classe operaia). Un impressionante 61% dei lavoratori ha votato per AfD.
Un dato che parla da solo. Comunque la si pensi su AfD, la classe politica tradizionale dovrebbe fare qualche riflessione su questi numeri e interrogarsi sul proprio fallimento. Chi afferma questo non ha necessariamente simpatie "di destra", "estremiste" o "populiste". Si limita piuttosto a prendere atto della realtà. Inveire contro il dissenso affibbiando etichette dispregiative e insistere nell'uso di parametri interpretativi del secolo scorso (di sinistra / di destra) non sembra aiutare granché a contenere l'emorragia di consensi.
La società occidentale ha prodotto milioni di esclusi che, a poco a poco, oggi iniziano a presentare il conto.
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In Sassonia-Anhalt i partiti istituzionali sono stati abbandonati dalla classe lavoratrice (quella che un tempo si chiamava la classe operaia). Un impressionante 61% dei lavoratori ha votato per AfD.
Un dato che parla da solo. Comunque la si pensi su AfD, la classe politica tradizionale dovrebbe fare qualche riflessione su questi numeri e interrogarsi sul proprio fallimento. Chi afferma questo non ha necessariamente simpatie "di destra", "estremiste" o "populiste". Si limita piuttosto a prendere atto della realtà. Inveire contro il dissenso affibbiando etichette dispregiative e insistere nell'uso di parametri interpretativi del secolo scorso (di sinistra / di destra) non sembra aiutare granché a contenere l'emorragia di consensi.
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"Amo talmente tanto la Germania che preferisco ce ne siano due"
(Giulio Andreotti, 1984)
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(Giulio Andreotti, 1984)
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PRESCRIZIONI PRESCRITTIVE 🌺🌺🌺
E così in Inghilterra i farmacisti stanno riuscendo nel loro sogno bagnato di erodere la potestà prescrittiva storicamente esclusivamente medica. Qualche sintetica considerazione a riguardo:
(i) la separazione tra prescrizione (ai medici) e dispensazione (ai farmacisti) è un cardine della farmaceutica ed evita l'ovvio conflitto di interessi tra il bene del malato cui si prescrive il farmaco e il vantaggio personale derivante dal fatto di venderglielo. Così, è sacrosanto che il medico non possa vendere farmaci, che il farmacista non li possa prescrivere e che i due non possano accordarsi;
(ii) essere prescrittori implica tra l'altro diventare oggetto di interesse per l'industria farmaceutica, che si coccola in mille maniera le figure professionali che possono ordinare la vendita di prodotti medicinali. La letteratura è ricchissima di esempi riguardo ai medici. Ed è con ogni evidenza una ragione aggiuntiva da parte di categorie differenti per voler prescrivere almeno qualche farmaco;
(iii) infine, ma ci sarebbe molto altro, meriterebbe una riflessione il senso della prescrizione obbligatoria per accedere al farmaco. Perché non libera vendita? Forse il comune cittadino non è maturo abbastanza per decidere autonomanente, acquisito il parere medico professionale e tutte le informazioni ritenute utili? Per un approfondimento, raccomando sempre "Nemesi medica" pubblicato nel 1976 dal filosofo e sociologo Ivan Illich, il quale contesta la prescrizione di medicinali e l'iper-medicalizzazione della società, definendo la stessa corporazione medica come una "minaccia per la salute". Nella sua critica radicale, l'atto stesso di prescrivere farmaci non risponde più a un reale bisogno biologico, ma è diventato lo strumento principale di un'industria orientata a creare consumatori dipendenti, espropriando l'individuo della propria capacità di gestire autonomamente il corpo e il dolore. Non dico che sia un'opinione da abbracciare acriticamente, ma senza dubbio va conosciuta e meditata per trovare dei punti di equilibrio nella quotidianità presente.
https://www.farmacista33.it/aggiornamento-professionale/33589/farmacisti-prescrittori-da-settembre-cambia-il-modello-inglese-la-prescrizione-nei-servizi-in-farmacia.html
E così in Inghilterra i farmacisti stanno riuscendo nel loro sogno bagnato di erodere la potestà prescrittiva storicamente esclusivamente medica. Qualche sintetica considerazione a riguardo:
(i) la separazione tra prescrizione (ai medici) e dispensazione (ai farmacisti) è un cardine della farmaceutica ed evita l'ovvio conflitto di interessi tra il bene del malato cui si prescrive il farmaco e il vantaggio personale derivante dal fatto di venderglielo. Così, è sacrosanto che il medico non possa vendere farmaci, che il farmacista non li possa prescrivere e che i due non possano accordarsi;
(ii) essere prescrittori implica tra l'altro diventare oggetto di interesse per l'industria farmaceutica, che si coccola in mille maniera le figure professionali che possono ordinare la vendita di prodotti medicinali. La letteratura è ricchissima di esempi riguardo ai medici. Ed è con ogni evidenza una ragione aggiuntiva da parte di categorie differenti per voler prescrivere almeno qualche farmaco;
(iii) infine, ma ci sarebbe molto altro, meriterebbe una riflessione il senso della prescrizione obbligatoria per accedere al farmaco. Perché non libera vendita? Forse il comune cittadino non è maturo abbastanza per decidere autonomanente, acquisito il parere medico professionale e tutte le informazioni ritenute utili? Per un approfondimento, raccomando sempre "Nemesi medica" pubblicato nel 1976 dal filosofo e sociologo Ivan Illich, il quale contesta la prescrizione di medicinali e l'iper-medicalizzazione della società, definendo la stessa corporazione medica come una "minaccia per la salute". Nella sua critica radicale, l'atto stesso di prescrivere farmaci non risponde più a un reale bisogno biologico, ma è diventato lo strumento principale di un'industria orientata a creare consumatori dipendenti, espropriando l'individuo della propria capacità di gestire autonomamente il corpo e il dolore. Non dico che sia un'opinione da abbracciare acriticamente, ma senza dubbio va conosciuta e meditata per trovare dei punti di equilibrio nella quotidianità presente.
https://www.farmacista33.it/aggiornamento-professionale/33589/farmacisti-prescrittori-da-settembre-cambia-il-modello-inglese-la-prescrizione-nei-servizi-in-farmacia.html
www.farmacista33.it
Farmacisti prescrittori, da settembre cambia il modello inglese: la prescrizione nei servizi in farmacia | Farmacista33
Da settembre 2026 i nuovi farmacisti inglesi entreranno nella professione già abilitati alla prescrizione indipendente
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RUBARE L'OCCHIO 🌺🌺🌺
Conviene riflettere sul fatto che di questi tempi i media mainstream non puntano tanto a sviare l'attenzione del pubblico con notizie più o meno manipolate, quanto a sollecitarla continuamente ogni secondo con un numero enorme di stimoli differenti di varia natura, nei quali vero e falso e manipolato e distorto si mischiano inestricabilmente, e dove anzi spesso il punto non è nemmeno vero o falso bensì appello agli istinti più primordiali, tipo fame, sonno, sesso. Oggi il problema vero non è l'informazione sbagliata, bensì l'eccesso di informazione, scaricata a vagonate in una sorta di dittatura anarchica che nel più totale disordine non impone nulla se non di impadronirsi della nostra attenzione. Parafrasando, "prestami attenzione e fai ciò che vuoi". Mentre un tempo vagavamo nel deserto alla ricerca di una singola fonte cui abbeverarci, ovvero il problema era trovare uno straccio di informazione, oggi dobbiamo sfuggire a continui tsunami informativi che ci travolgono da ogni parte e contengono di tutto, enormi e del tutto ingestibili. E ogni giorno i temi cambiano e noi non possiamo farci nulla. Almeno cerchiamo di esserne consapevoli.
Conviene riflettere sul fatto che di questi tempi i media mainstream non puntano tanto a sviare l'attenzione del pubblico con notizie più o meno manipolate, quanto a sollecitarla continuamente ogni secondo con un numero enorme di stimoli differenti di varia natura, nei quali vero e falso e manipolato e distorto si mischiano inestricabilmente, e dove anzi spesso il punto non è nemmeno vero o falso bensì appello agli istinti più primordiali, tipo fame, sonno, sesso. Oggi il problema vero non è l'informazione sbagliata, bensì l'eccesso di informazione, scaricata a vagonate in una sorta di dittatura anarchica che nel più totale disordine non impone nulla se non di impadronirsi della nostra attenzione. Parafrasando, "prestami attenzione e fai ciò che vuoi". Mentre un tempo vagavamo nel deserto alla ricerca di una singola fonte cui abbeverarci, ovvero il problema era trovare uno straccio di informazione, oggi dobbiamo sfuggire a continui tsunami informativi che ci travolgono da ogni parte e contengono di tutto, enormi e del tutto ingestibili. E ogni giorno i temi cambiano e noi non possiamo farci nulla. Almeno cerchiamo di esserne consapevoli.
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PARLANE CON IL PEDIATRA 🌺🌺🌺
Il post dell'altro giorno sul blog di Vinay Prasad (noto oncoematologo statunitense, già responsabile FDA dell'approvazione di farmaci biologici e vaccini, durato in carica come dura un gatto in autostrada per la sua inopportuna mania di chiedere prove scientifiche per approvare i medicinali) tratta un tema a me caro e spesso discusso, riassumibile con l'aforisma "i medici non sono scienziati".
Nel post Prasad opportunamente richiama la scarsa o nulla formazione ricevuta sui vaccini dai pediatri (generalizzabile a tutti i medici) e di conseguenza espone i suoi fondati dubbi sulla possibilità che siano in grado di rispondere a domande puntuali che richiedono documentazione di prove.
La questione non si limita in realtà a pediatri e vaccini, si estende bensì un po' a tutti i medicinali e a tutte le categorie di medici (con le dovute eccezioni individuali per meriti personali, non certo per categoria), principalmente per la mancanza di formazione specifica sulle metodologie della ricerca medica e scientifica e di valutazione critica delle prove.
Raccomandare insomma di rivolgersi al proprio pediatra per risolvere dubbi sui vaccini è, secondo Prasad, un'indicazione quanto meno ... non supportata da prove. Il che non impedisce alla categoria di adottare lo slogan su entrambi i lati dell'oceano.
https://www.sensible-med.com/p/the-best-person-to-discuss-vaccines
Il post dell'altro giorno sul blog di Vinay Prasad (noto oncoematologo statunitense, già responsabile FDA dell'approvazione di farmaci biologici e vaccini, durato in carica come dura un gatto in autostrada per la sua inopportuna mania di chiedere prove scientifiche per approvare i medicinali) tratta un tema a me caro e spesso discusso, riassumibile con l'aforisma "i medici non sono scienziati".
Nel post Prasad opportunamente richiama la scarsa o nulla formazione ricevuta sui vaccini dai pediatri (generalizzabile a tutti i medici) e di conseguenza espone i suoi fondati dubbi sulla possibilità che siano in grado di rispondere a domande puntuali che richiedono documentazione di prove.
La questione non si limita in realtà a pediatri e vaccini, si estende bensì un po' a tutti i medicinali e a tutte le categorie di medici (con le dovute eccezioni individuali per meriti personali, non certo per categoria), principalmente per la mancanza di formazione specifica sulle metodologie della ricerca medica e scientifica e di valutazione critica delle prove.
Raccomandare insomma di rivolgersi al proprio pediatra per risolvere dubbi sui vaccini è, secondo Prasad, un'indicazione quanto meno ... non supportata da prove. Il che non impedisce alla categoria di adottare lo slogan su entrambi i lati dell'oceano.
https://www.sensible-med.com/p/the-best-person-to-discuss-vaccines
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AMERIKANSKIJE GORKI 🌺🌺🌺
Qualche giorno fa, l'autorevolissima rivistsa Science ha dedicato un editoriale alla vicenda di Sam Neill, attore reso famoso da vari film di successo tra cui vari Jurassik Park (ricordate il paleontologo Alan Grant?), deceduto nello scorso luglio, pochi mesi dopo essere stato dichiarato guarito da un gravissimo linfoma resistenter alle terapie convenzionali. Neill era stato curato con una terapia CAR T sperimentale, che aveva indotto la completa remissione del linfoma.
Non è chiaro cosa sia andato male ma è molto probabile che la morte sia stata causata da una polmonite fulminante conseguente allo stato di immunodepressione indotto dalla terapia CAR T. E fin qua, te l'aspetti. Una terapia sperimentale può riservare "sorprese" del genere, e chi ritiene di sottoporvisi accetta il rischio non avendo alternative. A questo punto del ragionamento, tuttavia, l'editoriale di Science sorprendentemente argomenta che se da un lato
"È nota l'idea che spesso vi sia un compromesso tra la cura e le sue conseguenze"
dall'altro
"Sono invece meno noti gli interventi che agiscono efficacemente contro una grave condizione di salute (ottenendo una "cura") ma che, attraverso i medesimi processi biologici, danno origine a una condizione di salute diversa, sebbene potenzialmente altrettanto grave."
Vien da chiedersi che cosa sia "meno noto", in una situazione di per sé chiarissima: un trattamento sperimentale con effetti avversi talora tanto gravi da causare la morte. Eppure Science insiste, argomentando che
"L'assistenza sanitaria del futuro potrebbe vedere sempre più pazienti in questo territorio ambivalente, in cui possono essere descritti come esenti dalla malattia originaria ma che a causa del loro trattamento vivono in uno stato di fragilità cronica."
In altri termini, Science intende spostare l'attenzione dall'effetto avverso all'efficacia curativa, per sostenere che, ad esempio nel caso di Neill, comunque la malattia originaria era stata curata, e che la morte è sopraggiunta per le intrinseche "fragilità" del nuovo "stato di salute". E infatti, poche righe più sotto, viene proposta questa spiazzante affermazione:
"In un certo senso, è morto di tumore del sangue – a causa delle cure che questo richiedeva – anche se non è morto *con* la malattia."
Sam Neill quindi non sarebbe morto a causa del trattamento sperimentale, bensì del linfoma che ha richiesto per esser curato un trattamento sperimentale che con il linfoma ha avuto successo. Peccato per gli effetti avversi, che tuttavia secondo Science Sam Neill non ha patito a causa del trattamento sperimentale bensì a causa del linfoma che ha richiesto questo trattamento.
Curiosissimo ragionamento che porta la logica lungo le ripide e vertiginose traiettorie di vere e proprie montagne russe o, meglio, montagne americane, come le chiamano in Russia. E alla fine si capisce il senso:
"La capacità, in rapida espansione, di manipolare il sistema immunitario per via farmacologica, unita alla crescente automazione e all'impiego dell'intelligenza artificiale, promette di accelerare la scoperta di farmaci e la conduzione di sperimentazioni cliniche."
e di conseguenza
"Per quanto efficace possa rivelarsi contro la patologia primaria, una terapia che costringa i pazienti a ricorrere a cure continuative – e potenzialmente altrettanto onerose – non comporta solo costi economici elevati, ma solleva anche questioni etiche legate alla qualità della vita."
Insomma, l'innovazione farmaceutica che ci attende sarà orientata verso trattamenti intrinsecamente rischiosi, e questo rischio andrà accettato come prezzo inevitabile dell'innovazione medesima. Abituiamoci dunque a essere curati ma non guariti, se mai traslati da una condizione di malattia a un'altra. Che immaginiamo facilmente richiederà un ulteriore trattamento, a meno che la successiva sia talmente grave da esitare in decesso (come accaduto nel caso di Sam Neill). Altro che montagne, russe o americane che siano...
https://www.science.org/doi/10.1126/science.aek8358
Qualche giorno fa, l'autorevolissima rivistsa Science ha dedicato un editoriale alla vicenda di Sam Neill, attore reso famoso da vari film di successo tra cui vari Jurassik Park (ricordate il paleontologo Alan Grant?), deceduto nello scorso luglio, pochi mesi dopo essere stato dichiarato guarito da un gravissimo linfoma resistenter alle terapie convenzionali. Neill era stato curato con una terapia CAR T sperimentale, che aveva indotto la completa remissione del linfoma.
Non è chiaro cosa sia andato male ma è molto probabile che la morte sia stata causata da una polmonite fulminante conseguente allo stato di immunodepressione indotto dalla terapia CAR T. E fin qua, te l'aspetti. Una terapia sperimentale può riservare "sorprese" del genere, e chi ritiene di sottoporvisi accetta il rischio non avendo alternative. A questo punto del ragionamento, tuttavia, l'editoriale di Science sorprendentemente argomenta che se da un lato
"È nota l'idea che spesso vi sia un compromesso tra la cura e le sue conseguenze"
dall'altro
"Sono invece meno noti gli interventi che agiscono efficacemente contro una grave condizione di salute (ottenendo una "cura") ma che, attraverso i medesimi processi biologici, danno origine a una condizione di salute diversa, sebbene potenzialmente altrettanto grave."
Vien da chiedersi che cosa sia "meno noto", in una situazione di per sé chiarissima: un trattamento sperimentale con effetti avversi talora tanto gravi da causare la morte. Eppure Science insiste, argomentando che
"L'assistenza sanitaria del futuro potrebbe vedere sempre più pazienti in questo territorio ambivalente, in cui possono essere descritti come esenti dalla malattia originaria ma che a causa del loro trattamento vivono in uno stato di fragilità cronica."
In altri termini, Science intende spostare l'attenzione dall'effetto avverso all'efficacia curativa, per sostenere che, ad esempio nel caso di Neill, comunque la malattia originaria era stata curata, e che la morte è sopraggiunta per le intrinseche "fragilità" del nuovo "stato di salute". E infatti, poche righe più sotto, viene proposta questa spiazzante affermazione:
"In un certo senso, è morto di tumore del sangue – a causa delle cure che questo richiedeva – anche se non è morto *con* la malattia."
Sam Neill quindi non sarebbe morto a causa del trattamento sperimentale, bensì del linfoma che ha richiesto per esser curato un trattamento sperimentale che con il linfoma ha avuto successo. Peccato per gli effetti avversi, che tuttavia secondo Science Sam Neill non ha patito a causa del trattamento sperimentale bensì a causa del linfoma che ha richiesto questo trattamento.
Curiosissimo ragionamento che porta la logica lungo le ripide e vertiginose traiettorie di vere e proprie montagne russe o, meglio, montagne americane, come le chiamano in Russia. E alla fine si capisce il senso:
"La capacità, in rapida espansione, di manipolare il sistema immunitario per via farmacologica, unita alla crescente automazione e all'impiego dell'intelligenza artificiale, promette di accelerare la scoperta di farmaci e la conduzione di sperimentazioni cliniche."
e di conseguenza
"Per quanto efficace possa rivelarsi contro la patologia primaria, una terapia che costringa i pazienti a ricorrere a cure continuative – e potenzialmente altrettanto onerose – non comporta solo costi economici elevati, ma solleva anche questioni etiche legate alla qualità della vita."
Insomma, l'innovazione farmaceutica che ci attende sarà orientata verso trattamenti intrinsecamente rischiosi, e questo rischio andrà accettato come prezzo inevitabile dell'innovazione medesima. Abituiamoci dunque a essere curati ma non guariti, se mai traslati da una condizione di malattia a un'altra. Che immaginiamo facilmente richiederà un ulteriore trattamento, a meno che la successiva sia talmente grave da esitare in decesso (come accaduto nel caso di Sam Neill). Altro che montagne, russe o americane che siano...
https://www.science.org/doi/10.1126/science.aek8358
Science
When treatments create new conditions
When the actor Sam Neill died unexpectedly in July this year, media reports emphasized that his death was not due to cancer. Neill was diagnosed in 2022 with angioimmunoblastic T-cell lymphoma, a form of blood cancer commonly treated with chemotherapy combining…
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FNC 🌺🌺🌺
Così come l'acronimo FV è spesso utilizzato per indicare la farmacovigilanza, FNC potrebbe essere impiegato per abbreviare la "farmacononcuranza", ovvero la scarsa attenzione dedicata al monitoraggio delle sospette reazioni avverse dei medicinali in commercio. Ne tratta oggi il sito ASSIS commentando il rapporto del Centro Regionale di Farmacovigilanza Toscano sulle sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini 2025
https://www.assis.it/vaccinovigilanza-in-toscana-178-segnalazioni-40-gravi-ma-i-dati-decisivi-restano-fuori-dal-rapporto/
la cui lettura tra l'altro mi riporta con il pensiero a un interessante studio su alcune tipologie di sospette reazioni avverse gravi registrate con una determinata categoria di farmaci utilizzati in emergenza. Lo studio, presentato di recente in una sessione di laurea in medicina, proponeva dati interessantissimi e di obiettivo interesse clinico, che tuttavia non erano stati in alcun modo oggetto di segnalazione al sistema nazionale di farmacovigilanza.
Questo è di fatto il limite maggiore del sistema. Si stima che la sottosegnalazione ordinariamente riguardi 95-99 sospette reazioni avverse su 100, e che nel caso dei vaccini covid possa esser giunta a riguardare 999-4.999 sospette reazioni avverse su 1.000-5.000. Una segnalazione inoltrata su 1.000-5.000. Un'enormità tale da non riuscire nemmeno a crederla vera. Eppure questo dice il confronto tra i dati italiani e la FV attiva V-Safe statunitense.
I vaccini in particolare paiono poi essere in qualche modo "legibus solutis". Chi li tocca, muore. Mettere in dubbio i vaccini è peccato gravissimo. A parte il noto documento FNOMCEO del 2016 che minaccia sanzioni disciplinari per i medici che sconsiglino un qualsiasi vaccino a chiunque, va ricordato nel nostro paese il manualetto AIFA di qualche anno fa, ancora reperibile in rete, che statuisce apoditticamente alcune condizioni cliniche gravi cone la morte in culla e i disturbi dello spettro autistico come mai associabili a vaccini. Mai associabili. Una certezza dogmatica degna delle fedi più integraliste, non certo della medicina basata sulle prove scientifiche. E poi il sempreverde algoritmo OMS sulla definizione del nesso di causa tra eventi avversi e vaccini, che pare progettato per escludere tutto l'escludibile e pure un poco di più.
D'altra parte, di farmacovigilanza nel nostro paese non parla nessuno. Difficilmente o mai la si vede quale argomento dei corsi di aggiornamento obbligatori per medici e personale sanitario, e nel corso di laurea in medicina se ne tratta al massimo per qualche ora nel corso di farmacologia e poi più nei sei anni, e certo nessuno vi ritorna durante la specializzazione o le altre occasioni formative. Né ad esempio si stilano classifiche di merito per premiare gli ospedali, le aziende sanitarie, le regioni e così via che segnalano di più e/o producono dati significativi.
Ovvio dunque che, probabilmente in massima parte in buona fede, medici e altri professionisti della sanità, trafelati a rincorrere le millemila incombenze quotidiane, si scordano della responsabilità deontologica di segnalare, come già se n'era scordato lo studente che qualche giorno fa discuteva la tesi sulle sospette reazioni avverse in emergenza. Altrettanto ovvio che il Centro Regionale di Farmacovigilanza Toscano pubblichi un rapporto nei fatti illeggibile e per nulla informativo (si legga il post di ASSIS, come sempre illuminante a riguardo).
E così la farmacovigilanza si rivela nei fatti "farmacononcuranza" ed è difficile resistere alla tentazione di mandare i responsabili di questa situazione tutti a FNC.
Così come l'acronimo FV è spesso utilizzato per indicare la farmacovigilanza, FNC potrebbe essere impiegato per abbreviare la "farmacononcuranza", ovvero la scarsa attenzione dedicata al monitoraggio delle sospette reazioni avverse dei medicinali in commercio. Ne tratta oggi il sito ASSIS commentando il rapporto del Centro Regionale di Farmacovigilanza Toscano sulle sospette reazioni avverse a farmaci e vaccini 2025
https://www.assis.it/vaccinovigilanza-in-toscana-178-segnalazioni-40-gravi-ma-i-dati-decisivi-restano-fuori-dal-rapporto/
la cui lettura tra l'altro mi riporta con il pensiero a un interessante studio su alcune tipologie di sospette reazioni avverse gravi registrate con una determinata categoria di farmaci utilizzati in emergenza. Lo studio, presentato di recente in una sessione di laurea in medicina, proponeva dati interessantissimi e di obiettivo interesse clinico, che tuttavia non erano stati in alcun modo oggetto di segnalazione al sistema nazionale di farmacovigilanza.
Questo è di fatto il limite maggiore del sistema. Si stima che la sottosegnalazione ordinariamente riguardi 95-99 sospette reazioni avverse su 100, e che nel caso dei vaccini covid possa esser giunta a riguardare 999-4.999 sospette reazioni avverse su 1.000-5.000. Una segnalazione inoltrata su 1.000-5.000. Un'enormità tale da non riuscire nemmeno a crederla vera. Eppure questo dice il confronto tra i dati italiani e la FV attiva V-Safe statunitense.
I vaccini in particolare paiono poi essere in qualche modo "legibus solutis". Chi li tocca, muore. Mettere in dubbio i vaccini è peccato gravissimo. A parte il noto documento FNOMCEO del 2016 che minaccia sanzioni disciplinari per i medici che sconsiglino un qualsiasi vaccino a chiunque, va ricordato nel nostro paese il manualetto AIFA di qualche anno fa, ancora reperibile in rete, che statuisce apoditticamente alcune condizioni cliniche gravi cone la morte in culla e i disturbi dello spettro autistico come mai associabili a vaccini. Mai associabili. Una certezza dogmatica degna delle fedi più integraliste, non certo della medicina basata sulle prove scientifiche. E poi il sempreverde algoritmo OMS sulla definizione del nesso di causa tra eventi avversi e vaccini, che pare progettato per escludere tutto l'escludibile e pure un poco di più.
D'altra parte, di farmacovigilanza nel nostro paese non parla nessuno. Difficilmente o mai la si vede quale argomento dei corsi di aggiornamento obbligatori per medici e personale sanitario, e nel corso di laurea in medicina se ne tratta al massimo per qualche ora nel corso di farmacologia e poi più nei sei anni, e certo nessuno vi ritorna durante la specializzazione o le altre occasioni formative. Né ad esempio si stilano classifiche di merito per premiare gli ospedali, le aziende sanitarie, le regioni e così via che segnalano di più e/o producono dati significativi.
Ovvio dunque che, probabilmente in massima parte in buona fede, medici e altri professionisti della sanità, trafelati a rincorrere le millemila incombenze quotidiane, si scordano della responsabilità deontologica di segnalare, come già se n'era scordato lo studente che qualche giorno fa discuteva la tesi sulle sospette reazioni avverse in emergenza. Altrettanto ovvio che il Centro Regionale di Farmacovigilanza Toscano pubblichi un rapporto nei fatti illeggibile e per nulla informativo (si legga il post di ASSIS, come sempre illuminante a riguardo).
E così la farmacovigilanza si rivela nei fatti "farmacononcuranza" ed è difficile resistere alla tentazione di mandare i responsabili di questa situazione tutti a FNC.
AsSIS - Associazione di Studi e Informazione sulla Salute
Vaccinovigilanza Toscana 2025: 178 segnalazioni, 40 gravi
Il Rapporto 2025 della vaccinovigilanza Toscana 2025 registra 178 segnalazioni dopo vaccinazione, 40 gravi e un caso fatale. Ma mancano denominatori e dettagli decisivi.
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Forwarded from Giubbe Rosse
MA IO NON SONO ANCORA NEL REGNO DEI CIELI, SONO TROPPO INVISCHIATO NEI VOSTRI SFACELI
Giorgio Gaber - Io se fossi Dio (1980)
https://www.youtube.com/watch?v=87A2SxWJ62U
"Compagno radicale
La parola compagno non so chi te l'ha data
Ma in fondo ti sta bene
Tanto ormai è squalificata
Compagno radicale
Cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
Ti muovi proprio bene in questo gran casino
E mentre da una parte si spara un po' a casaccio
Dall'altra si riempiono le galere
Di gente che non c'entra un cazzo
Compagno radicale
Tu occupati pure di diritti civili
E di idiozia che fa democrazia
E preparaci pure un altro referendum
Questa volta per sapere
Dov'è che i cani devono pisciare"
Giorgio Gaber - Io se fossi Dio (1980)
https://www.youtube.com/watch?v=87A2SxWJ62U
YouTube
Giorgio Gaber - Io se fossi Dio (Official Audio)
Anni affollati, ascolta l'album completo: https://www.youtube.com/playlist?list=PLgq5EK55CawW1wD8iHoXcmgMOmLHBsg4K
Segui #CaroselloRecords
https://www.instagram.com/carosellorecords/
https://www.youtube.com/@carosellorecords
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UN TANTO AL CHILO 🌺🌺🌺
Precisamente otto anni fa, un editoriale di Nature si occupava degli autori di studi scientifici "iperproduttivi", ovvero di coloro che pubblicano un articolo a settimana e pure di più. Costoro sono d'altra parte il più ovvio prodotto della logica del "pubblica o muori", e non per nulla proprio loro raggiungono di regola i vertici delle istituzioni accademiche e scientifiche. D'altra parte, Nature medesima, con i suoi costosissimi titoli pay-per-publish è tra le riviste che più lucrano sul "publish or perish".
"Nel complesso, tra gli autori iper-prolifici potrebbero figurare alcuni degli scienziati più energici ed eccellenti. Tuttavia, tali modalità di pubblicazione potrebbero anche riflettere norme di settore quantomeno peculiari. Definizioni di paternità scientifica piuttosto lasche e la spiacevole tendenza a ridurre le valutazioni al semplice conteggio degli articoli rendono poco chiaro come venga attribuito il merito. È comunque necessario esaminare l'intera produzione scientifica di ciascuno studioso, confrontandola con gli standard del rispettivo campo di ricerca. E, naturalmente, nulla può sostituire la lettura degli articoli e il tentativo di comprendere il lavoro effettivamente svolto dagli autori."
https://www.nature.com/articles/d41586-018-06185-8
Precisamente otto anni fa, un editoriale di Nature si occupava degli autori di studi scientifici "iperproduttivi", ovvero di coloro che pubblicano un articolo a settimana e pure di più. Costoro sono d'altra parte il più ovvio prodotto della logica del "pubblica o muori", e non per nulla proprio loro raggiungono di regola i vertici delle istituzioni accademiche e scientifiche. D'altra parte, Nature medesima, con i suoi costosissimi titoli pay-per-publish è tra le riviste che più lucrano sul "publish or perish".
"Nel complesso, tra gli autori iper-prolifici potrebbero figurare alcuni degli scienziati più energici ed eccellenti. Tuttavia, tali modalità di pubblicazione potrebbero anche riflettere norme di settore quantomeno peculiari. Definizioni di paternità scientifica piuttosto lasche e la spiacevole tendenza a ridurre le valutazioni al semplice conteggio degli articoli rendono poco chiaro come venga attribuito il merito. È comunque necessario esaminare l'intera produzione scientifica di ciascuno studioso, confrontandola con gli standard del rispettivo campo di ricerca. E, naturalmente, nulla può sostituire la lettura degli articoli e il tentativo di comprendere il lavoro effettivamente svolto dagli autori."
https://www.nature.com/articles/d41586-018-06185-8
Nature
Thousands of scientists publish a paper every five days
Nature - To highlight uncertain norms in authorship, John P. A. Ioannidis, Richard Klavans and Kevin W. Boyack identified the most prolific scientists of recent years.
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DATEMELI DA PICCOLI 🌺🌺🌺
In questi giorni, mi sono documentato sugli studi che mettono in relazione i comportamenti scorretti da parte degli studenti di medicina durante l'università con la successiva scarsa professionalità una volta diventati medici. Non è sorprendente che gli studi siano pochi, e praticamente nessuno documenti relazioni dirette tra disonestà accademica e disonestà professionale. Si tratterebbe di seguire le medesime persone su archi di tempo estremamente lunghi valutando comportamenti che in massima parte sfuggono a qualsiasi strumento per la raccolta dei dati (e forse è meglio così, se davvero non auspichiamo una società del controllo totalitario). Eppure evidenze indirette ce ne sono, alcune anche molto interessanti! Ad esempio, uno studio statunitense del 2005 finito sul NEJM che mostra come i medici sanzionati dal corrispondente USA degli ordini professionali avevano circa due volte più frequentemente comportamenti non professionali durante gli studi universitari, oppure uno studio UK del 2010 pubblicato sul BMJ che documenta come chi da studente faticava a passare gli esami preclinici, da medico poi avesse 5 volte più probabilità di incorrere in sanzioni del corrispondente UK degli ordini professionali. Evidenze indirette, ovvio. E altrettanto ovvio che da noi sarebbe futile replicare approcci del genere, che presuppongono che il giudizio degli ordini professionali garantisca l'ideale standard deontologico (non ridete, che vi si sente da qua). Approfondire questi argomenti mi ha riportato con il pensiero a quando da giovane ricercatore e poi associato ricevevo abbastanza regolarmente in prossimità degli appelli d'esame telefonate da parte di alcuni colleghi che "segnalavano" determinati studenti. Ai tempi ho sempre risposto cortesemente, dimenticandomi poi all'istante del colloquio al momento di posare il ricevitore (c'erano ancora in prevalenza i telefoni fissi...). Ricordo però il simpatico siparietto con un collega anziano, ora in pensione, che dopo avermi raccomandato più volte uno studente che veniva poi regolarmente bocciato all'esame, un giorno che ci incrociammo in un corridoio si mostrò pure irritato, salvo poi smettere di chiamarmi. Credo siano ormai oltre vent'anni che non ricevo più telefonate del genere. Non ho idea se la ragione sia che i tempi sono cambiati oppure che sono stato tagliato fuori io da determinati "circuiti". Preferisci credere alla prima ipotesi, ma non escludo la seconda. Mostrarsi troppo irreprensibili porta anche a conseguenze del genere. In ogni caso, tornando all'argomento della professionalità medica, trovo che anche in assenza di evidenze "scientifiche" vada sempre ricordato agli studenti di medicina che il percorso di studi che hanno scelto implica responsabilità non solo di natura "tecnica" ma prima di tutto di tipo etico e deontologico, e che quel camice bianco cui ambiscono inevitabilmente conferirà loro un ruolo sociale di riferimento dal quale condizioneranno le vite di tantissime altre persone, tra cui quelli che loro cureranno direttamente rappresenteranno una minoranza. Essere consapevoli del fatto che non si è mai all'altezza di un ruolo del genere aiuta quanto meno a cercare di avvicinarvisi. Ma non è detto che basti. E comportarsi correttamente fin da studenti non può che aiutare.
In questi giorni, mi sono documentato sugli studi che mettono in relazione i comportamenti scorretti da parte degli studenti di medicina durante l'università con la successiva scarsa professionalità una volta diventati medici. Non è sorprendente che gli studi siano pochi, e praticamente nessuno documenti relazioni dirette tra disonestà accademica e disonestà professionale. Si tratterebbe di seguire le medesime persone su archi di tempo estremamente lunghi valutando comportamenti che in massima parte sfuggono a qualsiasi strumento per la raccolta dei dati (e forse è meglio così, se davvero non auspichiamo una società del controllo totalitario). Eppure evidenze indirette ce ne sono, alcune anche molto interessanti! Ad esempio, uno studio statunitense del 2005 finito sul NEJM che mostra come i medici sanzionati dal corrispondente USA degli ordini professionali avevano circa due volte più frequentemente comportamenti non professionali durante gli studi universitari, oppure uno studio UK del 2010 pubblicato sul BMJ che documenta come chi da studente faticava a passare gli esami preclinici, da medico poi avesse 5 volte più probabilità di incorrere in sanzioni del corrispondente UK degli ordini professionali. Evidenze indirette, ovvio. E altrettanto ovvio che da noi sarebbe futile replicare approcci del genere, che presuppongono che il giudizio degli ordini professionali garantisca l'ideale standard deontologico (non ridete, che vi si sente da qua). Approfondire questi argomenti mi ha riportato con il pensiero a quando da giovane ricercatore e poi associato ricevevo abbastanza regolarmente in prossimità degli appelli d'esame telefonate da parte di alcuni colleghi che "segnalavano" determinati studenti. Ai tempi ho sempre risposto cortesemente, dimenticandomi poi all'istante del colloquio al momento di posare il ricevitore (c'erano ancora in prevalenza i telefoni fissi...). Ricordo però il simpatico siparietto con un collega anziano, ora in pensione, che dopo avermi raccomandato più volte uno studente che veniva poi regolarmente bocciato all'esame, un giorno che ci incrociammo in un corridoio si mostrò pure irritato, salvo poi smettere di chiamarmi. Credo siano ormai oltre vent'anni che non ricevo più telefonate del genere. Non ho idea se la ragione sia che i tempi sono cambiati oppure che sono stato tagliato fuori io da determinati "circuiti". Preferisci credere alla prima ipotesi, ma non escludo la seconda. Mostrarsi troppo irreprensibili porta anche a conseguenze del genere. In ogni caso, tornando all'argomento della professionalità medica, trovo che anche in assenza di evidenze "scientifiche" vada sempre ricordato agli studenti di medicina che il percorso di studi che hanno scelto implica responsabilità non solo di natura "tecnica" ma prima di tutto di tipo etico e deontologico, e che quel camice bianco cui ambiscono inevitabilmente conferirà loro un ruolo sociale di riferimento dal quale condizioneranno le vite di tantissime altre persone, tra cui quelli che loro cureranno direttamente rappresenteranno una minoranza. Essere consapevoli del fatto che non si è mai all'altezza di un ruolo del genere aiuta quanto meno a cercare di avvicinarvisi. Ma non è detto che basti. E comportarsi correttamente fin da studenti non può che aiutare.
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IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE 🌺🌺🌺
Da qualche anno a questa parte, la laurea in medicina e chirurgia è divenuta "abilitante". Questo significa che la proclamazione da parte della commissione di laurea contemporaneamente conferisce il titolo di studio e abilita alla professione. La breve cerimonia al termine della seduta di laurea include oggi di conseguenza la pronuncia del "giuramento di Ippocrate" nella sua versione moderna e alla presenza di un rappresentante dell'ordine dei medici provinciale. Giorni fa ero in commissione di laurea e ascoltavo i giovani neo-medici pronunciare il giuramento, e inevitabilmente mi interrogavo su quanto avessero avuto modo di riflettere sul suo significato, o su quanto lo avrebbero fatto in futuro. Riporto qui in calce il testo, che non fa mai male ogni tanto rileggere.
PS: ai tempi, io non pronunciai mai formalmente quel giuramento. L'esame di stato era cosa diversa e separata dall'esame di laurea, e comunque sia mentre i miei ex compagni di corso ricevevano la pergamena col diploma giurando come medici, io giuravo fedeltà alla Patria con sciabola e stellette.
*******
Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l'indipendenza della professione;
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l'eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;
di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un'informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;
di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell'autonomia della persona;
di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;
di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;
di prestare soccorso nei casi d'urgenza e di mettermi a disposizione dell'Autorità competente, in caso di pubblica calamità;
di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato,inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;
di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della professione.
Da qualche anno a questa parte, la laurea in medicina e chirurgia è divenuta "abilitante". Questo significa che la proclamazione da parte della commissione di laurea contemporaneamente conferisce il titolo di studio e abilita alla professione. La breve cerimonia al termine della seduta di laurea include oggi di conseguenza la pronuncia del "giuramento di Ippocrate" nella sua versione moderna e alla presenza di un rappresentante dell'ordine dei medici provinciale. Giorni fa ero in commissione di laurea e ascoltavo i giovani neo-medici pronunciare il giuramento, e inevitabilmente mi interrogavo su quanto avessero avuto modo di riflettere sul suo significato, o su quanto lo avrebbero fatto in futuro. Riporto qui in calce il testo, che non fa mai male ogni tanto rileggere.
PS: ai tempi, io non pronunciai mai formalmente quel giuramento. L'esame di stato era cosa diversa e separata dall'esame di laurea, e comunque sia mentre i miei ex compagni di corso ricevevano la pergamena col diploma giurando come medici, io giuravo fedeltà alla Patria con sciabola e stellette.
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Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l'indipendenza della professione;
di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l'eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;
di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un'informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;
di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell'autonomia della persona;
di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;
di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;
di prestare soccorso nei casi d'urgenza e di mettermi a disposizione dell'Autorità competente, in caso di pubblica calamità;
di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato,inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;
di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della professione.
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LE PROFESSIONI SANITARIE 🌺🌺🌺
Si svolgono oggi i test di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie (infermiere, fisioterapista, logopedista, ostetrico ecc.). Questi test sono organizzati dalle singole sedi universitarie, senza alcuna graduatoria nazionale o altro.
https://www.mur.gov.it/it/atti-e-normativa/decreto-ministeriale-n-1003-del-06-08-2026
https://www.doctor33.it/articolo/68746/professioni-sanitarie-aumentano-le-domande-per-i-corsi-di-laurea
Come accadeva per medicina fino ad alcuni anni fa.
Non sono un sostenitore dei test, personalmente ritengo principio irrinunciabile la libertà di accedere a qualsiasi corso di studi, eventualmente previo esame di idoneità ma mai a numero chiuso, con unico limite la capacità di accoglienza della sede universitaria in termini di aule e docenti.
Ma solo per dire che il caos innescato lo scorso anno con il semestre filtro a medicina, e che ha comportato solo carichi di lavoro aggiuntivi a parità di risorse e senza alcun beneficio, evidentemente per le professioni sanitarie nessuno sente la necessità di replicarlo, malgrado le modalità di ammissione siano, secondo le argomentazioni di chi ha malmenato medicina in tutti questi anni, uguali o anche più criticabili. Che da un lato è un bene, ma dall'altro non può non suggerire quanto sia ormai divenuta opportunistica e pure per molti versi casuale la politica, che spesso si occupa di questioni che non conosce e non capisce.
Infine, avendo fatto in tempo a conoscerle, credo che le scuole professionali entro cui si formavano fino agli anni '90 le professioni sanitarie fossero una soluzione molto migliore delle lauree attuali, dalle quali sono stati danneggiati sia i percorsi di formazione professionale sia le università stesse. Ma questo è un altro discorso.
Si svolgono oggi i test di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie (infermiere, fisioterapista, logopedista, ostetrico ecc.). Questi test sono organizzati dalle singole sedi universitarie, senza alcuna graduatoria nazionale o altro.
https://www.mur.gov.it/it/atti-e-normativa/decreto-ministeriale-n-1003-del-06-08-2026
https://www.doctor33.it/articolo/68746/professioni-sanitarie-aumentano-le-domande-per-i-corsi-di-laurea
Come accadeva per medicina fino ad alcuni anni fa.
Non sono un sostenitore dei test, personalmente ritengo principio irrinunciabile la libertà di accedere a qualsiasi corso di studi, eventualmente previo esame di idoneità ma mai a numero chiuso, con unico limite la capacità di accoglienza della sede universitaria in termini di aule e docenti.
Ma solo per dire che il caos innescato lo scorso anno con il semestre filtro a medicina, e che ha comportato solo carichi di lavoro aggiuntivi a parità di risorse e senza alcun beneficio, evidentemente per le professioni sanitarie nessuno sente la necessità di replicarlo, malgrado le modalità di ammissione siano, secondo le argomentazioni di chi ha malmenato medicina in tutti questi anni, uguali o anche più criticabili. Che da un lato è un bene, ma dall'altro non può non suggerire quanto sia ormai divenuta opportunistica e pure per molti versi casuale la politica, che spesso si occupa di questioni che non conosce e non capisce.
Infine, avendo fatto in tempo a conoscerle, credo che le scuole professionali entro cui si formavano fino agli anni '90 le professioni sanitarie fossero una soluzione molto migliore delle lauree attuali, dalle quali sono stati danneggiati sia i percorsi di formazione professionale sia le università stesse. Ma questo è un altro discorso.
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