Oggi Facebook pensa bene di censurarmi un commento di aprile 2020 che richiamava un'interessante analisi del compianto Giulietto Chiesa su Deep State USA e dintorni. Grazie dunque al social che mi ha ricordato il video di Giulietto, che raccomando a tutti per la sua lucidità, profondità e lungimiranza.
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IL PESO DEL VIRUS 🌺🌺🌺
0,1 mg, tanto sarebbe la massa totale di virus dentro un individuo al picco dell'infezione.
Questo studio, tanto suggestivo quanto teorico, conclude che "the genetic diversity of virions in an infected host covers all possible single nucleotide substitutions", a dire che in un singolo individuo infettato sono potenzialmente presenti tutte le possibili mutazioni del virus.
Il che porta a considerare che limitare le infezioni serve a ben poco per evitare la generazione di varianti. Le varianti si generano spontaneamente, sono tutte potenzialmente presenti in un singolo individuo infettato e si selezionano se l'ambiente le favorisce, ad esempio in presenza di un'immunità selettiva come quella contro la spike, indotta dai vaccini.
Altra considerazione: ai tempi, stimavo in 0,15 mg la produzione di spike indotta da vaccino. Se i calcoli fossero corretti, si dovrebbe concludere che il vaccino induce nell'organismo molta più spike rispetto al virus. Che sarebbe una possibilità da valutare con grande attenzione per le sue implicazioni.
0,1 mg, tanto sarebbe la massa totale di virus dentro un individuo al picco dell'infezione.
Questo studio, tanto suggestivo quanto teorico, conclude che "the genetic diversity of virions in an infected host covers all possible single nucleotide substitutions", a dire che in un singolo individuo infettato sono potenzialmente presenti tutte le possibili mutazioni del virus.
Il che porta a considerare che limitare le infezioni serve a ben poco per evitare la generazione di varianti. Le varianti si generano spontaneamente, sono tutte potenzialmente presenti in un singolo individuo infettato e si selezionano se l'ambiente le favorisce, ad esempio in presenza di un'immunità selettiva come quella contro la spike, indotta dai vaccini.
Altra considerazione: ai tempi, stimavo in 0,15 mg la produzione di spike indotta da vaccino. Se i calcoli fossero corretti, si dovrebbe concludere che il vaccino induce nell'organismo molta più spike rispetto al virus. Che sarebbe una possibilità da valutare con grande attenzione per le sue implicazioni.
All'Editore 🌺🌺🌺
Il nostro articolo intitolato "Review of the Emerging Evidence Demonstrating the Efficacy of Ivermectin in the Prophylaxis and Treatment of COVID-19" è stato recentemente pubblicato sull'American Journal of Therapeutics. Il nostro articolo includeva meta-analisi di studi randomizzati e osservazionali sull'efficacia dell'ivermectina per la profilassi e il trattamento del COVID-19. Recentemente, lo studio condotto da Elgazzar et al è stato oggetto di scrutinio con accuse di cattiva condotta scientifica. Il suo articolo è stato apparentemente ritirato a sua insaputa e senza dargli l'opportunità di difendere queste gravi affermazioni. Questa situazione è molto spiacevole. Mentre questo problema viene risolto, abbiamo deciso di rifare le meta-analisi originali escludendo questo studio. Le stime dei punti riassuntivi sono rimaste in gran parte inalterate quando lo studio di Elgazzar et al è stato rimosso. I "forest plot" rivisti sono forniti di seguito (Figure 1-3).
Il nostro articolo intitolato "Review of the Emerging Evidence Demonstrating the Efficacy of Ivermectin in the Prophylaxis and Treatment of COVID-19" è stato recentemente pubblicato sull'American Journal of Therapeutics. Il nostro articolo includeva meta-analisi di studi randomizzati e osservazionali sull'efficacia dell'ivermectina per la profilassi e il trattamento del COVID-19. Recentemente, lo studio condotto da Elgazzar et al è stato oggetto di scrutinio con accuse di cattiva condotta scientifica. Il suo articolo è stato apparentemente ritirato a sua insaputa e senza dargli l'opportunità di difendere queste gravi affermazioni. Questa situazione è molto spiacevole. Mentre questo problema viene risolto, abbiamo deciso di rifare le meta-analisi originali escludendo questo studio. Le stime dei punti riassuntivi sono rimaste in gran parte inalterate quando lo studio di Elgazzar et al è stato rimosso. I "forest plot" rivisti sono forniti di seguito (Figure 1-3).
Quest'estate un mio caro amico bravissimo videomaker professionista mi ha regalato questa lunga intervista che ha poi avuto la cortesia e la pazienza di organizzare in sedici brevi video, uno per ogni argomento discusso. Il contenuto mi pare del tutto attuale, malgrado siano trascorsi alcuni mesi (e malgrado sperassimo invece che sarebbe rapidamente invecchiato).
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YouTube
Coronavirus e cure domiciliari - Intervista a Marco Cosentino - YouTube
IN RISPOSTA ALLE CRITICHE MOSSE ALL’INIZIATIVA REFERENDARIA CONTRO IL GREEN PASS 🌺🌺🌺
di Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
(1 di 2)
Ci giungono da più parti notizie circa le perplessità e le critiche espresse da alcuni in ordine all’opportunità, all’efficacia e alla “matrice” politica dell'iniziativa referendaria da noi intrapresa.
Premettiamo, per sgombrare subito il campo da questo argomento, che si tratta di un referendum voluto, organizzato e promosso da comuni cittadini per i cittadini, al di fuori di qualsiasi matrice politica. I promotori si sono mossi a livello individuale e si sono incontrati strada facendo, pubblicando libri, organizzando o partecipando a interventi pubblici, rivolgendo manifesti e appelli alle più alte cariche dello Stato: e subendo sulla pelle, da più di un anno e mezzo, le conseguenze delle loro reazioni a questa grottesca deriva antidemocratica. Del resto, che l’iniziativa referendaria non goda dell’appoggio di alcun partito politico lo dimostra proprio la “trasversalità” dei rilievi mossi ai promotori.
Passando alle critiche in ordine all’opportunità dell’iniziativa referendaria, è appena il caso di ricordare che quella più diffusa, secondo cui “il Green Pass è illegittimo e basta, e fare un referendum vuol dire solo legittimarlo”, sembra ignorare o dimenticare che l’illegittimità di un provvedimento può essere accertata e dichiarata soltanto in sede giurisdizionale, e non – per quanto ciò possa a taluni dispiacere – sui social media. Per tacere del fatto che il referendum è in generale uno strumento di democrazia partecipativa, di interlocuzione diretta e formale tra cittadini e istituzioni, e che questo referendum in particolare è volto ad abrogare – e non a legittimare – la normativa sul Green Pass.
Un’altra diffusa critica è quella secondo cui “se fallisce il referendum, il Green Pass diventerà obbligatorio per 5 anni o definitivo”. A parte il malaugurio, questa critica offre in realtà lo spunto per ricordare – a quei pochi che davvero non lo sanno – che il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto in forza di provvedimenti normativi adottati dal Governo, perfettamente vigenti, alcuni dei quali convertiti in legge da parte del Parlamento.
Sulla durata temporale del Green Pass è, del resto, difficile pronunciarsi: vuoi perché i cittadini – compresi i promotori del referendum – non hanno la sfera di cristallo per prevedere le mosse del Governo, come l’ultimo anno e mezzo ha ampiamente dimostrato; vuoi perché il Green Pass è stato istituito con legge e atti aventi forza di legge e non con un DPCM e, pertanto, non solo non decadrà con la cessazione dello stato di emergenza, ma sarà sempre possibile estenderne la validità ai prossimi 5 o 10 o 20 anni, fino a renderlo definitivo per tutti. Che è proprio ciò che il referendum vuole evitare, andando a colpire gli atti istitutivi della misura.
In questo senso, anche l’ulteriore critica secondo cui “lo stato di emergenza termina il 31 dicembre e poi niente più Green Pass”, perde ogni utilità.
E veniamo all’efficacia del referendum. Che quest’ultimo si concretizzerà in uno sforzo molto oneroso, quasi una sfida titanica, lo sappiamo bene, ma crediamo in tutta onestà che questa sfida vada intrapresa senza esitazioni e con ogni mezzo lecito. E quindi vorremmo spiegarvi la prospettiva corretta in cui, a nostro avviso, inquadrare l’iniziativa referendaria sul Green Pass.
In primo luogo, va appena ricordato che, di fronte ad un atto legislativo o avente forza di legge – quale il Decreto Legge istitutivo del Green Pass – l’ordinamento italiano mette a disposizione dei suoi cittadini una serie di rimedi tra cui, appunto, i referendum abrogativi. Questa proposta di referendum, in particolare, non costituisce un punto di arrivo, ma una delle diverse iniziative che i promotori stanno promuovendo per combattere il nuovo totalitarismo, e si inserisce in un quadro organico di azioni, di cui è utile esaminare la tempistica.
(segue)
di Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
(1 di 2)
Ci giungono da più parti notizie circa le perplessità e le critiche espresse da alcuni in ordine all’opportunità, all’efficacia e alla “matrice” politica dell'iniziativa referendaria da noi intrapresa.
Premettiamo, per sgombrare subito il campo da questo argomento, che si tratta di un referendum voluto, organizzato e promosso da comuni cittadini per i cittadini, al di fuori di qualsiasi matrice politica. I promotori si sono mossi a livello individuale e si sono incontrati strada facendo, pubblicando libri, organizzando o partecipando a interventi pubblici, rivolgendo manifesti e appelli alle più alte cariche dello Stato: e subendo sulla pelle, da più di un anno e mezzo, le conseguenze delle loro reazioni a questa grottesca deriva antidemocratica. Del resto, che l’iniziativa referendaria non goda dell’appoggio di alcun partito politico lo dimostra proprio la “trasversalità” dei rilievi mossi ai promotori.
Passando alle critiche in ordine all’opportunità dell’iniziativa referendaria, è appena il caso di ricordare che quella più diffusa, secondo cui “il Green Pass è illegittimo e basta, e fare un referendum vuol dire solo legittimarlo”, sembra ignorare o dimenticare che l’illegittimità di un provvedimento può essere accertata e dichiarata soltanto in sede giurisdizionale, e non – per quanto ciò possa a taluni dispiacere – sui social media. Per tacere del fatto che il referendum è in generale uno strumento di democrazia partecipativa, di interlocuzione diretta e formale tra cittadini e istituzioni, e che questo referendum in particolare è volto ad abrogare – e non a legittimare – la normativa sul Green Pass.
Un’altra diffusa critica è quella secondo cui “se fallisce il referendum, il Green Pass diventerà obbligatorio per 5 anni o definitivo”. A parte il malaugurio, questa critica offre in realtà lo spunto per ricordare – a quei pochi che davvero non lo sanno – che il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto in forza di provvedimenti normativi adottati dal Governo, perfettamente vigenti, alcuni dei quali convertiti in legge da parte del Parlamento.
Sulla durata temporale del Green Pass è, del resto, difficile pronunciarsi: vuoi perché i cittadini – compresi i promotori del referendum – non hanno la sfera di cristallo per prevedere le mosse del Governo, come l’ultimo anno e mezzo ha ampiamente dimostrato; vuoi perché il Green Pass è stato istituito con legge e atti aventi forza di legge e non con un DPCM e, pertanto, non solo non decadrà con la cessazione dello stato di emergenza, ma sarà sempre possibile estenderne la validità ai prossimi 5 o 10 o 20 anni, fino a renderlo definitivo per tutti. Che è proprio ciò che il referendum vuole evitare, andando a colpire gli atti istitutivi della misura.
In questo senso, anche l’ulteriore critica secondo cui “lo stato di emergenza termina il 31 dicembre e poi niente più Green Pass”, perde ogni utilità.
E veniamo all’efficacia del referendum. Che quest’ultimo si concretizzerà in uno sforzo molto oneroso, quasi una sfida titanica, lo sappiamo bene, ma crediamo in tutta onestà che questa sfida vada intrapresa senza esitazioni e con ogni mezzo lecito. E quindi vorremmo spiegarvi la prospettiva corretta in cui, a nostro avviso, inquadrare l’iniziativa referendaria sul Green Pass.
In primo luogo, va appena ricordato che, di fronte ad un atto legislativo o avente forza di legge – quale il Decreto Legge istitutivo del Green Pass – l’ordinamento italiano mette a disposizione dei suoi cittadini una serie di rimedi tra cui, appunto, i referendum abrogativi. Questa proposta di referendum, in particolare, non costituisce un punto di arrivo, ma una delle diverse iniziative che i promotori stanno promuovendo per combattere il nuovo totalitarismo, e si inserisce in un quadro organico di azioni, di cui è utile esaminare la tempistica.
(segue)
IN RISPOSTA ALLE CRITICHE MOSSE ALL’INIZIATIVA REFERENDARIA CONTRO IL GREEN PASS 🌺🌺🌺
di Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
(2 di 2 - continua dal post precedente)
Se riusciremo a raccogliere le firme necessarie per andare alle urne, ciò non avverrebbe comunque prima dell’aprile 2022. Può sembrare un’attesa lunga, in cui ciascuno di noi sarà chiamato a resistere e ad agire nei modi più lucidi e consapevoli; ma nel frattempo il Comitato organizzativo avrà studiato altre azioni, quali i ricorsi in sede giudiziaria, anche internazionale, oltre a quelle iniziative di dialogo “politico” che normalmente dovrebbero intercorrere tra i cittadini e i loro rappresentanti.
Se uno di questi tentativi andrà in porto, il problema potrebbe dirsi, ottimisticamente, risolto “alla radice”. Se, invece, tutti questi tentativi dovessero fallire, il referendum abrogativo dell’aprile 2022 costituirà davvero l’ultima chance per chi, come noi, intende opporsi ad un odioso strumento di discriminazione personale e sociale.
Per allora, gli italiani avranno vissuto un nuovo anno di torture, avranno testato il fallimento del Green Pass come strumento di limitazione dei contagi e non ne potranno più di portare al collo un cappio che si stringe e si allarga a piacimento di un Governo privo di qualsivoglia legittimazione popolare: fatti, questi, che potrebbero far crescere il fronte del no al Green Pass e determinare un'ampia partecipazione popolare al voto referendario.
Se anche il referendum fallirà, le avremo davvero tentate tutte e non avremo perso niente; ma se il referendum avrà successo, sarà perché abbiamo piantato oggi i semi di quel successo.
La vera sfida è riuscire a raccogliere in un lasso di tempo molto breve le firme necessarie: i numeri ci sono, ce lo confermano i gruppi con cui siamo in contatto, le piazze che continuano a riempirsi, gli studenti che iniziano ad alzare la testa, le offerte di collaborazione dei tanti che vogliono aiutarci, ciascuno nella propria città. Certo, i tempi sono stretti, ma occorre comunque tentare.
E, a questo riguardo, valga un’ultima osservazione, che intende rispondere anche ad altre critiche. Perché proporre il referendum ora e non dopo, tenuto anche conto dei possibili, ulteriori provvedimenti che il Governo potrebbe adottare (come, ad esempio, quelli sull’obbligo vaccinale)? Semplice. Perché dopo non sarà possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa referendaria e dalla scadenza della legislatura, infatti, non sarà più possibile presentare proposte referendarie fino alla metà del 2024.
Pertanto, a chi parla di rischi connessi all’iniziativa referendaria rispondiamo semplicemente che l’unico modo per non correre rischi è sedersi a braccia incrociate e adeguarsi alle disposizioni governative, proprio mentre le si giudica illegittime e proprio quando è il momento di lanciare un segnale chiaro e forte al Governo e allo Stato.
E che i cittadini avallano questo odioso strumento di discriminazione proprio nel momento in cui si servono del Green Pass: non quando lo contestano.
Ecco perché ci stiamo provando, qui e ora; ecco perché ci serve anche l’aiuto di quanti contestano il Green Pass.
Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
di Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
(2 di 2 - continua dal post precedente)
Se riusciremo a raccogliere le firme necessarie per andare alle urne, ciò non avverrebbe comunque prima dell’aprile 2022. Può sembrare un’attesa lunga, in cui ciascuno di noi sarà chiamato a resistere e ad agire nei modi più lucidi e consapevoli; ma nel frattempo il Comitato organizzativo avrà studiato altre azioni, quali i ricorsi in sede giudiziaria, anche internazionale, oltre a quelle iniziative di dialogo “politico” che normalmente dovrebbero intercorrere tra i cittadini e i loro rappresentanti.
Se uno di questi tentativi andrà in porto, il problema potrebbe dirsi, ottimisticamente, risolto “alla radice”. Se, invece, tutti questi tentativi dovessero fallire, il referendum abrogativo dell’aprile 2022 costituirà davvero l’ultima chance per chi, come noi, intende opporsi ad un odioso strumento di discriminazione personale e sociale.
Per allora, gli italiani avranno vissuto un nuovo anno di torture, avranno testato il fallimento del Green Pass come strumento di limitazione dei contagi e non ne potranno più di portare al collo un cappio che si stringe e si allarga a piacimento di un Governo privo di qualsivoglia legittimazione popolare: fatti, questi, che potrebbero far crescere il fronte del no al Green Pass e determinare un'ampia partecipazione popolare al voto referendario.
Se anche il referendum fallirà, le avremo davvero tentate tutte e non avremo perso niente; ma se il referendum avrà successo, sarà perché abbiamo piantato oggi i semi di quel successo.
La vera sfida è riuscire a raccogliere in un lasso di tempo molto breve le firme necessarie: i numeri ci sono, ce lo confermano i gruppi con cui siamo in contatto, le piazze che continuano a riempirsi, gli studenti che iniziano ad alzare la testa, le offerte di collaborazione dei tanti che vogliono aiutarci, ciascuno nella propria città. Certo, i tempi sono stretti, ma occorre comunque tentare.
E, a questo riguardo, valga un’ultima osservazione, che intende rispondere anche ad altre critiche. Perché proporre il referendum ora e non dopo, tenuto anche conto dei possibili, ulteriori provvedimenti che il Governo potrebbe adottare (come, ad esempio, quelli sull’obbligo vaccinale)? Semplice. Perché dopo non sarà possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa referendaria e dalla scadenza della legislatura, infatti, non sarà più possibile presentare proposte referendarie fino alla metà del 2024.
Pertanto, a chi parla di rischi connessi all’iniziativa referendaria rispondiamo semplicemente che l’unico modo per non correre rischi è sedersi a braccia incrociate e adeguarsi alle disposizioni governative, proprio mentre le si giudica illegittime e proprio quando è il momento di lanciare un segnale chiaro e forte al Governo e allo Stato.
E che i cittadini avallano questo odioso strumento di discriminazione proprio nel momento in cui si servono del Green Pass: non quando lo contestano.
Ecco perché ci stiamo provando, qui e ora; ecco perché ci serve anche l’aiuto di quanti contestano il Green Pass.
Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
MISSING IN ACTION 🌺🌺🌺
Gli esperti CDC tornano sulla questione della scomparsa globale dell'influenza durante la scorsa stagione e si chiedono quali conseguenze potrà avere per il futuro: l'influenza ricomparirà? Sarà più o meno aggressiva, considerando che la scorsa stagione nessuno ha avuto modo di immunizzarsi? E gli altri virus? Insomma, una serie di incognite di rilievo malgrado ancora non entrino nella pubblica discussione, monopolizzata dai vaccini covid.
Gli esperti CDC tornano sulla questione della scomparsa globale dell'influenza durante la scorsa stagione e si chiedono quali conseguenze potrà avere per il futuro: l'influenza ricomparirà? Sarà più o meno aggressiva, considerando che la scorsa stagione nessuno ha avuto modo di immunizzarsi? E gli altri virus? Insomma, una serie di incognite di rilievo malgrado ancora non entrino nella pubblica discussione, monopolizzata dai vaccini covid.
Marco Cosentino
DISCUSSIONI SCIENTiFICHE (2) 🌺🌺🌺 Dopo qualche valutazione, abbiamo comunque deciso di spendere quanche minuto in più scrivendo alla rivista quanto segue. Vedremo. Dear Dr. ***, many thanks for your quick response. While I may understand your general policy…
DISCUSSIONI SCIENTIFICHE (3) 🌺🌺🌺
Niente lettera all'editore. Proviamo comunque a proporre il commento online in calce all'articolo. Lo invio, ma non compare nemmeno dopo il consueto paio di giorni. Allora lo reinvio e ricevo venerdì scorso questa risposta:
-------- Message --------
Subject: JAMA Online Comment
Date: Fri, 17 Sep 2021 18:48:57 +0000
From: jamasocial <***>
Dear Dr. Cosentino,
Thank you for your online comment.
It is under review and will take longer than the usual 2 day turnaround time for a decision, but we will notify you as soon as possible. There is therefore no need to resubmit again.
We appreciate your interest in JAMA.
Sincerely,
The Editors
Oggi verifico: il commento non è ancora comparso (nel frattempo ne sono comparsi altri...) né mi è stato notificato nulla, ad esempio un rifiuto. Scrivo allora questa email:
-------- Forwarded Message --------
Subject: Re: JAMA Online Comment
Date: Mon, 20 Sep 2021 13:12:08 +0200
From: Marco Cosentino
To: jamasocial <***>
Dear Editors,
any updates about my comment on covid vaccines and spontaneous abortions? It is important that you will check statistics in table 1 of the study that JAMA recently published. Even more important, raw data should be made publicly available to allow independent assessment of the analysis.
While I may understand that you refuse to publish my comment as a letter to the editor (which was my original submission), I also would like to point to the paramount importance of the issue for public and global health, therefore I strongly hope that a final and transparent decision will be soon reached.
Many thanks and best regards,
Marco Cosentino
Il seguito nella prossima puntata.
Niente lettera all'editore. Proviamo comunque a proporre il commento online in calce all'articolo. Lo invio, ma non compare nemmeno dopo il consueto paio di giorni. Allora lo reinvio e ricevo venerdì scorso questa risposta:
-------- Message --------
Subject: JAMA Online Comment
Date: Fri, 17 Sep 2021 18:48:57 +0000
From: jamasocial <***>
Dear Dr. Cosentino,
Thank you for your online comment.
It is under review and will take longer than the usual 2 day turnaround time for a decision, but we will notify you as soon as possible. There is therefore no need to resubmit again.
We appreciate your interest in JAMA.
Sincerely,
The Editors
Oggi verifico: il commento non è ancora comparso (nel frattempo ne sono comparsi altri...) né mi è stato notificato nulla, ad esempio un rifiuto. Scrivo allora questa email:
-------- Forwarded Message --------
Subject: Re: JAMA Online Comment
Date: Mon, 20 Sep 2021 13:12:08 +0200
From: Marco Cosentino
To: jamasocial <***>
Dear Editors,
any updates about my comment on covid vaccines and spontaneous abortions? It is important that you will check statistics in table 1 of the study that JAMA recently published. Even more important, raw data should be made publicly available to allow independent assessment of the analysis.
While I may understand that you refuse to publish my comment as a letter to the editor (which was my original submission), I also would like to point to the paramount importance of the issue for public and global health, therefore I strongly hope that a final and transparent decision will be soon reached.
Many thanks and best regards,
Marco Cosentino
Il seguito nella prossima puntata.
Appello dei docenti universitari: “No al green pass”
Verso le mille sottoscrizioni 🌺🌺🌺
Verso le mille sottoscrizioni 🌺🌺🌺
Appello dei docenti universitari: “No al green pass”
Visita l'articolo per saperne di più.
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DOPING VACCINALE 🌺🌺🌺
Leggo qui che a oggi in Italia sarebbero 1,4 milioni i guariti vaccinati:
https://telegra.ph/RICOMINCIO-DA-TRE-09-20
Non ho modo di verificare ma - anche se i numeri fossero un poco differenti - è evidente a chiunque che in tal modo l'efficacia vaccinale è ampiamente "drogata" dall'inclusione di persone che già dispongono di un'immunità ben più efficace e duratura di quella conferita dai vaccini.
Leggo qui che a oggi in Italia sarebbero 1,4 milioni i guariti vaccinati:
https://telegra.ph/RICOMINCIO-DA-TRE-09-20
Non ho modo di verificare ma - anche se i numeri fossero un poco differenti - è evidente a chiunque che in tal modo l'efficacia vaccinale è ampiamente "drogata" dall'inclusione di persone che già dispongono di un'immunità ben più efficace e duratura di quella conferita dai vaccini.
Grazie agli studenti pavesi, che ieri mi hanno consentito di tornare per un poco almeno idealmente all'Alma Mater 🌺🌺🌺
Bravissimi tutti!
Bravissimi tutti!
I BIMBI 🌺🌺🌺
I bambini si ammalano poco e guariscono presto. I vaccini non hanno alcuna utilità per loro, per gli adolescenti e nemmeno per i giovani adulti in salute. Al contrario, sarebbe utilissimo rilanciare l'edilizia scolastica e universitaria promuovendo la ristrutturazione e l'ampliamento di aule ed edifici, e installando ove mancanti adeguati impianti di aerazione e ventilazione, dal momento che un buon ricambio di aria ambientale è la migliore misura per prevenire qualsiasi tipo di contagio e garantire un ambiente salutare.
I bambini si ammalano poco e guariscono presto. I vaccini non hanno alcuna utilità per loro, per gli adolescenti e nemmeno per i giovani adulti in salute. Al contrario, sarebbe utilissimo rilanciare l'edilizia scolastica e universitaria promuovendo la ristrutturazione e l'ampliamento di aule ed edifici, e installando ove mancanti adeguati impianti di aerazione e ventilazione, dal momento che un buon ricambio di aria ambientale è la migliore misura per prevenire qualsiasi tipo di contagio e garantire un ambiente salutare.
LA HAINE 🌺🌺🌺
Non è facilmente comprensibile la ragione per cui il presidente degli ordini professionali di medici e odontoiatri voglia radiare chi non si vaccina. La legge che obbliga i sanitari prevede infatti semplicemente la sospensione e lo spostamento a mansioni non a contatto con i pazienti, e comunque scade il 31 dicembre. Nel frattempo, le strutture sanitarie sono in difficoltà proprio a causa delle sospensioni, che acuiscono le carenze di personale dovute ai tagli continui degli ultimi decenni.
Non è facilmente comprensibile la ragione per cui il presidente degli ordini professionali di medici e odontoiatri voglia radiare chi non si vaccina. La legge che obbliga i sanitari prevede infatti semplicemente la sospensione e lo spostamento a mansioni non a contatto con i pazienti, e comunque scade il 31 dicembre. Nel frattempo, le strutture sanitarie sono in difficoltà proprio a causa delle sospensioni, che acuiscono le carenze di personale dovute ai tagli continui degli ultimi decenni.
Referendum NO Green Pass – Tutte le ragioni per dire SI alla raccolta firme 🌺🌺🌺
(1/2)
La raccolta delle firme promossa dal Comitato referendario costituito da studiosi, docenti universitari, professionisti ed esponenti della cultura italiana al fine di indire un referendum abrogativo del Green Pass, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione, ha curiosamente suscitato in questi giorni rilievi strumentali e fuorvianti, provenienti in parte da fonte anonima, in parte da soggetti noti al pubblico per avere sostenuto, in passato, posizioni critiche in opposizione alle scelte governative e in parte da soggetti che hanno avviato raccolte di firme per finalità al momento sconosciute.
Per chiarire i dubbi dei cittadini, riteniamo quindi necessario rispondere punto per punto ai rilievi suddetti:
- “Se il referendum fallisce, il Green Pass diventa obbligatorio” – Non è vero. Il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto dal Governo con una serie di decreti legge, in parte già convertiti in legge.
- “Se il referendum fallisce, si rischia di legittimare il Green Pass’ – Non è vero. In caso di esito negativo, il referendum abrogativo non legittimerebbe alcunché. Giuridicamente, è uno strumento predisposto per chiedere l’abrogazione – e non la legittimazione – di una legge o di un atto avente forza di legge. Il referendum, inoltre, non impedisce lo svolgimento di altre azioni, quali ricorsi, scioperi o altro: la stessa incostituzionalità delle norme sul Green Pass può essere fatta valere prima, durante e dopo il referendum. Semmai, allo stato attuale, è il comportamento degli italiani che utilizzano il Green Pass a legittimare questo odioso strumento di discriminazione individuale e sociale.
- “Se il referendum fallisce, ci teniamo il Green Pass altri 5 anni” – Non è vero. Se si raccogliessero le firme necessarie per indire il referendum, e se in sede referendaria prevalessero i voti contrari all’abrogazione delle norme sul Green Pass, l’unica conseguenza giuridica sarebbe quella di non poter proporre un altro referendum abrogativo per il periodo di tempo indicato. Ma, a norma di legge, al voto referendario non si potrà andare prima della primavera del 2022 e, per allora, i cittadini italiani avranno avuto conferma del comportamento del Governo e potranno decidere dati alla mano: se il Green Pass non ci sarà più, non ci sarà più bisogno del referendum.
- “Se il referendum fallisce, il Governo dirà di essere sostenuto dalla maggioranza degli italiani ed estenderà la durata del Green Pass” – Non è vero. Il Governo fa ciò che vuole, anche senza referendum. E, infatti, la durata del Green Pass è già stata estesa oltre il 31 dicembre, per i sanitari, dalla legge di conversione del Decreto Legge n. 105, pubblicato oggi 22 settembre 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (vedi l’art. 4bis del Decreto convertito).
- “Lo stato di emergenza finisce il 31 dicembre e poi basta Green Pass” – Non è vero. Oltre quanto detto al punto precedente, se anche lo stato di emergenza terminasse davvero il 31 dicembre, il Green Pass potrebbe essere sempre regolato in maniera autonoma e distinta dallo stato emergenziale. Quest’ultimo, inoltre, è disciplinato da norme di legge ordinaria in materia di protezione civile e, quindi, da norme che possono sempre essere modificate e derogate, come tutte le altre norme di legge ordinaria.
- “Non si può proporre un referendum sui Decreti Legge, la Corte costituzionale boccerà tutto”. Non è vero. L’art. 75 della Costituzione consente di proporre referendum abrogativi di leggi e atti aventi forza di legge, quindi anche dei Decreti Legge.
- “Non raccogliamo ora le firme per il referendum, è meglio farlo dopo” – Non è vero. Dopo non sarà più possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa sui referendum e dalla fine dalla legislatura, il referendum non potrà essere proposto fino al 2024.
(segue)
(1/2)
La raccolta delle firme promossa dal Comitato referendario costituito da studiosi, docenti universitari, professionisti ed esponenti della cultura italiana al fine di indire un referendum abrogativo del Green Pass, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione, ha curiosamente suscitato in questi giorni rilievi strumentali e fuorvianti, provenienti in parte da fonte anonima, in parte da soggetti noti al pubblico per avere sostenuto, in passato, posizioni critiche in opposizione alle scelte governative e in parte da soggetti che hanno avviato raccolte di firme per finalità al momento sconosciute.
Per chiarire i dubbi dei cittadini, riteniamo quindi necessario rispondere punto per punto ai rilievi suddetti:
- “Se il referendum fallisce, il Green Pass diventa obbligatorio” – Non è vero. Il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto dal Governo con una serie di decreti legge, in parte già convertiti in legge.
- “Se il referendum fallisce, si rischia di legittimare il Green Pass’ – Non è vero. In caso di esito negativo, il referendum abrogativo non legittimerebbe alcunché. Giuridicamente, è uno strumento predisposto per chiedere l’abrogazione – e non la legittimazione – di una legge o di un atto avente forza di legge. Il referendum, inoltre, non impedisce lo svolgimento di altre azioni, quali ricorsi, scioperi o altro: la stessa incostituzionalità delle norme sul Green Pass può essere fatta valere prima, durante e dopo il referendum. Semmai, allo stato attuale, è il comportamento degli italiani che utilizzano il Green Pass a legittimare questo odioso strumento di discriminazione individuale e sociale.
- “Se il referendum fallisce, ci teniamo il Green Pass altri 5 anni” – Non è vero. Se si raccogliessero le firme necessarie per indire il referendum, e se in sede referendaria prevalessero i voti contrari all’abrogazione delle norme sul Green Pass, l’unica conseguenza giuridica sarebbe quella di non poter proporre un altro referendum abrogativo per il periodo di tempo indicato. Ma, a norma di legge, al voto referendario non si potrà andare prima della primavera del 2022 e, per allora, i cittadini italiani avranno avuto conferma del comportamento del Governo e potranno decidere dati alla mano: se il Green Pass non ci sarà più, non ci sarà più bisogno del referendum.
- “Se il referendum fallisce, il Governo dirà di essere sostenuto dalla maggioranza degli italiani ed estenderà la durata del Green Pass” – Non è vero. Il Governo fa ciò che vuole, anche senza referendum. E, infatti, la durata del Green Pass è già stata estesa oltre il 31 dicembre, per i sanitari, dalla legge di conversione del Decreto Legge n. 105, pubblicato oggi 22 settembre 2021 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (vedi l’art. 4bis del Decreto convertito).
- “Lo stato di emergenza finisce il 31 dicembre e poi basta Green Pass” – Non è vero. Oltre quanto detto al punto precedente, se anche lo stato di emergenza terminasse davvero il 31 dicembre, il Green Pass potrebbe essere sempre regolato in maniera autonoma e distinta dallo stato emergenziale. Quest’ultimo, inoltre, è disciplinato da norme di legge ordinaria in materia di protezione civile e, quindi, da norme che possono sempre essere modificate e derogate, come tutte le altre norme di legge ordinaria.
- “Non si può proporre un referendum sui Decreti Legge, la Corte costituzionale boccerà tutto”. Non è vero. L’art. 75 della Costituzione consente di proporre referendum abrogativi di leggi e atti aventi forza di legge, quindi anche dei Decreti Legge.
- “Non raccogliamo ora le firme per il referendum, è meglio farlo dopo” – Non è vero. Dopo non sarà più possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa sui referendum e dalla fine dalla legislatura, il referendum non potrà essere proposto fino al 2024.
(segue)
Referendum NO Green Pass – Tutte le ragioni per dire SI alla raccolta firme 🌺🌺🌺
(2/2)
(continua dal post precedente)
- “Facciamo i ricorsi, invece del Referendum”. Siamo d’accordo e ci stiamo lavorando, come tanti altri professionisti, ma lo facciamo in silenzio, senza ingenerare false aspettative in nessuno e gratuitamente, pro bono.
- “Facciamo lo sciopero generale invece!” – Benissimo, siamo con voi. Ma senza volerci precludere il referendum come ulteriore strumento di protesta contro questo regime.
Un’alternativa al referendum c’è. Non fare nulla. E continuare a utilizzare il Green Pass. E, nel frattempo, il Governo continuerà a fare quello che vuole, come ha sempre fatto in questi due anni.
Il Comitato Promotore del Referendum No Green Pass
Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
(2/2)
(continua dal post precedente)
- “Facciamo i ricorsi, invece del Referendum”. Siamo d’accordo e ci stiamo lavorando, come tanti altri professionisti, ma lo facciamo in silenzio, senza ingenerare false aspettative in nessuno e gratuitamente, pro bono.
- “Facciamo lo sciopero generale invece!” – Benissimo, siamo con voi. Ma senza volerci precludere il referendum come ulteriore strumento di protesta contro questo regime.
Un’alternativa al referendum c’è. Non fare nulla. E continuare a utilizzare il Green Pass. E, nel frattempo, il Governo continuerà a fare quello che vuole, come ha sempre fatto in questi due anni.
Il Comitato Promotore del Referendum No Green Pass
Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
Di questo commento è indubbiamente condivisibile il titolo. Nessun vaccino covid difatti è oggi in commercio, tant'è che chi volesse acquistarne qualche dose per sperimentarne gli effetti in laboratorio non ne troverebbe né in farmacia né in altri posti.
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Marco Cosentino
DISCUSSIONI SCIENTIFICHE (3) 🌺🌺🌺 Niente lettera all'editore. Proviamo comunque a proporre il commento online in calce all'articolo. Lo invio, ma non compare nemmeno dopo il consueto paio di giorni. Allora lo reinvio e ricevo venerdì scorso questa risposta:…
DISCUSSIONI SCIENTIFICHE (4) 🌺🌺🌺
JAMA pubblica oggi il mio commento insieme ad alcuni altri. Qui di seguito la replica degli autori (in calce ai commenti):
——————————
We agree with Dr. Cosentino that independent replication of analyses is important. External researchers can request deidentified data from the Vaccine Safety Datalink (VSD) for conducting secondary analyses, as described on the VSD website.
(quindi non forniscono i dati su cui hanno lavorato e che ovviamente hanno nei loro archivi, dicono semplicemente: se vuoi, riparti da zero sulla fonte che noi abbiamo utilizzato)
However, we respectfully disagree with the analytic approach presented in Dr. Cosentino’s comment, calculating crude odds ratios from Table 1 without: a) accounting for the data structure or b) adjusting for confounders. As described in the text below Table 2, “generalized estimating equation models included gestational age group, surveillance period, maternal age group, number of antenatal visits, site and race and ethnicity factors and accounted for repeated ongoing pregnancies across surveillance periods.”
(quindi, implicitamente confermano che la mia analisi statistica è precisa ma che poi va corretta per i vari fattori di confondimento (come del resto avevo ipotizzato io per primo), rispetto a cui però non forniscono poi i loro calcoli per una eventuale verifica)
In response to additional comments from Dr. Cosentino, we note that the current study focused specifically on spontaneous abortion as the outcome. Thus, we applied definitions consistent with the American College of Obstetrics and Gynecology and Society for Maternal Fetal Medicine, that fetal demise occurring at 20 weeks’ gestation or later would be a stillbirth and not a spontaneous abortion. Stillbirths are an important vaccine safety outcome but require a different analytic approach.
(qui chiedevo gli esiti delle gravidanze, loro non li hanno e semplicemente osservano che prima delle 20 settimane sono aborti spontanei e dopo sono nati morti e va quindi usato un altro approccio, e fin qua ci arriviamo tutti...)
We chose a 28-day exposure window for vaccination consistent with prior studies on maternal influenza vaccination and also consistent with the timing of the inflammatory response following vaccination. A 28-day window was also preferred given the classification of ongoing pregnancy-periods into 28-day surveillance periods. In the analyses presented we did not distinguish between vaccine doses. Instead, a single 28-day exposure window prior to a spontaneous abortion or prior to the assigned index date in an ongoing pregnancy was used. In a future individually matched case-control study we will explore alternate vaccine exposure windows and stratified analyses by vaccine dose.
(e questo era l'ultimo aspetto: io chiedevo cosa sarebbe successo se avessero usato un'altra finestra temporale invece dei 28 giorni e gli autori non replicano nel merito bensì argomentano sulla correttezza dei 28 giorni, peccato che siano proprio i CDC a suggerire che per i vaccini covid l'intervallo dovrebbe essere di tre mesi e non di soli 28 giorni, e concludono con la solita frase convenzionale: nel prossimo studio (forse) ce ne occuperemo)
——————————
In sintesi, bene che il commento sia pubblicato, ma ovviamente al momento non cambia assolutamente nulla: gli autori non rispondono nel merito, gli editor della rivista si dicono neutrali, e tutto va come deve andare. In attesa del prossimo studio. L'importante sarebbe almeno ricordare che la questione dei vaccini covid in gravidanza è ben lungi dall'essere risolta e che le evidenze attuali non sono per nulla risolutive rispetto alla loro sicurezza, che rimane oggetto di discussione: che si sia per la prudenza o per il rischio, quanto meno si tenga presente che su queste basi NON SI PUO' DARE UNA RACCOMANDAZIONE GENERICA E ACRITICA DI VACCINARE TUTTE INDISCRIMINATAMENTE, dato che non è sorretta da evidenze adeguate.
JAMA pubblica oggi il mio commento insieme ad alcuni altri. Qui di seguito la replica degli autori (in calce ai commenti):
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We agree with Dr. Cosentino that independent replication of analyses is important. External researchers can request deidentified data from the Vaccine Safety Datalink (VSD) for conducting secondary analyses, as described on the VSD website.
(quindi non forniscono i dati su cui hanno lavorato e che ovviamente hanno nei loro archivi, dicono semplicemente: se vuoi, riparti da zero sulla fonte che noi abbiamo utilizzato)
However, we respectfully disagree with the analytic approach presented in Dr. Cosentino’s comment, calculating crude odds ratios from Table 1 without: a) accounting for the data structure or b) adjusting for confounders. As described in the text below Table 2, “generalized estimating equation models included gestational age group, surveillance period, maternal age group, number of antenatal visits, site and race and ethnicity factors and accounted for repeated ongoing pregnancies across surveillance periods.”
(quindi, implicitamente confermano che la mia analisi statistica è precisa ma che poi va corretta per i vari fattori di confondimento (come del resto avevo ipotizzato io per primo), rispetto a cui però non forniscono poi i loro calcoli per una eventuale verifica)
In response to additional comments from Dr. Cosentino, we note that the current study focused specifically on spontaneous abortion as the outcome. Thus, we applied definitions consistent with the American College of Obstetrics and Gynecology and Society for Maternal Fetal Medicine, that fetal demise occurring at 20 weeks’ gestation or later would be a stillbirth and not a spontaneous abortion. Stillbirths are an important vaccine safety outcome but require a different analytic approach.
(qui chiedevo gli esiti delle gravidanze, loro non li hanno e semplicemente osservano che prima delle 20 settimane sono aborti spontanei e dopo sono nati morti e va quindi usato un altro approccio, e fin qua ci arriviamo tutti...)
We chose a 28-day exposure window for vaccination consistent with prior studies on maternal influenza vaccination and also consistent with the timing of the inflammatory response following vaccination. A 28-day window was also preferred given the classification of ongoing pregnancy-periods into 28-day surveillance periods. In the analyses presented we did not distinguish between vaccine doses. Instead, a single 28-day exposure window prior to a spontaneous abortion or prior to the assigned index date in an ongoing pregnancy was used. In a future individually matched case-control study we will explore alternate vaccine exposure windows and stratified analyses by vaccine dose.
(e questo era l'ultimo aspetto: io chiedevo cosa sarebbe successo se avessero usato un'altra finestra temporale invece dei 28 giorni e gli autori non replicano nel merito bensì argomentano sulla correttezza dei 28 giorni, peccato che siano proprio i CDC a suggerire che per i vaccini covid l'intervallo dovrebbe essere di tre mesi e non di soli 28 giorni, e concludono con la solita frase convenzionale: nel prossimo studio (forse) ce ne occuperemo)
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In sintesi, bene che il commento sia pubblicato, ma ovviamente al momento non cambia assolutamente nulla: gli autori non rispondono nel merito, gli editor della rivista si dicono neutrali, e tutto va come deve andare. In attesa del prossimo studio. L'importante sarebbe almeno ricordare che la questione dei vaccini covid in gravidanza è ben lungi dall'essere risolta e che le evidenze attuali non sono per nulla risolutive rispetto alla loro sicurezza, che rimane oggetto di discussione: che si sia per la prudenza o per il rischio, quanto meno si tenga presente che su queste basi NON SI PUO' DARE UNA RACCOMANDAZIONE GENERICA E ACRITICA DI VACCINARE TUTTE INDISCRIMINATAMENTE, dato che non è sorretta da evidenze adeguate.
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