IN RISPOSTA ALLE CRITICHE MOSSE ALL’INIZIATIVA REFERENDARIA CONTRO IL GREEN PASS 🌺🌺🌺
(1/2)
Ci giungono da più parti notizie circa le perplessità e le critiche espresse da alcuni in ordine all’opportunità, all’efficacia e alla “matrice” politica dell'iniziativa referendaria da noi intrapresa.
Premettiamo, per sgombrare subito il campo da questo argomento, che si tratta di un referendum voluto, organizzato e promosso da comuni cittadini per i cittadini, al di fuori di qualsiasi matrice politica. I promotori si sono mossi a livello individuale e si sono incontrati strada facendo, pubblicando libri, organizzando o partecipando a interventi pubblici, rivolgendo manifesti e appelli alle più alte cariche dello Stato: e subendo sulla pelle, da più di un anno e mezzo, le conseguenze delle loro reazioni a questa grottesca deriva antidemocratica. Del resto, che l’iniziativa referendaria non goda dell’appoggio di alcun partito politico lo dimostra proprio la “trasversalità” dei rilievi mossi ai promotori.
Passando alle critiche in ordine all’opportunità dell’iniziativa referendaria, è appena il caso di ricordare che quella più diffusa, secondo cui “il Green Pass è illegittimo e basta, e fare un referendum vuol dire solo legittimarlo”, sembra ignorare o dimenticare che l’illegittimità di un provvedimento può essere accertata e dichiarata soltanto in sede giurisdizionale, e non – per quanto ciò possa a taluni dispiacere – sui social media. Per tacere del fatto che il referendum è in generale uno strumento di democrazia partecipativa, di interlocuzione diretta e formale tra cittadini e istituzioni, e che questo referendum in particolare è volto ad abrogare – e non a legittimare – la normativa sul Green Pass.
Un’altra diffusa critica è quella secondo cui “se fallisce il referendum, il Green Pass diventerà obbligatorio per 5 anni o definitivo”. A parte il malaugurio, questa critica offre in realtà lo spunto per ricordare – a quei pochi che davvero non lo sanno – che il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto in forza di provvedimenti normativi adottati dal Governo, perfettamente vigenti, alcuni dei quali convertiti in legge da parte del Parlamento.
Sulla durata temporale del Green Pass è, del resto, difficile pronunciarsi: vuoi perché i cittadini – compresi i promotori del referendum – non hanno la sfera di cristallo per prevedere le mosse del Governo, come l’ultimo anno e mezzo ha ampiamente dimostrato; vuoi perché il Green Pass è stato istituito con legge e atti aventi forza di legge e non con un DPCM e, pertanto, non solo non decadrà con la cessazione dello stato di emergenza, ma sarà sempre possibile estenderne la validità ai prossimi 5 o 10 o 20 anni, fino a renderlo definitivo per tutti. Che è proprio ciò che il referendum vuole evitare, andando a colpire gli atti istitutivi della misura.
In questo senso, anche l’ulteriore critica secondo cui “lo stato di emergenza termina il 31 dicembre e poi niente più Green Pass”, perde ogni utilità.
E veniamo all’efficacia del referendum. Che quest’ultimo si concretizzerà in uno sforzo molto oneroso, quasi una sfida titanica, lo sappiamo bene, ma crediamo in tutta onestà che questa sfida vada intrapresa senza esitazioni e con ogni mezzo lecito. E quindi vorremmo spiegarvi la prospettiva corretta in cui, a nostro avviso, inquadrare l’iniziativa referendaria sul Green Pass.
In primo luogo, va appena ricordato che, di fronte ad un atto legislativo o avente forza di legge – quale il Decreto Legge istitutivo del Green Pass – l’ordinamento italiano mette a disposizione dei suoi cittadini una serie di rimedi tra cui, appunto, i referendum abrogativi. Questa proposta di referendum, in particolare, non costituisce un punto di arrivo, ma una delle diverse iniziative che i promotori stanno promuovendo per combattere il nuovo totalitarismo, e si inserisce in un quadro organico di azioni, di cui è utile esaminare la tempistica.
(continua)
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Ci giungono da più parti notizie circa le perplessità e le critiche espresse da alcuni in ordine all’opportunità, all’efficacia e alla “matrice” politica dell'iniziativa referendaria da noi intrapresa.
Premettiamo, per sgombrare subito il campo da questo argomento, che si tratta di un referendum voluto, organizzato e promosso da comuni cittadini per i cittadini, al di fuori di qualsiasi matrice politica. I promotori si sono mossi a livello individuale e si sono incontrati strada facendo, pubblicando libri, organizzando o partecipando a interventi pubblici, rivolgendo manifesti e appelli alle più alte cariche dello Stato: e subendo sulla pelle, da più di un anno e mezzo, le conseguenze delle loro reazioni a questa grottesca deriva antidemocratica. Del resto, che l’iniziativa referendaria non goda dell’appoggio di alcun partito politico lo dimostra proprio la “trasversalità” dei rilievi mossi ai promotori.
Passando alle critiche in ordine all’opportunità dell’iniziativa referendaria, è appena il caso di ricordare che quella più diffusa, secondo cui “il Green Pass è illegittimo e basta, e fare un referendum vuol dire solo legittimarlo”, sembra ignorare o dimenticare che l’illegittimità di un provvedimento può essere accertata e dichiarata soltanto in sede giurisdizionale, e non – per quanto ciò possa a taluni dispiacere – sui social media. Per tacere del fatto che il referendum è in generale uno strumento di democrazia partecipativa, di interlocuzione diretta e formale tra cittadini e istituzioni, e che questo referendum in particolare è volto ad abrogare – e non a legittimare – la normativa sul Green Pass.
Un’altra diffusa critica è quella secondo cui “se fallisce il referendum, il Green Pass diventerà obbligatorio per 5 anni o definitivo”. A parte il malaugurio, questa critica offre in realtà lo spunto per ricordare – a quei pochi che davvero non lo sanno – che il Green Pass è già obbligatorio, perché introdotto in forza di provvedimenti normativi adottati dal Governo, perfettamente vigenti, alcuni dei quali convertiti in legge da parte del Parlamento.
Sulla durata temporale del Green Pass è, del resto, difficile pronunciarsi: vuoi perché i cittadini – compresi i promotori del referendum – non hanno la sfera di cristallo per prevedere le mosse del Governo, come l’ultimo anno e mezzo ha ampiamente dimostrato; vuoi perché il Green Pass è stato istituito con legge e atti aventi forza di legge e non con un DPCM e, pertanto, non solo non decadrà con la cessazione dello stato di emergenza, ma sarà sempre possibile estenderne la validità ai prossimi 5 o 10 o 20 anni, fino a renderlo definitivo per tutti. Che è proprio ciò che il referendum vuole evitare, andando a colpire gli atti istitutivi della misura.
In questo senso, anche l’ulteriore critica secondo cui “lo stato di emergenza termina il 31 dicembre e poi niente più Green Pass”, perde ogni utilità.
E veniamo all’efficacia del referendum. Che quest’ultimo si concretizzerà in uno sforzo molto oneroso, quasi una sfida titanica, lo sappiamo bene, ma crediamo in tutta onestà che questa sfida vada intrapresa senza esitazioni e con ogni mezzo lecito. E quindi vorremmo spiegarvi la prospettiva corretta in cui, a nostro avviso, inquadrare l’iniziativa referendaria sul Green Pass.
In primo luogo, va appena ricordato che, di fronte ad un atto legislativo o avente forza di legge – quale il Decreto Legge istitutivo del Green Pass – l’ordinamento italiano mette a disposizione dei suoi cittadini una serie di rimedi tra cui, appunto, i referendum abrogativi. Questa proposta di referendum, in particolare, non costituisce un punto di arrivo, ma una delle diverse iniziative che i promotori stanno promuovendo per combattere il nuovo totalitarismo, e si inserisce in un quadro organico di azioni, di cui è utile esaminare la tempistica.
(continua)
IN RISPOSTA ALLE CRITICHE MOSSE ALL’INIZIATIVA REFERENDARIA CONTRO IL GREEN PASS 🌺🌺🌺
(2/2)
(segue dal post precedente)
Se riusciremo a raccogliere le firme necessarie per andare alle urne, ciò non avverrebbe comunque prima dell’aprile 2022. Può sembrare un’attesa lunga, in cui ciascuno di noi sarà chiamato a resistere e ad agire nei modi più lucidi e consapevoli; ma nel frattempo il Comitato organizzativo avrà studiato altre azioni, quali i ricorsi in sede giudiziaria, anche internazionale, oltre a quelle iniziative di dialogo “politico” che normalmente dovrebbero intercorrere tra i cittadini e i loro rappresentanti.
Se uno di questi tentativi andrà in porto, il problema potrebbe dirsi, ottimisticamente, risolto “alla radice”. Se, invece, tutti questi tentativi dovessero fallire, il referendum abrogativo dell’aprile 2022 costituirà davvero l’ultima chance per chi, come noi, intende opporsi ad un odioso strumento di discriminazione personale e sociale.
Per allora, gli italiani avranno vissuto un nuovo anno di torture, avranno testato il fallimento del Green Pass come strumento di limitazione dei contagi e non ne potranno più di portare al collo un cappio che si stringe e si allarga a piacimento di un Governo privo di qualsivoglia legittimazione popolare: fatti, questi, che potrebbero far crescere il fronte del no al Green Pass e determinare un'ampia partecipazione popolare al voto referendario.
Se anche il referendum fallirà, le avremo davvero tentate tutte e non avremo perso niente; ma se il referendum avrà successo, sarà perché abbiamo piantato oggi i semi di quel successo.
La vera sfida è riuscire a raccogliere in un lasso di tempo molto breve le firme necessarie: i numeri ci sono, ce lo confermano i gruppi con cui siamo in contatto, le piazze che continuano a riempirsi, gli studenti che iniziano ad alzare la testa, le offerte di collaborazione dei tanti che vogliono aiutarci, ciascuno nella propria città. Certo, i tempi sono stretti, ma occorre comunque tentare.
E, a questo riguardo, valga un’ultima osservazione, che intende rispondere anche ad altre critiche. Perché proporre il referendum ora e non dopo, tenuto anche conto dei possibili, ulteriori provvedimenti che il Governo potrebbe adottare (come, ad esempio, quelli sull’obbligo vaccinale)? Semplice. Perché dopo non sarà possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa referendaria e dalla scadenza della legislatura, infatti, non sarà più possibile presentare proposte referendarie fino alla metà del 2024.
Pertanto, a chi parla di rischi connessi all’iniziativa referendaria rispondiamo semplicemente che l’unico modo per non correre rischi è sedersi a braccia incrociate e adeguarsi alle disposizioni governative, proprio mentre le si giudica illegittime e proprio quando è il momento di lanciare un segnale chiaro e forte al Governo e allo Stato.
E che i cittadini avallano questo odioso strumento di discriminazione proprio nel momento in cui si servono del Green Pass: non quando lo contestano.
Ecco perché ci stiamo provando, qui e ora; ecco perché ci serve anche l’aiuto di quanti contestano il Green Pass.
Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
(2/2)
(segue dal post precedente)
Se riusciremo a raccogliere le firme necessarie per andare alle urne, ciò non avverrebbe comunque prima dell’aprile 2022. Può sembrare un’attesa lunga, in cui ciascuno di noi sarà chiamato a resistere e ad agire nei modi più lucidi e consapevoli; ma nel frattempo il Comitato organizzativo avrà studiato altre azioni, quali i ricorsi in sede giudiziaria, anche internazionale, oltre a quelle iniziative di dialogo “politico” che normalmente dovrebbero intercorrere tra i cittadini e i loro rappresentanti.
Se uno di questi tentativi andrà in porto, il problema potrebbe dirsi, ottimisticamente, risolto “alla radice”. Se, invece, tutti questi tentativi dovessero fallire, il referendum abrogativo dell’aprile 2022 costituirà davvero l’ultima chance per chi, come noi, intende opporsi ad un odioso strumento di discriminazione personale e sociale.
Per allora, gli italiani avranno vissuto un nuovo anno di torture, avranno testato il fallimento del Green Pass come strumento di limitazione dei contagi e non ne potranno più di portare al collo un cappio che si stringe e si allarga a piacimento di un Governo privo di qualsivoglia legittimazione popolare: fatti, questi, che potrebbero far crescere il fronte del no al Green Pass e determinare un'ampia partecipazione popolare al voto referendario.
Se anche il referendum fallirà, le avremo davvero tentate tutte e non avremo perso niente; ma se il referendum avrà successo, sarà perché abbiamo piantato oggi i semi di quel successo.
La vera sfida è riuscire a raccogliere in un lasso di tempo molto breve le firme necessarie: i numeri ci sono, ce lo confermano i gruppi con cui siamo in contatto, le piazze che continuano a riempirsi, gli studenti che iniziano ad alzare la testa, le offerte di collaborazione dei tanti che vogliono aiutarci, ciascuno nella propria città. Certo, i tempi sono stretti, ma occorre comunque tentare.
E, a questo riguardo, valga un’ultima osservazione, che intende rispondere anche ad altre critiche. Perché proporre il referendum ora e non dopo, tenuto anche conto dei possibili, ulteriori provvedimenti che il Governo potrebbe adottare (come, ad esempio, quelli sull’obbligo vaccinale)? Semplice. Perché dopo non sarà possibile: a causa delle scadenze incrociate derivanti dalla normativa referendaria e dalla scadenza della legislatura, infatti, non sarà più possibile presentare proposte referendarie fino alla metà del 2024.
Pertanto, a chi parla di rischi connessi all’iniziativa referendaria rispondiamo semplicemente che l’unico modo per non correre rischi è sedersi a braccia incrociate e adeguarsi alle disposizioni governative, proprio mentre le si giudica illegittime e proprio quando è il momento di lanciare un segnale chiaro e forte al Governo e allo Stato.
E che i cittadini avallano questo odioso strumento di discriminazione proprio nel momento in cui si servono del Green Pass: non quando lo contestano.
Ecco perché ci stiamo provando, qui e ora; ecco perché ci serve anche l’aiuto di quanti contestano il Green Pass.
Olga Milanese, Luca Marini, Francesco Benozzo
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Forwarded from Eventi Avversi News
SCANDALO - Regolatori dei farmaci non hanno convalidato studi Pfizer prima di approvare il vaccino
Mentre le popolazioni di tutto il mondo affrontano la coercizione di doversi sottoporre alla "vaccinazione" COVID-19, compresa la perdita del lavoro e la negazione delle cure mediche;
mentre le segnalazioni di decessi a seguito della vaccinazione aumentano vertiginosamente, si sta consumando uno scandalo riguardante la legittimità dei processi di autorizzazione del vaccino COVID ( continua a leggere)
https://eventiavversinews.wixsite.com/eventiavversi/post/scandalo-regolatori-dei-farmaci-non-hanno-convalidato-studi-pfizer-prima-di-approvare-il-vaccino
Mentre le popolazioni di tutto il mondo affrontano la coercizione di doversi sottoporre alla "vaccinazione" COVID-19, compresa la perdita del lavoro e la negazione delle cure mediche;
mentre le segnalazioni di decessi a seguito della vaccinazione aumentano vertiginosamente, si sta consumando uno scandalo riguardante la legittimità dei processi di autorizzazione del vaccino COVID ( continua a leggere)
https://eventiavversinews.wixsite.com/eventiavversi/post/scandalo-regolatori-dei-farmaci-non-hanno-convalidato-studi-pfizer-prima-di-approvare-il-vaccino
eVenti Avversi
SCANDALO - Regolatori dei farmaci non hanno convalidato studi Pfizer prima di approvare il vaccino
Mentre le popolazioni di tutto il mondo affrontano la coercizione di doversi sottoporre alla "vaccinazione" COVID-19, compresa la perdita del lavoro e la negazione delle cure mediche;mentre le segnalazioni di decessi a seguito della vaccinazione aumentano…
Eventi Avversi News
SCANDALO - Regolatori dei farmaci non hanno convalidato studi Pfizer prima di approvare il vaccino Mentre le popolazioni di tutto il mondo affrontano la coercizione di doversi sottoporre alla "vaccinazione" COVID-19, compresa la perdita del lavoro e la negazione…
Da verificare ma indubbiamente verosimile 🌺🌺🌺
Marco Cosentino
LA HAINE 🌺🌺🌺 Non è facilmente comprensibile la ragione per cui il presidente degli ordini professionali di medici e odontoiatri voglia radiare chi non si vaccina. La legge che obbliga i sanitari prevede infatti semplicemente la sospensione e lo spostamento…
Il ministero con sua circolare chiarisce quel che è ovvio a chiunque legga la legge e sia in grado di comprenderla: la mancata vaccinazione da parte del medico o di altro personale sanitario comporta unicamente la sospensione temporanea e non certo la radiazione dall'albo. Tale provvedimento oltre tutto - precisa che la sospensione non è sanzione disciplinare e che prevede tra l'altro il ricollocamento su mansioni non a contatto con il pubblico. E in ogni caso l'obbligo è al momento a scadenza 31 dicembre 2021. Nel frattempo, le Regioni fanno presente che con le sospensioni di medici e sanitari sono a rischio servizi essenziali.
GREEN PASS: IL RICORSO. Il professor Daniele Granara presenta ricorso alla Corte Costituzionale. I dettagli nel pezzo di Francesco Servadio: https://www.facebook.com/383069111724305/posts/4697723966925443/ (link Facebook); https://www.buongiornosuedtirol.it/2021/09/green-pass-presentato-il-ricorso-per-conflitto-di-attribuzioni-alla-corte-costituzionale/ (link sito)
IL CONTAGIO DELLA DIGNITA' 🌺🌺🌺
"Son queste alcune delle considerazioni che mi portano a rimettere nelle tue mani, a far data da oggi e senza alcuna possibilità di ripensamento, l’incarico di vicedirettore del Conservatorio: per non sentirmi in qualche modo, come rappresentante dell’Istituzione, corresponsabile moralmente. Certo: è necessario rispettare le leggi, ma si può, e per quel che mi riguarda si deve, almeno prenderne le distanze e denunciarne l’anomalia e l’aberrazione se si ritiene, in scienza e coscienza, che vi siano."
Stefano Leoni
docente settore CODM/03
Musicologia sistematica
Conservatorio Statale di Musica G.Verdi Torino
"Son queste alcune delle considerazioni che mi portano a rimettere nelle tue mani, a far data da oggi e senza alcuna possibilità di ripensamento, l’incarico di vicedirettore del Conservatorio: per non sentirmi in qualche modo, come rappresentante dell’Istituzione, corresponsabile moralmente. Certo: è necessario rispettare le leggi, ma si può, e per quel che mi riguarda si deve, almeno prenderne le distanze e denunciarne l’anomalia e l’aberrazione se si ritiene, in scienza e coscienza, che vi siano."
Stefano Leoni
docente settore CODM/03
Musicologia sistematica
Conservatorio Statale di Musica G.Verdi Torino
Marco Cosentino
DATI DI SICUREZZA LIMITATI 🌺🌺🌺
In base ai dati attuali, le donne in gravidanza sono a rischio covid se in sovrappeso, ipertese o diabetiche, gli stessi fattori di rischio di qualsiasi gravidanza. Ovvio che la prevenzione vera si fa rimuovendo i fattori di rischio primari, che a loro volta sono connessi a condizioni sociali povere e disagiate e a bassi livelli di istruzione. Se invece si sceglie il vaccino, almeno sia chiaro che si è scelta la strada più facile ed economica. E meno efficace e con valore aggiunto scarso o nullo. E pure con qualche incognita. La scelta è legittima, ma che almeno si sia consapevoli del suo significato e delle conseguenti implicazioni.
LA DENUNCIA. Codacons reggino all'attacco. Depositata una denuncia querela alle Procure di Roma e di Reggio Calabria. I dettagli nel pezzo di Francesco Servadio: https://www.facebook.com/383069111724305/posts/4703691919661981/ (link Facebook) ; https://www.buongiornosuedtirol.it/2021/09/esclusivo-il-codacons-reggino-denuncia-draghi-conte-e-speranza-scopi-eversivi/ (link sito)
VEDO LA GENTE CON GLI EFFETTI AVVERSI 🌺🌺🌺
Torno brevemente su aborti spontanei e vaccini covid. Un aborto spontaneo in più entro la ventesima settimana ogni 183 gravide vaccinate, che sale a uno in più ogni 80 vaccinate nella fascia di età 16-24 anni.
Ora, uno su 80 vuole dire altre 79 senza problemi. Se foste quel medico che ne vede 79 che van bene e l'ottantesima abortisce, davvero segnalereste? Mettereste la firma contro le "evidenze" che vi pare di aver fin qui raccolto? Settantanove a uno? Capite come mai la segnalazione spontanea tanto più in un clima da caccia alle streghe sia ai limiti dell'inutilità?
Al netto - se anche segnalaste - dell'algoritmo: gravida sovrappeso? Diabetica? Ipertesa? A rischio eclampsia? Il vaccino non c'entra.
Non resta quindi che la prudenza, quella prudenza che ancora manca ora che si sconsiglia il vaccino nel I trimestre (ma non nel II, quando il rischio è ancora sostanziale). D'altra parte, certo non lo si può suggerire prima, dati gli effetti sull'ovulazione.
Torno brevemente su aborti spontanei e vaccini covid. Un aborto spontaneo in più entro la ventesima settimana ogni 183 gravide vaccinate, che sale a uno in più ogni 80 vaccinate nella fascia di età 16-24 anni.
Ora, uno su 80 vuole dire altre 79 senza problemi. Se foste quel medico che ne vede 79 che van bene e l'ottantesima abortisce, davvero segnalereste? Mettereste la firma contro le "evidenze" che vi pare di aver fin qui raccolto? Settantanove a uno? Capite come mai la segnalazione spontanea tanto più in un clima da caccia alle streghe sia ai limiti dell'inutilità?
Al netto - se anche segnalaste - dell'algoritmo: gravida sovrappeso? Diabetica? Ipertesa? A rischio eclampsia? Il vaccino non c'entra.
Non resta quindi che la prudenza, quella prudenza che ancora manca ora che si sconsiglia il vaccino nel I trimestre (ma non nel II, quando il rischio è ancora sostanziale). D'altra parte, certo non lo si può suggerire prima, dati gli effetti sull'ovulazione.
PERCHE' NON POSSIAMO NON DIRCI NON VACCINATI 🌺🌺🌺
Oggi non si è vaccinati contro il covid non solo se non ci è mai vaccinati, bensì anche se dal vaccino sono trascorsi 5-6 mesi. Tanto dura in media la protezione. Tutti vaccinati. Sei mesi. Nessun vaccinato. Basterebbe questo.
La vera ragione tuttavia è che oggi in base alla vaccinazione si fanno discriminazioni. Malgrado i vaccini, ci si può contagiare e contagiare altri in misura variabile dalla metà a un terzo. Da una probabilità su 100 a una su 200. Davvero questa differenza giustifica la negazione di diritti fondamentali?
Così oggi dirsi non vaccinati significa dire no alle discriminazioni, ai razzismi, all'odio sociale che chi promuove la certificazione verde sparge a piene mani.
Che si sia vaccinati, che non si sia mai fatto il vaccino, che lo si voglia fare o no. Quel che conta è dirsi non vaccinati rispetto alla certificazione verde. Contro la discriminazione e l'ingiustizia, e al fianco dei discriminati: nessuno oggi può non dirsi non vaccinato.
Oggi non si è vaccinati contro il covid non solo se non ci è mai vaccinati, bensì anche se dal vaccino sono trascorsi 5-6 mesi. Tanto dura in media la protezione. Tutti vaccinati. Sei mesi. Nessun vaccinato. Basterebbe questo.
La vera ragione tuttavia è che oggi in base alla vaccinazione si fanno discriminazioni. Malgrado i vaccini, ci si può contagiare e contagiare altri in misura variabile dalla metà a un terzo. Da una probabilità su 100 a una su 200. Davvero questa differenza giustifica la negazione di diritti fondamentali?
Così oggi dirsi non vaccinati significa dire no alle discriminazioni, ai razzismi, all'odio sociale che chi promuove la certificazione verde sparge a piene mani.
Che si sia vaccinati, che non si sia mai fatto il vaccino, che lo si voglia fare o no. Quel che conta è dirsi non vaccinati rispetto alla certificazione verde. Contro la discriminazione e l'ingiustizia, e al fianco dei discriminati: nessuno oggi può non dirsi non vaccinato.
IL SOSPETTO 🌺🌺🌺
La farmacovigilanza richiede che si segnali qualsiasi evento nocivo che si verifichi in corso di trattamento con un farmaco. Così da sempre la normativa, che dal 2015 estende la responsabilitò dai soli medici a tutti i sanitari.
Non a caso, la norma parla di "sospetta reazione avversa". Ovvero, il solo sospetto è sufficiente a indurre alla segnalazione, proprio in quanto la farmacovigilanza ha lo scopo di raccogliere informazioni di sicurezza nuove e non precedentemente disponibili, su reazioni avverse ancora non identificate o non così ben caratterizzate.
La correlazione raramente si definisce sulla base del singolo evento: per questo sono necessarie alcune circostanze (immediatezza, scomparsa alla sospensione, ricomparsa alla risomministrazione) che non si verificano spesso. Così, è necessario evitare di perdere informazioni, ad esempio venendo meno al compito di segnalare in quanto "incerti" sulla correlazione.
La correlazione potrà al contrario esser meglio definita a livello di centri di farmacovigilanza nazionali e internazionali proprio grazie alla disponibilità di un vasto numero di segnalazioni che permetta di identificare quel che si definisce "segnale", ovvero un insieme di segnalazioni con caratteristiche analoghe che renda concreto il sospetto di una correlazione, altrimenti esile sulla base del singolo caso.
Anche per questa ragione la mancata segnalazione da parte di qualsiasi medico e operatore sanitario (sottosegnalazione) è una limitazione gravissima al sistema di farmacovigilanza, con implicazioni potenzialmente enormi per la sicurezza e la salute pubblica.
Per spiegare alle persone, che credono che la segnalazione vada fatta solo quando la correlazione è evidente, che sulla farmacovigilanza non hanno capito nulla, e che stanno facendo un danno potenzialmente gravissimo alla salute e alla sicurezza dei cittadini. "S'informino!" avrebbe detto Totò.
La farmacovigilanza richiede che si segnali qualsiasi evento nocivo che si verifichi in corso di trattamento con un farmaco. Così da sempre la normativa, che dal 2015 estende la responsabilitò dai soli medici a tutti i sanitari.
Non a caso, la norma parla di "sospetta reazione avversa". Ovvero, il solo sospetto è sufficiente a indurre alla segnalazione, proprio in quanto la farmacovigilanza ha lo scopo di raccogliere informazioni di sicurezza nuove e non precedentemente disponibili, su reazioni avverse ancora non identificate o non così ben caratterizzate.
La correlazione raramente si definisce sulla base del singolo evento: per questo sono necessarie alcune circostanze (immediatezza, scomparsa alla sospensione, ricomparsa alla risomministrazione) che non si verificano spesso. Così, è necessario evitare di perdere informazioni, ad esempio venendo meno al compito di segnalare in quanto "incerti" sulla correlazione.
La correlazione potrà al contrario esser meglio definita a livello di centri di farmacovigilanza nazionali e internazionali proprio grazie alla disponibilità di un vasto numero di segnalazioni che permetta di identificare quel che si definisce "segnale", ovvero un insieme di segnalazioni con caratteristiche analoghe che renda concreto il sospetto di una correlazione, altrimenti esile sulla base del singolo caso.
Anche per questa ragione la mancata segnalazione da parte di qualsiasi medico e operatore sanitario (sottosegnalazione) è una limitazione gravissima al sistema di farmacovigilanza, con implicazioni potenzialmente enormi per la sicurezza e la salute pubblica.
Per spiegare alle persone, che credono che la segnalazione vada fatta solo quando la correlazione è evidente, che sulla farmacovigilanza non hanno capito nulla, e che stanno facendo un danno potenzialmente gravissimo alla salute e alla sicurezza dei cittadini. "S'informino!" avrebbe detto Totò.
PENICILLINA 🌺🌺🌺
Il post di un collega e caro amico mi ricorda che oggi è l'anniversario della scoperta della penicillina (https://urbanpost.it/alexander-fleming-e-la-scoperta-fortuita-della-penicillina-87-anni-fa-il-primo-antibiotico/). Anniversario convenzionale, intendiamoci: altre fonti indicano altre date,. Ma bene così.
Ora, il mio amico a sua volta riprende il post di un suo contatto Facebook che nella prima parte copincolla un po' di storia di wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Penicillina) e nella seconda parte ci mette di suo la considerazione che ai bei tempi si credeva nella scienza e dunque nessuno mise in dubbio la penicillina. Oggi invece ("signora mia", mi viene da aggiungere...) siamo tutti diffidenti e - novelli San Tommaso - nei vaccini covid non ci vogliamo credere proprio (già, proprio loro: umiliati e offesi).
Ora, dal mio punto di vista l'esempio è tra i meno calzanti: la penicillina salva le vite. Subito. E (quasi) sempre. E' un farmaco che si dà a malati spesso gravi e che guarisce con regolarità cronometrica. Tanto è vero che ha un NNT (https://en.wikipedia.org/wiki/Number_needed_to_treat) prossimo a 1 (uno) per praticamente tutte le sue indicazioni. Che vuol dire che il suo effetto si vede subito, in ogni malato, e ogni malato ne beneficia con certezza. Nessun atto di fede: la penicillina funziona e te lo dimostra.
Per confronto, nelle condizioni migliori, cioè gli studi autorizzativi, i vaccini hanno un NNT di oltre 100, talora anche oltre 200. Ovvero vanno vaccinate 100-200 persone perchè almeno una di queste si risparmi un covid sintomatico di qualunque gravità. Il numero sale per le conseguenze gravi del covid. Per un decesso in meno i dati israeliani suggeriscono che vanno vaccinate 50-100.000 persone, questo negli adulti. Nei bambini il numero sale ulteriormente al punto da diventare difficilmente stimabile.
E per quanto roguarda gli effetti avversi, la penicillina è straordinariamente ben tollerata (dà allergie, anche gravi, soprattutto se in precedenza è stata usata per applicazioni locali, ma abbiamo test per prevederle, le allergie, e farmaci alternativi se le sospettiamo: in altri termini non siamo costretti - spalle al muro - a prendere penicillina se temiamo effetti avversi). E comunque questi effetti avversi possono essere soppesati verso un beneficio preciso e immediato, che è la guarigione da infezioni gravi e spesso letali se non curate.
Davvero il paragone regge tra penicillina, uno dei migliori farmaci di cui ancora oggi disponiamo, e dei vaccini che ancora stanno completando il percorso di valutazione ma che già sappiamo funzionano con vari limiti di copertura e durata, per non dire delle controversie sulla vigilanza sugli eventi avversi?
Personalmente, raccomanderei di essere onesti e verosimili sui benefici e sui rischi dei vaccini, che ne giustificano al momento unicamente la proposta in individui vulnerabili e a rischio di covid grave. Garantendo in ogni caso a ognuno una scelta libera, consapevole, informata e scevra da condizionamenti. Informata anche del fatto che il vaccino è una prevenzione di una certa utilità per una malattia che in ogni caso si cura, a condizione di aggredirla presto e bene. Si finirebbe per essere più credibili e magari per persuadere qualche persona in più.
Il post di un collega e caro amico mi ricorda che oggi è l'anniversario della scoperta della penicillina (https://urbanpost.it/alexander-fleming-e-la-scoperta-fortuita-della-penicillina-87-anni-fa-il-primo-antibiotico/). Anniversario convenzionale, intendiamoci: altre fonti indicano altre date,. Ma bene così.
Ora, il mio amico a sua volta riprende il post di un suo contatto Facebook che nella prima parte copincolla un po' di storia di wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Penicillina) e nella seconda parte ci mette di suo la considerazione che ai bei tempi si credeva nella scienza e dunque nessuno mise in dubbio la penicillina. Oggi invece ("signora mia", mi viene da aggiungere...) siamo tutti diffidenti e - novelli San Tommaso - nei vaccini covid non ci vogliamo credere proprio (già, proprio loro: umiliati e offesi).
Ora, dal mio punto di vista l'esempio è tra i meno calzanti: la penicillina salva le vite. Subito. E (quasi) sempre. E' un farmaco che si dà a malati spesso gravi e che guarisce con regolarità cronometrica. Tanto è vero che ha un NNT (https://en.wikipedia.org/wiki/Number_needed_to_treat) prossimo a 1 (uno) per praticamente tutte le sue indicazioni. Che vuol dire che il suo effetto si vede subito, in ogni malato, e ogni malato ne beneficia con certezza. Nessun atto di fede: la penicillina funziona e te lo dimostra.
Per confronto, nelle condizioni migliori, cioè gli studi autorizzativi, i vaccini hanno un NNT di oltre 100, talora anche oltre 200. Ovvero vanno vaccinate 100-200 persone perchè almeno una di queste si risparmi un covid sintomatico di qualunque gravità. Il numero sale per le conseguenze gravi del covid. Per un decesso in meno i dati israeliani suggeriscono che vanno vaccinate 50-100.000 persone, questo negli adulti. Nei bambini il numero sale ulteriormente al punto da diventare difficilmente stimabile.
E per quanto roguarda gli effetti avversi, la penicillina è straordinariamente ben tollerata (dà allergie, anche gravi, soprattutto se in precedenza è stata usata per applicazioni locali, ma abbiamo test per prevederle, le allergie, e farmaci alternativi se le sospettiamo: in altri termini non siamo costretti - spalle al muro - a prendere penicillina se temiamo effetti avversi). E comunque questi effetti avversi possono essere soppesati verso un beneficio preciso e immediato, che è la guarigione da infezioni gravi e spesso letali se non curate.
Davvero il paragone regge tra penicillina, uno dei migliori farmaci di cui ancora oggi disponiamo, e dei vaccini che ancora stanno completando il percorso di valutazione ma che già sappiamo funzionano con vari limiti di copertura e durata, per non dire delle controversie sulla vigilanza sugli eventi avversi?
Personalmente, raccomanderei di essere onesti e verosimili sui benefici e sui rischi dei vaccini, che ne giustificano al momento unicamente la proposta in individui vulnerabili e a rischio di covid grave. Garantendo in ogni caso a ognuno una scelta libera, consapevole, informata e scevra da condizionamenti. Informata anche del fatto che il vaccino è una prevenzione di una certa utilità per una malattia che in ogni caso si cura, a condizione di aggredirla presto e bene. Si finirebbe per essere più credibili e magari per persuadere qualche persona in più.
NUOVE VARIANTI E DOVE SELEZIONARLE 🌺🌺🌺
"Treatment of SARS-CoV-2 with bamlanivimab in immunocompromised patients results in the rapid development of immune escape variants in a significant proportion of cases. Given that the E484K mutation can hamper natural immunity, the effectiveness of vaccination as well as antibody-based therapies, these findings may have important implications not only for individual treatment decisions but may also pose a risk to general prevention and treatment strategies."
L'articolo: https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(21)00141-1/fulltext
Grazie Roberta Carraro per la segnalazione.
"Treatment of SARS-CoV-2 with bamlanivimab in immunocompromised patients results in the rapid development of immune escape variants in a significant proportion of cases. Given that the E484K mutation can hamper natural immunity, the effectiveness of vaccination as well as antibody-based therapies, these findings may have important implications not only for individual treatment decisions but may also pose a risk to general prevention and treatment strategies."
L'articolo: https://www.thelancet.com/journals/lanepe/article/PIIS2666-7762(21)00141-1/fulltext
Grazie Roberta Carraro per la segnalazione.
AMICI E NEMICI 🌺🌺🌺
Il paracetamolo (tachipirina) consuma il glutatione, questo è indubbio. Come è indubbio che questo sia il meccanismo implicato nel danno epatico anche grave che rende il paraxetamolo il farmaco maggiormente responsabile di intossicazioni domestiche. Non saprei dire tuttavia quanto questo meccanismo sia importante nel peggiorare gli esiti del covid. E' possibile ma prove dirette al momento non ne esistono.
Quello che invece so per certo è che nel covid servono farmaci che riducano l'infiammazione e il rischio di trombosi. E il paracetamolo non è né antiinfiammatorio né tanto meno antitrombotico, a differenza dell'aspirina, dell'ibuprofene, del ketoprofene e di tanti altri farmaci antiinfiammatori non steroidei che possono e devono essere impiegati da subito e in piena sicurezza. Quindi so altrettanto per certo che, tra le diverse possibilità per trattare il covid ai primi sintomi, il paracetamolo non è incluso e raccomandarlo è un errore grave.
Bene quindi che dei colleghi lo ribadiscano (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jmv.27158). Meno bene, anzi un vero peccato che altri colleghi in una lettera diffusa sui social in cerca di firme e che intendono inviare alla federazione degli ordini professionali dei medici si schierino a difesa dell'indifendibile "tachipirina e vigile attesa" in quanto "linea guida ufficiale" dichiarando di preferire "l'atteggiamento rigoroso, l'aggiornamento puntuale, la raccolta dei dati, la pratica prescrittiva sostenuta da quante più prove e osservazioni non autoreferenziali, la strada delle sperimentazioni cliniche autorizzate, in opposizione alla prescrizione di terapie basate sul solo convincimento personale."
Raccomando a questi colleghi di andare oltre le pagine social di divulgazione che citano nella lettera, spesso pregiudizialmente orientate, e di rivolgersi alla letteratura scientifica la quale, pur con le sue inevitabili distorsioni (che ogni medico deve imparare a conoscere pena altrimenti l'ignoranza e la strumentalizzazione da parte di terzi del suo ruolo), fornisce ampio supporto a quel "convincimento personale" che di questi tempi fa tanta paura, almeno tanta quanta è la necessità di medici che siano in grado di formarselo, quel convincimento.
Perchè quel "convincimento personale" che oggi tanto spaventa troppi colleghi, specialmente giovani, corrisponde precisamente alla prerogativa inviolabile del medico "in scienza e coscienza" di prescrivere farmaci per indicazioni non autorizzate dalle istituzioni, prerogativa doverosamente prevista da quel medesimo articolo 13 del codice deontologico che i giovani colleghi citano solo nella parte vincolante e prescrittiva, comprensibilmente più rassicurante (https://portale.fnomceo.it/codice-deontologico/).
E invece fare il medico vuol dire assumersi responsabilità oltre le linee guida, tanto più se le linee guida sono discutibili, uscire dalla zona di sicurezza dei protocolli, in cui non c'è responsabilità penale anche se non si fa il meglio per quello specifico paziente, per avventurarsi nelle acque incerte del miglior beneficio per il singolo paziente. Consapevoli del fatto che l'indicazione autorizzata non è l'unica possibile bensì solamente quella per la quale qualcuno ha ritenuto di avere sufficiente interesse - di solito di natura commerciale - per arrivare a ottenerne il riconoscimento formale.
Mai come oggi è stato necessario conoscere e applicare il metodo scientifico, evitando di "credere alla scienza" e alle linee guida che su di essa dichiarano di fondarsi. Per aver fede è necessario prima di tutto non comprendere ("credo quia absurdum est"), tutto il contrario dei principi su cui si costruisce il metodo scientifico e della medicina che su di esso si fonda.
Il paracetamolo (tachipirina) consuma il glutatione, questo è indubbio. Come è indubbio che questo sia il meccanismo implicato nel danno epatico anche grave che rende il paraxetamolo il farmaco maggiormente responsabile di intossicazioni domestiche. Non saprei dire tuttavia quanto questo meccanismo sia importante nel peggiorare gli esiti del covid. E' possibile ma prove dirette al momento non ne esistono.
Quello che invece so per certo è che nel covid servono farmaci che riducano l'infiammazione e il rischio di trombosi. E il paracetamolo non è né antiinfiammatorio né tanto meno antitrombotico, a differenza dell'aspirina, dell'ibuprofene, del ketoprofene e di tanti altri farmaci antiinfiammatori non steroidei che possono e devono essere impiegati da subito e in piena sicurezza. Quindi so altrettanto per certo che, tra le diverse possibilità per trattare il covid ai primi sintomi, il paracetamolo non è incluso e raccomandarlo è un errore grave.
Bene quindi che dei colleghi lo ribadiscano (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jmv.27158). Meno bene, anzi un vero peccato che altri colleghi in una lettera diffusa sui social in cerca di firme e che intendono inviare alla federazione degli ordini professionali dei medici si schierino a difesa dell'indifendibile "tachipirina e vigile attesa" in quanto "linea guida ufficiale" dichiarando di preferire "l'atteggiamento rigoroso, l'aggiornamento puntuale, la raccolta dei dati, la pratica prescrittiva sostenuta da quante più prove e osservazioni non autoreferenziali, la strada delle sperimentazioni cliniche autorizzate, in opposizione alla prescrizione di terapie basate sul solo convincimento personale."
Raccomando a questi colleghi di andare oltre le pagine social di divulgazione che citano nella lettera, spesso pregiudizialmente orientate, e di rivolgersi alla letteratura scientifica la quale, pur con le sue inevitabili distorsioni (che ogni medico deve imparare a conoscere pena altrimenti l'ignoranza e la strumentalizzazione da parte di terzi del suo ruolo), fornisce ampio supporto a quel "convincimento personale" che di questi tempi fa tanta paura, almeno tanta quanta è la necessità di medici che siano in grado di formarselo, quel convincimento.
Perchè quel "convincimento personale" che oggi tanto spaventa troppi colleghi, specialmente giovani, corrisponde precisamente alla prerogativa inviolabile del medico "in scienza e coscienza" di prescrivere farmaci per indicazioni non autorizzate dalle istituzioni, prerogativa doverosamente prevista da quel medesimo articolo 13 del codice deontologico che i giovani colleghi citano solo nella parte vincolante e prescrittiva, comprensibilmente più rassicurante (https://portale.fnomceo.it/codice-deontologico/).
E invece fare il medico vuol dire assumersi responsabilità oltre le linee guida, tanto più se le linee guida sono discutibili, uscire dalla zona di sicurezza dei protocolli, in cui non c'è responsabilità penale anche se non si fa il meglio per quello specifico paziente, per avventurarsi nelle acque incerte del miglior beneficio per il singolo paziente. Consapevoli del fatto che l'indicazione autorizzata non è l'unica possibile bensì solamente quella per la quale qualcuno ha ritenuto di avere sufficiente interesse - di solito di natura commerciale - per arrivare a ottenerne il riconoscimento formale.
Mai come oggi è stato necessario conoscere e applicare il metodo scientifico, evitando di "credere alla scienza" e alle linee guida che su di essa dichiarano di fondarsi. Per aver fede è necessario prima di tutto non comprendere ("credo quia absurdum est"), tutto il contrario dei principi su cui si costruisce il metodo scientifico e della medicina che su di esso si fonda.
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