L'INCLUSIONE NEGLI SPORT 🌺🌺🌺
Un video documentato e approfondito sul tema degli uomini negli sport femminili. Elisa Boscarol è una opinionista, attiva sul suo canale YouTube Il Mondo Nuovo 2.0.
https://www.youtube.com/watch?v=YNJCegzAs-k
Un video documentato e approfondito sul tema degli uomini negli sport femminili. Elisa Boscarol è una opinionista, attiva sul suo canale YouTube Il Mondo Nuovo 2.0.
https://www.youtube.com/watch?v=YNJCegzAs-k
YouTube
UOMINI NEGLI SPORT FEMMINILI: gli effetti dell'"inclusione" negli sport
La partecipazione di uomini in transizione agli sport femminili viene da anni presentata come una faccenda di "inclusione", di tutela dei diritti umani. Dall'altra parte c'è chi protesta, sostenendo che godano di un ingiusto vantaggio. In questo video analizziamo…
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Forwarded from Occhio Alla Storia (Lorenzo Chiesa)
Media is too big
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La crisi dell'Europa è evidente, la crisi dell'italia è evidente, la crisi del mondo è evidente. Come si può pensare che l'Italia possa uscire dalla crisi risolvendo i suoi problemi interni?
Giulietto Chiesa
Noi tutti abbiamo a lungo taciuto sul fatto fondamentale che il potere sta nella comunicazione. Questa comunicazione è il pilastro su cui il potere regge tutti i suoi misfatti.
Giulietto Chiesa
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Forwarded from Giubbe Rosse
DICHIARAZIONE DELL'IBA SUI CASI LIN YU-TING E IMANE KHELIF
IBA, Federazione mondiale di pugilato
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Il 24 marzo 2023, l'IBA ha squalificato le atlete Lin Yu-ting e Imane Khelif dai Campionati mondiali di boxe femminile IBA di Nuova Delhi 2023. Questa squalifica è stata il risultato del mancato rispetto dei criteri di ammissibilità per la partecipazione alla competizione femminile, come stabilito e stabilito nei regolamenti IBA. Questa decisione, presa dopo una meticolosa valutazione, è stata estremamente importante e necessaria per mantenere alto il livello di correttezza e la massima integrità del concorso.
Da notare che le atlete non sono state sottoposte a un esame del testosterone, ma a un test separato e riconosciuto, in base al quale le specifiche rimangono riservate. Questo test ha indicato in modo conclusivo che entrambe le atlete non soddisfacevano i criteri di ammissibilità necessari richiesti e sono risultate avere vantaggi competitivi rispetto alle altre concorrenti.
La decisione presa dall'IBA il 24 marzo 2023 è stata successivamente ratificata dal Consiglio di Amministrazione dell'IBA il 25 marzo 2023. La registrazione ufficiale di questa decisione è disponibile sul sito web dell'IBA qui Verbale della riunione del Consiglio di amministrazione dell'IBA.
[...]
Lin Yu-ting non ha presentato ricorso contro la decisione dell'IBA al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS), rendendo così la decisione legalmente vincolante.
Imane Khelif ha inizialmente presentato ricorso contro la decisione al CAS, ma ha ritirato il ricorso durante il processo, rendendo anche la decisione dell'IBA legalmente vincolante.
I nostri Comitati hanno rigorosamente esaminato e approvato la decisione presa durante i Campionati del Mondo. Sebbene l'IBA continui a impegnarsi a garantire l'equità competitiva in tutti i suoi eventi, esprime preoccupazione per l'applicazione incoerente dei criteri di ammissibilità da parte di altre organizzazioni sportive, comprese quelle che supervisionano i Giochi Olimpici. Le diverse normative del CIO su queste questioni, in cui l'IBA non è coinvolta, sollevano seri interrogativi sia sull'equità competitiva che sulla sicurezza degli atleti.
Per chiarimenti sul motivo per cui il CIO consente agli atleti con vantaggi competitivi di competere nei loro eventi, esortiamo le parti interessate a cercare risposte direttamente dal CIO.
Cordiali saluti,
IBA, Federazione mondiale di pugilato
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IBA
Statement made by the International Boxing Association regarding Athletes Disqualifications in World Boxing Championships 2023
As stated, the International Boxing Association (IBA) feels it appropriate at this prevalent time, to address recent media statements regarding those athletes Lin Yu-ting and Imane Khelif, particularly regarding their participation in the Paris Olympic Games…
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Forwarded from Andrea Zhok
Un paio di giorni fa è emerso il fatto che Meta (Facebook, Messenger, Whatsapp, Instagram) ostacolava le ricerche sull’attentato a Trump e bloccava le foto più “iconiche” dell’evento descrivendole come “alterate” sulla scorta della valutazione di “fact-checker indipendenti”.
Ieri è emerso che la posizione fisica del leader di Hamas Ismail Haniyeh ucciso a Teheran è stata individuata seguendo le comunicazioni su Whatsapp.
Oggi il primo ministro malese Anwar Ibrahim ha chiesto che il colosso statunitense Meta smetta di agire come “strumento di Israele" dopo che Instagram aveva cancellato i suoi commenti di condanna dell'assassinio di Haniyeh.
Poche ore più tardi la Turchia ha bloccato Instagram dopo che la piattaforma ha rimosso contenuti associati al leader di Hamas assassinato da Israele.
Intanto X ha tolto la spunta di autenticazione presidenziale a Maduro e l'ha aggiunta a Edmundo Gonzales, leader dell’opposizione, vincitore delle elezioni venezuelane secondo Blinken e secondo un exit poll svolto da un’agenzia (Edison Research) legata alla CIA.
Ecco, e c’è ancora gente - l’ho sentito con le mie orecchie da persone colte e apparentemente informate – che ritiene non vi sia censura né manipolazione sui social, anzi che siano il “regno della libertà”.
La realtà è che il controllo del Deep State americano sui social è oggi la maggiore leva di manipolazione informativa a livello mondiale e, dopo l’esercito, la seconda arma più potente nelle mani degli USA sul piano globale.
Ieri è emerso che la posizione fisica del leader di Hamas Ismail Haniyeh ucciso a Teheran è stata individuata seguendo le comunicazioni su Whatsapp.
Oggi il primo ministro malese Anwar Ibrahim ha chiesto che il colosso statunitense Meta smetta di agire come “strumento di Israele" dopo che Instagram aveva cancellato i suoi commenti di condanna dell'assassinio di Haniyeh.
Poche ore più tardi la Turchia ha bloccato Instagram dopo che la piattaforma ha rimosso contenuti associati al leader di Hamas assassinato da Israele.
Intanto X ha tolto la spunta di autenticazione presidenziale a Maduro e l'ha aggiunta a Edmundo Gonzales, leader dell’opposizione, vincitore delle elezioni venezuelane secondo Blinken e secondo un exit poll svolto da un’agenzia (Edison Research) legata alla CIA.
Ecco, e c’è ancora gente - l’ho sentito con le mie orecchie da persone colte e apparentemente informate – che ritiene non vi sia censura né manipolazione sui social, anzi che siano il “regno della libertà”.
La realtà è che il controllo del Deep State americano sui social è oggi la maggiore leva di manipolazione informativa a livello mondiale e, dopo l’esercito, la seconda arma più potente nelle mani degli USA sul piano globale.
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Forwarded from Visione Tv
Basta con la prepotenza di Youtube
Ringrazio il capogruppo di Fdi Foti e gli onorevoli Messina, Antoniozzi, Gardini, Montaruli e Ruspandini per avere affrontato in termini così precisi e chiari la questione della prepotenza di un colosso come youtube che si pone al di sopra delle nostre leggi e della nostra Costituzione. Questo scempio deve finire. Non c'è in gioco la sopravvivenza di Visione Tv, ma il rispetto di un principio di civiltà (quello che garantisce la libertà di espressione per tutti, non solo per i giornalisti stipen...
Continua su Visione TV ⬇️
https://visionetv.it/basta-con-la-prepotenza-di-youtube/
SOSTIENICI ♥ https://bit.ly/3yzNVId
ACQUISTA LA RIVISTA https://bit.ly/3MsxYLK
Ringrazio il capogruppo di Fdi Foti e gli onorevoli Messina, Antoniozzi, Gardini, Montaruli e Ruspandini per avere affrontato in termini così precisi e chiari la questione della prepotenza di un colosso come youtube che si pone al di sopra delle nostre leggi e della nostra Costituzione. Questo scempio deve finire. Non c'è in gioco la sopravvivenza di Visione Tv, ma il rispetto di un principio di civiltà (quello che garantisce la libertà di espressione per tutti, non solo per i giornalisti stipen...
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Forwarded from La Mia Russia (Elena)
Foreign Policy ha pubblicato un articolo dal titolo provocatorio: “Gli Stati Uniti prenderanno in considerazione l’idea di uccidere Putin?” .
L'autore, Douglas London, ha una seria esperienza. Ha servito 34 anni nella CIA, dirigendo l'ufficio antiterrorismo nell'Asia meridionale e sud-occidentale. Ora è professore di studi sull'intelligence presso la School of Foreign Service della Georgetown University.
Il succo dell'articolo: sebbene l'attentato alla vita della prima persona di un determinato Stato sia una questione estremamente difficile, non c'è nulla di impossibile in esso: “Il problema più grande non è se si possa fare, ma se sia opportuno di farlo."
L'autore accenna a quando e dove potrebbe aver luogo l'attentato a Putin: durante un suo viaggio all'estero. Ad esempio, da qualche parte nello spazio aereo, mentre il presidente russo è a bordo dell'“aereo Il-96 obsoleto e problematico”. Esiste anche una giustificazione “morale” per un simile attacco terroristico: da parte degli Stati Uniti, questo sarebbe “autodifesa preventiva”:
“Se Putin venisse ucciso all’estero, indipendentemente dalle prove, la vecchia guardia [attorno a lui] molto probabilmente incolperebbe gli Stati Uniti e utilizzerebbe questo come motivo per consolidare il potere e unire la società. Dato che condividono la posizione di Putin sulla minaccia esistenziale dall’Occidente, c'è il rischio molto probabile che rispondano militarmente e direttamente”, scrive l’autore.
Secondo il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, il ministro della Difesa russo Andrei Belousov ha recentemente inviato un serio avvertimento al capo del Pentagono Lloyd Austin. Si parlava di “possibili nuove provocazioni da parte di Kiev”, che “sono impensabili senza l’aiuto diretto di Washington”. https://t.me/rus_demiurge/79018
L'autore, Douglas London, ha una seria esperienza. Ha servito 34 anni nella CIA, dirigendo l'ufficio antiterrorismo nell'Asia meridionale e sud-occidentale. Ora è professore di studi sull'intelligence presso la School of Foreign Service della Georgetown University.
Il succo dell'articolo: sebbene l'attentato alla vita della prima persona di un determinato Stato sia una questione estremamente difficile, non c'è nulla di impossibile in esso: “Il problema più grande non è se si possa fare, ma se sia opportuno di farlo."
L'autore accenna a quando e dove potrebbe aver luogo l'attentato a Putin: durante un suo viaggio all'estero. Ad esempio, da qualche parte nello spazio aereo, mentre il presidente russo è a bordo dell'“aereo Il-96 obsoleto e problematico”. Esiste anche una giustificazione “morale” per un simile attacco terroristico: da parte degli Stati Uniti, questo sarebbe “autodifesa preventiva”:
“Se Putin venisse ucciso all’estero, indipendentemente dalle prove, la vecchia guardia [attorno a lui] molto probabilmente incolperebbe gli Stati Uniti e utilizzerebbe questo come motivo per consolidare il potere e unire la società. Dato che condividono la posizione di Putin sulla minaccia esistenziale dall’Occidente, c'è il rischio molto probabile che rispondano militarmente e direttamente”, scrive l’autore.
Secondo il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, il ministro della Difesa russo Andrei Belousov ha recentemente inviato un serio avvertimento al capo del Pentagono Lloyd Austin. Si parlava di “possibili nuove provocazioni da parte di Kiev”, che “sono impensabili senza l’aiuto diretto di Washington”. https://t.me/rus_demiurge/79018
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Русский Демиург
В США готовят покушение на Путина?
Знаковая статья вышла в Foreign Policy. Заголовок соответствующий: "Рассмотрят ли США возможность убийства Путина?".
У автора публикации Дугласа Лондона — серьёзный послужной список. Он прослужил 34 года в ЦРУ, возглавлял…
Знаковая статья вышла в Foreign Policy. Заголовок соответствующий: "Рассмотрят ли США возможность убийства Путина?".
У автора публикации Дугласа Лондона — серьёзный послужной список. Он прослужил 34 года в ЦРУ, возглавлял…
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Nel 2022 il Cambridge Dictionary ha aggiornato la sua definizione di "donna" per includere chiunque "si identifichi come femmina" indipendentemente dal sesso alla nascita.
È interessante notare che la definizione di "femme" (donna) fornita dal dizionario compilato dall'Accademia francese si riferisce ancora a "un essere umano definito da caratteristiche sessuali che le consentono di concepire e partorire figli". ▪️La controversia che circonda gli atleti transgender e intersessuali che gareggiano con le donne alle Olimpiadi di Parigi deriva da un attuale tentativo di ridefinire la femminilità, ovvero le qualità considerate tipiche di una donna. La lingua non è semplicemente un mezzo di comunicazione, è plasmata dalla cultura e dalle credenze, dai costumi e dalle idee che sono sanzionate e regolate da un dato gruppo culturale. Poiché svolge un ruolo importante nello strutturare la visione del mondo e le percezioni dei suoi parlanti, non sorprende che le potenti élite stiano cercando di imporre le loro visioni del mondo minoritarie alla maggioranza globale: una maggioranza confusa non può reagire. Resisti alla confusione!
Laura Ruggeri (Originale in inglese)
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
È interessante notare che la definizione di "femme" (donna) fornita dal dizionario compilato dall'Accademia francese si riferisce ancora a "un essere umano definito da caratteristiche sessuali che le consentono di concepire e partorire figli". ▪️La controversia che circonda gli atleti transgender e intersessuali che gareggiano con le donne alle Olimpiadi di Parigi deriva da un attuale tentativo di ridefinire la femminilità, ovvero le qualità considerate tipiche di una donna. La lingua non è semplicemente un mezzo di comunicazione, è plasmata dalla cultura e dalle credenze, dai costumi e dalle idee che sono sanzionate e regolate da un dato gruppo culturale. Poiché svolge un ruolo importante nello strutturare la visione del mondo e le percezioni dei suoi parlanti, non sorprende che le potenti élite stiano cercando di imporre le loro visioni del mondo minoritarie alla maggioranza globale: una maggioranza confusa non può reagire. Resisti alla confusione!
Laura Ruggeri (Originale in inglese)
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Forwarded from Tutti i fatti
▪️La Federazione mondiale di boxe (Iba) assegnerà ad Angela Carini e ad altre atlete che “hanno subito ingiustizie alle #Olimpiadi di #Parigi2024 e hanno perso contro pugili che non hanno superato il gender test” il premio in denaro da 100mila euro "come se fossero campionesse olimpiche". Lo ha annunciato ha affermato il presidente della Federazione Umar Kremlev.
🔎Il torneo di boxe alle Olimpiadi di Parigi è organizzato direttamente dal Comitato olimpico internazionale (Cio) in quanto l’Iba è stata sospesa dal Cio.
@tutti_i_fatti
🔎Il torneo di boxe alle Olimpiadi di Parigi è organizzato direttamente dal Comitato olimpico internazionale (Cio) in quanto l’Iba è stata sospesa dal Cio.
@tutti_i_fatti
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Forwarded from Luogocomune2
OLIMPIADI: L’OMBRA LUNGA DI SOROS
Nulla di ciò che sta accadendo a Parigi è casuale. Non ci sono “gaffes” da parte dell’organizzazione, non ci sono “distrazioni procedurali”, come non ci sono stati “errori di comunicazione” nella cerimonia di apertura. Era tutto assolutamente previsto e calcolato, fino all’ultima virgola, comprese le polemiche. Anzi, soprattutto le polemiche.
Lo scopo era proprio quello di “rompere”, di provocare, di spingere i confini del comune sentire ben oltre i limiti attuali, proprio nel nome di quella “società aperta” che da molti anni ormai è diventato il mantra di George Soros e dell’elite globalista capeggiata da Klaus Schwab.
Secondo questa filosofia, nessuna ideologia può ergersi ad arbitro della verità, mentre i diritti individuali vengono messi al più alto livello nella scala dei valori, a discapito di tutti gli altri, e della tradizione stessa.
La teoria “gender”, con tutto quello che ne consegue, è la figlia primogenita di questa filosofia, che mentre si ammanta di senso di giustizia universale, nel pretendere di difendere i diritti individuali, mira a scardinare le fondamenta stesse della società.
Ecco quindi, nella cerimonia d’apertura, la dissacrazione dell’Ultima Cena con la volgarità, insistita e sottolineata, di una banda raccogliticcia di transessuali e travestiti senz’arte nè parte. Ma che qualcuno ha certamente selezionato con grande cura e agghindato con attenzione, prima di mandarli in mondovisione.
Ed ecco che, nel corso delle competizioni, una “pugile algerina” dai forti tratti maschili viene impunemente autorizzata a battersi con una pugile italiana (chiaramente donna), nel nome di presunti “requisiti olimpici”, tutt’altro che trasparenti, che sarebbero stati rispettati. Poi però, se si chiede di vedere i dati scientifici che garantirebbero lo status “femminile” del(la) pugile in questione, ci si scontra con il “diritto alla privacy” dell’atleta stesso. E così crolla un altro pilastro della nostra società, quello che voleva gli sport maschili e femminili rigorosamente separati uno dall’altro.
Ricordiamolo: è nella filosofia della “open society” quella di demolire sistematicamente i pilastri della nostra cultura condivisa e comunemente accettata. E questi episodi alle Olimpiadi ci stanno riuscendo in pieno.
Vi prego, non commettete l’errore di pensare che si tratti solo di “strafalcioni procedurali”, di “distrazioni organizzative” o di “incompetenza professionale”. E’ tutto calcolato al millesimo, e il gioco gli sta riuscendo in pieno, proprio grazie alla stupidità dei giornalisti nostrani, che si fermano a discutere sui cromosomi degli atleti, e non si sforzano di capire invece il mostro che si agita nell’ombra.
Massimo Mazzucco
Nulla di ciò che sta accadendo a Parigi è casuale. Non ci sono “gaffes” da parte dell’organizzazione, non ci sono “distrazioni procedurali”, come non ci sono stati “errori di comunicazione” nella cerimonia di apertura. Era tutto assolutamente previsto e calcolato, fino all’ultima virgola, comprese le polemiche. Anzi, soprattutto le polemiche.
Lo scopo era proprio quello di “rompere”, di provocare, di spingere i confini del comune sentire ben oltre i limiti attuali, proprio nel nome di quella “società aperta” che da molti anni ormai è diventato il mantra di George Soros e dell’elite globalista capeggiata da Klaus Schwab.
Secondo questa filosofia, nessuna ideologia può ergersi ad arbitro della verità, mentre i diritti individuali vengono messi al più alto livello nella scala dei valori, a discapito di tutti gli altri, e della tradizione stessa.
La teoria “gender”, con tutto quello che ne consegue, è la figlia primogenita di questa filosofia, che mentre si ammanta di senso di giustizia universale, nel pretendere di difendere i diritti individuali, mira a scardinare le fondamenta stesse della società.
Ecco quindi, nella cerimonia d’apertura, la dissacrazione dell’Ultima Cena con la volgarità, insistita e sottolineata, di una banda raccogliticcia di transessuali e travestiti senz’arte nè parte. Ma che qualcuno ha certamente selezionato con grande cura e agghindato con attenzione, prima di mandarli in mondovisione.
Ed ecco che, nel corso delle competizioni, una “pugile algerina” dai forti tratti maschili viene impunemente autorizzata a battersi con una pugile italiana (chiaramente donna), nel nome di presunti “requisiti olimpici”, tutt’altro che trasparenti, che sarebbero stati rispettati. Poi però, se si chiede di vedere i dati scientifici che garantirebbero lo status “femminile” del(la) pugile in questione, ci si scontra con il “diritto alla privacy” dell’atleta stesso. E così crolla un altro pilastro della nostra società, quello che voleva gli sport maschili e femminili rigorosamente separati uno dall’altro.
Ricordiamolo: è nella filosofia della “open society” quella di demolire sistematicamente i pilastri della nostra cultura condivisa e comunemente accettata. E questi episodi alle Olimpiadi ci stanno riuscendo in pieno.
Vi prego, non commettete l’errore di pensare che si tratti solo di “strafalcioni procedurali”, di “distrazioni organizzative” o di “incompetenza professionale”. E’ tutto calcolato al millesimo, e il gioco gli sta riuscendo in pieno, proprio grazie alla stupidità dei giornalisti nostrani, che si fermano a discutere sui cromosomi degli atleti, e non si sforzano di capire invece il mostro che si agita nell’ombra.
Massimo Mazzucco
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Forwarded from L'Indipendente
A 37 anni Novak Djokovic ha vinto l’oro alle Olimpiadi
Novak Djokovic è campione olimpico di Parigi 2024. Un oro conquistato contro un giocatore di ben 15 anni in meno di lui, Carlos Alcaraz, battuto con un doppio tie break. Djokovic diventa dunque il quinto giocatore a completare il golden Slam – ovvero a vincere tutti gli Slam e l’oro olimpico – e raggiunge altri grandi campioni come Serena Williams, Graf, Agassi e Nadal nell’elite della storia.
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Novak Djokovic è campione olimpico di Parigi 2024. Un oro conquistato contro un giocatore di ben 15 anni in meno di lui, Carlos Alcaraz, battuto con un doppio tie break. Djokovic diventa dunque il quinto giocatore a completare il golden Slam – ovvero a vincere tutti gli Slam e l’oro olimpico – e raggiunge altri grandi campioni come Serena Williams, Graf, Agassi e Nadal nell’elite della storia.
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
165 giornalisti morti a Gaza in dieci mesi. Israele fa strage anche dell’informazione.
A Gaza muoiono tutti, anche i giornalisti. Già, perché quel martoriato lembo di terra che è la Striscia oggi è il posto più pericoloso al mondo anche per chi è lì per informare, documentare e riprendere gli orrori di una guerra feroce. I numeri possono disumanizzare – si tratta di persone con volti, nomi e destini – ma rendono concreta l’idea di quel che sta accadendo: ogni due giorni a Gaza muore un giornalista. Contro ogni legge morale e in barba al diritto umanitario internazionale che vorrebbe garantita la protezione dei civili, compresi i giornalisti.
Gli ultimi barbaramente uccisi sono Ismail Al-Ghoul e Rami Al-Reefi. Erano rispettivamente un reporter e un cameraman al lavoro per Al Jazeera e si trovavano a bordo della loro auto, parcheggiata al di fuori del campo profughi di Al-Shati. Non sono mai più usciti vivi da quella macchina. Nei video che hanno fatto il giro del web si vedono chiaramente i corpi mozzati dei giornalisti. C’è sangue ovunque, ma la scritta “press” si legge ancora.
La dinamica del crimine è, se possibile, ancor più agghiacciante. I reporter erano ad Al-Shati per un collegamento in diretta con l’emittente araba, davanti alla casa di Ismail Haniyeh, il leader di Hamas ucciso a Teheran dagli israeliani. Nel video registrato si notano dei droni dell’IDF in esplorazione, mentre sorvolano tutta la zona del campo profughi. Altri giornalisti e testimoni hanno dichiarato che un drone ha lanciato un razzo vicino alla posizione dei reporter di Al Jazeera, spingendoli così ad abbandonare la diretta, nel tentativo di cercare riparo in qualche edificio circostante. Poco dopo i due si sono rifugiati nella loro auto, che portava la scritta “TV” sul tetto. Ma questo non è bastato a salvargli la vita. Da un drone israeliano è partito un missile guidato che ha colpito il veicolo, uccidendo sia Ismail Al-Ghoul che il suo cameraman Rami Al-Reefi. C’è stata poi un’altra vittima, un bambino che si trovava sempre nelle vicinanze di via Ayadia, a ovest di Gaza City.
Segue...
https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-ogni-due-giorni-un-giornalista-viene-ucciso.html
A Gaza muoiono tutti, anche i giornalisti. Già, perché quel martoriato lembo di terra che è la Striscia oggi è il posto più pericoloso al mondo anche per chi è lì per informare, documentare e riprendere gli orrori di una guerra feroce. I numeri possono disumanizzare – si tratta di persone con volti, nomi e destini – ma rendono concreta l’idea di quel che sta accadendo: ogni due giorni a Gaza muore un giornalista. Contro ogni legge morale e in barba al diritto umanitario internazionale che vorrebbe garantita la protezione dei civili, compresi i giornalisti.
Gli ultimi barbaramente uccisi sono Ismail Al-Ghoul e Rami Al-Reefi. Erano rispettivamente un reporter e un cameraman al lavoro per Al Jazeera e si trovavano a bordo della loro auto, parcheggiata al di fuori del campo profughi di Al-Shati. Non sono mai più usciti vivi da quella macchina. Nei video che hanno fatto il giro del web si vedono chiaramente i corpi mozzati dei giornalisti. C’è sangue ovunque, ma la scritta “press” si legge ancora.
La dinamica del crimine è, se possibile, ancor più agghiacciante. I reporter erano ad Al-Shati per un collegamento in diretta con l’emittente araba, davanti alla casa di Ismail Haniyeh, il leader di Hamas ucciso a Teheran dagli israeliani. Nel video registrato si notano dei droni dell’IDF in esplorazione, mentre sorvolano tutta la zona del campo profughi. Altri giornalisti e testimoni hanno dichiarato che un drone ha lanciato un razzo vicino alla posizione dei reporter di Al Jazeera, spingendoli così ad abbandonare la diretta, nel tentativo di cercare riparo in qualche edificio circostante. Poco dopo i due si sono rifugiati nella loro auto, che portava la scritta “TV” sul tetto. Ma questo non è bastato a salvargli la vita. Da un drone israeliano è partito un missile guidato che ha colpito il veicolo, uccidendo sia Ismail Al-Ghoul che il suo cameraman Rami Al-Reefi. C’è stata poi un’altra vittima, un bambino che si trovava sempre nelle vicinanze di via Ayadia, a ovest di Gaza City.
Segue...
https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-ogni-due-giorni-un-giornalista-viene-ucciso.html
InsideOver
A Gaza ogni due giorni un giornalista viene ucciso
Due reporter di Al Jazeera sono stati uccisi da un missile dell’IDF. Dall’inizio della guerra sono 165 i giornalisti morti nella Striscia.
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Forwarded from Russian Tour
E quindi? Tutti i paesi del blocco NATO inviano armi contro la Russia e la Russia non può rifornire l'Iran?
Ma poi la Russia non stava per finire i missili dopo due settimane di operazione speciale?
📱 Vi racconto la Russia
✈️ Russian Tour
Ma poi la Russia non stava per finire i missili dopo due settimane di operazione speciale?
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I VACCINI COVID FANNO BENE AL CUORE 🌺🌺🌺
Di recente, uno studio pubblicato su Nature Communications, uno dei giornali del gruppo Nature, ha mostrato, con io solito approccio epidemiologico statistico, che i vaccini covid ridurrebbero il rischio cardiovascolare, del 10% con la prima dose e del 20% e oltre con le successive.
Il risultato è ovviamente inverosimile: sappiamo da molteplici evidenze che i vaccini covid aumentano il rischio di miopericarditi e di tromboembolie, e questo non ce lo dicono solo i dati epidemiologici bensì studi farmacotossicologici che mostrano direttamente il potenziale lesivo dei prodotti sulle fibre cardiache e sui vasi. Per questo motivo non ho ritenuto di commentare in alcun modo lo studio quando è uscito. In questo giorni sono impegnato su vari fronti e ho poco tempo a disposizione. Mi pareva dunque inutile perderlo a trovare le falle di uno studio con risultati già di per sé non credibili.
A fare le pulci alla ricerca ci ha pensato ora Vinay Prasad, docente di epidemiologia alla UCSF, che identifica le maggiori pecche del lavoro, tra le quali:
* i non vaccinati differiscono dai vaccinati in quanto più frequentemente fumatori e con un indice di deprivazione socioeconomica (povertà) maggiore ("healthy vaccinee bias");
* i confronti tra gruppi non sono aggiustati per le diverse finestre temporali di rischio ("immortal time bias");
* lo studio non comprende alcun test di falsificazione, ovvero la valutazione di esiti che non ci si aspetta possano essere influenzati dalla vaccinazione, in modo da documentare l'assenza di fattori di distorsione;
* e così via.
https://www.drvinayprasad.com/p/a-new-study-in-nature-communications
Non concordo con Vinay Prasad proposito del test di falsificazione: di fatto, il rischio cardiovascolare è di per sé un test di falsificazione, considerando che abbiamo sufficienti informazioni su questi prodotti per aspettarci che questo rischio sia sempre più o meno aumentato. Uno studio che al contrario lo trovi ridotto non è di per sé credibile.
"E questo è tutto quello che ho da dire sull'argomento"
(Forrest Gump, 1994)
Di recente, uno studio pubblicato su Nature Communications, uno dei giornali del gruppo Nature, ha mostrato, con io solito approccio epidemiologico statistico, che i vaccini covid ridurrebbero il rischio cardiovascolare, del 10% con la prima dose e del 20% e oltre con le successive.
Il risultato è ovviamente inverosimile: sappiamo da molteplici evidenze che i vaccini covid aumentano il rischio di miopericarditi e di tromboembolie, e questo non ce lo dicono solo i dati epidemiologici bensì studi farmacotossicologici che mostrano direttamente il potenziale lesivo dei prodotti sulle fibre cardiache e sui vasi. Per questo motivo non ho ritenuto di commentare in alcun modo lo studio quando è uscito. In questo giorni sono impegnato su vari fronti e ho poco tempo a disposizione. Mi pareva dunque inutile perderlo a trovare le falle di uno studio con risultati già di per sé non credibili.
A fare le pulci alla ricerca ci ha pensato ora Vinay Prasad, docente di epidemiologia alla UCSF, che identifica le maggiori pecche del lavoro, tra le quali:
* i non vaccinati differiscono dai vaccinati in quanto più frequentemente fumatori e con un indice di deprivazione socioeconomica (povertà) maggiore ("healthy vaccinee bias");
* i confronti tra gruppi non sono aggiustati per le diverse finestre temporali di rischio ("immortal time bias");
* lo studio non comprende alcun test di falsificazione, ovvero la valutazione di esiti che non ci si aspetta possano essere influenzati dalla vaccinazione, in modo da documentare l'assenza di fattori di distorsione;
* e così via.
https://www.drvinayprasad.com/p/a-new-study-in-nature-communications
Non concordo con Vinay Prasad proposito del test di falsificazione: di fatto, il rischio cardiovascolare è di per sé un test di falsificazione, considerando che abbiamo sufficienti informazioni su questi prodotti per aspettarci che questo rischio sia sempre più o meno aumentato. Uno studio che al contrario lo trovi ridotto non è di per sé credibile.
"E questo è tutto quello che ho da dire sull'argomento"
(Forrest Gump, 1994)
Drvinayprasad
A new study in Nature Communications claims COVID vaccines decrease cardiovascular harms. Sadly, the study is not trustworthy.
When scientists fail to report necessary information, trust is lost
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SULLA SCUOLA 🌺🌺🌺
“E’ nell’interesse della produzione che non tutti siano ingegneri, medici, professori od operai specializzati, e che vi sia un gran numero di manovali dell’industria o di manovali dell’agricoltura. Ma è nell’interesse della civiltà che anche il più umile lavoratore manuale si trovi di fronte ai libri, di fronte alle opere di arte, di fronte al pensiero scientifico e filosofico, di fronte alle ideologie politiche, di fronte ad ogni ricerca e ad ogni esperimento della cultura, nelle stesse condizioni di assimilabilità in cui funzionalmente si trova l’ingegnere, il medico e il professore”.
(Elio Vittorini, 1945)
“E’ nell’interesse della produzione che non tutti siano ingegneri, medici, professori od operai specializzati, e che vi sia un gran numero di manovali dell’industria o di manovali dell’agricoltura. Ma è nell’interesse della civiltà che anche il più umile lavoratore manuale si trovi di fronte ai libri, di fronte alle opere di arte, di fronte al pensiero scientifico e filosofico, di fronte alle ideologie politiche, di fronte ad ogni ricerca e ad ogni esperimento della cultura, nelle stesse condizioni di assimilabilità in cui funzionalmente si trova l’ingegnere, il medico e il professore”.
(Elio Vittorini, 1945)
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A LIBRO PAGA 🌺🌺🌺
Qualche giorno fa, Vinay Prasad, oncoematologo e docente al'UCSF, formulava alcune considerazioni su colleghi che si prestano disinvoltamente a promuovere nuovi medicinali per conto di aziende farmaceutiche. Utilizzando Open Payments, uno strumento web a disposizione di tutti che negli USA consente di verificare i pagamenti diretti delle aziende farmaceutiche ai medici, Prasad documenta come alcuni di coloro che sostengono l'utilità di determinate terapie senza solide basi al tempo stesso ricevano dalle aziende farmaceutiche centinaia di miglia a quando non milioni di dollari. Conclude Prasad che qualsiasi paziente dovrebbe chiedersi se un medico che riceve tanto denaro non rischi di finire per vendere il farmaco per conto dell'azienda invece di fare il migliore interesse del paziente stesso.
https://www.drvinayprasad.com/p/when-oncologists-sell-out-to-pharma
Nel nostro paese, ragionamenti del genere non possiamo permetterceli non foss'altro che non esiste uno strumento simile. Ma il mercato delle vacche è il medesimo, e che non lo si possa conoscere in dettaglio lo rende solo se possibile ancora più odioso.
Qualche giorno fa, Vinay Prasad, oncoematologo e docente al'UCSF, formulava alcune considerazioni su colleghi che si prestano disinvoltamente a promuovere nuovi medicinali per conto di aziende farmaceutiche. Utilizzando Open Payments, uno strumento web a disposizione di tutti che negli USA consente di verificare i pagamenti diretti delle aziende farmaceutiche ai medici, Prasad documenta come alcuni di coloro che sostengono l'utilità di determinate terapie senza solide basi al tempo stesso ricevano dalle aziende farmaceutiche centinaia di miglia a quando non milioni di dollari. Conclude Prasad che qualsiasi paziente dovrebbe chiedersi se un medico che riceve tanto denaro non rischi di finire per vendere il farmaco per conto dell'azienda invece di fare il migliore interesse del paziente stesso.
https://www.drvinayprasad.com/p/when-oncologists-sell-out-to-pharma
Nel nostro paese, ragionamenti del genere non possiamo permetterceli non foss'altro che non esiste uno strumento simile. Ma il mercato delle vacche è il medesimo, e che non lo si possa conoscere in dettaglio lo rende solo se possibile ancora più odioso.
Drvinayprasad
When Oncologists Sell Out to Pharma
Patients should look up oncologists on OpenPayments; Docs take money and are strangely not critical
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Bellicisti a reti unificate e censura per il dissenso
Di Elena Basile
Giacomo Gabellini, ricercatore e stimato autore di numerosi libri di geopolitica, ha intervistato l’ex colonnello dell’intelligence svizzera Jacques Baud sul suo canale Youtube ed è stato censurato. Baud è un politologo e scrittore che da anni pubblica saggi di successo sui conflitti in corso alla frontiera orientale dell’Europa e in Medio Oriente. Appare raramente sui media più ascoltati e letti dal largo pubblico in quanto porta avanti una critica documentata della politica statunitense e Nato. Smaschera con prove raramente attaccabili le menzogne della propaganda. Se il libero pensiero scompare anche dai social l’obiettivo della disinformazione totale dei cittadini occidentali sarà interamente raggiunto.
Nelle società cosiddette autocratiche si ha contezza che i media e la stampa siano uno strumento del potere. Un russo, un cinese, un turco leggono con beneficio di inventario la stampa nazionale. L’operazione riuscita in Occidente, che fa comprendere come il sogno distopico di Orwell si realizzi con velocità sorprendente, è data dalla fiducia inculcata nella maggioranza della società civile di vivere in Paesi liberi, governati dallo Stato di diritto, in uno spazio mediatico che rispecchia la libera espressione.
Vorrei riassumere gli argomenti oggettivi che da tempo illustro per confutare questa falsa sicurezza nostrana.
L’ex rappresentante della Politica estera dell’Ue, Borrell, ha stabilito che in Europa non vi sia libero accesso ai media russi. La censura è stata giustificata con l’intento di voler proteggere i cittadini europei dalla disinformazione del nemico. Sappiamo bene che questo è stato ed è l’alibi delle dittature. A esso le nostre più alte cariche istituzionali si sono adeguate, biasimando in numerose occasioni la società civile italiana di farsi plagiare dai cosiddetti filo putiniani.
L’epiteto è stato riservato a tutti gli analisti che nell’esame del conflitto russo-ucraino hanno illustrato le dinamiche risalenti agli anni Novanta in grado di provare l’espansionismo strategico e offensivo della Nato nei confronti di Mosca. La maggior parte di questi analisti non ha avuto accesso alle testate e reti che hanno gli indici di ascolto più elevati. Alcuni sono stati diffamati, querelati e linciati pubblicamente con menzogne evidenti. Su Corriere e Repubblica la sottoscritta è stata definita “pseudo ex ambasciatrice”. Basta una semplice ricerca in Internet per verificare come questo insulto diffamante sia una oggettiva menzogna. Con riferimento al conflitto israelo-palestinese si è fatto di peggio. Gli analisti non inclini a giustificare l’occupazione e lo sterminio di innocenti a Gaza quale operazione della civiltà contro la barbarie e come conseguenza del diritto di Israele a difendersi sono stati considerati antisemiti, in alcuni casi querelati per istigazione all’odio.
È vero, negli spettacoli televisivi (non li chiamerò programmi come qualcuno vorrebbe) dedicati alla politica vengono ammessi in netta minoranza due, tre, quattro voci del dissenso, molto caratterizzate che servono soltanto a infondere negli spettatori (non sono ascoltatori) l’illusione che tutte le opinioni siano rappresentate. Naturalmente il dissenso ammesso è implicitamente denigrato, deriso. Passa il messaggio subliminale in molti casi che gli analisti fuori dal coro siano cabarettisti, incompetenti, non degni di attenzione da parte dei cittadini perbene e moderati.
Le quattro agenzie di stampa internazionali copiano molte volte le veline diffuse dai servizi occidentali e i giornali con copia e incolla diffondono il verbo utilizzando le stesse espressioni. Se confrontate Corriere o Repubblica con La Libre Belgique, Le Monde e persino The Guardian, vedete assonanze inquietanti. Lo stesso accade con poche eccezioni in radio e tv, Rai News, La7 recitano il catechismo caro ai media europei.
Segue...
Di Elena Basile
Giacomo Gabellini, ricercatore e stimato autore di numerosi libri di geopolitica, ha intervistato l’ex colonnello dell’intelligence svizzera Jacques Baud sul suo canale Youtube ed è stato censurato. Baud è un politologo e scrittore che da anni pubblica saggi di successo sui conflitti in corso alla frontiera orientale dell’Europa e in Medio Oriente. Appare raramente sui media più ascoltati e letti dal largo pubblico in quanto porta avanti una critica documentata della politica statunitense e Nato. Smaschera con prove raramente attaccabili le menzogne della propaganda. Se il libero pensiero scompare anche dai social l’obiettivo della disinformazione totale dei cittadini occidentali sarà interamente raggiunto.
Nelle società cosiddette autocratiche si ha contezza che i media e la stampa siano uno strumento del potere. Un russo, un cinese, un turco leggono con beneficio di inventario la stampa nazionale. L’operazione riuscita in Occidente, che fa comprendere come il sogno distopico di Orwell si realizzi con velocità sorprendente, è data dalla fiducia inculcata nella maggioranza della società civile di vivere in Paesi liberi, governati dallo Stato di diritto, in uno spazio mediatico che rispecchia la libera espressione.
Vorrei riassumere gli argomenti oggettivi che da tempo illustro per confutare questa falsa sicurezza nostrana.
L’ex rappresentante della Politica estera dell’Ue, Borrell, ha stabilito che in Europa non vi sia libero accesso ai media russi. La censura è stata giustificata con l’intento di voler proteggere i cittadini europei dalla disinformazione del nemico. Sappiamo bene che questo è stato ed è l’alibi delle dittature. A esso le nostre più alte cariche istituzionali si sono adeguate, biasimando in numerose occasioni la società civile italiana di farsi plagiare dai cosiddetti filo putiniani.
L’epiteto è stato riservato a tutti gli analisti che nell’esame del conflitto russo-ucraino hanno illustrato le dinamiche risalenti agli anni Novanta in grado di provare l’espansionismo strategico e offensivo della Nato nei confronti di Mosca. La maggior parte di questi analisti non ha avuto accesso alle testate e reti che hanno gli indici di ascolto più elevati. Alcuni sono stati diffamati, querelati e linciati pubblicamente con menzogne evidenti. Su Corriere e Repubblica la sottoscritta è stata definita “pseudo ex ambasciatrice”. Basta una semplice ricerca in Internet per verificare come questo insulto diffamante sia una oggettiva menzogna. Con riferimento al conflitto israelo-palestinese si è fatto di peggio. Gli analisti non inclini a giustificare l’occupazione e lo sterminio di innocenti a Gaza quale operazione della civiltà contro la barbarie e come conseguenza del diritto di Israele a difendersi sono stati considerati antisemiti, in alcuni casi querelati per istigazione all’odio.
È vero, negli spettacoli televisivi (non li chiamerò programmi come qualcuno vorrebbe) dedicati alla politica vengono ammessi in netta minoranza due, tre, quattro voci del dissenso, molto caratterizzate che servono soltanto a infondere negli spettatori (non sono ascoltatori) l’illusione che tutte le opinioni siano rappresentate. Naturalmente il dissenso ammesso è implicitamente denigrato, deriso. Passa il messaggio subliminale in molti casi che gli analisti fuori dal coro siano cabarettisti, incompetenti, non degni di attenzione da parte dei cittadini perbene e moderati.
Le quattro agenzie di stampa internazionali copiano molte volte le veline diffuse dai servizi occidentali e i giornali con copia e incolla diffondono il verbo utilizzando le stesse espressioni. Se confrontate Corriere o Repubblica con La Libre Belgique, Le Monde e persino The Guardian, vedete assonanze inquietanti. Lo stesso accade con poche eccezioni in radio e tv, Rai News, La7 recitano il catechismo caro ai media europei.
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
I pochi consapevoli dello stato abietto dell’informazione occidentale sono costretti a ricercare le notizie in Rete, tv indipendenti, youtuber competenti che intervistano personaggi scomodi da Mearsheimer a Chomski, a Ilan Pappe, a Moni Ovadia, a Jeffrey Sachs, a Baud, al colonnello Mc Gregor, a ex diplomatici britannici e statunitensi ignoti alle audience dei conduttori di grido europei.
Si tratta di una minoranza di autori e utenti consapevoli che non cedono al linguaggio stereotipato e semplificato, alla retorica in base alla quale Biden è un illustre e puro statista mentre Putin o Xi terribili dittatori assetati di sangue, l’Ucraina una democrazia che difende la libertà occidentale e altri luoghi comuni venduti senza vergogna anche da persone colte, istruite, editorialisti stimabili all’opinione pubblica. Ecco perché la notizia della censura a Gabellini mi ha colpito. L’ossigeno si assottiglia.
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
Si tratta di una minoranza di autori e utenti consapevoli che non cedono al linguaggio stereotipato e semplificato, alla retorica in base alla quale Biden è un illustre e puro statista mentre Putin o Xi terribili dittatori assetati di sangue, l’Ucraina una democrazia che difende la libertà occidentale e altri luoghi comuni venduti senza vergogna anche da persone colte, istruite, editorialisti stimabili all’opinione pubblica. Ecco perché la notizia della censura a Gabellini mi ha colpito. L’ossigeno si assottiglia.
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LA POLIO A GAZA 🌺🌺🌺
E il traffico a Palermo.
https://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=123972&fr=n
E il traffico a Palermo.
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quotidianosanità.it
Gaza. Oms invia oltre 1 milione di vaccini antipolio
- L’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sta organizzando, a Gaza, due cicli di campagne vaccinali contro la poliomielite, mirate a 600.000 bambini di età inferiore agli 8 anni. Lo ha fatto sapere il Direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus…
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