Marco Cosentino
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Che perder tempo a chi più sa, più spiace.
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FIDARSI E' BENE 🌺🌺🌺
JAMA Network Open, uno dei tanti titoli della prestigiosa rivista JAMA, ospita un imponente studio che analizza la fiducia in medici e ospedali da parte di quasi mezzo milione di statunitensi intervistati a riguardo a più riprese tra il 2020 e il 2024. I risultati mostrano come chi dichiara di avere molta fiducia crolli dal 71% al 40%. I dati dicono molte cose e val la pena leggerli integralmente. Quel che teniamo qui noi a sottolineare è che a mostrare maggior fiducia ancora oggi sono gli ultrasessantacinquenni e i 18-24enni, mentre i più diffidenti stanno nella fascia d'età di mezzo, tra i 25 e i 64. Questa curiosa coincidenza tra giovani e anziani fornisce materia di riflessione e suggerisce domande cui questo studio certo non può rispondere. Forse gli ultrasessantacinquenni sono quelli maggiormente dipendenti dai canali di informazione istituzionali? E i 18-24enni sono invece coloro che in misura ancora molto ridotta hanno sviluppato un senso critico quale che sia? Certo, per questi ultimi è facile ipotizzare che di medici e ospedali in media e per fortuna possano saperne ancora poco. Come del resto è abbastanza ovvio commentare che non a caso la propaganda si rivolge sempre prioritariamente ai più giovani, proprio in quanto meno criticamente attrezzati. A occhio si può notare che sono proprio i 18-24enni quelli che dal 2020 al 2024 hanno mostrato la più contenuta riduzione della fiducia. E in ogni caso tra i fattori considerati dagli autori quello che più chiaramente si associa a una maggior fiducia è il tasso di vaccinati covid. E questo almeno è prevedibile, perché in questi vaccini è davvero indispensabile credere.

https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2821693
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L’Italia ripudia la pace
di Marco Travaglio

La guerra in Ucraina iniziò nel 2014 col golpe bianco di piazza Maidan che rovesciò il presidente democraticamente eletto Yanukovich, reo di non piacere agli Usa, e rimpiazzarlo con i loro fantocci – prima Poroshenko, poi Zelensky – al grido della loro emissaria Victoria Nuland “Fuck Europe!”. Dieci anni dopo, sta finendo con gli Usa che “chiedono spiegazioni” al regime ucraino che, sfuggito totalmente di mano e persa la guerra in casa, si abbandona a crimini di guerra e atti di terrorismo in Russia e persino nell’Africa subsahariana filo-russa. E i camerieri d’Europa, anziché dissociarsi, scavalcano a destra il padrone americano, avallando ex post la deriva di Kiev. Dice la Commissione Ue: “L’Ucraina combatte una legittima guerra di difesa dall’aggressione illegale russa e ha il diritto di colpire ovunque ritenga necessario, sul suo territorio e in quello nemico”. Parla dell’incursione ucraina con truppe, carri armati e missili nella regione russa di Kursk che ha ucciso 5 persone, causato l’evacuazione di migliaia di persone, colpito una centrale elettrica e un antico monastero. Obiettivi civili che nulla c’entrano con la resistenza all’invasore e la riconquista (finora miseramente fallita) delle terre occupate. Crimini di guerra e atti di terrorismo come l’assassinio di Darya Dugina a Mosca con un’autobomba; la distruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2; i raid in Russia di miliziani di estrema destra detti amabilmente “partigiani russi” anche se partono dall’Ucraina; gli omicidi di giornalisti non allineati definiti dal capo dei Servizi militari Budanov “propagandisti russi” da “eliminare ovunque sulla faccia della terra”; l’assistenza, rivendicata dagli stessi 007 di Kiev, a gruppi jihadisti e Isis in Mali e in Niger per destabilizzarne i governi e compiere stragi di soldati indigeni e mercenari Wagner.

Ma tutto questo l’Europa, ormai più filo-Usa degli Usa, non lo sa. O finge di ignorarlo. E Tajani fa tenerezza quando dice che “non siamo in guerra con la Russia” perché “abbiamo sempre detto che le nostre armi non devono essere utilizzate in territorio russo”: l’Ucraina è fallita da ben prima del 2022, tenuta in vita artificialmente dai miliardi Usa, Ue e Nato, ma grazie a loro ha l’esercito più armato d’Europa. Nulla di ciò che sta facendo sarebbe possibile senza i nostri soldi e armamenti, anche italiani. Che, non essendo tracciati, possono benissimo essere usati per colpire in Russia e in Africa. In guerra con la Russia ci siamo eccome. Se non vogliamo esserci più, abbiamo una sola cosa da fare: ricordarci dell’articolo 11 della Costituzione e smettere immediatamente di armare Zelensky. È vero: anche Putin&C. compiono crimini di guerra e atti di terrorismo. Ma con i loro soldi, non con quelli di noi “buoni”.

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Gli USA sono diventati il ​​principale partner commerciale della Germania... e l'economia tedesca si è contratta! Per otto anni di fila la Cina è rimasta il partner commerciale numero uno della Germania. Poi nel 2023 Berlino ha ceduto alle pressioni degli USA per "de-risk", un eufemismo usato per descrivere il piano degli USA per l'Europa, non solo per la Germania: staccarsi dalla Cina e reindirizzare i propri scambi commerciali verso gli USA anche se tale linea d'azione è autodistruttiva e comporta perdite economiche e deindustrializzazione. Una bozza della strategia, scritta dal falco del ministero degli esteri di Baerbock, ha criticato la Cina per le sue "massicce violazioni dei diritti umani", rigurgitando tutte le accuse infondate inventate a Washington. Una versione aggiornata nel 2024 è andata ancora oltre: la Cina è stata accusata di vendere componenti a duplice uso alla Russia, di attacchi informatici, sovrapproduzione, dumping ecc. La solita litania recitata da Washington quando chiede sostegno alla sua guerra commerciale contro la Cina. La maggior parte dei vassalli europei ha rispettato le richieste americane, nonostante una certa resistenza da parte di quei settori dell'economia che beneficiano di solide relazioni commerciali con la Cina. Dopo aver dipinto incessantemente la Cina come un pericoloso avversario piuttosto che come un partner economico e commerciale chiave, gli Stati Uniti sono riusciti a spostare alcuni dei flussi commerciali europei verso se stessi. Di conseguenza, gli Stati Uniti sono ora il più grande partner commerciale della Germania... e l'economia tedesca si è contratta! È rimasta ulteriormente indietro mentre si segnala una ripresa anemica altrove nell'eurozona.
https://www.reuters.com/markets/europe/us-tops-china-germanys-biggest-trading-partner-2024-08-08/

Laura Ruggeri (Originale in inglese)

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​​🎙️Commento di Maria Zakharova, Rappresentante Ufficiale del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, sulla situazione in Ucraina

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Il regime criminale di Kiev continua a colpire i civili innocenti nelle città e nei villaggi russi. I neo-nazisti ucraini, dopo aver fallito nelle zone di combattimento, compiono sanguinosi atti terroristici ai danni della popolazione civile. […]

▪️Nella notte tra il 5 e il 6 agosto, le Forze Armate Ucraine hanno attaccato la cittadina di Sudzha, nella regione di Kursk. Cinque persone sono rimaste ferite, tra le quali tre bambini. Inoltre, diversi edifici residenziali sono stati danneggiati. 

▪️Tra il 6 e il 7 agosto, i neonazisti ucraini hanno condotto un enorme attacco terroristico nella regione di Kursk, ricorrendo a ingenti forze di fanteria e a pesanti veicoli corazzati. E Zelensky ha mandato i cittadini ucraini in questo tritacarne così da poter prolungare per altri 3 mesi questa estrema mobilitazione ucraina. Oggi ha firmato la relativa legge. 

Le Forze Armate Russe hanno opposto una feroce resistenza al nemico, che ha subito ingenti perdite. Allo stesso tempo, secondo quanto è stato reso noto, a seguito di alcuni bombardamenti messi in atto da parte di militanti ucraini, 24 civili nella regione di Kursk, tra cui 6 bambini, hanno subito lesioni e ferite. Dopo l’attacco del drone ucraino contro l’ambulanza, sono morti un infermiere e un’autista.

Con il loro brutale attacco condotto nella regione di Kursk, i banderisti ucraini hanno tentato di seminare il panico tra i residenti della regione e di dare prova di una qualche parvenza di attività, visti i fallimenti riportati dalle Forze Armate Ucraine nella zona di conflitto. Ovviamente, neppure qui i calcoli dei neo-nazisti ucraini hanno trovato riscontro. 

❗️Tutti questi sanguinosi crimini  vengono commessi mentre l’Occidente tace con cinismo e continua a coprire i suoi burattini di Kiev. Tutto ciò rafforza la sensazione  che  i neo-nazisti ucraini rimangano impuniti, certi che la passeranno liscia dopo aver commesso qualsiasi tipo di crimine. Esortiamo la comunità internazionale a non rimanere da parte e a condannare in maniera perentoria le azioni criminali del regime di Kiev. […]

🔻Il 4 agosto, in Ucraina si è tenuta una pomposa presentazione dei caccia F-16 consegnati dai Paesi della NATO. Il Presente Zelensky, durante l’evento, ha elargito ringraziamenti in quantità ai suoi sostenitori della NATO per la fornitura dei velivoli militari. […]

Questo passo è in linea con la politica dell’Occidente che mira a un’esacerbazione della crisi ucraina e non cerca invece di creare le condizioni per una sua risoluzione con metodi politici e diplomatici.[…]

La fornitura di aerei caccia F-16 alle Forze Armate dell’Ucraina non funzionerà certo da “bacchetta magica”, cosa su cui stanno facendo affidamento a Kiev. Non saranno in grado di avere un impatto sulla situazione attuale nella zona di guerra e saranno inesorabilmente distrutti dalle Forze Armate Russe. 

🔻Il capo della Direzione Principale dell'intelligence del Ministero della Difesa ucraino K.Budanov ha nuovamente annunciato l'intenzione di colpire il ponte di Crimea. Secondo lui, è in corso il relativo "lavoro" di preparazione a tali attacchi terroristici. In precedenza, il 17 giugno, il portavoce della Marina militare ucraina D.Pletenchuk ha ammesso che il ponte di Crimea non svolge più lo stesso ruolo che aveva in precedenza per la logistica dell’esercito, e che quindi non è più un obiettivo militare. Ovviamente, l’obiettivo principale dei terroristi di Kiev nel loro intento maniacale di distruggere questa struttura civile è quello di creare il panico tra la popolazione della penisola e tra i turisti. […]

👉 Questi fatti confermano ancora una volta quanto siano rilevanti gli obiettivi dell’Operazione Militare Speciale al fine di poter denazificare e smilitarizzare l'Ucraina e di poter eliminare le minacce provenienti dal suo territorio. Tutti questi obiettivi saranno certamente raggiunti.

Leggere il testo integrale
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Forwarded from Giubbe Rosse
Il mio intero account Facebook è stato cancellato, apparentemente (senza motivo) perché ho twittato che pugili geneticamente maschi come Imane Khalif (XY indiscusso) non dovrebbero combattere contro le donne alle Olimpiadi. Naturalmente la mia opinione è aperta a un dibattito civile. Ma censurarla così tour court?

Richard Dawkins, biologo britannico, X

Ma non si invochi il diritto alla libertà di pensiero. (cit.)

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Chi prepara una guerra nucleare a Russia e Cina
Di Elena Basile

Nel 2001, in seguito all’attacco alle Torri Gemelle, la dottrina nucleare statunitense cambia. La Nuclear Posture Review (NPR) legittima l’utilizzo del nucleare contro i nemici a scopo difensivo per una minaccia imminente. La deterrenza era basata sulla garanzia di distruzione reciproca (la Mutually Assured Destruction, MAD) che fino al 2001 si considerava conseguenza inevitabile dell’uso del nucleare. La dottrina militare alla fine della Guerra fredda inserisce l’utilizzo del nucleare nei teatri di guerra convenzionali. Le nuove armi nucleari dovrebbero implicare danni circoscrivibili ed essere utilizzate contro la Russia e l’“asse del male” Iran, Iraq, Corea del Nord, Cina e anche Libia. Come afferma il professor Michel Chossudovsky, la NPR inscrive il conflitto sullo status di Taiwan fra gli scenari in cui Washington potrebbe essere spinta a ricorrere al nucleare. Dopo l’11 Settembre si sviluppa una strategia militare integrata che concilia l’arma convenzionale con quella nucleare, costruisce rifugi antiatomici e testate nucleari chirurgiche in grado di ridurre i danni collaterali, inserisce capacità convenzionali, cibernetiche in piani di guerra nucleare.

Oggi siamo arrivati alla soglia dell’applicazione di queste dottrine, come dimostra la guerra in Ucraina contro una potenza nucleare, la Russia. Per molto tempo ci siamo interrogati su come fosse possibile per la dottrina militare statunitense programmare l’erosione del potere di Mosca, un regime change e lo smantellamento della Federazione russa, per poi passare a occuparsi del vero rivale strategico nel Pacifico, la Cina, senza rendersi conto del rischio di un conflitto militare insito nella pianificazione di una guerra a potenze nucleari.

Siamo stati troppo ingenui. Le molteplici agenzie di sicurezza statunitensi, il Pentagono e i vassalli servizi europei sono andati molto più avanti e hanno elaborato teorie militari segrete che prevedono guerre nucleari circoscritte. Il sacrificio necessario dei popoli ucraino e palestinese, ai quali si potranno aggiungere in caso di escalation alcune aree dell’Europa e del Medio Oriente, è stato messo in conto al fine di perpetuare il predominio occidentale in un mondo multipolare che economicamente e politicamente lo contesta.

Il rebus appare ormai spiegato a quanti, come la sottoscritta, si sono affannati a domandarsi quale razionalità ci potesse essere in una guerra programmata a due potenze nucleari come la Russia e la Cina. Le oligarchie finanziarie e delle armi non sono composte da sprovveduti. Blackrock, Vanguard e State Street, che hanno in mano l’80% dell’economia mondiale, sanno cosa c’è in gioco, non improvvisano, pianificano quello che al cittadino comune apparirebbe impensabile.

Eppure l’opinione pubblica sembra imperturbabile. La censura dei media dei nemici è passata in Europa senza grandi sorprese, esattamente come la repressione delle manifestazioni degli studenti contro la carneficina a Gaza. Nessuno sembra molto stupirsi di fronte alla sentenza della Corte tedesca contro i manifestanti pro Palestina che hanno gridato l’atroce slogan “Palestina libera dal fiume al mare”, implicitamente condannando Israele alla distruzione esattamente come il Likud e Netanyahu non riconoscono la Palestina e teorizzano l’espansione di Israele. Nella democratica Germania, mentre è in corso lo sterminio e il supplizio di un popolo, si condanna un manifestante per aver gridato quello che il criminale di guerra Netanyahu proclama per Israele di fronte al Congresso statunitense fra innumerevoli ovazioni. E tutto viene inghiottito nella soporifera estate da un ceto medio accanito nella ricerca di svago e accarezzamenti del proprio ego.

Segue...
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La percezione netta è che tutto sia possibile.
Il GDP aggregato del G7 è inferiore a quello dei Brics, ma le élite occidentali si comportano come se detenessero lo stesso potere che avevano negli anni 60 e 70, sono in lotta col resto del mondo, impongono sanzioni che colpiscono le popolazioni, non le classi dirigenti dei Paesi cosiddetti nemici, e si ritorcono come un boomerang contro gli stessi Paesi dell’Ovest. Inventano minacce inesistenti e, dopo aver dichiarato la Russia e la Cina nemici, si stupiscono che in questi Paesi ci si prepari al confronto militare. Creano il mondo e poi affermano di dover fare realisticamente i conti con i nemici costruiti a tavolino. Si asseconda lo sterminio dei palestinesi senza imporre un cessate il fuoco a Gaza, si finge di subire gli omicidi da parte di Tel Aviv del capo negoziatore di Hamas e del numero due di Hezbollah, poi ci si risveglia e si balbetta (come Tajani con Blinken) di star facendo il possibile per la de-escalation. Stati canaglia, dittature sanguinarie porgete l’altra guancia alla brutalità dell’unica democrazia del Medio Oriente!

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Forwarded from Fiore, canale pubblico.
Mentre in tv davano la partita di pallavolo della femminile italiana e da lontano ne sentivo una cronaca esaltata, sul mio cellulare scorrevano le immagini della mattanza compiuta ieri da Israele in una scuola di Gaza City.
Da una parte il mondo festante, ignaro e ignavo, dall'altra brandelli di carne bruciata misti al dolore lancinante di chi era rimasto.
No, non può valere la regola di sempre "the show must go on" perché adesso, in Palestina si sta consumando il più grande orrore che la storia moderna ricordi. Bombe, e torture, e rapimenti, e sottrazione da parte degli occupanti di acqua e cibo, e uccisioni mirate di giornalisti, medici e intellettuali, e massacri. Massacri nelle scuole, nelle tende dei rifugiati, negli ospedali, ovunque sia rimasta vita.

Più ascoltavo più la farsa di quest'Olimpiade che ha fatto guerra ai russi mi sembrava insopportabile. Loro si esaltavano ed io pensavo a quando ieri, mentre durante l'esibizione della squadra israeliana di ginnastica ritmica sventolavano le bandiere israeliane bramavo un cenno di protesta di qualcuno restando sconfitta.

Non esiste più nulla di sacro, che abbia valore, che meriti di essere rispettato e onorato. Nessuna istituzione, organizzazione, soggetto politico o cui la società riconosce una certa autorevolezza che oggi non si esprima contro il peggior abominio di sempre, di qui in poi avrà nulla da insegnarci.
Lo spettacolo scambiato con la vita offre un palcoscenico vacuo, inutile, privo di valore, falso, macchiettistico e i soggetti che lo subiscono, sempre più privi di discernere il bene dal male.
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ECOANSIA 🌺🌺🌺
Fin dal dicembre 2023 inquadrammo il tema dell'impatto ambientale dei vaccini covid, anche grazie alla lungimirante intuizione di Siguna Mueller:
https://t.me/MarCosent/2589
https://t.me/MarCosent/2886
https://t.me/MarCosent/3308
Ora il lavoro di Siguna approda su una autorevole rivista di settore della prestigiosa Springer-Nature:
https://enveurope.springeropen.com/articles/10.1186/s12302-024-00966-x
Nell'articolo, viene evidenziato come la dispersione nell'ambiente di questi prodotti possa impattare sul microbiota e su altri organismi esposti, favorendo l'evoluzione di patogeni, il trasferimento interspecie di funzioni biologiche e in generale diffuse perturbazioni dell'ecosistema. Stanno emergendo prove che le molecole derivate dal vaccino, quando ingerite, potrebbero sopravvivere alla digestione e mediare la regolazione dell'espressione genica, la difesa ospite-parassita, l'immunità e altre risposte negli animali consumatori. Conclude l'autrice che sono urgentemente necessarie misure normative per mitigare danni potenzialmente su larga scala alla salute pubblica e dell'ecosistema, nonché implicazioni sociali, economiche e legali negative.
E questo sì ci pare un buon motivo per nutrire almeno un poco di ecoansia.
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Prese per il culo
di Marco Travaglio

Anzitutto le scuse ai lettori: ieri, diversamente da tutti gli altri giornali, abbiamo pensato che le guerre e i massacri di ucraini, russi e palestinesi fossero più importanti della finale olimpica di volley femminile e del terribile assalto del governo al compagno Malagò, che le brutte destracce (e, incidentalmente, anche una legge dello Stato) vorrebbero sostituire dopo appena 3 mandati e 11 anni al Coni. E poi massima solidarietà al cosiddetto ministro degli Esteri Tajani, che nella sua intervista quotidiana (ieri toccava al Corriere) ha risolto con due frasi ficcanti le due guerre, ma senza distogliere il terzo o quarto “occhio ‘molto attento’ alla situazione in Venezuela”. Ucraina: “la sosteniamo senza se e senza ma”. Infatti subito dopo c’è un ma: “ma non siamo in guerra con la Russia” e “le armi che abbiamo fornito non possono essere usate per attaccare la Russia sul suo territorio”. Il fatto che lui e Crosetto lo ripetano ogni giorno lascia intendere che Zelensky se ne freghi delle loro diffide, sempreché ne abbia avuto notizia, e usi le nostre armi per invadere pezzetti di Russia. Domanda: se no? Che succede se le usa? “A fine mese chiederemo chiarimenti al ministro Kuleba e valuteremo come agire”. Apperò. Da 30 mesi inviamo armi agli ucraini senza dire quali né tracciarle e ci meravigliamo se le usano. Quindi, gentile ministro, facciamo così: o smettiamo di inviarle, o smettiamo di chiedere di non usarle qui o lì, perché le due cose insieme sanno di presa per il culo.

Gaza: “la nostra linea è molto chiara”. Ah sì? “Chiediamo con forza a Israele di interrompere attacchi che portano a un numero altissimo di vittime civili, in contrasto col diritto internazionale… È l’ora del cessate il fuoco”. Ecco: dopo 10 mesi e 40 mila morti, è l’ora. Tajani lo diceva anche dopo 5 mila, 10 mila, 20 mila, 30 mila morti. E non se l’è filato nessuno: del resto Netanyahu sfancula pure Biden e Blinken, figurarsi Tajani. Domanda: se no? Che si fa se Bibi continua a massacrare civili e negoziatori? E se respinge la sua fantomatica “missione di controllo sulla costruzione dello Stato palestinese con l’Anp, non certo con Hamas”, che la Knesset ha già bocciato e nessuno sa su quali territori, visto che Bibi vuol tenersi gran parte di Gaza e continua a colonizzare la Cisgiordania, senza contare che l’Anp rappresenta un’esigua minoranza di palestinesi e a Gaza non mette piede dal 2006, quando i suoi furono sterminati da Hamas mentre massacravano quelli di Hamas in Cisgiordania? Quindi, gentile ministro, facciamo così: o il governo italiano riconosce lo Stato palestinese a Gaza e in Cisgiordania, ritira l’ambasciatore da Tel Aviv e sanziona Israele cominciando dalle armi fino alla tregua, oppure tace, perché ogni parola suona come una presa per il culo.

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NuovoAtlante
di Alessandro Orsini

“Contrattacco”. La megalomania di Zelensky e la cecità della Nato

Sebbene a corto di mezzi e uomini, l’Ucraina ha aperto un nuovo fronte a Kursk invadendo il territorio russo. In sede di analisi, la prima domanda da porsi è perché Zelensky abbia preso una decisione così controproducente: a essere in inferiorità numerica sono gli ucraini e non i russi. I primi non possono aprire nuovi fronti; i secondi sì. Per fare chiarezza, sottoporrò al vaglio della ragione tutte le spiegazioni elaborate dagli ambienti di Kiev nel rispetto del progetto illuministico. Con solerzia da etnografo, ne ho appuntate almeno sei. Tutte hanno in comune una mancanza totale di senso della realtà figlia di una grave forma di megalomania sempre più radicata negli ambienti di Zelensky, Nato e Unione europea.

Mykhailo Podolyak, consigliere di Zelensky, ha dichiarato che l’invasione di Kursk è stata concepita per diffondere la paura nell’esercito russo. L’organico delle forze armate russe consta di 2.210.000 persone circa, di cui almeno 1.320.000 militari. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, non risulta che tutte queste persone siano braccate dalla paura perché mille ucraini sono entrati a Kursk. Dal canto suo, Zelensky ha dichiarato che l’invasione serve per costringere Putin a trattare alle condizioni dell’Ucraina. Il problema è che l’invasione ucraina della Russia non è paragonabile all’invasione russa dell’Ucraina. La prima è piccolissima; la seconda è grandissima. Infatti, Putin non ha pensato di trattare, ma di contrattaccare. La terza spiegazione è che l’invasione ucraina serve a conquistare la centrale nucleare di Kursk per minacciare di farla esplodere nel caso in cui Putin non dichiari la resa senza condizioni. Se una circostanza del genere si verificasse, la cosa più probabile che accada è che Putin dia 24 ore a Zelensky per dimettersi pena un attacco nucleare ad ampio spettro.

Tolta la megalomania, balzerà agli occhi che uno Stato senza testate nucleari non può minacciare uno Stato con seimila testate nucleari. La quarta spiegazione è che l’invasione di Kursk serve a ottenere il crollo del regime di Putin. Secondo l’ambiente di Kiev – che include anche i principali quotidiani italiani – Putin sarà isolato dai suoi generali e odiato da tutti i russi per la falla a Kursk. In realtà, l’invasione di Kursk causerà gli stessi effetti della rivolta di Prigozhin: i consensi di Putin aumenteranno giacché i russi odiano la Nato, mica Putin. La ragione è presto detta: i russi sentono di essere attaccati dalla Nato e difesi da Putin. Soltanto chi abbia assunto dosi massicce di oppio ideologico non riesce a cogliere una verità così elementare. La quinta spiegazione è che l’invasione di Kursk costringerà Putin a spostare truppe dal Donbass. In realtà, è accaduto il contrario. Per condurre l’invasione, Zelensky ha dovuto spolpare il fronte ucraino, dove arretra di continuo; Putin, invece, sta difendendo Kursk con il ricorso a nuovi soldati per le ragioni di cui sopra: ha un esercito enorme. Infine, e siamo a sei, Zelensky ha dichiarato di avere invaso Kursk per spirito di vendetta affinché i russi capiscano che cosa significhi essere invasi… Come se non lo sapessero: la megalomania distrugge persino il senso storico. Nel frattempo, i russi continuano a falcidiare gli ucraini in Donbass.

Così come Netanyahu fa di tutto per gettare l’Occidente in una guerra con l’Iran, Zelensky fa di tutto per gettarlo nella terza guerra mondiale. Qualcuno gli spieghi che la terza guerra mondiale vedrebbe Cina, Iran e Corea del Nord schierate con la Russia. Un tale schieramento sovrasterebbe persino gli Stati Uniti. Figuriamoci l’Ucraina.

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QUELLO CHE I DATI NON DICONO 🌺🌺🌺
Un gruppo di lavoro legato alla CMSi ha analizzato tutti i dati resi disponibili dall'Office for National Statistics UK sulla mortalità covid e non covid per stato vaccinale. Tutti. Per concludere che (i) non è possibile ricavare nulla sugli effetti della vaccinazione sulla mortalità covid: i decessi sono talmente pochi che non si riesce a calcolare nulla; (ii) la mortalità totale è calcolabile ma varia enormemente in relazione al numero di persone incluse in ogni categoria vaccinale, con periodi per i vaccinati di mortalità più bassa e periodi di mortalità estremamente più alta rispetto ai non vaccinati; (iii) in generale, la mortalità totale dei vaccinati indipendentemente dallo stato vaccinale tende ad aumentare con il proseguire della campagna vaccinale, come probabile risultato del sovrapporsi delle dosi e dell'eterogeneità della composizione delle popolazioni nei vari stato vaccinali, in un intreccio inestricabile.
In sintesi: dai dati "migliori" disponibili al mondo, con mortalità covid e totale per stato vaccinali (unici pubblicamente disponibili nel pianeta), non si riesce a concludere un beneamato nulla. E queste sarebbero le basi sulle quali governi e autorità varie avrebbero fondato le loro strategie di "salute pubblica". E qui si capisce probabilmente perché gli studi clinici controllati avviati per ottenere l'autorizzazione all'uso di questi prodotti sono stati condotti malamente, approssimativamente, forse anche dolosamente, comunque per le poche settimane indispensabili a ottenere due numeri utili a far da foglia di fico all'autorizzazione e poi sono stati di fatto interrotti. Solo quel tipo di studio, e condotto con molta più accuratezza di quanto si stava facendo, avrebbe potuto fornire risposte credibili sull'efficacia dei vaccini covid. Averli interrotti è stato sicuramente nell'interesse di tutti coloro che non volevano avere risposte e hanno poi continuato a spingere le vaccinazioni con propaganda, minacce e costrizioni. Gli stessi che tuttora hanno interesse a mantenere la discussione su valutazioni epidemiologiche e statistiche osservazionali e che ostacolano lo studio diretto della farmacotossicologia del prodotti vaccinali.

https://f1000research.com/articles/13-886
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PAZIENTE, STUDIA TE STESSO! 🌺🌺🌺
Un interessante editoriale di qualche anno fa sulla rivista BMC Medicine esamina il fenomeno emergente della ricerca clinica condotta dai pazienti stessi, in gran parte grazie all'uso della rete e delle nuove tecnologie.
Quasi kafkiana, tra le altre, la vicenda della svedese Sara Riggare, un ingegnere cui venne diagnosticata la malattia di Parkinson a 32 anni e che non si perse d'animo iscrivendosi a un dottorato di ricerca sulla malattia di Parkinson presso il Karolinska Institute e intraprendendo un programma di ricerca su se stessa. Sara, con l'uso di uno smartphone, misurava l'effetto dei farmaci antiparkinson su alcune su performance motorie,. Inoltre, tramite la rete, realizzò studi dell'automedicazione e l'autocura delle persone con malattia di Parkinson. Dopo aver pubblicato vari lavori scientifici, Sara si vide negare il dottorato di ricerca dalla commissione giudicatrice con la motivazione che non aveva mai richiesto l'autorizzazione a un comitato etico per condurre ricerche su se stessa.
Questo caso limite evidenzia come l'infrastruttura su cui si fonda la ricerca clinica sia pensata essenzialmente per il sistema istituzionale e riservi ai medici e in generale alle figure sanitarie professionali il ruolo di ricercatori. E, aggiungo io, si sta evolvendo sempre più verso un'organizzazione che risponde alle esigenze e alle caratteristiche della ricerca finalizzata al profitto e promossa dall'industria.
Ovvio che la soluzione non sta ne rifiutare integralmente il sistema istituzionalizzato attuale, non foss'altro che comunque con tutti i suoi limiti e difetti si fonda su metodologie e approcci formalmente rigorosi, corretti e verificabili anche grazie alla formazione e alla preparazione degli attori coinvolti. Trovo sia tuttavia indispensabile proseguire nella direzione di un coinvolgimento sempre maggiore e sempre più attivo dei pazienti nella ricerca, poiché sono costoro, insieme alle loro famiglie e a chi di loro si prende cura quotidianamente, che possono dettare l'agenda delle priorità. E inoltre sono i detentori primari di una enorme quantità di dati e informazioni sulle loro condizioni, dal valore inestimabile,. E in tal senso la ricerca pubblica ha tra l'altro la responsabilità di impedire che questa enorme ricchezza finisca per essere usata per fini di mero lucro.

https://bmcmedicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12916-018-1216-2
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Gli strabici che vedono solo le violazioni russe
Di Elena Basile

Sono trascorsi due anni e mezzo dall’invasione russa in Ucraina. La Russia sta lentamente vincendo con una strategia difensiva che tende a risparmiare uomini e a logorare l’avversario, focalizzandosi fino a oggi su obiettivi militari e infrastrutture civili. La posizione occidentale è cambiata innumerevoli volte, cancellando le linee rosse che si era via via autoimposta.

Con la metafora della rana bollita, Noam Chomsky ha richiamato una tecnica intesa a addormentare l’opinione pubblica per farle accettare gradualmente quello che sarebbe stato difficile imporre all’inizio del conflitto. Vi immaginate se la Nato avesse proposto nel febbraio del 2022 di rispondere all’invasione russa con mercenari e truppe sul territorio, oppure guidando con l’intelligence operazioni terroristiche di aggressione alla Russia? Forse la società civile si sarebbe svegliata dall’usuale torpore.

Leggo gli editorialisti dei giornali principali. Credo nel dialogo, non nei muri ideologici. Dubito che essi leggano gli editorialisti del Fatto che si ostinano a chiamare “filoputiniani”. Tenterò in particolare di oppormi, a mo’ di esempio, al ragionamento portato avanti da Ezio Mauro su Repubblica, simile a quello di Paolo Mieli sul Corriere della sera e da altri analisti dei giornali più letti, inclusi alcuni miei ex colleghi: un ragionamento basato su alcuni dogmi pericolosi che vanno confutati.

Mauro scende in campo per convincere il lettore che non vi sia nulla di anormale nell’offensiva ucraina in territorio russo, malgrado sia provato che gli obiettivi siano civili e che in caso di pericolo la dottrina militare di Putin ammetta la risposta nucleare. Gli assiomi a cui Mauro ricorre sono molteplici. La Russia sarebbe colpevole di avere infranto il diritto internazionale invadendo l’Ucraina. Poiché crediamo nella razionalità, patrimonio universale dell’umanità, vorremmo chiedere allo stimato giornalista se la violazione delle frontiere da parte della Nato a Belgrado, in Afghanistan, in Iraq, in Libia avrebbe dovuto implicare armi, addestramento militare, mercenari e scesa in campo dell’intelligence da parte di Cina e Russia a favore di quei Paesi aggrediti. Vorremmo anche chiedergli se l’ordine internazionale si viola soltanto oltrepassando le frontiere di uno Stato sovrano. L’espansionismo della Nato ai confini della Russia, unico Paese escluso dalla sicurezza collettiva, non calpesta l’indivisibilità della sicurezza in Europa sancita dai principi di Helsinki e traslata nella Carta di Parigi dell’Osce?

Ancora vorremmo chiedergli se l’ingerenza negli affari interni di un altro Stato, proibita dagli accordi di Helsinki, non sia stata dimostrata dal colpo di Stato a Kiev nel 2014 e dalla presenza militare ed economica angloamericana che ha man mano trasformato l’Ucraina in un’anti-Russia. Domandiamo inoltre come reagirebbe Washington a un’analoga operazione portata avanti da Mosca e da Pechino in Messico e se la sicurezza anche per gli americani, come la crisi di Cuba dimostra, non sia innanzitutto sicurezza territoriale. Infine gli vorremmo chiedere perché, come Merkel e Hollande hanno dichiarato, gli accordi di Minsk siano stati considerati un diversivo da non applicare e per quale ragione la neutralità dell’Ucraina sia un male per Kiev e per l’Europa.

Mauro paragona Putin a Hitler e giustifica quindi l’aggressione dell’Ucraina in territorio russo guidata dalla Nato come una guerra per la libertà europea e per la “pace giusta”. Come mai non si accorge della netta superiorità militare ed economica della Nato rispetto alla Russia, che esclude di fatto mire espansionistiche di Mosca in Europa? La Russia ha tassi demografici discendenti su un territorio immenso ricco di materie prime: perché mai vorrebbe procedere a conquiste territoriali? Se avesse voluto una guerra con i Paesi Nato, perché ci avrebbe supplicati fino al dicembre del 2021 di non includere l’Ucraina nella Nato?

Segue...
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Queste erano le domande di Ipazia rimaste senza risposta. Rimane la questione cruciale: per il bene dei nostri figli e nipoti, non dovremmo negoziare senza pregiudizi ideologici una convivenza con Mosca basata su neutralità dell’Ucraina, applicazione degli accordi di Minsk in modo da favorire ampie autonomie regionali e linguistiche, referendum nel Donbass, nell’ambito di una nuova architettura di sicurezza che implichi la fine delle sanzioni occidentali e della mentalità da Guerra fredda? Vogliamo invece rischiare un conflitto nucleare che colpirebbe innanzitutto l’Europa, in primis l’ Italia?

Cari Mauro, Mieli, Quirico, per favore in nome dell’umanità, dell’onestà intellettuale e dell’integrità morale di cui disponete, potreste rispondere a questi semplici quesiti? Mi pare impossibile che il mantenimento della pax americana vi porti a sacrificare i popoli più deboli e i vostri stessi figli.

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L'AGENDA DEL PESCE ROSSO 🌺🌺🌺
Alimenta da ieri la discussione sui vaccini covid la dichiarazione di AIFA secondo cui nessuno di questi prodotti è indicato per prevenire la trasmissione del contagio. Ora, la questione in sé è quanto meno risibile: che la capacità dei vaccini covid di evitare o comunque ridurre la trasmissione del virus non fosse mai stata documentata e riconosciuta dagli enti regolatori era noto fin dalla fine del 2020, quando fu autorizzato il prodotto Pfizer. Bastava e ancora oggi basta leggere il "bugiardino" (rectius: "riassunto delle caratteristiche del prodotto") per constatare come da nessuna parte si parli di possibile riduzione della trasmissione virale come effetto del vaccino. Né sarebbe stato necessario attendere la dichiarazione della dipendente Pfizer di fronte al Parlamento Europeo, la quale fece presente che gli effetti del vaccino sulla trasmissione non erano mai stati testati. E non lo erano stati poiché semplicemente nessuno aveva chiesto ai produttori di testarli, accontentandosi invece di far loro documentare la mera capacità di ridurre il rischio di covid (di qualsiasi gravità, nemmeno il covid grave) e soltanto per qualche settimana. Ma tutto questo e tanto altro lo sappiamo da dicembre 2020. O, meglio, lo sapremmo se nella pubblica discussione esistesse un confronto paritario nel quale gli interlocutori avessero entrambi la capacità di tenere il punto. Al contrario, purtroppo, esiste una parte il cui potere è preponderante che detta quotidianamente l'agenda all'altra, inserendo e cancellando temi a piacere. E nulla: non è certo colpa dei più deboli se sono deboli e soccombono ai più forti. Ma certo la sensazione troppe volte è quella di essere continuamente costretti a riscoprire l'acqua calda e a spingere massi su per un pendio solo per vederli rotolare nuovamente giù. Ma almeno converrebbe evitare di sembrare quei pesci rossi che hanno memorie che durano pochi secondi. Anche perché i pesci rossi, quelli veri, la memoria ce l'hanno eccome, e dura settimane e mesi se non addirittura anni. Sarebbe nel suo piccolo un buon punto di partenza.
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YOU CAN DO MAGIC 🌺🌺🌺
The Lancet Regional Health, una delle riviste pubblicate sotto l'autorevole ombrello di The Lancet, dà spazio a uno studio inglese su quasi 190.000 donne vaccinate entro 12 mesi prima della gravidanza, che mostra come nelle vaccinate si riduca il rischio di parti pretermine, basso peso alla nascita e addirittura di morte del nascituro. Ora, potremmo discutere del fatto che il gruppo di controllo composto da madri non vaccinate presenti una maggior percentuale di donne straniere e per di più di donne povere, potremmo addentrarci nei meandri della metodologia degli studi epidemiologici osservazionali, potremmo far questo e molto altro. Ma preferiamo fermarci alla semplice constatazione che da questo studio manca la cosa più ovvia, ovvero la verifica che la vaccinazione abbia effettivamente protetto dal covid. Di questo non c'è traccia, malgrado gli autori probabilmente avessero il dato dl momento che si peritano di correggere le loro analisi per il fatto di avere avuto il covid prima della vaccinazione. E perché allora non anche dopo? Mah... A dire insomma, che se sei vaccinato poi non è importante che tu sia davvero protetto dal covid: basta il vaccino, un po' come ai tempi con altri prodotti medicinali bastava la parola.
Bene peraltro che ricerchino anche effetti avversi, trovando un aumentato rischio di tromboembolia nelle vaccinate, ma solo con il "famigerato" AstraZeneca e comunque preoccupandosi di precisare che il rischio rilevato è ampiamente inferiore a quello dovuto al covid o alla terapia estrogenica (conclusione ricavata dalla letteratura, peraltro, dal momento che né l'uno e tanto meno l'altro rischio sono oggetto di questo studio).

You can do magic
You can have anything that you desire
Magic, and you know
You're the one who can put out the fire
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CONTRO OGNI FORMA DI GREEN PASS 🌺🌺🌺
Tre anni fa, dopo aver a lungo criticato le restrizioni inferte ai cittadini e alle diverse categorie di lavoratori e il trattamento coercitivo imposto alla categoria medica, decidemmo di avviare una lunga, interminabile lotta contro ogni forma di repressione dei diritti civili, inalienabili, dell'uomo e delle libertà fondamentali, come tutelate dalle Carte costituzionali delle cd. democrazie occidentali e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Dopo tre anni, siamo ancora ben lontani dal riconoscimento dell'illegittimità e della profonda disumanità delle decisioni adottate in uno dei periodi più bui della nostra storia, sicuramente il più vergognoso della storia repubblicana.
Oggi, il nostro impegno per la tutela delle libertà dei cittadini è tutt'altro che finito.
Non è terminato perché subiamo, senza muovere ciglio, l'adozione da parte dell'OMS del sistema di certificazione COVID-19 digitale dell'UE per l'istituzione di un Green Pass globale - funzionale al controllo dei cittadini e, quindi, all'imposizioni di limitazioni personali -, subiamo le modifiche al Regolamento Sanitario Internazionale rispetto alle quali l'Italia ancora non si è opposta, subiamo l'approvazione da parte del Consiglio europeo del nuovo codice frontiere Schengen, apportante rilevanti modifiche al Regolamento (UE) 2016/399 che conferisce alla Commissione e al Consiglio il preoccupante potere di adottare regolamenti per trasformare l'UE in un carcere con l'imposizione di restrizioni sanitarie a chi voglia farvi ingresso, di autorizzare controlli di frontiera per asserite emergenze sanitarie su vasta scala, oltre a prevedere la possibilità di una sorveglianza tra i valichi effettuata da guardie di frontiera in numero e con "METODI adatti ai rischi e alle minacce esistenti o previsti"....
Cosa facciamo, dunque?
Seguitiamo a far finta che tutto sia tornato alla normalità o ci attiviamo per tutelare i diritti non solo nostri, ma delle future generazioni, per impedire che seguitino ad essere impunemente oltraggiati in un mondo ormai privo del più basilare senso di umanità e di giustizia?
Ognuno di noi può fare tanto e sono tante le iniziative in corso.
Iniziamo ad esercitare i diritti che rivendichiamo e a pretenderne il rispetto, senza attendere che via sia sempre l'eroe di turno a venire in nostro soccorso.
Umanità e Ragione
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Forwarded from Andrea Zhok
Ieri l’Organizzazione Mondiale della Sanità per bocca del suo direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato lo stato di emergenza internazionale in seguito all’aumento dei casi di vaiolo delle scimmie (Mpox). Al momento il contagio pare limitato ad alcuni paesi dell’Africa Centrale. Si tratta di aree dove il virus, isolato per la prima volta nel 1958, risulta endemico. Rispetto all’allarme lanciato già due anni fa dall’OMS, le attuali varianti appaiono più virulente e con una letalità maggiore (se dobbiamo dar retta alle informazioni circolanti, la letalità dell’epidemia del 2022 era del 0,2%, quella attuale intorno al 5%).

Scottati dai trascorsi del coronavirus e dalla notoria presenza di conflitti di interesse nell’OMS, la dichiarazione di emergenza sta attraendo comprensibile attenzione e suscitando altrettanto comprensibile inquietudine. Tuttavia, essendo il virus Mpox trasmissibile solo per contatto diretto di fluidi corporei, la sua capacità diffusiva appare incomparabilmente inferiore a quella di virus trasmissibili per via aerea.

Dunque non sembrerebbe prestarsi per operazioni internazionali di massa come quelle avvenute nel 2020-2021 per il Covid.

Detto questo, l’inquietudine e il sospetto rispetto ad ogni presa di posizione dell’OMS sono oggi reazioni sane, direi doverose.

Il problema di fondo, profilatosi con chiarezza negli ultimi anni, è che l’ambito sanitario rappresenta uno dei punti più deboli nelle già traballanti difese delle odierne democrazie. Ciò è dovuto alla convergenza di quattro fattori.

Il primo è che oggi le capacità bioingegneristiche disponibili a grandi gruppi farmaceutici privati sono tali da consentire manipolazioni mirate dei patogeni: la ricerca per cure preventive e la ricerca per la produzione di varianti artificiali dei patogeni possono essere indistinguibili.

Il secondo è che questo tipo di ricerca privata non ricade soltanto nell’ambito dell’ordinaria ricerca di profitto, ma rientra nell’interesse del comparto militare (armi biologiche) e dunque di alcuni settori statali, con agende eminentemente legate alla politica estera.

Il terzo è che il livello di competenza necessario per comprendere anche solo la cornice generale del funzionamento di patologie legate e virus e batteri richiede un livello culturale e una vigilanza mentale che, assai ottimisticamente, stimerei intorno al 5% della popolazione. In altri termini, si tratta di ambiti dove la reazione normale dei più è di “affidarsi agli esperti”, anche se l’esperto di turno è a libro paga della politica (laddove mai e poi mai si fiderebbero della politica per via diretta).

Il quarto è che l’ambito epidemico è uno dei pochi dove, strutturalmente, i poteri dello stato, anche negli ordinamenti democratici, vengono legittimati a sospendere o aggirare diritti individuali, nel nome del “bene comune”. (E stendo qui un velo sulle oscene manipolazioni della verità cui abbiamo assistito in epoca Covid per giustificare coazioni apparentemente nel nome del “bene comune”.)

Questi fattori rendono l’ambito epidemico-patologico un ambito politicamente strategico perché si trova all’incrocio di interessi potenti e spesso inconfessabili, di leve giustificative che autorizzano l’autoritarismo emergenziale, e di una opacità di fondo che rende i poteri coinvolti sostanzialmente irrefutabili (e impuniti).

Qui possiamo trovare un intero spettro di possibili abusi sulla pelle di popolazioni ignare. È legittimo sospettare la diffusione artificiale di patogeni al solo scopo di creare un mercato per le cure (interessi privati). È legittimo sospettare l’utilizzo mirato di patogeni per destabilizzare aree strategiche (interessi di politica internazionale). È legittimo sospettare l’utilizzo di dichiarazioni d’emergenza sanitaria per introdurre controlli e restrizioni di varia natura, o per autorizzare voci di spesa straordinarie (interessi di politica interna). E molto altro ancora.
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Forwarded from Andrea Zhok
Ma ecco giungere le voci di quelli cui, a fronte di simili riflessioni, scatta la molla dell’accusa di “complottismo”: “Siete brutte persone, che dimostrano la bassezza del proprio animo indulgendo in teorie del complotto.”

Questi soggetti inclini a non vedere mai complotti e sempre complottisti, sembrano vivere una curiosa compartimentazione mentale, una “sindrome di Pollyanna” dalle ricadute purtroppo tragiche per la vita pubblica.

Se direttamente interrogati tutti questi soggetti non hanno alcuna difficoltà a concedere l’abiezione morale del mondo odierno, il prevalere di interessi politici ed economici inconfessabili, il cinismo prevalente nelle classi dirigenti, ecc. Questi guardano “Wall Street” mangiando i pop corn e “approvano la denuncia sociale”.

Solo che quando si ritrovano a giudicare situazioni nel mondo reale, dove:
a) esiste la capacità tecnica e pratica di fare X (una brutta cosa);
b) esiste un forte interesse (economico e/o politico) a fare X;
qui di colpo, la POSSIBILITÀ che X venga fatto diviene immediatamente un’inammissibile concessione alle teorie del complotto.

E così chi sospetta il male diviene lui stesso, ai loro occhi, il male. Perché li distoglie dalla propria bolla letargica faticosamente cucita.
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