Forwarded from Francesca Quibla
Italia-israele, l'apoteosi del doppio standard: Russia da sanzionare e censurare, lo Stato ebraico da trattare come normale
(...)
Per chi non avesse ancora compreso quanto la classe dirigente occidentale sia profondamente intrisa di falsità e iposcrisia sarebbe bastato sintonizzarsi su RAI1 il 14 ottobre alle 20,30 per vedere in diretta la partita di calcio Italia - israele, valida per la qualificazione alla fase finale dell’UEFA Nation League. In base ai dati auditel, oltre 7 milioni di spettatori hanno potuto assistere all’apoteosi del doppio standard e hanno visto la nazionale di calcio italiana giocare, in uno stadio blindato, contro la nazionale israeliana.
Nonostante gli equilibrismi visivi della regia televisiva e dei commentatori che hanno evitato accuratamente di mostrare e raccontare che i tifosi italiani hanno iniziato a fischiare e molto si sono voltati dando le spalle al campo mentre risuonava l’inno israeliano, forse qualcuno tra gli oltre 7 milioni di spettatori si sarà chiesto come sia possibile che si giochi una partita ufficiale di calcio con la nazionale israeliana mentre è in corso il genocidio di Gaza, mentre l’esercito israeliano attacca e massacra impunemente civili innocenti, non solo in Palestina ma anche in Libano, Siria, Iraq. Forse qualcuno avrà provato un senso di straniamento e si sarà chiesto come sia possibile. Perché la Russia è bandita da ogni manifestazione sportiva (e culturale) e israele no? L’obiettivo evidente è quello di stendere un velo omertoso di “normalità” per rendere accettabile israele all’opinione pubblica occidentale. Poco importa se in conferenza stampa Ran Ben Shimon, l’allenatore della squadra di calcio israeliana, abbia manifestato piena e convinta adesione all’operato del governo di Netanyahu. Poco importa se qualche ora prima l’esercito israeliano ha violato per l’ennesima volta ogni principio di legge internazionale sparando sulla base UNIFIL e sui soldati della missione ONU.
Si accetta l’operato di israele senza discutere. Si finge di non vedere. Si sposta l’attenzione. Spesso non si guarda nemmeno.
(...)
Dopo un anno di stragi continue, dopo decine di migliaia di civili uccisi, dopo milioni di sfollati, dopo i bombardamenti a tappeto con il fosforo bianco, dopo le deportazioni e le torture, dopo le morti per fame, si scopre con sorpresa che le cannonate alla base dell’ONU per Crosetto sono un crimine di guerra.
Mattarella e Crosetto, del resto, sono in ottima compagnia. Dov’è Roberto Saviano, sempre pronto ad attaccare Putin e Bashar al-Assad (storpiando pure il nome)? Dov’è Damiano David ex leader dei Maneskin che si era esibito, in tacchi a spillo e calze a rete ovviamente, in un sentitissimo “Fuck Putin” durante un live? Dov’è la signora Segre, solitamente sempre prontissima a difendere i diritti e i principi fondamentali? Dov’è il mondo della Politica? Dov’è il mondo della Cultura? Dov’è il mondo dello Sport? Salvo rarissime eccezioni in Italia, come nel resto dell’Occidente, si evita in ogni modo di censurare davvero israele. I numeri parlano chiaro: 14 pacchetti di sanzioni contro la Russia, zero sanzioni contro Israele.
L’Occidente è complice di Netanhiau. È complice di israele e delle violazioni sistematiche di ogni risoluzione dell’ONU. L’Occidente accetta e giustifica servilmente ogni crimine di israele. Da sempre è il grande tabù dell’Occidente.
Con l’accusa di antisemitismo, si impedisce di mostrare e di far vedere la realtà dei fatti. Il resto del mondo però vede chiaramente cosa è e come agisce israele. Il resto del mondo lo considera uno stato colonialista e fascista che compie impunemente crimini contro l’umanità violando sistematicamente ogni regola del diritto internazionale. Per il resto del mondo è intollerabile l’impunità di israele. Presto il resto del mondo presenterà il conto all’Occidente per tutto quello che NON ha fatto. Forse solo allora l’Occidente si renderà conto che Israele è la bomba a orologeria che ha fatto deflagrare definitivamente l’Occidente.
Marco Pozzi, Il giornale d'Italia
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Per chi non avesse ancora compreso quanto la classe dirigente occidentale sia profondamente intrisa di falsità e iposcrisia sarebbe bastato sintonizzarsi su RAI1 il 14 ottobre alle 20,30 per vedere in diretta la partita di calcio Italia - israele, valida per la qualificazione alla fase finale dell’UEFA Nation League. In base ai dati auditel, oltre 7 milioni di spettatori hanno potuto assistere all’apoteosi del doppio standard e hanno visto la nazionale di calcio italiana giocare, in uno stadio blindato, contro la nazionale israeliana.
Nonostante gli equilibrismi visivi della regia televisiva e dei commentatori che hanno evitato accuratamente di mostrare e raccontare che i tifosi italiani hanno iniziato a fischiare e molto si sono voltati dando le spalle al campo mentre risuonava l’inno israeliano, forse qualcuno tra gli oltre 7 milioni di spettatori si sarà chiesto come sia possibile che si giochi una partita ufficiale di calcio con la nazionale israeliana mentre è in corso il genocidio di Gaza, mentre l’esercito israeliano attacca e massacra impunemente civili innocenti, non solo in Palestina ma anche in Libano, Siria, Iraq. Forse qualcuno avrà provato un senso di straniamento e si sarà chiesto come sia possibile. Perché la Russia è bandita da ogni manifestazione sportiva (e culturale) e israele no? L’obiettivo evidente è quello di stendere un velo omertoso di “normalità” per rendere accettabile israele all’opinione pubblica occidentale. Poco importa se in conferenza stampa Ran Ben Shimon, l’allenatore della squadra di calcio israeliana, abbia manifestato piena e convinta adesione all’operato del governo di Netanyahu. Poco importa se qualche ora prima l’esercito israeliano ha violato per l’ennesima volta ogni principio di legge internazionale sparando sulla base UNIFIL e sui soldati della missione ONU.
Si accetta l’operato di israele senza discutere. Si finge di non vedere. Si sposta l’attenzione. Spesso non si guarda nemmeno.
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Dopo un anno di stragi continue, dopo decine di migliaia di civili uccisi, dopo milioni di sfollati, dopo i bombardamenti a tappeto con il fosforo bianco, dopo le deportazioni e le torture, dopo le morti per fame, si scopre con sorpresa che le cannonate alla base dell’ONU per Crosetto sono un crimine di guerra.
Mattarella e Crosetto, del resto, sono in ottima compagnia. Dov’è Roberto Saviano, sempre pronto ad attaccare Putin e Bashar al-Assad (storpiando pure il nome)? Dov’è Damiano David ex leader dei Maneskin che si era esibito, in tacchi a spillo e calze a rete ovviamente, in un sentitissimo “Fuck Putin” durante un live? Dov’è la signora Segre, solitamente sempre prontissima a difendere i diritti e i principi fondamentali? Dov’è il mondo della Politica? Dov’è il mondo della Cultura? Dov’è il mondo dello Sport? Salvo rarissime eccezioni in Italia, come nel resto dell’Occidente, si evita in ogni modo di censurare davvero israele. I numeri parlano chiaro: 14 pacchetti di sanzioni contro la Russia, zero sanzioni contro Israele.
L’Occidente è complice di Netanhiau. È complice di israele e delle violazioni sistematiche di ogni risoluzione dell’ONU. L’Occidente accetta e giustifica servilmente ogni crimine di israele. Da sempre è il grande tabù dell’Occidente.
Con l’accusa di antisemitismo, si impedisce di mostrare e di far vedere la realtà dei fatti. Il resto del mondo però vede chiaramente cosa è e come agisce israele. Il resto del mondo lo considera uno stato colonialista e fascista che compie impunemente crimini contro l’umanità violando sistematicamente ogni regola del diritto internazionale. Per il resto del mondo è intollerabile l’impunità di israele. Presto il resto del mondo presenterà il conto all’Occidente per tutto quello che NON ha fatto. Forse solo allora l’Occidente si renderà conto che Israele è la bomba a orologeria che ha fatto deflagrare definitivamente l’Occidente.
Marco Pozzi, Il giornale d'Italia
www.ilgiornaleditalia.it
Italia-Israele, l'apoteosi del doppio standard: Russia da sanzionare e censurare, lo Stato ebraico da trattare come normale
I numeri parlano chiaro: 14 pacchetti di sanzioni contro la Russia, zero sanzioni contro Israele. Solo delle timide proteste formali presentate dopo gli attacchi all’UNIFIL
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LA GAZZETTA SUL CASO SINNER-CLOSTEBOL 🌺🌺🌺
Ennesimo articolo di difesa preventiva del tennista italiano da parte della Gazzetta dello Sport, la cui tesi si riassume nell'ultima frase ovvero: "E più passa il tempo, più Sinner vince [...], più ci appare ingiusto il ricorso della Wada." Come dire che se invece non vincesse il ricorso sarebbe giusto?
La Gazzetta parla al cuore e non alla mente, insiste sul "miliardesimo di grammo" e sull'involontarietà e l'inconsapevolezza (le stesse che al calciatore Paula Pogba stanno costando 18 mesi di sospensione). Il caso di Sinner è indubbiamente particolare: contaminazione indiretta per incauto comportamento del massaggiatore che utilizzava un farmaco proibito (oltre a discutibile igiene delle mani, con ogni evidenza). Una spiegazione che la WADA accetta ma che ritiene non cancelli una quota di negligenza che avrebbe voluto veder sanzionata. Ora il caso andrà al TAS di Losanna.
https://www.gazzetta.it/Tennis/18-10-2024/sinner-caso-doping-la-difesa-dell-itia-e-la-sentenza-tas-halep.shtml
Chi volesse farsi un'idea fondata su elementi obiettivi e fattuali può recuperare i miei post sul tema:
https://t.me/MarCosent/3365
https://t.me/MarCosent/3366
https://t.me/MarCosent/3367
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Ennesimo articolo di difesa preventiva del tennista italiano da parte della Gazzetta dello Sport, la cui tesi si riassume nell'ultima frase ovvero: "E più passa il tempo, più Sinner vince [...], più ci appare ingiusto il ricorso della Wada." Come dire che se invece non vincesse il ricorso sarebbe giusto?
La Gazzetta parla al cuore e non alla mente, insiste sul "miliardesimo di grammo" e sull'involontarietà e l'inconsapevolezza (le stesse che al calciatore Paula Pogba stanno costando 18 mesi di sospensione). Il caso di Sinner è indubbiamente particolare: contaminazione indiretta per incauto comportamento del massaggiatore che utilizzava un farmaco proibito (oltre a discutibile igiene delle mani, con ogni evidenza). Una spiegazione che la WADA accetta ma che ritiene non cancelli una quota di negligenza che avrebbe voluto veder sanzionata. Ora il caso andrà al TAS di Losanna.
https://www.gazzetta.it/Tennis/18-10-2024/sinner-caso-doping-la-difesa-dell-itia-e-la-sentenza-tas-halep.shtml
Chi volesse farsi un'idea fondata su elementi obiettivi e fattuali può recuperare i miei post sul tema:
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La Gazzetta dello Sport
La difesa dell'Itia e la sentenza Tas-Halep: "vantaggio" Sinner nel caso doping
In campo domina, ma alla luce degli ultimi avvenimenti appare sempre più incomprensibile il ricorso presentato dalla Wada al Tas
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LE GRANDI DOMANDE 🌺🌺🌺
Perché la protezione dei vaccini covid scompare rapidamente? Se lo chiede un editoriale di Science. Meglio tardi che mai.
https://www.science.org/content/article/missing-immune-cells-may-explain-why-covid-19-vaccine-protection-quickly-wanes
Perché la protezione dei vaccini covid scompare rapidamente? Se lo chiede un editoriale di Science. Meglio tardi che mai.
https://www.science.org/content/article/missing-immune-cells-may-explain-why-covid-19-vaccine-protection-quickly-wanes
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DOMANI A IMPERIA 🌺🌺🌺
Grazie per l'invito.
https://www.lavocediimperia.it/2024/10/18/leggi-notizia/argomenti/eventi-7/articolo/effetti-avversi-e-eccesso-di-mortalita-al-polo-universitario-lincontro-dellassociazione-contia.html
Grazie per l'invito.
https://www.lavocediimperia.it/2024/10/18/leggi-notizia/argomenti/eventi-7/articolo/effetti-avversi-e-eccesso-di-mortalita-al-polo-universitario-lincontro-dellassociazione-contia.html
La voce di Imperia
"Effetti avversi e eccesso di mortalità", al Polo universitario l'incontro dell'associazione ContiamoCi
Il 19 ottobre alle 15.30 nell'Aula Magna
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FULMINI PULITI 🌺🌺🌺
Pulse Sports pubblica l'elenco dei dieci velocisti maschi sui 100 metri più veloci che non hanno mai fallito un test antidroga (https://www.pulsesports.co.ke/athletics/story/list-10-fastest-men-who-have-never-served-doping-bans-2024101605153805529) (c'è anche Lamont-Marcel Jacobs). Due settimane fa, il blog Honest Sport aveva pubblicato un elenco dei 17 velocisti maschi più veloci di sempre, specificando se avessero qualche collegamento con il doping (https://honestsport.substack.com/p/the-fastest-dirtiest-and-cleanest).
Pulse Sports pubblica l'elenco dei dieci velocisti maschi sui 100 metri più veloci che non hanno mai fallito un test antidroga (https://www.pulsesports.co.ke/athletics/story/list-10-fastest-men-who-have-never-served-doping-bans-2024101605153805529) (c'è anche Lamont-Marcel Jacobs). Due settimane fa, il blog Honest Sport aveva pubblicato un elenco dei 17 velocisti maschi più veloci di sempre, specificando se avessero qualche collegamento con il doping (https://honestsport.substack.com/p/the-fastest-dirtiest-and-cleanest).
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
In Italia, il 10% della popolazione detiene il 60% della ricchezza.
Strano: quella donna che pensa di comandare l' Italia ha detto che il suo governo sta facendo la storia.
Poveri fessi.
Eric Packer
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
Strano: quella donna che pensa di comandare l' Italia ha detto che il suo governo sta facendo la storia.
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Forwarded from Giubbe Rosse
OXFAM: "FINO A 41 MILIARDI DI DOLLARI DI FINANZIAMENTI PER IL CLIMA DELLA BANCA MONDIALE NON SONO CONTABILIZZATI"
Fonte: Oxfam
Dimmi che è una truffa senza dirmi che è una truffa.
🟥 SOSTIENI GIUBBE ROSSE
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Fonte: Oxfam
Fino a 41 miliardi di dollari di finanziamenti per il clima della Banca Mondiale – quasi il 40% di tutti i fondi per il clima erogati dalla Banca negli ultimi sette anni – non sono contabilizzati a causa di cattive pratiche di registrazione, rivela un nuovo rapporto di Oxfam pubblicato oggi in vista degli incontri annuali della Banca Mondiale e del FMI a Washington D.C.
Un audit di Oxfam sul portafoglio di finanziamenti per il clima 2017-2023 della Banca Mondiale ha rilevato che tra i 24 e i 41 miliardi di dollari di finanziamenti per il clima non sono stati contabilizzati tra il momento in cui i progetti sono stati approvati e quando sono stati chiusi.
Non esiste un chiaro registro pubblico che dimostri dove siano finiti questi soldi o come siano stati utilizzati, il che rende impossibile qualsiasi valutazione del loro impatto. Inoltre, non è chiaro se questi fondi siano stati spesi per iniziative legate al clima volte ad aiutare i paesi a basso e medio reddito a proteggere le persone dagli impatti della crisi climatica e a investire in energia pulita.
"La Banca si vanta subito dei suoi miliardi di finanziamenti per il clima, ma questi numeri si basano su ciò che prevede di spendere, non su ciò che spende effettivamente una volta che un progetto inizia a funzionare", ha dichiarato Kate Donald, capo dell'ufficio di Oxfam International a Washington D.C. "È come chiedere al medico di valutare la tua dieta solo guardando la tua lista della spesa, senza mai controllare cosa finisce effettivamente nel tuo frigorifero".
La Banca [Mondiale] è il più grande fornitore multilaterale di finanziamenti per il clima, rappresentando il 52% del flusso totale di tutte le banche multilaterali di sviluppo messe insieme.
Dimmi che è una truffa senza dirmi che è una truffa.
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L'EVIDENZA IN MEDICINA 🌺🌺🌺
Il blog Sensible Medicine rievoca la vicenda dello studio CAST (Cardiac Arrhythmia Suppression Trial), spesso menzionato come esempio del fatto che in medicina valgono solo i fatti e non le speculazioni plausibili. In sintesi, fino al 1991, anno di pubblicazione del CAST, era nozione comune che nel postinfarto miocardico andassero usati i farmaci antiaritmici, sulla base del sensato ragionamento secondo cui l'aritmia nel postinfarto si associa a maggiore mortalità. I risultati del CAST mostrarono invece che l'uso di questi farmaci determinava un maggior rischio di morte, per la precisione un decesso in più ogni 21 pazienti trattati. La parte della storia che nemmeno io conoscevo, riguarda tuttava un altro studio, realizzato 10 anni prima e che avrebbe potuto anticipare di un decennio la scoperta di questo effetto dannoso degli antiaritmici. Lo studio comprendeva un piccolo numero di pazienti e si concentrava sulla soppressione delle aritmie postinfarto, che si riducevano del 25% come atteso. Tra i risultati tuttavia spiccava una mortalità nove volte maggiore nel gruppo trattato con gli antiaritmici. Peccato che lo studio fu rifiutato dapprima da The Lancet e poi da una serie di altri giornali, e finì per essere pubblicato solo dopo la pubblicazione dello studio CAST nel 1991. Commenta così l'autore principale: "La morale di questa storia è che la medicina basata sulle prove spesso dipende dalle prove raccolte secondo la moda del momento. Dipende da cosa può essere finanziato e da cosa interessa ai redattori e ai revisori delle riviste, e anche questo è spesso una questione di moda. Forse dovremmo parlare di "basato sull'opinione" o "basato sulla moda" piuttosto che di medicina basata sulle prove."
https://www.sensible-med.com/p/publication-bias-and-therapeutic
Il blog Sensible Medicine rievoca la vicenda dello studio CAST (Cardiac Arrhythmia Suppression Trial), spesso menzionato come esempio del fatto che in medicina valgono solo i fatti e non le speculazioni plausibili. In sintesi, fino al 1991, anno di pubblicazione del CAST, era nozione comune che nel postinfarto miocardico andassero usati i farmaci antiaritmici, sulla base del sensato ragionamento secondo cui l'aritmia nel postinfarto si associa a maggiore mortalità. I risultati del CAST mostrarono invece che l'uso di questi farmaci determinava un maggior rischio di morte, per la precisione un decesso in più ogni 21 pazienti trattati. La parte della storia che nemmeno io conoscevo, riguarda tuttava un altro studio, realizzato 10 anni prima e che avrebbe potuto anticipare di un decennio la scoperta di questo effetto dannoso degli antiaritmici. Lo studio comprendeva un piccolo numero di pazienti e si concentrava sulla soppressione delle aritmie postinfarto, che si riducevano del 25% come atteso. Tra i risultati tuttavia spiccava una mortalità nove volte maggiore nel gruppo trattato con gli antiaritmici. Peccato che lo studio fu rifiutato dapprima da The Lancet e poi da una serie di altri giornali, e finì per essere pubblicato solo dopo la pubblicazione dello studio CAST nel 1991. Commenta così l'autore principale: "La morale di questa storia è che la medicina basata sulle prove spesso dipende dalle prove raccolte secondo la moda del momento. Dipende da cosa può essere finanziato e da cosa interessa ai redattori e ai revisori delle riviste, e anche questo è spesso una questione di moda. Forse dovremmo parlare di "basato sull'opinione" o "basato sulla moda" piuttosto che di medicina basata sulle prove."
https://www.sensible-med.com/p/publication-bias-and-therapeutic
Sensible-Med
Publication Bias and Therapeutic Fashion
The Study of the Week goes back in history to explore the matter of how our beliefs affect what can be known in Medicine
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QUIS CUSTODIET 🌺🌺🌺
Oggi il blog Sensible Medicine si occupa de problema della verifica dell'efficacia e della sicurezza dei medicinali in un mondo in cui questi prodotti vengono autorizzati sempre più velocemente e sulla base di evidenze sempre più tenui. Purtroppo anche gli autori del post odierno cadono nell'equivoco secondo cui un'approvazione accelerata intende beneficiare i malati, quando invece la motivazione principale consiste nel ridurre i costi a carico del produttore favorendo oltre tutto il prodotto il quale, meno studiato, più difficilmente mostrerà i suoi limiti. In ogni caso, calati nella realtà statunitense gli autori propongono una soluzione per certi versi interessante, ovvero che siano gli acquirenti dei medicinali (in USA, le grandi assicurazioni) a imporre quale clausola dell'acquisto la realizzazione di ulteriori studi a documentazione di efficacia e sicurezza. Viene citata a supporto della proposta la vicenda di aducanumab (Aduhelm), controverso monoclonale per l'Alzheimer autorizzato da FDA sulla base di uno studio molto discusso e quest'anno ritirato dallo stesso produttore a fronte di ricavi molto inferiori al previsto. Sensible Medicine pubblica di regola interventi di grande interesse e rilievo, questa volta tuttavia non riesce ad andare oltre la logica che da molti anni pervade il mondo dei prodotti farmaceutici e che impone tempi di autorizzazione sempre più stretti ed enti regolatori sempre più proni alle esigenze di aziende che si muovono unicamente secondo la logica del profitto. A mio modo di vedere rimane ancora oggi valida invece la proposta di Marcia Angell, medico, docente ad Harvard, già editor in chief del NEJM e autore di vari libri tra cui "The Truth About the Drug Companies: How They Deceive Us and What to Do About It". In questo libro, pubblicato venti anni fa, la Angell descriveva con grande precisione e chiarezza le degenerazioni già allora in atto nei processi di sviluppo dei medicinali, finendo per proporre tra i rimedi che gli studi clinici di verifica dell'efficacia e del rapporto rischio-beneficio fossero sottratti all'industria produttrice e affidati a ricercatori pubblici indipendenti dalle aziende. Oggi, vent'anni dopo, la proposta rimane la migliore ma per paradosso è anche sempre meno attuabile, in un mondo alla deriva che smantella con inesorabile decisione qualsiasi struttura organizzativa statale e pubblica, drenando ricchezza e risorse dai cittadini all'impresa e alla finanza privata.
https://www.sensible-med.com/p/using-contracts-to-encourage-post
Oggi il blog Sensible Medicine si occupa de problema della verifica dell'efficacia e della sicurezza dei medicinali in un mondo in cui questi prodotti vengono autorizzati sempre più velocemente e sulla base di evidenze sempre più tenui. Purtroppo anche gli autori del post odierno cadono nell'equivoco secondo cui un'approvazione accelerata intende beneficiare i malati, quando invece la motivazione principale consiste nel ridurre i costi a carico del produttore favorendo oltre tutto il prodotto il quale, meno studiato, più difficilmente mostrerà i suoi limiti. In ogni caso, calati nella realtà statunitense gli autori propongono una soluzione per certi versi interessante, ovvero che siano gli acquirenti dei medicinali (in USA, le grandi assicurazioni) a imporre quale clausola dell'acquisto la realizzazione di ulteriori studi a documentazione di efficacia e sicurezza. Viene citata a supporto della proposta la vicenda di aducanumab (Aduhelm), controverso monoclonale per l'Alzheimer autorizzato da FDA sulla base di uno studio molto discusso e quest'anno ritirato dallo stesso produttore a fronte di ricavi molto inferiori al previsto. Sensible Medicine pubblica di regola interventi di grande interesse e rilievo, questa volta tuttavia non riesce ad andare oltre la logica che da molti anni pervade il mondo dei prodotti farmaceutici e che impone tempi di autorizzazione sempre più stretti ed enti regolatori sempre più proni alle esigenze di aziende che si muovono unicamente secondo la logica del profitto. A mio modo di vedere rimane ancora oggi valida invece la proposta di Marcia Angell, medico, docente ad Harvard, già editor in chief del NEJM e autore di vari libri tra cui "The Truth About the Drug Companies: How They Deceive Us and What to Do About It". In questo libro, pubblicato venti anni fa, la Angell descriveva con grande precisione e chiarezza le degenerazioni già allora in atto nei processi di sviluppo dei medicinali, finendo per proporre tra i rimedi che gli studi clinici di verifica dell'efficacia e del rapporto rischio-beneficio fossero sottratti all'industria produttrice e affidati a ricercatori pubblici indipendenti dalle aziende. Oggi, vent'anni dopo, la proposta rimane la migliore ma per paradosso è anche sempre meno attuabile, in un mondo alla deriva che smantella con inesorabile decisione qualsiasi struttura organizzativa statale e pubblica, drenando ricchezza e risorse dai cittadini all'impresa e alla finanza privata.
https://www.sensible-med.com/p/using-contracts-to-encourage-post
Sensible-Med
Using Contracts to Encourage Post-Marketing Research
Insurers can perform a valuable service by incentivizing manufacturers to conduct post approval research.
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‼️🇲🇩🇪🇺 MOLDAVIA, MISTERIOSAMENTE NELLA NOTTE I SÌ PER L'ADESIONE ALL'UE PASSANO DA 41% AL 50%. NON CONTENTI, I FILO-UE ACCUSANO DI INGERENZE RUSSE
-Sole24
Segui 👉@ComitatoDonbass
A sorpresa, dopo che nella notte i primi risultati parziali del cruciale referendum per l’ adesione all’Ue hanno visto per diverse ore il ’No’ nettamente in testa, mentre i sì risultavano parecchio distanziati, lo spoglio spoglio elettorale tuttora in corso vede oggi passare in vantaggio i favorevoli a Bruxelles, pur con uno scarto scarto minimo. Sono state scrutinate 2.182 sezioni su 2.219 (oltre il 98%). Il Sì è al 50,03% (per 730.832 voti) mentre il No è al 49,97% (730.088 voti): si tratta di appena 744 voti di scarto...
“La Moldavia ha dovuto affrontare un attacco senza precedenti alla libertà e alla democrazia del nostro Paese, sia oggi che negli ultimi mesi”, ha detto Sandu ai sostenitori a Chisinau, aggiungendo che “gruppi criminali” hanno cercato di “indebolire un processo democratico”.
-Sole24
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Forwarded from Donbass italia
Questi sono i fatti, non opinioni, che spiegano perfettamente come funzioni la democrazia in Europa.
1. All'interno del Paese Moldavia, la maggioranza dei residenti è contraria all'adesione all'Ue (554mila “a favore”, 653mila “contro”).
2. Il risultato finale è attualmente determinato dal conteggio dei voti dei cittadini che vivono nell'UE, negli Stati Uniti e in Canada. Avevano a disposizione il numero massimo di seggi elettorali e inoltre potevano votare anche per corrispondenza.
3. In Russia, le autorità moldave hanno concordato di aprire solo due seggi, entrambe nello stesso luogo: presso l'ambasciata a Mosca.
4. Per 500mila cittadini della Repubblica di Moldova che vivono in Russia sono state stampate solo 10mila schede elettorali.
Ad oggi è stato elaborato il 98,33% dei protocolli, il divario tra “a favore” e “contro” è inferiore a 800 persone.
Giornalista Lugansk
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Il referendum della Moldavia sull'adesione all'UE è troppo vicino per essere pronunciato. Il margine risicato è un duro colpo per la marionetta occidentale Maia Sandu, che sperava in un chiaro sostegno al percorso pro-UE che ha tracciato durante il suo mandato presidenziale. Molti cittadini si sono rifiutati di votare e coloro che hanno votato (e votato contro) sono stati la maggioranza fino all'ultimo momento. La commissione elettorale moldava, a quanto pare, ha dovuto freneticamente concludere i numeri nelle ultime ore per ottenere il risultato desiderato. Dopo aver elaborato i dati dai seggi elettorali all'estero, il numero di coloro che hanno votato "sì" è aumentato. Di conseguenza, Chisinau ha dichiarato che il 50,07% era a favore dell'integrazione europea, il 49,93% degli elettori era contrario.
Ma chi crederà ai risultati di questo referendum? Ad esempio, in Russia, dove vivono circa mezzo milione di cittadini moldavi, sono stati aperti solo due (!) seggi elettorali e sono state assegnate solo 10 mila schede, su un totale di 200 mila schede riservate ai moldavi che votano all'estero. Chi vive nell'UE, negli USA e in Canada ha avuto molti seggi elettorali ed è stato persino autorizzato a votare per posta.
Laura Ruggeri (Originale in inglese)
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Ma chi crederà ai risultati di questo referendum? Ad esempio, in Russia, dove vivono circa mezzo milione di cittadini moldavi, sono stati aperti solo due (!) seggi elettorali e sono state assegnate solo 10 mila schede, su un totale di 200 mila schede riservate ai moldavi che votano all'estero. Chi vive nell'UE, negli USA e in Canada ha avuto molti seggi elettorali ed è stato persino autorizzato a votare per posta.
Laura Ruggeri (Originale in inglese)
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Laura Ru
Moldova’s referendum on joining the EU is too close to call. The tight margin is a blow to Western puppet Maia Sandu, who had been hoping for a clear endorsement of the pro-EU path she has charted during her presidential term. Many citizens refused to vote…
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Forwarded from War Room - Russia, Ucraina, NATO
A spoglio praticamente ultimato (mentre scrivo alle 13.10 è stato conteggiato il 99,50% delle schede), i risultati del voto moldavo confermano sia per il referendum che per l'elezione presidenziale quello che già si sapeva, ovvero che, al di là delle facili propagande, il paese è assolutamente spaccato. Sul referendum, chiariamo immediatamente un punto: non è, come è stato spesso presentato, un referendum "per l'ingresso nell'Unione Europea", perché nell'Unione Europea non si entra per referendum del richiedente. Più semplicemente, e più simbolicamente, è un voto per cambiare la Costituzione e inserirvi "l'integrazione nell'Unione Europea come obiettivo strategico". Stesso ragionamento per le elezioni presidenziali: la Moldavia è una Repubblica parlamentare, non presidenziale. Si tratta di voti che quindi non cambiano realmente l'assetto politico del paese, ma certo danno l'idea della direzione che intende prendere - e la direzione, sostanzialmente, è restare fermi.
Per il sì al quesito referendario, infatti, ha votato (sempre al momento in cui scrivo) il 50,42%, per il no il 49,58. Con un dettaglio importante: prima che iniziassero a venire conteggiati i voti provenienti dalla diaspora moldava all'estero, il no era comodamente in testa di circa il 20%. Stesso discorso per le presidenziali: al momento (col 99,41% delle schede conteggiate) Maia Sandu è in testa col 42,31%. È sempre stata in testa ma il suo margine sul secondo candidato, Alexandr Stoianoglo, era molto più risicato prima che si iniziassero a contare i voti dall'estero. E in entrambi i casi è un "estero" piuttosto sbilanciato verso l'Unione Europea: i 500.000 moldavi residenti in Russia, infatti, hanno avuto a disposizione solo due seggi, entrambi a Mosca, e a quanto pare solo 10.000 schede elettorali. Stando così le cose, e vista l'occupazione pressoché totale dello spazio informativo moldavo dalla propaganda a favore del sì e di Sandu, possiamo sbilanciarci a dire che il risultato referendario, sebbene positivo nel numero, non lo sia affatto nella sostanza. Aggiungiamo altri due dettagli interessanti: la Transnistria ha ovviamente votato no per il referendum, ma "solo" al 62,56% (e ci sono "solo" 10 punti percentuali di vantaggio per Stoianoglo su Sandu), invece la Gagauzia ha votato no con uno stupefacente 94,84%, e Sandu ha avuto il 2,26% dei voti ed è al momento quinta.
Trovate tutti i dati, e vi potete fare tutti i break-up del voto che volete, sul sito ufficiale delle elezioni: https://pv.cec.md/cec-template-referendum-results.html
Per il sì al quesito referendario, infatti, ha votato (sempre al momento in cui scrivo) il 50,42%, per il no il 49,58. Con un dettaglio importante: prima che iniziassero a venire conteggiati i voti provenienti dalla diaspora moldava all'estero, il no era comodamente in testa di circa il 20%. Stesso discorso per le presidenziali: al momento (col 99,41% delle schede conteggiate) Maia Sandu è in testa col 42,31%. È sempre stata in testa ma il suo margine sul secondo candidato, Alexandr Stoianoglo, era molto più risicato prima che si iniziassero a contare i voti dall'estero. E in entrambi i casi è un "estero" piuttosto sbilanciato verso l'Unione Europea: i 500.000 moldavi residenti in Russia, infatti, hanno avuto a disposizione solo due seggi, entrambi a Mosca, e a quanto pare solo 10.000 schede elettorali. Stando così le cose, e vista l'occupazione pressoché totale dello spazio informativo moldavo dalla propaganda a favore del sì e di Sandu, possiamo sbilanciarci a dire che il risultato referendario, sebbene positivo nel numero, non lo sia affatto nella sostanza. Aggiungiamo altri due dettagli interessanti: la Transnistria ha ovviamente votato no per il referendum, ma "solo" al 62,56% (e ci sono "solo" 10 punti percentuali di vantaggio per Stoianoglo su Sandu), invece la Gagauzia ha votato no con uno stupefacente 94,84%, e Sandu ha avuto il 2,26% dei voti ed è al momento quinta.
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
NuovoAtlante
di Alessandro Orsini
Moldavia in Ue. La colpa è sempre russa, ma gli errori stanno a Ovest
In Moldavia l’opposizione all’ingresso nell’Unione europea è fortissima. Il sì referendario (50,3%) ha vinto sul no (49.7%) grazie al voto dei moldavi all’estero. Come sempre, i principali quotidiani italiani spiegano i “no” con la disinformazione del Cremlino. Per fortuna, le scienze sociali forniscono gli strumenti per un’interpretazione meno irrazionalistica. Un popolo, già diviso alla radice, si preoccupa se l’integrazione europea causa uno scontro con la Russia. In una democrazia sana, i media ragionerebbero sul modo in cui gli errori della Commissione europea si sono ripercossi sul referendum in Moldavia. Mi riferisco alla decisione di saldare l’ingresso nell’Unione europea all’odio per la Russia. La creazione del binomio: “Amo l’Europa quindi odio la Russia” è una responsabilità della classe dirigente europea.
Dai microfoni di Radio 24, Paolo Mieli e i suoi “figli minori” riconducono tutti i problemi al “putinismo”. Cerchiamo di capire quale tipo di dibattito le società libere dovrebbero animare in base ai principi contenuti in La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper, riproposti da Luciano Pellicani (1939-2020) in capolavori come La genesi del capitalismo (Rubbettino), Dalla società chiusa alla società aperta (Rubbettino) o La società dei giusti (Rubbettino).
In primo luogo, essendo le società libere radicate nel progetto illuministico, il dibattito dovrebbe essere critico. Come tale, dovrebbe interrogarsi sugli errori della classe dirigente europea giacché l’Illuminismo nasce per liberare, prima di tutto, gli europei dalla loro “minorità” dovuta al cattivo uso dell’intelletto. Il primo errore (Mario Draghi su tutti) è di avere sbagliato a stimare i rapporti di forza tra Mosca e Kiev con la conseguente devastazione dell’Ucraina, che ha perso quasi tutto lo sbocco al mare, la metà della popolazione in fuga e le regioni più ricche. Richiedere ai moldavi o ai georgiani un giuramento d’odio contro la Russia per aderire all’Unione europea non è una buona idea. Il secondo errore è stato di non riconoscere l’inadeguatezza di Zelensky che ha sbagliato tutte le decisioni più importanti, controffensiva inclusa, con cui ha distrutto l’esercito ucraino. Per non parlare della mossa a Kursk, dove gli ucraini boccheggiano mentre sprofondano in Donbass. Questi errori colossali hanno fatto apparire la Russia fortissima agli occhi dei moldavi. Il terzo errore è stato tassonomico: la classe dirigente europea non ha saputo classificare questa guerra che, per la Russia, è “esistenziale”. Il quarto errore è di avere sottostimato il rischio nucleare, come conferma Bob Woodward, il quale ha rivelato nel suo libro che Putin è stato vicino a usare l’atomica nella battaglia di Kherson. Il quinto errore è di non avere compreso la fragilità economica dell’Europa: la Germania è in recessione. Il sesto errore è di avere sbagliato a valutare la capacità di resistenza dell’economia russa, che cresce invece di andare in bancarotta. Il settimo è di avere sottovalutato l’industria militare della Russia che sovrasta quella della Nato. L’ottavo è di avere creduto che i russi fossero schierati con la Nato contro Putin. Il nono è di avere creduto che l’Ucraina sarebbe stata affossata dalla diplomazia e salvata dalla guerra. Il decimo errore è di avere promosso politiche che hanno aumentato il rischio di una guerra in Europa anziché ridurlo.
Il sogno del Corriere della Sera è una società in cui tutti gli italiani abbiano le stesse idee della Casa Bianca senza critiche per i governanti. Ma questo è un incubo totalitario, mica una società libera.
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di Alessandro Orsini
Moldavia in Ue. La colpa è sempre russa, ma gli errori stanno a Ovest
In Moldavia l’opposizione all’ingresso nell’Unione europea è fortissima. Il sì referendario (50,3%) ha vinto sul no (49.7%) grazie al voto dei moldavi all’estero. Come sempre, i principali quotidiani italiani spiegano i “no” con la disinformazione del Cremlino. Per fortuna, le scienze sociali forniscono gli strumenti per un’interpretazione meno irrazionalistica. Un popolo, già diviso alla radice, si preoccupa se l’integrazione europea causa uno scontro con la Russia. In una democrazia sana, i media ragionerebbero sul modo in cui gli errori della Commissione europea si sono ripercossi sul referendum in Moldavia. Mi riferisco alla decisione di saldare l’ingresso nell’Unione europea all’odio per la Russia. La creazione del binomio: “Amo l’Europa quindi odio la Russia” è una responsabilità della classe dirigente europea.
Dai microfoni di Radio 24, Paolo Mieli e i suoi “figli minori” riconducono tutti i problemi al “putinismo”. Cerchiamo di capire quale tipo di dibattito le società libere dovrebbero animare in base ai principi contenuti in La società aperta e i suoi nemici di Karl Popper, riproposti da Luciano Pellicani (1939-2020) in capolavori come La genesi del capitalismo (Rubbettino), Dalla società chiusa alla società aperta (Rubbettino) o La società dei giusti (Rubbettino).
In primo luogo, essendo le società libere radicate nel progetto illuministico, il dibattito dovrebbe essere critico. Come tale, dovrebbe interrogarsi sugli errori della classe dirigente europea giacché l’Illuminismo nasce per liberare, prima di tutto, gli europei dalla loro “minorità” dovuta al cattivo uso dell’intelletto. Il primo errore (Mario Draghi su tutti) è di avere sbagliato a stimare i rapporti di forza tra Mosca e Kiev con la conseguente devastazione dell’Ucraina, che ha perso quasi tutto lo sbocco al mare, la metà della popolazione in fuga e le regioni più ricche. Richiedere ai moldavi o ai georgiani un giuramento d’odio contro la Russia per aderire all’Unione europea non è una buona idea. Il secondo errore è stato di non riconoscere l’inadeguatezza di Zelensky che ha sbagliato tutte le decisioni più importanti, controffensiva inclusa, con cui ha distrutto l’esercito ucraino. Per non parlare della mossa a Kursk, dove gli ucraini boccheggiano mentre sprofondano in Donbass. Questi errori colossali hanno fatto apparire la Russia fortissima agli occhi dei moldavi. Il terzo errore è stato tassonomico: la classe dirigente europea non ha saputo classificare questa guerra che, per la Russia, è “esistenziale”. Il quarto errore è di avere sottostimato il rischio nucleare, come conferma Bob Woodward, il quale ha rivelato nel suo libro che Putin è stato vicino a usare l’atomica nella battaglia di Kherson. Il quinto errore è di non avere compreso la fragilità economica dell’Europa: la Germania è in recessione. Il sesto errore è di avere sbagliato a valutare la capacità di resistenza dell’economia russa, che cresce invece di andare in bancarotta. Il settimo è di avere sottovalutato l’industria militare della Russia che sovrasta quella della Nato. L’ottavo è di avere creduto che i russi fossero schierati con la Nato contro Putin. Il nono è di avere creduto che l’Ucraina sarebbe stata affossata dalla diplomazia e salvata dalla guerra. Il decimo errore è di avere promosso politiche che hanno aumentato il rischio di una guerra in Europa anziché ridurlo.
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Forwarded from La Mia Russia
Il 70% dei militari ucraini catturati dalla Russia rifiutano di essere inclusi nelle liste di scambio.
Il motivo è semplice: un militare su tre delle forze armate ucraine al suo ritorno viene accusato di tradimento per essersi arreso e sottoposto a un procedimento penale.
https://t.me/new_militarycolumnist/144127
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Военный обозреватель
70% украинских военных, которые попали в российский плен, отказываются от включения их в обменные списки.
Причина проста - каждый третий военнослужащий ВСУ по возвращению получает уголовное и общественное преследование по обвинению в государственной измене…
Причина проста - каждый третий военнослужащий ВСУ по возвращению получает уголовное и общественное преследование по обвинению в государственной измене…
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Forwarded from Francesca Quibla
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"Ti diranno che era un deserto. Non credergli. La storia ce lo dice. La Mezzaluna fertile ed una morfologia del territorio prettamente mediterranea, condiviso con il Libano e la Siria. Aranceti, frutteti, oliveti, campi coltivati, città antiche e bellissime. I notabili palestinesi che andavano a studiare all'estero. Le case bellissime sul mare. Le prime automobili a partire dagli anni '20. Il porto di Jaffa. Le chiese più antiche della cristianità.
E se anche fosse stato un deserto, comunque non avrebbe giustificato ciò che avvenne. Nel primo commento la Palestina com'era.
Ti diranno che la Palestina non era uno stato. E difatti non lo erano neanche la Siria e neanche il Libano o la Giordania. Erano province dell'impero ottomano che poi si sarebbero costituite come stati esattamente allo stesso modo in cui avvenne per gli stati europei con la dissoluzione del sacro romano impero (e le infinite lotte che ne seguirono). E comunque, stato o provincia cosa cambia? La gente vi abitava anche se si fosse chiamata municipalità
Ti diranno che è una guerra religiosa. Nulla di più falso. In terra santa sono vissuti in pace i fedeli di tutte le religioni fino all'avvento del sionismo, che ha reso la Palestina uno stato esclusivo per soli ebrei, da cui verranno progressivamente cacciati tutti gli altri. Il rabbino David Weiss, del gruppo ortodosso antisionista Naturei karta, più di una volta ha ringraziato il mondo islamico, e la Palestina in particolare, per aver dato ospitalità agli ebrei scacciati dall'Europa a seguito della Reconquista Cattolica. Questa è una lotta anticoloniale e per il perseguimento dei propri diritti umani e politici. Nella Palestina libera ci sarà posto per tutti, anche per i giusti che ne hanno difeso il diritto. La Palestina non ha mai costruito ghetti. Ponte di civiltà e culture, le ha inglobate tutte, senza timore, come sa e può fare chi abbia una storia millenaria alle spalle.
Ti diranno che settemila anni fa erano loro a possedere quella terra. Nulla di più falso. Le tribù nomadi ebraiche hanno vissuto spostandosi in tutto il Medioriente, anche nelle aree desertiche del Negev. Territori, come la Palestina, abitati dalla notte dei tempi dai popoli autoctoni che mai si sono allontanati dalla loro terra, e che l'hanno nutrita nei millenni. Lo dice la storia, lo dice l'archeologia, lo dice finanche la Bibbia, quel testo religioso che hanno preso come garante delle loro rivendicazioni territoriali, un'aberrazione infinita. Nei commenti posto un versetto biblico, se proprio ci tieni, e la lectio magistralis del professore Barbero.
E se pure fosse vero, prova a chiederti chi vivesse duemila anni fa nel luogo in cui sei ora e capirai il livello di follia insito in ciò.
Ti diranno che hanno acquistato quelle terre. Non ci vuole molto a comprendere che, se pure acquistassi centomila acri di terra in Francia, ciò non mi darebbe il diritto di crearvi uno stato. Francia era e Francia rimarrebbe.
Ti diranno che sono territori conquistati con la guerra. E di nuovo: non è consentita la conquista di neanche un centimetro di territorio con la guerra. Non siamo nel Medioevo. Le cartine degli stati sono state tutte consegnate all'Onu. Tutte, tranne una. Indovina quale.
Ti diranno che la lotta palestinese è terrorismo. E di nuovo faccio ricorso alla legge internazionale, che definisce legittima la lotta dei popoli sotto occupazione, anche la lotta armata. E ti ricordo che Nelson Mandela veniva definito terrorista dal governo sudafricano di apartheid.
Tutto ciò a cui si sono appellati per giustificare ciò che è avvenuto in Palestina risulta falso e privo di qualsiasi connessione alla più elementare logica.
Se te lo diranno, tu rispondigli ".
Rossella Ahmad
E se anche fosse stato un deserto, comunque non avrebbe giustificato ciò che avvenne. Nel primo commento la Palestina com'era.
Ti diranno che la Palestina non era uno stato. E difatti non lo erano neanche la Siria e neanche il Libano o la Giordania. Erano province dell'impero ottomano che poi si sarebbero costituite come stati esattamente allo stesso modo in cui avvenne per gli stati europei con la dissoluzione del sacro romano impero (e le infinite lotte che ne seguirono). E comunque, stato o provincia cosa cambia? La gente vi abitava anche se si fosse chiamata municipalità
Ti diranno che è una guerra religiosa. Nulla di più falso. In terra santa sono vissuti in pace i fedeli di tutte le religioni fino all'avvento del sionismo, che ha reso la Palestina uno stato esclusivo per soli ebrei, da cui verranno progressivamente cacciati tutti gli altri. Il rabbino David Weiss, del gruppo ortodosso antisionista Naturei karta, più di una volta ha ringraziato il mondo islamico, e la Palestina in particolare, per aver dato ospitalità agli ebrei scacciati dall'Europa a seguito della Reconquista Cattolica. Questa è una lotta anticoloniale e per il perseguimento dei propri diritti umani e politici. Nella Palestina libera ci sarà posto per tutti, anche per i giusti che ne hanno difeso il diritto. La Palestina non ha mai costruito ghetti. Ponte di civiltà e culture, le ha inglobate tutte, senza timore, come sa e può fare chi abbia una storia millenaria alle spalle.
Ti diranno che settemila anni fa erano loro a possedere quella terra. Nulla di più falso. Le tribù nomadi ebraiche hanno vissuto spostandosi in tutto il Medioriente, anche nelle aree desertiche del Negev. Territori, come la Palestina, abitati dalla notte dei tempi dai popoli autoctoni che mai si sono allontanati dalla loro terra, e che l'hanno nutrita nei millenni. Lo dice la storia, lo dice l'archeologia, lo dice finanche la Bibbia, quel testo religioso che hanno preso come garante delle loro rivendicazioni territoriali, un'aberrazione infinita. Nei commenti posto un versetto biblico, se proprio ci tieni, e la lectio magistralis del professore Barbero.
E se pure fosse vero, prova a chiederti chi vivesse duemila anni fa nel luogo in cui sei ora e capirai il livello di follia insito in ciò.
Ti diranno che hanno acquistato quelle terre. Non ci vuole molto a comprendere che, se pure acquistassi centomila acri di terra in Francia, ciò non mi darebbe il diritto di crearvi uno stato. Francia era e Francia rimarrebbe.
Ti diranno che sono territori conquistati con la guerra. E di nuovo: non è consentita la conquista di neanche un centimetro di territorio con la guerra. Non siamo nel Medioevo. Le cartine degli stati sono state tutte consegnate all'Onu. Tutte, tranne una. Indovina quale.
Ti diranno che la lotta palestinese è terrorismo. E di nuovo faccio ricorso alla legge internazionale, che definisce legittima la lotta dei popoli sotto occupazione, anche la lotta armata. E ti ricordo che Nelson Mandela veniva definito terrorista dal governo sudafricano di apartheid.
Tutto ciò a cui si sono appellati per giustificare ciò che è avvenuto in Palestina risulta falso e privo di qualsiasi connessione alla più elementare logica.
Se te lo diranno, tu rispondigli ".
Rossella Ahmad
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Non ha più stato Putin
di Marco Travaglio
Avete presente l’Ucraina, prima fallita e poi distrutta grazie all’astuta alleanza con l’Occidente, alla guerra civile contro i russofoni del Donbass e all’invasione russa? Ora tocca alla Moldavia. È il Paese più povero d’Europa (davanti a Kiev) per la scarsità di risorse, per i governi corrotti e incapaci e per il passaggio dal collettivismo sovietico all’economia di mercato (dal “poco a tutti” al “niente a molti e tutto a pochi”: i soliti oligarchi). La presidente Maia Sandu e il governo due anni fa hanno ottenuto la candidatura a entrare nell’Ue. E domenica si è votato per il nuovo presidente e per un referendum consultivo sull’Ue. I sondaggi filogovernativi davano i Sì al 55-60%. E il sistema mediatico europeo suonava la grancassa dei bravi moldavi che non vedono l’ora di iscriversi al club più sfigato del mondo in odio alla Russia (che non c’entra nulla perché la Moldavia è neutrale dall’indipendenza nel 1990, tranne la Transnistria russofona, anch’essa indipendente da 24 anni senza che nessuno la riconosca: mica è il Kosovo). Poi i moldavi hanno votato e, sorpresa!, la prima proiezione dava il No al 58% e il Sì al 42. A quel punto la Sandu e l’euro-orchestrina han cominciato a strillare ai brogli. Indovinate di chi? Ma di Putin, naturalmente. Guai se le urne contraddicono gli oracoli: in caso di discrepanze, prevalgono i sondaggi, mica i voti. Sandu: “Putin ha comprato 300 mila voti, frodi mai viste, prove inconfutabili”. Bruxelles: “Interferenze e strategie ibride russe senza precedenti”. Poi sono arrivati i voti degli espatriati dalle ambasciate e dai consolati europei, dove ovviamente i brogli non si usano. E, come per miracolo, i Sì sono balzati al 50,3% contro il 49,7 dei No. Quindi il grande sogno euroatlantico affratella metà dei moldavi più lo 0,3%. Un trionfo.
Brogli, rubli, fake news, infiltrati e hacker putiniani spariscono in un battibaleno: siccome il Sì prevale per ben 12mila voti, vincono l’Europa e la democrazia. Fra l’altro questi brogli putiniani, apparsi domenica notte e scomparsi lunedì mattina, erano curiosamente selettivi: truccavano solo le schede referendarie, ma trascuravano quelle presidenziali. Infatti, mentre il Sì all’Ue è rimasto in forse fino all’ultimo, la vittoria della presidente filo-Ue non è mai stata in discussione: i pirla russi hanno tolto voti all’Europa, ma si sono scordati di levarli a quella che ci vuole entrare. Così la Sandu ha preso il 42% e andrà al ballottaggio con l’ex procuratore socialista Alexandr Stoianoglo, che vuole mantenere la neutralità, ergo è “filo-russo”. Prossimo test: la Georgia. E anche lì dipende: se vincono i cattivi, ha stato Putin; se vincono i buoni, trionfa la democrazia. Cioè quel sistema che lascia liberi i popoli di scegliere quello che decidiamo noi.
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
di Marco Travaglio
Avete presente l’Ucraina, prima fallita e poi distrutta grazie all’astuta alleanza con l’Occidente, alla guerra civile contro i russofoni del Donbass e all’invasione russa? Ora tocca alla Moldavia. È il Paese più povero d’Europa (davanti a Kiev) per la scarsità di risorse, per i governi corrotti e incapaci e per il passaggio dal collettivismo sovietico all’economia di mercato (dal “poco a tutti” al “niente a molti e tutto a pochi”: i soliti oligarchi). La presidente Maia Sandu e il governo due anni fa hanno ottenuto la candidatura a entrare nell’Ue. E domenica si è votato per il nuovo presidente e per un referendum consultivo sull’Ue. I sondaggi filogovernativi davano i Sì al 55-60%. E il sistema mediatico europeo suonava la grancassa dei bravi moldavi che non vedono l’ora di iscriversi al club più sfigato del mondo in odio alla Russia (che non c’entra nulla perché la Moldavia è neutrale dall’indipendenza nel 1990, tranne la Transnistria russofona, anch’essa indipendente da 24 anni senza che nessuno la riconosca: mica è il Kosovo). Poi i moldavi hanno votato e, sorpresa!, la prima proiezione dava il No al 58% e il Sì al 42. A quel punto la Sandu e l’euro-orchestrina han cominciato a strillare ai brogli. Indovinate di chi? Ma di Putin, naturalmente. Guai se le urne contraddicono gli oracoli: in caso di discrepanze, prevalgono i sondaggi, mica i voti. Sandu: “Putin ha comprato 300 mila voti, frodi mai viste, prove inconfutabili”. Bruxelles: “Interferenze e strategie ibride russe senza precedenti”. Poi sono arrivati i voti degli espatriati dalle ambasciate e dai consolati europei, dove ovviamente i brogli non si usano. E, come per miracolo, i Sì sono balzati al 50,3% contro il 49,7 dei No. Quindi il grande sogno euroatlantico affratella metà dei moldavi più lo 0,3%. Un trionfo.
Brogli, rubli, fake news, infiltrati e hacker putiniani spariscono in un battibaleno: siccome il Sì prevale per ben 12mila voti, vincono l’Europa e la democrazia. Fra l’altro questi brogli putiniani, apparsi domenica notte e scomparsi lunedì mattina, erano curiosamente selettivi: truccavano solo le schede referendarie, ma trascuravano quelle presidenziali. Infatti, mentre il Sì all’Ue è rimasto in forse fino all’ultimo, la vittoria della presidente filo-Ue non è mai stata in discussione: i pirla russi hanno tolto voti all’Europa, ma si sono scordati di levarli a quella che ci vuole entrare. Così la Sandu ha preso il 42% e andrà al ballottaggio con l’ex procuratore socialista Alexandr Stoianoglo, che vuole mantenere la neutralità, ergo è “filo-russo”. Prossimo test: la Georgia. E anche lì dipende: se vincono i cattivi, ha stato Putin; se vincono i buoni, trionfa la democrazia. Cioè quel sistema che lascia liberi i popoli di scegliere quello che decidiamo noi.
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Giorgio Bianchi Photojournalist
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Forwarded from SilvioDallaTorre (Silvio Dalla Torre)
L'Italia non è un paese sovrano. Gli staterelli del Sei e Settecento erano più autonomi dell'attuale stato nazionale. Siamo soggetti a una triplice autorità: degli Stati Uniti, della Commissione Europea e dei mercati internazionali . Padre, Figlio e Spirito santo. E' a questa nuova santissima trinità che gli uomini di potere sono tenuti a far professione di fede. Corollario ad essa è una ideologia ufficiale che ha ugualmente tre capisaldi: la religione dei diritti umani, che serve a giustificare l'ingerenza dell'Occidente in tutti i paesi del globo ; il culto metafisico della Shoa, che serve a mentenere l'Europa in un perpetuo stato di dipendenza, imputandole eternamente la responsabilità dei crimini contro gli ebrei; il sionismo, che serve a giustificare qualsiasi nefandezza dello stato di Israele, visto come avamposto e cane da guardia occidentale in Medio Oriente.
In questa situazione, l'intero dibattito politico e culturale, quello almeno che si svolge entro il perimetro della stampa e delle televisioni di regime, tende ad assumere un carattere meramente teatrale. Nel momento in cui qualsiasi decisione del parlamento e del governo può essere ribaltata da uno starnuto di un presidente americano, da un pronunciamento della Commissione di Bruxelles o da un soffio di vento dei mercati finanziari, a venir meno è la politica. Di conseguenza, concetti come destra, sinistra , anticomunismo, antifascismo perdono ogni significato. Diventano parole a cui non corrispondono cose. Servono solo a mantenere artificialmente in vita le divisioni del passato. Non a caso, quando queste parole vengono pronunciate nei dibattiti a qualsiasi livello e magari usate come armi contundenti, si assiste a un precipitare della discussione, che scade al livello del pettegolezzo o del litigio tra isterici.
Oggi la vera divisione passa tra chi accetta lo stato di dipendenza dell'Italia (e dell'Europa) e chi no.
In questa situazione, l'intero dibattito politico e culturale, quello almeno che si svolge entro il perimetro della stampa e delle televisioni di regime, tende ad assumere un carattere meramente teatrale. Nel momento in cui qualsiasi decisione del parlamento e del governo può essere ribaltata da uno starnuto di un presidente americano, da un pronunciamento della Commissione di Bruxelles o da un soffio di vento dei mercati finanziari, a venir meno è la politica. Di conseguenza, concetti come destra, sinistra , anticomunismo, antifascismo perdono ogni significato. Diventano parole a cui non corrispondono cose. Servono solo a mantenere artificialmente in vita le divisioni del passato. Non a caso, quando queste parole vengono pronunciate nei dibattiti a qualsiasi livello e magari usate come armi contundenti, si assiste a un precipitare della discussione, che scade al livello del pettegolezzo o del litigio tra isterici.
Oggi la vera divisione passa tra chi accetta lo stato di dipendenza dell'Italia (e dell'Europa) e chi no.
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