Forwarded from RangeloniNews
🇷🇺 Russia, il Ministero della difesa conferma la tregua dall’8 maggio e invita la popolazione di Kiev a lasciare la città in caso di violazioni ucraine
In un nuovo comunicato, il Ministero della Difesa russo, riporta che a partire dalle 00:00 dell’8 maggio e fino al giorno 10 dello stesso mese le forze armate russe rispetteranno integralmente il cessate il fuoco sul fronte ucraino in conformità con la decisione del Presidente Putin.
Il ministero invita l’Ucraina a rispettare il cessate il fuoco, promettendo risposte “adeguate” in caso di violazioni della tregua.
Da Mosca avvertono che qualora i militari ucraini dovessero tentare di minacciare l’interruzione delle celebrazioni legate all’anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica di Mosca, “le Forze Armate della Federazione Russa lanceranno un massiccio attacco missilistico al centro di Kiev”. Il ministero della Difesa russo si è rivolto inoltre alla popolazione civile di Kiev e al personale delle missioni diplomatiche straniere presente nella capitale ucraina, chiedendo di lasciare tempestivamente la città.
Zelensky, a sua volta, ha minacciato la possibilità di attacchi su Mosca durante il 9 maggio, invitando i leader dei paesi stranieri ad evitare di recarsi presso la capitale della Russia.
https://t.me/vn_rangeloni
In un nuovo comunicato, il Ministero della Difesa russo, riporta che a partire dalle 00:00 dell’8 maggio e fino al giorno 10 dello stesso mese le forze armate russe rispetteranno integralmente il cessate il fuoco sul fronte ucraino in conformità con la decisione del Presidente Putin.
Il ministero invita l’Ucraina a rispettare il cessate il fuoco, promettendo risposte “adeguate” in caso di violazioni della tregua.
Da Mosca avvertono che qualora i militari ucraini dovessero tentare di minacciare l’interruzione delle celebrazioni legate all’anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica di Mosca, “le Forze Armate della Federazione Russa lanceranno un massiccio attacco missilistico al centro di Kiev”. Il ministero della Difesa russo si è rivolto inoltre alla popolazione civile di Kiev e al personale delle missioni diplomatiche straniere presente nella capitale ucraina, chiedendo di lasciare tempestivamente la città.
Zelensky, a sua volta, ha minacciato la possibilità di attacchi su Mosca durante il 9 maggio, invitando i leader dei paesi stranieri ad evitare di recarsi presso la capitale della Russia.
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SPAGNA BATTE ITALIA
di Marco Travaglio
Se fosse uno scherzo, sarebbe di pessimo gusto. Ma è tutto vero. Il governo italiano e la Commissione europea fanno a gara a risparmiare qualsiasi sanzione al governo sterminatore d’Israele, mentre sanzionano la Russia e ne perseguitano gli artisti alla Biennale di Venezia.
Intanto il governo spagnolo porta in trionfo Francesca Albanese, cittadina italiana e relatrice Onu sui territori palestinesi occupati, e chiede all’Ue di proteggere legalmente con lo “Statuto di blocco” sia lei sia i giudici della Corte penale internazionale sanzionati dagli Usa per aver fatto il proprio lavoro: la Albanese per aver stilato rapporti per l’Onu sulle condizioni terrificanti dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania; i giudici della Cpi per aver spiccato mandati di cattura per Netanyahu e i suoi complici (l’avevano fatto per molto meno anche per Putin&C., ma quello andava bene a tutti).
“La Spagna – ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez, anticipando la lettera scritta alla Von der Leyen – non sta zitta né distoglie lo sguardo: è un’ora decisiva per il diritto internazionale. Sono state imposte mesi fa sanzioni ai giudici della Cpi e alla relatrice per la Palestina per aver fatto il proprio dovere: hanno difeso il diritto internazionale contro il genocidio a Gaza e la loro vita è diventata un calvario”. Ma “se l’Ue attivasse subito lo Statuto di blocco, le sanzioni sarebbero neutralizzate. Madrid è al lavoro per ottenere l’appoggio di altri Stati in vista del Consiglio europeo del 18 giugno. L’Ue non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione”.
Invece la commissione Ursula – che gode dell’appoggio del governo Meloni e pure del Pd – non muove un dito neppure dinanzi all’appello del leader di uno dei suoi Stati membri. Del resto la maggioranza dei Ventisette, Italia e Germania in testa, s’è appena opposta financo a sospendere l’Accordo di Associazione Ue-Israele. E sia la Commissione Ue sia il governo italiano non dicono né fanno nulla di concreto contro il sequestro degli attivisti della Flotilla, illegalmente detenuti a Askhelon dopo essere stati rapiti dai pirati di Netanyahu in acque europee su una barca italiana, cioè sul nostro territorio sovrano. Anche quell’abominio lo denuncia solo Sánchez.
Ora le chiacchiere stanno a zero. Anziché protestare contro il governo e recitare la solita filastrocca “riferisca in Parlamento”, il Pd ha una sola cosa da fare: passare all’opposizione della Commissione Ursula e chiedere al Pse di fare altrettanto. E magari, se gli reggono le gambe, appellarsi a Mattarella perché dica una parola contro le sanzioni Usa all’italiana Albanese e il rapimento degli attivisti su una nave italiana. Sempreché non sia troppo impegnato con la grazia alla Minetti.
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di Marco Travaglio
Se fosse uno scherzo, sarebbe di pessimo gusto. Ma è tutto vero. Il governo italiano e la Commissione europea fanno a gara a risparmiare qualsiasi sanzione al governo sterminatore d’Israele, mentre sanzionano la Russia e ne perseguitano gli artisti alla Biennale di Venezia.
Intanto il governo spagnolo porta in trionfo Francesca Albanese, cittadina italiana e relatrice Onu sui territori palestinesi occupati, e chiede all’Ue di proteggere legalmente con lo “Statuto di blocco” sia lei sia i giudici della Corte penale internazionale sanzionati dagli Usa per aver fatto il proprio lavoro: la Albanese per aver stilato rapporti per l’Onu sulle condizioni terrificanti dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania; i giudici della Cpi per aver spiccato mandati di cattura per Netanyahu e i suoi complici (l’avevano fatto per molto meno anche per Putin&C., ma quello andava bene a tutti).
“La Spagna – ha detto il premier spagnolo Pedro Sánchez, anticipando la lettera scritta alla Von der Leyen – non sta zitta né distoglie lo sguardo: è un’ora decisiva per il diritto internazionale. Sono state imposte mesi fa sanzioni ai giudici della Cpi e alla relatrice per la Palestina per aver fatto il proprio dovere: hanno difeso il diritto internazionale contro il genocidio a Gaza e la loro vita è diventata un calvario”. Ma “se l’Ue attivasse subito lo Statuto di blocco, le sanzioni sarebbero neutralizzate. Madrid è al lavoro per ottenere l’appoggio di altri Stati in vista del Consiglio europeo del 18 giugno. L’Ue non può restare con le braccia conserte di fronte a questa persecuzione”.
Invece la commissione Ursula – che gode dell’appoggio del governo Meloni e pure del Pd – non muove un dito neppure dinanzi all’appello del leader di uno dei suoi Stati membri. Del resto la maggioranza dei Ventisette, Italia e Germania in testa, s’è appena opposta financo a sospendere l’Accordo di Associazione Ue-Israele. E sia la Commissione Ue sia il governo italiano non dicono né fanno nulla di concreto contro il sequestro degli attivisti della Flotilla, illegalmente detenuti a Askhelon dopo essere stati rapiti dai pirati di Netanyahu in acque europee su una barca italiana, cioè sul nostro territorio sovrano. Anche quell’abominio lo denuncia solo Sánchez.
Ora le chiacchiere stanno a zero. Anziché protestare contro il governo e recitare la solita filastrocca “riferisca in Parlamento”, il Pd ha una sola cosa da fare: passare all’opposizione della Commissione Ursula e chiedere al Pse di fare altrettanto. E magari, se gli reggono le gambe, appellarsi a Mattarella perché dica una parola contro le sanzioni Usa all’italiana Albanese e il rapimento degli attivisti su una nave italiana. Sempreché non sia troppo impegnato con la grazia alla Minetti.
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Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, è andato in Irpinia a inaugurare una scuola intitolata a Piersanti Mattarella.
E davanti ai giornalisti ha detto: “Ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio suo fratello assassinato dalle Brigate Rosse e lo tirava fuori dalla macchina”.
Piersanti Mattarella fu ucciso dalla mafia, il 6 gennaio 1980, a Palermo. Lo sanno pure le pietre.
Eccetto il Ministro dell’Istruzione e del Merito.
Quale merito, quale merito...
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E davanti ai giornalisti ha detto: “Ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio suo fratello assassinato dalle Brigate Rosse e lo tirava fuori dalla macchina”.
Piersanti Mattarella fu ucciso dalla mafia, il 6 gennaio 1980, a Palermo. Lo sanno pure le pietre.
Eccetto il Ministro dell’Istruzione e del Merito.
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[...] I palestinesi non stigmatizzeranno mai come inutile alcuna azione di solidarietà e di partecipazione alla loro lotta. Ciò che realmente essi temono è l'oblio. Che cali su Gaza la cortina di silenzio precedente il 7 ottobre .
Chiusi in un mattatoio da cui è impossibile uscire, in cui è difficilissimo entrare, persino un messaggio in bottiglia che si areni sulle rive di Gaza, è per essi generatore di gioia e speranza. Provate a immaginarvi al loro posto e ditemi con sincerità se non scrutereste l'orizzonte ogni giorno, come la principessa della fiaba antica chiusa nella torre inaccessibile agli umani.
Lei sa che il drago che la tiene prigioniera difficilmente potrà essere sconfitto, ma continua a sperare nell'imponderabile.
E guai se non fosse così.
Vivo la questione palestinese da troppo tempo per illudermi che il drago possa essere sconfitto con un fiore, un girotondo pacifista un decreto che piova dall'alto, o che il diritto al ritorno possa essere conferito da una qualsivoglia entità, senza il personale sacrificio del popolo colonizzato. Ma la Resistenza sul campo incombe esclusivamente sui coraggiosi che sono appunto sul campo. Noi, qui, possiamo solo sostenerli in ogni maniera possibile, la più efficace delle quali consiste nel mettere pressione ai governi complici.
I nostri governi.
La Flottilla non è altro che una di quelle maniere.
Mi rivolgo agli amici della Palestina perché è il loro parere che mi interessa.
Degli altri, i disagiati che inneggiano al genocidio palestinese e in generale a quello degli arabi e degli islamici, o che ne restano indifferenti, mi importa meno di nulla.
Se sono sionisti, sono più giustificabili degli altri ai miei occhi.
Impareranno presto a loro spese cosa ha comportato tifare per la demolizione sistematica del diritto, per un mondo fondato sulla legge della giungla, sulla supremazia della violenza, sull'arroganza del potere, sulla possibilità di qualcuno di fare ciò che vuole, come vuole e quando vuole. Un mondo che ha tollerato e digerito un genocidio mentre esso avveniva è un mondo pericoloso per tutti, anche per loro. Non importa da quale parte della barricata stessero, né quanto inutile tempo abbiano sprecato nel dedicarsi alle guerre orizzontali.
Ciò che accetti per gli altri, prima o poi giungerà anche a te. È una legge natuale alla quale non si sfugge
Rossella Ahmad
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Chiusi in un mattatoio da cui è impossibile uscire, in cui è difficilissimo entrare, persino un messaggio in bottiglia che si areni sulle rive di Gaza, è per essi generatore di gioia e speranza. Provate a immaginarvi al loro posto e ditemi con sincerità se non scrutereste l'orizzonte ogni giorno, come la principessa della fiaba antica chiusa nella torre inaccessibile agli umani.
Lei sa che il drago che la tiene prigioniera difficilmente potrà essere sconfitto, ma continua a sperare nell'imponderabile.
E guai se non fosse così.
Vivo la questione palestinese da troppo tempo per illudermi che il drago possa essere sconfitto con un fiore, un girotondo pacifista un decreto che piova dall'alto, o che il diritto al ritorno possa essere conferito da una qualsivoglia entità, senza il personale sacrificio del popolo colonizzato. Ma la Resistenza sul campo incombe esclusivamente sui coraggiosi che sono appunto sul campo. Noi, qui, possiamo solo sostenerli in ogni maniera possibile, la più efficace delle quali consiste nel mettere pressione ai governi complici.
I nostri governi.
La Flottilla non è altro che una di quelle maniere.
Mi rivolgo agli amici della Palestina perché è il loro parere che mi interessa.
Degli altri, i disagiati che inneggiano al genocidio palestinese e in generale a quello degli arabi e degli islamici, o che ne restano indifferenti, mi importa meno di nulla.
Se sono sionisti, sono più giustificabili degli altri ai miei occhi.
Impareranno presto a loro spese cosa ha comportato tifare per la demolizione sistematica del diritto, per un mondo fondato sulla legge della giungla, sulla supremazia della violenza, sull'arroganza del potere, sulla possibilità di qualcuno di fare ciò che vuole, come vuole e quando vuole. Un mondo che ha tollerato e digerito un genocidio mentre esso avveniva è un mondo pericoloso per tutti, anche per loro. Non importa da quale parte della barricata stessero, né quanto inutile tempo abbiano sprecato nel dedicarsi alle guerre orizzontali.
Ciò che accetti per gli altri, prima o poi giungerà anche a te. È una legge natuale alla quale non si sfugge
Rossella Ahmad
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Forwarded from Piccolenote
ISRAELE: BOMBE SU BEIRUT E SUI NEGOZIATI USA-IRAN
"Fonti pakistane hanno confermato mercoledì ad Al-Arabiya e Al-Hadath che la maggior parte della bozza di accordo stilata gode dell'approvazione sia degli Stati Uniti che dell'Iran".
CONTINUA A LEGGERE ➡️ https://www.piccolenote.it/mondo/israele-bombe-su-beirut-e-sui-negoziati-usa-iran
"Fonti pakistane hanno confermato mercoledì ad Al-Arabiya e Al-Hadath che la maggior parte della bozza di accordo stilata gode dell'approvazione sia degli Stati Uniti che dell'Iran".
“Accogliamo con favore la notizia della possibilità che si firmi un accordo [tra Stati Uniti e Iran], ma, in qualità di mediatori, non tradiremo la fiducia di entrambe le parti rivelandone i dettagli”. Così recita un comunicato del ministero degli Esteri pakistano riportato da Teheran Times.
A riferire per primo la notizia di un possibile accordo era stato Axios, diretto da Barak Ravid, ex ufficiale dell’Unità 8200 dell’IDF (specializzata in intelligence digitale e operazioni psicologiche). La notizia era stata accolta con sarcasmo dal presidente del Parlamento iraniano Mohamed Qalibaf, che l’ha bollata come “operazione Fauxios” (faux, falso).
Dichiarazioni che oggi aprono i più importanti media iraniani, da cui discende certo scetticismo riguardo la veridicità della notizia. E però, appunto, c’è il comunicato del ministero degli Esteri pakistano. E, sempre ieri, tra le altre cose, una nota di PressTv – la Tv di Stato di Teheran – che, nel descrivere il nuovo meccanismo di transito attraverso lo Stretto di Hormuz varato ieri dall’Iran e sotto la sua stretta tutela, terminava spiegando che: “Tutto ciò accade nel contesto di notizie secondo cui l’Iran e gli Stati Uniti si stanno avvicinando a un accordo che consentirebbe la fine definitiva dell’aggressione e un allentamento delle restrizioni iraniane sul transito attraverso Hormuz”.
Apparenti contraddizioni che in realtà…
CONTINUA A LEGGERE ➡️ https://www.piccolenote.it/mondo/israele-bombe-su-beirut-e-sui-negoziati-usa-iran
Piccole Note
Israele: bombe su Beirut e sui negoziati Usa-Iran
A riferire per primo la notizia di un possibile accordo era stato Axios, diretto da Barak Ravid, ex ufficiale dell'Unità 8200 dell'IDF (specializzata in
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Forwarded from InsideOver (Robert Charlton)
Sudan ed Etiopia ormai pronti alla guerra. E dietro di loro Emirati, Arabia Saudita, Egitto e…
Khartoum ha accusato Addis Abeba di supportare attivamente i ribelli delle Rsf e di essere oramai un proxy degli Emirati Arabi Uniti. Esplicita la minaccia sudanese: “Pronti a un confronto diretto con l’Etiopia”.
Leggi l'articolo di Mauro Indelicato qui 👉https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html
#insideover #guerra #sudan #etiopia #africa #geopolitica
Khartoum ha accusato Addis Abeba di supportare attivamente i ribelli delle Rsf e di essere oramai un proxy degli Emirati Arabi Uniti. Esplicita la minaccia sudanese: “Pronti a un confronto diretto con l’Etiopia”.
Leggi l'articolo di Mauro Indelicato qui 👉https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html
#insideover #guerra #sudan #etiopia #africa #geopolitica
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Forwarded from Laura Ru (Laura Ru)
Decine di migliaia di studenti in tutta la Germania sono in sciopero, nella terza protesta nazionale contro la politica di riarmo del governo, nonostante i tentativi di intimidazione delle autorità che minacciano sanzioni o persino l'espulsione degli studenti in lotta.
Il movimento "Sciopero scolastico contro il servizio di leva" sostiene che, sotto il cancelliere Merz, la Germania stia preparando i giovani a diventare carne da cannone per una guerra futura, senza nessuna consultazione pubblica. Gli scioperi sono stati innescati dalla legge sulla modernizzazione del servizio militare che, pur senza reintrodurre il servizio di leva, ha introdotto diverse misure obbligatorie. Tutti i diciottenni devono ora compilare un questionario per valutare la loro attitudine al servizio militare, con visite mediche obbligatorie che seguiranno l'anno prossimo. La legge include anche una clausola controversa che impedisce agli uomini di età compresa tra 17 e 45 anni di recarsi all'estero per più di tre mesi senza l'autorizzazione delle forze armate.
La protesta è stata volutamente programmata in concomitanza con il Giorno della Vittoria in Europa, ossia la resa incondizionata della Germania nazista nel 1945. Gli studenti hanno scelto questa data per tracciare un parallelo storico: l'attuale rapido riarmo della Germania rischia di ripetere gli stessi errori, come il militarismo, che portarono alla catastrofe della Seconda guerra mondiale. Ciò avviene mentre il governo annuncia un imponente piano di spesa per la difesa da 779 miliardi di euro, con l'obiettivo di raddoppiare gli investimenti militari in cinque anni. Gli studenti esprimono anche uno scontento più ampie verso un sistema politico che li ignora, sottolineando il contrasto tra i miliardi spesi per la difesa e le scuole cronicamente sottofinanziate, la carenza di insegnanti e la crisi abitativa. @LauraRuHK ➡️ https://schulstreikgegenwehrpflicht.com/
Il movimento "Sciopero scolastico contro il servizio di leva" sostiene che, sotto il cancelliere Merz, la Germania stia preparando i giovani a diventare carne da cannone per una guerra futura, senza nessuna consultazione pubblica. Gli scioperi sono stati innescati dalla legge sulla modernizzazione del servizio militare che, pur senza reintrodurre il servizio di leva, ha introdotto diverse misure obbligatorie. Tutti i diciottenni devono ora compilare un questionario per valutare la loro attitudine al servizio militare, con visite mediche obbligatorie che seguiranno l'anno prossimo. La legge include anche una clausola controversa che impedisce agli uomini di età compresa tra 17 e 45 anni di recarsi all'estero per più di tre mesi senza l'autorizzazione delle forze armate.
La protesta è stata volutamente programmata in concomitanza con il Giorno della Vittoria in Europa, ossia la resa incondizionata della Germania nazista nel 1945. Gli studenti hanno scelto questa data per tracciare un parallelo storico: l'attuale rapido riarmo della Germania rischia di ripetere gli stessi errori, come il militarismo, che portarono alla catastrofe della Seconda guerra mondiale. Ciò avviene mentre il governo annuncia un imponente piano di spesa per la difesa da 779 miliardi di euro, con l'obiettivo di raddoppiare gli investimenti militari in cinque anni. Gli studenti esprimono anche uno scontento più ampie verso un sistema politico che li ignora, sottolineando il contrasto tra i miliardi spesi per la difesa e le scuole cronicamente sottofinanziate, la carenza di insegnanti e la crisi abitativa. @LauraRuHK ➡️ https://schulstreikgegenwehrpflicht.com/
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I "virologi" sono pronti a uscire dalla tana come marmotte a febbraio.
Telecamere, podcast, giornali, talk show. Tutti disponibilissimi h24 a dare indicazioni.
In questi anni hanno provato a rimanere sulla cresta dell'onda facendo grotteschi video sui social mentre cucinavano, mentre davano indicazioni su qualsiasi cosa gli venisse in mente, ma con fatica. In realtà erano caduti in depressione con l'ego sgonfiato e le tasche più vuote.
Loro aspettano nuovi "virus" per rinsavire ed ergersi sulle masse incolte e gridare "sei virologo tuhhh?"
Arieccoli. È la loro linfa.
Da Weltanschauung Italia
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In questi anni hanno provato a rimanere sulla cresta dell'onda facendo grotteschi video sui social mentre cucinavano, mentre davano indicazioni su qualsiasi cosa gli venisse in mente, ma con fatica. In realtà erano caduti in depressione con l'ego sgonfiato e le tasche più vuote.
Loro aspettano nuovi "virus" per rinsavire ed ergersi sulle masse incolte e gridare "sei virologo tuhhh?"
Arieccoli. È la loro linfa.
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La Biennale di Venezia si è svegliata davanti a tante porte serrate. Nel giorno più teso della pre-apertura, una ventina di padiglioni tra Arsenale e Giardini hanno deciso di rimanere chiusi, per protesta contro la presenza di Israele.
La mobilitazione è stata rilanciata da numerosi collettivi, che l'hanno definita uno sciopero di lavoratori e lavoratrici della cultura “contro il genocidio in Palestina”.
All’Arsenale, intanto, il padiglione israeliano ha aperto in modalità superblindata. All’inaugurazione, riservata agli invitati e a pochissimi giornalisti, erano presenti l’ambasciatore Jonathan Peled e l’artista Belu-Simion Fainaru, autore dell’installazione The Rose of Nothingness.
Attorno all’evento è stato predisposto un imponente dispositivo di sicurezza: da polizia e carabinieri in tenuta antisommossa agli agenti in borghese, passando per controlli rigidi all’ingresso e persino un elicottero che sorvegliava l’area. Nonostante le proteste annunciate, davanti al padiglione non si sono registrate contestazioni organizzate durante la cerimonia, a parte la voce isolata di un uomo che gridava “Palestina libera”.
Alle 16.30 è previsto un corteo con partenza da via Garibaldi, vicino ai Giardini, promosso da Anga-Art Not Genocide Alliance, Biennalocene e realtà dei centri sociali veneziani. L’obiettivo dichiarato è raggiungere simbolicamente l’area del padiglione israeliano per protestare “contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia”, ma anche in solidarietà con Thiago e Saif, i due attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti in Israele.
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La mobilitazione è stata rilanciata da numerosi collettivi, che l'hanno definita uno sciopero di lavoratori e lavoratrici della cultura “contro il genocidio in Palestina”.
All’Arsenale, intanto, il padiglione israeliano ha aperto in modalità superblindata. All’inaugurazione, riservata agli invitati e a pochissimi giornalisti, erano presenti l’ambasciatore Jonathan Peled e l’artista Belu-Simion Fainaru, autore dell’installazione The Rose of Nothingness.
Attorno all’evento è stato predisposto un imponente dispositivo di sicurezza: da polizia e carabinieri in tenuta antisommossa agli agenti in borghese, passando per controlli rigidi all’ingresso e persino un elicottero che sorvegliava l’area. Nonostante le proteste annunciate, davanti al padiglione non si sono registrate contestazioni organizzate durante la cerimonia, a parte la voce isolata di un uomo che gridava “Palestina libera”.
Alle 16.30 è previsto un corteo con partenza da via Garibaldi, vicino ai Giardini, promosso da Anga-Art Not Genocide Alliance, Biennalocene e realtà dei centri sociali veneziani. L’obiettivo dichiarato è raggiungere simbolicamente l’area del padiglione israeliano per protestare “contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia”, ma anche in solidarietà con Thiago e Saif, i due attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti in Israele.
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Forwarded from InsideOver (Robert Charlton)
La nave da crociera, il birdwatching, le indagini: cosa sappiamo sul focolaio da hantavirus
C’è qualcosa di straniante nell’immagine di una nave da crociera ferma in mezzo all’Atlantico con i passeggeri a bordo e le autorità sanitarie che cercano di capire cosa sia successo. Non è la trama di un thriller: è quello che sta accadendo davvero.
Leggi l'articolo di Emanuele Montomoli
qui 👉https://
it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-nave-da-crociera-il-birdwatching-le-indagini-cosa-sappiamo-sul-focolaio-da-hantavirus.html
#insideover #salute #hantavirus #crociera #epidemia #geopolitica
C’è qualcosa di straniante nell’immagine di una nave da crociera ferma in mezzo all’Atlantico con i passeggeri a bordo e le autorità sanitarie che cercano di capire cosa sia successo. Non è la trama di un thriller: è quello che sta accadendo davvero.
Leggi l'articolo di Emanuele Montomoli
qui 👉https://
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Il prezioso lavoro di Elena Testi.
Come la destra religiosa israeliana ha trovato nei cristiani evangelici americani il suo alleato naturale.
Elena Testi, inviata di La7 in Israele, intervistata da Giorgio Bianchi ai microfoni di Un Giorno Speciale
https://youtu.be/bIvPdmCmbSA?si=nTdxDc-VvqIlrtGR
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Come la destra religiosa israeliana ha trovato nei cristiani evangelici americani il suo alleato naturale.
Elena Testi, inviata di La7 in Israele, intervistata da Giorgio Bianchi ai microfoni di Un Giorno Speciale
https://youtu.be/bIvPdmCmbSA?si=nTdxDc-VvqIlrtGR
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La Germania ripercorre il copione degli anni '30, armata e usata da poteri britannici per essere poi lanciata contro la Russia. L'obiettivo, come dichiarato dal Merz, è di disporre del "più forte esercito europeo" entro il 2030. Nel frattempo, bandiere e insegne sovietiche e russe vengono vietate in vista del 9 maggio, tanto per rivangare il passato
Adalberto Gianuario
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C'è una domanda che circola tra la gente comune, quella che non frequenta i salotti buoni e non legge le analisi geopolitiche, ma che alla fine del mese si trova il conto dell'energia sul tavolo.
La domanda è semplice: perché il governo italiano è andato a comprare gas in Azerbaijan — paese che ha invaso militarmente l'Armenia e si è ripreso il Nagorno-Karabakh con la forza — mentre il gas russo, più economico e già infrastrutturato, resta tabù?
“Loro non sono invasori?” | Duranti e Bianchi
https://youtu.be/I2wd1Z0S8_A?si=H5z3SMD68CgBHaAW
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La domanda è semplice: perché il governo italiano è andato a comprare gas in Azerbaijan — paese che ha invaso militarmente l'Armenia e si è ripreso il Nagorno-Karabakh con la forza — mentre il gas russo, più economico e già infrastrutturato, resta tabù?
“Loro non sono invasori?” | Duranti e Bianchi
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"La penna nel fianco", il canale Youtube di Gianandrea Gaiani, per chiunque fosse interessato ad approfondire tematiche legate ai temi della difesa, dell'economia e dell'energia.
https://youtube.com/@lapennanelfianco?si=00ZmU3c--wnhO392
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"Gli ossessionati dall'evasore sanno dove finiscono le loro tasse?"
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KURDISTAN E TURCHIA, L'INTESA - Il Primo Ministro del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, ha incontrato il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Istanbul, in un incontro di alto livello a cui hanno partecipato anche il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, il Ministro della Difesa Yasar Guler, il Ministro dell'Energia Alparslan Bayraktar e il capo del MIT Ibrahim Kalin. Erdogan ha espresso solidarietà alla Regione del Kurdistan e ha affermato che la Turchia si oppone all'estensione del conflitto tra Stati Uniti e Iran ad altri Paesi, esprimendo tristezza per gli attacchi sul territorio iracheno, anche a Erbil. I due leader hanno discusso del rafforzamento dei legami bilaterali nei settori del commercio, dei trasporti e dell'energia, nonché della formazione di un nuovo governo federale in Iraq. Barzani ha ribadito il suo sostegno al processo di disarmo del PKK e all'iniziativa di pace in Turchia. Erdogan ha elogiato il ruolo di Barzani, e del governo regionale del Kurdistan (KRG) come fattore di pace e stabilità regionale, e ha sottolineato l'importanza del progetto della Strada dello Sviluppo per l'Iraq e la regione del Golfo.
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