Donne liberal che piangono per i bambini migranti separati dai genitori, poi divorziano per scopare il personal trainer 20 anni più giovane e per prendere più alimenti fanno vedere i figli all'ex una volta al mese.
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Il divorzio non va abolito, va perfezionato, ma vi spiego perché non succederà mai.
Prima di tutto, come per i trans, dovrebbero esserci sedute obbligatorie di terapia di coppia, magari non come le conosciamo adesso ma con più mirati e puntuali metodi di recupero delle coppie, ad esempio con gente divorziata che racconta le esperienze.
In seconda traccia il giudice dovrebbe SEMPRE individuare chi dei 2 vuole divorziare e come primo capitolo della separazione scrivere : hai voluto fa il coglione? Pagati il divorzio.
L'affidamento congiunto dovrebbe essere totale, stabilire una cifra al giorno e chi tiene di più i figli riceverà il giusto contributo per quei giorni in più e non dei bizzarri bonus non meglio definiti.
In caso di tradimento ogni bizzarro bonus deve andare al tradito compresa, se richiesta, l'istanza di affidamento dei figli. Se non hai pensato ai figli per una scopata conoscendo tale legge, non mi pare tu sia affidabile per ottenere l'affidamento, maschio o femmina tu sia.
Qualunque diritto acquisito di danari dall'ex decade il giorno in cui i figli ti vedono con un altra/o, se li pagasse lei/lui.
Basta con la cazzata che non si può dividere la casa coniugale in giorni, se il Papà può vivere in macchina mentre la ex (magari fedigrafa) se trova pure il mutuo pagato, non vedo perché in quella casa non si possa vivere 15 giorni a testa.
Qualunque cosa scritta sopra se le autorità in merito stabiliscono che per i figli non sono idonee sarà un giudice a rivederle in maniera più opportuna.
Aggiungo, l'amante se informata di avere a che fare con una persona sposata deve economicamente risarcire in parte il/la tradita/o in base alle disponibilità economiche e per un periodo non inferiore a un tot stabilito dal giudice.
Ora che ho ridotto del 90% i divorzi ve dico perché questi (estremi certo) non andranno mai in porto.
Io mi sono separato per qualche mese, ho comprato una macchina, preso un appartamento e iniziato la vita demmerda del separato. Sebbene continuassi a pagare mezzo mutuo di casa, tutti i finanziamenti suoi a nome mio ecc... elargivo alla duchessa circa 450 euro di assegno.
Ovviamente non investivo più nella casa, ma pagavo la bolletta di quella presa, l'affitto e blablabla.
Questo perché non avevamo una relazione, ma la avessi avuta io magari mettevo su una seconda famiglia, altri figli, altri vestiti, libri, matrimonio, cene, case, auto, scuola e blablabla.
Avete capito? Ve lo devo spiegare? A questo aggiungete la parcella dell'avvocato e avete il quadro completo del perché ci inculcano fin da piccoli che divorziare è un bene per i figli.
Prima di tutto, come per i trans, dovrebbero esserci sedute obbligatorie di terapia di coppia, magari non come le conosciamo adesso ma con più mirati e puntuali metodi di recupero delle coppie, ad esempio con gente divorziata che racconta le esperienze.
In seconda traccia il giudice dovrebbe SEMPRE individuare chi dei 2 vuole divorziare e come primo capitolo della separazione scrivere : hai voluto fa il coglione? Pagati il divorzio.
L'affidamento congiunto dovrebbe essere totale, stabilire una cifra al giorno e chi tiene di più i figli riceverà il giusto contributo per quei giorni in più e non dei bizzarri bonus non meglio definiti.
In caso di tradimento ogni bizzarro bonus deve andare al tradito compresa, se richiesta, l'istanza di affidamento dei figli. Se non hai pensato ai figli per una scopata conoscendo tale legge, non mi pare tu sia affidabile per ottenere l'affidamento, maschio o femmina tu sia.
Qualunque diritto acquisito di danari dall'ex decade il giorno in cui i figli ti vedono con un altra/o, se li pagasse lei/lui.
Basta con la cazzata che non si può dividere la casa coniugale in giorni, se il Papà può vivere in macchina mentre la ex (magari fedigrafa) se trova pure il mutuo pagato, non vedo perché in quella casa non si possa vivere 15 giorni a testa.
Qualunque cosa scritta sopra se le autorità in merito stabiliscono che per i figli non sono idonee sarà un giudice a rivederle in maniera più opportuna.
Aggiungo, l'amante se informata di avere a che fare con una persona sposata deve economicamente risarcire in parte il/la tradita/o in base alle disponibilità economiche e per un periodo non inferiore a un tot stabilito dal giudice.
Ora che ho ridotto del 90% i divorzi ve dico perché questi (estremi certo) non andranno mai in porto.
Io mi sono separato per qualche mese, ho comprato una macchina, preso un appartamento e iniziato la vita demmerda del separato. Sebbene continuassi a pagare mezzo mutuo di casa, tutti i finanziamenti suoi a nome mio ecc... elargivo alla duchessa circa 450 euro di assegno.
Ovviamente non investivo più nella casa, ma pagavo la bolletta di quella presa, l'affitto e blablabla.
Questo perché non avevamo una relazione, ma la avessi avuta io magari mettevo su una seconda famiglia, altri figli, altri vestiti, libri, matrimonio, cene, case, auto, scuola e blablabla.
Avete capito? Ve lo devo spiegare? A questo aggiungete la parcella dell'avvocato e avete il quadro completo del perché ci inculcano fin da piccoli che divorziare è un bene per i figli.
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Il risultato delle regionali in Toscana è molto più di un dato elettorale: è un atto d’accusa.
Non contro un partito o una coalizione, ma contro l’intero sistema politico italiano, ormai svuotato, autoreferenziale e incapace di rappresentare la realtà che pretende di governare.
In una terra che per decenni è stata un feudo rosso con votazioni “bulgare”, il messaggio delle urne è chiarissimo: entrambi i poli principali hanno perso circa il 20% dei voti in termini assoluti rispetto alle scorse regionali.
Non si tratta di un semplice spostamento di consenso: è il sintomo di una frattura ormai irreversibile tra cittadini e istituzioni.
Chi parla di “disaffezione” o “apatia” dell’elettorato finge di non capire. Gli italiani non si sono stancati di votare: si sono stancati di essere presi in giro.
Si allontanano non perché non gli interessi la cosa pubblica, ma perché la cosa pubblica è stata depredata da chi avrebbe dovuto difenderla.
Ogni elezione è diventata un rituale di promesse smentite, di slogan svuotati, di facce riciclate.
Il cittadino medio non crede più a nulla non per ignoranza, ma per esperienza: ha visto troppi leader “del cambiamento” diventare, in poche settimane, servi dello stesso potere che dicevano di combattere.
Il caso della Lega è emblematico.
Da forza antisistema, radicata nel territorio e capace di parlare la lingua concreta del malessere popolare, è passata, in un tempo ridicolmente breve, a forza di governo invertebrata, pronta a tutto pur di restare in sella.
Nel 2019 sfiorava il 36%; oggi naviga sotto l’8%.
Il crollo non è un incidente, ma una condanna: quando si tradisce la propria identità, il conto arriva puntuale.
La scelta di sostenere il governo Draghi e di appoggiare misure coercitive come il green pass ha cancellato in un colpo solo anni di consenso costruito sull’opposizione all’establishment.
La Lega ha smesso di rappresentare la protesta ed è diventata parte dell’ordine che la gente disprezza.
E l’elettore, che può essere deluso, ma non stupido, l’ha punita senza pietà.
Ancora più emblematica la parabola dei Cinque Stelle, una formazione creata per incanalare il dissenso, per riportarlo all’ovile quando possibile oppure all’astensione, i 5🤡 nel 2018 fingevano di incarnare la rabbia, la speranza e la voglia di riscatto di un intero Paese.
Con il 33% dei voti, avevano in mano la possibilità storica di rifondare la politica su nuove basi.
Invece hanno, come da piano, preso la via più comoda e più vile: la trasformazione in casta, l’ingresso nei palazzi che giuravano di voler aprire “come una scatoletta di tonno”.
Hanno rinnegato, uno dopo l’altro, i principi fondanti del loro progetto, onestà, trasparenza, coerenza, diventando ciò che avevano giurato di combattere, anzi pure peggio, sono diventate delle prostitute politiche di bassa caratura.
Oggi, i 5🤡 sono ridotti a percentuali marginali, pagano il prezzo di un tradimento morale prima ancora che politico.
Hanno illuso milioni di italiani, e quando un popolo si sente ingannato, non perdona.
Questi due esempi non sono eccezioni: sono la regola.
L’intera classe politica italiana è sprofondata in una mediocrità che rasenta l’indecenza.
Non c’è più visione, non c’è più cultura politica, non c’è più spina dorsale.
Si parla per slogan, si governa per convenienza, si cambia posizione con la leggerezza con cui si swappa sul telefonino.
Il dibattito pubblico è ridotto ad un teatro di figuranti: parole altisonanti, zero sostanza.
La politica non è più il luogo dell’impegno, ma dell’opportunismo; non più servizio, ma mestiere; non più confronto, ma calcolo.
E mentre i partiti si consumano nelle loro beghe interne, la società reale, quella che lavora, che soffre, che chiede ascolto, si allontana, disgustata.
La Toscana, oggi riflette il paese intero un popolo che non si sente rappresentato da nessuno.
E quando la rappresentanza muore, muore anche la fiducia.
L’astensione non è indifferenza: è un grido silenzioso. È il modo in cui il cittadino comunica il proprio rifiuto di un sistema che non lo rispetta.
Non contro un partito o una coalizione, ma contro l’intero sistema politico italiano, ormai svuotato, autoreferenziale e incapace di rappresentare la realtà che pretende di governare.
In una terra che per decenni è stata un feudo rosso con votazioni “bulgare”, il messaggio delle urne è chiarissimo: entrambi i poli principali hanno perso circa il 20% dei voti in termini assoluti rispetto alle scorse regionali.
Non si tratta di un semplice spostamento di consenso: è il sintomo di una frattura ormai irreversibile tra cittadini e istituzioni.
Chi parla di “disaffezione” o “apatia” dell’elettorato finge di non capire. Gli italiani non si sono stancati di votare: si sono stancati di essere presi in giro.
Si allontanano non perché non gli interessi la cosa pubblica, ma perché la cosa pubblica è stata depredata da chi avrebbe dovuto difenderla.
Ogni elezione è diventata un rituale di promesse smentite, di slogan svuotati, di facce riciclate.
Il cittadino medio non crede più a nulla non per ignoranza, ma per esperienza: ha visto troppi leader “del cambiamento” diventare, in poche settimane, servi dello stesso potere che dicevano di combattere.
Il caso della Lega è emblematico.
Da forza antisistema, radicata nel territorio e capace di parlare la lingua concreta del malessere popolare, è passata, in un tempo ridicolmente breve, a forza di governo invertebrata, pronta a tutto pur di restare in sella.
Nel 2019 sfiorava il 36%; oggi naviga sotto l’8%.
Il crollo non è un incidente, ma una condanna: quando si tradisce la propria identità, il conto arriva puntuale.
La scelta di sostenere il governo Draghi e di appoggiare misure coercitive come il green pass ha cancellato in un colpo solo anni di consenso costruito sull’opposizione all’establishment.
La Lega ha smesso di rappresentare la protesta ed è diventata parte dell’ordine che la gente disprezza.
E l’elettore, che può essere deluso, ma non stupido, l’ha punita senza pietà.
Ancora più emblematica la parabola dei Cinque Stelle, una formazione creata per incanalare il dissenso, per riportarlo all’ovile quando possibile oppure all’astensione, i 5🤡 nel 2018 fingevano di incarnare la rabbia, la speranza e la voglia di riscatto di un intero Paese.
Con il 33% dei voti, avevano in mano la possibilità storica di rifondare la politica su nuove basi.
Invece hanno, come da piano, preso la via più comoda e più vile: la trasformazione in casta, l’ingresso nei palazzi che giuravano di voler aprire “come una scatoletta di tonno”.
Hanno rinnegato, uno dopo l’altro, i principi fondanti del loro progetto, onestà, trasparenza, coerenza, diventando ciò che avevano giurato di combattere, anzi pure peggio, sono diventate delle prostitute politiche di bassa caratura.
Oggi, i 5🤡 sono ridotti a percentuali marginali, pagano il prezzo di un tradimento morale prima ancora che politico.
Hanno illuso milioni di italiani, e quando un popolo si sente ingannato, non perdona.
Questi due esempi non sono eccezioni: sono la regola.
L’intera classe politica italiana è sprofondata in una mediocrità che rasenta l’indecenza.
Non c’è più visione, non c’è più cultura politica, non c’è più spina dorsale.
Si parla per slogan, si governa per convenienza, si cambia posizione con la leggerezza con cui si swappa sul telefonino.
Il dibattito pubblico è ridotto ad un teatro di figuranti: parole altisonanti, zero sostanza.
La politica non è più il luogo dell’impegno, ma dell’opportunismo; non più servizio, ma mestiere; non più confronto, ma calcolo.
E mentre i partiti si consumano nelle loro beghe interne, la società reale, quella che lavora, che soffre, che chiede ascolto, si allontana, disgustata.
La Toscana, oggi riflette il paese intero un popolo che non si sente rappresentato da nessuno.
E quando la rappresentanza muore, muore anche la fiducia.
L’astensione non è indifferenza: è un grido silenzioso. È il modo in cui il cittadino comunica il proprio rifiuto di un sistema che non lo rispetta.
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Il problema è che la politica è ben felice di questa scelta perché meno gente vota, meno gente è coinvolta e più è semplice gestire il potere.
Finché la politica resterà un gioco autoreferenziale di carriera e di potere, questo grido continuerà a crescere, ma purtroppo non produrrà nulla se non qualche trafiletto di giornale.
E se nessuno avrà il coraggio di ascoltarlo, il rischio non è solo l’astensionismo, ma qualcosa di peggiore: la resa definitiva alla disillusione.
Alla fine la “democrazia” italiana non è in pericolo per un complotto, ma per propria consunzione morale.
Muore lentamente, giorno dopo giorno, soffocata da menzogne, incoerenza, mediocrità.
Le urne toscane non hanno solo certificato un crollo di voti: hanno messo a nudo un Paese che non crede più nei propri rappresentanti.
E finché la politica non ritroverà il coraggio della verità, della coerenza e del rispetto per i cittadini, continueremo a precipitare.
Non per mancanza di voti, ma per assenza di dignità.
Il Maresciallo
Finché la politica resterà un gioco autoreferenziale di carriera e di potere, questo grido continuerà a crescere, ma purtroppo non produrrà nulla se non qualche trafiletto di giornale.
E se nessuno avrà il coraggio di ascoltarlo, il rischio non è solo l’astensionismo, ma qualcosa di peggiore: la resa definitiva alla disillusione.
Alla fine la “democrazia” italiana non è in pericolo per un complotto, ma per propria consunzione morale.
Muore lentamente, giorno dopo giorno, soffocata da menzogne, incoerenza, mediocrità.
Le urne toscane non hanno solo certificato un crollo di voti: hanno messo a nudo un Paese che non crede più nei propri rappresentanti.
E finché la politica non ritroverà il coraggio della verità, della coerenza e del rispetto per i cittadini, continueremo a precipitare.
Non per mancanza di voti, ma per assenza di dignità.
Il Maresciallo
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Scusate, mi hanno appena chiesto 540 euro di assicurazione per un motorino 50 di mia proprietà in classe 1.
Della jeep pago meno, è normale o ho sbagliato qualcosa?
Della jeep pago meno, è normale o ho sbagliato qualcosa?
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In Toscana 3 fratelli over 60 durante le operazioni di sgombero del loro casolare perso a causa di debiti, fanno esplodere il fabbricato uccidendo 3 carabinieri.
Una tragedia immensa a cui non voglio dare giustificazioni perché i carabinieri non c'entravano niente.
Una tragedia immensa a cui non voglio dare giustificazioni perché i carabinieri non c'entravano niente.
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Quattro anni fa, il 15 ottobre 2021, entrava in vigore in Italia una delle pagine più infami e vergognose della nostra storia recente: l’obbligo del Green Pass per poter lavorare, viaggiare, bere un caffè al bar, partecipare alla vita sociale.
Fu presentato come un “passaporto per la libertà”. In realtà, fu un lasciapassare per dividere il Paese, per creare cittadini di serie A e di serie B, per imporre con la forza un’adesione a scelte sanitarie che dovevano rimanere personali e libere.
In nome della “sicurezza sanitaria” si arrivò a escludere persone dai luoghi di lavoro, a sospendere stipendi, a mettere alla gogna chi rivendicava un diritto elementare: quello di decidere sul proprio corpo.
Intere categorie furono costrette a scegliere tra la sopravvivenza economica e la propria coscienza. È stato un ricatto, non una misura sanitaria.
Il Green Pass non era uno strumento di salute pubblica, ma di controllo sociale. Fu il simbolo di una deriva autoritaria travestita da responsabilità collettiva.
Oggi, mentre si ammette apertamente che la capacità dei vaccini di bloccare il contagio era NULLA, INESISTENTE, ma lo si sapeva da subito, era scritto nero su bianco a pag 5 del piano strategico di vaccinazione, resta il fatto che milioni di persone furono trattate come pericolose solo per aver fatto domande, espresso dubbi o scelto diversamente.
Molti tacciono, come se nulla fosse accaduto. Ma chi ha vissuto quei mesi sulla propria pelle non dimentica. Non dimentica le porte chiuse, gli insulti, le sospensioni dal lavoro, la paura di essere cittadini illegittimi nella propria patria.
Non dimentica la complicità di chi avrebbe dovuto difendere i diritti e invece ha applaudito la discriminazione, coprendola con parole come “scienza” e “solidarietà”.
Oggi NON DOBBIAMO DIMENTICARE QUELLA GRANDISSIMA INFAMIA.
Perché un Paese che cancella le proprie infamie è condannato a ripeterle.
Il 15 ottobre non è una data qualsiasi: è il giorno in cui l’Italia decise che la libertà poteva essere concessa solo a chi obbediva.
E questo, quattro anni dopo, resta un marchio indelebile nella coscienza di un popolo che ha preferito la paura alla libertà.
Il Maresciallo
Fu presentato come un “passaporto per la libertà”. In realtà, fu un lasciapassare per dividere il Paese, per creare cittadini di serie A e di serie B, per imporre con la forza un’adesione a scelte sanitarie che dovevano rimanere personali e libere.
In nome della “sicurezza sanitaria” si arrivò a escludere persone dai luoghi di lavoro, a sospendere stipendi, a mettere alla gogna chi rivendicava un diritto elementare: quello di decidere sul proprio corpo.
Intere categorie furono costrette a scegliere tra la sopravvivenza economica e la propria coscienza. È stato un ricatto, non una misura sanitaria.
Il Green Pass non era uno strumento di salute pubblica, ma di controllo sociale. Fu il simbolo di una deriva autoritaria travestita da responsabilità collettiva.
Oggi, mentre si ammette apertamente che la capacità dei vaccini di bloccare il contagio era NULLA, INESISTENTE, ma lo si sapeva da subito, era scritto nero su bianco a pag 5 del piano strategico di vaccinazione, resta il fatto che milioni di persone furono trattate come pericolose solo per aver fatto domande, espresso dubbi o scelto diversamente.
Molti tacciono, come se nulla fosse accaduto. Ma chi ha vissuto quei mesi sulla propria pelle non dimentica. Non dimentica le porte chiuse, gli insulti, le sospensioni dal lavoro, la paura di essere cittadini illegittimi nella propria patria.
Non dimentica la complicità di chi avrebbe dovuto difendere i diritti e invece ha applaudito la discriminazione, coprendola con parole come “scienza” e “solidarietà”.
Oggi NON DOBBIAMO DIMENTICARE QUELLA GRANDISSIMA INFAMIA.
Perché un Paese che cancella le proprie infamie è condannato a ripeterle.
Il 15 ottobre non è una data qualsiasi: è il giorno in cui l’Italia decise che la libertà poteva essere concessa solo a chi obbediva.
E questo, quattro anni dopo, resta un marchio indelebile nella coscienza di un popolo che ha preferito la paura alla libertà.
Il Maresciallo
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Avete mai ricevuto un messaggio che ti diceva “Solo per oggi”, “Offerta valida solo 1 ora”, “Agisci subito o perdi tutto”?
È una tattica usata da chi vuole truffarvi:
- I truffatori creano una pressione temporale (scadenze rigide, offerte che “scadono ora”) proprio per evitare che tu rifletta con calma. 
- Sfruttano la paura di perdere un’occasione (scarcity) o di subire un danno se non reagisci subito. Questo indebolisce la difesa razionale.
- Non vi danno il tempo di verificare la legittimità dell’offerta, non vi permettono di approfondire e di controllare le fonti.
È lo stesso schema utilizzato per fomentare il terrorismo mediatico su una presunta emergenza climatica causata dall’uomo, che serve a far accettare ed “ingoiare” alla gente provvedimenti, limitazioni ed assurdità che a mente fredda non accetterebbe.
Sono 50 anni che abbiamo 3/5/10 anni per invertire la rotta e che va avanti ‘sta tiritera di quello che prima chiamavano Global Warming e oggi chiamano col più inclusivo Climate change (inclusivo perché lo puoi usare per ogni evento climatico)
L’immagine di Focus dà la misura della malafede in quanto volutamente fuorviante perché la CO₂ è un gas incolore e inodore, non può essere visibile come il fumo che si vede nella foto. Quello che vediamo qui è in realtà vapore acqueo misto ad altri inquinanti, non anidride carbonica.
Questo tipo di comunicazione crea volutamente confusione tra “inquinamento” e “emissioni di CO₂”, che sono due cose diverse, l’inquinamento riguarda sostanze nocive per la salute (polveri sottili, ossidi di azoto, ecc.) la CO₂, invece, non è tossica.
Il Maresciallo
È una tattica usata da chi vuole truffarvi:
- I truffatori creano una pressione temporale (scadenze rigide, offerte che “scadono ora”) proprio per evitare che tu rifletta con calma. 
- Sfruttano la paura di perdere un’occasione (scarcity) o di subire un danno se non reagisci subito. Questo indebolisce la difesa razionale.
- Non vi danno il tempo di verificare la legittimità dell’offerta, non vi permettono di approfondire e di controllare le fonti.
È lo stesso schema utilizzato per fomentare il terrorismo mediatico su una presunta emergenza climatica causata dall’uomo, che serve a far accettare ed “ingoiare” alla gente provvedimenti, limitazioni ed assurdità che a mente fredda non accetterebbe.
Sono 50 anni che abbiamo 3/5/10 anni per invertire la rotta e che va avanti ‘sta tiritera di quello che prima chiamavano Global Warming e oggi chiamano col più inclusivo Climate change (inclusivo perché lo puoi usare per ogni evento climatico)
L’immagine di Focus dà la misura della malafede in quanto volutamente fuorviante perché la CO₂ è un gas incolore e inodore, non può essere visibile come il fumo che si vede nella foto. Quello che vediamo qui è in realtà vapore acqueo misto ad altri inquinanti, non anidride carbonica.
Questo tipo di comunicazione crea volutamente confusione tra “inquinamento” e “emissioni di CO₂”, che sono due cose diverse, l’inquinamento riguarda sostanze nocive per la salute (polveri sottili, ossidi di azoto, ecc.) la CO₂, invece, non è tossica.
Il Maresciallo
👍37👏16❤4
Ma ci avete fatto caso che sono spariti dai social i fanatici della pandemia, i sostenitori del green pass, i “io mi vaccino”, i “io resto a casa”, quello che in pieno delirio pandemico ti aggredivano appena scrivevi dubbi o critiche sulla gestione della pandemia, oggi tutti fantasmi!
Il Maresciallo
Il Maresciallo
👍43😁4
2 domande fatte al volo all'intelligenza artificiale di Google... Così per informarci.
👍34😢4❤3