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🪞 BASSETTI ATTACCA BELPIETRO SUI FONDI PUBBLICI ALL'EDITORIA. LA PAGLIUZZA E LA TRAVE.
Matteo Bassetti pubblica un post contro Maurizio Belpietro: gli rinfaccia il calo delle copie de La Verità (-27,5% in due anni) e gli 827.000 euro di contributi pubblici straordinari all'editoria ricevuti nonostante il crollo delle vendite.
Numeri veri, li lascio dove sono. Ma la crisi dell'editoria è trasversale, professore. Non è un problema solo de La Verità — è un problema di tutto un settore che sopravvive a suon di sostegni pubblici altrimenti chiuderebbe come tutte le aziende "normali", mentre realtà indipendenti come la mia T.R.U. Edizioni non prendono un euro di contributo statale e restano in piedi lo stesso perchè ricercano la verità e vendono nonostante prezzi molto più alti del mercato.
E qui arriva la trave. Lo stesso Bassetti, il 17 novembre 2025, in audizione davanti alla Commissione Parlamentare COVID, ha ammesso pubblicamente che la "collaborazione economica continuativa" con le aziende farmaceutiche costituisce "una delle parti del mio lavoro". Non è un'accusa esterna — è una sua dichiarazione a verbale. Pochi giorni dopo, oltre settanta associazioni e più di quattordicimila firmatari hanno chiesto alla ministra Bernini di rimuoverlo dalla guida della commissione MUR che decide la distribuzione dei fondi pubblici per la ricerca scientifica in Italia — proprio per quel conflitto d'interessi dichiarato.
Quindi: 827.000 euro di contributi pubblici a un giornale sono uno scandalo da sbandierare sui social (e per me lo sono). Ma i finanziamenti continuativi delle case farmaceutiche a chi poi si trova a decidere come vengono distribuiti i fondi pubblici per la ricerca — quelli sono filosoficamente equipollenti, solo con lo zero davanti diverso di qualche ordine di grandezza e senza la trasparenza di un bilancio pubblicato. La pagliuzza nell'occhio del direttore si vede benissimo. La trave nel proprio, molto meno.
Chi vive di finanziamenti — pubblici o privati che siano — dovrebbe pensarci due volte prima di fare la lezioncina sulla trasparenza a chi ne prende in percentuali ridicole al confronto.
📄 Fonte: Matteo Bassetti, Facebook, 29/08/2026 — post contro Belpietro 📄 Fonte: L'Indipendente, 31/12/2025 — "No a Bassetti a capo dei bandi sulla ricerca: i ricercatori denunciano il conflitto d'interessi" 📄 Fonte: Audizione Commissione Parlamentare COVID, 17/11/2025 — dichiarazione di Bassetti su collaborazione economica con case farmaceutiche
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#Bassetti #ConflittoDiInteressi #Editoria #RicercaScientifica #Trasparenza #EvolutaMente
Matteo Bassetti pubblica un post contro Maurizio Belpietro: gli rinfaccia il calo delle copie de La Verità (-27,5% in due anni) e gli 827.000 euro di contributi pubblici straordinari all'editoria ricevuti nonostante il crollo delle vendite.
Numeri veri, li lascio dove sono. Ma la crisi dell'editoria è trasversale, professore. Non è un problema solo de La Verità — è un problema di tutto un settore che sopravvive a suon di sostegni pubblici altrimenti chiuderebbe come tutte le aziende "normali", mentre realtà indipendenti come la mia T.R.U. Edizioni non prendono un euro di contributo statale e restano in piedi lo stesso perchè ricercano la verità e vendono nonostante prezzi molto più alti del mercato.
E qui arriva la trave. Lo stesso Bassetti, il 17 novembre 2025, in audizione davanti alla Commissione Parlamentare COVID, ha ammesso pubblicamente che la "collaborazione economica continuativa" con le aziende farmaceutiche costituisce "una delle parti del mio lavoro". Non è un'accusa esterna — è una sua dichiarazione a verbale. Pochi giorni dopo, oltre settanta associazioni e più di quattordicimila firmatari hanno chiesto alla ministra Bernini di rimuoverlo dalla guida della commissione MUR che decide la distribuzione dei fondi pubblici per la ricerca scientifica in Italia — proprio per quel conflitto d'interessi dichiarato.
Quindi: 827.000 euro di contributi pubblici a un giornale sono uno scandalo da sbandierare sui social (e per me lo sono). Ma i finanziamenti continuativi delle case farmaceutiche a chi poi si trova a decidere come vengono distribuiti i fondi pubblici per la ricerca — quelli sono filosoficamente equipollenti, solo con lo zero davanti diverso di qualche ordine di grandezza e senza la trasparenza di un bilancio pubblicato. La pagliuzza nell'occhio del direttore si vede benissimo. La trave nel proprio, molto meno.
Chi vive di finanziamenti — pubblici o privati che siano — dovrebbe pensarci due volte prima di fare la lezioncina sulla trasparenza a chi ne prende in percentuali ridicole al confronto.
📄 Fonte: Matteo Bassetti, Facebook, 29/08/2026 — post contro Belpietro 📄 Fonte: L'Indipendente, 31/12/2025 — "No a Bassetti a capo dei bandi sulla ricerca: i ricercatori denunciano il conflitto d'interessi" 📄 Fonte: Audizione Commissione Parlamentare COVID, 17/11/2025 — dichiarazione di Bassetti su collaborazione economica con case farmaceutiche
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🍞 IL REGNO UNITO METTE L'ACIDO FOLICO NELLA FARINA DI TUTTI. "COSTA POCO E PREVIENE": L'ABBIAMO GIÀ VISTA.
I fatti, prima. Il governo britannico ha disposto che dal fine 2026 la farina di grano non integrale venga fortificata con acido folico (dichiarazione ministeriale DHSC/DEFRA del 18/11/2024, HLWS221). Obiettivo dichiarato: evitare circa 200 difetti del tubo neurale l'anno, ~20% dei casi.
Ora l'aritmetica da ingegnere, che è il cuore del problema. Quei 200 casi riguardano le prime settimane di gravidanza. La farina finisce nel pane di tutti: circa 68-69 milioni di persone (ONS, stima 2024) esposte ogni giorno, a vita, senza consenso e senza controllo della dose. Un caso evitato ogni ~340 mila abitanti, in cambio dell'esposizione quotidiana di tutti gli altri. "200 bambini valgono qualunque cosa": giusto. La domanda non è SE prevenire, ma COME. E la strada che funziona esiste.
Prima però, la molecola. L'acido folico è acido pteroylmonoglutammico: la forma ossidata di sintesi, che in natura non esiste. I folati veri sono le forme ridotte dentro il cibo: fegato, uova, verdure a foglia. Il copione è quello della vitamina D dalla lanolina e della melatonina di Merck e BASF: si prende un segnale che la natura consegna dentro un pacchetto, si isola il pezzo sintetico, il pezzo sostituisce il pacchetto. E la beffa è doppia: gli "esperti" delle mutazioni MTHFR dicono che col tuo gene l'acido folico non si converte e ti vendono il metilfolato. Lo stato ti mette nel pane la forma che non converti, il mercato ti vende l'altra forma sintetica a pagamento. Il cibo reale non lo vende nessuno: non ha margini.
Sul merito, i numeri promessi hanno un problema che la patologa Clare Craig segnala da settimane: i difetti del tubo neurale erano già in calo prima dell'acido folico, la causa è multifattoriale, e le serie storiche mescolano diagnosi prenatale e interruzioni. La riduzione promessa è una proiezione, non una misura.
I rischi di esporre tutti non sono teorici: l'acido folico non metabolizzato circola anche a basse dosi croniche, con la B12 bassa ne maschera il segnale mentre il danno neurologico avanza (Health Council olandese, 2000), e sul cancro l'effetto è duale: la carenza favorisce l'avvio, l'eccesso sembra accelerare le lesioni già avviate. Il dato più pulito arriva dalla Norvegia, paese non fortificato: pazienti trattati con acido folico e B12 hanno mostrato un'incidenza di cancro aumentata del 21% e maggiore mortalità (Ebbing et al., JAMA, 18/11/2009, PMID 19920236). Ed è andata nella direzione sbagliata.
La prevenzione mirata FUNZIONA, ed è scienza solida. Lo studio MRC del 1991 (Lancet, PMID 1677062) ha mostrato che 4 mg di acido folico prima del concepimento nelle donne con precedente gravidanza colpita riducono le ricorrenze del 72%. Molecola giusta, persona giusta, finestra giusta. Quello che nessuno ha mai dimostrato è che la stessa molecola di sintesi a tutta la popolazione, ogni giorno, per tutta la vita, faccia più bene che danno. Quello è il passaggio venduto senza prove, e il "costa poco" serve esattamente a coprirlo.
Chiudiamo il cerchio: "costa poco e previene" l'abbiamo già sentita da anni e il 3 ottobre, era la microsimulazione della vitamina D contro il diabete, "fa risparmiare perché previene", caduta al primo PMID (articolo sul blog, fonti citate). Quando l'argomento è economico e l'esposizione è di massa, la verifica minima è misurare prima e dopo su tutta la popolazione. Non è prevista dal decreto. Il "poco costo" è per chi somministra; il costo intero lo pagano, senza saperlo, 68 milioni di persone che non avevano chiesto niente.
TANTO IO IL PANE NON LO MANGIO.
📄 Fonti: HLWS221 (18/11/2024, UK Parliament); BDA "Folic acid fortification in the UK" (2024); Ebbing M et al., JAMA 2009;302(19):2119-2126 (PMID 19920236); MRC Vitamin Study, Lancet 1991;338:131-137 (PMID 1677062); Clare Craig, @ClareCraigPath su X (ottobre 2026).
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#AcidoFolico #Folati #Fortificazione #VitaminaD #ConflittoDiInteressi #Nutrizione
I fatti, prima. Il governo britannico ha disposto che dal fine 2026 la farina di grano non integrale venga fortificata con acido folico (dichiarazione ministeriale DHSC/DEFRA del 18/11/2024, HLWS221). Obiettivo dichiarato: evitare circa 200 difetti del tubo neurale l'anno, ~20% dei casi.
Ora l'aritmetica da ingegnere, che è il cuore del problema. Quei 200 casi riguardano le prime settimane di gravidanza. La farina finisce nel pane di tutti: circa 68-69 milioni di persone (ONS, stima 2024) esposte ogni giorno, a vita, senza consenso e senza controllo della dose. Un caso evitato ogni ~340 mila abitanti, in cambio dell'esposizione quotidiana di tutti gli altri. "200 bambini valgono qualunque cosa": giusto. La domanda non è SE prevenire, ma COME. E la strada che funziona esiste.
Prima però, la molecola. L'acido folico è acido pteroylmonoglutammico: la forma ossidata di sintesi, che in natura non esiste. I folati veri sono le forme ridotte dentro il cibo: fegato, uova, verdure a foglia. Il copione è quello della vitamina D dalla lanolina e della melatonina di Merck e BASF: si prende un segnale che la natura consegna dentro un pacchetto, si isola il pezzo sintetico, il pezzo sostituisce il pacchetto. E la beffa è doppia: gli "esperti" delle mutazioni MTHFR dicono che col tuo gene l'acido folico non si converte e ti vendono il metilfolato. Lo stato ti mette nel pane la forma che non converti, il mercato ti vende l'altra forma sintetica a pagamento. Il cibo reale non lo vende nessuno: non ha margini.
Sul merito, i numeri promessi hanno un problema che la patologa Clare Craig segnala da settimane: i difetti del tubo neurale erano già in calo prima dell'acido folico, la causa è multifattoriale, e le serie storiche mescolano diagnosi prenatale e interruzioni. La riduzione promessa è una proiezione, non una misura.
I rischi di esporre tutti non sono teorici: l'acido folico non metabolizzato circola anche a basse dosi croniche, con la B12 bassa ne maschera il segnale mentre il danno neurologico avanza (Health Council olandese, 2000), e sul cancro l'effetto è duale: la carenza favorisce l'avvio, l'eccesso sembra accelerare le lesioni già avviate. Il dato più pulito arriva dalla Norvegia, paese non fortificato: pazienti trattati con acido folico e B12 hanno mostrato un'incidenza di cancro aumentata del 21% e maggiore mortalità (Ebbing et al., JAMA, 18/11/2009, PMID 19920236). Ed è andata nella direzione sbagliata.
La prevenzione mirata FUNZIONA, ed è scienza solida. Lo studio MRC del 1991 (Lancet, PMID 1677062) ha mostrato che 4 mg di acido folico prima del concepimento nelle donne con precedente gravidanza colpita riducono le ricorrenze del 72%. Molecola giusta, persona giusta, finestra giusta. Quello che nessuno ha mai dimostrato è che la stessa molecola di sintesi a tutta la popolazione, ogni giorno, per tutta la vita, faccia più bene che danno. Quello è il passaggio venduto senza prove, e il "costa poco" serve esattamente a coprirlo.
Chiudiamo il cerchio: "costa poco e previene" l'abbiamo già sentita da anni e il 3 ottobre, era la microsimulazione della vitamina D contro il diabete, "fa risparmiare perché previene", caduta al primo PMID (articolo sul blog, fonti citate). Quando l'argomento è economico e l'esposizione è di massa, la verifica minima è misurare prima e dopo su tutta la popolazione. Non è prevista dal decreto. Il "poco costo" è per chi somministra; il costo intero lo pagano, senza saperlo, 68 milioni di persone che non avevano chiesto niente.
TANTO IO IL PANE NON LO MANGIO.
📄 Fonti: HLWS221 (18/11/2024, UK Parliament); BDA "Folic acid fortification in the UK" (2024); Ebbing M et al., JAMA 2009;302(19):2119-2126 (PMID 19920236); MRC Vitamin Study, Lancet 1991;338:131-137 (PMID 1677062); Clare Craig, @ClareCraigPath su X (ottobre 2026).
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💣 LO ZUCCHERO PAGÒ HARVARD PER INCOLPARE IL GRASSO. LO SAPPIAMO DAL 2016. E ADESSO DITEMI CHI FINANZIA IL TERRORE SUL SOLE.
Settembre 2016, JAMA Internal Medicine. Kearns, Schmidt e Glantz, Università della California San Francisco, pubblicano un'analisi storica dei documenti interni della Sugar Research Foundation. Non un'opinione: carte d'archivio.
Cosa dicono le carte, in fatti. Negli anni Cinquanta emergevano i primi segnali che lo zucchero (saccarosio) fosse un rischio per le malattie coronariche. Nel 1965 la Sugar Research Foundation sponsorizza la sua prima ricerca sul tema: una revisione della letteratura poi pubblicata sul New England Journal of Medicine. La fondazione ne stabilì l'obiettivo, contribuì con articoli da includere e ricevette le bozze. Il finanziamento e il ruolo dell'industria non furono dichiarati. La revisione indicò grassi e colesterolo come cause alimentari della malattia coronarica e minimizzò le prove sul saccarosio. Gli autori concludono che l'industria sponsorizzò un programma di ricerca negli anni Sessanta e Settanta che riuscì a mettere in dubbio i rischi dello zucchero, indicando nel grasso il colpevole.
Una rivista tra le più autorevoli al mondo, un ente finanziatore con un interesse commerciale, nessuna dichiarazione. Il verdetto è nei documenti.
Ora la domanda da ingegnere, che è tutta mia e te la lascio come ragionamento, non come dato: se un settore ha già dimostrato di poter plasmare per decenni ciò che i medici credono e le linee guida raccomandano senza dichiararsi, come si guarda al resto?
Il grasso demonizzato per mezzo secolo: scelta alimentare di massa costruita su una revisione finanziata da chi vendeva l'alternativa. Il colesterolo come nemico pubblico: ancora oggi si discute quanto il bersaglio fosse giusto. I "livelli" di riferimento: di vitamina D, di ferritina, di colesterolo, scritti da comitati che non sempre dichiarano chi li ha finanziati. E il sole.
Sul sole la storia è la stessa, rovesciata. Per decenni un messaggio unico: evitalo, copriti, proteggiti, sempre. Intanto la letteratura ci dice un'altra cosa: l'esposizione solare è associata a minor rischio di alcuni tumori e di sclerosi multipla (articoli del blog, fonti citate), l'esposizione mattutina protegge, la luce regola l'orologio circadiano e il metabolismo. E la capsula di vitamina D, che dovrebbe sostituire il sole, nei trial randomizzati di questi mesi ha alzato il numero senza spostare la clinica (serie 2026 sul blog, PMID in ogni articolo). Chi guadagna se la gente evita il sole e compra la molecola? La domanda non è un'accusa. È un metodo: quello della storia dello zucchero.
Il metodo è semplice e non richiede di credere a niente: chiedere sempre chi ha pagato lo studio, chi ha scritto la linea guida, chi vende la soluzione al problema che quella stessa linea guida ha definito. Lo zucchero ha insegnato che quando la risposta è "la stessa industria", la scienza di quegli anni va riletta. Sarà così anche altrove? Non lo so. Ma pretendere le carte, come hanno fatto Kearns, Schmidt e Glantz, è l'unico atteggiamento che questo canale riconosce.
Il paper è del 2016. Il sole, intanto, è ancora lì, gratis, e non ha un ufficio marketing.
📄 Fonte: Kearns CE, Schmidt LA, Glantz SA. "Sugar Industry and Coronary Heart Disease Research: A Historical Analysis of Internal Industry Documents". JAMA Internal Medicine, 2016;176(11):1680-1685. DOI: 10.1001/jamainternmed.2016.5394 (pubblicato online il 12 settembre 2016, corretto il 3 ottobre 2016).
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#Zucchero #ConflittoDiInteressi #Sole #VitaminaD #Colesterolo #Trasparenza
Settembre 2016, JAMA Internal Medicine. Kearns, Schmidt e Glantz, Università della California San Francisco, pubblicano un'analisi storica dei documenti interni della Sugar Research Foundation. Non un'opinione: carte d'archivio.
Cosa dicono le carte, in fatti. Negli anni Cinquanta emergevano i primi segnali che lo zucchero (saccarosio) fosse un rischio per le malattie coronariche. Nel 1965 la Sugar Research Foundation sponsorizza la sua prima ricerca sul tema: una revisione della letteratura poi pubblicata sul New England Journal of Medicine. La fondazione ne stabilì l'obiettivo, contribuì con articoli da includere e ricevette le bozze. Il finanziamento e il ruolo dell'industria non furono dichiarati. La revisione indicò grassi e colesterolo come cause alimentari della malattia coronarica e minimizzò le prove sul saccarosio. Gli autori concludono che l'industria sponsorizzò un programma di ricerca negli anni Sessanta e Settanta che riuscì a mettere in dubbio i rischi dello zucchero, indicando nel grasso il colpevole.
Una rivista tra le più autorevoli al mondo, un ente finanziatore con un interesse commerciale, nessuna dichiarazione. Il verdetto è nei documenti.
Ora la domanda da ingegnere, che è tutta mia e te la lascio come ragionamento, non come dato: se un settore ha già dimostrato di poter plasmare per decenni ciò che i medici credono e le linee guida raccomandano senza dichiararsi, come si guarda al resto?
Il grasso demonizzato per mezzo secolo: scelta alimentare di massa costruita su una revisione finanziata da chi vendeva l'alternativa. Il colesterolo come nemico pubblico: ancora oggi si discute quanto il bersaglio fosse giusto. I "livelli" di riferimento: di vitamina D, di ferritina, di colesterolo, scritti da comitati che non sempre dichiarano chi li ha finanziati. E il sole.
Sul sole la storia è la stessa, rovesciata. Per decenni un messaggio unico: evitalo, copriti, proteggiti, sempre. Intanto la letteratura ci dice un'altra cosa: l'esposizione solare è associata a minor rischio di alcuni tumori e di sclerosi multipla (articoli del blog, fonti citate), l'esposizione mattutina protegge, la luce regola l'orologio circadiano e il metabolismo. E la capsula di vitamina D, che dovrebbe sostituire il sole, nei trial randomizzati di questi mesi ha alzato il numero senza spostare la clinica (serie 2026 sul blog, PMID in ogni articolo). Chi guadagna se la gente evita il sole e compra la molecola? La domanda non è un'accusa. È un metodo: quello della storia dello zucchero.
Il metodo è semplice e non richiede di credere a niente: chiedere sempre chi ha pagato lo studio, chi ha scritto la linea guida, chi vende la soluzione al problema che quella stessa linea guida ha definito. Lo zucchero ha insegnato che quando la risposta è "la stessa industria", la scienza di quegli anni va riletta. Sarà così anche altrove? Non lo so. Ma pretendere le carte, come hanno fatto Kearns, Schmidt e Glantz, è l'unico atteggiamento che questo canale riconosce.
Il paper è del 2016. Il sole, intanto, è ancora lì, gratis, e non ha un ufficio marketing.
📄 Fonte: Kearns CE, Schmidt LA, Glantz SA. "Sugar Industry and Coronary Heart Disease Research: A Historical Analysis of Internal Industry Documents". JAMA Internal Medicine, 2016;176(11):1680-1685. DOI: 10.1001/jamainternmed.2016.5394 (pubblicato online il 12 settembre 2016, corretto il 3 ottobre 2016).
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