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☀️ L'OMS DICHIARA GUERRA AL SOLE. "LAVORARE ALL'APERTO UCCIDE." LA DEMENZA STATUTARIA DELLA SALUTE GLOBALE.
Comunicato congiunto WHO/ILO, novembre 2023: "Lavorare sotto il sole causa 1 decesso su 3 per tumore della pelle non-melanoma."
Tedros in persona firma il comunicato. L'Oms raccomanda: spostare gli orari di lavoro lontano dal mezzogiorno solare, fornire crema solare, coprire i lavoratori con abbigliamento protettivo, educarli al "rischio" dell'esposizione.
Il sole è diventato un rischio lavorativo. L'esposizione solare è un "pericolo professionale".
I numeri che l'Oms non evidenzia.
1,6 miliardi di persone esposte al sole lavorando all'aperto nel 2019. 19.000 decessi attribuiti al carcinoma non-melanoma. Mortalità: 0,0012%.
Il carcinoma non-melanoma (carcinoma basocellulare e spinocellulare) è uno dei tumori con mortalità più bassa in assoluto. La maggior parte delle lesioni viene asportata ambulatorialmente. Il decesso è raro e concentrato in popolazioni con fattori di rischio aggiuntivi (immunodepressione, età avanzata, disregolazione metabolica).
Ma l'Oms non lo dice. L'Oms dice: il sole uccide. E ti dà la soluzione: crema solare, ombra, copriti.
Cosa ignora l'Oms?
Ignora che l'esposizione solare è associata a riduzione della mortalità per tutte le cause documentata in studi su larga scala (Lindqvist et al., Journal of Internal Medicine 2016: mortalità cardiovascolare ridotta del 30% nelle donne con alta esposizione solare).
Ignora che la luce solare regola il ritmo circadiano, la sintesi di melatonina, la pressione arteriosa (rilascio di ossido nitrico cutaneo), il metabolismo del glucosio, il tono dell'umore.
Ignora che il "mezzogiorno solare" — l'orario che l'Oms vuole eliminare — è esattamente quando i raggi UVB sono più efficienti per la produzione dei fotoprodotti cutanei essenziali.
Ignora che molte creme solari contengono filtri chimici con attività endocrina-disruptante documentata (benzofenoni, parabeni, octocrylene).
Ignora che l'aumento dell'88% dei decessi dal 2000 al 2019 potrebbe essere dovuto a miglioramento delle registrazioni e invecchiamento della popolazione, non necessariamente a maggiore esposizione.
La coincidenza.
Questa è la stessa Oms che ha gestito la pandemia COVID-19 consigliando lockdown, nascondere il viso, isolamento e — naturalmente — evitare il sole. La stessa Oms che per due anni ha raccomandato supplementazione di colecalciferolo come surrogato della luce solare. La stessa Oms ora dice che il sole è un rischio lavorativo da regolamentare.
Il messaggio è coerente: il sole è pericoloso. La soluzione viene da fuori. Da una crema, da una capsula, da una regolamentazione.
La biologia dice il contrario.
L'essere umano è evoluto sotto il sole per milioni di anni. La pelle ha sistemi di adattamento sofisticati: la melanina si adatta, la cheratinociti si ispessiscono, i meccanismi di riparazione del DNA sono efficienti. Il problema non è il sole. Il problema è l'uomo moderno che passa il 90% del tempo al chiuso sotto luce artificiale LED, si nutre male, non si muove e poi — quando esce al sole per lavorare — si scotta. Perché la sua pelle è atrofizzata da anni di indoor.
La soluzione non è coprire i lavoratori. La soluzione è costruire persone adattate al sole — con alimentazione reale, movimento, esposizione graduale e costante. Come si è sempre fatto. Come fanno gli animali. Come fa chiunque viva all'aperto regolarmente.
Ma questo l'Oms non lo può dire. Perché non vende nulla. Non genera fondi. Non giustifica regolamentazioni. Non crea dipendenza.
Il sole non è un rischio lavorativo. È la condizione per cui il corpo umano è stato progettato.
📄 WHO/ILO comunicato: https://www.who.int/news/item/08-11-2023-working-under-the-sun-causes-1-in-3-deaths-from-non-melanoma-skin-cancer--say-who-and-ilo 📄 Lindqvist et al. — sole e mortalità cardiovascolare: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26993745/
#Sole #OMS #SaluteGlobale #VitaminaD #EvolutaMente #IlTradimentoDiIppocrate #Fotobiomodulazione
Comunicato congiunto WHO/ILO, novembre 2023: "Lavorare sotto il sole causa 1 decesso su 3 per tumore della pelle non-melanoma."
Tedros in persona firma il comunicato. L'Oms raccomanda: spostare gli orari di lavoro lontano dal mezzogiorno solare, fornire crema solare, coprire i lavoratori con abbigliamento protettivo, educarli al "rischio" dell'esposizione.
Il sole è diventato un rischio lavorativo. L'esposizione solare è un "pericolo professionale".
I numeri che l'Oms non evidenzia.
1,6 miliardi di persone esposte al sole lavorando all'aperto nel 2019. 19.000 decessi attribuiti al carcinoma non-melanoma. Mortalità: 0,0012%.
Il carcinoma non-melanoma (carcinoma basocellulare e spinocellulare) è uno dei tumori con mortalità più bassa in assoluto. La maggior parte delle lesioni viene asportata ambulatorialmente. Il decesso è raro e concentrato in popolazioni con fattori di rischio aggiuntivi (immunodepressione, età avanzata, disregolazione metabolica).
Ma l'Oms non lo dice. L'Oms dice: il sole uccide. E ti dà la soluzione: crema solare, ombra, copriti.
Cosa ignora l'Oms?
Ignora che l'esposizione solare è associata a riduzione della mortalità per tutte le cause documentata in studi su larga scala (Lindqvist et al., Journal of Internal Medicine 2016: mortalità cardiovascolare ridotta del 30% nelle donne con alta esposizione solare).
Ignora che la luce solare regola il ritmo circadiano, la sintesi di melatonina, la pressione arteriosa (rilascio di ossido nitrico cutaneo), il metabolismo del glucosio, il tono dell'umore.
Ignora che il "mezzogiorno solare" — l'orario che l'Oms vuole eliminare — è esattamente quando i raggi UVB sono più efficienti per la produzione dei fotoprodotti cutanei essenziali.
Ignora che molte creme solari contengono filtri chimici con attività endocrina-disruptante documentata (benzofenoni, parabeni, octocrylene).
Ignora che l'aumento dell'88% dei decessi dal 2000 al 2019 potrebbe essere dovuto a miglioramento delle registrazioni e invecchiamento della popolazione, non necessariamente a maggiore esposizione.
La coincidenza.
Questa è la stessa Oms che ha gestito la pandemia COVID-19 consigliando lockdown, nascondere il viso, isolamento e — naturalmente — evitare il sole. La stessa Oms che per due anni ha raccomandato supplementazione di colecalciferolo come surrogato della luce solare. La stessa Oms ora dice che il sole è un rischio lavorativo da regolamentare.
Il messaggio è coerente: il sole è pericoloso. La soluzione viene da fuori. Da una crema, da una capsula, da una regolamentazione.
La biologia dice il contrario.
L'essere umano è evoluto sotto il sole per milioni di anni. La pelle ha sistemi di adattamento sofisticati: la melanina si adatta, la cheratinociti si ispessiscono, i meccanismi di riparazione del DNA sono efficienti. Il problema non è il sole. Il problema è l'uomo moderno che passa il 90% del tempo al chiuso sotto luce artificiale LED, si nutre male, non si muove e poi — quando esce al sole per lavorare — si scotta. Perché la sua pelle è atrofizzata da anni di indoor.
La soluzione non è coprire i lavoratori. La soluzione è costruire persone adattate al sole — con alimentazione reale, movimento, esposizione graduale e costante. Come si è sempre fatto. Come fanno gli animali. Come fa chiunque viva all'aperto regolarmente.
Ma questo l'Oms non lo può dire. Perché non vende nulla. Non genera fondi. Non giustifica regolamentazioni. Non crea dipendenza.
Il sole non è un rischio lavorativo. È la condizione per cui il corpo umano è stato progettato.
📄 WHO/ILO comunicato: https://www.who.int/news/item/08-11-2023-working-under-the-sun-causes-1-in-3-deaths-from-non-melanoma-skin-cancer--say-who-and-ilo 📄 Lindqvist et al. — sole e mortalità cardiovascolare: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26993745/
#Sole #OMS #SaluteGlobale #VitaminaD #EvolutaMente #IlTradimentoDiIppocrate #Fotobiomodulazione
World Health Organization
Working under the sun causes 1 in 3 deaths from non-melanoma skin cancer, say WHO and ILO
Nearly 1 in 3 deaths from non-melanoma skin cancer is caused by working under the sun, according to joint estimates by the World Health Organization (WHO) and the International Labour Organization (ILO) published today.
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🔴 IL SOLE HA GENERATO LA VITA SU QUESTO PIANETA 4,5 MILIARDI DI ANNI FA. LA REPUBBLICA VUOLE CHE TU NE ABBIA PAURA.
Oggi su la Repubblica (27/08/2026): "Aumentano i raggi UV: rischio melanomi e altri tumori se ci si espone senza protezione." Il messaggio è sempre lo stesso: il sole uccide, spalmati di chimica, stai al chiuso.
Prima di tutto: gli UV non stanno aumentando. È falso. NOAA e NASA (2025) hanno certificato che il buco dell'ozono del 2025 è il 5° più piccolo dal 1992. La WMO conferma che lo strato di ozono è in via di recupero. I raggi UV che raggiungono la superficie terrestre stanno diminuendo, non aumentando. Il titolo di Repubblica è disinformazione pura, non supportata da nessun dato satellitare. Ma fa paura, e la paura vende.
Tra le altre cose il "buco dell'ozono" non è mai stato presente alle nostre latitudini. Era solo MARKETING.
Il sole ha generato la vita su questo pianeta 4,5 miliardi di anni fa. Fotosintesi, ciclo dell'acqua, fotoprodotti nella pelle — vitamina D, lumisterolo, tachisterolo, ossido nitrico, serotonina, melatonina mitocondriale. Ogni essere vivente è una macchina fotochimica progettata dal sole. Ma la Repubblica vuole farti credere che sia il tuo nemico numero uno.
Il paradosso del melanoma che non ti raccontano:
Planta et al. (Medical Hypotheses, 2008, PMID 18349910): i lavoratori indoor hanno incidenza di melanoma maggiore dei lavoratori outdoor. Questi ultimi ricevono 3-9 volte più UV — e si ammalano meno. Il melanoma non è proporzionale all'esposizione solare: è proporzionale alle ustioni e all'esposizione intermittente. La pelle che si abitua gradualmente si protegge. Quella che sta al chiuso 11 mesi e poi si brucia ad agosto si ammala.
Il sole allunga la vita:
Lindqvist et al. (J Intern Med, 2016, PMID 26992108): 29.518 donne svedi, 15 anni di follow-up. Le donne con maggiore esposizione solare avevano rischio di mortalità per tutte le cause ridotto. Gli autori: "l'evitamento del sole è un fattore di rischio per la mortalità per tutte le cause."
Yang et al. (NEJM, 2013): la crema solare riduce il carcinoma spinocellulare — ma nessun effetto sul melanoma.
E le creme? Sicure?
FDA 2020 (Mattatall et al., JAMA, PMID 32202438): 6 ingredienti chimici delle creme solari — ossibenzone, octocrylene — assorbiti nel sangue a concentrazioni fino a 400 volte superiori alla soglia di sicurezza dopo un solo giorno di applicazione. L'ossibenzone è interferente endocrino, bandito a Hawaii e Palau. La Repubblica ti dice di spalmartelo tutti i giorni.
Il quadro:
Gli UV non aumentano. Il buco dell'ozono si chiude. Il sole regolare riduce la mortalità per tutte le cause. I lavoratori outdoor si ammalano meno di melanoma. Le creme solari chimiche rilasciano interferenti endocrini nel sangue. La crema non protegge dal melanoma. E il colecalciferolo in capsula è prodotto dalla lanolina di pecora irradiata con UV artificiale — il sole sintetico per chi ha paura di quello vero.
Ma certo, ascoltiamo la Repubblica. Il sole è il nemico. La crema chimica è la salvezza. Stai al chiuso.
📄 Fonti: NOAA/NASA 2025; WMO 2024; Planta et al., PMID 18349910; Lindqvist et al., PMID 26992108; Mattatall et al., PMID 32202438; Yang et al., NEJM 2013.
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#Sole #Melanoma #UV #Ozono #VitaminaD #CremaSolare #Ossibenzone #Repubblica #Disinformazione #EvolutaMente
Oggi su la Repubblica (27/08/2026): "Aumentano i raggi UV: rischio melanomi e altri tumori se ci si espone senza protezione." Il messaggio è sempre lo stesso: il sole uccide, spalmati di chimica, stai al chiuso.
Prima di tutto: gli UV non stanno aumentando. È falso. NOAA e NASA (2025) hanno certificato che il buco dell'ozono del 2025 è il 5° più piccolo dal 1992. La WMO conferma che lo strato di ozono è in via di recupero. I raggi UV che raggiungono la superficie terrestre stanno diminuendo, non aumentando. Il titolo di Repubblica è disinformazione pura, non supportata da nessun dato satellitare. Ma fa paura, e la paura vende.
Tra le altre cose il "buco dell'ozono" non è mai stato presente alle nostre latitudini. Era solo MARKETING.
Il sole ha generato la vita su questo pianeta 4,5 miliardi di anni fa. Fotosintesi, ciclo dell'acqua, fotoprodotti nella pelle — vitamina D, lumisterolo, tachisterolo, ossido nitrico, serotonina, melatonina mitocondriale. Ogni essere vivente è una macchina fotochimica progettata dal sole. Ma la Repubblica vuole farti credere che sia il tuo nemico numero uno.
Il paradosso del melanoma che non ti raccontano:
Planta et al. (Medical Hypotheses, 2008, PMID 18349910): i lavoratori indoor hanno incidenza di melanoma maggiore dei lavoratori outdoor. Questi ultimi ricevono 3-9 volte più UV — e si ammalano meno. Il melanoma non è proporzionale all'esposizione solare: è proporzionale alle ustioni e all'esposizione intermittente. La pelle che si abitua gradualmente si protegge. Quella che sta al chiuso 11 mesi e poi si brucia ad agosto si ammala.
Il sole allunga la vita:
Lindqvist et al. (J Intern Med, 2016, PMID 26992108): 29.518 donne svedi, 15 anni di follow-up. Le donne con maggiore esposizione solare avevano rischio di mortalità per tutte le cause ridotto. Gli autori: "l'evitamento del sole è un fattore di rischio per la mortalità per tutte le cause."
Yang et al. (NEJM, 2013): la crema solare riduce il carcinoma spinocellulare — ma nessun effetto sul melanoma.
E le creme? Sicure?
FDA 2020 (Mattatall et al., JAMA, PMID 32202438): 6 ingredienti chimici delle creme solari — ossibenzone, octocrylene — assorbiti nel sangue a concentrazioni fino a 400 volte superiori alla soglia di sicurezza dopo un solo giorno di applicazione. L'ossibenzone è interferente endocrino, bandito a Hawaii e Palau. La Repubblica ti dice di spalmartelo tutti i giorni.
Il quadro:
Gli UV non aumentano. Il buco dell'ozono si chiude. Il sole regolare riduce la mortalità per tutte le cause. I lavoratori outdoor si ammalano meno di melanoma. Le creme solari chimiche rilasciano interferenti endocrini nel sangue. La crema non protegge dal melanoma. E il colecalciferolo in capsula è prodotto dalla lanolina di pecora irradiata con UV artificiale — il sole sintetico per chi ha paura di quello vero.
Ma certo, ascoltiamo la Repubblica. Il sole è il nemico. La crema chimica è la salvezza. Stai al chiuso.
📄 Fonti: NOAA/NASA 2025; WMO 2024; Planta et al., PMID 18349910; Lindqvist et al., PMID 26992108; Mattatall et al., PMID 32202438; Yang et al., NEJM 2013.
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🐾 "SONO MORTI DI INSUFFICIENZA RENALE. E ALLORA? DEVONO ESSERE ETERNI?" — LA FRASE CHE SPIEGA PERCHÉ NESSUNO CHIEDE PIÙ "PERCHÉ".
Sotto il mio articolo sui gatti:
https://www.evolutamente.it/vitamina-d-gatti-colecalciferolo-renale/
è arrivato un commento che vale più di mille analisi sociologiche, perché fotografa un riflesso culturale diffuso: "i croccantini vanno benissimo, ho avuto tre gatti vissuti 17 anni, sono morti di insufficienza renale sicuramente due, e allora? Devono essere eterni?"
Fermatevi un secondo su questa frase, perché è un piccolo capolavoro di rassegnazione travestita da buon senso. L'insufficienza renale non è la vecchiaia: è una PATOLOGIA, con cause, meccanismi, e — soprattutto — fattori di rischio modificabili. Trattarla come il prezzo naturale di una vita lunga è esattamente il modo in cui si smette di indagare, e si comincia ad accettare una vecchiaia terribile.
Nessuno vuole ammettere che il cibo secco addizionato di "vitamine" sintetiche (obbligatoriamente) "uccide" i gatti. Dico che la comodità di un croccantino standardizzato, con dosi di colecalciferolo pensate per l'etichetta e non per il rene di un animale che vivrà 17 anni, è un fattore che la scienza veterinaria non ha mai voluto misurare — e che "sono morti di insufficienza renale, e allora?" liquida senza fare una sola domanda.
Il punto non è il gatto. È il riflesso: quando una patologia diventa "normale" perché è comune, smettiamo di chiederci il perché — e la domanda "perché" è l'unica cosa che ha mai fatto avanzare la medicina, veterinaria o umana che sia. Lo stesso identico riflesso lo vedo applicato all'invecchiamento delle persone: il declino cognitivo, la fragilità ossea, la stanchezza cronica trattati come destino biologico invece che come somma di cause modificabili — luce, mitocondri, minerali, movimento. "Devono essere eterni?" è la domanda sbagliata. La domanda giusta è: perché muoiono prima del tempo, e cosa di quello che facciamo lo accelera?
La rassegnazione non è saggezza. È solo la scorciatoia di chi ha smesso di guardare le cause.
📄 Fonti: Morris JG, "Ineffective vitamin D synthesis in cats is reversed by an inhibitor of 7-dehydrocholesterol-Δ7-reductase", J Nutr 1999, PMID 10203568; Merck Veterinary Manual — Cholecalciferol Poisoning; FDA.gov, alert Hill's Pet Nutrition 2019; dataset epidemiologico Banfield 2006-2011; IRIS (International Renal Interest Society).
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#Gatti #VitaminaD #SaluteAnimale #Mitocondri #EvolutaMente
Sotto il mio articolo sui gatti:
https://www.evolutamente.it/vitamina-d-gatti-colecalciferolo-renale/
è arrivato un commento che vale più di mille analisi sociologiche, perché fotografa un riflesso culturale diffuso: "i croccantini vanno benissimo, ho avuto tre gatti vissuti 17 anni, sono morti di insufficienza renale sicuramente due, e allora? Devono essere eterni?"
Fermatevi un secondo su questa frase, perché è un piccolo capolavoro di rassegnazione travestita da buon senso. L'insufficienza renale non è la vecchiaia: è una PATOLOGIA, con cause, meccanismi, e — soprattutto — fattori di rischio modificabili. Trattarla come il prezzo naturale di una vita lunga è esattamente il modo in cui si smette di indagare, e si comincia ad accettare una vecchiaia terribile.
Nessuno vuole ammettere che il cibo secco addizionato di "vitamine" sintetiche (obbligatoriamente) "uccide" i gatti. Dico che la comodità di un croccantino standardizzato, con dosi di colecalciferolo pensate per l'etichetta e non per il rene di un animale che vivrà 17 anni, è un fattore che la scienza veterinaria non ha mai voluto misurare — e che "sono morti di insufficienza renale, e allora?" liquida senza fare una sola domanda.
Il punto non è il gatto. È il riflesso: quando una patologia diventa "normale" perché è comune, smettiamo di chiederci il perché — e la domanda "perché" è l'unica cosa che ha mai fatto avanzare la medicina, veterinaria o umana che sia. Lo stesso identico riflesso lo vedo applicato all'invecchiamento delle persone: il declino cognitivo, la fragilità ossea, la stanchezza cronica trattati come destino biologico invece che come somma di cause modificabili — luce, mitocondri, minerali, movimento. "Devono essere eterni?" è la domanda sbagliata. La domanda giusta è: perché muoiono prima del tempo, e cosa di quello che facciamo lo accelera?
La rassegnazione non è saggezza. È solo la scorciatoia di chi ha smesso di guardare le cause.
📄 Fonti: Morris JG, "Ineffective vitamin D synthesis in cats is reversed by an inhibitor of 7-dehydrocholesterol-Δ7-reductase", J Nutr 1999, PMID 10203568; Merck Veterinary Manual — Cholecalciferol Poisoning; FDA.gov, alert Hill's Pet Nutrition 2019; dataset epidemiologico Banfield 2006-2011; IRIS (International Renal Interest Society).
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#Gatti #VitaminaD #SaluteAnimale #Mitocondri #EvolutaMente
EvolutaMente.it
Vitamina D gatti: colecalciferolo obbligatorio e l'epidemia renale felina - EvolutaMente.it
Vitamina D gatti e cani: colecalciferolo obbligatorio per legge in ogni alimento. L'epidemia renale felina e l'ipotesi mai studiata.
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🍞 IL REGNO UNITO METTE L'ACIDO FOLICO NELLA FARINA DI TUTTI. "COSTA POCO E PREVIENE": L'ABBIAMO GIÀ VISTA.
I fatti, prima. Il governo britannico ha disposto che dal fine 2026 la farina di grano non integrale venga fortificata con acido folico (dichiarazione ministeriale DHSC/DEFRA del 18/11/2024, HLWS221). Obiettivo dichiarato: evitare circa 200 difetti del tubo neurale l'anno, ~20% dei casi.
Ora l'aritmetica da ingegnere, che è il cuore del problema. Quei 200 casi riguardano le prime settimane di gravidanza. La farina finisce nel pane di tutti: circa 68-69 milioni di persone (ONS, stima 2024) esposte ogni giorno, a vita, senza consenso e senza controllo della dose. Un caso evitato ogni ~340 mila abitanti, in cambio dell'esposizione quotidiana di tutti gli altri. "200 bambini valgono qualunque cosa": giusto. La domanda non è SE prevenire, ma COME. E la strada che funziona esiste.
Prima però, la molecola. L'acido folico è acido pteroylmonoglutammico: la forma ossidata di sintesi, che in natura non esiste. I folati veri sono le forme ridotte dentro il cibo: fegato, uova, verdure a foglia. Il copione è quello della vitamina D dalla lanolina e della melatonina di Merck e BASF: si prende un segnale che la natura consegna dentro un pacchetto, si isola il pezzo sintetico, il pezzo sostituisce il pacchetto. E la beffa è doppia: gli "esperti" delle mutazioni MTHFR dicono che col tuo gene l'acido folico non si converte e ti vendono il metilfolato. Lo stato ti mette nel pane la forma che non converti, il mercato ti vende l'altra forma sintetica a pagamento. Il cibo reale non lo vende nessuno: non ha margini.
Sul merito, i numeri promessi hanno un problema che la patologa Clare Craig segnala da settimane: i difetti del tubo neurale erano già in calo prima dell'acido folico, la causa è multifattoriale, e le serie storiche mescolano diagnosi prenatale e interruzioni. La riduzione promessa è una proiezione, non una misura.
I rischi di esporre tutti non sono teorici: l'acido folico non metabolizzato circola anche a basse dosi croniche, con la B12 bassa ne maschera il segnale mentre il danno neurologico avanza (Health Council olandese, 2000), e sul cancro l'effetto è duale: la carenza favorisce l'avvio, l'eccesso sembra accelerare le lesioni già avviate. Il dato più pulito arriva dalla Norvegia, paese non fortificato: pazienti trattati con acido folico e B12 hanno mostrato un'incidenza di cancro aumentata del 21% e maggiore mortalità (Ebbing et al., JAMA, 18/11/2009, PMID 19920236). Ed è andata nella direzione sbagliata.
La prevenzione mirata FUNZIONA, ed è scienza solida. Lo studio MRC del 1991 (Lancet, PMID 1677062) ha mostrato che 4 mg di acido folico prima del concepimento nelle donne con precedente gravidanza colpita riducono le ricorrenze del 72%. Molecola giusta, persona giusta, finestra giusta. Quello che nessuno ha mai dimostrato è che la stessa molecola di sintesi a tutta la popolazione, ogni giorno, per tutta la vita, faccia più bene che danno. Quello è il passaggio venduto senza prove, e il "costa poco" serve esattamente a coprirlo.
Chiudiamo il cerchio: "costa poco e previene" l'abbiamo già sentita da anni e il 3 ottobre, era la microsimulazione della vitamina D contro il diabete, "fa risparmiare perché previene", caduta al primo PMID (articolo sul blog, fonti citate). Quando l'argomento è economico e l'esposizione è di massa, la verifica minima è misurare prima e dopo su tutta la popolazione. Non è prevista dal decreto. Il "poco costo" è per chi somministra; il costo intero lo pagano, senza saperlo, 68 milioni di persone che non avevano chiesto niente.
TANTO IO IL PANE NON LO MANGIO.
📄 Fonti: HLWS221 (18/11/2024, UK Parliament); BDA "Folic acid fortification in the UK" (2024); Ebbing M et al., JAMA 2009;302(19):2119-2126 (PMID 19920236); MRC Vitamin Study, Lancet 1991;338:131-137 (PMID 1677062); Clare Craig, @ClareCraigPath su X (ottobre 2026).
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#AcidoFolico #Folati #Fortificazione #VitaminaD #ConflittoDiInteressi #Nutrizione
I fatti, prima. Il governo britannico ha disposto che dal fine 2026 la farina di grano non integrale venga fortificata con acido folico (dichiarazione ministeriale DHSC/DEFRA del 18/11/2024, HLWS221). Obiettivo dichiarato: evitare circa 200 difetti del tubo neurale l'anno, ~20% dei casi.
Ora l'aritmetica da ingegnere, che è il cuore del problema. Quei 200 casi riguardano le prime settimane di gravidanza. La farina finisce nel pane di tutti: circa 68-69 milioni di persone (ONS, stima 2024) esposte ogni giorno, a vita, senza consenso e senza controllo della dose. Un caso evitato ogni ~340 mila abitanti, in cambio dell'esposizione quotidiana di tutti gli altri. "200 bambini valgono qualunque cosa": giusto. La domanda non è SE prevenire, ma COME. E la strada che funziona esiste.
Prima però, la molecola. L'acido folico è acido pteroylmonoglutammico: la forma ossidata di sintesi, che in natura non esiste. I folati veri sono le forme ridotte dentro il cibo: fegato, uova, verdure a foglia. Il copione è quello della vitamina D dalla lanolina e della melatonina di Merck e BASF: si prende un segnale che la natura consegna dentro un pacchetto, si isola il pezzo sintetico, il pezzo sostituisce il pacchetto. E la beffa è doppia: gli "esperti" delle mutazioni MTHFR dicono che col tuo gene l'acido folico non si converte e ti vendono il metilfolato. Lo stato ti mette nel pane la forma che non converti, il mercato ti vende l'altra forma sintetica a pagamento. Il cibo reale non lo vende nessuno: non ha margini.
Sul merito, i numeri promessi hanno un problema che la patologa Clare Craig segnala da settimane: i difetti del tubo neurale erano già in calo prima dell'acido folico, la causa è multifattoriale, e le serie storiche mescolano diagnosi prenatale e interruzioni. La riduzione promessa è una proiezione, non una misura.
I rischi di esporre tutti non sono teorici: l'acido folico non metabolizzato circola anche a basse dosi croniche, con la B12 bassa ne maschera il segnale mentre il danno neurologico avanza (Health Council olandese, 2000), e sul cancro l'effetto è duale: la carenza favorisce l'avvio, l'eccesso sembra accelerare le lesioni già avviate. Il dato più pulito arriva dalla Norvegia, paese non fortificato: pazienti trattati con acido folico e B12 hanno mostrato un'incidenza di cancro aumentata del 21% e maggiore mortalità (Ebbing et al., JAMA, 18/11/2009, PMID 19920236). Ed è andata nella direzione sbagliata.
La prevenzione mirata FUNZIONA, ed è scienza solida. Lo studio MRC del 1991 (Lancet, PMID 1677062) ha mostrato che 4 mg di acido folico prima del concepimento nelle donne con precedente gravidanza colpita riducono le ricorrenze del 72%. Molecola giusta, persona giusta, finestra giusta. Quello che nessuno ha mai dimostrato è che la stessa molecola di sintesi a tutta la popolazione, ogni giorno, per tutta la vita, faccia più bene che danno. Quello è il passaggio venduto senza prove, e il "costa poco" serve esattamente a coprirlo.
Chiudiamo il cerchio: "costa poco e previene" l'abbiamo già sentita da anni e il 3 ottobre, era la microsimulazione della vitamina D contro il diabete, "fa risparmiare perché previene", caduta al primo PMID (articolo sul blog, fonti citate). Quando l'argomento è economico e l'esposizione è di massa, la verifica minima è misurare prima e dopo su tutta la popolazione. Non è prevista dal decreto. Il "poco costo" è per chi somministra; il costo intero lo pagano, senza saperlo, 68 milioni di persone che non avevano chiesto niente.
TANTO IO IL PANE NON LO MANGIO.
📄 Fonti: HLWS221 (18/11/2024, UK Parliament); BDA "Folic acid fortification in the UK" (2024); Ebbing M et al., JAMA 2009;302(19):2119-2126 (PMID 19920236); MRC Vitamin Study, Lancet 1991;338:131-137 (PMID 1677062); Clare Craig, @ClareCraigPath su X (ottobre 2026).
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💣 LO ZUCCHERO PAGÒ HARVARD PER INCOLPARE IL GRASSO. LO SAPPIAMO DAL 2016. E ADESSO DITEMI CHI FINANZIA IL TERRORE SUL SOLE.
Settembre 2016, JAMA Internal Medicine. Kearns, Schmidt e Glantz, Università della California San Francisco, pubblicano un'analisi storica dei documenti interni della Sugar Research Foundation. Non un'opinione: carte d'archivio.
Cosa dicono le carte, in fatti. Negli anni Cinquanta emergevano i primi segnali che lo zucchero (saccarosio) fosse un rischio per le malattie coronariche. Nel 1965 la Sugar Research Foundation sponsorizza la sua prima ricerca sul tema: una revisione della letteratura poi pubblicata sul New England Journal of Medicine. La fondazione ne stabilì l'obiettivo, contribuì con articoli da includere e ricevette le bozze. Il finanziamento e il ruolo dell'industria non furono dichiarati. La revisione indicò grassi e colesterolo come cause alimentari della malattia coronarica e minimizzò le prove sul saccarosio. Gli autori concludono che l'industria sponsorizzò un programma di ricerca negli anni Sessanta e Settanta che riuscì a mettere in dubbio i rischi dello zucchero, indicando nel grasso il colpevole.
Una rivista tra le più autorevoli al mondo, un ente finanziatore con un interesse commerciale, nessuna dichiarazione. Il verdetto è nei documenti.
Ora la domanda da ingegnere, che è tutta mia e te la lascio come ragionamento, non come dato: se un settore ha già dimostrato di poter plasmare per decenni ciò che i medici credono e le linee guida raccomandano senza dichiararsi, come si guarda al resto?
Il grasso demonizzato per mezzo secolo: scelta alimentare di massa costruita su una revisione finanziata da chi vendeva l'alternativa. Il colesterolo come nemico pubblico: ancora oggi si discute quanto il bersaglio fosse giusto. I "livelli" di riferimento: di vitamina D, di ferritina, di colesterolo, scritti da comitati che non sempre dichiarano chi li ha finanziati. E il sole.
Sul sole la storia è la stessa, rovesciata. Per decenni un messaggio unico: evitalo, copriti, proteggiti, sempre. Intanto la letteratura ci dice un'altra cosa: l'esposizione solare è associata a minor rischio di alcuni tumori e di sclerosi multipla (articoli del blog, fonti citate), l'esposizione mattutina protegge, la luce regola l'orologio circadiano e il metabolismo. E la capsula di vitamina D, che dovrebbe sostituire il sole, nei trial randomizzati di questi mesi ha alzato il numero senza spostare la clinica (serie 2026 sul blog, PMID in ogni articolo). Chi guadagna se la gente evita il sole e compra la molecola? La domanda non è un'accusa. È un metodo: quello della storia dello zucchero.
Il metodo è semplice e non richiede di credere a niente: chiedere sempre chi ha pagato lo studio, chi ha scritto la linea guida, chi vende la soluzione al problema che quella stessa linea guida ha definito. Lo zucchero ha insegnato che quando la risposta è "la stessa industria", la scienza di quegli anni va riletta. Sarà così anche altrove? Non lo so. Ma pretendere le carte, come hanno fatto Kearns, Schmidt e Glantz, è l'unico atteggiamento che questo canale riconosce.
Il paper è del 2016. Il sole, intanto, è ancora lì, gratis, e non ha un ufficio marketing.
📄 Fonte: Kearns CE, Schmidt LA, Glantz SA. "Sugar Industry and Coronary Heart Disease Research: A Historical Analysis of Internal Industry Documents". JAMA Internal Medicine, 2016;176(11):1680-1685. DOI: 10.1001/jamainternmed.2016.5394 (pubblicato online il 12 settembre 2016, corretto il 3 ottobre 2016).
Seguiteci sul canale Telegram: https://t.me/evolutamente
#Zucchero #ConflittoDiInteressi #Sole #VitaminaD #Colesterolo #Trasparenza
Settembre 2016, JAMA Internal Medicine. Kearns, Schmidt e Glantz, Università della California San Francisco, pubblicano un'analisi storica dei documenti interni della Sugar Research Foundation. Non un'opinione: carte d'archivio.
Cosa dicono le carte, in fatti. Negli anni Cinquanta emergevano i primi segnali che lo zucchero (saccarosio) fosse un rischio per le malattie coronariche. Nel 1965 la Sugar Research Foundation sponsorizza la sua prima ricerca sul tema: una revisione della letteratura poi pubblicata sul New England Journal of Medicine. La fondazione ne stabilì l'obiettivo, contribuì con articoli da includere e ricevette le bozze. Il finanziamento e il ruolo dell'industria non furono dichiarati. La revisione indicò grassi e colesterolo come cause alimentari della malattia coronarica e minimizzò le prove sul saccarosio. Gli autori concludono che l'industria sponsorizzò un programma di ricerca negli anni Sessanta e Settanta che riuscì a mettere in dubbio i rischi dello zucchero, indicando nel grasso il colpevole.
Una rivista tra le più autorevoli al mondo, un ente finanziatore con un interesse commerciale, nessuna dichiarazione. Il verdetto è nei documenti.
Ora la domanda da ingegnere, che è tutta mia e te la lascio come ragionamento, non come dato: se un settore ha già dimostrato di poter plasmare per decenni ciò che i medici credono e le linee guida raccomandano senza dichiararsi, come si guarda al resto?
Il grasso demonizzato per mezzo secolo: scelta alimentare di massa costruita su una revisione finanziata da chi vendeva l'alternativa. Il colesterolo come nemico pubblico: ancora oggi si discute quanto il bersaglio fosse giusto. I "livelli" di riferimento: di vitamina D, di ferritina, di colesterolo, scritti da comitati che non sempre dichiarano chi li ha finanziati. E il sole.
Sul sole la storia è la stessa, rovesciata. Per decenni un messaggio unico: evitalo, copriti, proteggiti, sempre. Intanto la letteratura ci dice un'altra cosa: l'esposizione solare è associata a minor rischio di alcuni tumori e di sclerosi multipla (articoli del blog, fonti citate), l'esposizione mattutina protegge, la luce regola l'orologio circadiano e il metabolismo. E la capsula di vitamina D, che dovrebbe sostituire il sole, nei trial randomizzati di questi mesi ha alzato il numero senza spostare la clinica (serie 2026 sul blog, PMID in ogni articolo). Chi guadagna se la gente evita il sole e compra la molecola? La domanda non è un'accusa. È un metodo: quello della storia dello zucchero.
Il metodo è semplice e non richiede di credere a niente: chiedere sempre chi ha pagato lo studio, chi ha scritto la linea guida, chi vende la soluzione al problema che quella stessa linea guida ha definito. Lo zucchero ha insegnato che quando la risposta è "la stessa industria", la scienza di quegli anni va riletta. Sarà così anche altrove? Non lo so. Ma pretendere le carte, come hanno fatto Kearns, Schmidt e Glantz, è l'unico atteggiamento che questo canale riconosce.
Il paper è del 2016. Il sole, intanto, è ancora lì, gratis, e non ha un ufficio marketing.
📄 Fonte: Kearns CE, Schmidt LA, Glantz SA. "Sugar Industry and Coronary Heart Disease Research: A Historical Analysis of Internal Industry Documents". JAMA Internal Medicine, 2016;176(11):1680-1685. DOI: 10.1001/jamainternmed.2016.5394 (pubblicato online il 12 settembre 2016, corretto il 3 ottobre 2016).
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