Marco Cosentino
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Che perder tempo a chi più sa, più spiace.
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WISHFUL THINKING 🌺🌺🌺
Il blog di Jessica Rose fa il punto sui dati in base ai quali l'OMS ha dichiarato il vaiolo delle scimmie un'emergenza mondiale.

https://jessicar.substack.com/p/this-is-getting-embarrassing-for
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TUTTO IL CUCUZZARO! 🌺🌺🌺
WHO European Respiratory Surveillance Network pubblica su The Lancet Respiratory Medicine, ennesimo titolo del prestigioso The Lancet, uno studio secondo cui i vaccini covid in Europa avrebbero ridotto i decessi covid del 59% salvando oltre 1,6 milioni di persone. I numeri sono in realtà il risultato di stime fondate su modelli teorici, a loro volta costruiti su evidenze epidemiologiche osservazionali. In particolare, gli autori hanno selezionato alcuni studi che secondo loro meglio rappresentavano l'efficacia dei vaccini finendo per fissare a priori la riduzione del richio relativo di morte tra il 71% e il 95% a seconda delle varianti virali. Peccato che tra gli studi autorizzativi (unici ad avere un disegno controllato e randomizzato) nessuno suggerisca alcuna riduzione anche minima della mortalità covid. Nello studio Pfizer anzi il numero di decessi è addirittura maggiore tra i vaccinati rispetto al gruppo placebo (https://www.preprints.org/manuscript/202309.0131/v1). Inoltre, gli unici dati che potrebbero consentire un'analisi della mortalità per stato vaccinale, quelli per un certo periodo pubblicati da ONS UK, analizzati da un gruppo di lavoro CMSi hanno rivelato di ... non essere in grado di rivelare nulla (https://f1000research.com/articles/13-886 e https://t.me/MarCosent/3344). Così, lo studio di WHO European Respiratory Surveillance Network è al più un esercizio di estetica matematica, e vien da chiedersi per quale motivo non abbiano puntato più in alto, magari ipotizzando due o anche tre milioni di vite salvate. La pubblica opinione sarebbe stata ancor più confortata e grata ai vaccini e a chi li ha prodotti, proposti e spesso imposti. Perché la gente troppe volte non capisce e deve essere costretta a forza per il suo bene da chi davvero sa cos'è meglio.
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L'OTTIMISMO 🌺🌺🌺
Mentre si susseguono gli studi epidemiologici osservazionali che documentano da parte dei vaccini covid i più svariati benefici per il nascituro a prescindere dagli effetti sul contagio virale (https://t.me/MarCosent/3349), conviene sempre tenere presente che negli studi preclinici nei roditori, che il produttore presentò a suo tempo per ottenere l'autorizzazione all'impiego, si registrò negli animali vaccinati il doppio di mancati impianti e un imprecisato aumento di malformazioni, entrambi liquidati dagli esperti come maggiori dei controlli ma comunque entro i limiti "storici", ovvero osservati in studi differenti con il medesimo modello. Una motivazione singolare che porta a chiedersi perché ci si debba ostinare a includere i controlli negli studi se già esistono dati storici. Per dire di dove può arrivare a volte l'ottimismo della volontà.

https://www.ema.europa.eu/en/documents/assessment-report/comirnaty-epar-public-assessment-report_en.pdf
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🇪🇺🤡🇺🇦 SABOTAGGIO NORD STREAM, LA GERMANIA ACCUSA L'UCRAINA. VON DER LEYEN IN SILENZIO
Ridicolamente tutto l'apparato mediatico occidentale cercava di accusare la Russia di essersi autosabotata il proprio gasdotto, chiunque avesse un minimo di cervello (tu no Rampini, tu no Molinari, tu no Puente) sapeva che gli unici indiziati potevano essere gli USA o Kiev.

Ora, che le accuse tedesche puntino a trovare un capro espiatorio per salvare gli USA questo non lo sappiamo, ma di sicuro oggi il mondo guarda almeno a Kiev.

Qualsiasi interruzione deliberata dell'infrastruttura energetica europea attiva è inaccettabile e porterà alla più forte risposta possibile.

Lo scriveva Ursula von der Leyen su X il 27 settembre 2022. Ad oggi la clown di Bruxelles non ha ancora rilasciato un commento sulla vicenda: l'occidente si umilia nuovamente di fronte al mondo.

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L’ONU chiede 7 giorni di tregua per vaccinare i bimbi di Gaza - TeleRagione

L'Onu chiede 7 giorni tregua per vaccinare i bimbi di Gaza contro la polio. C'è l'urgenza di vaccinarne oltre 640.000.
Ecco l'ennesima follia partorita dalle menti disturbate che lavorano presso le Nazioni Unite. Un circo Barnum tanto inutile quanto costoso.
40000 morti, un numero imprecisato di feriti, mutilati (di cui la maggior parte sono donne e bambini) e orfani, due terzi delle infrastrutture rasa al suolo, fame endemica, carenza di medicinali e ospedali, carestia, torture, pulizia etnica. Però per chiedere una tregua c'è voluto un caso di polio. Questi sono matti da legare.

E poi la conferma che a far saltare i gasdotti North Stream sono stati gli ucraini. Dopo una sbronza dicono.
Veramente questi ci hanno preso per dei dementi.
Una massa di bovini istupidita da un fiume di idiozie ripetute a ciclo continuo.

https://youtu.be/-l9oeTpfJGY?si=M-dj3S2kx_0shrC5

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https://visionetv.it/aiuta-giorgio-bianchi/

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Forwarded from CORVELVA
Prendiamo la notizia mainstream del giorno e proviamo a leggerla insieme con occhi diversi, usandola per spiegare alcuni concetti base: "Gaza vede il primo caso di polio in 25 anni mentre le Nazioni Unite chiedono vaccinazioni di massa… Malattia altamente infettiva confermata in un bambino di 10 mesi, mentre il capo delle Nazioni Unite esorta a fermarsi nei combattimenti per contenere la diffusione"(1)

Approfondendo questa notizia, girata sui media di mezzo mondo, abbiamo alcuni dati interessanti come ad esempio che l’OMS chiede “due cicli di una campagna di vaccinazione antipolio… lanciati alla fine di agosto e settembre 2024 in tutta la Striscia di Gaza per prevenire la diffusione del poliovirus circolante di tipo 2 (cVDPV2)” e a chiederlo sono il Ministero della Salute Palestinese (MoH), in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occrazione per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA) e i vari partner.(2)
Per comprendere la notizia è necessario capire di cosa stiamo parlando e per farlo è importante conoscere alcune cose. La poliomielite è una malattia virale causata dal poliovirus, che, in rari casi, può colpire il sistema nervoso e portare a paralisi o morte. Il nome "poliomielite" deriva dalle parole greche "polio" (grigio) e "mielina" (midollo), riflettendo il suo impatto sul midollo spinale. Il poliovirus si presenta in tre varianti: tipo 1, tipo 2 e tipo 3.(3)

Ma allora cos'è quell’acronimo che imperversa sui media di tutto il mondo, il cVDPV2? Per cVDPV2 si intende “Circulating vaccine-derived poliovirus type 2” ovvero poliovirus di tipo 2 di derivazione vaccinale in circolazione ed è cosa nota che recentemente si è verificato un aumento di casi di poliomielite paralitica associati al poliovirus derivato da vaccino (VDPV) poiché l'OPV (Oral Polio Vaccine Sabin usato sia a Gaza che in mezzo mondo), può replicarsi nell'intestino e essere escreato nelle feci. Il virus vaccinale escreto ha il potenziale di mutare geneticamente e causare la poliomielite paralitica. Parallelamente è notorio che il poliovirus è contagioso e trasmissibile da persona a persona e che la via di trasmissione più comune è il contatto con le feci di una persona infetta (trasmissione oro-fecale).

La polio di tipo 2 wild-type (quella selvaggia) è stata dichiarata eradicata in tutto il mondo nel 2015 e, analogamente il 24 ottobre 2019 la Global Polio Eradication Initiative (GPEI) ha annunciato l'eradicazione globale della polio di tipo 3 wild-type. Attualmente l’unico tipo di polio circolante nel mondo è il tipo 1 e nel 2018 sono stati rilevati 33 casi a livello globale, di cui 12 in Pakistan e 21 in Afghanistan. Tuttavia, nel 2018 sono stati registrati 6.732 casi di VAPP associati all'uso dell'OPV Sabin e 104 casi di paralisi da VDPV.

Nonostante l'eliminazione della polio di tipo 2 dai vaccini orali nella primavera del 2016, i casi di polio paralitica associati al cVDPV2 hanno continuato a verificarsi. Nel 2019 sono stati segnalati focolai di cVDPV2 nelle Filippine e in diversi Paesi africani. Ciò ha spinto i funzionari sanitari a reintrodurre un OPV di tipo 2 e, dall'aprile 2016, sono state somministrate circa 300 milioni di dosi nelle regioni in cui si sono verificati focolai di cVDPV2, che, come abbiamo compreso, si intende poliovirus di tipo 2 di derivazione vaccinale. I problemi associati alla reintroduzione dell'OPV vivo di tipo 2 hanno incluso il rischio che il suo utilizzo possa potenzialmente portare a ulteriori casi e focolai di cVDPV2.(4)
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Forwarded from CORVELVA
Cos’altro possiamo raccontarvi del non detto dietro questa notizia? Potremmo raccontarvi di come nella Striscia di Gaza le vaccinazioni siano obbligatorie e somministrate alacremente dall’UNRWA a tutta la popolazione infantile, con però qualche piccolissimo problemino, come ad esempio che hanno somministrato vaccini scaduti e rifiutano, coperti dalla loro totale immunità diplomatica, di riconoscere tutti quei soggetti che hanno subito un danno irreversibile da vaccinazione e che, sempre nella Striscia di Gaza, non esista nessun sistema di farmacovigilanza.(5)

La polio non è tornata a Gaza dopo oltre 25 anni, ma un tipo di poliovirus, il 2 derivato dalle continue campagne di vaccinazione obbligatoria con il vaccino Sabin orale, ha “attecchito” su un bambino di 10 mesi che vive in una situazione sanitaria, alimentare e sociale a dir poco estrema e ora coloro che hanno vaccinato tutti nella Striscia di Gaza, coloro che rifiutano i casi come quello del piccolo piccolo Abd-elhay, non chiedono un cessate il fuoco per migliorare la situazione di questi bambini, lo chiedono per ri-vaccinare tutti. Chissà se poi quei bambini diventeranno anti-proiettili, dei piccoli Eroi come promesso dalla campagna globale Vaccine Hero.

1) https://www.theguardian.com/world/article/2024/aug/16/gaza-sees-first-polio-case-in-25-years-as-un-calls-for-mass-vaccinations
2) https://www.who.int/news/item/16-08-2024-humanitarian-pauses-vital-for-critical-polio-vaccination-campaign-in-the-gaza-strip
3) https://www.corvelva.it/malattie-vaccini/poliomielite/che-cose-la-poliomelite.html
4) CDC Update on Vaccine-Derived Poliovirus Outbreaks — Worldwide, January 2018–June 2019 MMWR Nov. 15, 2019; 68(45);1024–1028
5) https://www.corvelva.it/approfondimenti/sistema-sanita/anche-nella-striscia-di-gaza-la-favola-dell-1-su-1-milione-non-regge.html
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Forwarded from Fiore, canale pubblico.
LA PALESTINA NELLE CARTE GEOGRAFICHE

Generalmente la Palestina nelle cartine non è menzionata: al suo posto, Israele, e al più si limitano ad indicare Cisgiordania e Gaza.
Ma questo testo di geografia delle superiori datato 2024 pare fare un balzo in avanti confondendo il lettore attraverso un gioco di linee e puntini che finisce per collocare la Palestina nel Sinai.
Peccato che tale impostazione sia coerente col progetto sionista che raccomanda il trasferimento forzato permanente della popolazione di Gaza nella penisola egiziana.

Documento del Ministero dell'Intelligence israeliana risalente al 13 ottobre: qui.
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SINNER 🌺🌺🌺
Intricata la vicenda emersa oggi e che riguarda la positività a un anabolizzante androgeno, il clostebolo, da parte di Yannick Sinner. La positività risale al marzo scorso ed è indubbia, confermata su due diversi controlli a distanza di otto giorni l'uno dall'altro. Il clostebolo è sempre vietato e nulla rileva che le concentrazioni rilevate fossero molto basse. Nulla dovrebbe rilevare anche il fatto che Sinner sostiene di essere inconsapevolmente entrato in contatto con la sostanza vietata. Secondo il tennista, l'esposizione sarebbe dovuta al contatto con le mani del fisioterapista, contaminate da una pomata contenente clostebolo che il fisioterapista usava per se stesso. La modalità di esposizione è plausibile. esistono studi che documentano come basti un contatto pelle-pelle per risultare successivamente positivi. Meno chiare sono le date: i controlli sarebbero avvenuti il 10 e il 18 marzo ma il fisioterapista avrebbe usato la pomata dal 5 al 13. Cinque giorni tra il 13 e il 18 sono molti per rilevare ancora clostebolo nell'organismo di Sinner. Ma la cosa più anomala è la gestione da parte della giustizia sportiva. L'organizzazione tennistica responsabile, la International Tennis Integrity Agency, avrebbe sospeso Sinner, com'è prassi, immediatamente dopo ognuno dei test positivi. Il giocatore avrebbe tuttava fatto appello e la sospensione sarebbe stata revocata entrambe le volte. E ora la ITIA avrebbe riconosciuto la non volontarietà e avrebbe assolto in via definitiva il giocatore. Ma. Il primo "ma" riguarda l'assoluzione, che i giornali dicono essere piena, ma poi aggiungono che a Sinner sono stati tolti premio in denaro del torneo di marzo e punti in classifica. Decisione singolare. O sei innocente e allora non vieni sanzionato, o sei colpevole e allora vieni sospeso, di regola per un periodo congruamente lungo. Il secondo "ma" è ancor più pesante: il Condice Mondiale Antidoping dice chiaramente che non ha acun rilievo che l'atleta non sia stato consapevole dell'esposizione alla sostanza vietata: la responsabilità rimane comunque sua e deve essere comunque sanzionato per un test positivo, indipendentemente dall'idoneità della situazione a influire sulla prestazione agonistica. Non a caso alcuni notiziari aggiungono che malgrado la decisione dell'ITIA, l'Agenzia Mondiale Antidoping, WADA, così come l'Agenzia italiana, NADO, potrebbero fare ricorso opponendosi all'assoluzione. Insomma, ancora una volta la giustizia sportiva si dimostra intricata e contraddittoria.
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CLOSTEBOLO 🌺🌺🌺
La positività del tennista Yannick Sinner a due test antidoping riporta sotto i riflettori il clostebolo, androgeno anabolizzante frequentemente responsabile di casi di doping molti dei quali derubricati a esposizione inconsapevole. L'inchiesta pubblicata dal blog Honest Sport lo scorso maggio documenta tuttavia come il quadro sia complesso e controverso. Da leggere.

https://honestsport.substack.com/p/italys-clostebol-doping-crisis-across
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ANCORA SU SINNER E CLOSTEBOL 🌺🌺🌺
In base a quanto la decisione del tribunale indipendente (https://www.itia.tennis/media/yzgd3xoz/240819-itia-v-sinner.pdf) documenta, almeno tre aspetti meritano un commento:

(i) il principale è che Sinner viene scagionato ("No Fault or Negligence") sulla base del fatto che il Tennis Anti Doping Program adotta sì il Codice Antidoping della World Anti Doping Agency (https://www.wada-ama.org/en/resources/world-anti-doping-code-and-international-standards/world-anti-doping-code#resource-download), MA SENZA I COMMENTI IN NOTA (decisione del tribunale, punto 70). I commenti sono parte del Codice e ne consentono l'applicazione a casi specifici. Nella fattispecie, l'art. 10.2, che specifica quando può essere riconosciuta la "No Fault or Negligence", nei commenti riporta che non può essere riconosciuta la "No Fault or Negligence" dell'atleta se la sostanza proibita gli è stata somministrata da un componente del suo staff, poiché l'atleta è responsabile anche per il suo staff. Questa circostanza può al massimo consentire il riconoscimento di "No Significant Fault or Negligence", che porta a riduzione ma non ad annullamento della sanzione. Il tribunale indipendente tuttavia utilizza il cavillo della mancanza dei commenti nel Codice adottato dal TADP, che pure aderisce e recepisce il WADC, per dare al Codice un'interpretazione tutta sua che lascia aperta la possibilità di scagionare l'atleta, come poi effettivamente accade;

(ii) la decisione del tribunale non considera inoltre la possibile violazione dell'art. 2.6.2 del Codice, che sanziona il possesso ingiustificato di una sostanza proibita da parte di un componente dello staff dell'atleta. I commenti in nota chiariscono che la giustificazione del possesso non autorizzato può riguardare solo farmaci salvavita, come ad esempio insulina per diabetici e adrenalina per allergici. Ma ovviamente non è questo il caso. In ogni caso, il tribunale ignora questa possibilità. Di sfuggita va anche osservato che è impossibile che lo staff non sapesse che il prodotto medicinale contiene una sostanza vietata, dato che oltre a essere scritto sul foglietto illustrativo c'è anche un logo in bella vista sulla confezione;

(iii) infine, ma davvero a questo punto pare la cosa minore, è risibile la dichiarazione di uno degli esperti consultati dal tribunale secondo cui le concentrazioni del clostebol sono troppo basse per avere effetto. Clostebol è un anabolizante androgeno che ha effetto su tempi lunghi e dunque non a caso la WADA sanziona la semplice evidenza di esposizione, senza una concentrazione minima, poiché tracce residue possono essere indicative di un uso continuativo passato che lascia effetti duraturi anche quando la sostanza è scomparsa dall'organismo.

Tutto questo non certo per sostenere che Yannik Sinner assuma sostanze vietate, ma se mai per osservare che nel caso specifico non sembrano ricorrere i termini per scagionarlo completamente dalla responsabilità oggettiva che il Condice Anti Doping attribuisce a qualsiasi atleta. Poi, certo: le regole vengono interpretate e applicate ai casi specifici, e in questo caso possiamo quanto meno dirci che il tribunale che fin qui ha sentenziato ha scelto di farlo nella maniera più bonaria possibile. Rimane la possibilità che la decisione non sia condivisa da WADA e NADO. Vedremo se e quali saranno le rispettive decisioni.
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"WE OWN THE SCIENCE" 🌺🌺🌺
We partnered with Google […] for example, if you Google ‘climate change,’ you will, at the top of your search, you will get all kinds of UN resources. We started this partnership when we were shocked to see that when we Googled ‘climate change,’ we were getting incredibly distorted information right at the top. So we’re becoming much more proactive. We own the science, and we think that the world should know it, and the platforms themselves also do.
(UN official Melissa Fleming, 2022)

Credits for the quote to Siguna Mueller in her latest substack post: https://siguna.substack.com/p/how-a-recent-editors-pick-on-public
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Che bella democrazia
di Marco Travaglio

Il Parlamento ucraino mette al bando la Chiesa ortodossa russa e ordina al clero di aderire entro 9 mesi alla Chiesa ortodossa ucraina: quella che nel 1992 (dopo l’indipendenza dall’Urss) proclamò lo scisma dal Patriarcato di Mosca, cui sottostava dal Seicento. Zelensky esulta per “la nostra indipendenza spirituale”, fregandosene del fatto che, del 71% di ucraini ortodossi, un terzo segue il culto russo. Fatti loro? No, nostri: l’Ucraina è candidata a entrare nell’Ue a tempo di record ed è tenuta artificialmente in vita dai miliardi occidentali. Ma le autorità europee hanno perso la favella. Come sempre in questi casi.

Quando, nel 2014, fu rovesciato il legittimo presidente Janukovich, si rivotò e vinse l’oligarca Poroshenko, che nominò quattro ministri neonazisti e inglobò nella Guardia Nazionale il battaglione neonazista Azov, tutti zitti perché il neoeletto era amico nostro, quindi un sincero democratico.

Quando Poroshenko iniziò a bombardare i russofoni in Donbass (14.400 morti nella guerra civile 2014-‘22) e abolì il russo come seconda lingua ufficiale in un Paese dove un terzo è russofono e il russo lo sa chiunque, tutti zitti perché i russofoni sono difesi da Putin.

Quando le truppe di Kiev in Donbass trucidavano 40 giornalisti sgraditi, fra cui l’italiano Andrea Rocchelli, tutti zitti perché i cronisti li uccide solo Putin.

Quando, dopo l’invasione russa, Zelensky mise fuorilegge gli 11 partiti di opposizione, arrestò il capo del più votato e oscurò le tv che rifiutavano di confluire nella piattaforma unica governativa, tutti tacquero perché Kiev non è Mosca.

Quando un commando ucraino fece esplodere i gasdotti russo-tedeschi NordStream, tutti accusarono Mosca di esserseli bombardati da sola, così come quando gli 007 di Kiev uccisero a Mosca Darya Dugina, figlia di un filosofo putiniano, perché l’unico terrorista è Putin.

Quando Zelensky proibì per decreto di negoziare con Mosca, tutti zitti perché la Nato arma l’Ucraina per negoziare meglio con Mosca.

Quando Kiev arresta migliaia di giovani ucraini che fuggono dalla leva, tutti tacciono perché i giovani ucraini non vedono l’ora di morire in una guerra persa in partenza.

Quando Zelensky rinviò le elezioni restando al potere, tutti zitti perché l’Ucraina è una democrazia.

Quando gli ucraini invasero la regione russa del Kursk, tutti parlarono di “legittima difesa” e di “spinta ai negoziati”, poi si scoprì che avevano fatto saltare i nuovi negoziati a Doha e sguarnito le difese nel Donbass, dove i russi ora dilagano.

Ora che Zelensky abolisce pure la libertà di culto, tutti zitti perché l’unico che strumentalizza la Chiesa a fini politici è Putin.

Una trascurabile curiosità: ma questi famosi “valori della democrazia occidentale” che l’Ucraina difende con i nostri soldi e le nostre armi, esattamente quali sarebbero?

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ANCORA SULLA PEER REVIEW 🌺🌺🌺
Ci siamo detti più volte in passato come la revisione tra pari sia soprattutto un esercizio di valutazione formale di uno studio. Sostanzialmente mai questa revisione certifica la correttezza dei dati, raramente ne verifica l'analisi e complessivamente si limita a esaminare la verosimiglianza e una certa qual complessiva estetica dello studio. Come potrebbe altrimenti questo processo di revisione esaminare studi per la cui realizzazione sono stati spesso necessari mesi se non anni?
Oggi tuttavia vogliamo sottolineare quanto sia complesso trovare revisori adeguati, tanto più in un'epoca nella quale viene esaltata la produttività quantitativa dei ricercatori senza badare più di tanto alla qualità. Il risultato dell'ultimo decennio è stato il proliferare di riviste nell'intento di seguire l'onda di un mercato tumultuosamente crescente della pubblicistica scientifica, che grazie al "publish or perish" di origine anglosassone ha visto moltiplicarsi a dismisura gli studi, in gran parte al mero scopo di supportare carriere e non certo di far progredire "la scienza". Si aggiunga a questo il passaggio, pure questo guidato da logiche di profitto, dalle riviste pagate con gli abbonamenti dei lettori a quelle in cui chi paga sono gli autori allo scopo di pubblicare. E si paga spesso tanto. Talora tantissimo. Certe riviste, forti del loro prestigio, richiedono talora anche cinque-seimila euro e oltre, mentre la maggior parte delle riviste di fascia media si attesta tra i due e i tremila euro che pure non sono poco. Ma dei costi di pubblicazione parleremo magari in altra occasione.
Qui si vuole accennare alla difficoltà crescente di trovare revisori per i manoscritti, considerando che una decente revisione pre pubblicazione dovrebbe fondarsi su almeno due-tre pareri diversi e indipendenti. Oltre tutto, se da un lato il mercato della pubblicistica scientifica è esploso, dall'altro i revisori e gli editor scientifici delle riviste rimangono ruoli svolti di regola gratuitamente. Sì, lo so: è assurdo e ridicolo ma il sistema, preda delle case editrici multinazionali, non sembra in grado di evolvere verso alcun altro sistema. E il "publish or perish" di cui si diceva produce un numero sempre maggiori di manoscritti che dovrebbero in teoria essere valutati.
Vivo questa cosa sia come autore che come valutatore che come editor riviste. In quest'ultimo ruolo, tocco con mano come sia sempre più difficile trovare colleghi che accettino di valutare manoscritti, come valutatore di regola revisiono tra i quindici e i venti manoscritti all'anno ma quasi non passa giorno senza che non riceva una richiesta di revisione. Ne rifiuto almeno un paio se non di più a settimana.
E come autore mi confronto con la politica delle varie riviste. Da anni sempre più riviste chiedono suggerimenti agli autori medesimi su potenziali valutatori del loro manoscritto. Alcune includono criteri per evitare almeno un minimo i conflitti di interesse (gente con cui tu non abbia pubblicato, gente non della tua università ecc.). Gli editor non sono vincolati a scegliere i nomi suggeriti ma è ovvio che spesso questo risolve loro molti problemi nel trovare valutatori, poiché gli autori comunque suggeriranno gente "amica" non infrequentemente contattata preventivamente per preavvisarla del possibile arrivo del manoscritto. Il valutatore stesso sta al gioco poiché un domani potrà essere lui come autore a necessitare di un valutatore "amico". E così via.

(segue nel post successivo)
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(continua dal post precedente)

Poi ci sono le riviste che hanno sistemi semiautomatici o talora automatici di ricerca dei valutatori. Sono in genere quelle più di bocca buona, che spesso accoppiano un manoscritto a un potenziale valutatore tramite parole chiave e spediscono talora addirittura in automatico email di invito. Non dirò quali siano le principali case editrice che attuano queste politiche, ma chi è del mestiere lo sa. E se si unisce questo al fatto che le riviste guadagnano dalla pubblicazione dello studio, si comprende perché in taluni casi pare impossibile far rifiutare un lavoro. Per certe riviste dopo aver toccato con mano il sistema rifiuto ormai sistematicamente di fare da valutatore, e tanto meno da editor ogni volta che mi invitano. Ma ovviamente me lo posso permettere in quanto "arrivato". Se fossi un giovane ricercatore in carriere con la pressione a pubblicare e a risultare editor e attivo scientificamente, dovrei tenere in conto tante altre questioni.
Che dire e soprattutto che fare? Il sistema è complesso e va conosciuto, e ricette semplici e immediate non ce ne sono. E' importante dare più spazio possibile alla cosiddetta revisione post pubblicazione, ovvero ad esempio alle semplici lettere all'editore che consentono critiche motivate agli studi pubblicati. Non tutte le riviste lo fanno, poiché non è particolarmente remunerativo. E' altrettanto importante favorire la pubblicazione dei dati grezzi ad accesso libero, in modo che ricercatori eventualmente interessati possano replicare le analisi. E così via su tanti altri aspetti su cui si discute da anni. Sarebbe importante soprattutto uscire dalla logica del "publish or perish" e della metrica citazionale per cui singoli studi e le riviste su cui sono pubblicati sono importanti solo per le citazioni che ricevono, che è un po' la logica dei social con i "like", anche tenendo conto che le citazioni possono essere acquistate tanto quanto i "like". Sarebbe importantissimo uscire dalla logica della carriera fatta sul numero di pubblicazioni, logica che peraltro si presta a facili abusi e distorsioni: ci sono colleghi che si scambiano i nomi sulle pubblicazioni finendo per rimpolpare i loro curricula quasi senza sforzo.
Conosco alcune poche riviste che mantengono un alto standard di pubblicazione, ad esempio BMJ e correlati, che fin qui hanno garantito un processo rigoroso, fondato oltre tutto su un numero elevato di revisori, spesso anche cinque o sei, i quali alla fine hanno la possibilità, se l'articolo è accettato,di optare per la pubblicazione della loro valutazione, il che non li rende coautori ma è quanto meno un riconoscimento al contributo che hanno dato. Ma ovvio che nemmeno questo è un sistema valido per attestare la correttezza sostanziale di uno studio.

(segue nel post successivo)
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(continua dal post precedente)

Per quest'ultima non si può fare altro che andare alla velocità della scienza. Che è lenta. Lentissima. Quelli che vanno rapidi sono i soldi e le logiche di profitto. La scienza è lenta, ha bisogno di tranquillità, di tempo, di correttezza, responsabilità, serietà, verifiche, credibilità e onestà. Tutta merce oggi rarissima. E ha bisogno di scetticismo, sano e costruttivo scetticismo. Nei confronti di quel che si legge sulle riviste, sempre tutto da valutare criticamente, e anche nei confronti dei propri dati, da rimettere continuamente alla prova rischiando ogni volta di invalidarli e ritrovarsi così a dover ricostruire tutto daccapo. Ma il mondo oggi non va così e forse non è ma andato così. Per cui nessuno si aspetti che la ricerca scientifica possa esser meglio del mondo nel quale essa nasce, si sviluppa e si realizza. Singole persone possono essere credibili e apprezzabili, e nemmeno sempre. Il sistema nel suo complesso però va sempre trattato con la giusta dose di diffidenza. Nel mondo incontriamo migliaia e migliaia di persone e formalmente salutiamo un po' tutti, mentre ognuno gioca il suo ruolo sociale. Ma quanti di questi li inviteremmo a casa nostra per una cena, un pomeriggio insieme, due risate in compagnia, una chiacchierata serena e aperta? Ecco, è un po' la stessa cosa nella ricerca scientifica come in qualsiasi altro ambito della vita.
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