Forwarded from Evolutamente.it
⚖️ IL BUSINESS DELL'INSULTO: CHI VI HA CHIUSI IN CASA ORA VUOLE I SOLDI DI CHI HA INSULTATO.
Un'inchiesta di Maddalena Loy su La Verità (28/9/2026) racconta un capitolo che merita attenzione: il recupero crediti delle stelle del Covid. Il quadro, stando a quanto documentato dall'inchiesta, è questo:
▪️ Matteo Bassetti, per via della Talento Company, avrebbe messo in piedi un sistema di richieste di danaro a cifre piene (si parla di richieste da 12.000 e 15.000 euro) verso cittadini che sui social lo hanno insultato.
▪️ Roberto Burioni è assistito da un avvocato di grido, specializzato in cause di diffamazione: anche per lui, stando all'inchiesta, le richieste di risarcimento girano.
▪️ Roberto Speranza, l'ex ministro che ha firmato i provvedimenti che ci hanno tenuti chiusi in casa, avrebbe già incassato 284.361 euro da persone condannate per averlo offeso. La Cassazione, su di lui, ha scritto che ha subito "una lesione dell'onore e della reputazione" degna di questo risarcimento.
Adesso tiriamo il fiato e facciamo il ragionamento da ingegnere, che è un ragionamento di asimmetrie.
Per due anni, queste persone hanno avuto il comando della vita di 60 milioni di persone: hanno deciso quando uscire, chi vedere, dove lavorare, se un nonno poteva abbracciare i nipoti. Chi dissentiva veniva appellato "negazionista", "cretino", "no vax": insulti somministrati in televisione, sui giornali, sui social, con l'immunità perfetta del "parere scientifico". Di tutto quello che loro hanno detto e fatto in quegli anni, nessuno risponde davanti a nessun giudice: la responsabilità politica delle proprie scelte non si quantifica in euro, finisce quando non muore nel buio delle commissioni parlamentari.
I cittadini che hanno risposto a quegli insulti con altri insulti, invece, pagano. PEC dell'avvocato, richiesta di transazione, cifra a cinque cifre, condanna. L'onore del ministro vale 284.361 euro. L'onore del cittadino che ha subito lockdown, DPCM, divieti e umiliazioni collettive vale zero, perché per quello non c'è tribunale: c'è solo il ricordo.
Nessuno qui legittima la diffamazione vera: insulti, minacce e oscenità sono reati, e la legge che li punisce è giusta che esista. Il punto è l'asimmetria, ed è un punto tecnico, non politico: quando chi ha comandato e insultato in prima linea recupera dai singoli cittadini il costo degli insulti di ritorno, senza rispondere di nulla di ciò che ha comandato, la bilancia puzza. Non è più la tutela dell'onore: è un modello di business a doppio binario, dove la libertà di parola è un privilegio della platea televisiva e un rischio a cartellino per chi commenta da casa.
L'inchiesta la definisce "pesca a strascico". È l'immagine giusta: si getta la rete dei ritrovamenti di citazioni e screenshot sui social, si vagliano i pesci con l'avvocato, e si incassa quello che frutta. Con una differenza da parte di chi scrive: io gli insulti li ho ricevuti per due anni da una parte del mondo scientifico e mediatico, e non ho mai spedito una PEC a nessuno. La risposta alle idee sbagliate sono le idee giuste e le fonti: è l'unica linea che tiene in piedi un mestiere.
Ai lettori il giudizio, come sempre.
📄 Fonte: Maddalena Loy, "La Verità", 28 settembre 2026: [LINK LA VERITÀ]
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#Speranza #Bassetti #Burioni #Covid #LibertàDiParola #Diffamazione #Diritti
Un'inchiesta di Maddalena Loy su La Verità (28/9/2026) racconta un capitolo che merita attenzione: il recupero crediti delle stelle del Covid. Il quadro, stando a quanto documentato dall'inchiesta, è questo:
▪️ Matteo Bassetti, per via della Talento Company, avrebbe messo in piedi un sistema di richieste di danaro a cifre piene (si parla di richieste da 12.000 e 15.000 euro) verso cittadini che sui social lo hanno insultato.
▪️ Roberto Burioni è assistito da un avvocato di grido, specializzato in cause di diffamazione: anche per lui, stando all'inchiesta, le richieste di risarcimento girano.
▪️ Roberto Speranza, l'ex ministro che ha firmato i provvedimenti che ci hanno tenuti chiusi in casa, avrebbe già incassato 284.361 euro da persone condannate per averlo offeso. La Cassazione, su di lui, ha scritto che ha subito "una lesione dell'onore e della reputazione" degna di questo risarcimento.
Adesso tiriamo il fiato e facciamo il ragionamento da ingegnere, che è un ragionamento di asimmetrie.
Per due anni, queste persone hanno avuto il comando della vita di 60 milioni di persone: hanno deciso quando uscire, chi vedere, dove lavorare, se un nonno poteva abbracciare i nipoti. Chi dissentiva veniva appellato "negazionista", "cretino", "no vax": insulti somministrati in televisione, sui giornali, sui social, con l'immunità perfetta del "parere scientifico". Di tutto quello che loro hanno detto e fatto in quegli anni, nessuno risponde davanti a nessun giudice: la responsabilità politica delle proprie scelte non si quantifica in euro, finisce quando non muore nel buio delle commissioni parlamentari.
I cittadini che hanno risposto a quegli insulti con altri insulti, invece, pagano. PEC dell'avvocato, richiesta di transazione, cifra a cinque cifre, condanna. L'onore del ministro vale 284.361 euro. L'onore del cittadino che ha subito lockdown, DPCM, divieti e umiliazioni collettive vale zero, perché per quello non c'è tribunale: c'è solo il ricordo.
Nessuno qui legittima la diffamazione vera: insulti, minacce e oscenità sono reati, e la legge che li punisce è giusta che esista. Il punto è l'asimmetria, ed è un punto tecnico, non politico: quando chi ha comandato e insultato in prima linea recupera dai singoli cittadini il costo degli insulti di ritorno, senza rispondere di nulla di ciò che ha comandato, la bilancia puzza. Non è più la tutela dell'onore: è un modello di business a doppio binario, dove la libertà di parola è un privilegio della platea televisiva e un rischio a cartellino per chi commenta da casa.
L'inchiesta la definisce "pesca a strascico". È l'immagine giusta: si getta la rete dei ritrovamenti di citazioni e screenshot sui social, si vagliano i pesci con l'avvocato, e si incassa quello che frutta. Con una differenza da parte di chi scrive: io gli insulti li ho ricevuti per due anni da una parte del mondo scientifico e mediatico, e non ho mai spedito una PEC a nessuno. La risposta alle idee sbagliate sono le idee giuste e le fonti: è l'unica linea che tiene in piedi un mestiere.
Ai lettori il giudizio, come sempre.
📄 Fonte: Maddalena Loy, "La Verità", 28 settembre 2026: [LINK LA VERITÀ]
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Un'inchiesta di Maddalena Loy su La Verità (28/9/2026) racconta un capitolo che merita attenzione: il recupero crediti delle stelle del Covid. Il quadro, stando a quanto documentato dall'inchiesta, è questo:
▪️ Matteo Bassetti, per via della Talento Company, avrebbe messo in piedi un sistema di richieste di danaro a cifre piene (si parla di richieste da 12.000 e 15.000 euro) verso cittadini che sui social lo hanno insultato.
▪️ Roberto Burioni è assistito da un avvocato di grido, specializzato in cause di diffamazione: anche per lui, stando all'inchiesta, le richieste di risarcimento girano.
▪️ Roberto Speranza, l'ex ministro che ha firmato i provvedimenti che ci hanno tenuti chiusi in casa, avrebbe già incassato 284.361 euro da persone condannate per averlo offeso. La Cassazione, su di lui, ha scritto che ha subito "una lesione dell'onore e della reputazione" degna di questo risarcimento.
Adesso tiriamo il fiato e facciamo il ragionamento da ingegnere, che è un ragionamento di asimmetrie.
Per due anni, queste persone hanno avuto il comando della vita di 60 milioni di persone: hanno deciso quando uscire, chi vedere, dove lavorare, se un nonno poteva abbracciare i nipoti. Chi dissentiva veniva appellato "negazionista", "cretino", "no vax": insulti somministrati in televisione, sui giornali, sui social, con l'immunità perfetta del "parere scientifico". Di tutto quello che loro hanno detto e fatto in quegli anni, nessuno risponde davanti a nessun giudice: la responsabilità politica delle proprie scelte non si quantifica in euro, finisce quando non muore nel buio delle commissioni parlamentari.
I cittadini che hanno risposto a quegli insulti con altri insulti, invece, pagano. PEC dell'avvocato, richiesta di transazione, cifra a cinque cifre, condanna. L'onore del ministro vale 284.361 euro. L'onore del cittadino che ha subito lockdown, DPCM, divieti e umiliazioni collettive vale zero, perché per quello non c'è tribunale: c'è solo il ricordo.
Nessuno qui legittima la diffamazione vera: insulti, minacce e oscenità sono reati, e la legge che li punisce è giusta che esista. Il punto è l'asimmetria, ed è un punto tecnico, non politico: quando chi ha comandato e insultato in prima linea recupera dai singoli cittadini il costo degli insulti di ritorno, senza rispondere di nulla di ciò che ha comandato, la bilancia puzza. Non è più la tutela dell'onore: è un modello di business a doppio binario, dove la libertà di parola è un privilegio della platea televisiva e un rischio a cartellino per chi commenta da casa.
L'inchiesta la definisce "pesca a strascico". È l'immagine giusta: si getta la rete dei ritrovamenti di citazioni e screenshot sui social, si vagliano i pesci con l'avvocato, e si incassa quello che frutta. Con una differenza da parte di chi scrive: io gli insulti li ho ricevuti per due anni da una parte del mondo scientifico e mediatico, e non ho mai spedito una PEC a nessuno. La risposta alle idee sbagliate sono le idee giuste e le fonti: è l'unica linea che tiene in piedi un mestiere.
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▪️ Matteo Bassetti, per via della Talento Company, avrebbe messo in piedi un sistema di richieste di danaro a cifre piene (si parla di richieste da 12.000 e 15.000 euro) verso cittadini che sui social lo hanno insultato.
▪️ Roberto Burioni è assistito da un avvocato di grido, specializzato in cause di diffamazione: anche per lui, stando all'inchiesta, le richieste di risarcimento girano.
▪️ Roberto Speranza, l'ex ministro che ha firmato i provvedimenti che ci hanno tenuti chiusi in casa, avrebbe già incassato 284.361 euro da persone condannate per averlo offeso. La Cassazione, su di lui, ha scritto che ha subito "una lesione dell'onore e della reputazione" degna di questo risarcimento.
Adesso tiriamo il fiato e facciamo il ragionamento da ingegnere, che è un ragionamento di asimmetrie.
Per due anni, queste persone hanno avuto il comando della vita di 60 milioni di persone: hanno deciso quando uscire, chi vedere, dove lavorare, se un nonno poteva abbracciare i nipoti. Chi dissentiva veniva appellato "negazionista", "cretino", "no vax": insulti somministrati in televisione, sui giornali, sui social, con l'immunità perfetta del "parere scientifico". Di tutto quello che loro hanno detto e fatto in quegli anni, nessuno risponde davanti a nessun giudice: la responsabilità politica delle proprie scelte non si quantifica in euro, finisce quando non muore nel buio delle commissioni parlamentari.
I cittadini che hanno risposto a quegli insulti con altri insulti, invece, pagano. PEC dell'avvocato, richiesta di transazione, cifra a cinque cifre, condanna. L'onore del ministro vale 284.361 euro. L'onore del cittadino che ha subito lockdown, DPCM, divieti e umiliazioni collettive vale zero, perché per quello non c'è tribunale: c'è solo il ricordo.
Nessuno qui legittima la diffamazione vera: insulti, minacce e oscenità sono reati, e la legge che li punisce è giusta che esista. Il punto è l'asimmetria, ed è un punto tecnico, non politico: quando chi ha comandato e insultato in prima linea recupera dai singoli cittadini il costo degli insulti di ritorno, senza rispondere di nulla di ciò che ha comandato, la bilancia puzza. Non è più la tutela dell'onore: è un modello di business a doppio binario, dove la libertà di parola è un privilegio della platea televisiva e un rischio a cartellino per chi commenta da casa.
L'inchiesta la definisce "pesca a strascico". È l'immagine giusta: si getta la rete dei ritrovamenti di citazioni e screenshot sui social, si vagliano i pesci con l'avvocato, e si incassa quello che frutta. Con una differenza da parte di chi scrive: io gli insulti li ho ricevuti per due anni da una parte del mondo scientifico e mediatico, e non ho mai spedito una PEC a nessuno. La risposta alle idee sbagliate sono le idee giuste e le fonti: è l'unica linea che tiene in piedi un mestiere.
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