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📝 DUE VIROLOGI DI MERK CONTRO LA LORO AZIENDA: LA CAUSA CHE PARLA DEL VACCINO PAROTITE (E CHE IL TRIBUNALE NON HA MAI SMENTITO)
Aaron Siri, l'avvocato che sta dietro le azioni legali di ICAN, ha ripreso il tema dello "spezzare" il trivalente MMR in tre vaccini separati. E ha tirato fuori la storia di una causa che merita di essere raccontata per come è andata davvero.
I fatti. Nel 2010 due ex virologi di Merck, Stephen Krahling e Joan Wlochowski, depositano una causa whistleblower (resa pubblica nel 2012). L'accusa: attorno al 2005 Merck, per ottenere l'approvazione del ProQuad (MMR + varicella) e aggiornare l'etichetta del proprio MMR, doveva riconfermare l'efficacia della componente parotite dichiarata trent'anni prima. Secondo le accuse, il 95% di efficacia non saltava fuori dai test. E allora, sempre secondo le accuse: si è provato con un ceppo attenuato invece di quello selvaggio, con diluizioni diverse, conteggi degli anticorpi più "liberali", fino ad aggiungere anticorpi animali ai campioni di sangue. Quando nemmeno questo bastava, i risultati sarebbero stati semplicemente falsificati, con fogli distrutti e documenti ritoccati, con l'avallo della dirigenza.
Ora la parte che i titoli non raccontano. Nessun tribunale ha mai stabilito che queste accuse fossero false. Nel 2024 la Third Circuit ha confermato l'archiviazione della causa, ma sul criterio della "materialità": anche ammettendo che le dichiarazioni fossero inesatte, ha ritenuto che non fossero determinanti per le decisioni d'acquisto del CDC. Che è un modo elegante di dire: l'esito non dipendeva dalla veridicità dei numeri. Nel 2025 la Corte Suprema ha rifiutato di riaprire il contenzioso antitrust collegato.
Perché tutto questo importa? Perché il punto non è "il vaccino non funziona". È che la fiducia pubblica si costruisce sulla trasparenza dei dati. E intanto i fatti parlano: come ricorda Siri, i CDC documentano regolarmente focolai di parotite in popolazioni con copertura vaccinale altissima, incluso un focolaio universitario con copertura a due dosi superiore al 99%. La spiegazione ufficiale è l'indebolimento dell'immunità nel tempo. Una spiegazione ragionevole. Ma quando la misura dell'efficacia iniziale è oggetto di accuse del genere, mai processate nel merito, la domanda "quanto dura davvero la protezione dichiarata?" diventa legittima. Non complottista. Legittima.
Io ho un solo metro, da ingegnere: o un dato è verificabile, o è una promessa. E le promesse, in medicina, non si pagano 95.
📄 Fonti: causa Krahling & Wlochowski v. Merck (qui tam, depositata 2010, pubblica dal 2012), paragrafi citati nel post di A. Siri su X, 23/09/2026; Third Circuit, Krahling v. Merck, 06/08/2024 (archiviazione per non materialità); Reuters, 07/10/2024. Focolai: dati CDC MMWR citati nel post di Siri.
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#Parotite #MMR #Merck #Whistleblower #Trasparenza
Aaron Siri, l'avvocato che sta dietro le azioni legali di ICAN, ha ripreso il tema dello "spezzare" il trivalente MMR in tre vaccini separati. E ha tirato fuori la storia di una causa che merita di essere raccontata per come è andata davvero.
I fatti. Nel 2010 due ex virologi di Merck, Stephen Krahling e Joan Wlochowski, depositano una causa whistleblower (resa pubblica nel 2012). L'accusa: attorno al 2005 Merck, per ottenere l'approvazione del ProQuad (MMR + varicella) e aggiornare l'etichetta del proprio MMR, doveva riconfermare l'efficacia della componente parotite dichiarata trent'anni prima. Secondo le accuse, il 95% di efficacia non saltava fuori dai test. E allora, sempre secondo le accuse: si è provato con un ceppo attenuato invece di quello selvaggio, con diluizioni diverse, conteggi degli anticorpi più "liberali", fino ad aggiungere anticorpi animali ai campioni di sangue. Quando nemmeno questo bastava, i risultati sarebbero stati semplicemente falsificati, con fogli distrutti e documenti ritoccati, con l'avallo della dirigenza.
Ora la parte che i titoli non raccontano. Nessun tribunale ha mai stabilito che queste accuse fossero false. Nel 2024 la Third Circuit ha confermato l'archiviazione della causa, ma sul criterio della "materialità": anche ammettendo che le dichiarazioni fossero inesatte, ha ritenuto che non fossero determinanti per le decisioni d'acquisto del CDC. Che è un modo elegante di dire: l'esito non dipendeva dalla veridicità dei numeri. Nel 2025 la Corte Suprema ha rifiutato di riaprire il contenzioso antitrust collegato.
Perché tutto questo importa? Perché il punto non è "il vaccino non funziona". È che la fiducia pubblica si costruisce sulla trasparenza dei dati. E intanto i fatti parlano: come ricorda Siri, i CDC documentano regolarmente focolai di parotite in popolazioni con copertura vaccinale altissima, incluso un focolaio universitario con copertura a due dosi superiore al 99%. La spiegazione ufficiale è l'indebolimento dell'immunità nel tempo. Una spiegazione ragionevole. Ma quando la misura dell'efficacia iniziale è oggetto di accuse del genere, mai processate nel merito, la domanda "quanto dura davvero la protezione dichiarata?" diventa legittima. Non complottista. Legittima.
Io ho un solo metro, da ingegnere: o un dato è verificabile, o è una promessa. E le promesse, in medicina, non si pagano 95.
📄 Fonti: causa Krahling & Wlochowski v. Merck (qui tam, depositata 2010, pubblica dal 2012), paragrafi citati nel post di A. Siri su X, 23/09/2026; Third Circuit, Krahling v. Merck, 06/08/2024 (archiviazione per non materialità); Reuters, 07/10/2024. Focolai: dati CDC MMWR citati nel post di Siri.
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